Un’estate di quelle che non finiscono. Afosa, lunga, struggente

Quando si è ragazzini non ci si pensa; si vive pienamente. Si vive ogni momento della propria vita con un’intensità che solo il disincanto (spietato) attenua anno dopo anno. Si scoprono altezze incantate, luoghi magici; si sperimentano rituali scaramantici e riti audaci. Si rivestono di significati profondi anche le cose (gli attimi, le immagini, gli oggetti e i sogni) che all’apparenza ne hanno ben poco e le si rendono indimenticabili. E, come in questo caso, indimenticabili, dolorose, necessarie.

Ci sono tre bambini, tre genitori e un luccio. Ostinati i bambini, fragili i genitori, sfuggente il luccio.

È un’estate di quelle che non finiscono. Afosa, lunga, struggente.

Non c’è un modo per introdurre questa storia che è di quelle che non si dimenticano (proprio come certe estati), che nella sua semplicità e linearità rimane sotto la pelle come quando da bimbi si cade e ci si sbucciano le ginocchia. A volte non si racconta alla mamma della disavventura e allora sotto pelle rimangono minuscoli sassolini, pezzetti di terra che per qualche tempo stanno lì, a farci compagnia, a ricordarci quella caduta.

Non c’è modo di allontanarsi da questo libro una volta incontrato. Si legge e ci si ritrova su un pontile coi piedi nell’acqua a pescare scardole dai magnifici riflessi argentei.

Tempo fa ho intervistato Jutta Richter. Le sue risposte erano senza fronzoli, senza slogan, senza retorica. Esattamente come le pagine di questo libro assolutamente prezioso e dolce.

31j58aaf40lTitolo:  Un’ estate di quelle che non finiscono mai
Autore: Richter Jutta
Editore: Salani
Dati: 2006, 108 pp., 9,00 €

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