Il bestiario immaginario di Roger McGough

Per quanto appaia (e sia) semplice da leggere e guardare, è altrettanto complesso da recensire questo libricino di versi, questo Bestiario immaginario di Roger McGough. Del resto i risultati semplici, molto spesso, sono il frutto di un lavoro e una composizione complessi. Ed è proprio questa complessità a mettere in gioco chi scrive, ma, molto in precedenza, ad aver messo in gioco chi ha tradotto, Franco Nasi in questo specifico caso, che mi sento di definire, per l’eccellente lavoro autoriale, co-autore, appunto.

Bestiario Immaginario, McGough - Gallucci, 2013
Bestiario Immaginario, McGough – Gallucci, 2013

È necessario, quindi, procedere con ordine. Roger McGough, per cominciare, è uno dei più celebri poeti britannici, una personalità dalla produzione vivace, entusiasta e prolifica che ha sempre saputo accostarsi alla letteratura per l’infanzia con il rispetto e la premura che questo severo e delicato pubblico esige. Il Bestiario immaginario è il suo ultimo frutto destinato al consumo partecipato dei bambini; sono sue anche le illustrazioni (in bianco e nero, lineari e trasparenti).

Della tradizione dei bestiari immaginari, McGough conserva e applica la “mescolanza”, l’ibridazione, sfruttando con arguzia i nomi composti in quel processo creativo cui accennavo per cui un elemento complesso, composito appunto, diviene semplice e autonomo, assumendo un significato nuovo e bislacco, stravagante e surreale. Il primo animale immaginario è l’allivator (nato dal gioco che fonde un alligator/alligatore con un escalator/scala mobile) che, per mezzo di una poesia “concreta”, un calligramma, in cui le parole sono disposte sulla pagina a formare un disegno rappresentativo di ciò di cui si parla (di carrolliana memoria, penso a The Mouse’s Tale…), in italiano si trasforma e traduce in una divertente Squala Mobile, la cui illustrazione è stata creata su misura proprio da McGough che ha realizzato tutte le illustrazioni necessarie a completare il lavoro di traduzione quando essa non coincideva con l’originale.

Bestiario Immaginario, McGough - Gallucci, 2013
Bestiario Immaginario, McGough – Gallucci, 2013

Con tecniche di composizione diverse, tutte le poesie sono in rima. A parte i calligrammi ci sono le bestie immaginarie nate da parole matrioska, parole quindi che hanno in sé altre parole, come nel caso del tasso (badger) che contiene la parola bad  e quindi per gioco diventa il tasso cattivo, che in rima si contrappone al goodger, il tasso buono. Insomma, se la lingua madre di McGough fosse l’italiano il biancospino potrebbe diventare un istrice albino; il calcestruzzo uno struzzo di calce (idea del traduttore), una bella statua animale.

Bestiario Immaginario, McGough - Gallucci, 2013
Bestiario Immaginario, McGough – Gallucci, 2013

Il testo in inglese è a fronte e la sequenza è quella originale, in ordine alfabetico, scelta dall’autore.

Parole libere di zampettare e svolazzare in qualsiasi direzione le porti la fantasia (sottobraccio alla scienza compositiva) che indurranno certamente i vostri bambini a mettersi alla prova, a giocare sia con la penna che con la matita.

img1405-gTitolo: Bestiario Immaginario
Autore: Roger McGough
Traduttore: Franco Nasi
Editore: Gallucci
Dati: 2013, 160 pp., 15,00 €

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Arriva il gatto a salvarci dalla paura dell’altro e degli altri

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Arrivasse al mio orecchio di topo la voce trafelata e certamente sudaticcia, considerato il correre, di un pericolo imminente, da buon topo arriccerei il naso ,come per dire “l’avevo annusato anch’io”, farei vibrare i baffi e cercherei il rifugio più vicino e sicuro. Altrimenti verrei meno alla mia topesca e rinomata capacità di cavarmela in qualsiasi circostanza, di sopravvivere a qualsiasi sventura.

