Adelaide, la strana creatura del Signor Urgerer

Non appena ho incominciato a leggere la storia di Adelaide, cangurina alata, ho subito pensato a The Artist di Michel Hazanavicius. Qual è il legame tra un albo illustrato (uno strampalato albo come sempre, magnificamente, è per Tomi Ungerer) per bambini del 1959 e un film fresco fresco di Oscar del 2012? Beh, la storia di Adelaide procede proprio come se la cangurina in questione fosse una star di Hollywood e la pellicola delle sue avventure virato seppia scorre proprio di pagina in pagina come se si trattasse dei fotogrammi della pellicola biografica e spettacolare della vita di una star del cinema o di un eroico aviatore dall’aura magica alla Saint-Exupéry.

Adelaide, Tomi Ungerer - Donzelli
Adelaide, Tomi Ungerer – Donzelli
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Adelaide, Tomi Ungerer – Donzelli

Adelaide non è solo alata, è anche intraprendente e affascinata dal volo, quindi non esita a salutare mamma e papà e spiccare il volo alla ricerca di avventura. Si aggrega a un aviatore e assieme visitano paesi esotici; poi approda a Parigi e decide di stabilirsi lì. Per un caso fortuito incontra un gentile signore che le mostra la città. Monsieur Murius ricorda il Signor Racine di matrice sempre ungereriana, rimane intenerito e subito s’affeziona ad Adelaide e alle sue belle ali. Insieme visitano Parigi e Adelaide scopre come siano tante le creature alate che, esattamente come lei, hanno le ali sebbene non siano uccelli. La Nike di Samotracia, i Tori alati di Khorsabad al Louvre, i gargoyle e gli angeli di Notre Dame, inquietanti i primi, paciosi gli altri.

Adelaide si sente creatura meno sola all’idea che le ali rendano così originali da meritare splendide statue; paga dell’essere se stessa le mancava solo l’amore di un canguro come lei, giacché d’amore verso gli altri e di generosità il suo cuore da cangurina era ricolmo: non esita a mettere a repentaglio la propria vita per salvare quella di due bimbi da un incendio e proprio quest’atto eroico le varrà l’incontro tanto atteso con il canguro della sua vita, Leon, con il quale darà vita alla famiglia di canguri più straordinaria mai vista al mondo.

Adelaide, Tomi Ungerer - Donzelli
Adelaide, Tomi Ungerer – Donzelli

Essere differenti può rivelarsi un dono e Adelaide, che la sua differenza, l’abbraccia e adora, ce lo mostra con dolcezza. Il tratto di Ungerer semplice ed elegante è terso proprio come se attingesse all’aria nitida e alla brezza fresca in cui si libra Adelaide: l’acquerello si stende con morbidezza e si compiace di tinte mai urlate, piuttosto tenui: seppia, ocra, azzurro carta da zucchero, grigio e tortora conferiscono alle tavole una tale densità da non far sentire mai la mancanza dei colori più accesi, nemmeno il giallo di quel sole che, tra il perplesso e lo stupefatto, assiste dalla prima fila al primo volo di Adelaide.

thumbs1Titolo: Adelaide
Autore: Tomi Ungerer
Editore: Donzelli
Dati: 2012, 38 pp., 17,50 €

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Animalia coloratissimi per zoologi in erba

Se c’è una cosa che accomuna tutti i bambini e che sempre si manifesta è la passione per gli animali. Alcuni di loro si concentrano sugli insetti, altri si improvvisano paleontologi, altri ancora birdwatcher. Tutti e sempre prima o poi ci sorprenderanno con osservazioni tecnico scientifiche assolutamente pertinenti. Per questa ragione ritengo che albi illustrati come quelli realizzati da Nicola Davies e Marc Boutavant siano gli strumenti ideali per nutrire il naturale interesse dei bambini.

