Specchio delle mie brame. Biancaneve, dalla fiaba alle prime trasposizioni cinematografiche

Sul sito dell’ISMR (Istituto Svizzero Media e Ragazzi), si può scaricare la versione online dell’ultima edizione de Il Folletto dedicato a Pinin Carpi e a Gianni Rodari.
Grazie a Letizia Bolzani che ne cura l’edizione posso condividere con voi anche un mio pezzo d’approfondimento pubblicato sullo scorso numero dedicato invece al cinema.
Si intitola “Specchio delle mie brame. Biancaneve, dalla fiaba alle prime trasposizioni cinematografiche“.
W. C. Drupsteen, 1885
W. C. Drupsteen, 1885

Christian Voltz. “Ancora niente?” e “Non è colpa mia!”

Un punto esclamativo per un titolo e un punto interrogativo per un altro. Due libri di Christian Voltz, entrambi pubblicati da Kalandraka, dallo stesso formato, realizzati con la stessa tecnica ma con due andature e due soggetti del tutto diversi.

Il primo in ordine di pubblicazione qui in Italia si intitola Non è colpa mia! La storia, buffissima, nasce facendo perno su un classico: una signora etra nella stalla per mungere la mucca ma scorge un ragnetto e senza pensarci su due volte lo schiaccia. Una cosa da nulla, cose che capitano, ma siamo sicuri che sia proprio così? In realtà questo gesto stizzoso si rivela precipitoso e dà il via a un effetto farfalla che pare inarrestabile ma del quale non si intuisce subito la sostanza circolare. E qui sta il bello!

NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz - 2018 Kalandraka Italia
NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz – 2018 Kalandraka Italia

Perché la fattrice dai capelli di rafia, non appena schiacciato il ragno si becca un’incornata in pieno sedere. Brutta bestiaccia, si era rivolta al ragno mentre lo schiacciava, Razza di grossa vacca! insulta la mucca mentre si massaggia la chiappa dolorante.

Non è colpa mia! è stato quell’asino a scalciare sul mio sedere.
Io allora ho fatto un salto per lo spavento!

Non è colpa sua, dunque è la volta dell’asino di beccarsi un insulto da parte della signora con gli occhi strabuzzanti d’ira. Mano a mano che si procede, gli animali ribattono a viva voce che non è colpa loro, fino a quando in un finale che riporta alla pagina iniziale e che mette al suo posto l’antipatica protagonista (la quale ha però un bel vestitino a quadretti con l’orlo di pizzo, c’è da ammetterlo) la responsabilità torna proprio a chi ce l’ha.

NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz - 2018 Kalandraka Italia
NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz – 2018 Kalandraka Italia

In un procedere molto ritmico, che si basa sulla reiterazione, le urla stridule della protagonista sembrano percepirsi grazie al segno tipografico e esasperano per parossismo le caratteristiche tipiche degli animali cui si rivolge. Un buono spunto per riflettere sui giudizi affrettati e sul modo in cui il tono e il timbro che diamo alle parole può divenire insultante.

Ancora niente?, di Christian Voltz - 2019 Kalandraka Italia
Ancora niente?, di Christian Voltz – 2019 Kalandraka Italia

Anche per Ancora Niente! la tecnica di realizzazione è quella del collage tra materiali di riciclo, diversi tra loro per struttura e consistenza: fil di ferro, parti di utensili rotti, legno, carta, stoffa. Molto differente, invece, è il ritmo. Qui siamo all’aperto, il contesto è un fondo carta da zucchero di cielo. Il Signor Louis pianta un seme e si mette in attesa. Aspetta che spunti, di giorno in giorno torna a vedere a che punto sia, se sia nato. Il Signor Louis non lo sa, ma dal momento in cui ha piantato il seme, si è aperto per il lettore uno scenario di meraviglia. Le doppie tavole sono divise in due sezioni, una accoglie il Signor Louis e un uccellino che curioso gli svolazza attorno.

