Kitsune no Kamisama – Il desiderio della volpe

Succede proprio così: rientrano di corsa dal parco dopo un pomeriggio di gioco, ancora coi capelli al vento si siedono, quasi senza scostare la sedia, felici di trovare la merenda che li aspetta e poi, finita la prima fetta di torta quando già pregustano quel nettare dolce e fresco che hanno davanti a loro nel bicchiere, che calmerà il calore, l’arsura della corsa e si mescolerà alle note fragranti della torta appena gustata… mani alla bocca, occhi spalancati, respiro trattenuto, è lì che ricordano di aver lasciato il loro gioco al parco. È così che, anche se avanza piano piano l’effetto rilassante della merenda ancora a metà, occorre rinfilarsi le scarpe e uscire con altrettanta velocità per recuperare ciò che giace abbandonato al parco.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Così per Roxie e suo fratello Lukie, più piccolo, che forse potrebbe anche rimanere a casa ma si sa, ai piccoli non sfugge occasione di poter seguire una sorella maggiore! È classico che, seppure ritornati nel punto preciso in cui si è giocato tutto il pomeriggio, il gioco, quello con cui si è usciti, il prescelto per quel giorno, non si trovi lì. Succede quindi che si comincia a guardare attorno, si compiono piccoli passi, si perlustra una zona più grande, si passa dal prato del parco a dentro gli alberi seguendo voci lontane, echi divertiti nei quali pare di riconoscere toni di bambini, di qualche amico, forse addirittura di Thomas e Samantha.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Poi succede che il bosco, seppure solo qualche albero fitto, porti altrove.

Le voci si fanno più chiare, si contano, un rumore arriva distinto: un sibilo precede lo schiocco di qualcosa che batte il terreno. E poi quella canzoncina…Doxy Foxy/tocca terra/Doxy Foxie/Gira e gira/gira a ovest gira a est/ scegli quel che piace a te. E così il racconto cambia passo.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Nella radura, quell’altrove fuori dal bosco, sette piccole volpi saltano la corda girata con forza da altre due mentre un’altra, già uscita dal gioco, osserva. Qualcosa però non va, eppure sembra facile: si aspetta la corda arrivare e si salta. Eppure il salto non sembra mai alto abbastanza, la coda si impiglia, si inciampa anche l’un con l’altra. Sarebbe bello, un vero desiderio che si avvera se solo si riuscisse a compiere un giro di filastrocca completa. D’altro canto cosa c’è di più desiderabile per una volpe se non saltare! Non si ingarbuglieranno nella corda cadendo una sopra l’altra alla vista dei due bambini, no! Ne fuggiranno spaventate abbandonando il gioco lì, a terra come fanno le volpi appena vedono un umano.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Al contrario, sono felici! Sono così felici di avere con loro la più grande saltatrice di corda che abbiano mai visto, l’unica che può insegnare loro a giocare – avrannno osservato a loro volta, nascoste tra gli alberi del boschetto nel parco, Roxie saltare? – E come Roxie sa che è proprio la coda, la sua posizione, va tenuta ben dritta sulla schiena, che impedisce alle volpi di saltare con successo la corda? Un pasticcio coi nomi, Roxie la bambina e Roxie la volpe con quel desiderio grande di riuscire a saltare la corda!

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Quel che è scritto sulla manopola e ciò che appartiene alla piccola volpe salterina può portare a qualche sospetto. Oggi Roxie ha realizzato il suo più grande desiderio, è una giornata fortunata; emersa con le sue sorelle dal boschetto nella radura, appoggiata al ramo dell’ultimo albero ecco lì una corda, una corda per saltare e col suo nome inciso su una manopola! E poi quella bambina, dice di essere Roxie e che la corda è sua, ma l’ha trovata Roxie la volpe e c’è il suo nome, inciso sopra e questo basta per salutare il destino. Un sospetto rimane. Un dubbio coglie il lettore: di quale delle due Roxie sarà la corda? E chi è questa bella bambina dai lunghi capelli color di volpe, così abile saltatrice che parla con le volpi e conosce la posizione che la coda deve tenere quando si salta alla corda? E chi, tra bambina e volpe, ha scordato una corda per saltare un giorno al parco? Ma non importa, ora è tardi, Roxie e Lukie devono tornare a casa. Roxie vuole correre e Lukie ha voluto vincere.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Kitsune è la volpe in giapponese.

Narra la leggenda che la volpe sia un animale dotato di grande intelligenza, in grado di vivere a lungo e sviluppare, in vecchiaia, poteri soprannaturali. Quello che più le piace è quello che le permette di assumere sembianze umane, soprattutto quelle di una bellissima bambina.

IMG-5876Testi: Kimiko Aman, Illustrazioni: Komako Sakai
edito: prima pubblicazione POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Chronicle Books LLC, USA 2017
dati: 32 pp, lingua originale giapponese, anno 2003

Une sieste à l’ombre

La prima pagina di quest’albo, cartonato non patinato, quadrato, è interamente dedicata a una copertina quadrata, gialla da una parte e rossa dall’altra. Quella che i bambini si trascinano ovunque, che parla di casa, che consola, avvolge e che all’occorrenza diventa tante, tantissime altre cose creando possibilità incredibili.

Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers - Seuil jeunesse, Parigi, 2019
Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers – Seuil jeunesse, Parigi, 2019

Qualcuno l’ha stesa sul prato, di quel bel verde intenso dell’erba croccante dell’estate, proprio là all’ombra del melo, dove il giorno si fa più fresco. Da una parte gialla e dall’altra rossa. L’ha accomodata badando che non ci fossero pieghe, perfettamente tesa; deve essere un grande intenditore di pisolini, un professionista della cura, qualcuno che i bambini li capisce al volo, così! Che sa cosa significa giocare nel prato un giorno d’estate e sa che si può essere presi all’improvviso da quella bella stanchezza che merita un sonnellino, una siesta all’ombra.

Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers - Seuil jeunesse, Parigi, 2019
Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers – Seuil jeunesse, Parigi, 2019

Ma questo qualcuno, chiunque esso sia, mamma o papà, nonno o nonna, è stato soprattutto un bambino e conosce e ricorda la bellezza della copertina, il fascino e l’affetto, la necessità fisica e tattile, di quell’accessorio che accompagna sin dai primi giorni. E quella copertina, gialla da una parte e rossa dall’altra, soffice e in attesa, sembra proprio chiamare.

Presto, già nella pagina accanto, una bambina risponde al richiamo. È il suo pensiero che si fa testo. Ha tolto i sandalini rossi, lasciandoli sul prato. Ha con sé il suo bicchiere con l’acqua e il suo fedele compagno d’infanzia, l’inseparabile cane di pezza, ha capelli e occhi neri, una piccola bocca rossa e indossa una maglietta a larghe righe color giallo. La troviamo sdraiata, il suo cane accanto, una mano è scivolata subito verso l’angolo della coperta ad afferrarne un lembo. L’altra mano si chiude a pugno mentre il braccio si rilassa, alto, e il torace si distende, l’aria fresca fluisce, tonifica, rilassa… la siesta sarà lunga sulla copertina gialla da una parte e rossa dall’altra.

Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers - Seuil jeunesse, Parigi, 2019
Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers – Seuil jeunesse, Parigi, 2019

Il pensiero si offusca godendo della situazione, mentre la copertina a ogni minimo movimento della bambina sembra cogliere la necessità di un abbraccio avvolgente. Il sonno sopraggiunge quando ancora la bambina sta assaporando il piacere dell’incontro con la sua copertina; il pensiero si fa sogno, la copertina gialla da una parte e rossa dall’altra, si fa bivacco sul quel prato, rigoglioso di arbusti, di fiori, erbe, dove piccoli e grandi animali vengono a salutarla. Si distinguono un cervo, un leprotto e una piccola lumaca.

Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers - Seuil jeunesse, Parigi, 2019
Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers – Seuil jeunesse, Parigi, 2019

Può diventare igloo in uno sbuffo, proprio lì nel giardino di casa, circondata da pinguini. Una grotta il cui ingresso sembra la bocca di un animale molto più grande, feroce. Una tenda degli indiani dove un gatto – volpe rossa – passa a annusarti un po’.
Quella copertina gialla da una parte e dall’altra rossa, può farsi deserto o collina, lago o mantello, può scatenarvisi sopra una tempesta, diventare una mongolfiera, una corazza, il mare profondo o il cielo infinito in una notte di luna piena. Rappresenta un viaggio, un pezzo di mondo: la fine di uno l’inizio di un’altro che nel sogno si esplorano. In quel giardino conosciuto, su quel quadratino giallo da una parte e rosso dall’altra, i giochi, uno ad uno, gli animali, dal gatto al coccodrillo, il pallone e il fido cane di pezza, concorrono all’avventura, si animano, il contatto con la copertina sempre presente sulla pelle della bambina si trasforma nel sogno, e nell’illustrazione dove il giallo e una fantasia a puntini rossi si fanno, tenda, capanna, grotta e nuvole. Via, via che il sonno avanza, sopra o sotto.

Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers - Seuil jeunesse, Parigi, 2019
Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers – Seuil jeunesse, Parigi, 2019

E poi si ritorna, ci si affaccia tutti assieme, il cane vero e di pezza, il gatto, le scimmie, ai confini del sogno, un attimo prima di sentire il mondo, una mongolfiera si allontana in un cielo rosso.
Stiracchiandosi la bimba ridefinisce i confini di sé e del reale. Il pisolino sulla copertina gialla da una parte e rossa dall’altra è terminato, in un attimo la copertina torna a essere sola lì sul prato sotto il melo alla frescura della sua ombra, ora un poco stropicciata. Un albo per i più piccoli che narra di un luogo e di un oggetto che a sua volta narra, rappresenta, è così fanciullo nel suo essere per tutta la vita giallo da una parte e rosso dall’altra. Un oggetto, primo regalo, inseparabile conforto per lungo tempo, luogo al quale si torna, accessorio del possibile e dell’impossibile, del sempre con sé da non essere quasi mai rappresentato dai conoscitori dell’infanzia nei libri dei piccoli.

unnamedUne sieste à l’ombre
testi: Françoise Legendre
illustrazioni: Julia Spiers
editore: Seuil jeunesse, Parigi
dati: 2019, pp. 30, lingua originale francese

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Quel che sembra a prima vista potrebbe non essere, Carl Sandburg, autore e poeta americano, e Harriet Pincus, illustratrice, lasciano ai lettori il dubbio. Di certo, sappiamo sin dal titolo che si tratta di una storia d’amore, chiunque abbia agito il gioco, o l’azione, li ha fatti innamorare.

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Di Bambola di pezza si sa che è molto ambita, tutti le vogliono bene, chiunque sarebbe ben felice di sposarla ma come noto, se non è azzurro, si sposerà chi per te farà un gesto di rara bellezza e bontà. E Manico di scopa le farà il regalo più bello al quale lei potesse ambire. Successe un giorno che un bambino distratto, diciamo così, la scaraventò contro la porta e fu lì, in quel tafferuglio che perse i suoi occhi, due bottoncini in vetro, rotondi, luminosi! Manico di scopa trovò un giorno due prugne secche e le pose laddove un giorno erano quei due bottoni. Bambola di pezza non ebbe alcun dubbio quando lui, là sull’altalena, una sera rosa di tramonto le offrì un fiore chiedendola in sposa. Fu organizzata una bellissima cerimonia e al corteo nuziale parteciparono tutti, ma proprio tutti, fu il più pazzo, divertente, sgangherato, esilarante corteo nuziale che storia possa mai vantare.

