La crudeltà meravigliosa delle fiabe calabresi

Re Pepe e il vento magico,

Re Pepe e il vento magico, “La tacchina” – Letterio di Francia e Fabian Negrin – Donzelli 2015

È dal realismo magico che prendono mossa le fiabe. In un contesto assolutamente schietto, in cui i bisogni primari si sostituiscono facilmente ai legami sentimentali come a quelli di sangue, in un contesto ferino, direi meglio, si muovono personaggi ambigui nella loro limpidezza. Personaggi da cui non ci si può aspettare reazioni guidate dal filo della logica. Personaggi sanguigni. Personaggi che lottano per la propria sopravvivenza, che seguono il proprio istinto, che non sono fedeli, oppure lo sono in maniera inconcepibile e ottusa. Che sfogano nella propria e disarmante semplicità una complessità di reazioni e relazioni senza implicazioni, senza che fiducia, fratellanza, coerenza siano mai risparmiate. Eroici di un eroismo che bada alla terra, agli averi, ai confini e quindi non è più tale, perde e sminuisce la propria definizione.

Questa la realtà, o meglio, questo il realismo.

Re Pepe e il vento magico,

Re Pepe e il vento magico, “La ricotta bianca” – Letterio di Francia e Fabian Negrin – Donzelli 2015

Dietro le quinte opera la magia che interviene come se fosse scontato che lo facesse. Quindi è piuttosto consueto un figlio serpente. Come è piuttosto consueto guarire da arti mozzati, da violenze inaudite; così come lo è interloquire con i draghi e le draghe, far loro visita, stringere accordi da disattendere e subirne l’ira.

È una magia dai risvolti bislacchi. Ci sono i draghi, lo dicevo, c’è l’ambigua mamma sirena e poi c’è la Madonna, c’è San Giuseppe. Svestiti dai loro panni sacri, contaminati da quella magia piccante e molle che nulla ha a che spartire con gli interventi divini.

Re Pepe e il vento magico,

Re Pepe e il vento magico, “La figlia del re di Portogallo” – Letterio di Francia e Fabian Negrin – Donzelli 2015

Ci sono protagonisti dai ruoli e nomi ricorrenti, archetipi: Marcavallo su tutti. Essere magico e ributtante, crudele e amatissimo. Per la sua storia, fa da cornice quella all’origine della più celebre e più costumata Biancaneve: La ragazzina che, cedendo alle lusinghe di una donna adulta e senza scrupoli, uccide la propria madre per concertare così il matrimonio del padre con l’astuta madrina.

C’è Prezzemolina, prigioniera in una torre, bellissima fanciulla al pari della sua parente stretta Raperonzolo.

Ci sono poi gli aranceti, gli uliveti. E quelli li ritroviamo sottobraccio l’uno all’altro nel verde intenso e in quello argenteo che tanta parte delle tavole a corredo di Negrin occupano. C’è l’aria che spira dal mare, c’è il peperoncino, c’è il profumo dolce delle zagare, quello più umido delle castagne. Le fontane fresche, colorate di zampilli magici. È una Calabria che trovo familiare, che riconosco, sebbene racconti di 100 anni fa. L’autore è Letterio di Francia, della sua raccolta di fiabe e novelle diceva Calvino “una raccolta piena di curiosi tipi e varianti, d’un’immaginazione carica, colorata, in cui si tramanda la sfaccettatura delle meraviglie”.

Sono fiabe crudeli, io le ho amate. Ne consiglio, vivamente, la lettura a ragazzi dai 12 anni.

copertina re pepeTitolo: Re Pepe e il vento magico, Fiabe e novelle calabresi
Autori: Letterio di Francia, Fabian Negrin
Editore: Donzelli
Dati: 2015, pp. XXII-412, 34,00 €

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