“Bisogna essere pazienti” disse all’uccellino.
Ma l’uccellino non rispose niente…

L’altra, in carta da pane, è visibile e parla solo al lettore. Noi abbiamo uno sguardo privilegiato su quanto accade al seme sotto terra. E ci sentiamo di incoraggiare il Signor Louis, di apprezzarne la pazienza, perché noi lo sappiamo, il seme sta facendo il suo lavoro, pian piano, ma con costanza. Il Signor Louis non lo sa, ma oltre all’uccellino anche il seme sta facendo del suo meglio per fargli compagnia.

Ancora niente?, di Christian Voltz - 2019 Kalandraka Italia
Ancora niente?, di Christian Voltz – 2019 Kalandraka Italia

La natura però ha i suoi tempi, il processo di crescita è lento, germogliare non è cosa semplice. E la pazienza del Signor Louis non è sufficiente. Dopo qualche giorno d’attesa, non vedendo risultati, desiste, stizzito. Però qualcun altro no, qualcun altro ci sorprende.

Due albi divertenti e originali che penso non debbano mancare nella vostra libreria.

Titolo: NON È COLPA MIA!
Autore: Christian Voltz (Marta Bono traduzione)
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2018, pp. 40, 14.00 €

Titolo: ANCORA NIENTE?
Autore: Christian Voltz (Marta Bono traduzione)
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2019, pp. 40, 14.00 €

L’uovo

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero

Le tavole di Britta Teckentrup mi affascinano sempre. Anche quando sono giocose, nei libri per piccolissimi, hanno una vena di nostalgia, di rilevante, di antico.

Sfoglio L’uovo e questa nostalgia mi pervade. Sembra che il colore sia stato steso su piani arrugginiti, su vecchi portoni tinti a vernici pastello, scrostate, che il colore sia stato dato e poi, dove serve, grattato via, lasciando intravedere la base su cui si poggia. Il risultato è raffinato, conferisce a ogni tavola un sapore che sa di antico, scientificamente affidabile, d’altri tempi. Questa sensazione data dal mezzo si mescola alla consapevolezza della perfezione dell’oggetto considerato, una pienezza semplice. Un guscio dalla consistenza perfetta per essere durissimo e fragile al momento giusto, la cui forma affascina e, scopriamo, s’adatta al suolo sul quale viene deposto. Una consapevolezza atavica che ha basi empiriche e che tocca, inevitabilmente, tocca.

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero
L’uovo, di Britta Teckentrup – 2020 Uovonero

Dunque, perfetto all’esterno, sempre diverso: candido, punteggiato, striato, verde, azzurro, tondo, ovale, piccolo quanto la capocchia di uno spillo o grande quanto 160 uova di gallina. Perfetto all’interno, laddove il fascino si intreccia alla meraviglia e al mistero che sempre ammantano l’evolversi e il nascere di una nuova vita. Perfetto anche il guscio di questo libro, dal colore raffinatissimo, ha una consistenza porosa, piacevole al tatto, sembra respirare, leggero e al contempo robusto.

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero
L’uovo, di Britta Teckentrup – 2020 Uovonero

Splendidi i verdi e gli azzurri delle uova di merlo e tordo, su di essi ogni puntino, ogni striscia, pare studiata per dare ancora più luce al colore predominante. Non mi sorprende che tanta semplice bellezza abbia ispirato artisti di ogni tempo.

Il libro procede secondo la struttura classica delle risposte a ipotetici ‘perché?’/ ‘come?’ mantenendosi in equilibrio tra scienza, curiosità, arte. La rana depone uova di gelatina trasparente, che prendono il colore dello stagno, cristalline e fragili. Fragili lo sembrano, in realtà sono un miracolo di elasticità e leggerezza che ben si sposa con l’ambiente in cui maturano fino a schiudersi. Le uova del picchio sono bianchissime, rilucono perché così nel buio del nido profondo i genitori possono individuarle facilmente. Mentre le uova d’insetto hanno forme diversissime tra loro, non solo sferiche, ma anche a cilindriche, coniche, a punta.

