Quasi ninna, quasi nanna. Sognare chiudendo o aprendo gli occhi

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa - 2013, Orecchio acerbo

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa – 2013, Orecchio acerbo

Che cos’è una ninna nanna? Una filastrocca? Una nenia? Un canto sussurrato? Una cantilena?

Tra tutte le ipotesi non ce n’è una esattamente rispondente, così come non ce n’è una del tutto fuori luogo. Tra tutte, però, dal punto di vista dell’origine etimologica, così come dell’aspetto semantico,  una c’è che, a parer mio, meglio s’adatta a rendere la “Quasi ninna, quasi nanna” di Mariana Chiesa (edita da orecchio acerbo e in libreria dall’11 luglio): si tratta di filastrocca, parola che solo a pensarne le origini già sussurra significati ampi e magici, nata dall’unione del latino filum e del greco – lat. historicus , dal filo lucente della narrazione, dalla tecnica sequenziale e dalla capacità di raccontare. Tecnica e magia del racconto che si intersecano assieme per indurre al sonno, per indurre i sogni.

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa - 2013, Orecchio acerbo

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa – 2013, Orecchio acerbo

Per quanto sia difficile da immaginare, nel contesto della ninna nanna, le parole non sono molte tra queste pagine e non sono nemmeno ripetitive, non c’è un ritornello da mandare facilmente a memoria.

 “Quasi ninna quasi nanna/ farfalla leggera/falena perfetta/ che apre a ventaglio/ la notte le ali”. Questi i versi rimasti tra tutti nella mia memoria, indissolubilmente legati a filo con le illustrazioni, rappresentazioni dilatate o meticolose di momenti onirici, sogni. Ogni tavola racconta di una paura, un gioco, una speranza. Oppure di un momento di crescita, di una ricerca del tepore e dell’affetto materno. Un bimbo legge le parole di Sendak, di Leo Lionni, di Munari: le loro storie già prendono le forme dei sogni quando interviene la ninna nanna a fare da specchio ai timori fatti belve feroci, a dar spazio al gioco da mettere in pratica al risveglio, a tornare al ventre materno, a trasformare in neonati bisognosi di cure, in fanciulli alla scoperta di sé.

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa - 2013, Orecchio acerbo

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa – 2013, Orecchio acerbo

Leggendo, ho riscontrato tanti punti di contatto tra il momento della ninna nanna, quello che porta al sonno e ai sogni, e quello della nascita. Non a caso una delle tavole (che nel libro s’accosta alla parola “misteriosamente”) fa da copertina a uno splendido numero de gli asini, “Benvenuto tra noi. Pratiche e riflessioni intorno al parto e alla nascita”, in cui il giaciglio che culla i sogni è un nido, il cuscino si fa uovo, il gatto dal volto bambino guardiano dei sogni nel sogno, mentre l’immagine assopita del bimbo gatto fa compagnia a un gufo che è chioccia guardiana e guardinga. Misteriosamente, dunque, si passa dal sonno alla veglia, misteriosamente s’abbandona la culla acquatica personale e unica per arrivare al mondo non più liquido della realtà, così come a quello sfumato e vago dei sogni. Misteriosamente ma con una lingua e un fine comune: annunciare l’alba di un nuovo giorno o di una nuova vita.

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa - 2013, Orecchio acerbo

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa – 2013, Orecchio acerbo

ninna nanna coverTitolo: Quasi ninna quasi nanna
Autore: Mariana Chiesa
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 64 pp., 18,00 €

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