I bambini assorbono informazioni da fonti diversissime sebbene spesso confezionate in modo assolutamente superficiale e inadatto alla loro età. Nicola Davies fornisce invece informazioni chiare, semplici, complete e consequenziali costruendo un metodo fatto di ritmo che il bambino associa a ciascuna famiglia animale con naturalezza.51jx6agr5al

Chi è come me accompagna il piccolo lettore alla scoperta delle classi animali attraverso indovinelli, alette da sollevare e coloratissime illustrazioni: gli animali sono molto diversi tra loro ma hanno alcune caratteristiche in comune; il filo conduttore più immediato che io troverei tra il coniglio e la volpe è che quest’ultima mangia il malcapitato saltellante.

In realtà entrambi sono ricoperti di pelo, respirano aria, partoriscono i propri piccoli e li nutrono con il latte, in una parola sono mammiferi. Leggere induce il bambino a scoprire, a far proprie le informazioni ma soprattutto stimola la “ricerca autonoma”: gli esempi che i piccoli vi proporranno in seguito alla lettura e secondo quel ritmico metodo (indovinello, caratteristiche) vi sorprenderanno.51tj9eknyl

Cosa diventerò spiega, in modo semplice e poetico, le fasi della vita di cinque animali: la farfalla, l’orso, l’uccello, la tartaruga e il girino. Le alette da sollevare creano un effetto sorpresa e, assieme alle illustrazioni tenere e dai colori vivaci, assicurano il coinvolgimento del bambino. Che cosa diventerà un puntino nero all’interno di una goccia di gelatina? Sollevando l’aletta la risposta è immediata: un girino! Ma non finisce qui, giacché, voltando la pagina, il girino crescerà pian piano fino a diventare una rana capace di lasciare lo stagno e deporre a sua volta tante lucenti palline di gelatina dal puntino nero…

Entrambi gli albi, dal formato quadrato con copertina cartonata e rigida dagli angoli smussati, sono divertenti, coloratissimi, vivaci. Il linguaggio con il quale Nicola Davies racconta la zoologia (è il suo campo peraltro essendo una zoologa) è un delicatissimo ed equilibrato insieme di dettagli e poesia, e le illustrazioni buffe e senza fronzoli sono portatrici dello stesso linguaggio. Ne consiglio la lettura a tutti i bambini dai tre anni in poi.

618uv1ymljl-_sy497_bo1204203200_Titolo: Chi è come me?
Autore: Nicola Davies, Marc Boutavant
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2012, 24 pp., 12,90 €

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61pji01zyfl-_sx496_bo1204203200_Titolo:Cosa diventerò
Autore: Nicola Davies, Marc Boutavant
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2012, 24 pp., 12,90 €

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C’è un lupo alla porta, ed è affamato

Una è la cosa certa che non cambia mai in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo si racconti una storia con protagonista il lupo: la sua fame. Il lupo ha sempre un languorino oppure appetito o lo stomaco brontolante quando non una fame da lupo, appunto.

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Attenti al lupo! Le più belle fiabe classiche a fumetti, Zoë B. Alley, R. W. Alley – 2011, Il Castoro

Quindi che siate paperotti, bimbe con cappuccetti rossi, agnelli al pascolo, o porcellini, badate a voi: potrebbe esserci sempre un lupo in agguato che pensa a voi come ingredienti principali di fantasiose ed elaborate ricette. Attenti al lupo!

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Attenti al lupo! Le più belle fiabe classiche a fumetti, Zoë B. Alley, R. W. Alley – 2011, Il Castoro

Cinque tra le più celebri fiabe classiche (tra cui I tre porcellini, Il lupo vestito da agnello e Cappuccetto rosso di Joseph Jacobs, Esopo e dei fratelli Grimm), divengono storie a fumetti grazie a Zoe B. Alley e R. W. Alley. Un cartonato di grandi dimensioni coloratissimo e vivace. Divertente sia da leggere che da ascoltare. Il lupo è molto elegante nel suo completo rosso con tuba (peraltro molto apprezzato da una Cappuccetto Rosso frivola e modaiola) ma, come si diceva prima, sempre affamato, anche perché in un modo o nell’altro le sue prede riescono sempre a sfuggirgli da sotto le zampe. Ogni storia comincia laddove l’altra finisce in un susseguirsi consequenziale ben congegnato che fa di queste storie, rivisitate in chiave comica, un’unica grande fiaba alla fine della quale il lupo sconsolato opterà per il vegetarianismo e si incamminerà verso il celebre orto di Mr. McGregor e le sue squisite verdure, che già stavano per costare la pelliccia al piccolo Peter coniglio.attenti-al-lupo-21

