L’estate è quasi finita e Garmann ha paura

Stian Hole L'estate di Garmann
L’estate di Garmann, Stian Hole- 2011 Donzelli

Mi è capitato che mi si chiedesse il perché del mio interesse (della mia passione direi meglio) per i libri per bambini. Molto spesso mi sono limitata a rispondere che nei libri per bambini ritrovo quello che c’è nei grandi classici della letteratura e offerto con raffinatezza. In realtà c’è anche più di questo; non per ultimo c’è la capacità rara di alcuni libri per bambini di porre con naturalezza quelle immense domande esistenziali così raramente espresse nel quotidiano e altrettanto artificiosamente poste nella letteratura destinata agli adulti.

Garmann è un bambino e Stian Hole riesce magistralmente nell’impresa di raccontarci le sue paure e le sue ansie non abbandonando mai l’ambito dell’introspezione, neppure quando al meditare teso del bambino, che ha paura del suo primo giorno di scuola e soprattutto di affrontare il suo primo giorno di scuola senza aver perso nemmeno un dente, si alternano le domande dirette alle tre anziane zie in visita a casa sua per l’estate o al padre violinista o alla madre capace di coltivare un giardino di impareggiabile bellezza. Poi naturalmente c’è la magia, c’è l’incanto, c’è quell’ardimentoso sfiorare il grottesco che è divertente, spassoso. C’è ancora altro. C’è la poesia di immagini così fantasiose e vere da essere ciascuna un sogno, un ricordo, una speranza, un’ansia. E ritrarre curiosità e paura non è mai facile, certamente mai universale, perché mai universalmente intese.

L'estate di Garmann, Stian Hole- Donzelli
L’estate di Garmann, Stian Hole- 2011, Donzelli

Rispondere con sincerità a una domanda di portata tale quale: “di cosa hai paura?” comporta diversi accidenti: il primo, quello più rischioso, è che la persona a noi di fronte ci ami e quindi risponda sinceramente; il secondo, meno ardito del primo ma comunque impegnativo, è che la risposta che si ottiene sia poco chiara e prolissa; il terzo, e questo è il caso delle ziette, che si ottengano delle risposte dolci come certe bacche di gelso ma vere e grevi: “Ho paura di morire”; “Ho paura di dover presto usare un deambulatore”; La paura del papà “ho paura di doverti lasciare”.

L’estate di Garmann, Stian Hole – 2011, Donzelli

La terza zietta non ricorda più le cose, ha perso la memoria per cui è al riparo delle paure e si culla nel desiderio della torta di mandorle. Garmann è un bambino e alla fine dell’estate dei suoi sei anni andrà per la prima volta a scuola e ha paura, sente il peso del confronto con gli altri bambini capaci di fare mille cose e già senza qualche dente ma si ripara nella naturalezza della speranza nel fronteggiarla.

Le illustrazioni, assolutamente originali, sono un bizzarro collage di incisioni, ritagli di vecchie carte da parati, foto, ritocchi digitali. Esse stesse specchio della vita, del suo evolversi, mutare e della natura poetica dell’animo umano.

Autore: Stian Hole
Editore: Donzelli
Dati: 2011, 44 pp., 19,90 €

Pane, amore e fantasia

Fame di pane è un libro commovente, dalla prima riga all’ultima, è un libro curato in ogni dettaglio, è un libro denso di rimandi, aneddoti, arte, parole e significati, è un libro sul pane e, in qualche maniera, è come il pane: attorno ad esso ruota tutto, anche l’amore.

