Il fico più dolce ha il sapore del riscatto

Il fico più dolce, Chris Van Allsburg - 2013, Logos edizioni
Il fico più dolce, Chris Van Allsburg – 2013, Logos edizioni

Monsieur Bibot è irritante, egoista, bigio. Un dentista dedito al guadagno senza scrupoli, un uomo solo e rigido, avido. Si presenta per quello che è senza filtri, a parte quello seppia che rende ogni tavola una foto virata su toni sofisticati, non instaura nessun rapporto di empatia con il lettore, è arido eppure è un protagonista forte che coinvolge, del quale si è portati a voler conosce il destino.

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Il fico più dolce, Chris Van Allsburg – 2013, Logos edizioni

D’altra parte è esattamente questo il delizioso meccanismo di fascinazione iperrealista cui Chris Van Allsburg ci ha abituati: con un uso sapientissimo dei tempi sospesi la narrazione coinvolge in qualsiasi minimo accidente capiti al pur scostante protagonista offrendo prospettive e nel lessico e nelle illustrazioni, che rendono la lettura partecipe.

Monsieur Bibot, lo dicevo prima, è un dentista. Un giorno si presenta nel suo studio una vecchina sofferente alla quale pratica un intervento d’urgenza sperando in un compenso extra. La paziente però non ha soldi per pagare, gli offre tuttavia due fichi, precisando come essi abbiano delle proprietà magiche: sono infatti capaci di realizzare i sogni di chi dovesse mangiarli. Sdegnato da questo misero compenso, e assolutamente scettico, il dentista prende comunque i frutti e li porta a casa.

Il fico più dolce, Chris Van Allsburg - 2013, Logos edizioni
Il fico più dolce, Chris Van Allsburg – 2013, Logos edizioni

A casa ad attenderlo c’è un cagnolino, Stuart, che Bibot maltratta e al quale non offre nessun tipo d’affetto o attenzione tutto preso com’è dal preservare l’ordine e mantenere la disciplina; quello tra questo padrone e il suo cane ricorda il rapporto prevaricante padrone/schiavo, che induce chi legge a disprezzare il primo e prendere le parti del secondo. A cena quella stessa sera Bibot consuma uno dei fichi, che si rivela delizioso. La mattina seguente il dentista si ritrova in situazioni surreali: suo malgrado al centro dell’attenzione di tutti perché è sceso in strada in canottiera e mutande mentre la Torre Eiffel appare ripiegata su se stessa… esattamente come nel sogno della notte precedente.

Il fico più dolce, Chris Van Allsburg - 2013, Logos edizioni
Il fico più dolce, Chris Van Allsburg – 2013, Logos edizioni

Da qui in poi il metodico Monsieur Bibot sarà tutto teso a sognare ciò che desidera per poterlo veder realizzato. Giorno dopo giorno si sforza di concentrarsi su questo obiettivo e quando, notte dopo notte, vi riesce, finalmente decide che è la sera giusta per mangiare il secondo fico. Stuart però, stanco di maltrattamenti e desideroso di rivalsa, ruba il fico dal piattino in cui Bibot l’aveva riposto e lo mangia. Da qui in poi è un rocambolesco avviarsi verso un finale che capovolge tutto: storie, protagonisti, punti di vista e sogni. Un finale sorprendente e dolcissimo di quella dolcezza dei fichi: pastosa, mai stucchevole, pungente.

Lettura imperdibile pervasa da un senso dell’ironia raro che consiglio ai lettori dai sette anni in su e, vivamente, ai loro genitori.