Le illustrazioni di R. W. Alley sono realizzate con opulenza di dettagli in inchiostro e acquerello. L’effetto è vivace e narrativo, assolutamente adatto al fumetto che con le illustrazioni si lega alla perfezione. Divertente tutto ma esilaranti i commenti delle pecore all’ingenuo egocentrismo del pastorello che grida “Al lupo! Al lupo!”. Il pastorello voleva azione e avventura, un po’ di divertimento: avesse avuto per le mani questo libro a fumetti non avrebbe di certo avuto bisogno di allarmare il villaggio con le sue bugie.

Tra le novità nel sito di R. W. Alley c’è There’s a Princess in the Palace. Speriamo che Il Castoro scelga di pubblicarlo, lo immaginiamo altrettanto divertente. Qui un estratto di Attenti al lupo!

97888803360991Titolo: Attenti al lupo! Le più belle fiabe classiche a fumetti
Autori: Zoë B. Alley, R. W. Alley
Editore: Il Castoro
Dati: 2011, 34 pp., 18,00 €

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Un nuovo volo per Cipì

L’anno scorso Cipì, la favola di Mario Lodi e dei suoi ragazzi, ha compiuto 50 anni. E se li porta davvero bene.Io ancora mi riconosco in quell’uccellino e penso che questo sia il primo valore di questa “favola vera”: riuscire a fare in modo che i bambini, così come gli adulti, possano riconoscersi nei semplici accidenti di un passerotto, possano riconoscere nei diversi protagonisti quei sentimenti universali che tutto muovono e reggono. La mamma Mamì, la compagna Passerì, la margherita poetessa radicata al suolo, in cerca di compagnia, mai sola per il suo essere capace di guardare il mondo che la circonda con curiosità, il gatto sornione dagli artigli invisibili ma pronti a scattare. Il vento, le nuvole, l’immenso cielo (quanto può essere enorme il cielo per un bambino?), il sole. Tutto ha un’anima, tutto convive in armonia o, come naturale, con qualche scontro, a volte addirittura scendendo in guerra.cipi

Quella che mi lega a Cipì è una storia lunga una vita, la mia. Incomincia da piccola. Ascoltavo la storia e Cipì mi conquistava ad ogni nuovo battito d’ali (ed essendo un passero di battiti d’ali c’era abbondanza); l’aria smossa dai suoi frullii vivaci e mai stanchi mi sfiorava e avvolgeva di una morbida sensazione di sicurezza. Posso farlo anch’io: anch’io posso essere talmente coraggiosa e forte, pensavo. Quando ho iniziato a frequentare le scuole elementari, ricordo che era un’infusione di sicurezza scorgere sulle importanti pagine di un libro stampato dei disegni proprio come i miei: altrettanto buffi e con qualche sbaffo, qualche prospettiva forzata e sbilenca. Poi all’università una mattinata di primavera, a Siena, su via Duprè, ero in compagnia di alcuni cari amici e sullo scalino impolverato di un portone scorsi un passerotto ancora non pronto al volo, agitato, molto agitato. All’improvviso il ricordo del passerotto eroico protagonista di fiaba divenne tutt’uno con quell’uccelletto spaurito. Cipì! Lo raccolsi e gli organizzai un nido nel giardino della mia casa da studentessa. Per giorni l’ho nutrito (non ingozzato, memore della prima disavventura del primo Cipì!), poi è volato via verso per raggiungere Passerì oppure è finito tra gli artigli, invisibili, del gatto.cipi2

