Fantasticherie e ritagli da un prato di lettere

«C’è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri. » (Bruno Munari, Arte come mestiere, 1966)

La chiave di lettura e di gioco di questo albo classico di Bruno Munari è assolutamente esplicita già nella prima parte del titolo “Facciamo assieme un libro da leggere”. Perché questo alfabetiere che incomincia dalla “i”, perché l’ordine d’apparizione delle lettere non è quello consueto ma è in base alla loro semplicità di scrittura, alla difficoltà che presentano per essere imparate da ogni bimbo, è uno strumento didattico adatto anche ai bimbi in età prescolare. Infatti i bambini sono liberi di cimentarsi con ciò che scelgono, sia essa una lettera sconosciuta, semplice, difficile, e, sull’esempio di Munari, possono decomporre, ricomporre, ricostruire secondo l’esempio, o seguendo un sentiero diverso, un proprio nuovo, diverso, simile alfabetiere.

Bruno Munari, Alfabetiere - Corraini
Bruno Munari, Alfabetiere – Corraini

L’idea è proprio quella di ritagliare le lettere dalle pagine di giornali e riviste. Le parole di Munari riportate nell’introduzione sono chiarificatrici in merito: “Sarà per lui [il bambino] come andare a caccia di insetti tra l’erba di un prato facendo attenzione di non confondere formiche con cavallette”. Il bimbo quindi sarà portato a osservare con attenzione la pagina del giornale alla ricerca della lettera prescelta e, non appena individuata la sua “l” di lucertola nel prato fitto di m, p, a, z, la ritaglierà per poi incollarla assieme alle altre “l” e scoprire che ci sono tanti tipi di “l” diversi. Sempre seguendo l’esempio di Munari potrà poi cercare immagini di cose o insetti o animali che inizino con la lettera scelta e così arricchire la pagina.

Bruno Munari, Alfabetiere - Corraini
Bruno Munari, Alfabetiere – Corraini

Munari ha poi composto delle argute e buffe filastrocche: ciascuna è fatta di parole che contengono il maggior numero di volte possibile la lettera cui sono associate (o il gruppo di lettere).
L’invito, se non fosse chiaro, è a continuar da sé. Buon alfabetiere allora!

alfabetiere_facciamo-assieme-un-libro-da-leggereTitolo: Alfabetiere
Autore: Bruno Munari
Editore: Corraini
Dati: 1998, 32 pp., 13,00 €

Quando il titolo di una storia o di un libro termina con un punto di domanda la risposta può essere cercata solo e soltanto nelle sue pagine. E infatti pagina dopo pagina, esattamente due per ogni lettera dell’alfabeto, Nikolaus Heidelbach risponde all’apparentemente semplice questione: “Cosa fanno le bambine?”

Un abecedario dunque, che apre delle vere e proprie finestre sul mondo affatto candito delle bimbe dalla A di Amelia alla Z di Zoe. Heidelbach (uno degli illustratori più brillanti della scena contemporanea europea) ha dichiarato di aver imparato da Sendak, del famoso Paese dei mostri selvaggi, da Ungerer e Gorey, che nella letteratura per ragazzi non ci sono limiti di sorta: indecenza, impertinenza, brutalità sono aspetti ineliminabili. Partendo quindi da questo presupposto (per non volergli dare il tono della “lezione”, sebbene sia plausibile) struttura un alfabeto molto originale:

ogni lettera corrisponde al nome di una bambina; sulla pagina a sinistra testi laconici e in apparenza piatti si limitano a dirci che cosa quella bimba stia facendo: Brigida esce, Miriam riceve visite, Flora dorme bene. Sulla pagina a destra alla linearità del testo corrisponde un’arte composita ma al contempo esplicita che non assume il tono della morale, anzi se ne discosta con decisione, e lascia libero sfogo alla fantasia, alla trasgressione, senza rischiare di essere ingabbiati in prospettive di edulcorazione che sono tipiche solo del nostro fasullo mondo di adulti e che nulla hanno a che spartire con quello dei bambini.

Le illustrazioni sono colorate e intense. Talmente minuziose nei dettagli da lasciare increduli dinanzi al fatto che si tratti di acquerelli. Deliziose e originali tratteggiano sogni, angosce, incubi, dolci realtà, simpatiche infrazioni, buffe trovate.

