I fantasmi di Giulia – Intervista ad Anna Vivarelli

2739-Bro.inddHo letto I fantasmi di Giulia tutto d’un fiato, e sì, ho ben più di 11 anni (età a partire dalla quale è consigliato questo libro). La lettura è stata così piacevole perché, come meglio ci racconta di seguito l’autrice (Anna Vivarelli, con la quale avevamo avuto già modo di chiacchierare qualche anno fa), leggendo questo romanzo in realtà è come leggerne più d’uno, perché i protagonisti hanno tutti, specie Giulia, uno o più elementi caratterizzanti che li rendono originali ma non sui generis, quindi empatici; perché il mistero si confonde col quotidiano, e viceversa, non lasciando mai privo di interesse alcun accadimento. Ad Anna ho voluto chiedere anche un parere sullo stato della nostra letteratura per  ragazzi, e la fiducia che rinvigorisce il suo stile traspare anche dalle sue risposte.

D: Prima di entrare nel merito de  I fantasmi di Giulia, vorrei che tu raccontassi ai lettori di AtlantideKids qual è la lettura che una scrittrice di libri dedicati ai giovani lettori dà della forza della letteratura per l’infanzia (se effettivamente ritieni che di forza si tratti) nel panorama editoriale italiano.

R: A mio parere, la letteratura italiana per ragazzi gode di buona salute. Siamo tanti, siamo diversi per tematiche, generi, stili, ma il livello è buono, e da Rodari a oggi abbiamo creato tanto. Nonostante i problemi enormi, che sono evidenti. Rispetto ad altri Paesi, noi scrittori italiani per bambini e ragazzi siamo scarsamente considerati dalla stampa nazionale, dalle grandi manifestazioni letterarie, e spesso (e non è un paradosso) cominciamo a esistere solo quando ci mettiamo a fare altro, cioè letteratura per adulti. Ma noi siamo il primo tramite culturale dei giovani lettori, e spesso restiamo l’unico. Forse proprio qui sta l’origine di tutti i problemi: sono l’infanzia e la sua crescita spirituale ad essere scarsamente considerate, e noi di conseguenza. Per quanto mi riguarda, io ho compiuto un percorso inverso, dai grandi ai piccoli, e sto bene dove sono. Meravigliosamente bene.

D: Saresti disposta anche a svelare come nasce un libro, come sia nato questo tuo ultimo romanzo?

R: Certo che sono disposta a svelare come nasce una mia storia. Lo faccio spessissimo, con i ragazzi che incontro nelle scuole, e quindi non è un segreto! Il punto di partenza è un’idea forte (forte per me, ovviamente), su cui rimugino per settimane, mesi a volte. Questa idea può provenire da qualsiasi fonte: qualcosa di letto, di visto, di incontrato, o anche un nodo che mi porto dentro chissà da quanto. Nel frattempo scrivo altro, ma se l’idea continua a convincermi, finalmente inizio a lavorarci davvero. E allora inizia la prima stesura, che è solitamente enorme rispetto a ciò che rimarrà. Creo i personaggi principali, costruisco uno sfondo, geografico ed emotivo, e soprattutto compio la scelta principale, che è quella della “voce”: prima o terza persona? Più o meno dialogata? Più leggera o più pesante? Con quest’ultima opzione mi riferisco soprattutto all’aggettivazione. E poi accumulo pagine e capitoli, spesso alternativi fra loro. A questa prima stesura segue la revisione, una specie di “bella copia”, e questo è il lavoro più difficile. Sono un’artigiana, non un’artista, e quindi a furia di tagliare, limare, modificare e correggere, quel che ne viene fuori è quasi sempre lontanissimo da ciò che immaginavo…

D: I fantasmi di Giulia sembra avere al suo interno più romanzi che tra loro si intrecciano: da una parte il romanzo con protagonisti i vivi, dall’altro quello con protagonisti i morti. Le storie si evolvono prima parallelamente per poi convergere grazie a Giulia, suo malgrado punto di contatto tra i due mondi, in un unico intreccio. È complicato svolgere due narrazioni così diverse o è stato un processo naturale?

R: Ne I fantasmi di Giulia ci sono due registri, è vero. All’inizio, quando quest’idea ha preso forma, ero piena di dubbi. Temevo che ne venisse fuori un gran pasticcio, perché le scritture sono due, ben distinte. La parte dei vecchi fantasmi di casa è quasi tutta dialogata, molto più secca e asciutta, nonostante i personaggi siano quasi antichi. Per contrasto, la storia contemporanea contiene molte descrizioni e a volte ha un vero e proprio sapore di antico. Non è stato semplice, perché dovendo passare continuamente da un registro all’altro, e contemporaneamente tener d’occhio l’intreccio, la successione degli eventi e l’evoluzione dei caratteri dei personaggi, ho dovuto riscrivere parecchie volte gli stessi brani. Ma sono una persona paziente, e poi ho potuto contare su un grandissimo editor, che non mi stanco di ringraziare.

D: Ci presenti Giulia, la protagonista? Cosa ti piace di più di lei?

R: Giulia è un’adolescente per molti versi fuori dal comune. Intanto vive un rapporto meraviglioso e risolto con la sua famiglia. Vive una crisi del tutto normale per la sua età, ma contrariamente a ciò che succede di solito, non la scarica sui genitori o sul fratello minore, anzi: si sforza di interiorizzarla perché tiene immensamente alla serenità familiare, e sa che mostrarla ed esprimerla renderebbe infelice soprattutto sua madre, che Giulia adora. Insomma, conosce il grande segreto della convivenza, che consiste nel preoccuparsi costantemente del bene di chi ti sta accanto. Senza sentimentalismi e sdolcinature che proprio non mi appartengono, ho cercato di dire che una vita familiare piena e rispettosa delle varie individualità, è possibile. Credo sia un tema parecchio fuori moda, a ben pensarci, ma io sono cresciuta così, ed è così che cerco di vivere.

D: Racconti, anche con un certo realismo, di una crudeltà talmente profonda da sopravvivere alla morte. Come gestisci il tuo rapporto con personaggi così negativi?

R: Giulia conosce la crudeltà perché la sua vita interiore è tormentata, incerta, fratturata, e quindi vulnerabile. Ed è questa l’idea forte da cui sono partita: se qualcosa di sbagliato succede e non viene riparato, quella crepa resta tale, e si allarga, e le sue conseguenze ricadranno su chi viene dopo. Al di là della storia di Giulia e della sua famiglia, credo davvero che i torti non riparati, le ingiustizie non emendate, le colpe non espiate, le responsabilità non assunte, creino dei buchi neri nella storia di ognuno di noi. La chiamerei la memoria del male. Per gli storici, non è affatto un concetto originale, e appartiene alla mia formazione, che risale a decenni fa e ogni tanto affiora.

D: Definiresti I fantasmi di Giulia un romanzo di formazione?

R: L’autore non è mai la persona più adatta a definire il proprio lavoro, ma forse tutti i romanzi per ragazzi sono romanzi di formazione: seguono il protagonista per un tratto di strada, un tratto spesso accidentato, e raccontano il superamento degli ostacoli, e i suoi costi, le delusioni, i traguardi. Non sempre le mie storie terminano con una vittoria totale, perché nella realtà non succede mai. Ma con Giulia sono stata molto generosa…

Titolo: I fantasmi di Giulia
Autore: Anna Vivarelli
Editore: Piemme, Il Battello a vapore
Dati: 2013, 214 pp., 8,00 €

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