Una zuppa di sasso

“È notte. È inverno. Un vecchio lupo si avvicina al villaggio dove vivono gli animali”.

Si apre così un piccolo albo (anche nelle dimensioni e nel prezzo) riedito da Babalibri nel 2012 (la prima edizione risale al 2001) dal titolo evocativo Una zuppa di sasso. Lo scorso anno spopolava nei nidi della Capitale. I bambini adoravano la storia, le maestre ne erano entusiaste. Per questa ragione lo riprendo in mano oggi: per farmi un’opinione su questo successo. Ebbene, la risposta più immediata che dopo la prima lettura sono riuscita a darmi è che il successo di questa fiaba risieda nella sua semplice “logica che non c’è”.

Il lupo che s’affaccia con un sacco sulle spalle alle porte del villaggio innevato e dai camini fumanti è un vecchio lupo, molto esperto della vita, e della vita da lupo nella fattispecie. A prima vista non sembra molto in forma, le costole sono in bella vista, protette solo da un sottile strato di pelle e peli grigiastri. Il naso, però, è all’insù, a indagare l’aria, a cercare tracce di odori… di cibo. Devo ammetterlo, tremo per la sorte degli animali che, il blocchetto di testo in apertura me lo racconta, abitano questo villaggio.

Il lupo è tra i principali antagonisti dei nostri eroici bambini che assieme alle streghe e ad alcuni non ben definiti mostri, inevitabilmente, per quanto, appunto si cerchi di evitarlo, raggiungono e si insediano nell’immaginario dei bimbi più piccoli. Sono feroci, imprevedibili, sempre lividi e soprattutto sempre affamati. Comprendo bene, dunque, come nell’animo dei piccoli lettori/ascoltatori, la comparsa di questo antieroe possa creare tensione e una sorta di aspettativa scontata e preconcetta.

Però voltiamo pagina e scopriamo che questo lupo non ricorre a macchinazioni (oppure oltre che essere affamato come un lupo è anche furbo come una volpe?) e, dopo aver bussato alla porta della gallina, candidamente al suo chiocciante “chi è?” risponde: “Sono il lupo”. La gallina ovviamente si spaventa, ma incuriosita, e rassicurata dal fatto che il lupo le confessa di non aver più nemmeno un dente, di essere vecchio, di voler solo preparare la sua zuppa di sasso, apre la porta. Lo sguardo del lupo è in tralice, sembra voler infilare il muso prima di ogni altra parte di sé nello spiraglio aperto dalla gallina, sembra voler abbandonare velocemente la parte a sinistra dell’illustrazione su doppia pagina, dov’è al freddo, sulla neve, per invadere quella a destra, tiepida e dolce, con un paio di sedie su cui riposare e un bel fuoco acceso davanti cui ristorarsi e cuocere la zuppa di sasso (ma non aveva perso tutti i denti?); oppure semplicemente per mangiare l’elegante gallina in un sol boccone, com’è uso.

Una zuppa di sasso, Anaïs Vaugelade - Babalibri

Una zuppa di sasso, Anaïs Vaugelade – Babalibri

Il lupo invece comincia a preparare la zuppa con un bel sasso dall’aspetto non tanto succulento a dir la verità, con l’aiuto esitante della gallina (d’altra parte a essere gallina e a portare una pentola da mettere sul fuoco a un lupo, chi non esiterebbe…), quando alla porta bussa un maiale, che ha visto entrare il lupo ed è preoccupato per le sorti dell’amica gallina. Sorprendentemente, il maiale si aggrega e partecipa alla preparazione chiedendo di aggiungere delle zucchine, per niente insospettito dallo sguardo del lupo che tradisce una sorta di fastidio per il suo intervento. E la preparazione della zuppa continua in una collaborazione tra cuochi improvvisati sempre più nutrita e partecipe: arriva anche il cavallo, arriva l’oca, arriva la capra… ciascuno aggiunge un ingrediente alla zuppa.

Una zuppa di sasso, Anaïs Vaugelade - Babalibri

Una zuppa di sasso, Anaïs Vaugelade – Babalibri

Dall’ambiguità e dalla tensione delle prime scene si passa a una surreale e calda cordialità: attorno al fuoco in attesa che la zuppa sia pronta, gli animali hanno ormai abbassato ogni difesa nei confronti del lupo che, anzi, è al centro dell’attenzione di tutti, affascina e racconta. La zuppa è pronta, il sasso chiaramente si rivela solo un espediente, nulla ha a che vedere con la riuscita della zuppa, eppure, una volta consumata, il lupo ci tiene molto a riporlo nel suo fagotto. Così com’era giunto il lupo se ne va. Non fosse che un coltello spunti da sotto al suo braccio si sarebbe certi del fatto che questo lupo è senza dubbio sui generis

Una zuppa di sasso, Anaïs Vaugelade - Babalibri

Una zuppa di sasso, Anaïs Vaugelade – Babalibri

L’albo non termina qui, le domande rimangono aperte, il lupo riprende il suo peregrinare nella neve e bussa a un altro uscio, in un altro villaggio. Dietro alla porta si intravede un tacchino: gli aprirà per preparare assieme una zuppa di sasso?

copertinaTitolo: Una zuppa di sasso
Autore: Anaïs Vaugelade
Editore: Babalibri
Dati: 2012, 26 pp., 5,80 €

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