Voci nel parco

Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Sotto forma di gorilla, il padre di Smudge che non ha nome, però è un papà bello e fatto, ci si presenta seduto in una poltrona: occhi mesti, guancia appoggiata al gomito, labbra serrate in una posa di rassegnazione, abiti umili, da lavoro, scarponi pesanti. Alle sue spalle l’ombra, che segna e allarga i contorni e asseconda lo sguardo nell’indugiare sul muso di un cane che da dietro alla poltrona fa capolino. Il muso di quel cane, che si chiama Albert, sembra puntare altrove e si percepisce, pur non vedendola, la frenesia delle zampe, pronte al primo cenno, a scattare in piedi e andare. Andare al parco.

Il papà e Smudge, e Albert, vanno dunque al parco. Il papà testa china e gravata da quel che si intuisce siano pensieri grevi, Smudge sorridente, il cane allerta. Tutto attorno sembra continuare l’opera di esortazione incominciata dal cane: gli alberi spogli si chinano a destra a indicare la strada; così fa il lampione, così le decorazioni in marrone sul muro in mattonelle. I quadri in basso a sinistra, che il terzetto si lascia alle spalle, piangono lacrime dolorosissime, nelle quali si riflettono, accompagnando il nostro sguardo su una povertà fatta di topi e spazzatura. L’accattone incrocia lo sguardo del papà ma, nonostante sia ironico, e molto, non riesce a mutarne l’umore. [leggi la recensione completa]

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