Questa storia è nata in una piccola scuola di campagna di Vho di Piadena. Mario Lodi allora era maestro e i bimbi appena giunti in prima elementare; difficile far digerire loro il fatto che la scuola fosse un luogo deputato al lavoro e alla responsabilità piuttosto che al gioco. Mario Lodi decise, coraggiosamente, e assecondando da una parte il desiderio dei bambini, dall’altra una casualità che volle un passerotto assiduo frequentatore del davanzale della finestra della classe, di abbandonare il sentiero segnato dalla tradizione e dalla consuetudine, per scoprire quanto possa essere efficace (per la crescita e per l’apprendimento) dare sfogo all’immaginazione che, assieme all’osservazione della realtà e alla guida di un maestro davvero tale, diviene capacità narrativa, scrittura creativa. I ragazzi osservarono il passerotto e il suo essere tra gli uomini e nel tempo e ne annotarono le vere avventure dando vita alla sua favola, la favola vera di Cipì.immagine

Cipì è un passerotto intraprendente; all’inizio la sua è più imprudenza che coraggio, ma crescendo Cipì matura: imparerà a volare, a combattere per i propri ideali, per amore; imparerà ad ascoltare le poetiche parole di una margherita e a farsi amico il vento. Un vento forte e impetuoso capace di piccoli dispetti ma anche di importanti, e sincere, promesse. La promessa che mi sento di fare io, in questo momento, a pochi minuti dalla mia rilettura di Cipì in questa bella edizione speciale in occasione dei suoi cinquanta anni è che nessuno, né grande né piccino, rimarrà indifferente dinanzi a questa favola, anzi, quasi certamente in essa troverà tutti i mezzi per scoprire il valore della libertà.

51kdp3wjlslTitolo: Cipì
Autori: Mario Lodi e i suoi ragazzi
Editore: Einaudi ragazzi
Dati: 2011, 87 pp., 14,00 €

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Divorare i libri provoca indigestione, meglio gustarli lentamente

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L’incredibile bimbo mangia libri, Oliver Jeffers – 2011, Zoolibri

Pivelli coloro che dichiarano a cuor leggero di essere divoratori di libri! Grazie a Oliver Jeffers e Zoolibri qui ci troviamo tra le mani raccontata e illustrata nei minimi dettagli la storia deL’incredibile bimbo mangia libri. E non si tratta di un superficiale e, come scopriremo più tardi, vuoto modo di affermare un proprio piacere, tra queste pagine alberga infatti Enrico. Enrico, come tutti noi, ama i libri, ma non come lo facciamo noi giacché lui i libri ama… mangiarli! Prima a piccoli bocconi, parola dopo parola, qualche congiunzione e qualche accento sulle prime rimane tra i denti, ma prendendoci gusto e con la pratica, dalle parole Enrico passa a sbocconcellare distrattamente le pagine per poi ingoiare, quasi senza masticare, libri interi, anche più d’uno alla volta, specie se si tratta di libri rossi, i suoi preferiti, ché stimolano il metabolismo e rinforzano le difese immunitarie. Sebbene Enrico ami mangiare libri di tutti i generi, vuole sapere tutto, perché, sì: diretta conseguenza del divorare i libri è diventare più intelligenti, e sempre più intelligenti.

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L’incredibile bimbo mangia libri, Oliver Jeffers – 2011, Zoolibri

A Enrico piace mangiare i libri e anche essere intelligente, fino a quando comincia a star male e il suo colorito verdognolo mette in allarme chi lo tiene a cuore. Peraltro ingollare di fretta, senza gustare, senza masticare a lungo limita l’assimilazione, le informazioni, le storie e la dolcezza di certe immagini rischiano di restare sullo stomaco e di non essere digerite. Insomma, long story short, Enrico per puro caso, così come aveva incominciato a mangiare i libri, si ritrova a sfogliarne uno e a leggerlo. E ad amarlo. E a diventare, questa volta davvero, intelligente.

