Als wir allein waren

Immaginiamo di chiedere cortesemente a una bambina o a un bambino di cambiarsi d’abito; di lasciare quegli indumenti colorati che indossa, probabilmente selezionati con cura e scelti da sé, che piacciono, rendono particolare, riconoscibile, in uno stile, in un carattere, in un gruppo. Per indurlo a indossare una divisa, un abito scuro che rende simile a tanti altri, che smarrisce la personalità di ognuno a favore del gruppo dove si è solo un numero.

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Als wir allein waren, David A. Robertson, Julie Flett – Little Tiger Verlag, Gifkendorf, 2020

Che reazione potrebbero avere una bambina o un bambino a questa richiesta? Pensiamo poi di dire loro che debbono tagliarsi i capelli: la bambina rinunciare a lunghe trecce segno di cura e complicità con un’altra donna o con chi la accudisce, e al bambino di rinunciare a un ciuffo desiderato e curato, a una lunghezza segno di pazienza e tenacia, ai suoi riccioli parte di sé, suo orgoglio. Poniamo poi di proporre loro di cambiare lingua cominciando noi a parlarne una nuova, incomprensibile, sollecitando con scherno una reazione a una parola secondo noi, nota, chiara nel significato.

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Als wir allein waren, David A. Robertson, Julie Flett – Little Tiger Verlag, Gifkendorf, 2020

Quindi poniamo di chiedere a una bambina e a un bambino di: non vestirsi come desidera e come gli piace di più; di tagliarsi i capelli e di non parlare più la propria lingua. Tutto suonerebbe alle orecchie dei bambini alquanto bizzarro. Certo, nel trascorrere dei giorni l’abito si cambia spesso scegliendo in grande libertà e i capelli si tagliano con una certa ciclicità, abitudine divertente solo se vi si concede qualche bizzarria, nel gioco si possono inventare e parlare capendosi molte lingue. Ma se tutto questo non fosse gentilmente chiesto e neppure annunciato ma fosse un sopruso, una libertà di una persona su un’altra? Se i bambini fossero presi, spogliati dei loro vestiti e obbligati a indossare divise scure che li fanno sembrare nubi in tempesta, i loro capelli tagliati a forza senza sentir ragione e vederli poi sparpagliati sul pavimento come erba falciata, morta, ché l’orgoglio è cosa da soffocare.

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Als wir allein waren, David A. Robertson, Julie Flett – Little Tiger Verlag, Gifkendorf, 2020

David Alexander Robertson sceglie questi tre esempi banali ma molto sottili, di cui ogni bambino ha esperienza, per raccontare in modo semplice il concetto di libertà e sopruso. Nato e cresciuto a Winnipeg in Canada è oggi autore trasversale per bambini, ragazzi e adulti e membro della Norway House Cree Nation ovvero fa parte di un’etnia così detta minore, la sua famiglia appartiene ai nativi canadesi delle Prime Nazioni. Popoli che hanno subito soprusi, violenze, a cui sono state sottratte le terre, i bambini, la lingua e la propria cultura, che passava anche attraverso abiti dai colori sgargianti e festosi e dai capelli lunghi e lisci, che fanno sentire forti e orgogliosi, segno distintivo di appartenenza, tradizione passata da donna in donna da madre in figlia. E lo fa raccontando, con massima cura, tenera soavità, di un pomeriggio passato con la nonna.

Una Kókom (nonna in cree) che indossa abiti colorati, un golfino viola sopra un’ampia gonna a grandi disegni rossa e arancione, dei calzetti rosa intenso. Gli ancora lunghi, lunghissimi capelli neri, acconciati in una lunga treccia sono per la piccola Nósisim (nipote) come un ramo rampicante. Così in un pomeriggio che profuma di abitudine, tra giardino e orto, una bambina domanda alla nonna il perché di quegli abiti così luminosi dai tessuti ben disegnati, il come di una treccia così lunga ancora, il perché di tanto tempo passato con lo zio a parlare fitto, fitto, a guardarsi negli occhi e prendersi le mani. Così una nonna che era stata una bambina a cui si era cambiato d’abito, tagliati i capelli, parlato in un’altra lingua, separato prima dalla famiglia e poi da suo fratello, racconta ad altezza bambino ciò che mai aveva avuto il coraggio di raccontare. Inginocchiate a sistemare un’aiuola, ravvivando il terriccio, sradicando le erbacce, rimuovendo i fiori secchi. Sorseggiando del buon té caldo chiacchierando amorevolmente. Non più sola, tra ricordi del color della terra e un oggi nuovamente colorato e con la sua famiglia. Ci sono modi gentili per parlare anche degli argomenti più difficili ai bambini.