La lettura di questo albo necessita di un approccio che tenga in stretta connessione il testo e le immagini: esplorare le immagini è necessario perché sono dense di piccoli elementi a volte descrittivi e altre simbolici; la lettura esplorativa di queste ultime, certamente darà pieno spazio ai voli pindarici dell’interpretazione, per questo leggere le poche parole di corredo riporta alla semplice domanda iniziale, chiave di lettura e volta: Cosa fanno le bambine?

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Orfismi alfabetici

Filastrocche e lettere dell’alfabeto tornano a danzare assieme di un ballo futurista e dissonante nel coloratissimo albo di Sonia Delaunay edito da Babalibri.

AlfabetoSonia Delaunay - 2011 Babalibri
AlfabetoSonia Delaunay – 2011 Babalibri

L’orfismo dell’artista ucraina si esplicita in una scelta orientata verso la pittura di puro colore. Queste lettere dell’alfabeto sono rosse, gialle, verdi, azzurre e nere. L’effetto che la composizione di questi colori conferisce all’illustrazione è luminoso e dinamico.

AlfabetoSonia Delaunay - 2011 Babalibri
AlfabetoSonia Delaunay – 2011 Babalibri

A volte le lettere s’appoggiano lievemente su piani sghembi di colore o su alternanze calibrate, come nel caso della A in rosso adagiata su una scacchiera azzurra, verde e nera, altre sembra che la lettera (la T in questo caso) altro non sia che lo schizzo di luce prodotto dalla caduta di gocce di colore su di una trottola in movimento, altre ancora, in cui il colore riempie anche i vuoti, si fa vuoto prospettico esso stesso, come nel caso della S.

AlfabetoSonia Delaunay - 2011 Babalibri
AlfabetoSonia Delaunay – 2011 Babalibri

A ogni dipinto orfico s’accosta qualcosa che non ci si aspetterebbe o, perlomeno, che opera un netto contrasto con le immagini: filastrocche popolari della tradizione italiana. Ciascuna di esse comincia con la lettera cui s’affianca e il risultato è divertente e bislacco.

Titolo: Alfabeto. Con una raccolta di filastrocche popolari
Autore: Sonia Delaunay
Editore: Babalibri
Dati: 2010, 56 pp., 22,50 €

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Il mulino dei dodici corvi

Diciottesimo secolo, una coppia di cavalli s’affretta ad attraversare un ponte di legno sotto i colpi di una frusta senza riposo; un ragazzo è colto dai brividi a causa di un sogno che lo tormenta e che pare tanto reale da essere realtà stessa; un mulino in cui macinare il grano è solo una delle pratiche quotidiane e dodici corvi in balia di un padrone che è anche un servo.

Il mulino dei dodici corvi è stato pubblicato per la prima volta in Germania nel 1971 col titolo di Krabat, nome del ragazzo protagonista. Ambientato in Sassonia ha le caratteristiche spiccate del romanzo classico fantasy-spettrale. Il mulino dei dodici corvi infatti altro non è se non la tana di un mago esperto di magia nera e negromanzia, che da un lato ha un atteggiamento coercitivo, dall’altro insegna a un gruppo di ragazzi le arti magiche trasformandoli sovente in corvi.mulino_dodici_corvi11-960x1411

Krabat, orfano e viandante sogna di undici corvi appollaiati su una stanga che lo chiamano, umanamente gracchianti, lo invitano a raggiungerli al mulino della palude di Kosel. Il sogno si ripete, insiste, fino a quando il ragazzo, che non ha molte altre alternative, cede alle richieste e s’avvia verso quel luogo onirico che scopre esistere per davvero. Inizia quindi il suo tirocinio da mugnaio, che si rivela sin dai primi giorni un apprendistato da stregone. La sua crescita come mago dovrebbe corrispondere a una rinuncia parallela alle sollecitazioni del modo esterno, all’amicizia, all’amore. Ma Krabat è un ragazzo, peraltro coraggioso e curioso, forte di sé stesso e si pone delle domande, tra tutte la più macabra: cosa tritura quella che viene chiamata la “Macina Morta”? E tra tutte quella più complessa: Sarebbe mai riuscito a indirizzare il proprio destino?