Questa de L’incredibile bimbo mangia libri è una storia divertente, adatta anche ai bimbi più piccoli illustrata, sempre da Oliver Jeffers, in maniera originale e allestita deliziosamente: un fustellato in fondo alla storia e al libro indica, tra le risate dei bambini lettori/ascoltatori che troveranno proprio in questa parte del testo il momento più divertente, che certe abitudini sono dure a morire. È un libro sui libri fatto coi libri e infatti Enrico e i suoi pasti a base di carta stampata s’adagiano e spiccano su sfondi anch’essi stampati: stralci di pagine di libri, cartoline, dizionari, carte geografiche. Le tinte predominanti sono quelle brune, specie del rosso. Non avevamo dubbi e gradiamo molto giacché anche a noi piace il rosso!

La prima edizione, del 2009, dalla cui lettura è nata questa recensione, è stata rinnovata in una variante con pop-up nel 2011.

l'incredibile bimbo mangialibriTitolo: L’incredibile bimbo mangia libri
Autori: Oliver Jeffers
Editore: Zoolibri
Dati: 2011, 40 pp., 20,00 €

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Il fatto è che si è pronti quando si è pronti

Jek Tessaro, Il fatto è... - Lapis edizioni
Jek Tessaro, Il fatto è… – Lapis edizioni

Il fatto è che raramente ci si imbatte in libri per la prima infanzia (3 anni) che diano per scontate l’intelligenza e la sensibilità dei piccoli, piuttosto accade di frequente il contrario e allora il genitore consapevole, o in generale, l’adulto consapevole, si ritrova a fare le vocette e le smorfiette a causa dei vari e urticanti “…ini”, delle illustrazioni dai colori sgargianti quando non sciatte e dalle linee didascaliche e banali.

Il fatto è che questo quadrotto dalle pagine rigide e robuste è essenziale e ricco, e rientra proprio in quella fortunata categoria di libri che rispettano i piccoli e offrono loro stimoli che dall’illustrazione colorata e semplice si stendono a macchia d’olio e coinvolgono il testo diretto (niente smorfiette!) e in maiuscolo per giungere alle citazioni colte che non sfuggono al narratore adulto e che si arricchiscono di quanto invece i bimbi scorgono e partecipano.Il ritmo è quello tipico delle fiabe popolari, il collage è la tecnica con la quale lo colora Gek Tessaro, tra i più raffinati autori e illustratori europei.

Jek Tessaro, Il fatto è... - Lapis edizioni
Jek Tessaro, Il fatto è… – Lapis edizioni

Una paperetta se ne sta tranquilla sulla sponda di uno stagno ma l’anatra ritiene che sia il momento che si tuffi; quando nonostante l’anatra abbia ben spiegato tutti i vantaggi del nuoto, la paperetta rimane ben ferma sulle sue zampette palmate, prova a spingerla, senza risultato; chiama quindi il gatto, e poi il cane e quindi il tacchino. Senza risultato, la paperetta non si muove nemmeno di un millimetro, fino a quando non sarà il momento giusto. Che è quello per la paperetta e non per l’anatra, non per il gatto, non per il cane, non per il tacchino e nemmeno per il lupo! Ops! Ho detto “lupo”?! Eh, sì…, ci sono anche dei colpi di scena, e il fatto è che il risultato è dolce e divertente, specie se il vostro piccolo lettore/ascoltatore sfogliando intonerà: “e venne il gatto che spinse l’anatra, che spinse la paperetta…”.

51yr5hbzltl-_sy494_bo1204203200_Titolo: Il fatto è
Autore: Jek Tessaro
Editore: Lapis
Dati: 2010, 24 pp., 8,50 €

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Le favole di La Fontaine messe in scena

Quando un prodotto editoriale manca di quarta di copertina è il primo segno della sua pregevolezza. Cosa si potrebbe dire delle favole di La Fontaine in una traduzione che ne rispetta tempo e originalità? Cosa si potrebbe segnalare di rimarchevole di una parte così fondamentale della letteratura?

Apprezzo dunque moltissimo la scelta di lasciare al lettore la prima, più naturale, spontanea e vera mossa: aprire il libro e sfogliarlo.9782020983389_21

Ed è al momento dell’apertura che subentra la meraviglia. Giacché ciò che ci si ritrova a sfogliare non è un semplice albo illustrato, così come non è un semplice pop-up. Dinanzi alla complessità della tecnica di realizzazione e impianto è stupefacente la semplicità con la quale si riesce, ancora una volta con naturalezza, a definirlo: un teatro. Le favole di La Fontaine sono, infatti, letteralmente, messe in scena da Thierry Dedieu.

