Intervista a Louis Sachar dal Festivaletteratura

“Come facciamo a giocare in coppia? Lui non vede le carte e io non so le regole!”. Questa è la domanda che si pone Alton, un ragazzo deluso da amore e amicizia, quando si ritrova, suo malgrado, ad accompagnare uno zio cieco, Lester, a giocare a bridge. Lo scopo della madre, che lo spinge a farlo, è quello di guadagnarsi così facendo un posto nel testamento del ricco Lester, in realtà il rapporto tra zio e nipote si fa sempre più stretto e Alton, con la stessa caparbietà che aveva già caratterizzato il protagonista di Buchi nel deserto, Stanley, ricostruisce, carta dopo carta, mano dopo mano, la storia intricata della sua famiglia, sciogliendo alcuni dei nodi di sofferenza del presente.

Abbiamo letto Il Voltacarte e Buchi nel deserto, entrambi editi da Piemme (Il battello a vapore); li abbiamo divorati emergendo dalla lettura del primo con una grande passione per il bridge e dell’altro con la sensazione di poter riuscire in qualunque impresa dipenda dal nostro coraggio. Non ci siamo lasciati sfuggire, quindi, l’occasione di porre alcune domande a Louis Sachar, in italia per il Festivaletteratura di Mantova.

D: Lei è divenuto celebre grazie a Buchi nel deserto. Sente per questo romanzo un affetto particolare, una qualche gratitudine?
R: Non parlerei di gratitudine, io cerco di mettere sempre il meglio di me in quello che scrivo e per farlo impiego uno, due anni della mia vita. Ogni volta che porto a termine una storia sento di aver fatto un’esperienza molto personale ma poi ogni libro ha la sua vita e io via via mi allontano da lui, mi disconnetto. Mi fanno piacere la fama e i soldi che Buchi nel deserto mi hanno portato ma mi sento distante da quello che è il suo riscontro nel pubblico.

D: I suoi romanzi, penso in special modo a Il Voltacarte, sono letture intense e coinvolgenti anche per un pubblico adulto. Indirizzare gli scritti a due pubblici così ampi è una scelta o la naturale conseguenza di una scrittura ad ampio respiro?
R: Direi che io scrivo quello che mi piace scrivere, cercando nello stesso tempo di rendere la mia prosa accessibile ai ragazzi. Poi io sono un adulto e non mi sorprende che altri adulti apprezzino quello che scrivo. È che mi piace scrivere ma non ho mai scritto espressamente per i ragazzi o per i bambini, piuttosto ho sempre cercato di scrivere quello che piacesse a me in tal modo da coinvolgere anche un pubblico più giovane.

D: Quanto tempo impiega per scrivere un libro? È vero che dedica alla scrittura soltanto un paio d’ore al giorno?
R: In genere impiego due anni per scrivere una storia e quando comincio ho solo una vaga idea di quello che sarà il libro alla fine: magari un po’ della trama, qualche personaggio. All’inizio scrivo poco, anche solo mezzora e poi lascio decantare il materiale. In genere faccio sei riscritture del libro, ogni volta dedicandovi sempre più ore del giorno, fino a un massimo di 4-5 ore.

D: Leggendo Buchi nel deserto, la sensazione è che il protagonista principale del romanzo sia il luogo, non lo Stanley contemporaneo ai fatti, non quello del passato. Il luogo attraversa le pagine dalla prima all’ultima e, nelle sue diverse manifestazioni, è sempre centrale alla storia. È solo una sensazione da lettori o ci abbiamo visto giusto?
R: No credo che sia un’interpretazione molto giusta e profonda: è proprio dall’ambiente che ho cominciato a costruire la storia. È nato prima il luogo come protagonista, poi Stanley.

D: Ne Il voltacarte così come in Buchi nel deserto il presente del protagonista è strettamente legato al passato della propria famiglia e rintracciandone e intersecandone i vari tasselli i due ragazzi riescono a trovare risposte e punti di svolta per la loro esistenza. Questo dettaglio fondamentale conferisce ai suoi libri generi diversi sotto un unico titolo: romanzo di formazione, romanzo d’amicizia o d’amore, romanzo d’avventura, romanzo giallo. Qual è il genere che preferisce? Qual è quello che più la diverte?
R: Non penso in termini di generi letterari quando scrivo, penso solo a scrivere delle belle storie, poi saranno i lettori a etichettarlo. Non so scegliere un genere, mi piacciono tutti, se il pubblico decide che è quello piuttosto di quell’altro a me sta bene.

D: Qual è il suo libro per ragazzi preferito? È lo stesso di quando era bambino?
R: Il mio preferito da bambino era La Tela di Carlotta ma poi quando lo leggevo a mia figlia, quando era lei piccola, il preferito è divenuto La Piccola Principessa di Barrie.

sachar © Perry Hagopian

sachar © Perry Hagopian

Volete incontrare Louis Sachar? Potete farlo:

– Giovedì 6 settembre – Mantova. L’autore partecipa al FESTIVALETTERATURA e presenta IL VOLTACARTE in occasione dell’incontro Temporary stories c/o Cappella del Palazzo del Mago. Ore 15.45. Con Paolo Bacilieri.

– Venerdì 7 Settembre – Mantova – L’autore partecipa al FESTIVALETTERATURA e presenta IL VOLTACARTE in occasione dell’incontro Giochi da ragazzi in Piazza Virgiliana. Ore 10.45. Con Andrea Valente.

– Venerdì 7 Settembre – Mantova – L’autore partecipa al FESTIVALETTERATURA in occasione dell’incontro sul translation slam c/o Chiesa di santa Maria della Vittoria. Ore 17.45. Con Flora Bonetti e Laura Cangemi.

 

Titolo: Il voltacarte. Storia di un re, una regina e un jolly
Autore: Louis Sachar
Editore: Piemme
Dati: 2012, 354 pp., 17,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Titolo: Buchi nel deserto
Autore: Louis Sachar
Editore: Piemme
Dati: 2012, 280 pp., 10,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

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