Christmas come to MoominValley

E se il Natale fosse qualcosa di ignoto, qualcosa da temere, un’entità che al solo pensiero del suo arrivo tutti attorno cominciano ad agitarsi, a scappare confusamente di corsa o a passo veloce, seguendo un percorso non ben lineare come se veramente scappassero da qualcuno? Se ci si svegliasse – meglio dire in questo caso, se si fosse rumorosamente svegliati – nel cuore del più caldo, sicuro, tranquillo e coccoloso letargo e si fosse piccoli troll Moomin della Valle dei Moomin, personcine magnifiche con una forma vagamente ippopotamesca, che dormono d’inverno con la pancia piena di fragranti aghi di pino in attesa del tepore del primo raggio di sole primaverile e qualcuno seccato per aver percorso così tanti passi da essere in ritardo per l’arrivo del Natale per colpa di questi dormiglioni li trascinasse giù dal letto? Ecco, cosa penserebbero queste adorabili creature di neve, freddo, bagnato e Natale?

 

Il clima natalizio arriva a casa Moomin come una doccia fredda, con quello stordimento dato dallo svegliarsi di soprassalto in una realtà imprevista quando il proprio sogno ancora sta scorrendo negli occhi assonnati. Poggiare poi le zampe morbide e calde in tutto quel bianco, freddo e bagnato, e vedere da lassù, dal tetto della loro bella casetta, tutta la Valle coperta da quel bianco tanto da non riconoscerla più e tantomeno riconoscerne i suoi abitanti: qualche amico ma anche persone mai viste, esseri sconosciuti alla primavera, come impazziti fuggire a zig zag tra gli alberi del bosco. E poi sentirli parlare di fretta, di ritardo, di ancora tante cose da fare mentre ormai Natale sta arrivando, certo non aiuta a crearsi una bella immagine di questo Natale. Così i Moomin
cominciano a temere che il Natale sia un nemico dal quale difendersi e, impreparati a questo imprevisto, cominciano a prepararsi per il suo arrivo senza capire bene a cosa serve tutto quel brulicare, tutto quel lavorio. Innanzitutto serve un abete assolutamente prima che arrivi la notte, un albero, un rifugio si chiede papà Moomin? Grande allora per poter starci dentro tutti? La faccenda si complica ma non c’è tempo da perdere Natale è alle porte.

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

Tagliato l’albero si torna verso casa dove da una minuscola creatura si apprende che l’albero va piantato nella neve fuori casa e vestito! Ma perbacco i loro vestiti non sono abbastanza per vestirlo tutto e sicuramente non grandi abbastanza. L’esserino ride. Non di vestiti no, ma di cosine carine, le più belle che si hanno. Allora l’arguto papà Moomin considera che sì, se l’albero va vestito certo non può essere un nascondiglio ma un qualcosa per sconfiggere il Natale. Ecco allora che tintinnanti conchiglie, perline e cristalli vengono a coprire i rami dell’abete e una rosa in seta rossa lo incorona: eccolo pronto a placare i misteriosi poteri dell’inverno e del Natale. Ma poteva poi essere così terribile il Natale innanzi a un albero così bello?

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

Le sorprese per i piccoli Moomin non sono ancora finite ché l’inverno è complesso da affrontare. Dopo la neve di cotone idrofilo, che si spera non abbia fatto male a nessuno a cadere così compatta, lo spauracchio di Natale alle porte, l’albero da abbattere e addobbare prima di sera, ecco che ora mancava proprio solo il cibo: bisognava preparare
cibo, per Natale sembra che tutti debbano avere del buon e abbondante cibo, così ha sentenziato la signora Fillyjonk scappando indaffarata dopo aver considerato l’albero dei
Moomin il più disordinato della Valle.

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

E dopo il cibo le luci sotto l’albero – per vedere forse il Natale avvicinarsi e avere il tempo per nascondersi? – e dopo le luci i regali e poi l’attesa, l’attesa snervante di Natale. Non passerà molto tempo in quell’attesa silenziosa prima che gli scintillii delle luci dell’albero, il tepore della stufa in casa, il buon profumo del cibo e tutti quei graziosi pacchetti sciolgano la tensione, distendano i nervi, rallegrando gli spiriti. Che sia questo il Natale? Se così fosse allora Emulo e la signora Fillyjonk e tutti gli altri devono aver frainteso…

Christmas Comes to MoominvalleyTitolo: Christmas Comes to Moominvalley
Autore: Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Illustrato da Filippa Widlund, Tove Jansson
Editore: Macmillan Children’s Books; Main Market edition (2018)

Bara Rumpor

Ma sabato è oggi o sarà dopodomani? Mira ha appena aperto gli occhi e già sta balzando giù dal letto per raggiungere camera di mamma e papà. È mattina e dovrebbe essere sabato ma non un sabato qualunque, no, quel sabato! Quello in cui si va in piscina tutti e tre e lei, la piccola Mira, per la prima volta potrà tuffarsi dal bordo nella piscina dei grandi, con i braccioli, tutta da sola! E poi, via a comperare le caramelle, i dolci, oggi è sabato no? Mamma e papà hanno ancora gli occhi addormentati di chi forse avrebbe indugiato ancora un po’ lì, sotto al piumone.