Del teatro conservano il movimento e mostrano profondità e dettagli. Persino la favola de La canna e la quercia di difficilissima resa possiede una propria, intensa, personalità grafica. A prima vista sembrano incisioni, sembra di trovarsi di fronte a due riletture, quella di La Fontaine e quella delle incisioni di Dorè. In realtà i tratti delicati e netti di colore non nascono dal nero, non si celano al di sotto del buio, semmai lo ricoprono e vivificano con un effetto elegante e semplice al contempo.39088_capture1

I due volumi finora editi da Ippocampo (Ippocampo Junior) propongono una selezione di favole che alterna le celebri (Il Corvo e la VolpeLa Cicala e la FormicaIl Topo di città e il Topo di campagna) alle meno note (L’AironeLa Canna e la Quercia). Un altro tassello prezioso nella storia delle riscritture e riletture nata con Esopo e giunta ai nostri giorni passando proprio da La Fontaine che, nel limite del suo tempo (XVII secolo), al carattere aneddotico delle favole d’Esopo aggiunge un tocco d’ironia. E ne cambia le vesti giacché dalla prosa passa alla rima. Le radici profonde di queste favole intramontabili sono da Thierry Dedieu messe in prospettiva in piccoli quadri fatti a teatrino nella carta ritagliata. Due volumi deliziosi e, per la cura editoriale con cui sono realizzati, dal prezzo contenuto.

favolelepre11Titolo: Le favole di La Fontaine messe in scena da Thierry Dedieu. La Lepre e la testuggine e altre favole
Autori: Thierry Dedieu
Editore: Ippocampo Junior
Dati: 2010, 20 pp., 18,00 €

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favolecorvo11Titolo: Le favole di La Fontaine messe in scena da Thierry Dedieu. Il corvo e la volpe e altre favole
Autori: Thierry Dedieu
Editore: Ippocampo Junior
Dati: 2010, 20 pp., 18,00 €

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Maturare verso l’infanzia

Il pavimento è color cannella; il pavimento della bottega di Jakob; bottega di stoffe, luogo di cambiamenti e buffe metamorfosi. Jakob è il padre di Bruno, e Bruno è Bruno Schulz, giornalista, scrittore, ebreo.

I nostri, i miei, sono gli anni della continua ricerca del restare sempre sé stessi, per distinguersi, emergere. Avere una propria forte identità, riconoscibile soprattutto, che ci renda unici; una identità che ci protegga. Fino all’irritarci, al renderci insofferenti verso quella stessa unicità che abbiamo ricercato e che ci rende sempre uguali, imprigionati nelle nostro crescere, divenire adulti. Incapaci di rinnovarci, di mostrarci candidi, di riscoprirci ingenui, di salvarci plasmandoci, cambiando.

Ofra Amit, Nadia Terranova, Bruno, il bambino che imparò a volare. Orecchio acerbo
Ofra Amit, Nadia Terranova, Bruno, il bambino che imparò a volare. Orecchio acerbo

Per questa ragione, quando nel bel mezzo dell’albo mi imbatto in questa frase, trasalgo: “Jakob si mischiava e si impastava con il mondo per guardare tutto con occhi nuovi e diventare ogni volta un po’ meno se stesso”. Si tratta di un padre dalle “instancabili gesta”, dalle continue metamorfosi, capace di cogliere la vita nella materia e adattarla a sé stesso. Si mischiava e impastava e Bruno anelava a imitarlo ma un’imbarazzante testa grossa lo frenava: gli rendeva difficile l’idea di riuscire a librarsi in volo come un rapace, o tenersi in equilibrio a testa in giù come un ragno, soprattutto a sfuggire alla scopa della governante Adela che, sempre, presa alla sprovvista dai cambiamenti di forma di papà Jakob, cercava di scacciarlo ramazzando.

