Fai finta che non ci sia

In questo romanzo non ci sono virgolette. Non ci sono alte, basse, doppie… non ci sono. È un fluire di parole e dialoghi che si percepiscono a più voci ma che sembrano essere una sola. Pare che sia solo una bambina di 12 anni a parlare per tutti. A pensare per tutti. A sentire il peso della responsabilità per tutti.

E questo suo sentire profondamente tutto, questa sua perspicacia implacabile, questo suo prendere posizioni, questo suo prendersi cura, mi hanno smarrita. A lungo, per ogni pagina, ogni capitolo, mano a  mano che la storia cominciava a ripiegare su spirali angoscianti, mi sono chiesta, senza riuscire a darmi una risposta: ma a 12 anni, io com’ero? Riuscivo a entrare con questa padronanza nel mondo degli adulti? Non lo ricordo… Forse è questa bambina ad essere particolare, ad aver accumulato esperienza. Ma da che età si comincia a fare esperienza in tal senso?

Una risposta la trovo in coda al romanzo, quando ormai tutti, o quasi tutti, i  nodi sono sciolti.

Gil chiama Suzanne e resta un sacco di tempo al telefono. Sono contenta di non sentire. Voglio tornare ad essere una bambina.

È questa circostanza, dunque che le impone di essere così partecipe del mondo degli adulti. Matthew, l’amico fraterno del padre, che scompare, che ha alle spalle la morte di un figlio, è sparito. Vive in America e Gil, il padre, e Mila, la figlia, partono da Londra per aiutare Suzanne, la moglie abbandonata con un bimbo piccolo e un cane, e per aiutare Matthew. Per farlo tornare a casa, in sé.

Sulla loro strada incrociano altre tre persone legate a doppio filo a Matthew e sempre, in ogni occasione, è Mila a interpretare (non recitare) la parte dell’adulto, e Gil di colui che deve essere protetto.

Lancio un’occhiata a Gil. Non aveva riflettuto su tutto questo?

Si è aperta una distanza tra noi e io sono arrabbiata. Sono una bambina, voglio urlargli contro. Mi devi proteggere.

Fai finta che io non ci sia ha un titolo molto azzeccato. Traduce la sensazione che avvolge tutto il romanzo, quella che ha avvolto me, lettrice adulta, e credo quello che avvolgerebbe, assieme a una certa rivalsa immagino, qualsiasi ragazza o ragazzo lettore.

Si percepisce il disagio di questa bambina dodicenne nel sentirsi cardine di una porta che però si apre o si chiude sempre a discrezione degli adulti, che non lesinano bugie e non detti pur di lasciare aperti spiragli e vie di fuga. È un romanzo di formazione, che incalza con effiacia e al contempo chiede spesso di rallentare per riflettere, per ascoltare lucidamente la voce (le voci) che ci raccontano, ciascuna a suo modo ma con un unico timbro, di abbandoni, perdita, di amicizia e di famiglie.

516w7c3sall-_sx330_bo1204203200_Titolo: Fai finta che io non ci sia
Autore: Meg Rosoff
Traduttore: S. Di Mella
Editore: Rizzoli
Dati: 2015, 250 pp., 15,00 €

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