La forza di questo romanzo sta nel delineare precisamente i personaggi protagonisti e sfumarli umanamente di un’ombreggiatura che lascia spazio alla debolezza anche negli animi più forti, mentre al contempo, rafforza e distingue tra bene e male e, quindi, tra personaggi portatori dell’uno o dell’altro.mulino_dodici_corvi21-960x1414

La crescita di Krabat, ragazzo dotato e apprendista talentuoso, si modella mano a mano che la storia procede e col passare degli anni, su eventi orribili, che incutono timore e infettano d’angoscia, dai quali e grazie ai quali  riesce ad affrancarsi: conoscendo il male riesce a liberarsene ingaggiando una lotta che non è solo contro il padrone malvagio ma anche contro se stesso e le proprie ambizioni, implicando in questo processo una faticosa e dolorosa considerazione delle priorità e dei limiti.

Anche la magia, per quanto potente essa sia, conosce dei confini. Lo stesso mugnaio ha dei limiti fortissimi che s’accostano a un potere immenso. Il che porta il discorso a un’ulteriore considerazione: la consapevolezza di dover rendere conto sempre a qualcosa, sia essa una circostanza, un sentimento, un essere vivente.

Il testo in certi momenti è lirico e poetico, in altri divertente e a tratti antimilitaristico e caricaturale, ma Otfried Preussler è un narratore sopraffino capace di mettere il lettore nella posizione di leggere nei suoi input narrativi ciò che desidera, il che lo rende una lettura stimolante oltre che avvincente. Il potere sinistro e le avventure complesse e pericolose delle quali si intravede, come nella tradizione anglosassone del folk tale, la possibilità di un lieto fine, coinvolge, spaventa, smarrisce e, nel momento della sconfitta rasserena e inorgoglisce.

51nmk6kzepl-_sx323_bo1204203200_Titolo: Il mulino dei dodici corvi
Autore: Otfried Preussler
Editore: Salani
Dati: 2014, 285 pp., 13,90 €

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Il filo rosso di un alfabetico destino

Un diaporama dalla prima pagina all’ultima. Un susseguirsi di diapositive tutte strettamente connesse l’una all’altra, come strettamente connesse sono le esistenze indipendenti di ciascun essere umano, ma tutte indipendenti e distanti tra loro, ciascuna a sé stante, come se la dissolvenza incrociata del diaporama facesse affondare le radici dell’una nell’estremo dell’altra impedendone contestualmente il tocco.

A B C Cercasi…, Gwénola Carrère - Topipittori
A B C Cercasi…, Gwénola Carrère – Topipittori

Come sempre mi accade quando un albo mi tocca, mi sono persa nei miei personalissimi diaporama, smarrendo probabilmente per chi legge il senso ultimo dei miei pensieri. Provo a mettere ordine. ABC cercasi è un albo illustrato e interamente ideato da Gwénola Carrére. Un insieme alla rinfusa di sogni al contempo ben allineati in un ordine alfabetico che associa a tutte le lettere un nome e un animale protagonista delle proprie aspettative, dei propri desideri, dei propri problemi e accidenti.

Una galleria alfabetica in cui è amaro scoprire come ciascun animale (e, ripeto, ciascuno di noi) viva la propria esistenza cercando piccole e grandi cose alle quali, se ci fosse un contatto, altri potrebbero facilmente e con gioia, perché corrispondono ai propri desideri, supplire.

A B C Cercasi…, Gwénola Carrère - Topipittori
A B C Cercasi…, Gwénola Carrère – Topipittori

E così “Alice, giovane tarantola sentimentale, cerca amici. Ama le cenette in compagnia” e non sa che nemmeno a una lettera di distanza Bruno, coccodrillo con il gusto per i gilet, tutti i mercoledì organizza una cena con menù a sorpresa, cui tutti sono benvenuti (sebbene l’incognita della cena già sparita nello stomaco del coccodrillo infonda l’annuncio di circospezione).

Così come strettamente connessi sono Dennis, alce occhialuto, scrittore in cerca di editore e di lettori per un circolo letterario nonché fiero di vivere in una casa senza tv, ed Emma, rovinata dai libri, giacché la sua casa era in un albero abbattuto per produrre carta.

Alice potrebbe trovare conforto a casa di Bruno e Bruno potrebbe cenare con Alice, ciascuno trae vantaggio dall’annuncio altrui, però com’è naturale, capita che Dennis non volendolo, e nemmeno lontanamente immaginandolo, contribuisca alla rovina di Emma.