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Fino a qui è un gioco quel che immaginiamo leggendo parole e figure, un gioco ricco di tutti quegli oggetti, piccoli e grandi, pertinenti o näif, aggiustati e in ordine ma taluni forse anche male in arnese, che non importa quel che sono purché funzionali al gioco. Così una casetta con un tavolo e seggiole, un cilindro nero farà per una volta la parte della torta al cioccolato, la pala per il carbone vestita di tutto punto per l’occasione di quel thè tra amici, spazzola liscia e ben pettinata indosserà un completo a pois e visto che è piccina potrà avvalersi del poggiapiedi colorato, mentre caffettiera al thè caldo preferirà una bibita rinfrescante. E per la cerimonia nuziale, nella camera rosa dalle belle tappezzerie e il lampadario imponente, tutti porteranno un fiore!

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Poi inizia la festa e lo è sul serio. Arrivano tantissimi invitati, buffi e strampalati: i lecca cucchiai, i suona pentola, le bocche al cioccolato, i bavaglini sporchi, gli orecchioni puliti, i sempre allegri, i succhia zuppa, i bambini paciocconi e i pigiamati. E mentre si è coinvolti dalle immagini che scorrono come al cinema e da un testo che si più musicale meno racconto, quasi filastrocca con un ritornello, scostandoci un po’, ci accorgiamo che in quel bailamme di suoni, giravolte, risate, dispetti è un rituale che si sta mettendo in atto. Se le prime pagine sono bambine, il corteo nuziale sa di adulto che preleva, si sostituisce al gioco e scherzando lo continua cominciando un rito che porterà alla nanna.

Cucchiai e cucchiaini entrano in gioco, lingue golose che leccano e schioccano, mestoli da battere, più difficili da succhiare. Si ride si fa una giravolta e si torna a leccare e succhiare. Ma si può anche battere il cucchiaio sul pentolino di rame: si può grattare, farlo scivolare, batterlo con gran frastuono. A fine pasto un dolce rende le bocche di cioccolato e intanto si ride, si scherza, si gioca, si lecca, si batte si fa una giravolta e si morde ancora un po’ di cioccolato che si scioglie tra le mani e imbratta i volti e sporca nasi e orecchie come solo il cioccolato sa fare con l’infanzia. Sui bavaglini dei luridi fringuelli ora impronte di dita e mani, erano colorati prima e odorosi di bucato: bianchi, a quadretti o rigati, blu o con un volo di farfalle. E poi orecchie pulite, nelle quali nessuno sa cosa si bisbiglia ma di sicuro qualcosa di divertente sempre, forse qualcosa di così lieve da fare solletico. Pulite dal cioccolato, nessuna briciola dentro o fuori, ribelli e piccole, tirate per farle muovere è una giravolta per muoverle ancora. E dopo questa tortura un po’ di solletico, guance paffute e lucide di sapone da pizzicare. Qualcosa da bere e i bambini ora sono tranquilli, hanno gote rosa e paffute, sorridono, si calmano piano, gli occhi lucidi per la festa e il gran divertimento, lo sguardo già un po’ più lontano è ora dei pigiamini. Che arrivano felici di partecipare al gioco sono freschi ma le loro teste ciondolano, ondeggiano come se i loro piedi non sapessero bene dove condurli. Nessuna giravolta ora, nessuna risata Argentina, non si scrolla la testa, non si muovono le orecchie. Il rito è compiuto la festa riuscita.

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Albo del 1967 e primo illustrato da Harriet Pincus, newyorkese del Bronx, contemporanea di Maurice Sendak della cui influenza risentono le sue illustrazioni, dalla grafica particolare, ha molto fascino ancora oggi. I risguardi colorati a piccoli tratti di colore come l’album da disegno di un bambino, i personaggi bizzarri dalle grandi orecchie e lingue tirate fuori come per leccarsi le briciole o le macchie di cioccolato agli angoli della bocca e anche per sbeffeggiare all’occorrenza; le somatiche caricature dell’immaginario, l’ambientazione come in un sogno colorato e la particolare cura nel porre scarpe ai piedi, disegnare capello per capello, o magliette e pantaloni, bizzarri calzari per altrettanti fantastici animali, calzette colorate e patterns, gambe sgambettanti e ancora una giravolta e una risata!

È stata una parata meravigliosa non credi?

SenzanomeDie Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war
testi: Carl Sandburg
illustrazioni: Harriet Pincus
editore: Diogenes Verlag, Zürich
prima edizione: Harcourt, Brace & World, Inc., San Diego, California, 1922
dati: 2013, pp. 40, lingua originale inglese 1922, tedesco

Miles of Smiles

Quando si dice dona un sorriso o basta un sorriso! Un bel sorriso è sufficiente per creare un effetto domino, una catena particolare fatta di sorrisi perché un sorriso donato dona felicità a chi lo riceve, è un regalo, un toccasana, e pone la persona, sia essa bambino o adulto, nella situazione di desiderare di donarne un altro. Così i sorrisi si allungano, a volte sino a diventare molto lunghi! Chilometri di sorrisi!
Quanto può viaggiare lontano un sorriso? Il gioco è svelato nel titolo, nei risguardi il lungo percorso di un sorriso. Il primo sorriso parte una bella mattina di primavera da un tranquillo quartiere residenziale, casette piccole e colorate, accostate una all’altra o cresciute su di un prato fiorito. La scuola, lo stadio, il ristorante, qualche ufficio, i vicini e le relazioni tra di loro. Fiori bianchi a punteggiare giardini e aiuole e alberi dalle ricche e verdissime foglie.

Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books
Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books

In casa, mentre una bimba in tutù rosa e coroncina prova il passo di danza per il pomeriggio già di prima mattina, Baby tutto rotondo, tra le sue braccia sorride alla mamma. La mamma coglie quel momento e trattiene per sé, un poco solo per sé, il bel sorriso di Baby prima di donarlo alla maestra, Mrs Glass, assieme a un mazzetto fiorito e odoroso. Grata, Mrs Glass regalerà quel sorriso alla sua classe. Lo stesso sorriso, accompagnato da un ottimo voto sul foglio che Mrs Glass gli sta porgendo, fa sorridere Sebastian che felice lo porterà alla sua squadra.

Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books
Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books

È cominciato il viaggio del sorriso di Baby, di bocca in bocca, di situazione in situazione, di persona in persona. Da Roberto all’allenatore un po’ sconsolato per il risultato della squadra, dall’allenatore a Valerie che si è fatta male, da Valerie alla nonna, dalla nonna all’operatore ecologico, da lui al suo capo che lo donerà al cameriere, la sera a cena, che lo restituirà a Shane per il suo compleanno e Shane al nonno e il nonno… il nonno alla nuova vicina, cotonata e fiorata, appena arrivata, accompagnato da un grandissimo mazzo di fiori e da un biglietto di benvenuto. Lei, a sua volta, lo chiuderà in una busta per inviarlo a Jen, la sua nipotina che abita lontana, qualche casetta un po’ più in là, e che è malata ma che non rinuncerà alla sua corsa dopo aver trovato un sorriso così luminoso è incoraggiante nella cassetta delle lettere.

Jen lo porterà ai cuccioli abbandonati e quel cucciolo… quel cucciolo saltando, abbaiando e lanciando leccatine da lontano farà tornare il sorriso sulle labbra di Baby che sino a poco prima era molto contrariato. La giornata è stata lunga. I sorrisi pare abbiano fatto il giro del mondo, hanno consolato, premiato, scaldato il cuore, portato felicità e altri sorrisi per darsi poi appuntamento alla grande festa del quartiere che si svolge solo un po’ più in là, nel giardino della scuola con l’erba rasata per l’occasione, e tutti i vicini con un lungo e radioso sorriso stampato in viso! Chilometri di sorrisi!

Luciano Lozano è autore, grafico e illustratore spagnolo, i suoi lavori appaiono su numerose riviste internazionali e ha quella mano particolare di chi ha disegnato moda o si è occupato di illustrazione editoriale. La mamma di Baby è una bellissima donna, capello corto alla francese, foulard tra i capelli, jeans stretto a mezzo polpaccio, una Gucci al braccio. È, anche se solo illustrata, molto elegante e spicca tra le pagine. Così come spicca l’infanzia ma non certo per gli stessi motivi.

Molti sono i bambini raffigurati nelle pagine dell’albo ma neppure Baby, il più piccolo di tutti, intenerisce per bellezza. Sua sorella è la classica bimba tondetta che aspira alle scarpette a punta, vive in tutù e il suo viso è meravigliosamente rotondo. Così gli altri. Chi con gli occhiali, chi con le lentiggini, chi con i capelli tagliati a zero con ciuffo. È un’infanzia, quella disegnata da Lozano, non perfetta ma in divenire, che intenerisce. Intenerisce la sorella di Baby nel suo trench giallo, perfetto, lo si intuisce di sartoria, accanto a una mamma così elegante lei, paffutella in rosa con tutù e coroncina: è l’infanzia che sogna. Irregolare. Come la compagna con il viso troppo largo e quel sorriso che dice di denti da cambiare e mandibola da formare. È un’infanzia reale, abbozzata. Qualcosa in divenire. Ma spumeggiante e soprattutto sorridente! Chilometri e chilometri di sorrisi!

IMG-5466Titolo: Miles of Smiles
Autore: Karen Kaufman Orloff
Illustrazioni: Luciano Lozano
Editore: Sterling Children’s Books, New York, USA
Dati: 2016, 32pp, lingua inglese, US$ 14,95

Kilobo l’elefante sporco

Ci sono storie che nascono così, per la strada, quando meno te lo aspetti: una piccola cosa attira il tuo sguardo mentre cammini fieramente diretto dove vuoi andare, la incontri con lo sguardo,  la raccogli toccandola, e appena l’hai tra le mani un contatto particolare è stabilito. Quelle prime sensazioni tattili ne disegnano alcune più sottili che trovano il loro cuore laddove fluiscono i pensieri e le parole nate per accompagnarli. Così per Kilobo, elefantino di pezza, sporco di fango e dei tanti giorni lontano da casa, consumato da un amore tenero durato a lungo, di bambino ora profugo, perduto in un campo sull’Isola di Lesbo dopo un viaggio infinito e difficile. Gli scherzi della vita.

Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou
Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou

Chi lo trova abbandonato al suo destino di perduto è Daphne Bloumidis, autrice dell’albo a lui dedicato, che in quel campo dona la sua assistenza a grandi e piccini stanchi, frustrati e spaventati, anche loro in qualche modo perduti. Attivista e fondatrice di associazioni internazionali che si prefiggono di organizzare e migliorare programmi educativi per immigrati e giovani, con particolare attenzione ai minori non accompagnati. È  lei che, raccolto, gli dedica la sua attenzione, le sue riflessioni e poi un racconto. A Kilobo un gioco di pezza, un elefante, un minore non accompagnato.

Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou
Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou

La voce narrante è quella di una nonna che incontrato un elefante, uno straniero, decide di portarlo a casa e di offrirgli ciò che reputa necessario: un buon bagno per pulirsi e rilassarsi, un’igienica strofinata ai denti per una buona accoglienza nel microcosmo di casa, una bella e sostanziosa cena e poi un letto, morbido, accogliente e pulito dove poter addormentarsi sicuro. Una casa.

Ma non tutte le case sono uguali nel mondo e soprattutto non tutti gli usi e gli oggetti quotidiani sono gli stessi.

Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou
Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou

Kilobo sonnecchia sotto a un albero, almeno così pare. Attorno a lui grandi e piccini impegnati nel gioco vociano in una lingua a lui sconosciuta. Quel che è chiaro, sin dal primo sguardo, è che Kilobo non è di quelle parti. Non vi appartiene né per caratteristiche, né per colore, né per la sporcizia di cui è macchiato. Come sia arrivato sull’isola e soprattutto da dove venga, Asia? Africa?, nessuno lo sa. Ma di certo non è nato lì. Se è arrivato sfruttando un passaggio, allungando una pensierosa passeggiata, in auto no, sicuramente, forse in un grande camion, nessuno lo sa e forse lo saprà mai. Ma è così stanco e fangoso, così sporco – forse pioveva durante il tragitto e il terreno era diventato poltiglia – che viene  fatto di pensare che durante il suo viaggio abbia trovato altri come lui coi quali giocare e rotolarsi nel fango e nella terra. Ma ora è lì, nel campo, sporco e bagnato, impossibile non notarlo, non desiderare di avvicinarlo, di invitarlo a casa, offrirgli un bagno caldo, in mezzo a tutta quella gente che per casa ora ha solo sé stessa. In fin dei conti ci sono pochissime cose di cui una creatura ha bisogno: sentirsi accettato, sicuro e amato. Sentirsi a casa. Essere a casa anche se casa non è.

Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou
Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou

Ma si sa tra grandi e piccini la storia è sempre quella del fare il contrario di ciò che viene chiesto o proposto. I grandi pensano cose che ai bambini sembrano strane, si tratta sempre di pretese impossibili e i grandi, dal canto loro,  pensano che i bambini siano assolutamente irragionevoli e testardi. 

Così se l’invito a seguirla a casa, nato dal cuore dal desiderio di accudire e offrire qualcosa di meglio di un rifugio, poteva non essere una cattiva idea sicuramente lo era fare il bagno, proprio inaccettabile, impossibile! Ci era voluto, come si dice, del bello e del buono ma poi tra mille bolle, in quell’acqua calda, confortevole, il bagno era stato anche divertente e piacevole. Ma non lo spazzolarsi i denti troppo grandi e lunghi per riuscire a usare un oggetto così piccino, difficile da impugnare. Solo offrendo parole dolci l’elefantino si lascerà aiutare. Il phon lo terrorizza, la salvietta non basta a coprirlo. A cena risulterà impossibile evitargli di afferrare la scatola dei biscotti e di riempirsi la bocca con avidità, ma un bambino può comportarsi bene innanzi a tutto quel croccante e fragrante? Solo un adulto può pensarlo. Un bambino si allunga verso il pigiamino più comodo da prendere senza pensare se può o meno indossarlo.

Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou
Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou

Solo un adulto può pensare è di questo o è di quello.  Forse all’inizio potrebbe non sembrare facile, ma sarà sorprendente incontrarsi nella curiosità reciproca, conoscersi, crescere assieme. Così come quel bimbo che appena nato non si conosce e poi, in una scoperta quotidiana e reciproca, diventa di casa.

unnamedTitolo: Kilobo l’elefante sporco
Autore: Daphne Bloumidis
Illustratore: Anna Georgiadou
Editore: Metaixmio, Atene, Grecia
Dati: 2017, 40 pp., lingua greco, €8,80

Christmas come to MoominValley

E se il Natale fosse qualcosa di ignoto, qualcosa da temere, un’entità che al solo pensiero del suo arrivo tutti attorno cominciano ad agitarsi, a scappare confusamente di corsa o a passo veloce, seguendo un percorso non ben lineare come se veramente scappassero da qualcuno? Se ci si svegliasse – meglio dire in questo caso, se si fosse rumorosamente svegliati – nel cuore del più caldo, sicuro, tranquillo e coccoloso letargo e si fosse piccoli troll Moomin della Valle dei Moomin, personcine magnifiche con una forma vagamente ippopotamesca, che dormono d’inverno con la pancia piena di fragranti aghi di pino in attesa del tepore del primo raggio di sole primaverile e qualcuno seccato per aver percorso così tanti passi da essere in ritardo per l’arrivo del Natale per colpa di questi dormiglioni li trascinasse giù dal letto? Ecco, cosa penserebbero queste adorabili creature di neve, freddo, bagnato e Natale?

 

Il clima natalizio arriva a casa Moomin come una doccia fredda, con quello stordimento dato dallo svegliarsi di soprassalto in una realtà imprevista quando il proprio sogno ancora sta scorrendo negli occhi assonnati. Poggiare poi le zampe morbide e calde in tutto quel bianco, freddo e bagnato, e vedere da lassù, dal tetto della loro bella casetta, tutta la Valle coperta da quel bianco tanto da non riconoscerla più e tantomeno riconoscerne i suoi abitanti: qualche amico ma anche persone mai viste, esseri sconosciuti alla primavera, come impazziti fuggire a zig zag tra gli alberi del bosco. E poi sentirli parlare di fretta, di ritardo, di ancora tante cose da fare mentre ormai Natale sta arrivando, certo non aiuta a crearsi una bella immagine di questo Natale. Così i Moomin
cominciano a temere che il Natale sia un nemico dal quale difendersi e, impreparati a questo imprevisto, cominciano a prepararsi per il suo arrivo senza capire bene a cosa serve tutto quel brulicare, tutto quel lavorio. Innanzitutto serve un abete assolutamente prima che arrivi la notte, un albero, un rifugio si chiede papà Moomin? Grande allora per poter starci dentro tutti? La faccenda si complica ma non c’è tempo da perdere Natale è alle porte.