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero
L’uovo, di Britta Teckentrup – 2020 Uovonero

Non può mancare nella vostra libreria.

uovo_cover_LDTitolo: L’uovo
Autore: Britta Teckentrup (traduzione di Sante Bandirali)
Editore: Uovonero
Dati: 2020, 96 pp., 19,50 €

Papà. Cuore, memoria, distanza

Cuori di papà che si colgono mano nella mano, sguardo contro sguardo (o sguardo nello sguardo), in risate grasse, porte sbattute con fracasso, abbracci frettolosi e premure indimenticabili. In assenze imperdonabili, nella fragilità che si fa coraggio inarrestabile, nelle disillusioni amare e in dolcissime conferme.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum, 2018 Il Barbagianni
Il nostro albero, di Mal Peet, illustrazioni di Emma Shoard, 2019 Uovonero
Giorno di neve, di Komako Sakaï, 2007 Babalibri

Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo
I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Come in un film, di Maite Carranza, 2019 Il Castoro
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen, 2019 Iperborea
Rompi il porcellino, di Etgar Keret, David Polonsky, 2017 Feltrinelli

Attilio Cassinelli, Pinocchio

L’ultimo Pinocchio di Attilio*, edito da Lapis nella collana Minifiabe nata nel 2017, è destinato a un pubblico di lettori piccolissimi. La cifra di Attilio è certo nelle illustrazioni, come sempre stilizzate, caratterizzate da colori vivaci e pieni, contenuti in contorni demarcati e spessi, in nero; e anche nel testo, essenziale, asciutto e diretto adornato dell’essenziale, privo di aggettivi ridondanti, di indugi superflui. Ma la vera voce di Attilio l’ho ritrovata nella scelta delle avventure da raccontare. Una selezione era certamente necessaria, quella di Attilio ha come cardine Pinocchio che è sempre soggetto cui si rapporta il blocchetto di testo in cui si racconta.

Pinocchio, di Attilio - Lapis edizioni, 2020
Pinocchio, di Attilio – Lapis edizioni, 2020

Questo burattino nello spazio di tre pagine nasce, ci si presenta dinoccolato pur senza giunture, un po’ bambino, un po’ burattino, un poco galletto, con tanto di becco, cresta e zampette a quattro dita, sorriso beffardo e bottone sulla giacchetta, pronto a scappare e andare a sbattere contro un carabiniere. In una sola pagina lo conosciamo alla perfezione e già sorridiamo, sebbene in ciascuna delle sue monellerie si riesca, con autoriale disincanto, a conservare il timbro drammatico dell’opera collodiana.

Il volto tondo di Pinocchio si nutre di espressioni fatte di linee, capaci da sole di restituire le emozioni del burattino, talvolta sorridente, spesso pensoso o triste. Al centro perfetto del libro, una tavola doppia, cupa, buia, fatta dei colori della notte, delle sue luci spente, delle sue ombre grigie. È la notte in cui il Gatto e la Volpe lo impiccarono. La tensione drammatica non si risparmia, e Pinocchio sta dinanzi ai nostri occhi inerte, appeso a un ramo, privo di colore, luce, vita. Ma il colore brillante e denso torna nel tempo di girare pagina, Pinocchio sorride, è come al suo solito in movimento dinanzi a una Fata Turchina ritta e composta, serena e rasserenante. Una doppia pagina ricchissima di verdi che, ciascuno per la sua parte, costituiscono un bosco in cui Pinocchio è ai margini, sul punto di attraversarlo, così come ha fatto finora con la sua infanzia, e uscirne grande, riflessivo e saggio. Forse…

Pinocchio, di Attilio - Lapis edizioni, 2020
Pinocchio, di Attilio – Lapis edizioni, 2020

Ci sono tanti animali, tutti quelli che era possibile rappresentare, ponte e tramite tra Pinocchio e la parte selvatica dell’infanzia che non vorrebbe mai abbandonare e tra Pinocchio e i bambini che ne leggono le avventure.