Perché è certamente amore la dedizione del fornaio, perché è amore quello che chiaramente trasuda dai ricordi degli anziani che il pane lo facevano con le  proprie mani; perché “io ti amo come il pane e il sale!” dice la piccola principessa nordica al proprio padre subendone la delusione e patendo il dolore dell’esilio fino a quando le sue parole non si riveleranno l’espressione più preziosa della cura e dell’affetto filiale.fame-di-pane-21-e1477640818345-960x811

Questo di Giusi Quarenghi e Alessandra Mastrangelo è un albo destinato ai piccoli lettori e rientra nella collana per mangiarti meglio di Slow Food Editore ma qui non si tratta di lupi famelici, né di cappuccetti rossi sperduti nei boschi. Per mangiarti meglio s’intende avere la coscienza, conoscere, di ciò che si mangia: perché non è per niente salutare buttar giù il primo boccone che passa e peraltro il cibo acquisisce un sapore assolutamente migliore quando si può parlare di esso, raccontarne le mirabolanti imprese, la storia, i viaggi. La lingua, la religione.tavola11

 

E il pane si presta benissimo a questo compito, direi che lo affronta con consapevole spavalderia, visti i risultati: la lettura di questo libro è infatti oltremodo piacevole e appassionante, c’è un’attenzione ai dettagli che ne rivela un’altra ben più preziosa: l’attenzione al lettore, che si palesa nel non cadere mai in banali sfilze di aneddoti accattivanti, o nel riproporre storie trite. Tra le pagine c’è il pane leggenda, c’è il pane storia; ci sono le storie di chi il pane lo fa per mestiere, ci sono quelle di chi lo faceva assieme ad altre donne per nutrire la propria famiglia. C’è la storia, ed è quella che ho riletto più volte, della lingua parlata dal pane, della radice comune indoeuropea pa- che vuol dire nutrire, della compagnia che nasce dal latino cum panis.

Le illustrazioni sono vivaci e suggeriscono il movimento e la vitalità di ciò che illustrano. Alla fine, i lettori più curiosi potranno anche cimentarsi nei diversi giochi proposti in appendice. Si tratta di leggere e assaporare perché di sapere, così come di pane, si ha sempre fame.

Da una finestra d’estate di una cucina nel mondo, tempo fa: Ho fame/Mangia il pane/Pane e cosa?/Pane e fame/Buonissimo!

copertina_pane1Titolo: Fame di pane
Autore: Giusi Quarenghi, Alessandra Mastrangelo
Editore: Slow Food Editore
Dati: 2009, 72 pp., 14,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

I piedi per terra, la testa tra le nuvole

Sulle prime c’è un piccolo villaggio, una bimbetta dagli occhi sognanti sotto una cascata di ricci neri, la sua mamma intenta a occuparsi dell’orto e una gallinella bianca. La bimba sogna di Ballare sulle nuvole e lo fa nonostante la madre la inviti a concentrarsi su qualcosa di più utile.

Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff - Kalandraka
Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff – Kalandraka

Lo fa così intensamente da non accorgersi nemmeno che il villaggio diventa sempre più grande e sempre più popoloso. Sotto alla sua casa, per esempio, ne è sorta un’altra in cui abita un suonatore di bonghi, e poi un’altra, in cui vive una cantante e poi un’altra e un’altra ancora fino a quando sotto alla sua casetta non si costruirono così tante case da permetterle di realizzare il suo sogno: toccare il cielo e volare tra le nuvole.

Solo che dopo aver conosciuto la bellezza dei momenti trascorsi in compagnia questi solitari e silenziosi a svolazzare lievemente tra le nuvole perdono il loro fascino, e la bimba torna indietro a gioire della compagnia dei suoi variopinti vicini.

Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff - Kalandraka
Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff – Kalandraka

Le illustrazioni dell’autrice, Vanina Starkoff, sono luminose, traboccanti di colori intensi e pieni che nemmeno nell’evanescenza del cielo perdono la loro intensità. Esotiche al nostro sguardo le casette dai tetti gialli e marroni, i vestiti variopinti coi merletti, le ceste di frutta portate sul capo. Naïf il risultato dal tono familiare, cordiale. Il testo, composto con periodi brevi e descrittivi, racconta la multiculturalità e il meticciato per mezzo di una comunità sempre in crescita che si arricchisce della cultura altrui e la mescola alla propria arricchendola e arricchendosi di suoni, parole, aromi.

