Christian Voltz. “Ancora niente?” e “Non è colpa mia!”

Un punto esclamativo per un titolo e un punto interrogativo per un altro. Due libri di Christian Voltz, entrambi pubblicati da Kalandraka, dallo stesso formato, realizzati con la stessa tecnica ma con due andature e due soggetti del tutto diversi.

Il primo in ordine di pubblicazione qui in Italia si intitola Non è colpa mia! La storia, buffissima, nasce facendo perno su un classico: una signora etra nella stalla per mungere la mucca ma scorge un ragnetto e senza pensarci su due volte lo schiaccia. Una cosa da nulla, cose che capitano, ma siamo sicuri che sia proprio così? In realtà questo gesto stizzoso si rivela precipitoso e dà il via a un effetto farfalla che pare inarrestabile ma del quale non si intuisce subito la sostanza circolare. E qui sta il bello!

NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz - 2018 Kalandraka Italia
NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz – 2018 Kalandraka Italia

Perché la fattrice dai capelli di rafia, non appena schiacciato il ragno si becca un’incornata in pieno sedere. Brutta bestiaccia, si era rivolta al ragno mentre lo schiacciava, Razza di grossa vacca! insulta la mucca mentre si massaggia la chiappa dolorante.

Non è colpa mia! è stato quell’asino a scalciare sul mio sedere.
Io allora ho fatto un salto per lo spavento!

Non è colpa sua, dunque è la volta dell’asino di beccarsi un insulto da parte della signora con gli occhi strabuzzanti d’ira. Mano a mano che si procede, gli animali ribattono a viva voce che non è colpa loro, fino a quando in un finale che riporta alla pagina iniziale e che mette al suo posto l’antipatica protagonista (la quale ha però un bel vestitino a quadretti con l’orlo di pizzo, c’è da ammetterlo) la responsabilità torna proprio a chi ce l’ha.

NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz - 2018 Kalandraka Italia
NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz – 2018 Kalandraka Italia

In un procedere molto ritmico, che si basa sulla reiterazione, le urla stridule della protagonista sembrano percepirsi grazie al segno tipografico e esasperano per parossismo le caratteristiche tipiche degli animali cui si rivolge. Un buono spunto per riflettere sui giudizi affrettati e sul modo in cui il tono e il timbro che diamo alle parole può divenire insultante.

Ancora niente?, di Christian Voltz - 2019 Kalandraka Italia
Ancora niente?, di Christian Voltz – 2019 Kalandraka Italia

Anche per Ancora Niente! la tecnica di realizzazione è quella del collage tra materiali di riciclo, diversi tra loro per struttura e consistenza: fil di ferro, parti di utensili rotti, legno, carta, stoffa. Molto differente, invece, è il ritmo. Qui siamo all’aperto, il contesto è un fondo carta da zucchero di cielo. Il Signor Louis pianta un seme e si mette in attesa. Aspetta che spunti, di giorno in giorno torna a vedere a che punto sia, se sia nato. Il Signor Louis non lo sa, ma dal momento in cui ha piantato il seme, si è aperto per il lettore uno scenario di meraviglia. Le doppie tavole sono divise in due sezioni, una accoglie il Signor Louis e un uccellino che curioso gli svolazza attorno.

“Bisogna essere pazienti” disse all’uccellino.
Ma l’uccellino non rispose niente…

L’altra, in carta da pane, è visibile e parla solo al lettore. Noi abbiamo uno sguardo privilegiato su quanto accade al seme sotto terra. E ci sentiamo di incoraggiare il Signor Louis, di apprezzarne la pazienza, perché noi lo sappiamo, il seme sta facendo il suo lavoro, pian piano, ma con costanza. Il Signor Louis non lo sa, ma oltre all’uccellino anche il seme sta facendo del suo meglio per fargli compagnia.

Ancora niente?, di Christian Voltz - 2019 Kalandraka Italia
Ancora niente?, di Christian Voltz – 2019 Kalandraka Italia

La natura però ha i suoi tempi, il processo di crescita è lento, germogliare non è cosa semplice. E la pazienza del Signor Louis non è sufficiente. Dopo qualche giorno d’attesa, non vedendo risultati, desiste, stizzito. Però qualcun altro no, qualcun altro ci sorprende.

Due albi divertenti e originali che penso non debbano mancare nella vostra libreria.

