Pulci nell’orecchio (acerbo)

Della propagazione della luce sappiamo tutti dalla fisica studiata al liceo; io un po’ più vagamente perché ho la tendenza a raccontarmi le teorie fisico/matematiche come se fossero fiabe, per cui la variante dell’oggi di solito è parecchio distante dall’originale di partenza, però ecco, con in mano le pulci nell’orecchio curate e illustrate da Fabian Negrin per Orecchio Acerbo ho ripensato alle sfere di cristallo e al loro restituire un’immagine capovolta della realtà, chè è proprio la stessa, vivida e brillante, ma sottosopra. E quindi uguale, perfette ma altro da sé. E dunque la quarta di copertina custodisce il titolo; il che è un sogno che si avvera, vale a dire trovare in quarta pochi elementi, tutti veri: l’autore, l’illustratore, il titolo della storia, l’editore. E in copertina una illustrazione piena piena, liscia. che racconta moltissimo e molto affascina.

Rex di D. H. Lawrence, Fabian Negrin - 2017, Orecchio acerbo

Rex di D. H. Lawrence, Fabian Negrin – 2017, Orecchio acerbo

La prima pulce che vorrei mettere nel vostro orecchio ha in copertina un cane dal muso fiero e dal pelo riccio, un bambino scalzo e biondo e una bimba, gonna rossa e capelli al vento. Tutti e tre solcano l’aria in un balzo che è assieme di amicizia, gioia, libertà, fanciullezza. Prima ancora che arrivi il frontespizio, una illustrazione su doppia pagina in cui il cane e il bambino si contendono un calzino e il cane tira e tira così tanto e così forte che tutta la stanza sembra pendere dalla sua parte. Pericolosamente, considerata la furia che tinge il volto della mamma che incede brandendo una scopa. A seguire un dettaglio di quanti guai possa causare in casa un cane che stringe amicizia coi bambini e quindi Rex di D. H. Lawrence, illustrato da Fabian Negrin nella traduzione di Damiano Abeni.

Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa di William Saroyan, Fabian Negrin - 2017, Orecchio acerbo

Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa di William Saroyan, Fabian Negrin – 2017, Orecchio acerbo

Sulla seconda sta adagiata su uno sfondo rosso sangue una tigre che di sottecchi si guarda alle spalle mentre sul suo manto il volto di un uomo si mostra pensoso, corrucciato. Probabilmente perché si tratta dello zio del barbiere cui quella stessa tigre mangiò la testa. Lo zio che si chiamava Misak e, novello San Francesco, amava tutte le creature, anche le più feroci, anche quelle cui ogni sera, lavorando al circo, s’arrischiava ad offrire il capo; Il bambino che ne ascoltò la storia, invece, coi suoi capelli offriva un nido agli uccelli; fino a quando il suo essere strampalato e capellone non gli valse rimproveri da destra e manca e non incappò nel barbiere cantastorie che forse aveva nome William e cognome Saroyan (Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa, con le illustrazioni di Fabian Negrin, nella traduzione di Elio Vittorini).

Canituccia di Matilde Serao, Fabian Negrin - 2017, Orecchio acerbo

Canituccia di Matilde Serao, Fabian Negrin – 2017, Orecchio acerbo

La terza, beh, la terza vi guarda negli occhi pur con lo sguardo basso. Gli occhi cerulei e tristi di Canituccia sono acquosi e fermi, i capelli che sfuggono al fazzoletto azzurro rossi e tagliati malamente. Il volto smunto, magro e coperto di lentiggini racconta di giornate a pascolare il maiale della padrona nelle campagne intorno a Capua, giornate di fatica, di botte, di fame ma anche di amicizia nata da un bisogno reciproco di vicinanza tra pastorella e maiale che si concluderà nel più triste e ineluttabile degli addii. Una lettura intensa e dolorosa che mette molta distanza tra l’innocenza dei bambini, che mai chiedono. Che muti, a capo chino, ristanno su scalini di pietra, negli angoli, affamati e soli a patire l’egoismo severo degli adulti (Canituccia di Matilde Serao).

Pulci nell’orecchio Storie che saltano di testa in testa, lasciando il prurito contagioso della lettura.

 

 

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