Pagina dopo pagina le fiabe cui questa mi ha fatto pensare sono state diverse, ognuna per ragioni differenti: Le fate e I tre desideri di Perrault e Il fagiolo magico.; provate a rileggerle. Un’ultima cosa: ricordate della consuetudine di Chris Van Allsburg di nascondere in una delle tavole di ogni suo libro un terrier di nome Fritz. Naturalmente Fritz è anche in questa storia, riuscite a trovarlo?

copertinaTitolo: Il fico più dolce
Autore: Chris Van Allsburg
Editore: Logos
Dti: 2013, 35 pp., 15,00 €

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Non l’ho letto ma mi piace #2 – “Radici” e “Animali” Else edizioni

“Poi un giorno me ne sono andata anche io come le foglie in autunno e come fece un giorno mia madre.” Eritrea, Ciad, Afghanistan, Palestina, Algeria, Bangladesh, India, Romania. Donne e uomini con radici lontane da qui e tra loro. Non l’ho letto, ma mi piace Radici, per diverse ragioni: perché l’ho sfogliato e sono rimasta impressionata dalla qualità del libro in sé e per sé; perché l’idea di unire diciassette voci, e diciassette storie, e diciassette diversità in un’unica radice per mezzo della lingua (anch’essa, quella italiana, a tutti comune ma per tutti diversa) è uno di quei sogni che raramente speri si possano realizzare; perché di questa nuova casa editrice condivido, tra gli altri, uno dei principi fondanti: attribuire alla generosa ingegnosità di un gruppo di dilettanti il valore che le è proprio: quello della crescita per mezzo della condivisione. Un libro interamente fatto a mano, dalla stampa serigrafica, alla cucitura fino alla rilegatura. E poi la storia, le storie di diciassette alberi: l’albero di Neem e quello degli antenati, l’albero delle banane rosse e quello del deserto, l’albero del dubbio e quello della paura…animali

Nella lista dei libri da comprare per leggerli, perché certamente mi piacerebbero, c’è il nuovo Animali, sempre di Else edizioni,  un libro in cui le immagini degli animali diventano il punto di partenza di un sogno a occhi aperti: un punto dal quale chi sogna si allontana per intraprendere un viaggio verso l’infanzia. Un viaggio verso l’innocenza e la bellezza di chi non sa di essere bello. Come i bambini, come gli animali.

“Appena a casa, lo circondavamo e gli chiedevamo di raccontarci la sua storia, la storia del cammello Deldal. Ci sedevamo in cerchio e ci coprivamo tutti con una grande coperta che aveva cucito nostra madre. Poi lui prendeva una dose di tabacco, la metteva tra la gengiva e il labbro e cominciava a raccontare. Nostalgia per il tempo passato, quando ci penso mi viene da piangere, come da bambino piangevo tutte le volte che nella storia il cammello Deldal veniva ferito e mio padre lo abbracciava.”

Qui ed ora, da adulti, è con gli occhi del bambino che ricordiamo l’animale, quello che ha lasciato in noi un’impronta, una traccia che spesso ci riporta indietro a persone e paesaggi perduti, ad eventi tristi, al calore di casa prima della migrazione, alla nostalgia che a volte ci pervade. Con questi occhi ci affacciamo in un mondo in cui l’esistenza degli animali, soprattutto quelli selvatici, ci fanno ancora sperare nell’esistenza dell’uomo. E ci lasciamo finalmente osservare dai loro sguardi vigili e diffidenti, sguardi di esseri così simili e così diversi, in cui forse ritrovare le nostre origini.

Radici_cover_bigTitolo: Radici
Autori: Amin Abbasi, Hassan Aboubaker, Amir Aidoud, Jesmin Akter, Mukta Akter, Malika Baouni, Resia Begum, Djikoloum Victoria Beinadji, Mossamad Razia Chowdhury, Catalina Donos, Beauty Hasina Akter, Mohamed Ibrahim, Ma’mon Khalaf, Kiran Sahna, Shahanaz Sarkar Nalee, Roxana Maria Sopirla, Shadamgul Zadran
Editore: Else
Dati: 2010, pp. 40, 30,00 €

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Animali_cover_bigTitolo: Animali
Autore: Loana Atomulesei, Malika Baouni, Resia Begun, Oleg Chyryk, Alkali Danjo, Ajub Ibrahim, Ahmed Jamal, Ma’mon Khalaf, Amdy Ka, Adama Konate, Solomon Moges, Adam Mohamed, Kiran Sahana, Shahanaz Sarkar Nalee, Thigiste Welday, Charity Uisponmwan, Shadamgul Zadran; Le immagini sono di Slim Fejjari
Editore: Else
Dati: 2012, pp. 40, 30,00 €