Titolo: NON È COLPA MIA!
Autore: Christian Voltz (Marta Bono traduzione)
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2018, pp. 40, 14.00 €

Titolo: ANCORA NIENTE?
Autore: Christian Voltz (Marta Bono traduzione)
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2019, pp. 40, 14.00 €

Papà. Cuore, memoria, distanza

Cuori di papà che si colgono mano nella mano, sguardo contro sguardo (o sguardo nello sguardo), in risate grasse, porte sbattute con fracasso, abbracci frettolosi e premure indimenticabili. In assenze imperdonabili, nella fragilità che si fa coraggio inarrestabile, nelle disillusioni amare e in dolcissime conferme.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum, 2018 Il Barbagianni
Il nostro albero, di Mal Peet, illustrazioni di Emma Shoard, 2019 Uovonero
Giorno di neve, di Komako Sakaï, 2007 Babalibri

Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo
I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Come in un film, di Maite Carranza, 2019 Il Castoro
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen, 2019 Iperborea
Rompi il porcellino, di Etgar Keret, David Polonsky, 2017 Feltrinelli

Une sieste à l’ombre

La prima pagina di quest’albo, cartonato non patinato, quadrato, è interamente dedicata a una copertina quadrata, gialla da una parte e rossa dall’altra. Quella che i bambini si trascinano ovunque, che parla di casa, che consola, avvolge e che all’occorrenza diventa tante, tantissime altre cose creando possibilità incredibili.

Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers - Seuil jeunesse, Parigi, 2019
Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers – Seuil jeunesse, Parigi, 2019

Qualcuno l’ha stesa sul prato, di quel bel verde intenso dell’erba croccante dell’estate, proprio là all’ombra del melo, dove il giorno si fa più fresco. Da una parte gialla e dall’altra rossa. L’ha accomodata badando che non ci fossero pieghe, perfettamente tesa; deve essere un grande intenditore di pisolini, un professionista della cura, qualcuno che i bambini li capisce al volo, così! Che sa cosa significa giocare nel prato un giorno d’estate e sa che si può essere presi all’improvviso da quella bella stanchezza che merita un sonnellino, una siesta all’ombra.

Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers - Seuil jeunesse, Parigi, 2019
Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers – Seuil jeunesse, Parigi, 2019

Ma questo qualcuno, chiunque esso sia, mamma o papà, nonno o nonna, è stato soprattutto un bambino e conosce e ricorda la bellezza della copertina, il fascino e l’affetto, la necessità fisica e tattile, di quell’accessorio che accompagna sin dai primi giorni. E quella copertina, gialla da una parte e rossa dall’altra, soffice e in attesa, sembra proprio chiamare.

Presto, già nella pagina accanto, una bambina risponde al richiamo. È il suo pensiero che si fa testo. Ha tolto i sandalini rossi, lasciandoli sul prato. Ha con sé il suo bicchiere con l’acqua e il suo fedele compagno d’infanzia, l’inseparabile cane di pezza, ha capelli e occhi neri, una piccola bocca rossa e indossa una maglietta a larghe righe color giallo. La troviamo sdraiata, il suo cane accanto, una mano è scivolata subito verso l’angolo della coperta ad afferrarne un lembo. L’altra mano si chiude a pugno mentre il braccio si rilassa, alto, e il torace si distende, l’aria fresca fluisce, tonifica, rilassa… la siesta sarà lunga sulla copertina gialla da una parte e rossa dall’altra.

Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers - Seuil jeunesse, Parigi, 2019
Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers – Seuil jeunesse, Parigi, 2019

Il pensiero si offusca godendo della situazione, mentre la copertina a ogni minimo movimento della bambina sembra cogliere la necessità di un abbraccio avvolgente. Il sonno sopraggiunge quando ancora la bambina sta assaporando il piacere dell’incontro con la sua copertina; il pensiero si fa sogno, la copertina gialla da una parte e rossa dall’altra, si fa bivacco sul quel prato, rigoglioso di arbusti, di fiori, erbe, dove piccoli e grandi animali vengono a salutarla. Si distinguono un cervo, un leprotto e una piccola lumaca.

Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers - Seuil jeunesse, Parigi, 2019
Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers – Seuil jeunesse, Parigi, 2019

Può diventare igloo in uno sbuffo, proprio lì nel giardino di casa, circondata da pinguini. Una grotta il cui ingresso sembra la bocca di un animale molto più grande, feroce. Una tenda degli indiani dove un gatto – volpe rossa – passa a annusarti un po’.
Quella copertina gialla da una parte e dall’altra rossa, può farsi deserto o collina, lago o mantello, può scatenarvisi sopra una tempesta, diventare una mongolfiera, una corazza, il mare profondo o il cielo infinito in una notte di luna piena. Rappresenta un viaggio, un pezzo di mondo: la fine di uno l’inizio di un’altro che nel sogno si esplorano. In quel giardino conosciuto, su quel quadratino giallo da una parte e rosso dall’altra, i giochi, uno ad uno, gli animali, dal gatto al coccodrillo, il pallone e il fido cane di pezza, concorrono all’avventura, si animano, il contatto con la copertina sempre presente sulla pelle della bambina si trasforma nel sogno, e nell’illustrazione dove il giallo e una fantasia a puntini rossi si fanno, tenda, capanna, grotta e nuvole. Via, via che il sonno avanza, sopra o sotto.

Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers - Seuil jeunesse, Parigi, 2019
Une sieste à l’ombre, di Françoise Legendre, Julia Spiers – Seuil jeunesse, Parigi, 2019

E poi si ritorna, ci si affaccia tutti assieme, il cane vero e di pezza, il gatto, le scimmie, ai confini del sogno, un attimo prima di sentire il mondo, una mongolfiera si allontana in un cielo rosso.
Stiracchiandosi la bimba ridefinisce i confini di sé e del reale. Il pisolino sulla copertina gialla da una parte e rossa dall’altra è terminato, in un attimo la copertina torna a essere sola lì sul prato sotto il melo alla frescura della sua ombra, ora un poco stropicciata. Un albo per i più piccoli che narra di un luogo e di un oggetto che a sua volta narra, rappresenta, è così fanciullo nel suo essere per tutta la vita giallo da una parte e rosso dall’altra. Un oggetto, primo regalo, inseparabile conforto per lungo tempo, luogo al quale si torna, accessorio del possibile e dell’impossibile, del sempre con sé da non essere quasi mai rappresentato dai conoscitori dell’infanzia nei libri dei piccoli.

unnamedUne sieste à l’ombre
testi: Françoise Legendre
illustrazioni: Julia Spiers
editore: Seuil jeunesse, Parigi
dati: 2019, pp. 30, lingua originale francese

La bambina di vetro

Ho letto questa storia diversi giorni fa. Mi ha colpita, l’ho lasciata decantare. Oggi ne scrivo pienamente convinta che, paradossalmente, la sua forza stia nella fragilità della bambina protagonista, che non è solo della sostanza di cui è fatta, ma anche del suo porsi nei confronti di ciò che la circonda, incrina, ferisce.

La bambina di vetro, Beatrice Alemagna - 2020, Topipittori
La bambina di vetro, Beatrice Alemagna – 2020, Topipittori

Eppure proprio la consapevolezza di non essere infrangibile, la rende fortissima, le dà piena coscienza di sé, le conferisce la libertà di essere in nessun altro modo. Di lei sappiamo tutto, specie i suoi più intimi pensieri, le sue sensazioni, piacevoli o sgradevoli, tutte.

L’incipit è meravigliosamente rodariano:

Un giorno, in un villaggio vicino a Bilbao e a Firenze, nacque un bambino di vetro. Anzi una bambina

In un tempo non ben definito in un luogo che potrebbe essere ovunque, nasce un bambino. Anzi, una bambina che è senza nome ma della quale impareremo a conoscere, a vedere, ogni dettaglio. L’indefinito si mescola con l’indefinibile e con il concreto in una palpabile sfuggevolezza che è segno distintivo di tutte le storie di Rodari e di quelle che, come in questo caso dichiaratamente, ad esse si ispirano (La bambina di vetro si ispira a Giacomo di Cristallo, storia edita da Edizioni El,  con le illustrazioni di Vitali Konstantinov).

