Gesù, come un romanzo

Ai tempi dell’università, saltellavo dall’idea di una tesi all’altra: ho avuto il mio periodo yiddish, ho avuto quello gotico, da belle dame sans merci, quello norreno. Infine ho scoperto un poema in sassone antico straordinario. Si chiama Heliand, ovvero Il Salvatore. È un poema della prima metà del nono secolo, è il Vangelo sassone. Scelsi di analizzare il lessico della natura e, più nello specifico, quello dell’acqua, perché mi incuriosiva capire come si fosse adattato al contesto, come da una condizione di penuria si translasse, traducesse, a una condizione di abbondanza. Nel processo di adattamento, c’era da considerare una cultura del tutto oppositiva, restia alla cristianizzazione, ma anche il contesto geografico totalmente differente. La riflessione su questo si approfondì e arricchì, quando scoprii tra quelle pagine un Gesù fiero e indomito, perseverante, e un Pietro combattente coraggioso, estraneo alla paura, piuttosto spigoloso. Tutto nel Vangelo sassone era epico, persino i toni.

0118_Gesù, come un romanzoPerché io racconti tutto ciò nel voler parlare di Gesù, come un romanzo di Marie-Aude Murail è presto detto. Perché ritengo che esso sia, come il mio amato poema sassone, una variante che parla a un uditorio non conforme, atipico. Io dovetti imparare una lingua antica per tradurre nella mia ciò che era stato già tradotto (nel senso latino del termine oltre che in quello più corrente, di condotto) da un’altra lingua. L’autrice di Gesù, come un romanzo conduce il Vangelo per mano di Pietro, che lo racconta come se riportasse la sua storia a un amico, come se condividesse il proprio, straordinario, vissuto, spogliandolo della patina sovrannaturale, pur conservandone tutte le meraviglie, per renderlo vicino, comprensibile, reale. Il lessico è diretto, la stessa narrazione lo è; si procede per capitoli, come se Pietro incontrasse il lettore e a lui confidasse le proprie paure, le proprie insicurezze; come se trasmettesse al lettore le proprie esperienze, come quei racconti tra amici in cui il silenzio precede sempre un racconto denso; ecco i titoli dei capitoli di questo romanzo sono come quel silenzio; perlomeno lo sono stati per me.

“Simone,” mi disse, “tu ormai ti chiamerai Pietro. Tu eri un pescatore di pesci, io farò di te un pescatore di uomini”. La sua voce mi bruciava dentro. “Vieni, Pietro, seguimi”. L’ho seguito. Ho lasciato tutto. È lui che mi ha preso nelle sue reti.

Si sente in questo scambio riportato da Pietro, tutto il conflitto interiore dell’uomo che non sa rinunciare ai propri affetti, alla propria casa; che non vorrebbe andare ma infine cede e va, conservando una certa e naturale acredine nei confronti di chi lo ha avvinto nella sua rete. È il rapporto tra i due, Gesù e Pietro, che percorre le pagine e il racconto, più di quanto non faccia il resto e che rende il restante appassionato, contrastante e intenso. Due uomini anticonformisti, capaci di risalire controcorrente, di non piegarsi mai, rifuggendo la violenza e inseguendo, invece, degli ideali altissimi.

0118_Gesù, come un romanzoTitolo: Gesù, come un romanzo
Autore: Marie-Aude Murail
Editore: Camelozampa
Dati: 2015, 112 pp., 10,90 €

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