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Miss Charity

Beatrix Potter (1866–1943) "My rabbit Peter is so lazy." Autograph letter signed to Noël Moore, 4 February 1895
Beatrix Potter (1866–1943) “My rabbit Peter is so lazy.” Autograph letter signed to Noël Moore, 4 February 1895

Un bel volume corposo, di quelli che leggendo scorri le pagine per appurare che sì, meno male, ne rimane ancora parecchio da leggere; di quelli con una struttura forte, non rapida, indugiante piuttosto; di quelle dai personaggi che non deludono, che nonostante tutte le loro umane contraddizioni o debolezze, rimangono fedeli a sé stessi concedendosi e concedendo al lettore, però, tensione, colpi di scena, ardite imprese e capovolgimenti d’intenti.

Miss Charity è una bambina, poi donna, e la storia è sua non solo perché ne racconta le quotidiane avventure ma anche perché è proprio pervasa dal carattere gioioso, cocciuto, dolce, controtendenza e ironico (autoironico) della fanciulla. Ma non è questo il fulcro originale del romanzo; non sta qui il suo fascino… di ragazzine ribelli che si ritrovano fuori posto in una famiglia e in una società che vorrebbe domarle e le desidera diverse, la letteratura è zeppa. Il fulcro originale del romanzo è che è zeppo di letteratura e di riferimenti più o meno velati a romanzi, protagonisti, autori. I due esempi più manifesti sono chiaramente quello a Beatrix Potter (di cui la stessa autrice, la francese Marie-Aude Murail, dichiara di aver voluto fare un fake, una non-biografia) e quello a Shakespeare, le cui parole sono filo conduttore di ogni passo della protagonista, che ne impara, e recita, intere opere a memoria.

Charity Tiddler è quindi Beatrix Potter ma potrebbe ben essere Mary Lennox, così come Elizabeth Bennet: ciascuna con un giusto sprezzo delle norme e delle regole dell’amore, un po’ più di talento per gli acquerelli, un po’ più passione per gli animali. “Si potrebbe pensare che io vivessi da sola nella nursery, in mezzo a rane e topi. E l’idea non è nemmeno troppo lontana dalla realtà. Venivo chiamata solo di rado in sala. Mamma era una di quelle persone per cui un bambino poteva al massimo essere visto, ma mai sentito”.

Charity vive nell’800 ed è circondata da co-protagonisti che sempre si incrociano senza mai contaminarsi, senza mai cedere al proprio passo: c’è il passo sfrontato del ragazzetto, poi uomo (Kenneth Ashley), che pare sempre sul punto di smarrirsi ma mai si perde; c’è la madre, pervasa da uno spirito conservatore impermeabile anche all’evidenza; c’è la tata folle, forse perduta, sempre presente; c’è la tutrice, lieve, fragile, portatrice di un’amicizia che è forte, vera. Protagonista di una storia d’amore intensa e vivificante di riscatto; c’è l’editore che fa un passo molto lungo, per nulla lungimirante, che si rivela straordinario; ci sono le cugine che si muovono solo nelle sale dell’alta società e i cui passi sono solo di danza (preferibilmente nuziale); e infine ci sono gli animali di Charity attorno ai quali tutto ruota, anche il talento della ragazza per il disegno, per le storie, per la libertà.

Si tratta di un romanzo delizioso, scritto con levità e denso di un tanto che non è mai troppo. Lo consiglio vivamente e lo raccomanderei come lettura nelle scuole secondarie.

51e4NeW6-dL._Titolo: Miss Charity
Autore: Marie-aude Murail
Editore: Giunti
Dati: 2013, 480 pp., 12,90 €

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Un costoso regalo da un dollaro e ottantasette centesimi

Questi paragrafi raccontano una storia, che è la storia di un uomo, giornalista e cronista che, per un incrocio di fato e sfortuna, si ritrova privo di realtà da raccontare, chiuso, da innocente, tra le mura di un carcere americano. è la storia di un giornalista che è vittima dell’ironia della sorte e, a causa di questa amara ironia si scopre e si esercita scrittore, scrittore di short stories; questi racconti brevi li nutre di ciò che ha a disposizione: trasla l’esperienza di giornalista nel redarre storie inventate, iperrealistiche; considera con ironia ogni storia, ogni protagonista da lui inventato; scopre nuove realtà mentre familiarizza con una sola, quella della solitudine e della reclusione.

Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit - Orecchio acerbo 2013
Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit – Orecchio acerbo 2013

Si avvicina Natale e si porta come ogni anno appresso quella mistura dolce di gioia, ebrezza, generosità, luce, candore, rinnovamento e rinascita, attesa. Si avvicina il Natale e con esso quella mistura dolce giorno dopo giorno si fa carico di altri ingredienti che, in piccole dosi, non guastano, specie se tra di essi vi è l’osservare con distacco la frenesia dell’apparire.

Ecco, mi pare che O. Henry si conceda la libertà e la grazia di guardare ai suoi protagonisti di questa storia di Natale (Il dono dei magi) con uno sguardo che ha le stesse caratteristiche dell’attesa, dell’attesa dei giorni che precedono il Natale: ama Della e ama il suo Jim quasi più di quanto loro stessi non si amino fra loro; ne tratteggia i contorni con una delicatezza materna che li rende amabili, come fragili, cristallini, da non toccare, solo sfiorare. Dei personaggi così carichi di intensità da mettere soggezione, da infondere tensione ad ogni parola, ad ogni loro piccolo moto, ogni piccolo passo.

Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit - Orecchio acerbo 2013
Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit – Orecchio acerbo 2013

Le parole, però, pesano, e nel descrivere rivelano quegli ingredienti in più che rendono unicamente gustosa la mistura di cui sopra: ironicamente tagliano laddove è eccessivo, considerano laddove è necessario. Dai gesti esagerati e emotivamente grotteschi di Della che urla e si dispera lasciandosi andare su un divano logoro che ne rivela la povertà, si passa a un resoconto distaccato e al contempo partecipe del contesto in cui la ragazza vive assieme al suo amore Jim, unica sua consolazione in una vita misera. Della ha un desiderio e il non poterlo realizzare la fa disperare; il desiderio è fare a Jim un regalo per Natale che sia degno di Jim. Non ha soldi, però, e non ha nulla di valore da vendere per procurarsene abbastanza. Nulla a parte degli splendidi e lunghissimi capelli. Non ci pensa su due volte e generosamente rinuncia alla sua cosa più bella (considerando però che forse Jim nella sua perfetta perfezione possa non apprezzarne più la bellezza senza di essa). Coi soldi che ne ricava compra a Jim una preziosa catena da orologio, giacché Jim ne possiede uno da taschino prezioso che però non può mai sfoggiare a causa del cordino di cuoio con cui lo lega e, appagata, torna a casa a farsi dei ricci con la poca chioma che le resta, sperando di piacergli ancora. La storia prosegue lineare, fino all’ingresso in scena di Jim che nota, chiaramente, i capelli corti di Della. Da qui in poi si apre la via a quello che i greci antichi chiamavano aprosdoketon per rendere l’inatteso frutto dell’attesa, per deludere un’aspettativa o per sovvertire quella che ci si aspetta, per cui no, Jim non lascia Della, piuttosto gli eventi di rivelano molto più ironici e divertenti non perdendo mai il retrogusto così artatamente confezionato di amore, dedizione e rinuncia.

Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit - Orecchio acerbo 2013
Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit – Orecchio acerbo 2013

Da un albo sul Natale ci si aspetterebbe molto bianco. E anche per illuminare ogni tavola ci si aspetterebbe l’uso del bianco. No, qui Ofra Amit per illuminare usa il rosso. è il rosso della passione, il rosso intenso della generosità, della rinuncia del sé per l’altro; è quello delle stelle di Natale che ritornano in quasi tutte le tavole, imperando in alcune, in un flusso vertiginoso di colore. Così come sono vorticosi e avvolgenti i capelli di Della, lunga appendice dei suoi pensieri.

Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit - Orecchio acerbo 2013
Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit – Orecchio acerbo 2013

La prima tavole ritrae Della sul divano, gli occhi non visibili da un taglio che sposta la prospettiva sulle labbra rosse, serrate dalla tensione e dalla frustrazione che rimanda alle poche monete che, muovendosi da una mano all’altra, contano e sottolineano il disagio della donna. Nella penultima tavola, prima di lasciare spazio a un abbraccio rasserenante e pieno, è Jim ad essere seduto sullo stesso divano, anche lui privo di uno sguardo che è affidato al lettore che, anche stavolta, indugia sulle sue labbra, questa volta incurvate da un sorriso che cancella la stanchezza dalle guance adombrate dalla barba di una giornata molto faticosa e invita a voltar pagina e tornare indietro a cercare tracce (le catenine che si sostituiscono ai capelli di Della) della sorpresa finale, a cercare conferme di questo amore così profondo che  vive di stenti e vorremmo noi stessi nutrire e ci induce a farlo con letture e riletture.

il dono dei magiTitolo: Il dono dei magi
Autore: O. Henry, Ofra Amit
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 48 pp., 16,00 €

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Ernest e Célestine. Un libro, un film, gli albi e la rivoluzione dell’amore

ernest-e-celestine-12L’amore è rivoluzionario; l’amore, quello vero non conosce paura, non si arresta dinanzi agli ostacoli, non concepisce colori o dimensioni. L’amore, quello vero, nasce con la cura, e la cura, in questo caso, è quella delle mani enormi di un orso, goffe nell’ingozzarsi di dolciumi, imbranate quando si tratta di far piano, lievi quando è il caso di suonare o di accorrere in aiuto; è delle mani minuscole di una topolina che dipinge e dipingendo dà voce ai suoi disagi (non vuol fare quello che gli altri le impongono) ai suoi sogni (liberare se stessa dalle convenzioni) e alla realtà, che non è quella che gli altri raccontano e temono.ernest-e-celestine15

L’orso è Ernest, la topolina Célestine. Entrambi nascono dagli acquerelli (e dal segno che diviene senso) di Gabrielle Vincent. La premessa necessaria è che le storie della Vincent, così come i numerosi albi della serie che dedica ad Ernest e Célestine, sono deliziose, tenera, avventurose e anticonformiste; un percorso di decostruzione allegro e sfrontato, fatto di elegantissimi acquerelli, che consiglio a tutti. Ma cosa hanno a disposizione i bimbi italiani per fraternizzare e innamorarsi di questo orso burbero e di questa topolina decisa e intraprendente? Molto, si direbbe, molto poco, direi io che per gli originali sono sempre di parte.ernest-et-celestine10

Gallucci offre un albo ispirato alla serie omonima dell’autrice belga, sostanzialmente l’albo del film, e il film stesso (uscito nel 2012 di Benjamin Renner, Vincent Patar e Stéphane Aubier); Feltrinelli ha pubblicato invece un romanzo che altro non è che la sceneggiatura del film ad opera di Pennac.

Incomincerei dal film, assolutamente da vedere tutti assieme, in famiglia. Delizioso, raffinato molto intenso, l’humus in cui si sviluppa è quello fecondo delle storie originali, la sceneggiatura è calzante e vibrante, senza forzature. Il romanzo, invece per quanto ben scritto e per quanto di Pennac, altro non è che la sceneggiatura del film. Chiamarlo romanzo mi pare eccessivo ma rimane un buon mezzo per conoscere Ernest e Célestine, appassionarsi e andare alla ricerca degli albi illustrati originali. Sebbene non vedo perché non lasciare questo compito al medium per cui era stato pensato, ovvero il film.ernest-e-celestine-07

Tutto incomincia grazie a un incidente, anzi, all’incrociarsi di due sfortune: la prima, quella di Célestine che, per imposizione della società dei topi cui appartiene, deve andare in giro la notte a rubare quanti più denti possibile (i denti servono per sostituire gli incisivi, nel momento in cui si consumano, grazie ai quali i roditori sono quello che sono). Sembrerebbe semplice, e d’altra parte quello di raccogliere i dentini è da sempre compito dei topolini; il fatto è che la raccolta avviene nel mondo “di sopra” quello degli orsi. Ebbene, Célestine di questa vita e di questo lavoro non vuol saperne, vuol fare la pittrice, e inoltre non teme gli orsi come gli altri topi e questo è uno scandalo, quindi affronta il compito con una certa leggerezza che le costa una disavventura a causa della quale finisce in un bidone della spazzatura. L’altra sfortuna è quella di Ernest che mendica e fa il clown e nel farlo fa la fame, per cui è costretto a frugare nei rifiuti. Frugando scova Célestine e assieme interrompono la catena della tradizione: Ernest dovrebbe mangiarla ma non lo fa. Purtroppo il film dura solo il tempo di un film.