La bambina di vetro, Beatrice Alemagna - 2020, Topipittori
La bambina di vetro, Beatrice Alemagna – 2020, Topipittori

Quando non acquisisce le tinte delle cose cui si sovrappone, diventando finestra su ciò che la circonda oltre che su se stessa, la bambina è del colore dell’aria, dell’azzurro trasparente dell’acqua. A volte il suo corpo  è trapuntato, a volte si fa tappezzeria; sempre ben illustrati, in immagini o ritagli, i suoi pensieri. Sulle prime il fatto che fossero esposti non le dava fastidio, eccezion fatta per quei pensieri rabbiosi che le incrinavano il corpo, e facevano inorridire gli altri attorno. La difficoltà di stare in mezzo alla gente con il cuore scoperto, per la bambina si fa sempre più insostenibile, per cui decide di partire. Ma nessun posto la accoglie, da tutti si sente respinta, fino al momento in cui accoglie se stessa, si esplicita il suo nome, diventa Gisèle, trasparente, incrinata, perfetta.

La bambina di vetro, Beatrice Alemagna - 2020, Topipittori
La bambina di vetro, Beatrice Alemagna – 2020, Topipittori

Le pagine trasparenti che sono espediente narrativo, significanti, e che al contempo citano il Più e meno di Munari, con un soffio lieve di sovrapposizione o di sottrazione, raccontano, rendendo quasi palpabile la condizione di Gisèle, in una alternarsi di leggerezza dei materiali e profondità di senso.

Topipittori_La-bambina-di-vetro_CoverTitolo: La bambina di vetro
Autore: Beatrice Alemagna
Editore: Topipittori
Dati: 2020, 32 pp., 20,00 €

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni

Else-Marie ha sette piccoli papà, alti quanto un vaso da fiori, coi loro cappelli e le loro valigette da ufficio, le loro abitudini, e bravi lettori di storie prima di andare a letto. Fin qui nulla di strano, non fosse che la mamma di Else-Marie è alta almeno un metro e settanta.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Sembra che quello di Else-Marie sia un sogno, il frutto dolcissimo e affollato della sua immaginazione che supplisce all’assenza di un papà che non c’è più, o magari non c’è mai stato. Questo, immaginiamo a nostra volta quando la cogliamo seduta sul davanzale della finestra, presa dai suoi pensieri tanto da lasciare in sospeso giochi e disegni. Vagheggia del papà Gustav che ha una voce squillante, e di Rune, che ha un piccolo neo sull’orecchio, li pensa uomini d’affari, impegnatissimi, sempre in viaggio e si figura i regalini che le porteranno, ben incartati di un rosa infiocchettato di verde.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

I sette piccoli papà di Else-Marie sono proprio come qualsiasi altro papà, leggono volentieri le storie prima di andare a dormire ma la sgridano quando non va a letto all’ora stabilita, si svegliano borbottando ma recuperano il buonumore dopo aver bevuto il the e le mettono fretta quando sta in bagno a leggere le avventure di Fantomen.

Tutto sembra procedere seguendo la linea della nostalgia, del desiderio che si fa sogno. Fino a quando la mamma di Else-Marie, una mattina a colazione, non dichiara che non potendo andare a prendere la bambina al doposcuola se ne occuperanno i papà. Else-Marie è preoccupata, cerca di farle cambiare idea: cosa diranno i suoi amici di lei e soprattutto, cosa penseranno dei suoi sette piccoli papà?

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Una cosa è certa i papà sono lì! Coi loro impermeabili e i loro sette cappelli ma, nonostante i rischio sia molto alto, nessuno li schiaccia, nessuno li usa a mo’ di bambola, nessuno, soprattutto, li giudica. Ed Else-Marie può tornare a vivere serenamente la sua vita di tutti i giorni, deliziandosi con un bagno in una vasca affollata di sorrisi, affetto e papà.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Il testo si muove sui toni del realismo quotidiano e la sua bellezza sta nella semplicità con la quale questo realismo diviene magico, ineffabile. Assurdo porsi delle questioni pratiche, assurdo indugiare sui possibili risvolti, su quel tanto che c’è tra le pieghe. In questa casa disordinata, ordinaria, nel pigiama appeso ai piedi penzoloni sul water, nella cartaccia a terra sull’autobus, nei calzini lasciati in giro, nei capelli scomposti e in vasche da bagno piene sulle quali stanno appesi i panni ad asciugare, c’è la poesia, che rende questa storia spassosa e al contempo tenera, tenerissima, vera.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, è opera del 1990 di Pija Lindenbaum, brillante autrice svedese già premiata con l’Astrid Lindgren Award.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il BarbagianniTitolo: Else-Marie e i suoi sette piccoli papà
Autore: Pija Lindenbaum
Editore: Il Barbagianni
Dati: 2018, 32 pp., 16,50 €

