Un vuoto bisogno di Niente

Ci sono autori che non sono specificamente tali; che prima di esserlo erano altro, che mentre lo sono, sono anche e specificamente altro. Raro che qualcuno faccia bene un mestiere, quando l’eccellenza, poi, invade due campi d’azione, allora ci si ritrova nell’ambito della meraviglia: è il caso di Remy Charlip, ballerino prima che illustratore e narratore assieme ballerino. Si tratta probabilmente di possedere un unico talento, quello di riuscire a non curarsi dei confini, quello di riuscire a scavalcare i muri e agire trasversalmente col corpo, con la matita, con la penna.

E qualcosa della danza rimane sempre nei libri di Charlip. A volte essa è manifesta; lo era in Mio Miao. Il mio unico specialissimo gatto, lo era in egual misura in Fortunatamente. Meno esplicita in Niente (illustrato da Eric Dekker) sebbene la gestione dello spazio e la misura del testo siano in equilibrio rispetto al rapporto del lettore con lo spazio sia fisico che mentale.

C’è un’unica traccia di colore, in una pagina soltanto, in questo Niente. Il resto sono linee di nero che si incontrano, intersecano e allineano sul bianco per dare forma a tutto il resto e a Niente.

Smarrisce tutto questo bianco e nero, il luogo è piccolo (cm. 19 x 14,5) ma l’impressione è che sia senza limiti, immenso. Che è la stessa sensazione di smarrimento che s’avverte quando si legge Cappuccetto Bianco di Munari, che peraltro proprio a Charlip è dedicato: In tutto quel bianco c’è Cappuccetto Bianco, lo si sa,  c’è una panchina di pietra nel piccolo giardino coperto dalla neve, c’è la cuccia del cane ma non si vede niente. Qui c’è il niente, invece, ma è un niente talmente vasto e ampio che si compra.

La sala di montaggio su doppia pagina iniziale ci da l’impressione che ogni istante di questo Niente possa essere spostato nello spazio di un altro. Il risultato non cambia. D’altra parte si tratta di Niente, prodotto multifunzione, efficace per davvero nei campi più diversi, da quello dell’igiene orale a quello affettivo, a quello della salute. Niente vive della sua pubblicità, e dall’essere Niente diviene l’unica cosa capace di guarire il piccolo Zero, malato da tempo.

Il sottotitolo lo esplicita, Niente è Pubblicità. Quando è stato edito da Orecchio acerbo, nel 2007, questo albo di Remy Charlip e Eric Dekker avrà fatto sorridere per il contingente messaggio inneggiante alla vera anima del commercio, capace di tutto e fatta proprio di niente.

Titolo: Niente
Autori: Remy Charlip, Eric Dekker
Traduttore: Paolo Cesari
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2007, 48 pp., 10,00 €

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