Però non sono un topo qualsiasi, giacché indosso pantaloni e gonnelle, guido i treni, cavalco le onde su  pesci variopinti, lavoro in banca, coltivo l’orto, vado al cinema e in bicicletta. In me si mescolano dunque caratteristiche del topo (pochi umani si spenderebbero così pienamente per avvisare tutti, ma proprio tutti, dell’arrivo del gatto, perché dimenticavo di dirlo, il pericolo è incarnato da un gran bel gatto),  qualità umane così come elementi fantastici e ciò che ne consegue è dunque un topo che non fugge ma aspetta in gruppo, tremante, che il gatto si manifesti (saggio o scriteriato?) e chi s’è visto, s’è visto.

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Vladimir Vagin e Frank Asch, russo il primo, americano il secondo, operano una mescolanza similmente eclettica che mostra il desiderio di palesarsi con evidenza ad ogni pagina. Insieme si lavora, in barba alla guerra fredda e ai gatti, insieme ci si organizza in risposta a una sola frase che popola le pagine di questo albo e sulla quale tutta la storia si innesta e svolge: “arriva il gatto!” (in italiano come nelle originali in russo e in inglese).

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Cosa comunica lo sguardo carico di premura, un po’ sgranato dalla frenesia, dei vari sorci che di muso in muso si passano la parola? Cosa si nasconde, oltre l’ovvio, in quell’annuncio così pressante? Si nasconde un finale saporito e fragrante, un finale collettivo, che proprio grazie allo svolgersi del racconto e al suo sembrare arrivare laddove tutti s’aspettano, ossia tra le fauci del felino, sorprende e rasserena: ricorda ai topi  (a tutti i topi del mondo) che non tutti i gatti sono uguali, così come non lo sono i topi (e forse nemmeno gli uomini).

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Qual è il finale? Beh… tra un paio di giorni potrete scoprirlo voi stessi in libreria (Arriva il gatto arriverà tra gli scaffali l’11 aprile) e sarà un piacere farlo, un piacere sorprendente dato da un’idea altrettanto singolare e da tavole illustrate dense di colore, cariche di dettagli, movimentate da scie luci e ombre vivificanti.

La sovracoperta diventa un poster, questo albo illustrato rientra quindi non solo nella categoria dei libri che non possono mancare nella libreria di ogni bambino, ma anche in quella dei poster che non possono mancare sulla parete della sua stanza.

arriva il gatto copTitolo: Arriva il gatto
Autori: Vladimir Vagin, Frank Asch
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

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Lo sguardo senza filtro dei bambini gonfia di rivalsa un palloncino rosso

Il palloncino, Isol

“Comunicare con i bambini è la cosa più semplice da fare giacché sono sempre pronti con le orecchie dritte, con gli occhi spalancati, le manine agili e curiose. Comunicare è semplice ma, secondo me, è necessario farlo con meno cautele rispetto a quanto certe paure contemporanee ci spingono e costringono a farlo. E il potere comunicativo delle fiabe ha un potenziale enorme, non computabile”. Così aprivo un articolo su La bella Griselda di Isol. E non posso fare a meno di riportare questo incipit, giacché, con diversi esiti, calza a pennello anche a Il Palloncino.

Il palloncino, Isol - Logos 2011
Il palloncino, Isol – Logos 2011

Che Isol sia perfida e senza pietà è ben noto; che proprio la sua perfidia sia la linfa vitale delle brevi e pungenti  storie che scrive e illustra è altrettanto noto, così come vero.  Che sia artista apprezzata nel mondo e che la lista dei premi da lei vinti sia lunghissima (ultimo quello assegnatole a Bologna pochi giorni fa, il celebre e probabilmente il più prestigioso tra i premi destinati agli autori della letteratura per l’infanzia: il Premio letterario Astrid Lindgren 2013 – ALMA) è cosa buona e giusta per il suo essere un’artista completa, intelligente, divertente e raffinata e per il suo saper traslare nelle proprie storie le stesse qualità. Ma che tra i pochi titoli pubblicati in italiano di Isol (tutti editi da Logos) ce ne siano anche di controversi è altrettanto vero, perlomeno secondo il mio punto di vista. Per alcune ragioni che andrò via via a esplicitare.