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

Il papà ha i baffi e una barba appena accennata, capelli corti e basette, è moderatamente peloso su una carnagione pallida segnata da un’abbronzatura ardente che lascia intuire il segno della maglietta. La sua forma in alcuni punti si increspa creando una serie di rotolini. La mamma ha capelli di quelli sottilissimi difficili da governare se non con un taglio netto, unico possibile peraltro, gode di una carnagione dal colorito più sano è magretta e ha le tette a salamella. Siamo in Svezia, l’ambiente è quello di casa. Cane e gatto dormono nel lettone di mamma e papà e benché matrimoniale ognuno ha un proprio piumino, le lenzuola sono festosamente in nuance ma non uguali e nessuno tende a formalizzarsi. Resta il fatto che oggi è sabato e si va in piscina, Mira si tufferà da sola nella piscina dei grandi ma prima bisogna scegliere accuratamente il costume più adatto per farlo. Con quale costume si salterà meglio, quale garantirà la migliore performance: lo stucchevole costume intero da principessa rosa a pois bianchi o il pratico costume da bagno di Spiderman? A volte la vita pone innanzi a dubbi amletici. Quindi tutti pronti e via allora in cargo bike che oggi pedala la mamma!

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

Anche la piscina cambia aspetto il sabato, soprattutto se si è abituati a frequentarla con la scuola, durante la settimana, in spazi e orari dedicati, lontano dalla folla adulta, la piscina sembra ancora un luogo che appartiene all’infanzia. Differente è il sabato dove l’esperienza per un bambino va al di là di quella meramente acquatica, a partire dal suo ingresso nello spogliatoio. La si può immaginare, Mira, prima ansiosa di arrivare, come qualcuno che non sta più in sé dalla gioia di provare finalmente qualcosa di nuovo, da grande!, e poi mentre ci si avvicina alla piscina, si parcheggia la bicicletta e si entra nello stabile, farsi più seria, prendere coscienza della grandezza della piscina, della sua lunghezza e profondità dell’acqua e con questi pensieri cominciare a dubitare, mentre segue la mamma nello spogliatoio delle donne, dove all’improvviso la sua attenzione e colpita da ben altro.

Solo chiappe! Potrebbe suonare così il titolo dell’albo tradotto. Sono solo chiappe, seni, vagine e peli quelli che Mira si trova ad altezza occhio. Molta differenza è racchiusa in una parola così generica, ed è divertente fermarsi a osservare tutto. Ci sono sederi grandi, piccoli, rotondi, quadrati, rosa o colorati, alcuni sono abbastanza pietosi altri un po’ più carini. Alcune signore hanno pubi molto ben depilati, altre folti ciuffi, alcuni sembrano ancora più nude, altre hanno peli corti e ricci. Così è per i seni, ce n’è di tutte le forme, rotondi, a salsiccia, piccoli, grossi ma tutti hanno una caratteristica, pendono! In quella folla di peli sotto le ascelle e sulle gambe Mira scorge la loro vicina di casa, Tina, sembra una persona molto diversa ora che è completamente nuda. Anche nudi i corpi hanno caratteristiche differenti, sono tutti diversi e tutti rispettabili. Ogni corpo ha la sua forma, c’è chi lo scolpisce con lo sport e chi se lo disegna, corpi che si sono allargati col tempo o rinsecchiti, che presentano rotoli e saltelli che forse un giorno non hanno avuto.

Ci sono pance grandi che ospitano un bambino e pance grandi che ospitano molto cibo. Mira è felice e anche un po’ ubriaca da tanto guardare e dondolare, oscillare, ballonzolare. Ma ora è giunto il momento di saltare! Tuffarsi in acqua col suo costume da Spiderman, infilare i braccioli rossi e raggiungere papà che aspetta in acqua con quel suo costume che sembra sempre più piccolo ogni volta che lo indossa.

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

E poi ci sono le caramelle del sabato! E una giornata in piscina si arricchisce della consapevolezza di avere un corpo, diverso da quello di un altro bambino o bambina, di un altro individuo, un corpo che va rispettato e non umiliato, che parlare del corpo altrui ad alta voce può generare imbarazzo e tingere le gote della mamma di rosso pomodoro; così come entrare nudi in una vasca idromassaggio quando gli altri ospiti sono tutti in costume o vestiti nella sauna. Ad alcuni un corpo nudo genera imbarazzo e vorrebbero celarlo agli occhi di tutti soprattutto dei bambini altre persone vivono il proprio con estrema naturalezza, l’importante è tornare bambini, se lo si è, subito dopo e poter scegliere sei caramelle e non solo cinque come i propri anni. Sei perché una è il premio per aver fatto un tuffo senza esitazione, aver agito velocemente per aver tolto dall’imbarazzo papà che ha perso il suo costume in acqua dopo il suo spettacolare tutto con spanciata finale!

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

Titolo: Bara Rumpor
Autore: Annika Leone
Illustratore: Bettina Johansson
Editore: Lilla Pirat Förlaget, Stoccolma, Se
Dati: 2019, 32pp, lingua svedese

The Lady Who loved Animals

C’era una volta una signora che amava gli animali. Il piccolo albo inglese scritto e illustrato da Pam Adams, classe 1919, dal formato quadrato, comincia proprio così, con
un C’era una volta.
E questa signora dall’aspetto molto inglese, naso appuntito, completo viola con gonna a pieghe, capello vaporoso trattenuto da una crocchia fissata alta, calza dall’improbabile tono e scarpa dal mezzo tacco stringata, amava gli animali, moltissimo e di tutte le specie, diciamo che potremmo affermare con una certa sicurezza che questa signora non si formalizzava molto, le piacevano proprio in tutte le salse.

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

Condivideva la sua casa, dalle tappezzerie e la moquette di quel punto di rosa so british assolutamente irreplicabile, con una famiglia di gatti, due cani, un pappagallo e due canarini o volatili affini, due pesci rossi. Il suo motto era incorniciato, ricamato probabilmente a punto croce, e appeso su quel rosa della parete del salotto accanto alla sua poltrona rigorosamente a fiori: mangia, bevi e sii felice. Quando la incontriamo, la signora è in procinto di partire, tutto è a posto, manca solo il lavoro a maglia da infilare nella borsa all’ultimo momento, ma prima offrire l’ultimo pasto a tutti i suoi amati animali!

