Il balcone

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè

Surreale che non sia data a sé stessi la possibilità della luce, dell’aria. Surreale la sensazione che avvolge nel momento in cui si svela la presa di conscienza dell’indifferenza, del non saper guardare oltre, del non cercare l’altro e l’altrove.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Smarriscono gli ultimi versi della poesia di Atanas Dalchev, Il balcone (1928), e lo fanno con disinvolta mestizia, instillano con naturalezza una nostalgia dura a dissolversi.

Come, come è mai possibile che gli abitanti di una casa, vivi, eppur ciechi, non abbiano mai alzato il capo a guardare oltre, un po’ più in su rispetto alla propria testa? Che non si siano mai posti il perché ci fosse un balcone e ancor più non avessero desiderato accedervi, affacciarsi.

È bello, il balcone, di pietra e ferro battuto, antico. Comune, certo. Come comuni sono i  passeri che vi hanno trovato casa e ristoro, loro sì, lungimiranti.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

È vero, come ho letto ha dichiarato l’illustratrice, Kalina Muhova, che di questa poesia ha fatto un silent book, è condivisibile, che l’illustrazione sia tra le arti visive quella più vicina alla poesia, anche come forma narrativa, aggiungo io, i dettagli come il tono, la forza o la leggerezza del tratto come il timbro. Ma certe parole messe l’una di fianco all’altra, poste come per caso con l’uno o l’altro accento riescono a sfidare anche la più perfetta delle sculture, abbracciando quindi anche lo spazio attorno, che di alcune è parte d’opera, divenendo imperiture.

e in una notte piovigginosa
la gronda sua quadrata riunisce
due girovaghi che assieme riposano
dopo un tempo lungo e triste.

Si chiude con la poesia cui si ispira, posta lievemente su un’illustrazione a doppia pagina in cui, finalmente, un padre e una bambina sollevano il capo e pongono lo sguardo laddove non era mai stato. Si chiude nella speranza, che dà seguito ai versi che si concludono non lasciandola.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Inizia, invece, con il simulacro di quello che era un balcone, sul quale sono due uccelli di un nero pieno, come i ghirigori del ferro battuto che fa loro da trespolo, rifugio, casa. S’abbeverano alla pioggia che disseta e nutre anche i semi sopravvissuti nei vasi incolti, di cui nessuno si cura. Su di esso si muovono l’ombra dei rami di un albero e il vento. Oltre alle zampe degli uccelli quel balcone non conosce calpestio.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Certe foglie, ostinate, tentano di entrare in casa, portate da quel vento, ma si scontrano sempre con il muro. Oltre quel muro una famiglia di animi che si intendono rigidi. E una bambina che quel rigore rompe e interrompe, facendo entrare la luce, aprendosi a ciò che non conosce, ancora, con uno strumento appuntito e forte: una penna. Che può creare varchi inattesi, inaspettatamente. Sempre.

balconeTitolo: Il balcone
Autore: Kalina Muhova, Atanas Dalchev
Editore: Tunuè
Dati: 2019, 40 pp., 15,00 €

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