Piacciono molto ai genitori che li leggono sornioni, ridacchiando e apprezzandone l’ironica crudeltà; i genitori in questione a volte non si fanno nemmeno molti scrupoli a spendere 14,00 euro per un libricino di dimensioni ridotte e poche pagine seppur di pregiata fattura editoriale. Ma mi chiedo: piacerebbe davvero ai bambini, (piace?), Il palloncino?

Il palloncino, Isol - Logos 2011
Il palloncino, Isol – Logos 2011

Camilla ha una mamma di quelle che strillano, si agitano e strillano tanto da diventar paonazze, rosse e gonfie come un palloncino. Un giorno Camilla, sorprendentemente ieratica dinanzi alle arrabbiature della madre, desidera che la mamma divenga un palloncino e il suo desiderio diviene realtà. Il palloncino ha in comune con la mamma il rosso e le forme tondeggianti. Per il resto è silenzioso e questo a Camilla basta. La bambina lo porta al parco e lì incontra un bimbo per mano alla propria mamma, longilinea e bella; “Che bel palloncino!” le dice il bambino. “Che bella mamma!”, risponde Camilla. “E tutte e due se ne tornano a casa, pensando: “Pazienza… Non si può mica avere tutto!”.

Ebbene, il libricino in questione è destinato a bimbi di due anni, e su questa scelta mi trovo d’accordo con l’editore, giacché ritengo che sia esattamente quella l’età piena dell’egocentrismo/egoismo dei bambini, che poco si preoccupano dei sentimenti di coloro che stanno attorno al loro (che forse sono lì per far loro da cornice, che altro senso avrebbero, altrimenti?).

Il palloncino, Isol - Logos 2011
Il palloncino, Isol – Logos 2011

Però, possibile che per sottolineare la crudele arguzia di Camilla si debba ridurre il ruolo della madre a mera urlatrice? Che i bimbi siano tanto intelligenti e pungenti si sa, ma siamo certi che oltre a saziare il proprio egocentrismo in queste pagine trovino anche altro? Non si tratta piuttosto di far leva sulla necessità di espiazione dei genitori urlanti, distratti, di fretta, inducendoli a ridere di quella che spesso (non sempre ma spesso) è una manifestazione altrettanto umana della propria condizione? Insomma mi chiedo: che lavoro faccia la mamma di Camilla, se sia amata, se Camilla sia esasperante o meno, se la mamma abbia la possibilità di far frequentare a Camilla un asilo nido, se sia sola, se sia felice.  Se la mamma alta e coi capelli fluenti incontrata al Parco abbia a casa una governante che mentre passeggia col proprio bambino (beata lei) stia preparando il pranzo al posto suo… insomma, mi sembra che si rida di un disagio e non lo condivido, giacché sono convinta che dietro all’urlo di molte madri urlanti ci sia sempre un disagio (ritengo infatti che a nessuno piaccia urlare o agitarsi) e che non tutte le madri abbiano la fortuna di poter sorridere sempre.  Peraltro quelle che lo fanno, spesso non hanno idea del loro essere privilegiate.isol

Per tornare al rapporto dei bambini coi libri: il bimbo di due anni si sente attratto dal palloncino rosso (e chiunque abbia avuto a che vedere con un bimbo di due anni sa che cosa farebbe per averne uno);  e si diverte. Apprezza le illustrazioni, sebbene non colga l’ironico senso di fondo. I bimbi più grandi si commuovono e si pongono domande. Domande di diverso genere: tornerà la mamma di Camilla? Ma è morta la mamma di Camilla? Ma adesso chi c’è a casa di Camilla?

Altri, giacché lo sguardo dei bambini è consapevole sempre, in ogni circostanza, alla prima occasione minacceranno fieri: “guarda mamma (o all’occorrenza papà) che ti trasformo in un palloncino!”

copertina isolTitolo: Il palloncino
Autore: Isol
Editore: Logos
Dati: 2011, 32 pp., 14,00 €

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Questo cappello mi calza a pennello!

