Marco cavallo e il folle coraggio di raccontare ai bambini

 

Certo che solo un dottore matto, ma matto da legare, poteva pensare di dar voce ai matti, quelli veri, quelli la cui anima è in costante sofferenza, quelli di cui si ha paura, che si scansano, quelli che a guardarli inseguire una foglia o contare i sassi si stringe il cuore.

Iréne Cohen-Janca li definisce proprio “coloro che hanno male all’anima”, ed è una definizione calzante quanto scomoda, considerato che per molti i matti nemmeno ce l’hanno un’anima o se ce l’hanno è ammuffita, marcia, vuota.

Il grande cavallo blu, Irène Cohen-Janca, Maurizio Quarello - Orecchio acerbo

Il grande cavallo blu, Irène Cohen-Janca, Maurizio Quarello – Orecchio acerbo

Questo albo (che è un racconto) è certamente il più difficile libro per bambini che io mi sia trovata a recensire, quando non a leggere; ce ne sono stati altri che mi hanno messa nella situazione scomodissima, nell’impasse, di voler comunicare tutto quello che loro hanno comunicato a me con il risultato che la lingua si impasta in un groviglio di sensazioni e afflati che poco hanno a che spartire con l’oggettività giornalistica. Così è stato per L’albero di Anne, o L’autobus di Rosa entrambi editi da Orecchio acerbo e illustrati da Maurizio Quarello che figura i tratti di questo grande cavallo blu narrato da Iréne Cohen-Janca che anche della storia di Anne, non a caso, era stata portatrice.

Il grande cavallo blu, Irène Cohen-Janca, Maurizio Quarello - Orecchio acerbo

Il grande cavallo blu, Irène Cohen-Janca, Maurizio Quarello – Orecchio acerbo

Mi chiedo se sia una coincidenza o se sia la forza delle parole, la sapienza con cui il lessico di un ospedale psichiatrico diviene il lessico di una favola, la forza con cui i matti stilizzati proiettano sulla pagina la propria ombra, traccia sì e indelebile della propria, concreta, esistenza, o se si tratti del coraggio di portare sulla carta scritta, nero su bianco con tracce indimenticabili di blu, una storia per bambini che gli adulti faticano a digerire se non a concepire.

Tutto questo mi chiedo quando leggo Il grande cavallo blu; Paolo è il protagonista di questa storia: figlio della lavandaia dell’ospedale vive in questo mondo per nulla ovattato, isolato da quello esterno che ben si guarda dal lanciare uno sguardo oltre le cancellate di questa isola piena di matti, battuta dalla bora triestina. Paolo vive nell’ospedale psichiatrico, al San Giovanni, dunque. Il suo unico amico è Marco, il cavallo dalla stella bianca sulla fronte che trasporta la biancheria. Paolo conosce i matti rinchiusi nell’ospedale ma nella propria tenerezza di bambino essi assumono i tratti quantomai esacerbati della fiaba: c’è l’uomo-albero su cui si posano merli che conservano sulle piume il blu intenso del cielo aperto e libero da cui provengono, c’è la signora bella, col belletto sulle labbra che vaga scalza, sempre con le scarpe in mano, c’è l’uomo che cattura e spezza il collo agli uccelli, inquietante, fa paura, ci sono esseri senza età, fermi nel tempo, vecchi che sembrano bambini e bambini che paiono vecchi. Le tavole illustrate si susseguono con un ritmo grigio e bianco pervaso da pause tintinnanti di blu: il blu del mare, il blu del cielo, il blu di tutto quello che può essere libero per natura o perché ha ottenuto la libertà, come Marco, il cavallo, simbolo della libertà conquistata perché concessa da un uomo libero, perché atto di coraggio. Perché frutto di una follia sana, di cui, a ben guardare, da vicino, come sosteneva Basaglia, ciascuno di noi è portatore.

Il grande cavallo blu, Irène Cohen-Janca, Maurizio Quarello - Orecchio acerbo

Il grande cavallo blu, Irène Cohen-Janca, Maurizio Quarello – Orecchio acerbo

Marco il cavallo dalla fronte stellata è vecchio e stanco, merita di riposare piuttosto che di andare al macello, Paolo merita di salvarlo, e i matti si meritano l’aria oltre le cancellate, quella sferzante di libertà. A simboleggiare come l’infermità del singolo isolata può divenire incomprensibile malattia da sedare con camicie di forza ed elettroshock, sebbene non sia altro invece se non specchio dell’infermità collettiva non senziente, gretta, pavida. Almeno fino a quando un dottore “ostinato come il vento e matto da legare” non decida di aprire le porte e far varcare il cancello a un grande cavallo blu e ai matti, sostenendo che la libertà sia la medicina migliore.

Il grande cavallo blu, Irène Cohen-Janca, Maurizio Quarello - Orecchio acerbo

Il grande cavallo blu, Irène Cohen-Janca, Maurizio Quarello – Orecchio acerbo

Titolo: Il grande cavallo blu
Autore: Irène Cohen-Janca, Maurizio Quarello
Traduttore: Paolo Cesari
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 44 pp., 12,50 €

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