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

La signora che amava gli animali si reca in campagna a trovare un’amica. Il viaggio sarà interminabile e articolato: un lungo tratto in treno, dove potrà sferruzzare un po’ per ingannare il tempo e ammirare la dolce campagna inglese dal finestrino, che offre subito
uno spettacolo unico: un’allegra e salterina famiglia di conigli! Tra lo sgomento dei passeggeri la signora che amava gli animali si lascia sfuggire un laconico Rabbit pie!.

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

Qualcosa non quadra… sembrava veramente intenerita dalla bucolica visione! Il viaggio prosegue. Più avanti ha previsto di fermarsi, si suppone qualche giorno a causa del cambio d’abito, a fare due passi sulla spiaggia nei pressi delle bianche scogliere di Dover e poi via in corriera attraverso la campagna inglese! Le sorprese non sono certo finite, tra la commossa eccitazione alla vista del granchio che già pensa in insalata e qualche pezzo di pane condiviso con le anatre che già vede paffutelle servite all’arancia, costolette di agnello con piselli e funghi e piccoli maialini grassottelli che si augura affamatissimi per salsicce succulente, il dubbio è più che confermato: alla signora inglese
gli animali piacciono molto sì, ma in salmì! Chi ha capito tutto è il bue che, come se le avesse letto nel pensiero un roast beef, cucinato all’inglese appunto, la accoglie con occhi
rossi e sguardo truce che sembra voler dire giù le mani dal filetto! Il viaggio è talmente lungo che nel mentre le stagioni sembrano cambiare, ma, per fortuna, la signora inglese non si fa sorprendere neppure da questo, in valigia ha un completo, e un cappello, per ogni occasione: dalla piccola volpe arrotolata al collo del cappotto da viaggio, all’abito alla marinaretta per la pausa marittima alle scogliere, al completo in maglia, di un accattivante color avio da indossare con collana di perle e l’immancabile cappello fuxia, con nastro in tinta e applicazioni di fiori assortiti che fa subito campagna.

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

Ed è così che arriverà munita di ombrello dalla sua amica perfettamente e indiscutibilmente british.
Perfetta! Viso un po’ allungato e mento prominente, capello biondo liscissimo diviso perfettamente al centro a mo’ di tendina, cappello e completo rosa intenso con giacca di uno sfavillante giallo in composeè con le scarpe. La vera protagonista di tutto questo è Pam Adams, che nel 1981 offre a bambini chiaramente piccoli, da scuola dell’infanzia, un
divertentissimo quanto politicamente scorretto albo illustrato. La fine è degna della fiaba
più paurosa ma anche di quel chi la fa l’aspetti più umoristico e paradossale. Il sindaco ha allertato, manifesti sono sparsi per la città e anche nel bosco, la popolazione avvisata: è scappato un leone.
E si sa, non che siano il suo piatto preferito gli umani ma quando si ha una gran fame tutto fa brodo!

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

La storia va oltre e termina in quarta di copertina quando il leone dall’espressione felicemente soddisfatta posa circondato da una corona di lillà, il nastro del cappello, rosa intenso, della signora che amava gli animali ancora tra le fauci rilascia l’ultimo fiorellino che lo ornava in attesa di un sonoro burp! La signora che amava gli animali è stata finalmente ricambiata!

The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams - 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
The Lady Who loved Animals, di e illustrato da Pam Adams – 1990, Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK

Letteratura col sorriso! Il libro è parte del patrimonio di circa 900 albi illustrati internazionali del Fondo Sergio Silva Libri Illustrati di Parma, una collezione ricchissima di grande valore storico e artistico che rappresenta la migliore produzione internazionale del libro per l’infanzia. Albi che hanno partecipato nel decennio 1973-1983 al Graphic Prize della Mostra Internazionale dell’ Illustrazione della Bologna Children’s Book Fair dove Silva fu giurato, gentilmente donato dalla famiglia alla biblioteca scolastica La Baia del Re dell’Istituto comprensivo Salvo d’Acquisto di Parma dove si trova attualmente.IMG-4715

IMG-4705Titolo: The Lady Who loved Animals
Autore: di e illustrato da Pam Adams
Editore: Child’s Play (International) Ltd., Londra, UK
Dati: 1990, 32 pp, lingua inglese