Quando eravamo soli, pone l’accento sull’identità, sull’espressione di sé e sull’esperienza, vuole portare a riflettere in modo non traumatico sulla perdita della propria identità che passa per i capelli, dai vestiti, dalla propria lingua e dal vivere nella propria comunità.

copertinaTitolo: Als wir allein waren
Autore: David A. Robertson, illustratore Julie Flett, traduzione dal francese Christiane Kayser
Editore: Little Tiger Verlag, Gifkendorf, Germania 2020
Prima edizione Highwater Press, Winnipeg, Manitoba, Canada 2016
Dati: 2020, 40 pp, lingua tedesco

Un gioco da ragazze

Un gioco da ragazze. Che poi sono tre, piccine per l’età, ragazze per l’intraprendenza fantastica. Due gemelle e la loro cugina in visita a casa della nonna, una volta d’autunno, un’altra d’estate. Arrivano che è mattina, per andar via che è sera, dopo esser state nella giungla, in barca ed essersi esibite in capriole spettacolari sulla pista di un circo.

Un gioco da ragazze, di Alessandra Lazzarin, 2020 Orecchio Acerbo
Un gioco da ragazze, di Alessandra Lazzarin, 2020 Orecchio Acerbo

In barca riesci ad andare se il vento è in poppa, riesci ad andarci perbene; e se le vele sono robuste. Bisogna fissarle e tenderle, ci vuole forza, organizzazione. Quelle perfette, che raccolgono tutti i soffi possibili per raggiungere mete lontane, la sera possono anche far da lenzuola, volendo. Basta un ‘oplà!’.

Un gioco da ragazze, di Alessandra Lazzarin, 2020 Orecchio Acerbo
Un gioco da ragazze, di Alessandra Lazzarin, 2020 Orecchio Acerbo

Gioca al gioco dell’immaginazione, Alessandra Lazzarin, e lo fa con un tratto delicato e tenue che si sposa bene con una palette di colori brillante e vivace.  Anche l’acquerello fa bene il suo in questa storia che mescola la fantasia con la realtà, valicandone i confini. Il colore pare agire audacemente, fino a quando non incontra il tratto della matita che lo contiene, dandogli corpo e forma. Proprio come avviene con le bambine, che nel raccogliere mucchi di foglie secche, in autunno, valicano il confine del cortile di casa della nonna per ritrovarsi in un bosco del quale si percepisce l’incanto non tanto per il proliferare di animali selvatici, ma nello sguardo delle tre, che quegli animali selvatici leggono docili.

Un gioco da ragazze, di Alessandra Lazzarin, 2020 Orecchio Acerbo
Un gioco da ragazze, di Alessandra Lazzarin, 2020 Orecchio Acerbo

Scene quotidiane che divengono vividi scenari immaginari e un’ultima che chiude la narrazione, nella quale eravamo entrati con una capriola, mescolando i due piani.

Un gioco da ragazze, di Alessandra Lazzarin, 2020 Orecchio Acerbo
Un gioco da ragazze, di Alessandra Lazzarin, 2020 Orecchio Acerbo

La vena narrativa delle giornate trascorse a casa coi nonni è sempre feconda, Alessandra Lazzarin l’aveva già esplorata con il suo lavoro d’esordio “Grilli e rane“, illustrando le mie parole di avventura, tempo libero di trascorrere senza intralci, libertà. Mi pare di scorgere in “Un gioco da ragazze” gli stessi occhi felici.


cop_un_gioco_da_ragazzeUn gioco da ragazze, di Alessandra Lazzarin, 2020 Orecchio Acerbo

 

 

 

 

Kolysanka na cztery, Ninna nanna per quattro

Kolysanka na cztery, letteralmente Ninna nanna per quattro, è una ninna nanna scandita da quattro tempi: uno, due, tre e quattro.

Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska - Wydawnictwo Wolno, 2018
Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska – Wydawnictwo Wolno, 2018

È giunta l’ora, come sempre puntuale anche in questo giorno, tutto si predispone a quel momento, al sonno: si prepara la camera ad accogliere un bambino, ogni suo angolo è tranquillo nessuno lo disturberà, è un luogo sicuro. Non è più tempo di suonare e le corde del violino si zittiscono. L’amico cane porta un libro, la storia della sera, lo regge con delicatezza tra le sue fauci e poi, dopo che il bambino lo ha preso, sbadiglia vigorosamente stirandosi.

Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska - Wydawnictwo Wolno, 2018
Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska – Wydawnictwo Wolno, 2018

Il letto è pronto e le pantofole sono vicine, in ordine. Anche il tavolo è in ordine e le ruote dell’automobilina giocattolo hanno smesso di stridere e anche il suo pilota è impegnato in un grande sbadiglio. Le zampe del cane riposano finalmente, dopo tanto correre e saltare sul suo cuscino fresco e morbido, nell’angolo della camera scelto per lui, le allunga come per rilassarle, prima di sistemarsi su un fianco e, con uno sbuffo, addormentarsi.

Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska - Wydawnictwo Wolno, 2018
Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska – Wydawnictwo Wolno, 2018

Allora anche il bambino si sdraia nel suo letto, legge un poco il libro portatogli dal suo amico cane, nella sua piccola testa spunta qualche domanda, quelle che sorgono solo la sera, quando la vista s’appanna e la palpebre non hanno più la forza per stare su: quanti angoli ha il libro? Come la coperta, naturalmente. E quanti il cuscino? Come il libro, hanno la stessa forma. Uno sbadiglio spalancato – uno, due – e poi la coperta si arrotola, si accomoda al corpo del bambino come a chiudersi su di esso, per avvolgerlo in un abbraccio, anche il libro si chiude – tre e quattro – così come gli occhi e le orecchie che finalmente riposano senza ascoltare più né rumori né suoni. La stanza si addormenta. E il gioco è fatto!

Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska - Wydawnictwo Wolno, 2018

Il testo brevissimo, sostenuto da illustrazioni che alternano parti tracciate a riga e squadra a parti in collage per lasciare bambino e cane in morbida matita, scandisce un ritmo che va dall’uno al quattro, come una formula magica, un ritornello ipnotico, una cantilena per chi è abituato a cantare per far addormentare i propri bambini, che induce al sonno. L’ambientazione gioca tra reale e surreale, le prospettive cambiano i punti di vista di doppia pagina in doppia pagina così che è come girare attorno ad una scatola, guardare da fuori dentro la finestra, scoperchiarla e guardare dall’alto, entrare per guardare fuori, abbassarsi per guardarsi negli occhi. Così la prima illustrazione svela il gioco. Un cane scodinzola entrando in una porta socchiusa, il pavimento è di legno e le pareti sono bianche, la prospettiva inganna l’occhio che vede una camera in una casa ma questa camera ha il tetto e al suo interno, sulla scrivania è appoggiata una scatola che mostra il coperchio alzarsi e una finestra in tutto uguale a ciò che da fuori stiamo osservando.

Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska - Wydawnictwo Wolno, 2018
Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska – Wydawnictwo Wolno, 2018

Le poche cose disegnate, il tavolo, il rettangolo del letto, la cassettiera, potrebbero essere gli oggetti di una casa di bambola, un gioco interrotto per prepararsi al sonno, in una camera del tutto identica al gioco. Una scatola nella scatola dove ognuno ha la sua storia e trova il suo sbadiglio: sbadiglia il cane, la bambola che guida l’auto, il signore nel quadro accanto al mulino appoggiato sulle nubi con le pale ormai silenziose come quello che si vede al di là della finestra, sbadiglia il bambino. A poco a poco tutto tace esattamente come dentro alla scatola: le corde del violino zittiscono, le zampe del cane si rilassano, le gambe del tavolo, non più sospinto e tirato, trovano finalmente un posto, le ruote dell’auto quietano la loro corsa, le pale del mulino il loro ronzio.

Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska - Wydawnictwo Wolno, 2018
Kolysanka na cztery, di Iwona Chmielewska – Wydawnictwo Wolno, 2018

La porta si chiude come gli occhi del bambino. E in una busta di un bel cartoncino dal morbido color avorio dove è stata disegnata è aperta una finestra, la stessa della casa uguale a quella della scatola, scivola il libro che trova il suo posto, anche a lui la sua scatola. Quel che appare alla finestra è il bambino che suona il violino guardando una frasca fuori dalla finestra. Che sia mattino o poco prima di dormire, che batta l’uno o il fatidico quattro sta al lettore immaginarlo.

Titolo: Kolysanka na cztery
Autore: Iwona Chmielewska
Editore: Wydawnictwo Wolno, Lusowo, Polonia 2018
Dati: 2018, 40pp, rilegatura a punto metallico, lingua polacco, 11,22€

Bastano cinque ciliegie

Bastano cinque ciliegie, Vittoria Facchini - Terre di Mezzo, 2020

Bastano, bastano davvero. Col tempo giusto, lo spazio giusto. Che poi sono quelli che ciascuno di noi si prende, sceglie per sé. Quindi bastano, davvero e sempre.

Bambini, guardate!
Le prime ciliegie dell’albero piantato da papà.

Cinque per te e cinque per te, eccole qua.

“Bastano cinque ciliegie” comincia così, con una mamma che distribuisce una manciata di frutti ai propri bambini, cinque ciascuno; o meglio comincia ancor prima, quando sulla prima sguardia una distesa di fiori soffici, profumati, disvela solo in parte il volto sereno e sorridente della mamma e i primi giochi dei bambini. E poi i frutti, rossi, tondi, brillanti e pieni, dai piccioli lunghissimi, resistenti a ogni gioco, ogni pensiero.