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

Tagliato l’albero si torna verso casa dove da una minuscola creatura si apprende che l’albero va piantato nella neve fuori casa e vestito! Ma perbacco i loro vestiti non sono abbastanza per vestirlo tutto e sicuramente non grandi abbastanza. L’esserino ride. Non di vestiti no, ma di cosine carine, le più belle che si hanno. Allora l’arguto papà Moomin considera che sì, se l’albero va vestito certo non può essere un nascondiglio ma un qualcosa per sconfiggere il Natale. Ecco allora che tintinnanti conchiglie, perline e cristalli vengono a coprire i rami dell’abete e una rosa in seta rossa lo incorona: eccolo pronto a placare i misteriosi poteri dell’inverno e del Natale. Ma poteva poi essere così terribile il Natale innanzi a un albero così bello?

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

Le sorprese per i piccoli Moomin non sono ancora finite ché l’inverno è complesso da affrontare. Dopo la neve di cotone idrofilo, che si spera non abbia fatto male a nessuno a cadere così compatta, lo spauracchio di Natale alle porte, l’albero da abbattere e addobbare prima di sera, ecco che ora mancava proprio solo il cibo: bisognava preparare
cibo, per Natale sembra che tutti debbano avere del buon e abbondante cibo, così ha sentenziato la signora Fillyjonk scappando indaffarata dopo aver considerato l’albero dei
Moomin il più disordinato della Valle.

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

E dopo il cibo le luci sotto l’albero – per vedere forse il Natale avvicinarsi e avere il tempo per nascondersi? – e dopo le luci i regali e poi l’attesa, l’attesa snervante di Natale. Non passerà molto tempo in quell’attesa silenziosa prima che gli scintillii delle luci dell’albero, il tepore della stufa in casa, il buon profumo del cibo e tutti quei graziosi pacchetti sciolgano la tensione, distendano i nervi, rallegrando gli spiriti. Che sia questo il Natale? Se così fosse allora Emulo e la signora Fillyjonk e tutti gli altri devono aver frainteso…

Christmas Comes to MoominvalleyTitolo: Christmas Comes to Moominvalley
Autore: Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Illustrato da Filippa Widlund, Tove Jansson
Editore: Macmillan Children’s Books; Main Market edition (2018)

Bara Rumpor

Ma sabato è oggi o sarà dopodomani? Mira ha appena aperto gli occhi e già sta balzando giù dal letto per raggiungere camera di mamma e papà. È mattina e dovrebbe essere sabato ma non un sabato qualunque, no, quel sabato! Quello in cui si va in piscina tutti e tre e lei, la piccola Mira, per la prima volta potrà tuffarsi dal bordo nella piscina dei grandi, con i braccioli, tutta da sola! E poi, via a comperare le caramelle, i dolci, oggi è sabato no? Mamma e papà hanno ancora gli occhi addormentati di chi forse avrebbe indugiato ancora un po’ lì, sotto al piumone.

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

Il papà ha i baffi e una barba appena accennata, capelli corti e basette, è moderatamente peloso su una carnagione pallida segnata da un’abbronzatura ardente che lascia intuire il segno della maglietta. La sua forma in alcuni punti si increspa creando una serie di rotolini. La mamma ha capelli di quelli sottilissimi difficili da governare se non con un taglio netto, unico possibile peraltro, gode di una carnagione dal colorito più sano è magretta e ha le tette a salamella. Siamo in Svezia, l’ambiente è quello di casa. Cane e gatto dormono nel lettone di mamma e papà e benché matrimoniale ognuno ha un proprio piumino, le lenzuola sono festosamente in nuance ma non uguali e nessuno tende a formalizzarsi. Resta il fatto che oggi è sabato e si va in piscina, Mira si tufferà da sola nella piscina dei grandi ma prima bisogna scegliere accuratamente il costume più adatto per farlo. Con quale costume si salterà meglio, quale garantirà la migliore performance: lo stucchevole costume intero da principessa rosa a pois bianchi o il pratico costume da bagno di Spiderman? A volte la vita pone innanzi a dubbi amletici. Quindi tutti pronti e via allora in cargo bike che oggi pedala la mamma!

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

Anche la piscina cambia aspetto il sabato, soprattutto se si è abituati a frequentarla con la scuola, durante la settimana, in spazi e orari dedicati, lontano dalla folla adulta, la piscina sembra ancora un luogo che appartiene all’infanzia. Differente è il sabato dove l’esperienza per un bambino va al di là di quella meramente acquatica, a partire dal suo ingresso nello spogliatoio. La si può immaginare, Mira, prima ansiosa di arrivare, come qualcuno che non sta più in sé dalla gioia di provare finalmente qualcosa di nuovo, da grande!, e poi mentre ci si avvicina alla piscina, si parcheggia la bicicletta e si entra nello stabile, farsi più seria, prendere coscienza della grandezza della piscina, della sua lunghezza e profondità dell’acqua e con questi pensieri cominciare a dubitare, mentre segue la mamma nello spogliatoio delle donne, dove all’improvviso la sua attenzione e colpita da ben altro.

Solo chiappe! Potrebbe suonare così il titolo dell’albo tradotto. Sono solo chiappe, seni, vagine e peli quelli che Mira si trova ad altezza occhio. Molta differenza è racchiusa in una parola così generica, ed è divertente fermarsi a osservare tutto. Ci sono sederi grandi, piccoli, rotondi, quadrati, rosa o colorati, alcuni sono abbastanza pietosi altri un po’ più carini. Alcune signore hanno pubi molto ben depilati, altre folti ciuffi, alcuni sembrano ancora più nude, altre hanno peli corti e ricci. Così è per i seni, ce n’è di tutte le forme, rotondi, a salsiccia, piccoli, grossi ma tutti hanno una caratteristica, pendono! In quella folla di peli sotto le ascelle e sulle gambe Mira scorge la loro vicina di casa, Tina, sembra una persona molto diversa ora che è completamente nuda. Anche nudi i corpi hanno caratteristiche differenti, sono tutti diversi e tutti rispettabili. Ogni corpo ha la sua forma, c’è chi lo scolpisce con lo sport e chi se lo disegna, corpi che si sono allargati col tempo o rinsecchiti, che presentano rotoli e saltelli che forse un giorno non hanno avuto.