Clarice era una reina

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione

Clarice non ha una vita facile. Ha passato molto tempo lontano da casa, una casa amata, sognata, immaginata, scrigno di ricordi preziosi, ricordi che in tutto quel tempo, l’avevano coccolata e protetta dal mondo esterno. Il più prezioso, un rifugio nelle giornate pesanti, era quello di quando la nonna, la sera, chiuso il libro di racconti, quello con le figure, le carezzava i capelli mormorando: “Sei una principessa, Clarice, un giorno sarai una regina”.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Ora era giunto il tempo di ritornarvi, di ritornare a casa, a quel palazzo da sempre appartenuto alla sua famiglia. E per farlo non si poteva trascurare alcun particolare, non poteva mostrarsi non all’altezza del suo rango, ora lei era regina e come tale doveva presentarsi. Avere un abito che parlasse da solo di quel che era e, soprattutto, di quello che era diventata. Quel mondo là fuori ormai lo conosceva fin troppo bene: ne conosceva l’aria in tutti i suoi venti e quelle sfumature di grigio che, a seconda del giorno, si stendevano come strade sul terreno. Non serviva altro per conoscere il mondo. Ora era proprio tempo di tornare.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Un vestito da regina… lo ripeteva agli uccelli, alle piante, alle foglie che, muovendosi al vento poco prima di lasciare il ramo, sembravano acclamarla. Ma nulla di quello che veniva cucito si adattava alla sua figura, al suo rango: o la coprivano di un peso troppo faticoso da portare, per ricchezza di tessuto, larghezza della gonna, lunghezza dello strascico, preziosità dei ricami o le impedivano, per ampiezza, di passare agevolmente attraverso luoghi stretti, i lunghi corridoi del palazzo; altri erano troppo complessi per sentircisi a proprio agio; altri ancora troppo leggeri per essere regali.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Occorse del tempo, come in tutte le fiabe, per tessere e cucire ogni pezzo di stoffa, passarono qualche sole e luna prima che l’idea di quell’abito si definisse così precisa da quasi vederlo, quasi toccarlo. E quel giorno Clarice si sentì finalmente felice. Il suo abito era formato da un giustacuore rosso e maniche in broccato dagli alti polsi vermiglio, ricami dorati, un collo cinquecentesco. Sembrava un complesso origami di carta, bianco, inamidato che le incorniciava il viso messo in risalto dai capelli corvini; una gonna lunga danzava a lambire le caviglie, una miriade di fili erano stati passati con mani capaci nel tessuto e la disegnavano a righe preziose, il passo ne apriva le pieghe di tessuto scuro. Ora sì! poteva camminare come una regina.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Clarice non ha una vita facile. Seduta per terra su una striscia di grigio, che ormai per lei non ha neppure più la memoria di un marciapiede, le povere cose accanto legate, chiuse strette in pacchi e sacchetti, i piedi nudi ad ascoltare il freddo di quelle crepe, condivide briciole, di un pane secco ormai da tempo, con i piccioni, cuce e ricama, tesse e imbastisce: ogni pezzo di stoffa, plastica e cartone può essere utile al suo obiettivo. Un grande progetto, tornare a quel mondo da cui era fuggita, alla sua casa in cui un giorno era stata principessa e ora, tornarvi da regina. Molti gli abiti chiusi in quei sacchetti ma nessuno acconcio all’occasione.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Allora Clarice infila ancora una volta una lunga gugliata di filo giallo e ricomincia a dare piccoli punti, punti passati, accavallati a unire due lembi, diversi per materiale e colore, sino a terminare la sua opera ed essere finalmente quasi felice. In bilico sulla riga bianca che divide in due corsie la strada, braccia basse, aperte a cercare quell’equilibrio necessario a non cadere in quel grigio, Clarice attraversa la città, come attraverso una foresta di tronchi in cemento armato, a passo svelto si dirige là, al palazzo di famiglia, un vecchio parcheggio di auto. Il suo gesto, ripetuto così tante volte da divenire magico, apre le porte di quel regno immaginato e la conduce dritta al suo trono. Una poltrona da qualcuno lasciata lì affinché un guardiano si segga, qualcuno possa prendervi ristoro, o addormentarsi, finalmente, come Clarice, la regina, cullata dalle parole di quella nonna mai dimenticata.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Clarice non ha avuto una vita facile: vive raminga, per strada, da quel giorno in cui, ancora principessa, scappò.

IMG-4666Titolo: Clarice era una reina
Autore: di e illustrato da José Rosero
Editore: Loguez Ediciones, Salamanca, Spagna
Dati: 2013, 32 pp, lingua spagnolo, €11,75

Josephine Goes Travelling

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited

C’è un gran trambusto sempre quando si parte. Se poi si intende fare del giro del mondo una gita di famiglia, ecco, le cose da tenere sotto controllo sono da molte a moltissime. Nessun dettaglio può essere trascurato quando si pensa di viaggiare con un seguito di quindici bambini di differenti età e abilità e un’anziana nonna. Organizzare i passaporti per tutti significa passare un’intera giornata dal fotografo per realizzare le foto tessera di quindici scalmanati che precedentemente vanno vestiti e riordinati con tutto quello che ci sta dentro: inseguine uno, controlla l’altro, dividine due che proprio ora hanno deciso di litigare o di sporcarsi il viso col verde per pura e semplice gelosia! E poi le firme sui passaporti. E poi non dimenticarne neppure uno

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited
Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton – Blackie and Son Limited

Per non parlare della scelta della valigia: per necessità ognuno deve avere la sua! E allora grandi, piccole, piccolissime, sino a molto grandi e le discussioni per il colore e le cose da portare. Considerare la nave e poi l’aereo, assegnare un ruolo a tutti affinché nessuno abbia da dire e in modo che tutti si collabori all’ottima riuscita di un evento così importante! Stabilire un abbigliamento adeguato per ogni possibile ed eventuale incontro o invito. E assolutamente non scordare lo scialle di cachemire, la cuffia e i guanti della nonna.

Parlare con John, il suo aereo, quello ricevuto in regalo a Natale potrebbe essere perfetto per lei e i bambini per affrontare con ragionevole confort la traversata oceanica. L’America, si sa, è distante dall’Europa! Certo ci vorrà un pilota ma Patrick potrebbe essere perfetto, se Quacky Jack già farà il macchinista… una mamma ha veramente mille pensieri quando si tratta dei suoi bambini!

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited
Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton – Blackie and Son Limited

Una nursery room, la camera dei giochi, di per sè è già una camera delle meraviglie, luogo che si accende di fantasia irrefrenabile, che si colora di ogni altrove possibile e immaginabile. Da lì si salpa per viaggi meravigliosi e incredibili avventure con fidati e coraggiosi amici tra i più strampalati che ci siano.
E Josephine da lì partirà per il suo lungo e faticoso, ma entusiasmante, viaggio attorno al mondo un po’ per mare, un po’ per cielo, con i suoi innumerevoli bambini. Questa, però, non è una novità: Josephine parte sempre da lì, ogni giorno. La immagini arrivare già con un’idea in testa anche solo un piccolo accenno di nuova avventura che poi esploderà in grandi organizzazioni, particolari minuti, che con attenzione e cura diventeranno fondamentali per il gioco.