Non è mia abitudine cercare messaggi, e rifuggo l’idea che ce ne sia uno ecologico in queste due pagine che ho appena considerato. Piuttosto credo che quello di Dennis ed Emma sia l’esempio più calzante per rendere il ritmo dell’albo: il mondo è un girotondo di animi e intenti così come la rappresentazione illustrata e scritta dell’effetto farfalla in cui dal battito di un essere delicato e minuscolo può dipendere l’esistenza di un enorme elefante. La teoria del caos che sottende a una “alfabetica” consequenzialità.

A B C Cercasi…, Gwénola Carrère - Topipittori
A B C Cercasi…, Gwénola Carrère – Topipittori

E l’albo si fa mondo e contesto, non portatore di messaggi e morali, gli animali di questo strampalato alfabeto sono ciascuno piuttosto portatore di un annuncio, che è bisogno, urgenza, sogno, che li rappresenta. Essi si mettono in ordine composto dinanzi al portone aperto da Topipittori nel frontespizio: ABC cercasi… per tentare la sorte e trovare un luogo e una risposta per la propria inserzione. Secondo un proverbio cinese ciascuno di noi è legato da un filo rosso a un’altra persona e con essa è destinato a incontrarsi, anche a costo di doversi recare dall’altra parte del mondo. Ebbene, i fili che legano questi animali sono multicolori, ma il destino della zebra Zorro ci illumina e conferma il valore dolce delle leggende giacché non ha remore a declamare “Alice, da quando ti ho incontrato, non ho più pace. Ti aspetto questa sera alla Trattoria degli Amici. Non mancare” e s’avvia felice verso la sua amata tarantola con un bel mazzo di fiori.

Le illustrazioni non sono a cera ma lo sembrano e questo uso del colore spicca ancora di più sul fondo panna. La stilizzazione di ambienti e personaggi è talmente raffinata da smarrire il colpo d’occhio e richiedere una ricerca attenta dei dettagli, che abbondano, in netto contrasto con il carattere telegrafico dei blocchetti di testo, e richiama le affiches di cui Gwénola Carrère è fertile autrice. La gamma di colori, poi, dà a ogni pagina un tocco retrò molto piacevole e caldo.

copertina_abc1Titolo: A B C Cercasi…
Autore: Gwénola Carrère
Editore: Topipittori
Dati: 2008, 56 pp., 16,00 €

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Piccolo cerchio e gran quadrato giocano alle forme

parain-ronds1Piccolo cerchio e Gran Quadrato: ha scelto un titolo più didascalico Gallucci, rispetto all’originale Mercredi per questo albo illustrato di Anne Bertier. Un titolo che affonda nella storia (si tratta dei due geometrici protagonisti) e richiama i classici degli albi illustrati per l’infanzia: pensiamo, naturalmente, a Piccolo giallo e piccolo blu, di Leo Lionni.

E così come l’editore omaggia Leo Lionni, Anne Bertier fa di questo albo un omaggio a Nathalie Parain, illustratrice russa d’avanguardia (1897, Kiev -1958). Piccolo Cerchio e Gran Quadrato certamente sono figli dei Ronds et Carrés della Parain che, così come la Bertier, sfrutta la semplicità delle forme geometriche per ottenere effetti spettacolari e complessi. Forme che si inseguono, si frantumano, si compongono e ricompongono per dar luogo ad altre forme, infinite forme date da infinite combinazioni.

Perché il bello di questo albo risiede in diverse caratteristiche. Così come Piccolo Cerchio si divide in tanti spicchi per dar forma a un fiore, il bello di questo albo è costituito da uno spicchio di semplicità, uno spicchio di eleganza, uno spicchio di fantasia, uno spicchio d’arte, uno spicchio di colore, uno spicchio di variante. E si potrebbe continuare.

Piccolo cerchio, Gran quadrato - Anne Bertier - Gallucci
Piccolo cerchio, Gran quadrato – Anne Bertier – Gallucci

Su fondo panna, l’arancione di Piccolo Cerchio s’affianca all’azzurro di Grande Quadrato. Due colori per semplificare la visione, la percezione e dar luogo a una vera e propria grammatica delle forme che parla in maniera diretta coi bambini e comunica loro la propria malleabilità.

Tutti i mercoledì, Piccolo Cerchio e Gran Quadrato si incontrano per il loro gioco preferito: uno propone una forma e l’altro subito si trasforma.