Pinocchio, di Attilio - Lapis edizioni, 2020
Pinocchio, di Attilio – Lapis edizioni, 2020

La meraviglia, che voglio leggere come dichiarazione di poetica, sta compiuta e dolce nella tavola conclusiva: Pinocchio è finalmente assieme a Geppetto, sul dorso dell’amico Tonno, salvo. Non c’è tempo di considerare metamorfosi magiche, posto su uno sfondo di un bianco candido e perfetto, sorridente, appagato e felice resta il burattino generoso e monello che riconosciamo, amatissimo.

[*del 1981, Pinocchio, di Carlo Collodi e Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco; del 1991, C’era una volta… un pezzo di legno…, di Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco)

1981, Pinocchio, di Carlo Collodi e Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco
1981, Pinocchio, di Carlo Collodi e Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco
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C’era una volta… un pezzo di legno…, di Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco

51Sa7S4NWsLTitolo: Pinocchio. Le mini fiabe di Attilio
Autore: Attilio Cassinelli
Editore: Lapis Edizioni
Dati: 2020, 42 pp., 9,90 €

La bambina di vetro

Ho letto questa storia diversi giorni fa. Mi ha colpita, l’ho lasciata decantare. Oggi ne scrivo pienamente convinta che, paradossalmente, la sua forza stia nella fragilità della bambina protagonista, che non è solo della sostanza di cui è fatta, ma anche del suo porsi nei confronti di ciò che la circonda, incrina, ferisce.

La bambina di vetro, Beatrice Alemagna - 2020, Topipittori
La bambina di vetro, Beatrice Alemagna – 2020, Topipittori

Eppure proprio la consapevolezza di non essere infrangibile, la rende fortissima, le dà piena coscienza di sé, le conferisce la libertà di essere in nessun altro modo. Di lei sappiamo tutto, specie i suoi più intimi pensieri, le sue sensazioni, piacevoli o sgradevoli, tutte.

L’incipit è meravigliosamente rodariano:

Un giorno, in un villaggio vicino a Bilbao e a Firenze, nacque un bambino di vetro. Anzi una bambina

In un tempo non ben definito in un luogo che potrebbe essere ovunque, nasce un bambino. Anzi, una bambina che è senza nome ma della quale impareremo a conoscere, a vedere, ogni dettaglio. L’indefinito si mescola con l’indefinibile e con il concreto in una palpabile sfuggevolezza che è segno distintivo di tutte le storie di Rodari e di quelle che, come in questo caso dichiaratamente, ad esse si ispirano (La bambina di vetro si ispira a Giacomo di Cristallo, storia edita da Edizioni El,  con le illustrazioni di Vitali Konstantinov).

La bambina di vetro, Beatrice Alemagna - 2020, Topipittori
La bambina di vetro, Beatrice Alemagna – 2020, Topipittori

Quando non acquisisce le tinte delle cose cui si sovrappone, diventando finestra su ciò che la circonda oltre che su se stessa, la bambina è del colore dell’aria, dell’azzurro trasparente dell’acqua. A volte il suo corpo  è trapuntato, a volte si fa tappezzeria; sempre ben illustrati, in immagini o ritagli, i suoi pensieri. Sulle prime il fatto che fossero esposti non le dava fastidio, eccezion fatta per quei pensieri rabbiosi che le incrinavano il corpo, e facevano inorridire gli altri attorno. La difficoltà di stare in mezzo alla gente con il cuore scoperto, per la bambina si fa sempre più insostenibile, per cui decide di partire. Ma nessun posto la accoglie, da tutti si sente respinta, fino al momento in cui accoglie se stessa, si esplicita il suo nome, diventa Gisèle, trasparente, incrinata, perfetta.