Per fortuna sempre Gallucci ha pubblicato due degli albi originali (Ernest e Celestine hanno perduto Simeone Ernest e Celestine musicisti di strada) e un terzo è in arrivo, non c’è che da aspettarli tutti.

A caccia di alieni partendo dalla Terra

a caccia di alieni 1A caccia di alieni: il tema di questo libro è tra i più classici, si parla appunto di alieni, ma l’impostazione è assolutamente originale.

Intanto originale è l’accostamento tra l’elemento irrazionale e fantastico e quello razionale e scientifico; poi, su tutto, l’approccio: l’universo è immenso e, data la sua immensità, non è del tutto da escludersi che in qualche angolo nello spazio ci siano forme di vita, altre forme di vita, magari anche intelligenti. Trovarle è cosa ardua, provare a farlo può invece rivelarsi abbastanza semplice se si sposta l’attenzione dallo spazio alla Terra.a caccia di alieni 2

Perché sì, il nostro pianeta è certamente popolato da esseri senzienti (sebbene con una gran dose di simpatia Margherita Hack disse un giorno a un bimbo che le chiedeva se esistessero altre forme di vita intelligenti che certamente ce ne sono ma si fa tanta fatica a trovare forme di vita intelligenti sulla terra, perché sprecare le nostre energie a cercarle altrove?) per cui forse sarebbe più semplice concentrarsi a capire e studiare quali siano state le cause e le condizioni che hanno reso possibile la presenza della vita sul nostro pianeta. Perché esso sia perfetto per ospitare la vita, quali siano stati gli ingredienti che si sono resi necessari affinché si sviluppasse, in quale punto dell’universo potrebbero essercene di simili.

Il manuale (dal formato pratico per essere portato in giro e studiato in qualsiasi momento a mo’ di guida) scritto da Mark Brake non a caso porta un sottotitolo: A caccia di alieni – guida galattica per futuri astrobiologi. Perché la biologia conta moltissimo. Grazie ad essa si potrà osservare come sulla nostra Terra ci siano zone calde, aride, inospitali e altre fredde, gelide altrettanto inospitali tanto simili ad alcuni pianeti del nostro sistema solare. Dal confronto si potrà fare il punto sui luoghi in cui è assolutamente vano cercare forme di vita, così come, al contrario, si potrà cominciare a ragionare sugli elementi necessari affinché la vita ci sia.a caccia di alieni 3

Passo dopo passo (ad ogni argomento è dedicato lo spazio di due pagine), dopo una certa dose di studio e curiosità si potrà arrivare a domande molto complesse e splendide: è possibile comunicare con gli extraterrestri? Non saranno già stati loro sul nostro pianeta senza che noi ce ne fossimo accorti? Veniamo noi stessi dallo spazio?

Riuscirà qualche futuro astrobiologo a darci delle risposte?

Titolo: A caccia di alieni
Autore: Mark Brake
Editore: Editoriale scienza
Dati: 2013, 112 pp., 7,90 €

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Casa di fiaba o la fiaba della casa

Casa di fiaba, Giovanna Zoboli & Anna Emilia Laitinen - 2003, Topipittori
Casa di fiaba, Giovanna Zoboli & Anna Emilia Laitinen – 2003, Topipittori

Compiute, composte e vaste le tavole di questo raffinato albo nato dalla comunione del gusto di Giovanna Zoboli e Anna Emilia Laitinen.