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited
Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton – Blackie and Son Limited

Se ogni bambino resterà naturalmente affascinato da questo facciamo che, all’adulto non sfuggirà certo la naturalezza con la quale Josephine entra e esce dal gioco occupandosi di tanto in tanto di cose reali, quali scendere in giardino e chiedere in prestito a John, migliore amico e vicino di casa, di prestarle il suo aeroplanino, quello ricevuto appunto a Natale, per la traversata transoceanica e invitarlo a prendere parte di quel grande movimento per poi rientrare, e, tra le righe, leggere di quella mente nuovamente in fermento.

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited
Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton – Blackie and Son Limited

Nessun bambino farà caso al fatto che a Charlie mancano mani e piedi, a Little Teddy una zampa, che Dora ha una guancia scolorita e che anche Patrick ha lasciato parte della sua gamba destra chissà dove: ché gli amici e i fratelli e le sorelle non sono certo perfetti!
Nelle otto tavole a colori che compaiono nel libro, le restanti illustrazioni sono a china e riguardano solo particolari del gioco, è sempre raffigurato un angolo della camera, che immaginiamo grande solo per la quantità di giochi che vi sono presenti ma di cui non si hanno mai i confini, e il battiscopa in legno dipinto di bianco, alto e scanalato come si usava allora, il punto di vista è un po’ più alto, alto come una bambina, ed è proprio quel battiscopa a dare una dimensione reale ai giochi stabilendo proporzioni e altezze.

Josephine Goes Travelling è un piccolo libro, una mini edition presumibilmente datata 1950, la sua prima uscita risale agli anni quaranta. L’autrice Augusta Whiteford, al secolo Mrs. H.C.Cradock, lo dedica alla cara amica Alice M.N. Baron vera amante dei bambini – in memoria dei vecchi tempi. Una dedica di questo tipo all’inizio di un libro illustrato per l’infanzia non desta particolare stupore, ma dopo averlo letto, guardato, studiato e conosciuta l’opera dell’illustratrice, Honor Charlotte Appleton, non si può non farvi riferimento: l’attenta osservazione, l’amore per l’infanzia e le sue manifestazioni, la creatività del gioco debbono aver fatto sorridere e stuzzicato la fantasia di queste tre donne che immaginiamo ascoltare divertite dalla stanza accanto sino addirittura a pensarle, come in un dipinto di Norman Rockwell, dietro la porta socchiusa, ad ammirare la piccola Josephine e i suoi bambini.

L’illustrazione che introduce la rubrica Leslie’s Bridge è tratta da questo libro, un inno all’internazionalità, all’uguaglianza e alla libertà.

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited
Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton – Blackie and Son Limited

Titolo: Josephine Goes Travelling
Autore: Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton
Editore: Blackie and Son Limited
Dati: 1950 c., 64 pp., lingua inglese

W kieszonce – Nella tasca

Impossibile parlarne solo, questo è un albo da descrivere, per alcune sue particolarità: è stampato su carta ma fotografato da tela, le illustrazioni sono sottili ricami, lavoro fine di cucito.

Illustrare su tela di lino con ago e filo sottile. Tratteggiare bambini che in fila, una mano sulla spalla di chi li precede, in un gioco che assomiglia a un indovinello, si apprestano a mostrare un segreto a un adulto o a un bambino che li attende. E farlo per punti minuti senza trascurare i dettagli di piccoli ricci di chiome ondulate, trattini come capelli perfettamente allineati, a disegnare una frangia, più irregolari, una sfumatura. A ognuno le proprie scarpe come a voler sottolinearne i passi, propri e sempre diversi: a chi stringate, a chi a pantofola, sandaletti con gli occhi, in ultima di copertina una bimbetta procede a lunghe falcate nelle scarpe della mamma, nei di lei passi. Iwona Chmielewska non trascura neppure il particolare del bottone che chiude sulle spalle il grembiule. Un piccolo tondo vuoto di qualche punto. Ad ogni bambino un grembiule e su ogni grembiule al centro, sulla pancia, una tasca ritagliata da scampoli di tessuto a motivi differenti e colorati, appoggiata sul quel disegno di filo blu. Le tasche colorate spiccano quasi a voler saltare fuori, balzare all’attenzione, sottolineare che si parla di loro.

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W kieszonce, Iwona Chmielewska – Media Rodzina, Pznan

Nella tasca è il titolo di quest’albo illustrato ricamando. Il dorso del libro è rifinito in una tela grigia con uno scozzese appena accennato da fili di colore in trama e ordito, la stessa tela che si ritrova in ultimo utilizzata come risguardo finale. Mentre in apertura del libro i risguardi sono di tela di lino tinta unita, di un colore neutro, a destra la bianca e la volta in tessuto Liberty dal minuto disegno, come quelli delle camiciole dei bambini e delle bambine quando ancora un piccolo può indossare indumenti fiorati o a piccole foglie di un ramage che si insegue. All’interno, sulla pagina di sinistra, che pare sempre di tela di lino neutra, il testo su una riga, in blu come fosse un ricamo, dice così: Cosa ha oggi Jaś nella tasca? La domanda rivolta all’infanzia sembra arrivare da un adulto che si pone in gioco.

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W kieszonce, Iwona Chmielewska – Media Rodzina, Pznan

Un gioco che scandisce il ritmo del libro e ne determina l’impaginato che si articola di quattro pagine in quattro pagine. Sempre sulla prima pagina di destra, in un colore che tende più al bianco, nel centro, è appoggiata una tasca, a volte quadrata, a volte stondata agli angoli, a volte invece con gli angoli tagliati di netto. A uno o due tessuti rifiniti con nastri o passamanerie, a volte patchwork. Da queste tasche appoggiate spunta un ricamo, sempre in sottile filo blu, una forma indefinita a cui bisogna dare un nome, pensarla come parte di un oggetto di uso quotidiano, come di chi, prima di uscire, cela in tasca qualcosa di casa per portarlo con sé. Solo tentando e ritentando, si avrà la possibilità di voltare pagina e di trovarsi all’interno della tasca, ora in tela bianca, con l’oggetto ben visibile all’interno sempre tratteggiato per piccoli punti in filo blu.