Sopra a tutto, sopra anche al senso profondo della gioia della multiculturalità, è il valore del sogno, del perseguire i propri, con determinazione e coraggio; e se, realizzandoli, ci riportano coi piedi per terra ancora meglio!

ballare-sulle-nuvole-it3001Titolo: Ballare sulle nuvole
Autore: Vanina Starkoff
Editore: Kalandraka
Dati: 2010, 40 pp., 16,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

 

Se ci mettiamo a fare i conti scopriamo che

Alcuni libri coinvolgono e stregano, certi albi illustrati divertono, affascinano, fanno sorridere. Questo Quanti siamo in casa ottiene il risultato forse più ambito da un libro: la meraviglia.

Quando mi imbatto in un albo in cui così naturalmente si coniugano testo e immagini, considero sempre valido l’insegnamento di Todorov nel valutare quell’istante sospeso tra la realtà e l’immaginazione che perdura quanto più intenso è lo stupore, per giudicarne la piena efficacia. E il meravigliato istante in questo caso dura a lungo.

Quanti siamo in casa? Madalena Matoso - Topipittori
Quanti siamo in casa? Madalena Matoso – Topipittori

Entriamo in una casa in cui vivono 5 persone e un gatto; una famiglia serena che osserviamo nei momenti di pausa, lavoro o divertimento. “In casa siamo 6 teste” esordisce l’io narrante, “ciascuna pensa alle proprie cose”… e già sorrido perché la coloratissima sequenza di numeri delle pagine iniziali mi aveva solleticato. Quando poi, su un fondo bianco si stagliano una dozzina tra mani piedi e zampe (e mi si perdoni la vaghezza del conto, quantomeno fuori luogo in questo contesto) sono ormai pienamente divertita: “in tutto fanno 118 unghie che la mamma ci fa tagliare tutte le domeniche”. E così via per i nasi, le ossa, i capelli (e qui l’approssimazione a 800 000 è d’obbligo!), l’intestino, i denti.

Quanti siamo in casa? Madalena Matoso - Topipittori
Quanti siamo in casa? Madalena Matoso – Topipittori

La vita di questa famiglia normalmente speciale diventa esilarante grazie all’aritmetica. L’avreste mai detto? Le illustrazioni di Madalena Matoso sono chiare, tutte col loro personale rilievo su fondo colorato o bianco, caratterizzate da una linea geometrica, dall’uso dei colori primari; una logica lineare e quindi chiara, diretta. Il testo, di Isabel Minhós Martins, è altrettanto efficace.

copertina11Titolo: Quanti siamo in casa
Autore: Isabel Minhós Martins, Madalena Matoso
Editore: Topipittori
Dati: 2011, 32 pp., 14,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

La mafia che spezza la vita, la verità e l’innocenza

Libri per ragazzi di questo calibro dovrebbero leggere gli adulti e non perché si fregiano di premi e riconoscimenti, non perché siano avvincenti, non perché trattino dell’ora e dell’oggi, ma perché rispettano il lettore e gli offrono una prosa elegante, ricca, mai banale. Una qualità che sempre più raramente ritroviamo nella narrativa destinata agli adulti sempre più relegati nell’angolino destinato ai superficiali, ai frettolosi, ai disattenti.

Io dentro gli spari di Silvana Gandolfi si è aggiudicato il Premio Andersen per il miglior libro per bambini che abbiano più di dodici anni oltre che per l’alta qualità della scrittura anche  “per [essere] un’opera che salda insieme impegno civile e denuncia sociale affidando però il primato alla forza e al piacere della lettura”.

Santino il padre se lo porta spesso appresso quando incontra certi amici perché la sua presenza può fargli comodo; Lucio è l’uomo di casa nonostante i suoi undici anni; vive con la madre e la sorellina, il padre è in Venezuela ma non scrive e non telefona mai. Solo Lucio ne conosce il motivo ma è il suo segreto. Lucio rema velocemente, in barca è sempre il primo; Santino corre nelle sue scarpette rosse e vince, vince correndo col cuore in gola. Due vite in fuga da un’infanzia lacerata e spezzata dalla mafia.