Bastano cinque ciliegie, Vittoria Facchini - Terre di Mezzo, 2020
Bastano cinque ciliegie, Vittoria Facchini – Terre di Mezzo, 2020

E le mani che si fanno strumento per lanciare, portare, accompagnare intrecciare giochi, presente, fantasia e ricordi.

Le pennellate sono dense e piene, un tratto corposo e dinamico che segue la narrazione, pagina dopo pagina, e cambia tono, ammorbidendosi sulle tracce delle idee, delle trovate dei bambini, adattandosi alla nostalgia come alla gioia, ai momenti di stanchezza come a quelli di frenesia.

Bastano cinque ciliegie, Vittoria Facchini - Terre di Mezzo, 2020
Bastano cinque ciliegie, Vittoria Facchini – Terre di Mezzo, 2020

I bambini sono due ma sulle prime li ho pensati come se fossero uno solo, che un solo bambino parlasse di tanti e diversi, così come un solo bambino fosse portatore ed espressione di tutti i momenti tanti e diversi di ogni quotidiano, di ogni pomeriggio passato nell’orto, nel salotto di casa, o mattina sotto a un ciliegio.

I due bambini sono vestiti in maniera molto simile e sembrano avere la stessa età, distinti solo dalle scarpe e dal nastro con il quale giocano, sono allo stesso tempo due persone a sé stanti, proprio come due ciliegie nate e pendenti da uno stesso picciolo.

Bastano cinque ciliegie, Vittoria Facchini - Terre di Mezzo, 2020
Bastano cinque ciliegie, Vittoria Facchini – Terre di Mezzo, 2020

Condividono lo stesso numero di ciliegie, hanno la stessa mamma e un comune senso di nostalgia, che li induce a socchiudere gli occhi e allungarsi il più possibile, tendendo le mani, per mandare pensieri e doni a quel papà che si intuisce assente e al quale devono la bellezza dei frutti coi quali giocano, il loro rosso, il loro tondo sapore dolce.

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Bastano cinque ciliegie, Vittoria Facchini – Terre di Mezzo, 2020

Ho avuto il piacere di intervistare Vittoria Facchini per la mia libreria, Il Giardino Incartato.

Il tesoro di Nina

Il tesoro di Nina è uno degli albi finalisti della sesta edizione del Silent Book Contest – Gianni De Conno Award 2019, primo concorso internazionale dedicato al libro senza parole promosso, tra glia altri, da Carthusia Edizioni che per gli albi selezionati ha ideato una collana dedicata.

L’autrice, Sonia Maria Luce Possentini è illustratrice, pittrice. Nelle sue opere, nei suoi libri crea, con l’equilibrio che ne caratterizza lo stile, poetico ed evocativo, storie che illuminano la realtà delle piccole cose, rivelandone la grandezza.

Il tesoro di Nina, di Sonia Maria Luce Possentini - 2020, Carthusia
Il tesoro di Nina, di Sonia Maria Luce Possentini – 2020, Carthusia

Il tesoro di Nina è un albo che saltella con grazia e leggerezza di scalpiccio di piedini sul bagnasciuga, per poi fermarsi, distrarsi mollemente a smuovere la superficie della sabbia e indugiare su quello che c’è, potrebbe esserci, al di sotto di essa.

In una delle prime tavole Nina indica un gabbiano, teso con un tratto deciso a tagliare l’aria, è l’immagine che introduce al senso dell’albo intero: questo ditino che punta verso una cosa meravigliosa, qual è un uccello in volo, lascia spazio a diverse domande che inducono e si radicano nella meraviglia.

Il tesoro di Nina, di Sonia Maria Luce Possentini - 2020, Carthusia
Il tesoro di Nina, di Sonia Maria Luce Possentini – 2020, Carthusia

La stessa immagine mi porta al pensiero di questa bambina ritratta sempre in movimento, anche quando questi ultimi sono lievi, piccoli movimenti di sguardi, di bocca, di mani e piedi in un contesto che sembra immobile pur muovendosi e lo fa non tanto per il mare, che rimane nonostante questa mia percezione, uno dei protagonisti principali: ciò che si legge di più è il vento, l’aria, il movimento del vento sulle cose che crea altro movimento e che genera la narrazione.

Il tesoro di Nina, di Sonia Maria Luce Possentini - 2020, Carthusia
Il tesoro di Nina, di Sonia Maria Luce Possentini – 2020, Carthusia

Si tratta di un albo gioioso in cui l’infanzia è protagonista e invita a prendersi il proprio tempo, per socchiudere gli occhi o spalancarli e fermarsi, tutto il tempo che si desidera, per averne per trovare bellezza, sorrisi, tesori.