Ci sono pance grandi che ospitano un bambino e pance grandi che ospitano molto cibo. Mira è felice e anche un po’ ubriaca da tanto guardare e dondolare, oscillare, ballonzolare. Ma ora è giunto il momento di saltare! Tuffarsi in acqua col suo costume da Spiderman, infilare i braccioli rossi e raggiungere papà che aspetta in acqua con quel suo costume che sembra sempre più piccolo ogni volta che lo indossa.

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

E poi ci sono le caramelle del sabato! E una giornata in piscina si arricchisce della consapevolezza di avere un corpo, diverso da quello di un altro bambino o bambina, di un altro individuo, un corpo che va rispettato e non umiliato, che parlare del corpo altrui ad alta voce può generare imbarazzo e tingere le gote della mamma di rosso pomodoro; così come entrare nudi in una vasca idromassaggio quando gli altri ospiti sono tutti in costume o vestiti nella sauna. Ad alcuni un corpo nudo genera imbarazzo e vorrebbero celarlo agli occhi di tutti soprattutto dei bambini altre persone vivono il proprio con estrema naturalezza, l’importante è tornare bambini, se lo si è, subito dopo e poter scegliere sei caramelle e non solo cinque come i propri anni. Sei perché una è il premio per aver fatto un tuffo senza esitazione, aver agito velocemente per aver tolto dall’imbarazzo papà che ha perso il suo costume in acqua dopo il suo spettacolare tutto con spanciata finale!

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

Titolo: Bara Rumpor
Autore: Annika Leone
Illustratore: Bettina Johansson
Editore: Lilla Pirat Förlaget, Stoccolma, Se
Dati: 2019, 32pp, lingua svedese

The Lady Who loved Animals

C’era una volta una signora che amava gli animali. Il piccolo albo inglese scritto e illustrato da Pam Adams, classe 1919, dal formato quadrato, comincia proprio così, con
un C’era una volta.
E questa signora dall’aspetto molto inglese, naso appuntito, completo viola con gonna a pieghe, capello vaporoso trattenuto da una crocchia fissata alta, calza dall’improbabile tono e scarpa dal mezzo tacco stringata, amava gli animali, moltissimo e di tutte le specie, diciamo che potremmo affermare con una certa sicurezza che questa signora non si formalizzava molto, le piacevano proprio in tutte le salse.

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

Condivideva la sua casa, dalle tappezzerie e la moquette di quel punto di rosa so british assolutamente irreplicabile, con una famiglia di gatti, due cani, un pappagallo e due canarini o volatili affini, due pesci rossi. Il suo motto era incorniciato, ricamato probabilmente a punto croce, e appeso su quel rosa della parete del salotto accanto alla sua poltrona rigorosamente a fiori: mangia, bevi e sii felice. Quando la incontriamo, la signora è in procinto di partire, tutto è a posto, manca solo il lavoro a maglia da infilare nella borsa all’ultimo momento, ma prima offrire l’ultimo pasto a tutti i suoi amati animali!

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

La signora che amava gli animali si reca in campagna a trovare un’amica. Il viaggio sarà interminabile e articolato: un lungo tratto in treno, dove potrà sferruzzare un po’ per ingannare il tempo e ammirare la dolce campagna inglese dal finestrino, che offre subito
uno spettacolo unico: un’allegra e salterina famiglia di conigli! Tra lo sgomento dei passeggeri la signora che amava gli animali si lascia sfuggire un laconico Rabbit pie!.

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

Qualcosa non quadra… sembrava veramente intenerita dalla bucolica visione! Il viaggio prosegue. Più avanti ha previsto di fermarsi, si suppone qualche giorno a causa del cambio d’abito, a fare due passi sulla spiaggia nei pressi delle bianche scogliere di Dover e poi via in corriera attraverso la campagna inglese! Le sorprese non sono certo finite, tra la commossa eccitazione alla vista del granchio che già pensa in insalata e qualche pezzo di pane condiviso con le anatre che già vede paffutelle servite all’arancia, costolette di agnello con piselli e funghi e piccoli maialini grassottelli che si augura affamatissimi per salsicce succulente, il dubbio è più che confermato: alla signora inglese
gli animali piacciono molto sì, ma in salmì! Chi ha capito tutto è il bue che, come se le avesse letto nel pensiero un roast beef, cucinato all’inglese appunto, la accoglie con occhi
rossi e sguardo truce che sembra voler dire giù le mani dal filetto! Il viaggio è talmente lungo che nel mentre le stagioni sembrano cambiare, ma, per fortuna, la signora inglese non si fa sorprendere neppure da questo, in valigia ha un completo, e un cappello, per ogni occasione: dalla piccola volpe arrotolata al collo del cappotto da viaggio, all’abito alla marinaretta per la pausa marittima alle scogliere, al completo in maglia, di un accattivante color avio da indossare con collana di perle e l’immancabile cappello fuxia, con nastro in tinta e applicazioni di fiori assortiti che fa subito campagna.

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

Ed è così che arriverà munita di ombrello dalla sua amica perfettamente e indiscutibilmente british.
Perfetta! Viso un po’ allungato e mento prominente, capello biondo liscissimo diviso perfettamente al centro a mo’ di tendina, cappello e completo rosa intenso con giacca di uno sfavillante giallo in composeè con le scarpe. La vera protagonista di tutto questo è Pam Adams, che nel 1981 offre a bambini chiaramente piccoli, da scuola dell’infanzia, un
divertentissimo quanto politicamente scorretto albo illustrato. La fine è degna della fiaba
più paurosa ma anche di quel chi la fa l’aspetti più umoristico e paradossale. Il sindaco ha allertato, manifesti sono sparsi per la città e anche nel bosco, la popolazione avvisata: è scappato un leone.
E si sa, non che siano il suo piatto preferito gli umani ma quando si ha una gran fame tutto fa brodo!