Tra i tanti passaggi sui quali mi sono soffermata rallentando la lettura per gustarne la forma e l’effetto, uno è quello in cui Santino attraversa una costruzione sventrata, un vecchio teatro, che ai suoi occhi sembra l’immensa mascella di un mostro. Questa fantasiosa resa dell’immaginazione del bambino gli restituisce la dimensione che gli è propria, quella dell’innocenza, mentre instilla in chi legge il terrore che stia per perderla.

Ogni immagine è resa con delicata attenzione il che rende la lettura visiva e vigile, fa che il lettore sia presente ai fatti, ne sia comprimario e testimone, tanto da sentire il peso del non detto, quando assiste a scene in cui di fatto sperimenta la frustrazione e il dolore dell’omertà. Il lettore è testimone suo malgrado così come “suo malgrado, Santino coglieva tutto con rapidissime occhiate”.

Lucio e Santino hanno nomi diversi, vivono in due luoghi diversi, un paese in provincia di Palermo e Livorno, ma le loro storie sono ugualmente vere, non solo perché sono entrambe ispirate a una vicenda reale, ma anche perché non può che essere vera, e scevra di svilenti patetismi, la resa così tangibile di vite innocenti spezzate, coinvolte, senza voce.

“Sono combattuta tra due desideri fortissimi e opposti” dice l’autrice “ il primo è che vorrei che Io dentro gli spari venisse letto dal protagonista della storia vera che l’ha ispirato. L’altro è che non lo leggesse mai, perché forse, con gli anni, sta dimenticando. Anche se sono sicura che non si possa dimenticare una vicenda del genere”.

[L’illustrazione di copertina è di Spider]

copertina-io-dentro-gli-spari1Titolo: Io dentro gli spari
Autore: Silvana Gandolfi
Editore: Salani
Dati: 2010, 222 pp., 14,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

La maga buona che coltiva gli iris

Devo ammetterlo. Sono caduta anch’io nella rete del luogo comune: ho desiderato leggere il libro edito da Editoriale Scienza su Eva Mameli soprattutto perché era la madre di Italo Calvino. E per fortuna, perché nel farlo ho scoperto che donna decisa fosse, che piglio energico avesse nei confronti della propria vita, del proprio tempo, della scienza.evamameli21

Dalla Sardegna dell’infanzia e degli studi liceali e universitari, alla ricerca a Pavia e poi a Cuba, dal matrimonio alla nascita dei figli, al ritorno in Italia c’è sempre, nella vita di Eva Mameli Calvino un filo conduttore, una radice, direi meglio, che tutto tocca e collega: la passione per la botanica e la biologia vegetale. Fu una delle scienziate più importanti del primo Novecento italiano, Eva Mameli, e nel 1915 riuscì, prima donna in Italia, a conseguire la libera docenza in botanica.

Lo stesso Calvino la ricorda per la sua forte personalità e per il suo rigore, entrambe condizioni necessarie per riuscire a coltivare una passione, quella per il mondo vegetale, che divenne (o forse lo era sempre stata) una professione per il senso di rigore che questo termine implica.evamameli11

Fiori in famiglia fa parte di una serie dedicata al racconto della vita di donne che hanno dato un grande contributo alla scienza; la storia di Eva Mameli scorre con la leggerezza che il figlio le rimprovera di non aver mai avuto. Elena Accati, che la racconta, non trascura nulla e, come se fosse proprio la protagonista a parlare, ne ripercorre le diverse tappe con un linguaggio fresco e un lessico molto accurato e puntuale; del resto, l’argomento scientifico e la personalità di Eva Mameli lo richiedono.

