Jabberwocky. Il nonsense aldiquà e aldilà dello specchio

Raphael Urwiller - JabberWocky

Raphael Urwiller – JabberWocky

‎”Ahi ahi ahi! Ma questo Jabberwocky non è un libro per bambini!”
Ad avere la possibilità di utilizzare nel corpo di una recensione qualche emoticon tra le più funzionali userei quella che mima uno sguardo tra l’attonito e il perplesso. Non è un libro per bambini? Mi chiedo, mentre sosto in pensier bellici, ipercritica verso me stessa e verso l’albo illustrato che continuo a soppesare e rigirare tra le mani; e siccome una emoticon, a meno che non sia sublime e renda il mio contestuale occhidibragia, non avrebbe senso per esplicare il mio disappunto (e in generale esse non hanno mai molto senso se non uno sbrigativo) mi lancio in una immediata quanto naif difesa a spada tratta. Che poi a dover difendere Lewis Carroll mi sento inadeguata e anche un po’ ridicola. E visto che di materiale ridicolo mi ritrovo spesso circondata decido di fermarmi. Non lasciarmi invischiare e considerare la questione sollevata (sempre annosa) da un’altra prospettiva.Oltre lo specchio.

Raphaël Urwiller - Jabberwocky

Raphael Urwiller – JabberWocky

“Inibmab rep orbil nu è non oste uq ma! Iha iha iha!”
Meraviglioso e leonardiano! Orbil, poi, credo sia divertente, ciarlestrone e brillosto.
Ora, a parte il nonsense e i sorrisi quello che c’è da considerare, e seriamente, è il pensiero che ristà dietro a un libro, il pensiero d’opera, intendo, quello che una volta messo in pratica continua la sua placida e composta esistenza ben comodo tra ciascuna pagina. I nostri bambini meritano delle opere complete, perché hanno una tendenza, naturale e innata, a considerare le cose per quello che sono e poi a rileggerle e interpretarle a proprio modo; qualità invidiabile che in pochi hanno la fortuna di nutrire e coltivare fino all’età adulta. Quindi se un bambino incontra un libro dietro al quale c’è il pensiero dell’opera dell’autore dei versi, dell’illustratore, del traduttore e del grafico e dell’editore, egli lo afferra al volo tra altri cento e mentre legge o ascolta ride e ride a crepapelle, ripete, aggiunge, attraversa il famoso specchio senza porre di mezzo cautele di nessun tipo. Fruisce e gioisce dell’arte che si trova dinanzi giacché è dotato di tutte le qualità necessarie a riconoscerla.

Un ragazzo fiero e accorto parte per sconfiggere un mostro feroce; il padre lo mette in guardia, “con fauci e denti ti rinserra”, ma il ragazzo è deciso a non tornare sui propri passi e parte all’avventura. Sembra rocambolesco e difficile da comprendere, forse qualcosa sfugge, ma è previsto che lo faccia. Le parole sono libere.

Raphaël Urwiller - Jabberwocky

Raphael Urwiller – JabberWocky

E del resto, la prima lettrice stessa lo dice: «Davvero grazioso, mi pare», disse quando ebbe terminato. «ma non ci si capisce molto». (Vedete, non voleva confessare, neanche a sé stessa, di non averci capito un accidenti). Mi sembra di avere la testa piena di idee – è solo che non capisco bene quali siano! Ad ogni modo, qualcuno ha ucciso qualcosa: questo, perlomeno, è lampante.

Le illustrazioni di Raphael Urwiller sono argute e accattivanti, si compongono della sovrapposizione e dell’incastro di due soli colori: il rosso e il turchese. Alla radice, scrittura e immagine sono una cosa sola, diceva P. Klee, e in questo albo la radice comune a testo e immagine è evidente. Così due immagini si sovrappongono o uniscono in un portmanteau*, due colori si fondono tra loro per dar vita a un neologismo, dalla radice di un segno si evolve un nonsense; un bambino con una spada, o brando vòrpido, sulla spalla, con la sua espressione e il suo passo deciso racconta in una sola immagine un intero modo di dire; il mostro feroce che in agguato attende mentre la propria lunga coda si insinua e attorciglia tra i tronchi dei rami è uno scioglilingua complesso e divertente, un’immagine capace di trasformarsi e rivivere in un altro contesto raccontando storie d’aquiloni e gioia.

Masolino d’Amico rispetta tutte le stramberie e i dettagli che rendono queste rime uniche, complicatissime e al contempo semplici da memorizzare, spiritose, argute e divertenti. Rime bambine, direi e direi bene.

Titolo: Jabberwocky
Autore: Lewis Carroll, Raphaël Urwiller
Traduttore: Masolino D’Amico
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 26 pp., 18,00 €

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La traduzione della citazione da Attraverso lo specchio è di Alessandra Spirito

*Well, “Slithy” means “lithe and slimy.” “Lithe” is the same as “active.” You see it’s like a portmanteau—there are two meanings packed up into one word (è la spiegazione di Humpty Dumpty ad Alice

“Jabberwocky”
‘Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.
“Beware the Jabberwock, my son!
The jaws that bite, the claws that catch!
Beware the Jubjub bird, and shun
The frumious Bandersnatch!”
He took his vorpal sword in hand:
Long time the manxome foe he sought—
So rested he by the Tumtum tree,
And stood awhile in thought.
And as in uffish thought he stood,
The Jabberwock, with eyes of flame,
Came whiffling through the tulgey wood,
And burbled as it came!
One, two! One, two! and through and through
The vorpal blade went snicker-snack!
He left it dead, and with its head
He went galumphing back.
“And hast thou slain the Jabberwock?
Come to my arms, my beamish boy!
O frabjous day! Callooh! Callay!”
He chortled in his joy.
‘Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.
“”
from Through the Looking-Glass, and What Alice Found There (1872).

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