Compiute, giacché ogni casa raccontata è interprete di una storia a sé stante e, solo per mezzo di se stessa, ne narra dettagli, risvolti e protagonisti.
Composte per il senso di tranquillità e grazia che comunicano ma anche perché segno composito di elementi tra loro diversi e multiformi.
Vaste giacché aprono alla vista e all’immaginazione panorami immensi: si guarda e legge e si racconta di luoghi straordinari, vicini e lontanissimi, irraggiungibili e quotidiani; si ascolta e si raggiungono luoghi fantastici, talvolta freddi, talvolta caldi; si chiudono gli occhi e la sensazione è magica, mescola il ricordo con il presente, la realtà e l’immaginazione e infonde un senso molle di entusiasmo come solo i sogni, i bei sogni, sanno fare.

Casa di fiaba, Giovanna Zoboli & Anna Emilia Laitinen - 2003, Topipittori
Casa di fiaba, Giovanna Zoboli & Anna Emilia Laitinen – 2003, Topipittori

Sono case incantate, ciascuna nel suo originale e unico patchwork di fantasie nordiche dai colori freddi che si fanno caldi in innesti di rosa, amaranto e ocra. Sono case che rimandano a favole familiari, dalla melodia conosciuta e nel rimandare ad esse cambiano facciata: l’inquietante casa della Baba Yaga perde tutta la sua carica angosciante per tramutarsi in un placido faro con le zampe a mollo in uno specchio d’acqua che non è mare e non è fiume. Piuttosto riflette un cielo plumbeo illuminato dal cono di luce che parte da questo faro (torre di pietra, conchiglia di luce) per incrociarne un altro emesso da un altro faro che illumina ma al contempo è illuminato da lanterne, da fiori, dalla vita vibrante di un cestino che è un dono che parte da questa casa per raggiungere l’altra.

Casa è tutto ciò che si può immaginare, casa, nelle parole di Giovanna Zoboli, è un nido d’uccello, è una casa crollata, casa alveare, un’ampolla incantata. Ma proprio perché la casa è effettivamente un luogo simbolico ancor più che un luogo, ciascun bambino aggiungerà la propria rima a questa lunga poesia che fa pausa solo il tempo di sfogliare; che ha il ritmo di una filastrocca e l’intensità di una fiaba.

Case-di-fiabaTitolo: Casa di Fiaba
Autore: Giovanna Zoboli & Anna Emilia Laitinen
Editore: Topipittori
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

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Intervista apparsa su “Il Quotidiano della Calabria”, 30/10/2013

Su “Il Quotidiano della Calabria” (30 ottobre 2013, pag. 44) si parla di AtlantideKids!

44 Cultura Calabria

Leggere e crescere l’agenda è sul blog

Con AtlantideKids Barbara Ferraro suggerisce libri ed eventi culturali da proporre ai ragazzi
di ISABELLA MARCHIOLO

GLI italiani leggono sempre meno, in Calabria, poi, la classifica precipita in picchiata. Volendo farsi scoraggiare dai numeri non sembra più il settore giusto su cui investire tempo e passione (oltre che aspettative economiche), eppure c’è chi, come Barbara Ferraro, lavora da anni nell’ambiente dell’editoria e non ha intenzione di cambiare.

Originaria di Acri e residente a Roma con la famiglia, madre di due figli, dopo diverse esperienze insieme a editori e operatori del teatro nel campo della letteratura per l’infanzia, da tre anni ha fondato un blog, AtlantideKids, dove dà il suo contributo alla promozione della lettura recensendo tutto ciò che le librerie offrono per il target dei bambini e ragazzi. Che, secondo le statistiche, pare essere quello che salverà i libri: nel generale trend negativo infatti sono loro, i più giovani, a trainare il mercato italiano.