E se…?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa

Anthony Browne racconta storie che sempre si dipanano sul sentiero dell’irrequietezza, giocando coi toni, col timbro delle voci, con la luce e la sua assenza. Tra queste pagine i passi di mamma e bambino sembrano risuonare nel buio già pesto della sera, si percepisce lo scricchiolio delle suole sul marciapiedi di questa che si intuisce una periferia cittadina. Si cerca l’indirizzo giusto, quello che aprirebbe le porte a una festa ma si incappa in spaccati di vita, si sbircia in momenti privati, velocemente, solo per rendersi conto se si è nel posto giusto o meno, ma in tempo per veder concretizzare oltre ogni finestra una delle decine di ipotesi catastrofiche che sgomitano nella mente del bambino: E se…?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Joe è preoccupato, labbra serrate, capo un po’ chino, rigido, come se risentisse della pressione che le mani stanno operando sul pacchetto regalo, strette. Il piede destro pronto a partire ma non del tutto staccato da terra, esita. Joe vorrebbe andare alla festa cui è stato invitato, ma è preoccupato, e la sua preoccupazione si fa ombra talmente ingombrante da superare il margine dell’illustrazione, strisciare su tutta la pagina, fino al suo limite.

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

È il crepuscolo, ma l’albo si apre con molto colore. L’immagine di Joe ne è piena. Poi si passa all’ombra con tutti i dubbi che porta con sé: E se…?

E se alla festa ci fosse qualcuno di sconosciuto?, si chiede Joe; sarebbe il momento giusto per fare nuove amicizie, gli risponde, rassicurante, la madre. E Joe prontamente ribatte: “Non se sono TREMENDE!” E qui, in questo esatto momento, incomincia il gioco dell’alternanza campo lungo/campo corto nell’altra serie di ipotesi che accompagna quelle esplicite di Joe: sarà quella la casa di Tom?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Come fosse una macchina da presa lo sguardo, di Joe e di sua madre, si acuisce per passare dall’ipotesi del campo lungo, all’evidenza del campo corto. E sì, sono tremende le persone che lo sguardo inquadra: orecchie a punta, piccole antenne carnose e basi delle lampade munite di denti affilati; brutti cipigli e un’evidente tendenza a trascurare il proprio animale da compagnia dagli occhi tristissimi.

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Alla preoccupazione di Joe sulla presenza di tante persone risponde un’elefantiaca e grigia solitudine. Mentre nella tavola successiva Anthony Browne, in un surrealismo parossistico, cita Lewis Carroll, come aveva esplicitamente già fatto in Willy The Dreamer, mettendo un sorridente Humpty Dumpty nel portauovo di una tavola male imbandita.

Si percepisce l’inquietudine del bambino nel momento in cui il suo sguardo incontra e raffigura un contesto da festa dell’orrore à la Bruegel. La prospettiva cambia invece quando la via d’accesso alla casa degli altri piuttosto che la finestra è la porta. Una porta che si apre, sorrisi che accolgono. L’ansia di Joe si dissipa e trasfonde nell’animo della madre che ritorna sui suoi passi in preda ai dubbi. Non sappiamo come abbia trascorso quelle ore di festa la mamma di Joe, quel che vediamo è un luminosissimo Joe, stavolta senza ombre a segnare il passo e l’allegria, sorridente, al suo ritorno.

copertinaTitolo: E SE…?
Autore: Anthony Browne (traduzione di Sara Saorin)
Editore: Camelozampa
Dati: 2020, 36 pp., 16,00 €

Cerfoglio

Il Cerfoglio dei prati è un’erbetta selvatica che nei miei ricordi profuma dolcemente di zucca. Lo riconosco sulle sguardie di questo albo edito da Lupoguido che affonda le sue belle radici di penna e di pennelli nel secolo scorso, e il mio sguardo, da sempre interessato ai fiori e alle erbe selvatiche, indugia su queste due pagine lisce, morbide, luminose. Sono sguardie e proteggono la storia che dopo di loro sempre viene, ma sono anche il suo indice.

