Frantz e il Golem nato dalla parola

L’occhio della luna è un regista che applica magistralmente la carrellata indietro a scoprire nella notte buia della Praga del 1892. L’occhio della luna illumina e si posa in ambienti scuri, chiusi, e disvela e racconta dal basso verso l’alto chi vi abita: al primo piano Aaron Wassertrum, che infonde un’anima ai suoi burattini di legno, al secondo Myriam, figlia del robivecchi. Al terzo, che poi è l’ultimo, Frantz Munka.

Frantz e il Golem, Irène Cohen-Janca, Maurizio A. C. Quarello - 2016, Orecchio acerbo

Frantz e il Golem, Irène Cohen-Janca, Maurizio A. C. Quarello – 2016, Orecchio acerbo

Un burattinaio che infonde l’anima in ciò che è inerte; una bambina dalla pelle di madreperla; un robivecchi; un ragazzino curioso. Gli elementi di questa storia, lunga e intensa, sono tutti qui. In queste prime due pagine e nell’illustrazione che le chiude. È “la Pistola di Čechov”, se la vedi tra le pagine prima o poi sparerà, qui magistralmente resa in una narrazione d’un fiato che coinvolge rigo dopo rigo e si chiude con lo sguardo di Frantz, puntato su chi legge nell’atto di suggerirci di non tradirlo, spalancato nel comunicarci l’urgenza dell’atto che sta per compiere e la sua sconsideratezza. Frantz si muove rapido sul foglio, la sciarpa si sposta nel passo concitato, in procinto di uscirne, in basso a destra, abbandona la pagina e la quiete del suo palazzo grigio per addentrarsi verso un altrove misterioso e sconosciuto.

Mai nessuno dovrà tentare di salire in soffitta. E neppure socchiudere la botola per guardare dentro. Chi ci ha provato ha perso la ragione. Un altro ha perso la vita. Avete capito bene?

Un luogo proibito quello cui Frantz arriva nonostante le raccomandazioni, nonostante il divieto. Un luogo pericoloso.

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Frantz e il Golem, Irène Cohen-Janca, Maurizio A. C. Quarello – 2016, Orecchio acerbo

È il 21 gennaio del 1892 e nel leggere dei passi coraggiosi e disubbidienti di Frantz imparo la perseveranza della curiosità e il brivido che ne consegue; imparo, o credo di riuscirci, a leggere un orologio a doppio quadrante.

Nella stregata luce della luna, Frantz, gli occhi chiusi e i pugni stretti, attraversa frontiere proibite.

Frantz apre la botola della soffitta, abitua i suoi occhi al buio e nel farlo si da il coraggio che gli manca. Rimane tremante, ma il tremore non basta a farlo esitare nel momento in cui si avvicina a un mucchio di stracci da robivecchi. Sceglie un mantello incrostato di fango e polvere e lo indossa. Perché? Cosa lo induce a compiere con tale determinazione un gesto che gli fa ribrezzo?
La magia è già iniziata, questo gesto la conclude, ma essa aveva preso vita, si era radicata in Frantz, già mentre ascoltava la storia narrata dal rabbino. È una magia fredda e travolgente che lo porta indietro nel tempo in una buia notte d’inverno a Praga, nel 1580. Notte in cui il Maharal della città ha deciso che il tempo delle persecuzioni nei confronti degli ebrei deve finire. Come riuscirci lo scopre in un sogno: dovrà creare un golem d’argilla, esso li proteggerà.

Nel 1580 cambia il tono, cambia il lessico. Si leggono formule arcaiche, si ricorre a espedienti magici per contrastare una realtà violenta e persecutoria. Il Maharal dà vita, dalla pietra e dal fango, a una creatura che realmente sarà capace di proteggerli, ma non è il burattinaio capace di dare alla proprie creature di legno un’anima. Il golem ne è privo e senza di essa non può che impazzire, per ritrovare poi la sua pace inerte, grazie all’intervento di madreperla di una ragazza di nome Myriam.

211 Frantz e il GolemTitolo: Frantz e il Golem
Autore: Irène Cohen-Janca, Maurizio A. C. Quarello
Traduttore: Paolo Cesari
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2016, 48 pp., 16,50 €

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