Il Tesoro di Nina di Sonia Maria Luce Possentini, Carthusia Edizioni – 2020, 19,90 €, 36 pp.

Moon Sherbet

Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014

“Tutto accadde durante un’umida notte d’estate.” E questo è l’incipit dell’albo di Baek Heena, illustratrice, autrice, artista coreana, che ambienta la sua storia in una notte particolarmente calda, dove nulla si muove perché ogni movimento sarebbe fonte di ulteriore calore e umidità, dove l’unico rumore che si sente, forte, insinuante, destabilizzante è quello dei motori dei condizionatori che si muovono a tutta velocità come pale di mulini in una giornata ventosa. Già, il vento. In notti così ce lo si sogna il vento, l’unica aria è quella calda mossa sempre dai quei motori appesi fuori alle ringhiere dei balconi, ognuno il suo, che ronza, gira, ronza. Gli appartamenti sono tutti illuminati, non si dorme proprio! Chi si serve ancora un drink super ghiacciato per dare all’ugola un attimo di freschezza, chi cerca spasmodicamente un altro programma in televisione, gambe allungate e piedi appoggiati al tavolino, impossibile leggere con questo caldo! Chi approfitta per farsi la messa in piega e al tavolo della cucina con la testa piena di bigodini sfoglia un libro, chi sonnecchia agitato sul divano, chi gioca a carte, chi tenta di farsi un po’ d’aria, non importa se calda, sventolando un ventaglio di bambù affacciata al terrazzo, chi bagna i fiori.

Si soffoca. Non si muove foglia. E non si sa come né perché ma si inizia a sentire caldo anche fuori dal libro! In tutto questo silenzio appiccicoso reso fisso dal nero della notte che colora la pagina e fa da sfondo al palazzo dove le luci accese degli appartamenti consentono al lettore di entrare e di curiosare un po’, ad un tratto un rumore diverso rompe il monotono ronzio dei condizionatori. Ploc! Ploc! Ploc! In quella notte nera di caldo anche la luna si stava sciogliendo: grosse gocce di un giallo luminoso si staccavano da quel tondo lunare incontrando la terra con un sonorosissimo Ploc! In men che non si dica la custode del palazzo, che fino a poco prima era quella che si stava sventolando in cerca di ristoro, corre fuori recando con sé una grande ciotola tonda per raccogliere le preziose gocce, il tempo di rientrare e porre in frigorifero quel raccolto luminosamente eccezionale e succede un fattaccio: la luce va via in tutto il condominio, troppi condizionatori accesi in città, troppa energia e il mondo si oscura.

Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014
Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014

E mentre una luce, come polvere luminosa esce dal frigorifero della custode creando una scia e tutti gli abitanti del palazzo scendono per vedere cosa succede nel suo appartamento, lei offre un sorbetto alla luna a tutti, fresco e dolce, refrigerante al punto che, rientrati a casa, nella notte buia buia, tutti spalancano le finestre lieti di quel buio, di quel fresco, di quella notte. Se non che nei sogni di tutti si sente un sonorosissimo Toc! Toc! A bussare alla porta della custode sono due coniglietti bianchi ancora imbragati nel sacco porta paracadute. Ora che la luna è sciolta dove potranno mai andare a abitare? Pare questa essere una notte lunga e piena di tormenti. Nella grande ciotola rotonda non resta altro che una goccia di quel sorbetto prezioso: forse per concimare la terra di quel vaso abbandonato, forse ne potrà nascere un fiore tondo e luminoso? Forse potrà crescere come il fagiolo magico? Potrà essere la casa per i due conigli bianchi?

Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014
Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014

La particolarità dell’albo risiede nella realizzazione delle immagini, non una semplice illustrazione ma una specie di diorama, un disegno ritagliato, assemblato, un palazzo costruito piano dopo piano, la piccola scatola arredata e ornata: tappezzerie anni ‘70, a ognuno il suo stile, quadri alle pareti, piastrelle per la cucina. Vecchi oggetti quotidiani, pezzi di giochi reali, molte cose ancora una volte disegnate, colorate, ritagliate e assemblate. Piccoli pezzi di tessuto e pizzo per tende e divani, lenzuola e tovaglie e minuscole sedie intagliate in legno morbido.

Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014
Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014

E poi i personaggi lupeschi: ognuno di loro con un muso, un’altezza, una postura per la quale l’autrice ha particolare cura, una grandezza diversa. Ritagliati perfettamente si muovono sulla scena come bamboline di carta perfettamente abbigliate, alcune in semplice canotta, altre in abiti leggeri, camicie da notte a fiorellini adatte a quel caldo fuori dal normale.

Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014
Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014

Un’arte quella di Baek Heena attenta al particolare, dove mai nulla è fuori posto, dove anche un abito se non è disegnato e colorato su carta è ritagliato nel tessuto cucito e ornato da lei stessa. Dove l’attenzione all’infanzia passa attraverso le figure adulte soprattutto dei nonni.