La pagina cui rimanda il Non ti scordar di me è l’incipit.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

 

Sulla pagina di sinistra il Non ti scordar di me che fa da titolo, un blocchetto di testo che non lo è ma sembra poesia, in cui ciascuna riga ha per protagonista un elemento e già di per sé racconta.

Su quella di destra una tavola che, così come ha già fatto il testo, anticipa le sorti della storia e ugualmente racconta, muovendo il filo della narrazione su quattro diversi piani. In primo piano un pino maestoso, talmente immenso da poterne rappresentare solo una piccola parte, poi in secondo piano una rupe, rocciosa e brulla; quindi la valle, e dietro e sopra di essa, per ultimo, il cielo. Il sole, schiacciato e giallo, illumina d’oro il protagonista, abbarbicato alla rupe, che di quella luce risplende, poetico.

Quando spuntò, il vecchio pino, tese i suoi piccoli rami verso il cielo. Tutto intorno a lui, emozionate, le viole mammole paiono inchinarsi, le campanule trillare, le lepri, tremanti, s’abbracciano, i cervi tendono le orecchie mentre discosto, appollaiato su un ramo un gufo fa, per l’occasione, le ore piccole e una lumaca, quasi più grande di lui, tende le antenne e gli occhi.

Questa che ho appena considerato è stata scelta anche come illustrazione di copertina, perché è effettivamente ritratto del momento in cui tutto può succedere, tutto, o quasi, è ancora da scrivere. Ha una cornice, fatta di insettini rossi tutti l’uno diverso dall’altro. È la foto ricordo, quella che entra nell’album.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

Ma non sempre tutto va nella direzione immaginata, questo è il caso in cui s’accinge ad andare, per quanto non sembri, esattamente in quella sperata: il pino prende coscienza dell’essere nato sul ciglio di un burrone. Non sarebbe stato affatto semplice crescere lì, avrebbe dovuto lottare. Ma l’importante è esserne coscienti, e caparbi. E allora, nel capitolo intitolato dalle violette mammole, in un trionfo di piani sovrapposti, il nostro sguardo si fa largo tra i tronchi degli alberi maestosi, le cui radici affondano nella terra nutriente e ferma, e lo si intravede, riverso, curvo, come accartocciato, proteso verso terra, per scelta, per intelligenza, per spirito di sopravvivenza, ben ammantato della luce rossa e intensa del tramonto che tinge con linee piene anche i contorni delle montagne e poi, infine, ancora, il cielo.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

Intanto gli alberi attorno a lui vengono abbattuti, diventano altro, si allontanano dalla foresta. Lui resta, curvo, perfettamente curvo per accogliere Cerfoglio, un cervo che l’ha scelto come tana, rifugio sicuro per sé e i suoi piccoli. Insieme crescono, invecchiano. Il cervo mangia il dolce cerfoglio dal profumo di zucca che cresce attorno al vecchio pino e tutto sembra scorrere tranquillo, quando la linea retta di un fucile interviene a tagliare a metà l’illustrazione, a mettere un freno al tempo sereno. Al di sotto del fucile un indistinto grigiore di ombre e il volto di un cacciatore. Il bosco si percepisce ma la sua vitalità è spenta, pare ammuffita; al di sopra il vecchio pino, ormai spoglio, a proteggere il verde, il giallo dei denti di leone, dei ranuncoli, dell’erba zolfina e Cerfoglio.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

Non c’è pietà per il cacciatore che non ne ha, non ce n’è nemmeno un nonnulla. Di lui s’immagina il destino, ma tant’è. Magari no, magari è un altro.

Una splendida storia di Ludwig Bemelmans, di resilienza e amicizia, raccontata senza patetismi, senza edulcorazioni,  che aspettavamo dal 1953.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

cerfoglioTitolo: Cerfoglio
Autore: Ludwig Bemelmans (trad. Gabriella Tonoli)
Editore: Lupoguido
Dati: 2020, 44 pp., 17,00 €