Piccolo cerchio, Gran quadrato - Anne Bertier - Gallucci
Piccolo cerchio, Gran quadrato – Anne Bertier – Gallucci

Così comincia la storia dei due geometrici protagonisti. Il tono è quello della filastrocca e di quest’ultima conserva anche un certo tocco esemplare, ma sostanzialmente, il testo è complementare alle illustrazioni che nella prima parte si compongono a partire dal quadrato azzurro e dal cerchio arancione per poi, nelle restanti parti, scoprire la meraviglia del fare le cose assieme, del mescolare e mescolarsi. Vuoto e pieno si alternano, “Piccolo Cerchio e Gran Quadrato si divertono come matti” e insieme diventano pesce, cane, zuppiera, gelato, cuoco, fiori. Il gioco del ridisegnare sé stessi è infinito e coinvolgente. Lo consiglio vivamente a tutti i bambini dai 3 anni in su.

img1078-g1Titolo: Piccolo cerchio e gran quadrato
Autore: Anne Bertier
Traduttore: Elena Battista
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 44 pp., 15,00 €

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Una banda popolare, uno spartito di libertà

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

E a chi per ultimo l’ha raccontata – ancor la bocca non s’è raffreddata. Così si chiude la fiaba de I Musicanti di Brema dei fratelli Grimm. Si tratta di una chiusa classica che fa riferimento ai cantastorie della tradizione orale germanica, e implica la volontà di sottolineare quanto spesso questa storia sia stata raccontata e da quanti diversi autori.

Quando usiamo la parola “autore” siamo sempre cauti giacché taluni non fanno altro se non limitarsi alla mera trasposizione, alla semplice ricerca della semplificazione; taluni si limitano a condensare il sensazionalismo e l’effetto rumoroso dei climax per smarrirsi nell’intricato garbuglio della banalità. Non si tratta di autori e nemmeno di cantastorie.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

I nostri autori, quelli che investono le storie classiche di una strabiliante modernità, così come quelli che offrono varianti fedeli alla tradizione e mai s’adagiano sulle furberie, sono realmente tali e ci conquistano, ci raccontano, ci rendono capaci di metabolizzare, di sorridere.

Per questa fedeltà e per altre ragioni che seguiranno Orecchio acerbo ha ben il diritto di annoverare tra i suoi anche i due famosi fratelli autori, Jacob e Wilhelm Grimm per I musicanti di Brema, assieme a Claudia Palmarucci che racconta la fiaba per immagini e Anita Raja che, fedele anch’essa alla parola di cui è portatrice, la traduttrice, ce la racconta nella nostra lingua e da una brulla e spigolosa riva del mare del Nord all’altra, mediterranea e altrettanto frastagliata, la trasporta.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

Quattro cantastorie, quattro autori per un’unica fiaba. Quattro come gli improvvisati musicanti che, chi per un motivo, chi per un altro, decidono di partire assieme alla volta di Brema. Un vecchio asino che per il proprio padrone non valeva più il fieno che mangiava, un Can-Da-Presa col fiato corto non più buono per la caccia che il proprio padrone voleva ammazzare di botte, un gatto Leccabaffi dai denti spuntati non più abile nel cacciare i topi che la padrona voleva annegare e un gallo Crestarossa buono, ottimo, per fare il brodo. Partono per Brema assieme in una marcia che ha tutto il sapore della ricerca della libertà. L’asino con coppola e martello, il gallo con in mano una chiave inglese, strumenti da lavoro operaio che divengono strumenti portatori del sogno, dei desideri, strumenti musicali. E mentre s’avviano, in fila indiana, dei pesci si mostrano a pelo d’acqua come in ascolto di una predica, memori di quel santo (Antonio) che ad essi aveva spiegato il valore divino della libertà quando gli uomini si erano mostrati sordi alle sue parole. Nella notte, male alloggiati, i quattro animali scorgono una luce e verso di essa riprendono il cammino; dietro di essi una Fiumana di persone s’accoda in massa verso quella luce, alba del sole dell’avvenire, segno di un valore universale del soggetto sociale, segno del valore universale della libertà.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