Questo non è il mio cappello, Jon Klassen

Questo non è il mio cappello - Jon Klassen - Zoolibri 2013
Questo non è il mio cappello – Jon Klassen – Zoolibri 2013

È un vero e proprio thriller questo secondo appuntamento con la trilogia dei cappelli di Jon Klassen. Un pesciolino reo confesso ruba il cappello (un piccolo cappello) a un grande pesce addormentato. Lui lo sa che non si dovrebbe fare, rubare un cappello, rubare in genere, però è un fatto che il cappello rubato gli calza a pennello mentre al pesce legittimo proprietario stava evidentemente piccolo.

Questo non è il mio cappello - Jon Klassen - Zoolibri 2013
Questo non è il mio cappello – Jon Klassen – Zoolibri 2013

Il pesciolino nuota velocemente in cerca di un riparo, di un luogo sicuro in cui scampare sostanzialmente alla propria coscienza, giacché il ladruncolo è convinto di aver compiuto il furto perfetto, che il pescione sia tonto quanto grosso e non si accorgerà di nulla, che il pescione non lo troverà mai e che il granchietto che l’ha visto fuggir via con il cappello in testa gli farà da palo. Però… ebbene il ‘però’ non posso svelarlo altrimenti che thriller sarebbe? Quello che posso certamente aggiungere è che questo albo è elegante e arguto tanto quanto lo era “Voglio il mio cappello!”, che le illustrazioni attuano un gioco di sguardi esilarante ed esso stesso narrativo, che questo albo non può assolutamente mancare nella libreria dei vostri bimbi.

La casa editrice che lo pubblica, Zoolibri, lo consiglia dai 5 anni, io credo sia adatto anche a partire dai 3.

Per giocare con il pesciolino e il cappello che non è suo la Walker Books ha realizzato due semplici schede che trovate qui

questo-non-e-il-mio-cappelloTitolo: Questo non è il mio cappello
Autore: Jon Klassen
Editore: Zoolibri
Dati: 2013, 40 pp., 15,00 €

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Violetta, streghetta suppergiù

Violetta, è un nome delizioso, forse poco adatto a una strega. E infatti Violetta non è affatto una strega come le altre, anche se ambisce ad esserlo. Insegue sogni sghignazzanti di nasi bitorzoluti, cappelli neri dalla punta un po’ sbilenca e floscia, scope volanti e corvi neri da compagnia… certo, è una strega! E quale strega non vorrebbe essere perfetta alla maniera “streghica”?

Violetta la streghetta e l'incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson - Beisler 2013
Violetta la streghetta e l’incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson – Beisler 2013

E qui, proprio sulla ricerca della perfezione, si innesca lo zig zag tra potenza magica e candore di Violetta che per diventare una strega in tutto e per tutto usa potentissimi incantesimi e formule arcane. Peccato che i suoi, però, siano incantesimi suppergiù, e allora nel momento in cui evoca una brutta casa stregata l’incantesimo riesce, come dire, suppergiù, e le parenti vengon fuori storte. Così come la scopa che dovrebbe essere dritta e solida, per una formula detta bene suppergiù compare, certo, ma piena di spigoli e piegature e garantisce un volo a zig zag. Le streghe esperte se la ridono mentre assistono alle peripezie di Violetta, ma alla streghetta non importa affatto: a lei sta bene così; è felice persino del suo coniglio azzurro sebbene nelle intenzioni dovesse essere un corvo.

Violetta la streghetta e l'incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson - Beisler 2013
Violetta la streghetta e l’incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson – Beisler 2013

Per quanto bizzarra, Violetta dimostra in un crescendo di coraggio, ingenuità e valore, che la rendono unica e straordinaria, quanto sia necessario che ciascuno abbia le proprie di capacità e quanto possano essere utili sebbene siano suppergiù rispetto al metro consolidato e consueto.

Le illustrazioni di Henrike Wilson si sposano benissimo con il testo in rima di Anu Stohner che la traduzione di Chiara Belliti rende in maniera simpatica e ariosa. La reiterata formula suppergiù induce i bimbi ad anticipare il pasticcio, l’errore, che Violetta sta per compiere e si innesca un gioco, parallelo alla storia, che mi piace immaginare faccia parte della storia stessa, in cui si verificano  pasticci colorati e puzzolenti, esplosivi e bislacchi.