Miles of Smiles

Quando si dice dona un sorriso o basta un sorriso! Un bel sorriso è sufficiente per creare un effetto domino, una catena particolare fatta di sorrisi perché un sorriso donato dona felicità a chi lo riceve, è un regalo, un toccasana, e pone la persona, sia essa bambino o adulto, nella situazione di desiderare di donarne un altro. Così i sorrisi si allungano, a volte sino a diventare molto lunghi! Chilometri di sorrisi!
Quanto può viaggiare lontano un sorriso? Il gioco è svelato nel titolo, nei risguardi il lungo percorso di un sorriso. Il primo sorriso parte una bella mattina di primavera da un tranquillo quartiere residenziale, casette piccole e colorate, accostate una all’altra o cresciute su di un prato fiorito. La scuola, lo stadio, il ristorante, qualche ufficio, i vicini e le relazioni tra di loro. Fiori bianchi a punteggiare giardini e aiuole e alberi dalle ricche e verdissime foglie.

Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books
Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books

In casa, mentre una bimba in tutù rosa e coroncina prova il passo di danza per il pomeriggio già di prima mattina, Baby tutto rotondo, tra le sue braccia sorride alla mamma. La mamma coglie quel momento e trattiene per sé, un poco solo per sé, il bel sorriso di Baby prima di donarlo alla maestra, Mrs Glass, assieme a un mazzetto fiorito e odoroso. Grata, Mrs Glass regalerà quel sorriso alla sua classe. Lo stesso sorriso, accompagnato da un ottimo voto sul foglio che Mrs Glass gli sta porgendo, fa sorridere Sebastian che felice lo porterà alla sua squadra.

Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books
Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books

È cominciato il viaggio del sorriso di Baby, di bocca in bocca, di situazione in situazione, di persona in persona. Da Roberto all’allenatore un po’ sconsolato per il risultato della squadra, dall’allenatore a Valerie che si è fatta male, da Valerie alla nonna, dalla nonna all’operatore ecologico, da lui al suo capo che lo donerà al cameriere, la sera a cena, che lo restituirà a Shane per il suo compleanno e Shane al nonno e il nonno… il nonno alla nuova vicina, cotonata e fiorata, appena arrivata, accompagnato da un grandissimo mazzo di fiori e da un biglietto di benvenuto. Lei, a sua volta, lo chiuderà in una busta per inviarlo a Jen, la sua nipotina che abita lontana, qualche casetta un po’ più in là, e che è malata ma che non rinuncerà alla sua corsa dopo aver trovato un sorriso così luminoso è incoraggiante nella cassetta delle lettere.

Jen lo porterà ai cuccioli abbandonati e quel cucciolo… quel cucciolo saltando, abbaiando e lanciando leccatine da lontano farà tornare il sorriso sulle labbra di Baby che sino a poco prima era molto contrariato. La giornata è stata lunga. I sorrisi pare abbiano fatto il giro del mondo, hanno consolato, premiato, scaldato il cuore, portato felicità e altri sorrisi per darsi poi appuntamento alla grande festa del quartiere che si svolge solo un po’ più in là, nel giardino della scuola con l’erba rasata per l’occasione, e tutti i vicini con un lungo e radioso sorriso stampato in viso! Chilometri di sorrisi!

Luciano Lozano è autore, grafico e illustratore spagnolo, i suoi lavori appaiono su numerose riviste internazionali e ha quella mano particolare di chi ha disegnato moda o si è occupato di illustrazione editoriale. La mamma di Baby è una bellissima donna, capello corto alla francese, foulard tra i capelli, jeans stretto a mezzo polpaccio, una Gucci al braccio. È, anche se solo illustrata, molto elegante e spicca tra le pagine. Così come spicca l’infanzia ma non certo per gli stessi motivi.

Molti sono i bambini raffigurati nelle pagine dell’albo ma neppure Baby, il più piccolo di tutti, intenerisce per bellezza. Sua sorella è la classica bimba tondetta che aspira alle scarpette a punta, vive in tutù e il suo viso è meravigliosamente rotondo. Così gli altri. Chi con gli occhiali, chi con le lentiggini, chi con i capelli tagliati a zero con ciuffo. È un’infanzia, quella disegnata da Lozano, non perfetta ma in divenire, che intenerisce. Intenerisce la sorella di Baby nel suo trench giallo, perfetto, lo si intuisce di sartoria, accanto a una mamma così elegante lei, paffutella in rosa con tutù e coroncina: è l’infanzia che sogna. Irregolare. Come la compagna con il viso troppo largo e quel sorriso che dice di denti da cambiare e mandibola da formare. È un’infanzia reale, abbozzata. Qualcosa in divenire. Ma spumeggiante e soprattutto sorridente! Chilometri e chilometri di sorrisi!

