Un Pulcinella squattrinato, un leone ammansito, una zingara magica

Henri Rousseau non si faceva abbattere dalle critiche e non si lasciava distrarre dalla naturalezza e dalla semplicità della sua esistenza. Maestro del colore, maestro soprattutto del verde, era una creatura imperfetta: non riusciva a dipingere i piedi degli uomini e delle donne che ritraeva. Per questa ragione li nascondeva sempre nell’erba. Gli altri (esseri miseri nella loro perfezione) ridevano di lui, affermavano che fosse privo di talento e tecnica. Henri Rousseau era una creatura imperfetta e, quindi, un artista straordinario.

Rousseau, Il ballo popolare

Pinin Carpi scelse i suoi quadri per illustrare una storia avventurosa in cui le invenzioni narrative del cantastorie si intersecano perfettamente con quelle pittoriche dell’artista. Pinin comincia lasciando la parola proprio a un vero cantastorie, di quelli che si esibivano in piazza, magari accompagnati da strumenti musicali e pannelli dipinti; a ben guardare lo si scorge dietro al girotondo di uomini e donne, mentre, attorniato di bambini, canta. Ha un vestito da Pulcinella, siamo a Parigi, e i berretti rossi a punta dei rivoluzionari lo dimostrano, il quadro si chiama Il ballo popolare e in atto c’è una festa, la più importante e colorata: è l’anniversario della rivoluzione.

La storia che Nello Pulci (questo è il nome del cantastorie) si appresta a raccontare, però, non si svolge in Francia. Ha luogo in posti esotici e lontani, nella giungla, nel deserto, e narra delle peripezie che due fratelli, Bantu e Zulù, devono affrontare per salvare la vita della sorella malata. Lungo il cammino che porta alla sorgente dell’acqua miracolosa che potrebbe salvare la fanciulla, i due si imbattono in leoni, tigri e pantere, ma non in serpenti, semmai in sergenti!, perché una delle bimbe del pubblico i serpenti li detesta e Nello Pulci non vuole certo impressionarla. I due rischiano la vita a causa di quelle fiere affamate ma in loro soccorso interviene una zingara capace di ammansire i leoni, solitaria, magica.

Rousseau - Zingara addormentata, (1897) Museum of Modern Art di New Y

Rousseau – Zingara addormentata, (1897) Museum of Modern Art di New York

Rousseau, Sera di Carnevale 1886

Non vi svelerò il finale di questa storia; ci tengo però a svelarvi un po’ di più in merito a Nello Pulci, perché ai cantastorie si dedica sempre poco spazio, nonostante senza di essi non avremmo le fiabe. Era Carnevale, dunque, e tra una rima e l’altra Nello Pulci racconta un po’ di sé. I suoi detti e non detti, le sue mezze parole trovano riscontro nella descrizione di Pinin: “Nello era allegro come un fringuello. Però non era che un pulcinella, e perciò era povero; difatti aveva un vestito solo, quello da pulcinella. E poi avrebbe voluto trovare una ragazza che andasse in giro con lui a cantare le sue storie. Insomma, benché fosse allegro, era triste: questo era il suo segreto, che era un segreto di pulcinella”.

Ognuno ha diritto ai sogni e spesso, se sono dolci, i sogni si realizzano; grazie allora da parte nostra a Rousseau che ci tramanda un ritratto di Nello Pulci mentre tranquillo e felice nel chiaro di luna passeggia sottobraccio a una bella Colombina.

Pinin Carpi ha un talento raro, per questo vi invito a non far mancare le sue storie ai vostri bambini: quello di dar voce proprio ai suoi lettori ideali. In questa storia, per esempio, i protagonisti sono adulti. Sono uomini e donne, animali selvaggi. Eppure è la voce curiosa e cristallina dei bimbi che ne tiene le fila e senza di essa e delle sue indicazioni probabilmente non esisterebbe, oppure non sarebbe così bella.

41npblikbl-_bo1204203200_Titolo: Rousseau. La zingara della giungla
Autore: Pinin Carpi
Editore: Piemme (collana L’arte per i bambini)
Dati: 2008, 35 pp., 12,00 €

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