Ofra Amit, Nadia Terranova, Bruno, il bambino che imparò a volare. Orecchio acerbo
Ofra Amit, Nadia Terranova, Bruno, il bambino che imparò a volare. Orecchio acerbo

Quando Jakob sparì per non fare più ritorno, perso in una delle sue mutazioni, pensava Bruno,  il bambino sfogò l’amarezza della solitudine e della mancanza nel disegno: incise e disegnò per non dimenticare, per conservare, per non restare imprigionato in sé stesso, nella propria timidezza, nella propria malinconia. “Essendo cresciuto con una testa abnorme, Bruno conosceva le parole giuste per trasformare la diversità in opportunità”. E cercò di insegnarle anche agli altri.

Con lo stesso intento, immagino Bruno alle prese con la realizzazione degli affreschi (illustrazioni delle fiabe dei fratelli Grimm) per i figli del “suo” nazista, quello che lo proteggeva, schiavizzandolo, per sfruttarne il talento e la grazia.

La diversità di Bruno non lo salvò. Alla sparizione del padre ne seguirono altre, e con una velocità fulminea si attuò il feroce piano di annullamento: tutti gli ebrei, a prescindere se ordinari, straordinari, strambi o col testone, furono perseguitati. Gli ebrei come i rom e sinti, i malati di mente, i testimoni di Geova, gli omosessuali, gli oppositori politici. Tutti umiliati, straziati, trucidati; alla stessa maniera eliminati, resi uguali l’uno all’altro dall’orrore del nazismo. Tutti, anche Bruno, ucciso per strada in una giornata d’autunno del 1942 da un ufficiale alla ricerca di vendetta giacché il nazista di Bruno aveva ucciso il “suo” ebreo. Bruno non esiste più, e i suoi scritti, i suoi disegni sono cancellati e dispersi dal tempo.

Poi anche i nazisti pagheranno il loro appiattirsi in un’unica atroce immagine. Gli stralci di umanità sopravvissuta si muoveranno, si allontaneranno e fuggiranno dai luoghi dell’orrore. Uno scampolo di famiglia entrerà in una bottega impolverata dal pavimento color cannella e ne esplorerà gli spazi, per renderli propri, rifugio e casa. Su quel pavimento una mano bambina alla ricerca di cose utili ne scoprirà di preziose e uniche: i disegni e gli scritti di Bruno.

Ofra Amit, Nadia Terranova, Bruno, il bambino che imparò a volare. Orecchio acerbo
Ofra Amit, Nadia Terranova, Bruno, il bambino che imparò a volare. Orecchio acerbo

Oggi di lui ci sono rimasti articoli, disegni, saggi, racconti e due romanzi: Le botteghe color cannella e Il sanatorio, all’insegna della clessidra. Un terzo, Il messia, definito il suo capolavoro, è andato perduto. E chissà che non sia in volo, tra gli artigli di un rapace variopinto che, nonostante una grossa e sproporzionata testa, vola leggiadro alla ricerca di un cantuccio polveroso di soffitta, uno scaffale di bottega per posarsi.

Bruno, il bambino che imparò a volare è una storia di Nadia Terranova, illustrata da Ofra Amit con immagini ampie e ariose che ben suggeriscono lo spazio, la libertà e il largo respiro cui Bruno in un modo o nell’altro anelava. Le parole, ognuna di esse, ci accompagnano e preparano al volo. Le piume rosse, perse da Jakob o da Bruno?, segnano il rincorrersi degli eventi, placide s’adagiano sulle pagine come se lo facessero sul tempo, a testimoniare la vita, così come un’attitudine. E come piume rosse, le parole lievi e dense di Nadia Terranova s’adagiano nella memoria di chi legge e in essa trovano, senza dubbio, spazio e tempo.

