Hachiko. Il cane che aspettava

Quando torno stasera andiamo a fare un bel giro. Te lo prometto solennemente, Hachiko. Mi senti? Solennemente. Tu e io da soli, d’accordo? Aspettami qui come sempre. A più tardi!

Rosa è una rosa è una rosa è una rosa, diceva Gertrude Stein. (Sacred Emily, 1913). È una diafora che ripete e ripete e ripetendo amplia e apre a decine di significati e significanti. Così, per Hachiko, cucciolo di razza akita, le parole del professor Eisaburo Ueno Promessa è una promessa è una promessa è una promessa.

<em> Hachiko. Il cane che aspettava</em>,  Lluís Prats Martínez, Zuzanna Celej - Albe edizioni 2017

Hachiko. Il cane che aspettava, Lluís Prats Martínez, Zuzanna Celej – Albe edizioni 2017

Il professore gli ha promesso solennemente che al ritorno dal lavoro, incontrandosi alla fermata del treno, sarebbero andati assieme a fare un bel giro e lui ascolta, aspetta. Perché è una Promessa.

Da quando il cucciolo è entrato nella sua vita il professore vive la propria esistenza con più leggerezza, lasciandosi contagiare dall’energia e dall’entusiasmo del cane, in uno scambio d’affetto che è quotidiano. Eisaburo Ueno insegna all’università a Tokyo, ogni mattina prende il treno e poi ritorna alle 17. Hachiko lo accompagna e poi al pomeriggio, come se avesse un orologio interiore puntato al momento di rivedere il suo amico, parte come una freccia, interrompendo qualsiasi attività, per mettersi in attesa appena fuori alla stazione, con l’orecchio teso al rumore del bastone del professore sulla strada, gli occhi alla porta scorrevole, preludio del suo professore.

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Hachiko. Il cane che aspettava, Lluís Prats Martínez, Zuzanna Celej – Albe edizioni 2017

Sembra un arco di tempo brevissimo, un anno e mezzo, specie se paragonato ai dieci successivi che Hachiko passerà da solo in attesa, ma a volte basta anche solo un istante per legare per sempre due creature. Con la sua fedele ostinazione, con la sua speranza e  perseveranza, Hachiko diventa un simbolo per Tokyo, per il Giappone, ma ancora prima per la stazione. Alla stazione è circondato da attenzioni, un boccone di cibo, una carezza; tutti, dal giornalaio alla pescivendola, alla venditrice di dolcetti, alla geisha, al bigliettaio si prendono cura di lui. Lo spazio della stazione sembra ampliarsi e diventare vastissimo; il piccolo angolo di strada in cui Hachiko si ferma ogni giorno ad aspettare, acquisisce la forza enorme di un ambiente fiabesco senza confini. Assieme al fatto che questa storia così magica sia ispirata a una vera. Raccontata da Lluís Prats Martínez e illustrata dall’artista polacca Zuzanna Celej delle fiabe conserva anche il tono delicata, lieve e assieme crudele, intenso, che è anche specchio degli anni in cui è ambientata (Gli anni Trenta del secolo scorso).

Si snoda con garbo, come a voler ricostruire pezzetto dopo pezzetto la profondità del legame tra cane e uomo, per poi avanzare con più ritmo dalla morte del professore in poi. Fino a tornare a una calma preludio della morte, che non è una fine, ma un nuovo gratificante inizio.

COPERTINA-HACHIKOTitolo: Hachiko
Autore: Lluís Prats Martínez, Zuzanna Celej (Trad. A. Cristofori)
Editore: Albe edizioni
Dati: 2017, 160 pp., 14,90 €

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