La zampa dell’ombrello

Probabilmente Maria Montessori conosceva questo passaggio dimenticato della storia quando suggeriva ai suoi bambini di correre sotto la pioggia senza l’ombrello; certamente la sua raffinata sensibilità l’aveva indotta a rispettare la nobile personalità dell’ombrello e a non scomodarlo per l’uso ormai consueto e consolidato, sebbene nella sua praticità un po’ banale, di parapioggia o parasole.

La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci - Orecchio acerbo

La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci – Orecchio acerbo

Potrebbe sembrare un discorso assurdo il mio, ma la premessa è molto valida e peraltro supportata da fatti e storia. Leggendo La zampa dell’ombrello ho infatti scoperto quanto fossi impreparata sulla storia degli ombrelli e quanto quest’ultima esulasse dalla mera diatriba sulla sua origine cinese, indiana o egiziana. Come per molta parte della storia, fuorviata da contingenze e critici superficiali, mi ritrovavo a considerare superficialmente la questione non rendendomi conto di quanto l’ombrello in effetti ricordi, per la sua morfologia, il pipistrello.

La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci - Orecchio acerbo

La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci – Orecchio acerbo

Ebbene, focalizzata la specie, o sottospecie, di appartenenza posso finalmente comprendere i corsi e ricorsi della loro storia per cui da esseri dalla voce melodiosa come un’allodola, liberi e armoniosi, gli ombrelli si sono ritrovati appesi negli armadi, imprigionati nei cilindri detti, appunto, portaombrelli, o a languire nel buio delle borse soffocati nella stretta del laccetto con bottoncino tanto pratico per evitare che essi dispieghino le ali quando non richiesto.

Erano un tempo liberi di andare per il mondo e cantavano allegramente e insieme, fino a quando gli uomini della stirpe dei Moghnai non decisero di sfruttarne il canto. Li ridussero in schiavitù annullandone con un solo gesto identità e libertà. Gli ombrelli tentarono di ribellarsi ma furono vinti e costretti a restare al servizio degli uomini che da allora come contropartita hanno perso l’opportunità di godere del loro splendido canto.

La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci - Orecchio acerbo

La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci – Orecchio acerbo

Di solito non leggo i comunicati stampa ma considerato che questo è di Paolo Cesari e che non conoscevo i nomi degli autori di questa toccante e surreale storia (Alice Umana e Agostino Iacurci) ho ceduto alla curiosità, scoprendo che sono entrambi alla loro prima esperienza editoriale quando invece mi erano sembrati dei navigati cantastorie. Le parole misurate e spiritose conferiscono alla storia la capacità di virare all’improvviso da un registro all’altro con la destrezza dei lupi di mare, le illustrazioni curate in ogni dettaglio tradiscono la tensione emotiva e gratificante di voler restituire l’identità perduta agli ombrelli, i colori mai urlati, in cui la carta da zucchero avvolge raffinati ocra e densi amaranti, conferiscono alla storia narrata ritmo e fluidità e con essa danzano in armonia.

zampa_ombrello1Titolo: La zampa dell’ombrello
Autore: Alice Umana, Agostino Iacurci
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 36 pp., 13,00 €

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