La storia è illustrata da Anna Curti con acquerelli dai colori vivissimi; in appendice una sezione di approfondimento da cui traggo queste parole usate da Italo Calvino per descrivere la madre che ho trovato molto in linea con l’idea che io stessa mi sono fatta di questa donna leggendo di lei: “Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non lo ammetteva: cioè che fosse anche passione. Perciò non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata da bougainvillea, dallo studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in doveri e ne viveva”.

copertina1Titolo: Fiori in famiglia
Autore: Elena Accati
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2011, 91 pp., € 12,00

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

L’adolescenza dal punto di vista degli “invisibili”. Intervista a Neal Shusterman

“Dicono che indossa vestiti mimetici. Dicono che i suoi occhi cambiano a seconda del colore del cielo e che se lo guardi abbastanza a lungo riesci a leggerci attraverso le scritte sui muri. Dicono molte cose su Calvin Schwa ma solo una è certa: nessuno la nota, nessuno si ricorda di lui. Questa volta, però, almeno per una volta, il mondo saprà che Calvin è stato qui”.

In occasione del suo soggiorno a Roma per la Tribù dei lettori, abbiamo rivolto a Neal Shusterman, di cui abbiamo già parlato su queste pagine perchè autore di Everlost Unwind,  alcune domande sul suo ultimo romanzo pubblicato da Piemme: Calvin l’invisibile. Neal Shusterman ci racconta come questo romanzo profondo e divertente, che racconta in maniera originale l’adolescenza, sia nato, quanto di sè e di ciascuno di noi si possa ritrovare nei suoi protagonisti e anche quale sia il suo metodo creativo.


D: Incomincerei con l’ambientazione: Brooklyn, assolutamente presente, direi coprotagonista, delle pagine del romanzo, sin dalla dedica. Di quale Brooklyn si tratta? Quella della sua infanzia o quella che avrebbe desiderato fosse?
R: La Brooklyn del romanzo è il ricordo della Brooklyn in cui sono cresciuto. Anche se la storia è ambientata nella contemporaneità, volevo comunque che lo sfondo fosse la Brooklyn della mia infanzia. I personaggi, incluso lo stesso personaggio della città, assomigliano in tutto e per tutto ai ragazzini con cui sono cresciuto. Non uno in particolare, ma ciascuno di loro è una combinazione di elementi che si riferiscono a varie persone della mia infanzia.

D: Sia Everlost che Unwind, i suoi due romanzi precedentemente pubblicati in Italia, come tema centrale hanno la morte. Calvin L’invisibile con la morte, invece, non ha nulla a che vedere. Aveva bisogno di un distacco da un tema così cupo?
R: Calvin l’invisibile è stato scritto prima. Quindi è stata la volta di Everlost, una storia fantastica su dei ragazzi sospesi tra la vita e la morte, e dopo ho scritto Unwind, una storia di fantascienza dark sulla vita e sulla morte e sulla domanda “Cosa significa veramente essere vivo?” Dopo aver scritto due libri che avevano a che fare con la morte in modi differenti, ho deciso che avevo bisogno di realizzare qualcosa di allegro però poi ho pensato “Perché non scrivere un’altra storia sulla vita e la morte ma renderla la cosa più divertente che abbia mai scritto? E immediatamente mi è balzato alla mente il personaggio di Antsy da Calvin l’invisibile. Così è nato Antsy does Time (che uscirà in Italia nel 2012 col titolo provvisorio di Antsy l’invincibile) che, pur avendo a che fare con il soggetto della vita e della morte, credo sia proprio la cosa più esilarante che abbia scritto. Con tutta probabilità verrà pubblicato in Italia il prossimo anno. Almeno io lo spero vivamente.

img_neal1D: All’inizio la sensazione che ho avuto, leggendo le prime pagine, prima che Lo Schwa e Antsy incomincino coi loro esperimenti per intenderci, è che lo Schwa altro non fosse se non una proiezione di Antsy stesso, delle sue paure, dei suoi problemi. In effetti i due ragazzi hanno in comune il“passare inosservati” così esasperato per lo Schwa…
R: Antsy è estroverso, chiassoso e molto molto visibile, ma quando è a casa tra i suoi familiari si sente come se fosse invisibile. Volevo far notare che non importa quanto una persona possa essere visibile o vistosa, ognuno di noi – gli adolescenti in particolare – ha paura di non essere notato e ignorato. Mostrando come Antsy possa essere associato a Calvin mostro come in ciascuno ci sia almeno un po’ di Calvin.

