L’estate è dei lupi

L’estate sempre arriva e sempre mi coglie assetata di letture lunghe, seriali, che mi avvincano, che liberino i pomeriggi assolati dalle pennichelle che, sempre, mi lasciano frastornata. Per questa ho messo da parte diversi libri dei quali in parte vi ho raccontato e di cui nei giorni a venire vi racconterò, tra cui la trilogia di Maggie Stiefvater (Shiver, Deeper, Forever).

Sono letture, e scritture, che seguono determinate correnti; ci sono i momenti dei futuri distopici che sempre affascinano e coinvolgono, ci sono quelli dei vampiri, ci sono quelli dei fantasy (sempre meno, ahimè) e poi ci sono anche i lupi. I licantropi.

Preferisco i licantropi ai vampiri, da sempre, sebbene da ragazzina, quando i romanzi per giovani adulti ancora si cercavano nello scaffale dedicato al gotico, il nickname dei miei diari fosse Carmilla. Li preferisco perché adoro il momento in cui si svestono dai panni umani per divenire lupi, mi piace essere immersa in un altro punto di vista e giocare a capire se lo scrittore che me ne da la possibilità sia capace o meno di coinvolgermi.

3458902-9788817084772Ebbene, ho appena concluso il terzo e già mi pento di non avere tra le mani l’ultimo, il quarto, Sinner.

Perché c’è tutto quello cui siamo abituati: la tensione, la storia d’amore (le storie d’amore), i protagonisti eroici così come i coprotagonisti dannati. C’è davvero tutto, e inizialmente è questo, la consuetudine, la familiarità dell’appassionato del genere, che avvince, ma la visione lupesca è unica e la prospettiva pure. Poi ci si muove nei boschi di Mercy Falls.

C’è l’odore ammuffito del sottobosco, il sapore dei conigli selvatici, i cespugli che feriscono nella corsa, il fango sul quale anche gli artigli più affilati perdono la presa. Ci sono occhi gialli, verdi, marroni che non cambiano mai, che mai si spogliano della ferinità che li contraddistingue.

Il lessico è peculiare sebbene da un volume all’altro si familiarizzi molto con esso. L’unico neo, non so se sia dovuto alla traduzione o se fossero così banali già in origine, sono le canzoni. Perché il protagonista ha un talento per la chitarra. Intervengono come nei film da programmazione estiva a sospendere la narrazione, non le ho gradite.

Sam e Grace sono protagonisti assoluti della vicenda, Stiefvater ci offre la prospettiva di entrambi sui medesimi eventi, e applica la stessa tecnica anche agli altri con la stessa efficacia. Difficile non affezionarsi almeno ad uno di loro. Io non vedevo l’ora che arrivassero i momenti di Cole.

Non posso dire molto perché ogni mio accenno darebbe indizi al lettore attento e non ho intenzione di rovinare la sorpresa a nessuno, quello che consiglio è la lettura. Le vacanze sono davvero alle porte ma il tempo per aggiungere al bagaglio una bella avventura senz’altro c’è!

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