“Fredda serata di fine autunno. Bruno Schulz è ancora bambino. La madre entra in camera sua e lo trova intento a nutrire alcune mosche con granelli di zucchero. Stupita, gli domanda cosa mai stia facendo. “Le sto irrobustendo per l’inverno.” Vero o falso l’aneddoto raccolto da David Grossman, di certo quel bambino non poteva immaginare che da lì a pochi anni non l’epoca geniale da lui sognata sarebbe sorta, ma una delle più buie dell’umanità. Un lungo inverno nel quale, come mosche, sarebbero morte milioni di persone” (Paolo Cesari)

bruno_cover1Titolo: Bruno, il bambino che imparò a volare
Autori: Nadia Terranova, Ofra Amit
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 40 pp.

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Il dono, che sempre scorre, dei ricordi

Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello, Gaëlle Perret e Aurélia Fronty - Donzelli

Quando, nei momenti di tristezza, cerco un’immagine che mi rassicuri e rinforzi, mi capita spesso di ricordare le mani di mio nonno che racchiudono tra le pieghe di rughe profonde, solchi direi meglio, tutto quello che cerco: forza, serenità, sicurezza.

Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello, Gaëlle Perret e Aurélia Fronty - Donzelli
Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello, Gaëlle Perret e Aurélia Fronty – Donzelli

Il mio nonno mi ha donato la gioia del raccontare e ascoltare le fiabe, della sua entusiastica passione ho fatto la mia. Mi sembrava e sembra un dono meraviglioso, perché lo è, sebbene non evocativo e immaginifico come potrebbe essere stato un ruscello.

Perché c’è stato un bambino il cui nonno un giorno gli ha donato proprio un ruscello. E di come questa meraviglia sia potuta accadere ce lo raccontano in uno splendido e coloratissimo albo Gaëlle Perret e Aurélia Fronty (di cui ho già parlato qui). “Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello/Lo teneva stretto in mano/All’orecchio, gorgogliava dolcemente/Un fremito leggero d’ali di libellula”.

Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello, Gaëlle Perret e Aurélia Fronty - Donzelli
Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello, Gaëlle Perret e Aurélia Fronty – Donzelli

I pennelli morbidi e i colori pastosi, dai toni sempre onirici sebbene straordinariamente naturali, accompagnano con leggerezza le parole che compongono i versi di quella che è una lunga poesia in forma di prosa. Nessuna immagine è sfuggente, nessuna retorica si cela dietro alle parole misurate e belle che parlano di uccelli che s’abbeverano, dello sciabordio dell’acqua, del suo gorgogliare, dei ciottoli colorati e delle risate di un bambino, complici, divertite.

Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello, Gaëlle Perret e Aurélia Fronty - Donzelli
Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello, Gaëlle Perret e Aurélia Fronty – Donzelli

Il ruscello è un ricordo, una dolce immagine che il nonno regala al proprio nipotino, una forza fresca e scintillante che lo accompagnerà sin dai momenti di gioco spensierato e di paura dell’infanzia, fino ai fremiti e alle insicurezze dell’adolescenza, fino alla maturità consapevole dell’essere adulti. La vita scorre senza sosta, esattamente come un ruscello, ora borbottante, ora luccicante del riverbero del sole; si blocca un po’, rallenta nelle anse naturali e spigolose per poi liberarsi escivolare lieve su ciottoli levigati e brillanti.

Una sera, aprendo la porta della sua camera, il ragazzo si trova ad essere investito da una montagna di spruzzi, vede gabbiani impauriti e pesci sconvolti, c’è da combattere contro la tempesta montante; il letto diviene navicella in balia delle onde. Ma il nonno spuntato dal nulla prende il timone e appare ben deciso e saldo. Riporta la tranquillità. Rasserena fino al sonno.

Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello, Gaëlle Perret e Aurélia Fronty - Donzelli
Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello, Gaëlle Perret e Aurélia Fronty – Donzelli

Ecco, a tutti i bambini che hanno avuto la fortuna di ricevere un dono meraviglioso dai propri nonni, così come a quelli che ancora non l’hanno ricevuto, io consiglio la lettura di questo albo, e chissà che non sia esattamente questo il dono atteso capace di conforto e sorrisi.

aurelia-fronty_cop1Titolo: Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello
Autori: Gaëlle Perret e Aurélia Fronty
Editore: Donzelli
Dati: 2011, 44 pp., 24,00 €