Violetta la streghetta e l'incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson - Beisler 2013
Violetta la streghetta e l’incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson – Beisler 2013

La coppia Henrike Wilson – Anu Stohner è molto rodata, e si vede; assieme hanno scritto e raccontato di pecore, streghe e babbi natale. Violetta la streghetta e l’incantesimo suppergiù è realizzato in maniera classica con tavole che si svolgono su doppia pagina e si coordinano con i blocchetti di testo che occupano una striscia bianca alla base delle stesse, quasi a far loro da didascalia. Sia le tavole che le parole sono perfette per la lettura autonoma dei bimbi in età scolare, così come all’ascolto di quelli che ancora non sanno leggere.

copertina violettaTitolo: Violetta la streghetta e l’incantesimo suppergiù
Autore: Anu Stohner
Illustratore: Henrike Wilson
Editore: Beisler editore
Dati: 2013, 28 pp., 13,90 €

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Tutto può essere il contrario di tutto. Specie se c’è di mezzo Alice attraverso l’arte di Yayoi Kusama

Alice nel paese delle meraviglie - Lewis Carrol - copyrigth © yayoi kusama - Orecchio acerbo
Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carrol – copyrigth © yayoi kusama – Orecchio acerbo

Alice moriva di noia a starsene seduta con la sorella sulla proda, senza far niente; aveva sbirciato un paio di volte il libro che la sorella stava leggendo, ma non c’erano né figure, né dialoghi, “e a cosa serve un libro” pensava Alice “senza figure né dialoghi?”

Già, a cosa serve?
Se poi si tratta di Alice nel paese delle meraviglie, probabilmente il più immaginifico, sognante, allucinato ed esplosivo libro degli ultimi secoli, davvero, a che cosa serve?
A ben poco direi.

Certo le illustrazioni narrative (talvolta spiccatamente didascaliche) cui la traduzione classica ci ha abituato subirebbero uno scossone non da poco a sfogliare queste pagine in cui Alice passa attraverso lo specchio e l’arte di Yayoi Kusama.

In un’intervista rilasciata a Bomb nel 1999 (che se volete potrete leggere per intero qui) Yayoi Kusama dichiarava che la propria arte si origina da allucinazioni che solo lei può vedere; leggendo quel passaggio che si inserisce in un contesto di chiara lucidità assertiva è stato come se un alito di tenerezza vibrasse sul mio collo, mi parlasse di un limes buio e luminosissimo sul quale, non oltre, non prima, può accadere di tutto, si può anche incontrare un sorriso senza corpo, un sorriso umano che è il sorriso di un gatto, su cui s’appoggia una farfalla nera e dal quale pende un cordoncino con all’estremità un bottone. Un sorriso che ciascuno può appuntarsi alla giacca, alla memoria, tanto concreto, tanto largo, a ricordarci che certe immagini sebbene abbiano il potere di scomparire sono lì proprio per restare, e parlare. Magari sorridere.

Alice nel paese delle meraviglie - Lewis Carrol - copyrigth © yayoi kusama - Orecchio acerbo
Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carrol – copyrigth © yayoi kusama – Orecchio acerbo

La tavola apparecchiata in occasione del tè dei matti è un trionfo di mosaici e di pois colorati, che pezzetto di fianco a pezzetto, pallino di fianco a pallino compongono immagini che sono dettagli e che suggeriscono un contesto dal quale sono stati esclusi i protagonisti: rimane un cappello, svolazzano le farfalle (coloratissime, questa volta), mollemente si rilassano le posate che qualcuno ha usato per mangiare l’anguria o zuccherare il tè.

Ma Alice, dov’è? Si è persa in un pois? Ha mangiato qualcosa che l’ha fatta divenire tanto piccola da essere invisibile ai nostri occhi? Magari, c’è, solo si nasconde sotto la corolla dall’aspetto poco edibile di un fungo, o sul dorso di una lumaca poco lesta.

Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carroll – copyrigth © yayoi kusama – Orecchio acerbo

La incrociamo solo due volte, la prima volta ne vediamo il collo lungo, lunghissimo, dopo aver scoperto ciò che può accadere a seguire i consigli di un bruco; la seconda ci saluta con un’ombra corrucciata, dal davanzale di una finestra incastonata in un peperone. Il fiore orologio segna le tre, la sorella di Alice la immagina da grande; “cercò di immaginarsi come questa sorellina si sarebbe trasformata in un prossimo futuro, in una donna adulta; e come avrebbe mantenuto attraverso tutti gli anni della sua maturità il cuore semplice e affettuoso dell’infanzia”. Forse crescendo è divenuta altro, forse ci sono decine, centinaia, di Alice che non hanno disatteso le aspettative e i sogni dell’infanzia, forse, anzi, per certo Yayoi Kusama è una di loro. D’altra parte lo afferma lei stessa in una dichiarazione brevissima, che ha un tono deciso e il sapore della serenità: “Io, Kusama, sono la moderna Alice nel paese delle meraviglie”.

Alice nel paese delle meraviglie - Lewis Carrol - copyrigth © yayoi kusama - Orecchio acerbo
Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carroll – copyrigth © yayoi kusama – Orecchio acerbo

Alice_coverTitolo: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie. 
Autore: Lewis Carroll, Yayoi Kusama
Traduttore: Milli Graffi
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 192 pp., 30,00 €

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Bestie

Bestie, Fabian Negrin - Gallucci
Bestie, Fabian Negrin – Gallucci

Tutto incomincia con un espediente: una sosta durante un lungo viaggio in macchina. Due bambini, fratello e sorella, reclamano a viva voce la possibilità di fare pipì e, ottenuto quanto richiesto, ne approfittano per far viaggiare una barchetta di plastica blu in un torrentello. Il torrente in effetti è piccolo ma la corrente abbastanza forte da costringere i bambini a una corsa che li porterà lontani dalla macchina, a perdersi. È in questo momento, e più precisamente nell’istante in cui i due bimbi prendono coscienza della situazione in cui si sono cacciati,  che dalla marachella si passa all’avventura lirica.

Bestie, Fabian Negrin - Gallucci
Bestie, Fabian Negrin – Gallucci

Serve ai bambini qualcosa che li consoli e riconduca fuori dalla foresta fitta, sfrangiata, bruna cangiante nel rosso, nel giallo, nell’arancio; fatta di massi e fronde avvolgenti che confondono e trattengono. Servono delle qualità, e gli animali determinate qualità e capacità, che un tempo erano anche degli uomini, le posseggono. Chiaramente essi sono più affini alla natura e al suo contesto, ai suoi segnali. Non c’è magia, non c’è metamorfosi simbolica: si tratta piuttosto del tentativo, completamente riuscito, di guardare a sé stessi e agli altri senza il filtro delle consuetudini e delle maniere. Quando entra in gioco la paura non c’è il freno inibitore della soggezione: è facile, molto facile sentirsi un coniglio; così come quando si è preoccupati e in ansia è semplice cedere a una rabbia da mamma orsa, preda del terrore di aver smarrito i propri cuccioli e, ancora, se si è furbi, ma tanto furbi, da trovare soluzioni laddove sembrano non essercene, allora sì, la trasfigurazione in volpe sembra quasi necessaria. Il tutto all’improvviso, nel momento in cui le prime bestie appaiono non è immediata la percezione dell’idea autoriale che sta dietro alla scelta; poi come un’epifania diviene chiaro, e lampante si rivela la genialità della semplicità.

Bestie, Fabian Negrin - Gallucci
Bestie, Fabian Negrin – Gallucci

Per quanto sia evidente anche per l’occhio meno esperto che le immagini siano immaginifiche e metanarrative mentre il testo sia volutamente ridotto alla sua funzione esplicita, quella narrativa appunto, sono dell’opinione che in un albo illustrato l’equilibrio debba esserci sempre tra un medium e un altro: così come si insiste sulla qualità comunicativa dell’immagine credo sia necessario non farlo a scapito del testo. In questo caso ho trovato che rappresentasse una riduzione della fluidità narrativa il ricorso al discorso diretto o meglio ai relativi e incalzanti “disse”, “rispose”, “chiese”, “risposi”.