IMG-6516 (1)Titolo: Moon Sherbet
Autore: Heena Baek
Editore: prima edizione Storybowl, Korea 2010
Bear Books, 2014
Dati: 2010, 32pp, lingua coreano, 7,80€

Processo al lupo

Processo al lupo, di Stéphane Henrich - 2019 Biancoenero

Un lupo, Bernado di nome e Lupo di cognome, è accusato di aver mangiato un agnello. Che poi equivale ad averlo ucciso, perché pochi agnelli, qualche nonna e una Cappuccetto Rosso, sopravvivono all’apparato digerente di un lupo, quindi, il lupo Bernardo Lupo ha ucciso un agnello allo scopo di mangiarlo, peraltro crudo.
L’imputato Bernardo Lupo, mani mestamente abbandonate senza forza sul grembo e sguardo contrito e basso, ammette di aver commesso il delitto. Ma l’avvocato difensore Bulldog, carnivoro dal brillante curriculum e dal portamento ieratico, chiede le circostanze attenuanti.

Processo al lupo, di Stéphane Henrich - 2019 Biancoenero
Processo al lupo, di Stéphane Henrich – 2019 Biancoenero

Bene, le circostante attenuanti; vale a dire sì, l’ha mangiato ma non era nelle sue intenzioni farlo… esse possono far leva sulla madre dell’accusato, La signora Susanna Lupo, ma solleverebbero dall’angoscia gli astanti erbivori, atterriti dal solo immaginare il fattaccio? E cosa ne pensa l’avvocato dell’accusa, esimio De Capris?

Come in ogni processo che si rispetti l’aula del Tribunale incute timore reverenziale ed è arredata di tutto punto con protagonisti perfetti per l’occasione: il perito, un asino dalla giacchetta a quadri, ha l’aspetto dimesso e ordinario del perito come da immaginario da telefilm statunitense, e i due tutori dell’ordine, come nel migliore dei polizieschi, ben assortiti, attento e vigile uno, annoiato e indifferente l’altro.

Il giudice, un maiale dai toni perentori e martelletto in mano, si contrappone al suo simile selvatico, Sasha Cinghiale, che, probabilmente forte delle sue zanne suine, non si fa remore nel puntualizzare, mancando l’obiettivo di difendere il vicino di casa Lupo e irritando il Signor Giudice. Si susseguono i testimoni, sebbene alcuni rigettati dalla corte (come si potrebbe prendere sul serio la testimonianza oculare di una talpa?), e come in ogni processo che si rispetti, considerato quanto siano intasate le aule dei tribunali, il verdetto viene emesso senza troppo tergiversare.

Questo albo illustrato, passato un po’ in sordina tra gli scaffali delle librerie, merita più di una lettura e restituisce al lettore una generosità di contenuti divertenti, ironici, realistici e iperrealistici che, assieme alle illustrazioni ad inchiostro e acquerello affrontano senza molti fronzoli la questione spinosa del confine tra la legittimità delle azioni compiute per istinto (argomento che regge però se i responsabili sono lupi o volpi) e la capacità, tutta umana, di soppesare con coscienza le conseguenze delle proprie azioni e la ricaduta che quest’ultime potrebbero avere sull’esistenza altrui. Attutita dalle sembianze animali, la Giustizia e il suo corso appaiono molto più comprensibili di quanto esse effettivamente siano e i punti di vista, così ben espressi sia dal testo, puntuale e diretto, che dalle illustrazioni, sollevano più di un dubbio in diverse direzioni.

Cover_processoallupoTitolo: Processo al lupo
Autore: Stéphane Henrich
Editore: Biancoenero
Dati: 2019, 38 pp., € 13,90

Kai feiji de da tudou

Al ventottesimo piano di un palazzo il cielo lo tocchi con un dito e se in lontananza il sordo rombare di un aereo ti richiama alla finestra probabilmente lo vedrai sorvolare la tua testa, potrai vederne le ali possenti e il suo carrello che lentamente viene inghiottito nella pancia. E sicuramente ti domanderai dove mai andrà così bello e leggero. C’è un’età nella quale i mezzi di trasporto suscitano un fascino difficile da eguagliare così che tutti i bambini vorrebbero fare ì capotreno o i piloti. E questo è quello che sogna anche Daï Doudou, per tutti Grande patata ma non chiamatelo così, a lui, non fa piacere.