La bambina di vetro, Beatrice Alemagna - 2020, Topipittori
La bambina di vetro, Beatrice Alemagna – 2020, Topipittori

Le pagine trasparenti che sono espediente narrativo, significanti, e che al contempo citano il Più e meno di Munari, con un soffio lieve di sovrapposizione o di sottrazione, raccontano, rendendo quasi palpabile la condizione di Gisèle, in una alternarsi di leggerezza dei materiali e profondità di senso.

Topipittori_La-bambina-di-vetro_CoverTitolo: La bambina di vetro
Autore: Beatrice Alemagna
Editore: Topipittori
Dati: 2020, 32 pp., 20,00 €

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni

Else-Marie ha sette piccoli papà, alti quanto un vaso da fiori, coi loro cappelli e le loro valigette da ufficio, le loro abitudini, e bravi lettori di storie prima di andare a letto. Fin qui nulla di strano, non fosse che la mamma di Else-Marie è alta almeno un metro e settanta.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Sembra che quello di Else-Marie sia un sogno, il frutto dolcissimo e affollato della sua immaginazione che supplisce all’assenza di un papà che non c’è più, o magari non c’è mai stato. Questo, immaginiamo a nostra volta quando la cogliamo seduta sul davanzale della finestra, presa dai suoi pensieri tanto da lasciare in sospeso giochi e disegni. Vagheggia del papà Gustav che ha una voce squillante, e di Rune, che ha un piccolo neo sull’orecchio, li pensa uomini d’affari, impegnatissimi, sempre in viaggio e si figura i regalini che le porteranno, ben incartati di un rosa infiocchettato di verde.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

I sette piccoli papà di Else-Marie sono proprio come qualsiasi altro papà, leggono volentieri le storie prima di andare a dormire ma la sgridano quando non va a letto all’ora stabilita, si svegliano borbottando ma recuperano il buonumore dopo aver bevuto il the e le mettono fretta quando sta in bagno a leggere le avventure di Fantomen.

Tutto sembra procedere seguendo la linea della nostalgia, del desiderio che si fa sogno. Fino a quando la mamma di Else-Marie, una mattina a colazione, non dichiara che non potendo andare a prendere la bambina al doposcuola se ne occuperanno i papà. Else-Marie è preoccupata, cerca di farle cambiare idea: cosa diranno i suoi amici di lei e soprattutto, cosa penseranno dei suoi sette piccoli papà?

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Una cosa è certa i papà sono lì! Coi loro impermeabili e i loro sette cappelli ma, nonostante i rischio sia molto alto, nessuno li schiaccia, nessuno li usa a mo’ di bambola, nessuno, soprattutto, li giudica. Ed Else-Marie può tornare a vivere serenamente la sua vita di tutti i giorni, deliziandosi con un bagno in una vasca affollata di sorrisi, affetto e papà.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Il testo si muove sui toni del realismo quotidiano e la sua bellezza sta nella semplicità con la quale questo realismo diviene magico, ineffabile. Assurdo porsi delle questioni pratiche, assurdo indugiare sui possibili risvolti, su quel tanto che c’è tra le pieghe. In questa casa disordinata, ordinaria, nel pigiama appeso ai piedi penzoloni sul water, nella cartaccia a terra sull’autobus, nei calzini lasciati in giro, nei capelli scomposti e in vasche da bagno piene sulle quali stanno appesi i panni ad asciugare, c’è la poesia, che rende questa storia spassosa e al contempo tenera, tenerissima, vera.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, è opera del 1990 di Pija Lindenbaum, brillante autrice svedese già premiata con l’Astrid Lindgren Award.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il BarbagianniTitolo: Else-Marie e i suoi sette piccoli papà
Autore: Pija Lindenbaum
Editore: Il Barbagianni
Dati: 2018, 32 pp., 16,50 €