Bestie, Fabian Negrin - Gallucci
Bestie, Fabian Negrin – Gallucci

Allo scorrere delle immagini, sempre più ritmiche, sempre più piene di elementi e dettagli, sempre più grandi, quasi come se si modificassero mano a mano che la leggerezza delle azioni dei bambini lasciava il posto alla ferinità dell’istinto e delle sensazioni, mano a mano che quell’istinto, quelle capacità animali sbocciavano sulla pagina e la riempivano di stupore e sorpresa,corrisponde un restringersi del testo, quasi a voler sottolineare che non serve più, a mettere un punto alla narrazione con frasi minime, spezzate, quasi categoriche. (Sebbene contrasti con questo mio punto di vista quello della mia bambina, la quale, rientrando tra i destinatari principali dell’albo, abbia apprezzato moltissimo annuendo sorniona nel sentire le parole bambine, nel sentire che “sì, a volte i genitori sono proprio delle bestie!”).

copertina bestieTitolo: Bestie
Autore: Fabian Negrin
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 36 pp., 17,00 €

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Favole per bambini spiritosi dalla celebre Enciclopedia della favola a cura di Gianni Rodari

Favole per bambini spiritosi. Ricevo questo albo illustrato edito da Editori Internazionali Riuniti. È parte e incipit di quella che sarà una vasta enciclopedia della favola di una delle più celebri enciclopedie della favole, vale a dire quella a cura di Gianni Rodari.

Mariachiara Di Giorgio - Favole per bambini spiritosi, a cura di Gianni Rodari - Editori Riuniti
Mariachiara Di Giorgio – Favole per bambini spiritosi, a cura di Gianni Rodari – Editori Riuniti

Incomincio a leggere con una certa diffidenza, in dubbio se considerare questa raccolta una novità che, nella lunga tradizione di quest’opera letteraria di ricerca, adattamento e cura, restituisca un meritato protagonismo tra gli scaffali delle librerie a favole splendide, o se vederlo come un, comunque apprezzabile, tentativo di cimentarsi nella riedizione di un prodotto di certo fascino e successo. D’altra parte conservo nella mia libreria l’enciclopedia completa di queste fiabe, sempre edita dallo stesso editore che all’epoca, solo nel 2005, fu pubblicata in un formato diverso (quasi quadrato) e con diversi colori di sfondo per le copertine; colori che davano il nome alle varie “raccolte”: Il librino verdone delle favole (con le splendide illustrazioni di Lucia Scuderi), Il librino violetto delle favole (con le illustrazioni dal tocco classico di Francesca Ghermandi) e così via con quello rosso, quello oltremare…

Certamente in questa nuova edizione è stato svolto un lavoro editoriale accurato che raggruppa le fiabe con un criterio originale (oltre a quelle per bambini spiritosi, per esempio, c’è il volume per bambini nottambuli), in cui si attribuisce molta importanza e spazio anche alle illustrazioni. Quelle di queste Favole per bambini spiritosi sono di Mariachiara di Giorgio. Trovo molto interessanti le illustrazioni a piena pagina o su doppia pagina: c’è un uso sapiente di matita e acquerello otre a qualche traccia di acrilico, grazie al quale, specie nelle illustrazioni che giocano con la prospettiva (quella forzata de Il sindaco e il diavolo, per esempio) e con i dettagli, il risultato è eccellente. Anche i giochi di trasparenza e sovrapposizione rivelano il gusto per il tocco delicato che si nasconde dietro alla resa di dettagli evocativi. Meno incisive le immagini che si ritagliano uno spazio tra i vari blocchetti di testo o al margine. Le ho trovate un po’ troppo didascaliche, poco narrative nello sforzo di esserlo; pericolo naturale e difficilmente sormontabile quando ci si cimenta con testi fortemente e già autonomamente descrittivi e comunicativi.