IMG-5466Titolo: Miles of Smiles
Autore: Karen Kaufman Orloff
Illustrazioni: Luciano Lozano
Editore: Sterling Children’s Books, New York, USA
Dati: 2016, 32pp, lingua inglese, US$ 14,95

L’ospite inatteso

L’ospite inatteso, di Antje Damm - 2019, Terre di Mezzo

L’ospite inatteso di Antje Damm, pubblicato da Terre di mezzo e tradotto da Giulia Genovesi, è un albo nelle cui  prime pagine trionfa un ombroso virato seppia, sebbene in certi punti delle tavole ci siano dei tocchi di luce che lasciano presagire un’evoluzione della storia verso il colore, libera dai toni impastati del grigio che nasce da Elsa stessa, la protagonista, e al contempo la affligge.

L’ospite inatteso, di Antje Damm - 2019, Terre di Mezzo
L’ospite inatteso, di Antje Damm – 2019, Terre di Mezzo

Elsa è una signora dai capelli raccolti in due crocchie sui lati, che beve il tè da sola, in una casa buia in cui la luce sembra restare all’esterno, non riuscendo a penetrare attraverso le finestre nonostante siano trasparenti. Ci si presenta in abito da casa e ciabatte, lo sguardo e pensoso. Sembra triste; Elsa ha paura di tutto.

L’ospite inatteso, di Antje Damm - 2019, Terre di Mezzo
L’ospite inatteso, di Antje Damm – 2019, Terre di Mezzo

Antje Damm ha ritagliato Elsa, poi ha completato la casa con mobili e arredi di cartone e quindi l’ha fotografata. Di tenerla pulita e in ordine si occupa Elsa, lo fa ogni giorno. Elsa  è un ritaglio triste di carta, bianco a quadretti neri e si muove in un contesto che  è tridimensionale, profondo, all’interno del quale, un giorno all’improvviso, dallo spiraglio lasciato aperto di una finestra, entra un aeroplanino di carta azzurra. Il giallo intenso dell’esterno, visibile solo attraverso le finestre di Elsa, ha aperto un varco a questo strano oggetto di cui Elsa ha tremendamente paura. Talmente tanta da bruciarlo. Ciononostante, durante la notte, Elsa non riesce a dormire tormentata dagli incubi e ossessionata dal terrore. Fino a quando, l’indomani, qualcuno bussa alla sua porta e lei, aprendo con lo sguardo arcigno di chi non vuol esser disturbato,  si ritrova di fronte un bambino, il legittimo proprietario di quell’invadente oggetto azzurro.

L’ospite inatteso, di Antje Damm - 2019, Terre di Mezzo
L’ospite inatteso, di Antje Damm – 2019, Terre di Mezzo

Al bambino dai vestiti dai colori sgargianti scappa la pipì, Elsa gli indica il bagno e lui si lascia dietro una scia di colore sempre più lunga. Ad ogni suo passo la casa di Elsa si tinge di nuovo, improvviso, inatteso, di qualcosa di non più tanto spaventoso. Il bambino curiosa, e man mano che il suo sguardo si posa sulle cose, esse si tingono, la stessa Elsa si colora quando comincia a giocare con lui, a leggerli delle storie

L’ospite inatteso, di Antje Damm - 2019, Terre di Mezzo
L’ospite inatteso, di Antje Damm – 2019, Terre di Mezzo

L’ospite inatteso, considerato dal New York Times tra i 10 migliori albi del 2018, è un libro in cui un’idea semplice apre le porte alla luce e al colore della compagnia dei sorrisi, capaci di scacciare il grigio della paura e della solitudine. Composto con eleganza e misura, si confronta con l’ineffabile spontaneità dei bambini, con la loro tenera invadenza, il loro rispondere ostinatamente con azioni semplici e naturali ai volti chiusi, le labbra serrate, gli occhi preoccupati degli adulti.

71oDNWHaCrLTitolo: L’ospite inatteso
Autore: Antje Damm
Editore: Terre di Mezzo
Dati: 2019, 32 pp., 12,90 €

 

 

antje Damm
Antje Damm