D: Come nascono i suoi romanzi e come è nato Calvin l’invisibile?
R: I miei romanzi sono scritti a mano. Io scrivo un capitolo lo batto al computer, lo ricontrollo e poi passo al capitolo seguente. Insomma ogni capitolo passa per tre stadi successivi e poi anche il manoscritto completo ne attraversa altri tre. A quel punto mando la prima bozza al mio editore. E in genere insieme a lui ne faccio altre due. Calvin l’invisibile è nato in una scuola. Ero a un incontro con degli studenti e un’insegnante ha dovuto farmi notare che c’era un ragazzo in fondo alla stanza che aveva la mano alzata per fare una domanda da un po’ e io non lo avevo notato. E questo perché indossava una maglietta dello stesso colore della parete che aveva alle spalle e mi appariva come un’immagine sfocata. Ho iniziato allora a pensare come dovrebbe sentirsi qualcuno che non viene notato mai… Deve essere come essere invisibile. Ciò che interessava a me, però, non era tanto l’aspetto dell’invisibilità ma l’autentica e reale sensazione di non essere notato. Cosa sarebbe successo se avessi preso il sentimento reale e lo avessi esagerato a tal punto da farlo sembrare quasi soprannaturale? È così che è cominciata la storia.

D: Ci sono decine di suoni schwa, il loro indebolimento, il loro non essere pronunciati, il loro non essere uditi potrebbe far pensare a una loro sostanziale inutilità. La traccia filologica lasciata dallo schwa nei vari lemmi è al contempo utile in altrettanti modi e circostanze. La similitudine con  alcuni ragazzi è palese, potrebbe esplicitarla?
R: Non è soltanto una metafora per gli adolescenti ma una metafora per chiunque si senta invisibile… bambini, ragazzi e adulti. Il linguaggio non potrebbe esistere senza il suono schwa, è uno dei suoni più frequenti in ogni lingua, e il mondo non sarebbe intero se non ci fossero tutti i membri della società. Non conta quanto poco importante tu ti possa sentire, tu lo sei, come le paper clips che tengono insieme i più importanti documenti del mondo, un’altra metafora della storia. C’è uno schwa anche in italiano anche se non è chiamato così: è la “e” alla fine di molte parole italiane, quello è il suono dello schwa.

D: L’invisibilità di Calvin, così come rimarcata nel titolo, sembrerebbe essere un elemento sovrannaturale, una capacità magica. Quanto c’è di magico, se del magico c’è, in questo romanzo?
R: Volevo sfidare il lettore creando questo potere quasi ma non proprio soprannaturale. È strano, è bizzarro, è un aspetto buffo della realtà ma è davvero soprannaturale? Forse sì, forse no. Io lo vedo piuttosto come uno scherzo del cosmo a noi, perché credo che Dio abbia un grande senso dell’umorismo. Altrimenti come si potrebbero spiegare i canguri o Lindsey Lohan?

D: Lei è uno scrittore di successo, come è arrivato a esserlo? Che consigli darebbe a chi volesse provare a scrivere storie?
R: Ho imparato che sono cinque gli elementi per diventare uno scrittore di successo

  1. Devi scrivere, scrivere e ancora scrivere. E quando hai finito di scrivere, ricomincia.
  2. Devi riscrivere perché l’aspetto più importante e più difficile del processo di scrittura è la revisione.
  3. Devi leggere molto, non soltanto un genere, ma ogni genere di testo per imparare come gli altri scrittori vedono il mondo e trasformano in storie la loro visione.
  4. Devi essere perseverante e determinato. Spesso, quando ci troviamo di fronte a dei successi inattesi non si tratta proprio di una botta di fortuna. In genere quella persona ha fatto grandi sforzi e sacrifici e ha dovuto sopportare molti fallimenti prima che il successo arrivasse.
  5. Non rinunciare mai a un’opportunità perché non sai mai quale possa cambiarti la vita.

