Una banda popolare, uno spartito di libertà

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

E a chi per ultimo l’ha raccontata – ancor la bocca non s’è raffreddata. Così si chiude la fiaba de I Musicanti di Brema dei fratelli Grimm. Si tratta di una chiusa classica che fa riferimento ai cantastorie della tradizione orale germanica, e implica la volontà di sottolineare quanto spesso questa storia sia stata raccontata e da quanti diversi autori.

Quando usiamo la parola “autore” siamo sempre cauti giacché taluni non fanno altro se non limitarsi alla mera trasposizione, alla semplice ricerca della semplificazione; taluni si limitano a condensare il sensazionalismo e l’effetto rumoroso dei climax per smarrirsi nell’intricato garbuglio della banalità. Non si tratta di autori e nemmeno di cantastorie.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

I nostri autori, quelli che investono le storie classiche di una strabiliante modernità, così come quelli che offrono varianti fedeli alla tradizione e mai s’adagiano sulle furberie, sono realmente tali e ci conquistano, ci raccontano, ci rendono capaci di metabolizzare, di sorridere.

Per questa fedeltà e per altre ragioni che seguiranno Orecchio acerbo ha ben il diritto di annoverare tra i suoi anche i due famosi fratelli autori, Jacob e Wilhelm Grimm per I musicanti di Brema, assieme a Claudia Palmarucci che racconta la fiaba per immagini e Anita Raja che, fedele anch’essa alla parola di cui è portatrice, la traduttrice, ce la racconta nella nostra lingua e da una brulla e spigolosa riva del mare del Nord all’altra, mediterranea e altrettanto frastagliata, la trasporta.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

Quattro cantastorie, quattro autori per un’unica fiaba. Quattro come gli improvvisati musicanti che, chi per un motivo, chi per un altro, decidono di partire assieme alla volta di Brema. Un vecchio asino che per il proprio padrone non valeva più il fieno che mangiava, un Can-Da-Presa col fiato corto non più buono per la caccia che il proprio padrone voleva ammazzare di botte, un gatto Leccabaffi dai denti spuntati non più abile nel cacciare i topi che la padrona voleva annegare e un gallo Crestarossa buono, ottimo, per fare il brodo. Partono per Brema assieme in una marcia che ha tutto il sapore della ricerca della libertà. L’asino con coppola e martello, il gallo con in mano una chiave inglese, strumenti da lavoro operaio che divengono strumenti portatori del sogno, dei desideri, strumenti musicali. E mentre s’avviano, in fila indiana, dei pesci si mostrano a pelo d’acqua come in ascolto di una predica, memori di quel santo (Antonio) che ad essi aveva spiegato il valore divino della libertà quando gli uomini si erano mostrati sordi alle sue parole. Nella notte, male alloggiati, i quattro animali scorgono una luce e verso di essa riprendono il cammino; dietro di essi una Fiumana di persone s’accoda in massa verso quella luce, alba del sole dell’avvenire, segno di un valore universale del soggetto sociale, segno del valore universale della libertà.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

Di antieroi ce n’erano già stati tra le prime pagine di questa fiaba, sebbene mediocri nella loro grettezza da padroni, quelli cui i quattro musicanti operai si trovano di fronte, raggiunta l’agognata fonte di luce, sono briganti. Briganti perbene, ben vestiti, compiti ed eleganti. Così tanto ben vestiti e così tanto per bene da ricordare molto naturalmente i briganti del nostro tempo. I briganti sono alle prese con un banchetto, una festa, e sono in tanti. Come potrebbero i nostri eroi male assortiti fronteggiare quell’orda così ben nutrita? “Uniti i deboli diventano forti” hanno scritto Jacob e Wilhelm, e questo principio è valido nella Storia così come nella tradizione fiabesca, così come in quei miti antichi e classici in cui affonda la radice comune di tutte le fiabe europee.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

E dunque è la volta della celebre torre: il cane si mise sulla groppa dell’asino e il gatto montò su quella del cane. Il gallo infine si mise in cima a tutti e assieme, all’unisono, si espressero con tutta la voce in loro possesso. L’urlo che ne conseguì fu così improvviso e sconquassante da disperdere i briganti in preda al terrore.

I musicanti suonano strumenti molto accordati alla ricerca di una musica comune e popolare. Liberi si esprimono.

Io ho vissuto a Brema, qualche anno fa. Da sola, in un paese straniero di cui non riuscivo a prevedere il tempo annusandone l’aria, esploravo le vie della città; conosco a menadito le sue strade per quante volte le ho percorse, ma sempre ritornavo alla Piazza del mercato, per accarezzare la testa di quell’asino cui erano mancate le carezze del padrone e che tanta compagnia aveva fatto alle mie notti di bambina (e anche a quelle della zia cantastorie).

127 I MUSICANTI DI BREMA N.ETitolo: I musicanti di Brema
Autore: Jacob Grimm, Wilhelm Grimm, Claudia Palmarucci
Traduttore: Anita Raja
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 36 pp., 16,00 €

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