Lo sguardo senza filtro dei bambini gonfia di rivalsa un palloncino rosso

Il palloncino, Isol

“Comunicare con i bambini è la cosa più semplice da fare giacché sono sempre pronti con le orecchie dritte, con gli occhi spalancati, le manine agili e curiose. Comunicare è semplice ma, secondo me, è necessario farlo con meno cautele rispetto a quanto certe paure contemporanee ci spingono e costringono a farlo. E il potere comunicativo delle fiabe ha un potenziale enorme, non computabile”. Così aprivo un articolo su La bella Griselda di Isol. E non posso fare a meno di riportare questo incipit, giacché, con diversi esiti, calza a pennello anche a Il Palloncino.

Il palloncino, Isol - Logos 2011

Il palloncino, Isol – Logos 2011

Che Isol sia perfida e senza pietà è ben noto; che proprio la sua perfidia sia la linfa vitale delle brevi e pungenti  storie che scrive e illustra è altrettanto noto, così come vero.  Che sia artista apprezzata nel mondo e che la lista dei premi da lei vinti sia lunghissima (ultimo quello assegnatole a Bologna pochi giorni fa, il celebre e probabilmente il più prestigioso tra i premi destinati agli autori della letteratura per l’infanzia: il Premio letterario Astrid Lindgren 2013 – ALMA) è cosa buona e giusta per il suo essere un’artista completa, intelligente, divertente e raffinata e per il suo saper traslare nelle proprie storie le stesse qualità. Ma che tra i pochi titoli pubblicati in italiano di Isol (tutti editi da Logos) ce ne siano anche di controversi è altrettanto vero, perlomeno secondo il mio punto di vista. Per alcune ragioni che andrò via via a esplicitare.

Piacciono molto ai genitori che li leggono sornioni, ridacchiando e apprezzandone l’ironica crudeltà; i genitori in questione a volte non si fanno nemmeno molti scrupoli a spendere 14,00 euro per un libricino di dimensioni ridotte e poche pagine seppur di pregiata fattura editoriale. Ma mi chiedo: piacerebbe davvero ai bambini, (piace?), Il palloncino?

Il palloncino, Isol - Logos 2011

Il palloncino, Isol – Logos 2011

Camilla ha una mamma di quelle che strillano, si agitano e strillano tanto da diventar paonazze, rosse e gonfie come un palloncino. Un giorno Camilla, sorprendentemente ieratica dinanzi alle arrabbiature della madre, desidera che la mamma divenga un palloncino e il suo desiderio diviene realtà. Il palloncino ha in comune con la mamma il rosso e le forme tondeggianti. Per il resto è silenzioso e questo a Camilla basta. La bambina lo porta al parco e lì incontra un bimbo per mano alla propria mamma, longilinea e bella; “Che bel palloncino!” le dice il bambino. “Che bella mamma!”, risponde Camilla. “E tutte e due se ne tornano a casa, pensando: “Pazienza… Non si può mica avere tutto!”.

Ebbene, il libricino in questione è destinato a bimbi di due anni, e su questa scelta mi trovo d’accordo con l’editore, giacché ritengo che sia esattamente quella l’età piena dell’egocentrismo/egoismo dei bambini, che poco si preoccupano dei sentimenti di coloro che stanno attorno al loro (che forse sono lì per far loro da cornice, che altro senso avrebbero, altrimenti?).

Il palloncino, Isol - Logos 2011

Il palloncino, Isol – Logos 2011

Però, possibile che per sottolineare la crudele arguzia di Camilla si debba ridurre il ruolo della madre a mera urlatrice? Che i bimbi siano tanto intelligenti e pungenti si sa, ma siamo certi che oltre a saziare il proprio egocentrismo in queste pagine trovino anche altro? Non si tratta piuttosto di far leva sulla necessità di espiazione dei genitori urlanti, distratti, di fretta, inducendoli a ridere di quella che spesso (non sempre ma spesso) è una manifestazione altrettanto umana della propria condizione? Insomma mi chiedo: che lavoro faccia la mamma di Camilla, se sia amata, se Camilla sia esasperante o meno, se la mamma abbia la possibilità di far frequentare a Camilla un asilo nido, se sia sola, se sia felice.  Se la mamma alta e coi capelli fluenti incontrata al Parco abbia a casa una governante che mentre passeggia col proprio bambino (beata lei) stia preparando il pranzo al posto suo… insomma, mi sembra che si rida di un disagio e non lo condivido, giacché sono convinta che dietro all’urlo di molte madri urlanti ci sia sempre un disagio (ritengo infatti che a nessuno piaccia urlare o agitarsi) e che non tutte le madri abbiano la fortuna di poter sorridere sempre.  Peraltro quelle che lo fanno, spesso non hanno idea del loro essere privilegiate.isol

Per tornare al rapporto dei bambini coi libri: il bimbo di due anni si sente attratto dal palloncino rosso (e chiunque abbia avuto a che vedere con un bimbo di due anni sa che cosa farebbe per averne uno);  e si diverte. Apprezza le illustrazioni, sebbene non colga l’ironico senso di fondo. I bimbi più grandi si commuovono e si pongono domande. Domande di diverso genere: tornerà la mamma di Camilla? Ma è morta la mamma di Camilla? Ma adesso chi c’è a casa di Camilla?

Altri, giacché lo sguardo dei bambini è consapevole sempre, in ogni circostanza, alla prima occasione minacceranno fieri: “guarda mamma (o all’occorrenza papà) che ti trasformo in un palloncino!”

copertina isolTitolo: Il palloncino
Autore: Isol
Editore: Logos
Dati: 2011, 32 pp., 14,00 €

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