W kieszonce 3
W kieszonce, Iwona Chmielewska – Media Rodzina, Pznan

Quindici i bambini che vengono nominati. Quindici le taschine, sempre diverse e colorate, appoggiate al centro della pagina. Quindici gli oggetti da immaginare. Quindici le caratteristiche che li descrivono prima ancora di svelarli. E il semplice dialogo che si ripete: Cosa ha oggi Jaś nella tasca? Nella traduzione potrebbe anche essere cosa nasconde quel bambino o quella bambina nella sua tasca. Ha qualcosa di morbido. Anche Hania ha qualcosa di morbido? No, lei ha qualcosa che canta. Dove quel qualcosa di morbido è un coniglio e qualcosa che canta è un uccellino.

Sino ad arrivare all’ultima tasca, quella di Adam dove c’è… un regalo! E dal momento che è incartato proprio non si sa cosa sia.

All’interno del sito della casa editrice Iwona Chmielewska mette a disposizione, scaricabili gratuitamente, quattro tipi di tasca con quattro figure differenti per solleticare l’immaginazione dei bambini e portarli a nominare e disegnare all’interno della tasca l’oggetto immaginato.

W kieszonceTitolo: W kieszonce
Autore: Iwona Chmielewska
Editore: Media Rodzina, Pznan
Dati: 2015, lingua polacco, 64pp., copertina rigida, 16,90€

MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT

La prima sensazione è di entrare in un dipinto impressionista. Si respira aria fresca su quel prato al limitare del bosco. Il verde è dato in tutte le sue gradazioni con piccoli tocchi di colore puro, prima gli scuri e poi, mano a mano i chiari, così le foglie di quel cespuglio sembrano vibrare, quasi rabbrividire, accarezzate dalla brezza. Poi l’occhio corre sui rosa medievali del vestito della bambina, rischiarati dal bianco della maglietta contrastati dal nero del nastro del cappello di paglia.

MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak - HarperCollins Publishers, New York, 1962
MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak – HarperCollins Publishers, New York, 1962

Non è la prima volta che Maurice Sendak illustrando attinge e ambienta nell’arte. Il braccio piegato con la mano appoggiata al fianco e poco distante il coniglio pensoso, gomiti sulle ginocchia e mani abbandonate. Sì, un coniglio. Formato umano, piedi, mani umane, pensiero coniglio. Ma dell’amico immaginario le doti non si discutono, né le dimensioni, né movenze o fattezze, pertanto lui è solo e soltanto Mr. Rabbit. E grazie al cielo esiste e il regalo per il compleanno della mamma è salvo!

 MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak - HarperCollins Publishers, New York, 1962
MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak – HarperCollins Publishers, New York, 1962

Non tutti possono contare sull’aiuto incondizionato di un amico in un momento di rara emergenza come il compleanno della mamma in avvicinamento e nulla da regalarle. Desiderare con tutto il cuore di regalare qualcosa che a lei piaccia ma… idee nessuna. A volte la vita pone innanzi a questioni di difficile risoluzione che spengono i sorrisi e accendono i pensieri, in questi casi nulla di meglio di un amico coniglio! La bambina in rosa ha decisamente bisogno di aiuto. Quindi bisogna analizzare puntualmente la situazione e farsi venire delle idee. E qui comincia un gioco, chiave del racconto, che coinvolge il lettore così come i più piccoli in ascolto.

 MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak - HarperCollins Publishers, New York, 1962
MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak – HarperCollins Publishers, New York, 1962

Tutto quello che la mamma potrebbe desiderare è un bel regalo – bravo coniglio! – ma cosa? Già, cosa? Alla mamma piace il rosso, ma il rosso non si può regalare, qualcosa di rosso – sottolinea la bambina – ah già! Dell’intimo rosso ecco trovata l’idea geniale! Pensiero di coniglio. No, meglio di no. Un tetto rosso? Ma la bambina non vorrebbe regalare un tetto rosso alla mamma. Degli uccellini rossi, rosso cardinale. Ma la mamma preferisce vedere gli uccellini sugli alberi. Un’autopompa fiammante come quella dei pompieri. Alla mamma no, non piacerebbe. Ok delle mele rosse. Le mele sembrano perfette per la mamma, e i due corrono a raccoglierle da un albero riccamente adorno dei frutti rossi. Certo però ci vorrebbe anche qualcosa d’altro… cos’altro le piace? Domanda l’amico coniglio. Questa volta è il giallo che la mamma ama e qualcosa di giallo bisognerebbe trovare.

Giallo, non puoi regalarle il giallo.
Qualcosa di giallo
Oh, certo qualcosa di giallo

Cos’è giallo? Giallo è il taxi, il sole, il canarino ma la mamma ama gli uccellini sugli alberi. Ah già! Il burro, ma la mamma di burro ne ha. Ok, banane? Perfetto, le banane sono perfette. Però ci vorrebbe ancora qualcosa. Così si passa dal verde delle pere, vada per le pere, al blu della notte ma forse è meglio un grappolo di dolce e succosa uva. Il ritornello è sempre quello, così come sono sempre quelli gli uccellini che vengono proposti. Alla fine di colore primario in colore primario, di raccolto in raccolto, i due compiono un cammino verso casa.

MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak - HarperCollins Publishers, New York, 1962
MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak – HarperCollins Publishers, New York, 1962

Dal bosco usciranno a braccetto, attraverso un ponte raggiungeranno il giardino e casa, un cesto ricco di frutta verrà composto sotto il pergolato. È notte ormai e una sfumatura trasparente di blu copre l’intorno. Il prato, la siepe in fondo al giardino, le montagne sullo sfondo. Una strana luce investe il coniglio che ora sembra più un animale delle tenebre che non il simpatico amico immaginario del bosco. Ma Sendak ama confondere le cose – siamo nel 1962 e se la gonna dell’abito della bambina fosse appena più lunga potremmo dire veramente di essere in un quadro del XIX secolo – caricare di simboli – il bosco, il ponte – giocare con le espressioni, regalare sguardi ambigui – a volte i suoi bambini hanno uno sguardo profondo, adulto. Lo sguardo della bambina qui si fa perplesso, la mano che saluta la creatura incerta.

 MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak - HarperCollins Publishers, New York, 1962
MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak – HarperCollins Publishers, New York, 1962

Ma il regalo della mamma c’è ed è qualcosa che a lei piacerà sicuramente quindi in ultima pagina, come nelle migliori tradizioni, si può scrivere la parola “Fine”.

IMG-3910Titolo: MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT
Autore: Charlotte Zolotow, illustratore Maurice Sendak
Editore: HarperCollins Publishers, New York, 1962
Dati: 1999, lingua inglese, 40 pp., copertina flessibile, 5,20€

[Leslie’s Bridge, una rubrica curata da Marina Petruzio]

La Poya

La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève

La Poya in Svizzera è l’atto della salita delle mandrie all’alpeggio e il nome che definisce le opere, siano esse dipinti, illustrazioni o fotografie, che la rappresentano. Nelle comunità montane delle Alpi è un momento attesissimo non solo per il folklore della festa con le mucche, con corone di fiori tra le corna, campanacci lucidi o dipinti a smalto dai colori sgargianti, dai collari lavorati a fuoco ma anche per i bambini: un vero e proprio rito di iniziazione alla vita autonoma e solitaria del pascolo, a una vita tutta al maschile, per la prima volta lontano da casa.

La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève
La Poya, di Fanny Dreyer – 2017, La Joie de Lire, Genève

Una di quelle immagini che se sei bambino e hai vissuto sulle montagne svizzere, o ti ci recavi per le vacanze, resta impressa profondamente nel tuo immaginario. Non è raro ritrovare le montagne, gli animali, la vita dei villaggi, le tradizioni, negli albi svizzeri dedicati all’infanzia. C’è molta attenzione al loro ambiente e a che la tradizione resista anche solo come ricordo del cuore. E questo è un libro che colpisce sin dalla sua copertina per l’allegria che trasmette, per quell’aria montana che vi soffia, per quel movimento continuo, a serpentina, per quel sentimento così bambino che è gioia e nostalgia insieme. Per le mucche che placidamente si seguono, in fila indiana, per quelle genziane e stelle alpine e per quei pastorelli tra una mucca e l’altra, intenti in quel cammino. Per quelle ghirlande appoggiate una vicina all’altra che paiono il motivo dei piccoli nastri di passamaneria tirolese.La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève

Qualcosa si sta preparando. I fiori si sono fatti belli, i verdi più intensi. È ora di partire per l’alpeggio. Un bambino, con lo zuccotto blu e la tipica camicia rossa e bianca delle comunità svizzere, saluta Lise che, riconoscendolo, con quel passo che solo le mucche, pachidermi domestici, riescono a cadenzare in quel modo, gli si fa incontro. Lui è il suo pastorello da quando era piccola, sono cresciuti insieme e questo è il loro primo alpeggio. C’è molta tensione nell’aria, l’emozione che comporta la sacralità del momento e il timore che crea un gorgo nella pancia. In lontananza i ding ding dei campanacci, di chi sta già brucando l’erba primaverile fresca e dolce di linfa zuccherina. Il piccolo pastorello emozionato incorona la sua mucca: chissà se così abbigliata e bella avrà meno paura la piccola Lise!

La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève
La Poya, di Fanny Dreyer – 2017, La Joie de Lire, Genève

Ecco ora sono tutte pronte: Lise, Pâquerette, Rose e tutte le altre. sono così belle, delle regine vestite a festa! La salita comincia. Una in seguito all’altra si incamminano un attimo prima in un gruppo disordinato e poi ognuna sulla strada, seria, composta. In quel serpentone si intravedono cavalli, muli, pastori grandi che guidano con sicurezza, conoscono le parole per convincere ad accelerare il passo, a stare in fila, e poi i piccoli pastori. Il cammino è lungo, qualcuno a sera si addormenta in groppa al suo amico animale. Qualcuno intona una canzone, i bambini incoraggiano le mucche a seguitare, un passo dopo l’altro, la strada sembra non finire mai, ma siamo quasi arrivati! Qualcuno ha sonno e male ai piedi. Arriveremo presto? Oggi, domani, dopodomani. La prima volta l’alpeggio è sempre il più lontano.

Ma quando si arriva a quel pianoro verde, tutti sono contenti, anche Lise! Qualcuno ha però mal di pancia, il lavorio tutto interiore del timore della prima volta lascia spazio, ora che si è arrivati in cima, a quel dolorino sommesso e profondo che chiederebbe casa, il proprio letto, la mamma e una tazza di latte caldo. Tre mesi, quando si è occupati a conoscere i fiori, contare il bestiame, rincorrersi nei prati inseguiti dai cani pastori, imparare a fare il burro, ma soprattutto il formaggio, passano veloci e presto arriva il giorno in cui l’aria si rinfresca, le mucche verranno caricate delle provviste del loro latte e la camicia sarà un po’ più corta e stretta; il cammino riprende ora verso valle.