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

La storia va oltre e termina in quarta di copertina quando il leone dall’espressione felicemente soddisfatta posa circondato da una corona di lillà, il nastro del cappello, rosa intenso, della signora che amava gli animali ancora tra le fauci rilascia l’ultimo fiorellino che lo ornava in attesa di un sonoro burp! La signora che amava gli animali è stata finalmente ricambiata!

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

Letteratura col sorriso! Il libro è parte del patrimonio di circa 900 albi illustrati internazionali del Fondo Sergio Silva Libri Illustrati di Parma, una collezione ricchissima di grande valore storico e artistico che rappresenta la migliore produzione internazionale del libro per l’infanzia. Albi che hanno partecipato nel decennio 1973-1983 al Graphic Prize della Mostra Internazionale dell’ Illustrazione della Bologna Children’s Book Fair dove Silva fu giurato, gentilmente donato dalla famiglia alla biblioteca scolastica La Baia del Re dell’Istituto comprensivo Salvo d’Acquisto di Parma dove si trova attualmente.IMG-4715

IMG-4705Titolo: The Lady Who loved Animals
Autore: di e illustrato da Pam Adams
Editore: Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
Dati: 1990, 32 pp, lingua inglese

Clarice era una reina

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione

Clarice non ha una vita facile. Ha passato molto tempo lontano da casa, una casa amata, sognata, immaginata, scrigno di ricordi preziosi, ricordi che in tutto quel tempo, l’avevano coccolata e protetta dal mondo esterno. Il più prezioso, un rifugio nelle giornate pesanti, era quello di quando la nonna, la sera, chiuso il libro di racconti, quello con le figure, le carezzava i capelli mormorando: “Sei una principessa, Clarice, un giorno sarai una regina”.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Ora era giunto il tempo di ritornarvi, di ritornare a casa, a quel palazzo da sempre appartenuto alla sua famiglia. E per farlo non si poteva trascurare alcun particolare, non poteva mostrarsi non all’altezza del suo rango, ora lei era regina e come tale doveva presentarsi. Avere un abito che parlasse da solo di quel che era e, soprattutto, di quello che era diventata. Quel mondo là fuori ormai lo conosceva fin troppo bene: ne conosceva l’aria in tutti i suoi venti e quelle sfumature di grigio che, a seconda del giorno, si stendevano come strade sul terreno. Non serviva altro per conoscere il mondo. Ora era proprio tempo di tornare.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Un vestito da regina… lo ripeteva agli uccelli, alle piante, alle foglie che, muovendosi al vento poco prima di lasciare il ramo, sembravano acclamarla. Ma nulla di quello che veniva cucito si adattava alla sua figura, al suo rango: o la coprivano di un peso troppo faticoso da portare, per ricchezza di tessuto, larghezza della gonna, lunghezza dello strascico, preziosità dei ricami o le impedivano, per ampiezza, di passare agevolmente attraverso luoghi stretti, i lunghi corridoi del palazzo; altri erano troppo complessi per sentircisi a proprio agio; altri ancora troppo leggeri per essere regali.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Occorse del tempo, come in tutte le fiabe, per tessere e cucire ogni pezzo di stoffa, passarono qualche sole e luna prima che l’idea di quell’abito si definisse così precisa da quasi vederlo, quasi toccarlo. E quel giorno Clarice si sentì finalmente felice. Il suo abito era formato da un giustacuore rosso e maniche in broccato dagli alti polsi vermiglio, ricami dorati, un collo cinquecentesco. Sembrava un complesso origami di carta, bianco, inamidato che le incorniciava il viso messo in risalto dai capelli corvini; una gonna lunga danzava a lambire le caviglie, una miriade di fili erano stati passati con mani capaci nel tessuto e la disegnavano a righe preziose, il passo ne apriva le pieghe di tessuto scuro. Ora sì! poteva camminare come una regina.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Clarice non ha una vita facile. Seduta per terra su una striscia di grigio, che ormai per lei non ha neppure più la memoria di un marciapiede, le povere cose accanto legate, chiuse strette in pacchi e sacchetti, i piedi nudi ad ascoltare il freddo di quelle crepe, condivide briciole, di un pane secco ormai da tempo, con i piccioni, cuce e ricama, tesse e imbastisce: ogni pezzo di stoffa, plastica e cartone può essere utile al suo obiettivo. Un grande progetto, tornare a quel mondo da cui era fuggita, alla sua casa in cui un giorno era stata principessa e ora, tornarvi da regina. Molti gli abiti chiusi in quei sacchetti ma nessuno acconcio all’occasione.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Allora Clarice infila ancora una volta una lunga gugliata di filo giallo e ricomincia a dare piccoli punti, punti passati, accavallati a unire due lembi, diversi per materiale e colore, sino a terminare la sua opera ed essere finalmente quasi felice. In bilico sulla riga bianca che divide in due corsie la strada, braccia basse, aperte a cercare quell’equilibrio necessario a non cadere in quel grigio, Clarice attraversa la città, come attraverso una foresta di tronchi in cemento armato, a passo svelto si dirige là, al palazzo di famiglia, un vecchio parcheggio di auto. Il suo gesto, ripetuto così tante volte da divenire magico, apre le porte di quel regno immaginato e la conduce dritta al suo trono. Una poltrona da qualcuno lasciata lì affinché un guardiano si segga, qualcuno possa prendervi ristoro, o addormentarsi, finalmente, come Clarice, la regina, cullata dalle parole di quella nonna mai dimenticata.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Clarice non ha avuto una vita facile: vive raminga, per strada, da quel giorno in cui, ancora principessa, scappò.

IMG-4666Titolo: Clarice era una reina
Autore: di e illustrato da José Rosero
Editore: Loguez Ediciones, Salamanca, Spagna
Dati: 2013, 32 pp, lingua spagnolo, €11,75