Creature selvatiche (e libere)

Mi sono chiesta, prima di leggere questo libro,  se davvero avessi bisogno di un’altra storia di bambine emarginate, sfortunate, abbandonate, sole. Mi sono chiesta, prima di leggere questo libro, se non mi sarei piuttosto trovata di fronte a righe che potessero far leva sulla mia empatia verso questo genere di protagoniste, che potessero muovermi alle lacrime. E sono un po’ stanca di romanzi che muovono alle lacrime.

Ho deciso che sì, che quelle braccia spalancate in copertina, quella silhouette nera, capelli al vento, piedi ben fermi  (ai piedi un gatto) non potevano che essere foriere di libertà. E ho letto. E ho fatto benissimo.

  • Perché è un libro scritto con un lessico accurato e fresco
  • Perché i personaggi sono delineati in maniera completa e mai esaustiva
  • Perché Zoe è una bambina non ingabbiabile in uno standard
  • Perché ci sono un gatto vecchio e premuroso, e saggio e scontroso come tutti i vecchi, e una cerbiatta veloce e delicata, sfuggente e albina
  • Perché non manca il mistero
  • Perché non manca la tensione narrativa
  • Perché c’è un equilibrio perfetto tra dramma e allegria
  • Perché Zoe è sicura che anche lo zio Henry la abbandonerà, e questo invece non accade
  • Perché nessuna creatura, animale o umana che sia, viene addomestica

E per altre cose che vi dirò a seguire.

Zoe è una bambina di 11 anni, ha vissuto, fino al momento in cui è morta, con la madre malata di mente, in una condizione di degrado e solitudine, soggetta ai colpi di luna della madre e dei suoi numerosi compagni. Nonostante ciò è riuscita a maturare una propria personalità piuttosto equilibrata e originale, sebbene diffidente e, comprensibilmente spigolosa.

Alla morte della madre Zoe viene affidata alle cure dello zio, famoso scultore e celebre cardiologo, Henry. Giunta a casa di Henry la ragazzina stenta ad ambientarsi, sebbene dai piccoli gesti che accompagnano la sua esitazione traspaia il desiderio profondo di farlo.  I pochi vestiti riposti nei cassetti, un vecchio coniglietto marrone senza un orecchio sul letto. Henry è il fratellastro del padre, morto in un incidente stradale.

A casa di Henry c’è un gatto, o meglio un gatto orbita attorno alla casa di Henry senza che lui se ne curi, ma il gatto tutto osserva e tutto considera; annusa il pericolo, distingue nettamente i buoni dai cattivi. E sia Henry, sia Zoe, sia Fred, sia Bessie, dal cuore fragile e dalle trapunte che sembrano quadri, sono buoni. Il rapporto tra i due, zio e nipote, si consolida e si rafforza anche delle persone amiche di cui Henry si circonda. Zoe, un po’ più sicura del suo futuro, si spinge oltre la soglia della casa, esce all’esplorazione dei dintorni. Il gatto la segue, il gatto ci racconta, ci mette in guardia, ci rassicura. Le parole di Zoe si alternano alle sue, stesso spirito acuto, stessa cauta diffidenza, stesso istinto ferino. Zoe si imbatte in persone da evitare, in persone che ne comprendono le qualità, in numerosi libri, in una cerbiatta albina che la rifugge e al contempo la attende, e in una capanna da rimettere a nuovo piena di tesori e in vecchie fotografie che faranno luce su un passato che farà bene a tutti ricordare.

Avevo anticipato altri “perché”, altri buoni motivi per leggere Creature selvatiche. Non posso dire molto altro, ho il timore di rovinare qualche sorpresa, ce ne sono molte…

  • Perché la traduzione di Anna Patrucco Becchi è equilibrata, calza a pennello
  • Perché questa è un’opera prima di un’autrice, Clay Carmichael, e sorprende e tocca

51RRdMRbdTL._SX330_BO1,204,203,200_.jpgTitolo: Creature selvatiche
Autore: Clay Carmichael
Traduttore: Anna Patrucco Becchi
Editore: San Paolo
Dati: 2014, 288 pp., 18,00 €

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