La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève
La Poya, di Fanny Dreyer – 2017, La Joie de Lire, Genève

Il tempo è passato velocemente, non c’è più traccia di mal di pancia nel riabbracciare la mamma, nel tornare al villaggio, e in groppa a Lise si può riflettere assieme che quando qualcosa si starà ancora preparando, quando i fiori saranno nuovamente belli, si riprenderà il cammino…

La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève
La Poya, di Fanny Dreyer – 2017, La Joie de Lire, Genève

Con molta delicatezza Fanny Dreyer, autrice e illustratrice, mette in scena una piccola Poya. Per farlo, il libro a fisarmonica si srotola per un metro e settanta centimetri di lunghezza davanti e dietro. Mucca dopo mucca il cammino è reso dalle fila di animali che si spostano un po’ verso destra è un po’ verso sinistra su più file. Andata e ritorno in un inizio d’autunno già piovoso.

Il testo corre come un sottotitolo al piede della pagina e mentre l’illustrazione descrive ciò che succede, anche nella realtà, le parole raccontano di come ci si sente a essere pastori bambini ad affrontare un viaggio che è un cammino è cammino di vita.

IMG-3843Titolo: La Poya
Autore: Fanny Dreyer
Editore: La Joie de Lire, Genève
Dati: 2017, leporello, lingua francese, 18,00

[Leslie’s Bridge, una rubrica curata da Marina Petruzio]

Rien faire

Rien faire, di Magali Bonniol - 2003 Lutin poche de l’école des loisirs

Ogni cosa tende alla tranquillità. Il bianco della pagina che sospende tutto come in una bolla, i colori complementari mai squillanti, anzi acquosi, il luogo familiare. Una bambina, quasi un paggio medievale dai semplici panni che indossa: blu la gonna, verde la maglia. E un caschetto biondo che pare tagliato proprio con la scodella! Non c’è un suono.

Rien faire, di Magali Bonniol - 2003 Lutin poche de l’école des loisirs
Rien faire, di Magali Bonniol – 2003 Lutin poche de l’école des loisirs

Nours – l’orso amico – sta seduto sui gradini di un fuori che lambisce un giardino, il sole splende e il suo muso è dritto come a voler cogliere dell’arietta fresca sul naso. Che farà Nours lì? Nulla, non fa niente, sogna. Eppure al sole, in una giornata in cui le nubi corrono, ci sarebbero molte, moltissime cose da fare! Mostrare le dita dei piedi al sole, per esempio, e liberarle dal buio delle calze e da quel luogo costretto che sono le scarpe. Mostrarle al sole e a Nours. Che lui di dita non ne ha. Muoverle veloci, allargarle tutte e farvi passare attraverso l’aria. Immergerle nell’erba fresca del prato e afferrarne i verdissimi fili! Strapparli proprio lì dove c’è un piccolo fiore. E mostrarlo a Nours, che lui proprio non lo può fare. E giocare con le mani, dar vita a un coniglio piegando e nascondendo le dita e… giocare a far le ombre!

Rien faire, di Magali Bonniol - 2003 Lutin poche de l’école des loisirs
Rien faire, di Magali Bonniol – 2003 Lutin poche de l’école des loisirs

Passare alla bocca facendo grandi palloni di saliva. Giocare con tutto ciò che si ha a disposizione, seduti lì fuori a piedi nudi accanto a un orso amico che, per quanto si sforzi – e si sforza tanto! -, non ha dita nelle sue zampe per giocare o per strappare l’erba, né bocca adatta a fare bolle. Si possono fare davvero molti giochi senza bisogno di nulla se non di sé stessi, senza bisogno di allontanarsi da casa, senza bisogno di altri. Certo, se non di Nours, che ora se ne sta lì tutto imbronciato. Lì seduto sul gradino di pietra dove prima, senza fare niente, prendeva l’arietta al naso. Ma Nours muove le orecchie come nessuno sa fare: come muove lui le orecchie neppure un tecnico delle orecchie in un film d’animazione! Nessuno può competere! Ecco cosa sa fare Nours.

Rien faire, di Magali Bonniol - 2003 Lutin poche de l’école des loisirs
Rien faire, di Magali Bonniol – 2003 Lutin poche de l’école des loisirs

Su quella terrazza al limitare del prato è la lentezza che dà il ritmo alla giornata, ai giochi e ai pensieri. Non c’è nulla da fare, in una mattina di sole, in una casa con un prato, il proprio orso e il tempo che rallenta, il ritmo che cambia. Se è così allora si può rivolgere maggiore attenzione alle cose che ci circondano: ai fili d’erba, a un piccolo fiore, alle nubi che corrono veloci spinte dal vento. Starle a guardare. Alle proprie dita, a Nours che non le ha, si tratta qui di osservazione scientifica. Si può stare in un piccolo spazio, quello che serve per stare seduti su sé stessi, ci si può stirare, tendere, alzare. Abbassarsi e risedersi, raccogliendo bene le gambe;, girarsi e appoggiare i piedi sulla pietra, e ascoltare. Vivere in modo saggio e rallentare.

Rien faire, di Magali Bonniol - 2003 Lutin poche de l’école des loisirs
Rien faire, di Magali Bonniol – 2003 Lutin poche de l’école des loisirs

Anche i bambini hanno bisogno di un tempo lento, di aspettare nulla e nessuno, semplicemente stare lì in attesa. Indugiare per sognare. Assaporare ogni istante e riconoscere in quell’amico dalle orecchie semovibili proprio quell’amico lì. Quale? Quello che sdraiandoti sulla pietra del terrazzo, chiudendo gli occhi al sole cerchi con la mano per accomodarlo sulla tua pancia e con lui stare sdraiato dondolando un piede, braccia raccolte sotto la nuca. Perché comunque a fare niente son bravi bambini e orsi allo stesso modo. E comunque c’è già molto da fare nel non fare nulla!

IMG-3716Titolo Rien faire
Autore: di e illustrato da Magali Bonniol
Editore: Lutin poche de l’école des loisirs, collana Les lutins
Dati: 2003, 31 pp, lingua francese, 5 €

[Leslie’s Bridge, una rubrica curata da Marina Petruzio]