Che le storie siano scomode, che siano anche amare, che facciano crescere.

Comunicare con i bambini è la cosa più semplice da fare giacché sono sempre pronti con le orecchie dritte, con gli occhi spalancati, le manine agili e curiose. Comunicare è semplice ma, secondo me, è necessario farlo con meno cautele rispetto a quanto certe paure contemporanee ci spingono e costringono a farlo. E il potere comunicativo delle fiabe ha un potenziale enorme, non computabile.

Riflettevo dunque sul fatto che molto spesso si tende a edulcorare fiabe classiche che funzionano perfettamente così come sono state strutturate e pensate da secoli. Mi sono allora sforzata di ricordare come fosse quando io ero bambina, bambina fortunata dal nonno cantastorie e con dei genitori e delle zie pazienti ed entusiasti lettori, e ricordo che il lupo de I tre porcellini finiva bollito nel calderone appositamente piazzato nel camino acceso dal furbo fratellino maggiore; ricordo senza dubbio che La bambina di neve si scioglieva e spariva, non esisteva più; che crudele era il destino dei bambini di Hamelin; ricordo chiaramente che Pollicino e i suoi fratelli venivano abbandonati nel bosco e che uccidevano le figlie dell’orco per salvarsi la pelle; così come Hansel e Gretel, anche loro, e più volte, abbandonati dai genitori, uccidevano la strega cuocendola nel forno. Serviva a esorcizzare, serviva a farmi comprendere che ci si può e deve liberare, che è necessario trovare la forza di reagire. I bambini comunicano e comprendono con una immediatezza ingenua che è estranea all’adulto, sebbene ogni adulto l’abbia sperimentata egli stesso da bambino. L’irrealtà, l’assurda ed estrema crudeltà di alcuni momenti fiabeschi giocano il ruolo essenziale della comprensione della propria realtà. Certo gioca molto il ruolo del genitore. Come quando si parla conta molto il tono, sono convinta che nel narrare il tono sia essenziale e serve a mettere distanza tra quello che è, il momento di cura parentale per eccellenza che è quello del raccontare al proprio bambino una storia, e quello che non è, che è semplice, pura, invenzione; le storie classiche così come quelle intelligenti sono veramente, veramente fantastiche. Starei alla larga, piuttosto, da certi maschilismi tutti zucchero e canditi di alcuni cartoni Disney i cui sceneggiatori nell’edulcorare le fiabe si rivelavano certamente eccezionali autori (trovo terribilmente diseducativo per i bambini la questione del vestito di Cenerentola, per esempio, sebbene le scene e le canzoncine che ruotano attorno a quel tema siano memorabili).

La bella Griselda - Isol

Per questa ragione ho letto con vivo divertimento la storia de La bella Griselda di Isol alla mia bambina. La storia di una principessa straordinariamente bella, circondata da lusso e servi, come solo le principesse straordinariamente belle e potenti sanno essere. Col suo castello e i suoi splendidi vestiti ampi. Assolutamente in linea con le sue cugine principesse; Cenerentola inclusa. Piccolo, divertente, sostanziale dettaglio pop è che la bella Griselda era tanto bella da far perdere, letteralmente, la testa ai suoi pretendenti. I malcapitati alla sua sola vista perdevano la testa, ripeto, alla lettera e la bella Griselda deve far sempre incrementare ai suoi maniscalchi le scaffalature del castello per conservarle tutte in bella vista a futura memoria della sua, pur sempre caduca, bellezza.

La bella Griselda - IsolGriselda era fiera della propria bellezza, il problema, da non prendere sottogamba, era che piuttosto che amarla tutti la temevano. Incominciarono a non invitarla ai balli e, saggiamente, a evitarla, così che Griselda cominciò a sentirsi sola; le teste mozzate non sono molto di compagnia.

Ebbe allora un’idea: cercarsi un compagno che non vedesse bene, il più miope del reame. Questo uomo sì, avrebbe potuto liberamente amarla. Almeno fino a quando non fosse riuscito a metterla a fuoco. Fu così che quel fugace amore diede a Griselda una bellissima bambina. Bella quanto lei: “che bella!” disse Griselda vedendola “ e quello fu il giorno in cui Griselda perse la testa”.

La bella Griselda - IsolLa bella Griselda - Isol

Arancione, azzurro, giallo e nero sono i quattro colori che vivificano le avventure della Bella Griselda; le sue gonne fiorite d’azzurro sfiorano le pagine con leggerezza nei contorni netti in nero trovano posto il giallo, l’arancione conferendo all’insieme l’eleganza dell’arazzo e la luminosità del mosaico.

copertina Bella Griselda - IsolTitolo: La bella Griselda
Autore: Isol
Traduttore: Fabio Regattin
Editore: Logos
Dati: 2011, 36 pp., 14,00 €

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