The Hunt, The Prey… aspettando maggio per The Trap di Andrew Fukuda

Ci sono cose che un umano non può permettersi di fare tra le pagine di The Hunt, la saga di Andrew Fukuda: sudare, piangere, stancarsi, non cedere al sonno, non stringere amicizia, non mangiare in pubblico frutta o verdura e certamente altre decine di cose che ho dimenticato e che, se fossi in quello spazio, in quella situazione, in quell’incubo, mi sarebbero certamente costate la vita.

Si tratta certamente di un libro (una saga) horror. Ma si tratta anche di una serie di romanzi molto ben orchestrati sul contrapporre una caratteristica con la sua nemesi: l’umanità contro l’inumanità, laddove per umanità si intende ogni manifestazione di debolezza in uno scenario in cui, dopo un’apocalisse, una qualche peste, un qualche esperimento genetico, tutti sono incrollabili, resistenti, perfetti, glabri. Statue semoventi e agili, bianche come il marmo, la cui eleganza decade istantaneamente nel momento in cui sentono odore di Eminide (o umano, per usare un termine più familiare); allora divengono potentissimi e debolissimi al contempo, schiavi di una fame istintiva che cerca sangue e che li manovra e sprona anche nelle situazioni più estreme, in quelle in cui potrebbero perdere la vita.

Gente (così viene definita durante tutta la narrazione la popolazione “vampira”) e Eminidi contrapposti laddove questi ultimi sono in cattività e in via d’estinzione. Solo alcuni vivono mimetizzati tra la specie più potente e dominante; tra di essi Gene, un ragazzo che, dopo la morte del padre, è convinto di essere rimasto l’unico Eminide in vita e che porta avanti un’esistenza fatta di attenzione altissima, studio, controllo e privazioni. La Gente vive di notte in un tempo che si colloca tra l’ipertecnologia e l’arretratezza più completa (ci si sposta solo in carrozze trainate da cavalli) mentre dorme di giorno, serrata in case a tenuta stagna contro la luce, appesa al soffitto; mangia carne grondante sangue e di notte lavora, va a scuola, partecipa a speciali giochi, detti cacce, in cui il premio è la possibilità di consumare a proprio piacimento della carne di Eminide. Proprio una di queste cacce metterà a dura prova Gene, che sarà sorteggiato per parteciparvi, e allo stesso tempo si rivelerà per il ragazzo l’occasione di affrancarsi dalla propria, terribile esistenza.

L’impianto narrativo si rivela molto fragile in numerosi punti (specie nel secondo volume The Prey) perdendo il contatto con quanto successo in precedenza ma soprattutto affrettando gli eventi, trascurando o dimenticando alcuni dettagli e quindi generando incongruenze o perlomeno permettendo al lettore, in alcuni casi, di anticipare i climax che, come in un buon thriller avventuroso, abbondano. Il lessico è curato e non banale, ricco di dettagli e sfumature; le avventure di Gene e dei suoi comprimari molto originali e non prive di una certa spietatezza autoriale che non lesina pietà per ingraziarsi i lettori. Certo è che ho letto entrambi i volumi nell’arco di cinque giorni e poi ho letto anche l’ultimo volume della saga in lingua originale con gusto, tensione, effettivamente e profondamente rapita, pur coi difetti di cui sopra e pur non essendo affatto un’estimatrice del genere. Consiglio quindi a ragazzi dai 14 anni in su questi romanzi, certa che nessuno dei lettori resterà deluso da questi primi due volumi e che, a maggio, in molti correranno a comprare anche la terza e ultima parte della serie.

coverTitolo: The Hunt
Autore: Andrew Fukuda
Editore: Il Castoro
Dati: 2013, 304 pp., 14,90 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

 

coverpreyTitolo: The Prey
Autore: Andrew Fukuda
Editore: Il Castoro
Dati: 2013, 304 pp., 14,90 €

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