A chi fa paura l’horror per bambini?

Ho letto con curiosità e piacere “La casa degli orrori” di Fulvia Degl’Innocenti; i due protagonisti, Julie e Michael, sorella e fratello, mentre sono in vacanza dalla nonna, acquistano una casa degli orrori in miniatura con la quale sono entusiasti di giocare; il gioco però diventa molto insidioso e si mescola pericolosamente con la realtà. Con l’aiuto dell’una e dell’altro riusciranno a cavarsela, ma dovranno prima venire a capo di un pauroso mistero e contrastare un avversario piuttosto peloso e invadente.

La lettura di questo libro, che fa parte di una collana che si chiama Il Castello della paura, mi ha indotta a pormi alcune domande, soprattutto mi sono chiesta cosa metta in equilibrio l’innegabile attrazione che i bambini sentono per questo tipo di storie e l’altrettanto innegabile incertezza che frena i genitori dall’acquistarle per loro. Ho quindi chiesto a chi questa storia l’ha immaginata e raccontata, Fulvia, prolifica scrittrice per bambini e ragazzi. Questa la nostra chiacchierata.

D: Quando la storia è nel momento dell’attesa interviene una frase da cui vorrei partire per questa intervista, perché porta, ha portato, la mia lettura in due direzioni: una narrativa e una di metodo, compositiva. “Quante volte con il fratello aveva fantasticato su come dovesse essere divertente salire su uno di quei carrellini che portano nel tunnel degli orrori del luna park! Ma loro non ci erano mai potuti entrare, a causa del divieto tassativo di mamma e papà; di papà in special modo.” Ebbene, nel divieto paterno io ho letto parallelamente il timore tangibile dei genitori nell’acquistare per i propri figli tra gli 8-10 anni libri “spaventosi”, libri di “paura”. Libri dai quali, invece, i bambini sono irrimediabilmente attratti. Tu, da scrittrice, hai dovuto fare i conti con questa resistenza genitoriale o non te ne sei curata, prendendo le parti temerarie dei bimbi?

R: Mi era già capitato prima di questo testo di scrivere racconti del brivido per lettori anche più piccoli. E ho sempre pensato solo a suscitare le loro emozioni, quelle che, chi sceglie tra le tante proposte un libro di questo genere, va cercando. Sono brividi sani, conditi di quel pizzico di letterarietà che le rende un pochino distanti ma insieme coinvolgenti. E in genere i bambini amano condividere tra di loro queste letture, se le passano, le commentano, se le fanno anche leggere ad alta voce, coinvolgendo spesso anche i genitori.

D: Dal punto di vista narrativo, invece, quello sopracitato è un passo che i lettori scopriranno fondante per tutta la storia, che le dà corpo, o mi sbaglio?

R: In molte storie ciò che è proibito è anche il motore della narrazione, un po’ come nella vita. È come la stanza segreta di barbablù, che diventa irresistibile malgrado il sentore di pericolo che emana. E questo il sinistro deus ex machina della nostra storia lo sa molto bene.

D: È stata una delle rare volte in cui ho trovato un coprotagonista animale ostile, privato della classica veste di aiutante, il finale lo coinvolge ma non lo redime. Non sarai stata un po’ troppo severa con quel gattaccio?

R: Il nostro gattaccio non è cattivo, ma è indomito, provocatore, predatore. Perché dovrebbe dunque redimersi? Paga semplicemente le conseguenze delle sue azioni ma rimane se stesso. Tutto sommato, un eroe.

D: Scrivere per i bambini e i ragazzi è molto complesso, Tu che dello scrivere ai bambini hai fatto il tuo mestiere puoi regalarci qualche considerazione in merito?

R: Porta costantemente a farsi delle domande, a non dare una frase, un evento narrativo che ci balza alla mente, per scontati. Un buon scrittore per ragazzi ha sempre un paio di occhi che lo fissano al di là dello schermo del computer ed è impegnato in un dialogo muto con il suo potenziale lettore. E che rivelazione quando il lettore incontra davvero quello che si è scritto e ci si riconosce, e si innamora.

4321-Bro.inddTitolo: La casa degli orrori
Autore: Fulvia Degl’Innocenti
Editore: Piemme
Dati: 2015, 96 pp., 10,00 €

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