Di antieroi ce n’erano già stati tra le prime pagine di questa fiaba, sebbene mediocri nella loro grettezza da padroni, quelli cui i quattro musicanti operai si trovano di fronte, raggiunta l’agognata fonte di luce, sono briganti. Briganti perbene, ben vestiti, compiti ed eleganti. Così tanto ben vestiti e così tanto per bene da ricordare molto naturalmente i briganti del nostro tempo. I briganti sono alle prese con un banchetto, una festa, e sono in tanti. Come potrebbero i nostri eroi male assortiti fronteggiare quell’orda così ben nutrita? “Uniti i deboli diventano forti” hanno scritto Jacob e Wilhelm, e questo principio è valido nella Storia così come nella tradizione fiabesca, così come in quei miti antichi e classici in cui affonda la radice comune di tutte le fiabe europee.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

E dunque è la volta della celebre torre: il cane si mise sulla groppa dell’asino e il gatto montò su quella del cane. Il gallo infine si mise in cima a tutti e assieme, all’unisono, si espressero con tutta la voce in loro possesso. L’urlo che ne conseguì fu così improvviso e sconquassante da disperdere i briganti in preda al terrore.

I musicanti suonano strumenti molto accordati alla ricerca di una musica comune e popolare. Liberi si esprimono.

Io ho vissuto a Brema, qualche anno fa. Da sola, in un paese straniero di cui non riuscivo a prevedere il tempo annusandone l’aria, esploravo le vie della città; conosco a menadito le sue strade per quante volte le ho percorse, ma sempre ritornavo alla Piazza del mercato, per accarezzare la testa di quell’asino cui erano mancate le carezze del padrone e che tanta compagnia aveva fatto alle mie notti di bambina (e anche a quelle della zia cantastorie).

127 I MUSICANTI DI BREMA N.ETitolo: I musicanti di Brema
Autore: Jacob Grimm, Wilhelm Grimm, Claudia Palmarucci
Traduttore: Anita Raja
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 36 pp., 16,00 €

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Il mio vicino è un cane e mi porta a casa il giornale

Non ci sono ombre (se non quelle del pregiudizio) né sfumature in questo albo portato in Italia da la Nuova frontiera Junior da quel Planeta Tangerina che (se avete avuto modo di conoscerlo) si conferma inimitabile. Tutto è affidato alla pienezza dei colori (rosso e azzurro quelli predominanti) e alla nettezza geometrica delle forme su una luminosissima base bianca.

il mio vicino è un cane - Madalena Matoso - La nuova Frontiera Junior
il mio vicino è un cane – Madalena Matoso – La nuova Frontiera Junior

In azzurro, arriva un giorno a prender posto in un palazzo un cane, e sul suo terrazzo rosso tranquillo fuma la pipa, legge il giornale. Dalle finestre sguardi tra lo sbieco e il curioso, a parte quelli di una bimba entusiasta del suo nuovo vicino che peraltro si distingue per gentilezza e affabilità. Di diverso parere i genitori della piccola che di quel vicino cane non vogliono proprio sentir parlare e anzi, ne giudicano assai malamente i modi (specie quando si gratta poco garbatamente in pubblico).

il mio vicino è un cane - Madalena Matoso - La nuova Frontiera Junior
il mio vicino è un cane – Madalena Matoso – La nuova Frontiera Junior

Poco tempo dopo arrivano in quello stesso palazzo una coppia di elefanti. Uno è rosso, l’altro azzurro; “saranno fratelli, cugini, fidanzati?” Ancora una volta i genitori della bambina li trovano strani così come strano par loro il vicino coccodrillo.

Ma cos’è strano? Chi stabilisce chi sia a modo e chi no? Che cosa si nasconde dietro la diffidenza e la sfiducia dei genitori della bimba? E, soprattutto, chi dice loro che il vicino cane, così come i vicini elefanti e il signor coccodrillo non li vedano come dei collilunghi, giraffe dai soffitti troppo alti, dagli zoccoli troppo rumorosi nell’androne delle scale?

il mio vicino è un cane - Madalena Matoso - La nuova Frontiera Junior
il mio vicino è un cane – Madalena Matoso – La nuova Frontiera Junior

Un albo molto divertente destinato alla lettura dei bimbi più piccoli che ben si trasforma in finestra da cui osservare stavolta (non giudicare come avveniva dalle finestre del palazzo in questione) gli altri, scoprendone i talenti, godendo delle altrui gentilezze e della propria dolce e giovane fiducia.

