Il tempo comincia da quando siamo felici, il resto si chiama passato

Verbena è una ragazzina sveglia, caparbia, sicura di sé e allo stesso tempo estremamente fragile. Sembra aver tutto (due genitori che la amano profondamente, un’amica fraterna, animali domestici compagni di gioco) e tutto sembra mancarle. Momenti lieti s’adombrano, ore serene si imbizzarriscono e scalpitano per poi tornare a guardarsi attorno e rasserenarsi ancora. Undici anni sono pochi per scoprire che se la tua altezza non aumenta quanto dovrebbe in relazione agli altri bambini, che se per vedere bene devi indossare degli occhiali molto spessi, che se per imparare a leggere hai dovuto fare dieci volte lo sforzo che gli altri bambini fanno è perché la tua madre naturale era alcolista, e lo era tanto da non smettere di esserlo nemmeno in gravidanza.

Undici anni sono pochi per scoprire che la madre che ti ama non è la tua madre biologica e che quello che hai sempre considerato uno zio un po’ sui generis è in realtà tuo padre, peraltro un assassino in galera. Tutta la frustrazione, tutta la ribellione assolutamente naturale dei suoi undici anni assume per Verbena una sorta di deficit congenito. Così com’è nata con la sindrome alcolico fetale, forse si porta appresso una rabbia che è ereditaria giacché non è nata, come pensava, da genitori miti ma da un’alcolista e da un criminale. L’insofferenza verso le premure materne diviene fonte di sensi di colpa che smarriscono la bambina e la inducono a imboccare un circolo vizioso fatto di emozioni e reticenze. Undici anni sono difficili da rivalutare alla luce delle nuove, terribili scoperte.

E invece rimangono pochi anche quando decide di scendere a patti con l’evidenza. Ma questo per fortuna, perché se ne avesse avuti di più forse non avrebbe trovato nell’amicizia e nell’avventura la propria via di fuga.

Verbena abita vicino al lago in una cittadina non distante da New York. D’estate dalla Grande mela (o Mela Marcia, come la definiscono i suoi concittadini) arrivano molti turisti. Tra di essi un bambino, Pulce. Con lui Verbena darà vita a una profonda amicizia condita da misteri, pericoli e fantasmi; un’avventura alla fine della quale, in un susseguirsi di eventi tra il semplice e lo straordinario, Verbena finirà per accettare se stessa e per scoprire quanto possa rivelarsi semplice essere felice.

Come ho amato La ragazza Chissachì non avrei potuto mai amare altro libro nato dalla stessa penna, altra protagonista; devo ad Heidi Chi una certa fedeltà, sebbene la potenza e la delicatezza con cui la Weeks racconta del rapporto madre figlia in queste pagine fresche di stampa abbiano fatto in diverse occasioni vacillare la mia fermezza. Davvero intensa la sua resa, davvero naturale e autentica. Meno efficace invece la struttura della trama che subisce qualche scossone e qualche accelerata che scombussolano un po’ l’orientamento del lettore, il quale talvolta si ritrova a non avere il tempo per assimilare gli eventi.

Da oggi sono felice è un romanzo da leggere, da leggere assolutamente, perché in esso i ragazzi che lo leggeranno troveranno un esempio e una guida per dare la giusta direzione a un conflitto che sempre ingaggiano contro se stessi per motivi più o meno importanti; una storia dolorosa ma esemplare al contempo per essere sempre assolutamente e pienamente coscienti del diritto e della facoltà di ciascuno di decidere che sì, da oggi si può essere sé stessi, da oggi si può essere felici.

Titolo: Da oggi sono felice
Autore: Sarah Weeks
Editore: Beisler Editore
Dati: 2012, 168 pp., 11,80 €

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