Come San Nicola è diventato Babbo Natale

Eccolo San Nicola, in un poemetto del 1823 di Clement Clarke Moore “Twas the Night before Christmas“, alla guida di una slitta carica di doni, scendere giù per il camino.

As dry leaves that before the wild hurricane fly,
When they meet with an obstacle, mount to the sky,
So up to the house-top the coursers they flew,
With the sleigh full of toys, and St. Nicholas too.
And then, in a twinkling, I heard on the roof
The prancing and pawing of each little hoof.
As I drew in my hand, and was turning around,
Down the chimney St. Nicholas came with a bound.

I suoi vestiti sono ancora molto diversi da quelli cui siamo soliti rappresentarlo, ma è proprio a lui che dobbiamo Babbo Natale così come lo immaginiamo.

san nicola babbo natale

La storia di questo Santo che protegge molte città ma soprattutto Bari, che lo festeggia in primavera, è controversa e sfaccettata. Di certo c’è che San Nicola è personaggio austero, severo e al contempo munifico: si aggira di notte per lasciare i confetti ai bambini che si sono comportati bene, rallegrando le giornate fredde e buie di dicembre, per esempio. Sempre aiutato da uno strano accompagnatore (da cui gli elfi aiutanti di Babbo Natale), il Krampus, un demonio sconfitto dal Santo e perciò costretto a servirlo.

Krampus-Postkarte_um_1900
Antica cartolina raffigurante un Krampus

Il Krampus è costretto a seguire i dettami di San Nicola ma conserva tutto il suo carico di malvagità incutendo timore ai bambini che non si comportano bene e minacciandoli di punizioni severe. Spesso aiuta San Nicola a portare i doni, specialmente le mele, uno dei simboli più noti del Santo, che ne donò a tre bambini affamati i quali le videro trasformarsi in pomi d’oro durante la notte, sfuggendo grazie a Nicola alle grinfie della povertà.

Addobbiamo forse inconsapevolmente l’albero di Natale coi due oggetti più cari al Santo: Le palle (i pomi) e i bastoncini di zucchero (dal suo bastone pastorale).

Ma è nella leggenda, in una Ur-Hansel e Gretel, una proto-Hansel e Gretel, ecco,  che la magia di questo Santo si compie: una sera d’inverno San Nicola bussa alla porta di una locanda, chiedendo per cena un piatto di carne. L’oste rifiuta di portargliene; in dispensa conserva in salamoia i corpi di tre bambini che avevano chiesto rifugio e aveva barbaramente ucciso, con l’intenzione di mangiarli. San Nicola lo scopre e resuscita i tre bambini. Ho trovato un’edizione della leggenda/fiaba in francese, La légende de saint Nicolas di Robert Giraud e Julia Wauters, che effettivamente, fatta eccezione per le premesse (i genitori di questi tre bambini sono amorevoli e soffrono moltissimo la loro assenza) e l’intervento risolutore del Santo, si svolge esattamente come la celebre fiaba, con i bambini che si perdono nel bosco, trovano una casa accogliente cui chiedere rifugio, vengono attirati all’interno con l’inganno e muoiono a causa della malvagia essenza del loro ospite. San Nicola in questa occasione si mostra pienamente devoto alla salvezza e alla gioia dei bambini, questo assieme alla sua generosità ne fa un “Babbo Natale” perfetto.

Nel 1863, una quarantina d’anni dopo il poemetto di Clement Clarke Moore, Thomas Nast disegnò un Santa Klaus molto meno austero, più rotondo, meno severo e ieratico. Nel 1931 Haddon Sunblom lo vestì di rosso. La trasformazione in Babbo Natale così come ci è familiare è completa.

Ho avuto l’occasione di visitare a Bari, nel Castello Svevo, una mostra su San Nicola dedicata ai bambini e alle bambine (Munbam). Se aveste l’occasione, ve la consiglio.

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Munbam, Bari, CAstello Svevo

 

 

 

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