L’immortale fascino di Babar l’elefantino

Le storie di Babar, Jean de Brunhoff - 2013, Donzelli

Le storie di Babar, Jean de Brunhoff – 2013, Donzelli

Nella grande foresta è nato un elefantino. Si chiama Babar. La sua mamma gli vuole molto bene e per farlo addormentare lo culla con la proboscide cantando dolcemente.

Queste le prime parole che introducono la storia di Babar, celebre elefantino nato dalla fantasia di Cécile de Brunhoff e poi narrato e illustrato dal marito Jean, artista parigino, che dal 1931, data della sua prima pubblicazione, assieme a Nel Paese dei mostri selvaggi e Pinocchio, ha visto centinaia di ristampe e traduzioni (celebre quella in inglese del 1933 ad opera di A. A. Milne, autore dell’altrettanto noto Winnie the Pooh) entrando a far parte dell’immaginario più familiare dei bambini di decine di generazioni.

Le storie di Babar, Jean de Brunhoff - 2013, Donzelli

Le storie di Babar, Jean de Brunhoff – 2013, Donzelli

Chissà se Walt Disney pensava a questo incipit quando dieci anni dopo, nel 1941, raccontava la storia di Dumbo… lo dico perché quando ho ripreso in mano le storie di Babar grazie all’ultima edizione di Donzelli, che raccoglie tutti i racconti, l’immagine della Signora Jumbo che infila faticosamente la proboscide tra le sbarre della sua cella per raggiungere il piccolo Dumbo e cullarlo cantando una struggente ninna nanna è stata la prima a venirmi in mente. Nel film Disney come tra le pagine di Brunhoff, la storia dei due elefantini incomincia proprio quando le mamme escono di scena, quella di Babar ancora più tragicamente della signora Jumbo, un cacciatore, infatti, la uccide; da allora per Babar la vita cambia radicalmente: per sfuggire al cacciatore abbandona il suo luogo selvaggio per trovare rifugio in città (tendenza assolutamente figlia dell’epoca e del tutto contraria alla nostra contemporanea in cui semmai il percorso è all’inverso, dalla città alla natura).

Le storie di Babar, Jean de Brunhoff - 2013, Donzelli

Le storie di Babar, Jean de Brunhoff – 2013, Donzelli

Dal ritrovarsi sperduto e affranto Babar trova conforto nello shopping e, dopo aver ricevuto in dono del denaro da un’anziana signora che diverrà sua amica si reca ai grandi magazzini e si dedica all’acquisto di vestiti eleganti, ansioso di adeguarsi all’atmosfera cittadina, di umanizzarsi. Questo rapido processo di umanizzazione si radica in Babar al punto di tornare dai suoi cari selvaggi per civilizzarli, vestirli di pizzi e merletti, abituarli all’uso delle posate e a vivere in un bellissimo Palazzo (feudo) con un grande giardino, il cui senso si perde, considerato che sbocca su un’immensa distesa verde, e che invece sottolinea il desiderio di circoscrivere, di creare un recito alla Robinson Crusoe maniera. Quando i rinoceronti rifiutano questo processo di civilizzazione, colonizzazione, vengono affrontati e sconfitti. Una volta instaurato e consolidato il proprio potere, Babar, ormai cresciuto, può tranquillamente crearsi una famiglia e intraprendere avventure nelle quali, comunque, l’attenzione ai vestiti e alle ricorrenze di rappresentanza non diminuisce mai.

Mi domando quanto il lato affettivo e il gusto della memoria condivisa contino nel perpetuare il successo di Babar e delle sue avventure. Ma le mie domande puntigliose e la mia lettura ipercritica non bastano a sopperire alla curiosa tenerezza che questo elefantino in ghette suscita naturalmente. Le illustrazioni sono splendide e presentano una novità per come era inteso l’albo illustrato all’epoca; non mi dilungo nel descriverle, giacché una voce molto più alta l’ha già fatto in passato “Tra il 1931 e il 1937, Jean de Brunhoff ha compiuto un’opera che ha cambiato per sempre il volto del libro illustrato. Nessuno prima di lui è riuscito a concepire l’illustrazione a doppia pagina con pari effetto drammatico e di sorpresa. Le righe di testo che scorrono alla base delle immagini sono così semplici ed efficaci che l’arte letteralmente sboccia da esse”. (Maurice Sendak)

Tra gli estimatori celebri del re elefante oltre i già citati Milne e Sendak c’è anche un celebre compositore, Poulenc; se ne avete voglia potete ascoltare qui di seguito come musicò le sue avventure.

519Q6pjsUDL._Titolo: Le storie di Babar
Autore: Jean de Brunhoff
Editore: Donzelli
Dati: 2013, 320 pp., 32,00 €

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