D: C’è tra i suoi personaggi uno che ha amato di più e perché?
R: Antsy è uno dei miei preferiti, perché è così divertente e così realistico. Mary Hightower di Everlost è il mio personaggio preferito perché è un gran bel cattivo e spiega come talvolta il più grande male del mondo possa essere prodotto da persone che credono di perseguire il bene, e sono così convinte della giustezza del proprio punto di vista da diventare miopi e non essere in grado di vedere le conseguenze reali delle loro azioni. Talon ne Il Popolo degli oscuri è un personaggio che mi piace molto perché ha vissuto una vita innocente e al sicuro in una civiltà segreta nascosta tra le strade di New York e la sua avventura per diventare un eroe, il doversi scontrare con un mondo esterno che è strano e gli dà spavento, è un percorso davvero nobile.

8965-Bro.inddTitolo: Calvin l’invisibile
Autore: Neal Shusterman
Editore: Piemme
Dati: 2010, 337 pp., 8 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Se fortuna travaglia un nobil core, raro è che alfine non gli dia favore

Sfortunatamente la prima lettura delle rocambolesche avventure di Ned così come ideate dal suo creatore, Remy Charlip, mi ha lasciata un po’ perplessa per il suo sfiorare, una pagina sì e una no, con un certo gusto sornione morti sanguinose e truculente. Fortunatamente, però, è sempre necessaria una seconda lettura, specie per chi un libro deve recensirlo, ed è proprio questa seconda lettura che mi ha concesso la gioia di scoprire che tutto sta nel leggere ad alta voce e nel declamare il “fortunatamente” e il conseguente “sfortunatamente” con la giusta intonazione.

Perché la bellezza di questo albo illustrato (anche le illustrazioni sono di Remy Charlip) risiede proprio nella sorpresa/sollievo dell’intervento della fortuna e nella disdetta/preoccupazione dell’intervento della sfortuna.

Fortunatamente, di Remy Charlip - Orecchio acerbo
Fortunatamente, di Remy Charlip – Orecchio acerbo

Leggo sul web (e nel farlo scopro un bel blog) che il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1962 come Fortunately per poi divenire nel 1969 What Good Luck! What Bad Luck! con conseguente cambio di testo e struttura ritmica per tornare poi al Fortunatamente della prima edizione. Questa modifica nel titolo, e, di conseguenza nel testo, conferma l’importanza della lettura ad alta voce: «Fortunatamente [e la sapiente impaginazione qui suggerisce una pausa con lieve punto esclamativo] un giorno Ned ricevette una lettera che diceva “Sei invitato a una festa a sorpresa.”/ Ma sfortunatamente la festa era in Florida e lui era a New York / Fortunatamente un amico gli prestò un aeroplano / Sfortunatamente esplose il motore…»

Fortunatamente, di Remy Charlip - Orecchio acerbo
Fortunatamente, di Remy Charlip – Orecchio acerbo

La fortuna di Ned s’accompagna ai colori delle illustrazioni, alla sfortuna, invece, Charlip riserva il bianco e nero e un’anticipazione di questa scelta sta proprio nelle pagine iniziali di questo albo che apre con due nuvole nere che lì per lì non fanno molta impressione, considerato che due nuvolette per quanto nere non sono certo foriere di temporali, fortunatamente nelle due pagine seguenti, su un letto d’arancione e giallo, risplende un sole sorridente epperò il colophon trova spazio in un cielo grigio e pesto giacché le nuvole hanno, sfortunatamente, raggiunto e quasi del tutto coperto il sole che, inerme, non può che subirne il buio.

Ha vinto il Premio Andersen questo albo per essere stato giudicato il miglior libro dai 6 ai 9 anni, per il progetto grafico e le illustrazioni, tra le altre cose;  illustrazioni che, semplici e chiare, nel loro alternare colore e grigio, nella loro variazione prospettica, nelle “inquadrature”, negli zoom, si nutrono di fantasia e alimentano il pathos.

fortunatamente1Titolo: Fortunatamente
Autore: Remy Charlip
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 50 pp., 14,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it