E se…?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa

Anthony Browne racconta storie che sempre si dipanano sul sentiero dell’irrequietezza, giocando coi toni, col timbro delle voci, con la luce e la sua assenza. Tra queste pagine i passi di mamma e bambino sembrano risuonare nel buio già pesto della sera, si percepisce lo scricchiolio delle suole sul marciapiedi di questa che si intuisce una periferia cittadina. Si cerca l’indirizzo giusto, quello che aprirebbe le porte a una festa ma si incappa in spaccati di vita, si sbircia in momenti privati, velocemente, solo per rendersi conto se si è nel posto giusto o meno, ma in tempo per veder concretizzare oltre ogni finestra una delle decine di ipotesi catastrofiche che sgomitano nella mente del bambino: E se…?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Joe è preoccupato, labbra serrate, capo un po’ chino, rigido, come se risentisse della pressione che le mani stanno operando sul pacchetto regalo, strette. Il piede destro pronto a partire ma non del tutto staccato da terra, esita. Joe vorrebbe andare alla festa cui è stato invitato, ma è preoccupato, e la sua preoccupazione si fa ombra talmente ingombrante da superare il margine dell’illustrazione, strisciare su tutta la pagina, fino al suo limite.

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

È il crepuscolo, ma l’albo si apre con molto colore. L’immagine di Joe ne è piena. Poi si passa all’ombra con tutti i dubbi che porta con sé: E se…?

E se alla festa ci fosse qualcuno di sconosciuto?, si chiede Joe; sarebbe il momento giusto per fare nuove amicizie, gli risponde, rassicurante, la madre. E Joe prontamente ribatte: “Non se sono TREMENDE!” E qui, in questo esatto momento, incomincia il gioco dell’alternanza campo lungo/campo corto nell’altra serie di ipotesi che accompagna quelle esplicite di Joe: sarà quella la casa di Tom?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Come fosse una macchina da presa lo sguardo, di Joe e di sua madre, si acuisce per passare dall’ipotesi del campo lungo, all’evidenza del campo corto. E sì, sono tremende le persone che lo sguardo inquadra: orecchie a punta, piccole antenne carnose e basi delle lampade munite di denti affilati; brutti cipigli e un’evidente tendenza a trascurare il proprio animale da compagnia dagli occhi tristissimi.

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Alla preoccupazione di Joe sulla presenza di tante persone risponde un’elefantiaca e grigia solitudine. Mentre nella tavola successiva Anthony Browne, in un surrealismo parossistico, cita Lewis Carroll, come aveva esplicitamente già fatto in Willy The Dreamer, mettendo un sorridente Humpty Dumpty nel portauovo di una tavola male imbandita.

Si percepisce l’inquietudine del bambino nel momento in cui il suo sguardo incontra e raffigura un contesto da festa dell’orrore à la Bruegel. La prospettiva cambia invece quando la via d’accesso alla casa degli altri piuttosto che la finestra è la porta. Una porta che si apre, sorrisi che accolgono. L’ansia di Joe si dissipa e trasfonde nell’animo della madre che ritorna sui suoi passi in preda ai dubbi. Non sappiamo come abbia trascorso quelle ore di festa la mamma di Joe, quel che vediamo è un luminosissimo Joe, stavolta senza ombre a segnare il passo e l’allegria, sorridente, al suo ritorno.

copertinaTitolo: E SE…?
Autore: Anthony Browne (traduzione di Sara Saorin)
Editore: Camelozampa
Dati: 2020, 36 pp., 16,00 €

Cerfoglio

Il Cerfoglio dei prati è un’erbetta selvatica che nei miei ricordi profuma dolcemente di zucca. Lo riconosco sulle sguardie di questo albo edito da Lupoguido che affonda le sue belle radici di penna e di pennelli nel secolo scorso, e il mio sguardo, da sempre interessato ai fiori e alle erbe selvatiche, indugia su queste due pagine lisce, morbide, luminose. Sono sguardie e proteggono la storia che dopo di loro sempre viene, ma sono anche il suo indice.