Kai feiji de da tudou, Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei, Jiangsu Shaonian Ertong Press
Kai feiji de da tudou, Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei, Jiangsu Shaonian Ertong Press

Così, nell’esercizio delle possibilità che offrono i mondi a cui l’infanzia può accedere, il giardino di scuola e la ricreazione sono il luogo e il tempo giusto per cimentarsi nella difficile impresa di essere un pilota e di voler raggiungere e sorvolare gli Stati Uniti d’America, il luogo più lontano dalla Cina che un bambino cinese possa immaginare! Ci sono però ricreazioni che trascorrono serene, altre dove la turbolenza è proprio nell’aria ancora prima di mettersi in volo!

Succede dunque, che nel gioco che si ripete quotidiano per affinare capacità e raggiungere competenze inaspettate, per poter tornare sempre e ancora a volare, che qualcuno, quel giorno magari nato un po’ storto, voglia fare lui il pilota.

Questa è la storia di un colossale litigio, di un botta e risposta estenuante e particolarmente innervosente, di un gioco che non riesce a partire sereno, in un giorno in cui tutti, ma proprio tutti, vogliono giocare all’aeroplano, salirci sopra, andare in posti diversi e dove tutti vorrebbero avere il ruolo del comando. Ma chi comanda di più il pilota o il comandante di bordo? Così Lin quel giorno non è disposto a far fare ancora il pilota a Daï, lo ha fatto già ieri e non sarebbe giusto. Ma ieri Daï non pilotava quell’aereo quello che va negli Stati Uniti, no, ne ha pilotato uno che andava solo a Pechino. Ed è così che tra urli e strilli Lin si guadagna il titolo di Comandante di Bordo, ben più importante di un semplice pilota. Almeno così dice Daï. E se è vero che tra i tre litiganti il terzo gode ecco che, appena trovato l’equilibrio interno alla cabina di pilotaggio, proprio mentre Daï annuncia l’imminente decollo, si vedono arrivare di corsa Ma e Yang entrambi pronti a giocare, a volare, entrambi desiderosi di imbarcarsi, entrambi che urlano per salire e che non è vero che l’aereo sta per decollare. Si va e si torna. Si torna quando l’ingiustizia diventa reale e si piomba a terra con un tonfo, quando lo sappiamo tutti che si fa per finta e che allora gioco anch’io. E poi si rivà quando servono una hostess e un poliziotto, ci sarà bene un poliziotto sugli aerei no? E poi però si è nervosi per la destinazione e il rumore dell’aereo non è quello che sembra invece una vecchia macchina. Insomma sembra sempre di esserci arrivati al punto di incontro, alla mediazione tra le parti, a partire finalmente e poi…qualcuno si arrabbia, qualcun altro si innervosisce, qualcuno dice qualcosa e un altro si mette a urlare. Ci vogliono equilibrio e diplomazia. Ma poi alzi gli occhi e vedi arrivare tutti quanti di corsa.

Tutti, ma proprio tutti, un’intera classe pronta a imbarcarsi strattonandosi, prestandosi i piedi, volendo arrivare prima, tirandosi per la maglietta… è qui che generalmente interviene la maestra. Quando i toni si alzano, le bocche si spalancano troppo e i bambini sembrano un tutt’uno polveroso e vociante. Quindi tutti in fila ad aspettare il proprio turno e in ordine di arrivo.

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Kai feiji de da tudou, Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei, Jiangsu Shaonian Ertong Press

Ma in queste giornate neppure l’ordine è una certezza soprattutto se ancora Lin e Daï discutono sulla meta e i bambini scalpitano, i turni saltano e si torna a gridare fino a che… succede sempre che a un bambino scappi detto di non voler più giocare a quel gioco e che forse preferirebbe andare in treno. Che idea! Il treno! Allora ecco che all’improvviso tutti corrono verso il treno, ridono, scherzano, qualcuno cade, si rotola per terra, c’è un che di frizzante nell’aria e nella pancia di tutti. Certo è che con il treno si arriverà solo a Parigi non negli Stati Uniti… va bene ma chi arriva prima: treno o aereo? Ci sono giorni che anche i giochi non hanno pace. E la pace non si trova se non per pochi minuti. Ci sono giorni che volevi arrivare lontano ma che arrivi solo un po’ più in là ma va bene lo stesso, hai dimostrato di saperlo fare. La particolarità dell’alba sta nell’entrare e uscire dal gioco, un attimo in un luogo l’attimo dopo sulla terra, qui e ora. Nei dialoghi che ripercorrono precisamente le dispute bambine e in quello scrivere come se pensassi di dire le cose a qualcuno a te che leggi o a Lin che oggi non fa che urlare e arrabbiarsi.

