Nove braccia spalancate

Questa storia è fatta da

Nove braccia spalancate
tre sorelle
una spostola
un padre
quattro fratelli
dozzine di sigari malfatti
una nonna
un occhio da civetta
un coccodrillo pieno di foto
una lapide
un gradino
due mani da sarto
un sacchetto di bottoni
una lapide
un gradino
due mani da sarto
una zingara
un falegname

Le sorelle Fing, Muulke e Jes si sono trasferite da poco in una casa piuttosto malmessa, che sorge di fianco a un cimitero e in disuso da anni. Non è il primo trasferimento che le ragazzine affrontano. Le case e i quartieri che hanno cambiato a causa di una gestione paterna superficiale degli affari sono molti, ma questa forse è la più bizzarra. E dai molti indizi raccolti dalle ragazze nasconde certamente un segreto oscuro. Ambientato nei Paesi Bassi alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, si tratta di un romanzo complesso, articolato, elegante, avvincente. È certamente uno dei più belli che io abbia letto quest’anno.

Nove sono le braccia spalancate che occorrono per misurare la lunghezza della casa. Casa che le ragazze esplorano in lungo e in largo, facendo scoperte sconvolgenti in cantina.

Tre le sorelle dal legame fortissimo; diverse tra loro e tra loro complementari.

Una la vertebra perennemente lussata (che chiamano affettuosamente spostola) che tormenta la salute della sorella minore, suo malgrado, più fragile.

Un padre che malgrado tutte le sue bizzarrie e i suoi disastri è poetico e premuroso. Che ritiene si debba credere per vedere, che sostiene e persegue il “contrario di tribolare”. Che progetta un laboratorio per fabbricare sigari, malriusciti, nel retro della casa, assieme ai suoi 4 figli maschi.

Una nonna che di nome fa Mei; pragmatica, con un occhio strabico da civetta, con le maniche sempre rimboccate, impegnata a tenere in equilibrio ogni cosa, anche il passato. Che di tanto in tanto racconta, sfoglia le fotografie e imbastisce storie che ne costruiscano uno, di passato, che sia esemplare, che sia indimenticabile.

Nel cimitero di fianco alla casa, una lapide misteriosa e senza nome su cui siede sempre un matto dalle mani agili e capaci di ricamare di tutto, anche il tabacco. Un matto che è un amico e che sgranocchia bottoni.

Nato dall’amore di una zingara e di un falegname. Ma questa è un’altra storia. Non c’entra nulla con la famiglia di Fing, Muulke e Jes; è lontana nel tempo, ha diversi protagonisti. Ha diversi e altrettanto splendidi protagonisti. Ed è fatta da

Una zingara
un falegname
numerosi “benvenuti in città”
una sedia che affonda nel terreno
una casa
uno scalino
una lapide

Ma questa è un’altra storia. Non c’entra nulla con la famiglia di Fing, Muulke e Jes. O forse sì?

71mOURjCagLTitolo: Nove braccia spalancate
Autore: Benny Lindelauf
Traduttore: Anna Patrucco Becchi
Editore: San Paolo
Dati: 2016, 312 pp., 15,00 €

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3 risposte a “Nove braccia spalancate

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