Tucano il tucano

C’era una volta un uccello che non aveva un nome ma aveva un peso.

Quanto pesa esattamente un uccello tutto nero, ad eccezione degli occhi, bianchi, non saprei dirlo; certo è che la sua rappresentazione in mezzo alla natura è tutta volta a sottolineare che esso esiste, c’è, a dispetto dell’essere senza nome.

Sin dalla copertina, che replica esattamente colori e consistenze originali del 1964, anno in cui questo che è il primo libro di David McKee è stato edito per la prima volta, il nostro protagonista sta appollaiato sullo stelo di un fiore e quest’ultimo si piega quasi ad angolo retto, segnando i confini di uno spazio separato quasi esattamente a metà: una occupata dai fiori, l’altra dal fiore trespolo e dal nostro protagonista dal becco imponente. Ma soprattutto si piega, segnando una condizione che è quella di un essere con un peso e una grande, consistente, solitudine.

Tucano il tucano, di David McKee - 2017 Lapis edizioni

Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

L’uccello, dalla copertina percorre le risguardie a passo deciso ma meccanico, attraversa un frontespizio fatto di un sole rosso che è tagliato a listarelle dalla consistenza di tronchi dalla corteccia a motivi geometrici, per poi appollaiarsi su quello che sembra il ramo di un banano, piegandolo a semicerchio e posizionandosi nel mezzo della pagina, artigli ben ancorati al ramo, sguardo piuttosto fisso, becco che si staglia imponente, nessun nome.

Gli altri animali, che invece un nome ce l’avevano, ridevano di lui. E questo lo faceva soffrire molto.

Lasciandosi le risate di scherno alle spalle, parte. Perché del proprio fato prima o poi ciascuno deve prendere le briglie. Perché ha bisogno di una storia. Di scrivere la propria.

Tucano il tucano, di David McKee - 2017 Lapis edizioni

Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

Con l’aiuto delle parole che tipograficamente l’aiutano a scalare una montagna, con il becco di nuovo ben puntato in avanti (nelle pagine prima s’era decisamente abbassato per la mortificazione), che si avvicina, temerario, al confine della pagina, al suo taglio, impavido. Arrivato in città, prova con ostinazione e scarta con consapevolezza tutto quanto per competenza e attitudine non gli si confà, e trova infine un lavoro che svolge con entusiasmo, che gli si addice.

L’entusiasmo sarà la carta vincente che segnerà il passaggio tra il passato e il presente, tra la cattiva e la buona sorte, tra la rigidità dei movimenti e la libertà di questi ultimi. Tra l’avere e il non avere un nome.

Tucano il tucano, di David McKee - 2017 Lapis edizioni

Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

Portava le lattine di vernice da un posto all’altro con il becco, questo il suo lavoro. Two can, due lattine, impresa non da poco, possibile solo grazie al suo lungo becco.

Fu così che diventò Two Can

E con un nome – finalmente! – si sente capace di tutto, anche di portarne tre, di lattine.

Finalmente si scioglie in ruzzoloni che innescano un fortunato accidente: la vernice gli si versa addosso tingendo indelebilmente le sue piume. Non realizza, sulle prime, la fortuna che gli è capitata, teme di aver fallito è ancora rigido. E torna indietro, ripercorre i suoi passi, e stavolta le parole ,che all’andata l’avevano spinto per dargli forza, lo abbracciano, lui nel mezzo, loro ai lati, a sostenerlo mentre scala, di nuovo, la montagna.

Tucano il tucano, di David McKee - 2017 Lapis edizioni

Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

Al ritorno, però, ha un carico d’esperienza su di sè, e un nome. Two can.

Non svelo nulla di come nel concludersi si apra questo albo. Vi racconto solo di un uccello con un nome, e un peso che piega gli steli e i rami, che ride con gli altri animali a becco aperto e alto.

Titolo: Tucano il tucano
Autore: David McKee
Traduzione: Alessandra Valtieri
Editore: Lapis edizioni
Dati: 2017, 28 pp., 13,50 €

Alla libreria Il Giardino Incartato in via del Pigneto a Roma o

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