«Credo sia vero – dice Barbara- ma purtroppo è vero anche che in una nazione in cui non si legge da adulti si leggono le cose sbagliate pure da bambini. In questo target la percentuale sale grazie ai libri di facile consumo, che del libro hanno solo il supporto, tutto il resto è intrattenimento leggero, confusione, colori sguaiati, finte morali. Consumi che non lasciano il segno,che non impegnano e non coinvolgono. In Italia – aggiunge – manca

la lettura consapevole, non si educa a leggere. Sono rari i bambini ai quali si dà l’opportunità di metabolizzare, di scoprire come nascano e si evolvano le storie». AtlantideKids prova a indirizzare i genitori verso libri stimolanti da proporre ai figli. Ma non solo: a rendere originale l’iniziativa di Barbara Ferraro è un’agenda on line su eventi legati al libro a cui i bambini possono partecipare, dai reading animati agli itinerari legati alla letteratura. Ed è un rapporto di fiducia tra mamme, perché Barbara sperimenta sul campo con i figli tutto quello che consiglia: atlantidekids.wordpress.com si presenta come un taccuino per “leggere, fare, visitare, crescere” tra titoli (la blogger ammette una predilezione per l’albo illustrato, «strumento essenziale per fornire ai bambini la capacità di costruire un proprio gusto che si discosti da quello dell’omologazione»), calendari settorializzati per chi ama le fiabe, l’archeologia o le scienze, e post dedicati alle app. Con attenzione alle produzioni “indipendenti” ma senza snobismo: «Harry Potter, Geronimo Stilton, I diari di una Schiappa… molti genitori storcono il naso ma possono essere letture complementari valide alla quali è necessario alternare i classici, nelle loro versioni originali, gli albi illustrati, i fumetti di qualità».

Tornando all’agenda, per ora le segnalazioni riguardano prevalentemente Roma e dintorni, ma c’è qualche suggerimento replicabile in Calabria: «Tra le cose più belle – dice Barbara – organizzate a Roma per i bambini ci sono le passeggiate archeologiche o i laboratori di lettura al Parco dell’Appia antica. Iniziative come queste sarebbero semplicissime da mettere in atto in Calabria; leggere, ad esempio, libri d’avventura in uno dei castelli dei nostri borghi antichi».

Aspettando che qualcuno colga le idee (e che qualche ente le sostenga) ai genitori calabresi propone di «tenere d’occhio le attività di Nati per Leggere e, nei mesi estivi, le letture di Flashbook, libri ad alta voce in luoghi all’aperto,eventi ad accesso gratuito». A proposito di costi, ogni madre e padre sa quanto pesi sul bilancio familiare la programmazione del tempo dei figli, che viene riempito soprattutto dallo sport, importante ma non alla portata economica di tutti. Minor interesse destano nei genitori le attività culturali, che invece, dove esistono, hanno costi più contenuti. E’ ancora un fatto di educazione? Barbara Ferraro, che tra l’altro ha lavorato con la Fondazione Roberto Rossellini («ho scoperto nel regista un cantastorie eccezionale»), e il Teatro la Fenice di Venezia raccontando l’opera ai bambini, commenta: «Iniziative come quelle che segnalo nel mio blog sono molto impegnative per progettazione e messa in opera; necessitano di varie competenze, come quella di riuscire a rapportarsi con un pubblico esigente come quello costituito da bambini. Se un libraio decidesse di dedicare un pomeriggio a settimana alla lettura ai bambini avrebbe un pubblico interessato e numeroso; molti, ne sono certa, rinuncerebbero al calcio o al nuoto per parteciparvi (e i genitori sarebbero felici di spendere molto meno) ma se il libraio non ha gli strumenti per farlo con competenza sarebbe controproducente. Peccato che di librai lungimiranti, istituzioni museali attente, scuole dinamiche o biblioteche vive ce ne siano pochi».

Con la Calabria Barbara mantiene un legame forte (tanto che, per restare in tema di lettura, rispondendo a queste domande pensa subito al riscontro che avranno su chi le leggerà da qui, sul nostro giornale). «Ho vissuto in Calabria – racconta – fino a quando non l’ho dovuta lasciare per l’università. Da allora ho un rapporto con essa come soffice, ovattato giacché ritorno quando è scintillante perle luci natalizie o per quella estiva del sole, che solo in Sila assume il colore ambrato che associo al ricordo. È il luogo degli affetti, dell’infanzia; il posto in cui ritrovo i miei cari. Ma in certe occasioni la Calabria inciampa ancora sul pregiudizio; è sempre meno forte, sempre più relegato in un angolo, ma ancora c’è, e macchia quest’immagine bianchissima che ho della mia terra».

44 Cultura Calabria