La pagina cui rimanda il Non ti scordar di me è l’incipit.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

 

Sulla pagina di sinistra il Non ti scordar di me che fa da titolo, un blocchetto di testo che non lo è ma sembra poesia, in cui ciascuna riga ha per protagonista un elemento e già di per sé racconta.

Su quella di destra una tavola che, così come ha già fatto il testo, anticipa le sorti della storia e ugualmente racconta, muovendo il filo della narrazione su quattro diversi piani. In primo piano un pino maestoso, talmente immenso da poterne rappresentare solo una piccola parte, poi in secondo piano una rupe, rocciosa e brulla; quindi la valle, e dietro e sopra di essa, per ultimo, il cielo. Il sole, schiacciato e giallo, illumina d’oro il protagonista, abbarbicato alla rupe, che di quella luce risplende, poetico.

Quando spuntò, il vecchio pino, tese i suoi piccoli rami verso il cielo. Tutto intorno a lui, emozionate, le viole mammole paiono inchinarsi, le campanule trillare, le lepri, tremanti, s’abbracciano, i cervi tendono le orecchie mentre discosto, appollaiato su un ramo un gufo fa, per l’occasione, le ore piccole e una lumaca, quasi più grande di lui, tende le antenne e gli occhi.

Questa che ho appena considerato è stata scelta anche come illustrazione di copertina, perché è effettivamente ritratto del momento in cui tutto può succedere, tutto, o quasi, è ancora da scrivere. Ha una cornice, fatta di insettini rossi tutti l’uno diverso dall’altro. È la foto ricordo, quella che entra nell’album.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

Ma non sempre tutto va nella direzione immaginata, questo è il caso in cui s’accinge ad andare, per quanto non sembri, esattamente in quella sperata: il pino prende coscienza dell’essere nato sul ciglio di un burrone. Non sarebbe stato affatto semplice crescere lì, avrebbe dovuto lottare. Ma l’importante è esserne coscienti, e caparbi. E allora, nel capitolo intitolato dalle violette mammole, in un trionfo di piani sovrapposti, il nostro sguardo si fa largo tra i tronchi degli alberi maestosi, le cui radici affondano nella terra nutriente e ferma, e lo si intravede, riverso, curvo, come accartocciato, proteso verso terra, per scelta, per intelligenza, per spirito di sopravvivenza, ben ammantato della luce rossa e intensa del tramonto che tinge con linee piene anche i contorni delle montagne e poi, infine, ancora, il cielo.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

Intanto gli alberi attorno a lui vengono abbattuti, diventano altro, si allontanano dalla foresta. Lui resta, curvo, perfettamente curvo per accogliere Cerfoglio, un cervo che l’ha scelto come tana, rifugio sicuro per sé e i suoi piccoli. Insieme crescono, invecchiano. Il cervo mangia il dolce cerfoglio dal profumo di zucca che cresce attorno al vecchio pino e tutto sembra scorrere tranquillo, quando la linea retta di un fucile interviene a tagliare a metà l’illustrazione, a mettere un freno al tempo sereno. Al di sotto del fucile un indistinto grigiore di ombre e il volto di un cacciatore. Il bosco si percepisce ma la sua vitalità è spenta, pare ammuffita; al di sopra il vecchio pino, ormai spoglio, a proteggere il verde, il giallo dei denti di leone, dei ranuncoli, dell’erba zolfina e Cerfoglio.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

Non c’è pietà per il cacciatore che non ne ha, non ce n’è nemmeno un nonnulla. Di lui s’immagina il destino, ma tant’è. Magari no, magari è un altro.

Una splendida storia di Ludwig Bemelmans, di resilienza e amicizia, raccontata senza patetismi, senza edulcorazioni,  che aspettavamo dal 1953.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

cerfoglioTitolo: Cerfoglio
Autore: Ludwig Bemelmans (trad. Gabriella Tonoli)
Editore: Lupoguido
Dati: 2020, 44 pp., 17,00 €