IMG-5964Titolo: Kai feiji de da tudou
Autore: Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei
Editore: Jiangsu Shaonian Ertong Press, 2012 Cina
Éditions du Centenaire – MilleFleurs, 2013
Dati: 2012, 32 pp, lingua cinese, 11,50 €

Kitsune no Kamisama – Il desiderio della volpe

Succede proprio così: rientrano di corsa dal parco dopo un pomeriggio di gioco, ancora coi capelli al vento si siedono, quasi senza scostare la sedia, felici di trovare la merenda che li aspetta e poi, finita la prima fetta di torta quando già pregustano quel nettare dolce e fresco che hanno davanti a loro nel bicchiere, che calmerà il calore, l’arsura della corsa e si mescolerà alle note fragranti della torta appena gustata… mani alla bocca, occhi spalancati, respiro trattenuto, è lì che ricordano di aver lasciato il loro gioco al parco. È così che, anche se avanza piano piano l’effetto rilassante della merenda ancora a metà, occorre rinfilarsi le scarpe e uscire con altrettanta velocità per recuperare ciò che giace abbandonato al parco.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Così per Roxie e suo fratello Lukie, più piccolo, che forse potrebbe anche rimanere a casa ma si sa, ai piccoli non sfugge occasione di poter seguire una sorella maggiore! È classico che, seppure ritornati nel punto preciso in cui si è giocato tutto il pomeriggio, il gioco, quello con cui si è usciti, il prescelto per quel giorno, non si trovi lì. Succede quindi che si comincia a guardare attorno, si compiono piccoli passi, si perlustra una zona più grande, si passa dal prato del parco a dentro gli alberi seguendo voci lontane, echi divertiti nei quali pare di riconoscere toni di bambini, di qualche amico, forse addirittura di Thomas e Samantha.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Poi succede che il bosco, seppure solo qualche albero fitto, porti altrove.

Le voci si fanno più chiare, si contano, un rumore arriva distinto: un sibilo precede lo schiocco di qualcosa che batte il terreno. E poi quella canzoncina…Doxy Foxy/tocca terra/Doxy Foxie/Gira e gira/gira a ovest gira a est/ scegli quel che piace a te. E così il racconto cambia passo.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Nella radura, quell’altrove fuori dal bosco, sette piccole volpi saltano la corda girata con forza da altre due mentre un’altra, già uscita dal gioco, osserva. Qualcosa però non va, eppure sembra facile: si aspetta la corda arrivare e si salta. Eppure il salto non sembra mai alto abbastanza, la coda si impiglia, si inciampa anche l’un con l’altra. Sarebbe bello, un vero desiderio che si avvera se solo si riuscisse a compiere un giro di filastrocca completa. D’altro canto cosa c’è di più desiderabile per una volpe se non saltare! Non si ingarbuglieranno nella corda cadendo una sopra l’altra alla vista dei due bambini, no! Ne fuggiranno spaventate abbandonando il gioco lì, a terra come fanno le volpi appena vedono un umano.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Al contrario, sono felici! Sono così felici di avere con loro la più grande saltatrice di corda che abbiano mai visto, l’unica che può insegnare loro a giocare – avrannno osservato a loro volta, nascoste tra gli alberi del boschetto nel parco, Roxie saltare? – E come Roxie sa che è proprio la coda, la sua posizione, va tenuta ben dritta sulla schiena, che impedisce alle volpi di saltare con successo la corda? Un pasticcio coi nomi, Roxie la bambina e Roxie la volpe con quel desiderio grande di riuscire a saltare la corda!

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Quel che è scritto sulla manopola e ciò che appartiene alla piccola volpe salterina può portare a qualche sospetto. Oggi Roxie ha realizzato il suo più grande desiderio, è una giornata fortunata; emersa con le sue sorelle dal boschetto nella radura, appoggiata al ramo dell’ultimo albero ecco lì una corda, una corda per saltare e col suo nome inciso su una manopola! E poi quella bambina, dice di essere Roxie e che la corda è sua, ma l’ha trovata Roxie la volpe e c’è il suo nome, inciso sopra e questo basta per salutare il destino. Un sospetto rimane. Un dubbio coglie il lettore: di quale delle due Roxie sarà la corda? E chi è questa bella bambina dai lunghi capelli color di volpe, così abile saltatrice che parla con le volpi e conosce la posizione che la coda deve tenere quando si salta alla corda? E chi, tra bambina e volpe, ha scordato una corda per saltare un giorno al parco? Ma non importa, ora è tardi, Roxie e Lukie devono tornare a casa. Roxie vuole correre e Lukie ha voluto vincere.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Kitsune è la volpe in giapponese.

Narra la leggenda che la volpe sia un animale dotato di grande intelligenza, in grado di vivere a lungo e sviluppare, in vecchiaia, poteri soprannaturali. Quello che più le piace è quello che le permette di assumere sembianze umane, soprattutto quelle di una bellissima bambina.

IMG-5876Testi: Kimiko Aman, Illustrazioni: Komako Sakai
edito: prima pubblicazione POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Chronicle Books LLC, USA 2017
dati: 32 pp, lingua originale giapponese, anno 2003