 

il-mio-vicino-c3a8-un-canecop1Titolo: Il mio vicino è un cane
Autore: Isabel Minhós Martins, Madalena Matoso
Traduttore: Francesca di Giuseppe
Editore: La Nuova Frontiera Junior
Dati: 2012, 32 pp., 14,00 €

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Passo a due per gatto e bambino

Balla questo bambino di Remy Charlip, così come ballava il protagonista di Fortunatamente (anch’esso edito da Orecchio acerbo). Il primo danza al ritmo delle fusa del suo unico specialissimo gatto, il secondo in balia di accidenti fortunosi quando non. Entrambi flessuosi si chinano, avvolgono, s’allungano e distendono, compiono capriole e balzi. Ma con una sostanziale differenza, Fortunatamente era tutto un grand jeté solitario, qui si tratta di un pas de deux in cui un ballerino esperto vorrebbe che un ballerino per nascita, quale è il suo gatto, s’adattasse alla coreografia da lui pensata: Stai ben dritto, girati un po’, resta fermo, lasciati portare. Il bimbo insiste, gli prepara un carretto per trasportarlo, vorrebbe costringerlo in un maglione, gli prepara addirittura un bel lettino. La confusione all’inizio sembra dettata da un fraintendimento: non si tratta di un peluche, ma di un gatto vero. Morbido, sì, soffice, certamente, ma vivo eccome! Quel gatto è assolutamente il suo gatto e perciò deve fare quello che lui gli ordina.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo

Ma non funziona, non va e non va, Mio Miao è un gatto e in quanto tale danza seguendo una musica che è sua propria e che pochi altri sentono, uno solo ascolta. Tutto sta a mettersi nella pelle degli altri, proprio come ha fatto in una fortunata e bizzarra giornata Peter, il protagonista de L’inventore di sogni di Ian Mc Ewan: entrato nella pelle del proprio gatto ronfante scopre come sia fastidioso essere afferrati e portati da una stanza all’altra o come sia complessa la giornata altrui, sebbene sembri semplicissima. Non è sempre possibile entrare materialmente nella pelle degli altri ma qualcosa si può provare a fare in questo senso.
Perché se nelle pagine a sinistra, in maiuscolo (talvolta grassetto della voce del bimbo) su un fondo giallo si stagliano ben ferme e in nero le parole del bimbo, esplicato il punto di vista (che ingenuamente e teneramente altro non vuol significare se non: ti adoro e sei il mio unico specialissimo gatto) si passa all’altra campana, sulla destra, stesso sfondo giallo intenso, stesso maiuscolo deciso, stavolta rosso, del gatto.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo
E per chi abbia anche solo avuto un’unica occasione di accarezzare un gatto dalla testa lungo la schiena fino alla punta della coda pensando di avergli donato la gioia più intensa per poi vederlo scappar via all’inseguimento di un pezzetto di carta smosso dall’aria sarà chiaro: i gatti amano, amano profondamente, e per questo loro saper amare sanno qual è il limite da non valicare per restare sé stessi, per godere delle proprie abitudini, per andar fieri delle proprie capacità, per potersi fidare e essere degni di fiducia. E Mio Miao non lesina i miagolii per spiegarsi per bene: “[e] se voglio dormire|mi trovo un nascondiglio|dove nessuno possa|gridarmi: ora ti piglio”; “mi piace quel che mangio|mangio quel che mi piace|gioco quando mi va”.

Le due prospettive sono chiare, ma il rapporto è a due, la danza pure, per cui le voci cominciano a danzare anch’esse nel delizioso ritmo della domanda e della risposta. Io ti miagolo, tu mi ascolti e rispondi, mi comprendi e per questa ragione sei il mio unico amico speciale “e io non lo dimentico:| mio miao, ti puoi fidare”. Quando tra le pagine scende la notte col suo nero profondo e si acquieta la frenesia del giorno, si torna gatti dopo essere stati tigri, ci si addormenta dopo aver corso veloce, ma anche piano, camminato sulle mani e aver sputato lontano, tutto si rischiara alla luce di una splendida luna gialla che dalla finestra illumina due teneri ballerini accoccolati a letto, insieme, felici.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo

È un albo che parla con grazia questo Mio Miao, il mio unico specialissimo gatto fatto dal testo di Sandol Stoddard e dalle illustrazioni di Remy Charlip (ballerino oltre che autore di libri per bambini) e riesce a farlo anche grazie allo spendido (e immaginiamo laborioso) adattamento di Francesca Lazzarato. Qualche tempo fa ho avuto l’occasione di leggere questo libro nella sua versione originale in lingua inglese e mi chiedevo come un traduttore potesse riuscire a rendere con rispetto e fedeltà quel testo così ritmico a mezza strada tra la poesia e la prosa, laddove la prosa è già poesia e la poesia non lesina ampi respiri. Ancora come la traduttrice abbia fatto non lo so, di certo è riuscita nell’impresa. La danza è una questione di libertà e impegno. Mi pare che lo si possa dire anche per questa traduzione.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo
Mio Miao è adatto a bambini dai tre anni in su, le parole del bimbo e del gatto arrivano forti e chiare anche se i genitori potrebbero trovarsi un po’ smarriti dinanzi a bimbi che affermano con aria decisa: “hai visto, mamma? Posso mangiare quando mi pare e dormire dove voglio io!”. Smarriti sì, ma sorridenti giacché in fondo il punto di vista del gatto alla ricerca dell’indipendenza e dell’affermazione di sé rimane condivisibile, è quello dei bambini è sempre un altro punto di vista.

Titolo: Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto
Autore: Sandol Stoddart, Remy Charlip
Traduzione: Francesca Lazzarato
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 48 pp., 14,00 €

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Vent’anni per il Battello a vapore

I battelli necessitano di controlli continui, soggetti come sono ai danni dell’acqua e del tempo. Specie se sono destinati al trasporto di carichi delicati e se navigano da anni, quando non decenni. Ci sono però battelli a vapore che si conservano scattanti e allegramente sbuffanti e arrivano a compiere vent’anni senza accusare i colpi del tempo. È il caso del battello a vapore  della Piemme, che proprio quest’anno compie vent’anni e li festeggia con l’edizione speciale di di dieci titoli selezionati con la collaborazione della rivista Andersen. Louis Sachar, Buchi nel deserto; Mira Lobe, Il fantasma del castello; Roberto Denti, Cappuccetto oca; Christine Nöstlinger, Un gatto non è un cuscino; Emanuela Nava, Mamma nastrino, papà luna; Jules Feiffer, La mia stanza è uno zoo!;  Pinin Carpi, Cion cion blu; Lia Levi, La ragazza della foto; Mino Milani, L’ultimo lupo; Robert Westall, La grande avventura.

Questa selezione di titoli riassume la variegata gamma proposta negli anni da Piemme ne Il Battello a vapore e la linea editoriale di quest’ultima: nuovi titoli e nuovi autori, narrativa contemporanea, titoli declinati in base alle fasce d’età, classici ritrovati altrimenti trascurati di firme celebri. Sono proprio questi ultimi i preferiti di AtlantideZine:  Cion cion blu di Pinin Carpi, il contadino cinese con la passione per il blu e l’arancione che quando dopo una nevicata si ritrova tutti i suoi alberi d’arancio ricoperti di neve ne fa un gustosissimo gelato all’arancia (arancione) e parte verso la città per venderlo. Cappuccetto oca di Roberto Denti in cui ci imbattiamo in una Cappuccetto Rosso alla quale la celebrità conseguente all’avventura con il lupo ha dato alla testa; adesso si comporta come un’oca e alla nonna (e anche a noi) questa metamorfosi non piace tanto. Bisogna trovare il modo di farla rinsavire e la magia è la strada ideale! Il nostro preferito è stato e rimane, però, La grande avventura di Robert Westfall, un’intensa narrazione che da un evento drammatico (la distruzione della propria casa e la perdita della famiglia a causa di una bomba durante la guerra) si dipana su diversi fronti: quello della crescita e della formazione di un bambino rimasto solo, quello della metafora della guerra come vita nella sua interezza, quello dello sconvolgimento dei ritmi e delle consuetudini in favore della creazione di un ritmo altro fatto di piccole imprese, grandi avventure, nuovi legami, sopravvivenza. Il bambino protagonista cerca e trova diversi rifugi e sopravvive vivendo pienamente con la coscienza e la capacità di essere utile e sé stesso così come con la maturità della scelta di vivere con un compagno animale e nutrendo fiducia nelle persone.

Venti anni, dunque, e centinaia di titoli che hanno tenuto compagnia a generazioni di bambini e ragazzi con intelligenza, promuovendo al contempo il lato divertente della lettura.

Editore e dati: Piemme 2012, 10,00 € (in media)