Mariachiara Di Giorgio - Favole per bambini spiritosi, a cura di Gianni Rodari - Editori Riuniti
Mariachiara Di Giorgio – Favole per bambini spiritosi, a cura di Gianni Rodari – Editori Riuniti

Per quanto riguarda le favole beh, “troverete in essa [la raccolta] fiabe celebri e fiabe sconosciute, fiabe allegre e fiabe tristi, e forse persino fiabe crudeli: perché le fiabe sono lo specchio del mondo e della vita  e vi si impara ogni sorta di cose sugli animali, sulla gente, sulle gioie e sulle disgrazie degli uomini” (Gianni Rodari).

copertinaTitolo: Favole per bambini spiritosi
Autore: a cura di Gianni Rodari
Editore:  Editori Riuniti
Dati: 2012, 48 pp., 15,00 €

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Parole e numeri nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll

“Alice’s Adventures in Wonderland” (1865), Sir John Tenniel
“Alice’s Adventures in Wonderland” (1865), Sir John Tenniel

Inventore del nonsense, spietato critico della morale vittoriana, letterato appassionato e creativo, studioso con uno speciale interesse per il mondo dell’infanzia, matematico. Oppure tutte queste cose assieme, era Lewis Carroll. Sorprendente inventore di giochi logici frammisti di lingua, narrativa e calcoli logico-matematici Carroll si rivela in ciascuna delle sue opere, ma è in Una storia ingarbugliata e ne Il gioco della logica (entrambi editi da Astrolabio) che questo talento è lampante.

Una storia ingarbugliata fu pubblicata a puntate nel The Monthly Packet, a partire dal 1880. In ogni “garbuglio” Carroll nascose “come le medicine che venivano nascoste con tanta abilità, ma con scarsi risultati, nelle marmellate della nostra prima fanciullezza” problemi logici, matematici, algebrici col chiaro intento di educare al pensiero logico per mezzo della narrazione. Carroll ci regala qualche ora di divertente umorismo e l’occasione di esercitare e mettere alla prova il nostro acume matematico per mezzo di dieci capitoli (garbugli) che costituiscono una storia piacevole e insolita che diverte, non limitandosi a ricordare le sue opere di maggior successo.

I piccoli universi logici creati da Carroll sono talvolta reali, altre iperrealistici, altre assurdi, assolutamente non rapportabili con la realtà stessa. Le proposizioni logiche semplici e ricorrenti (nessun x è m; alcuni x sono m; tutti gli y sono m) sono talvolta composte da elementi noti e comprensibili (il dentista, per esempio, e l’arcinota paura che i bambini nutrono nei suoi confronti o il fatto che il sale non sia zucchero), altre assolutamente astratte, con l’invenzione di parole prive di significato (i Grurmstipths) ma con un chiaro significante: essere parte integrante di un’equazione o proporzione o sillogismo logico.

Ne Il gioco della logica per mezzo di due diagrammi e nove gettoni, cinque blu e quattro rossi, Carroll ha ideato gioco semplice ma coinvolgente per mezzo del quale mostra come la logica aristotelica possa essere trasformata in un momento di svago. Le pagine di questo agile, e assolutamente stimolante volume, sono costellate da centinaia di sillogismi divertenti e stuzzicanti non solo per la mente ma anche per l’umore.

Humpty Dumpty e Alice, da "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò". Illustrazione classica di John Tenniel.
Humpty Dumpty e Alice, da “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”. Illustrazione classica di John Tenniel.

Mentre nell’algebra i rapporti tra i numeri e i simboli matematici, e il loro ordine, condizionano le soluzioni dei problemi, nel gioco della logica non c’è un limite alle combinazioni che possono intervenire, dando luogo a diversi risultati, quando si tratta di elementi lessicali e non meramente numerici. Le parole perdono il loro contatto originario con la realtà e da essa si discostano per divenire semplici ed efficaci elementi di equazioni logiche. Ripercorrendo una strada già battuta in Attraverso lo specchio, riproponendo un assioma della semiotica The Humpty Dumpty Position:
– “Quando io uso una parola” disse Humpty Dumpty, in tono non privo di disprezzo, “la parola significa quello che io voglio farle significare, nè più nè meno.”
– Ma la questione è”, disse Alice, “se può dare alle parole tanti significati diversi…”
– “La questione è” ripetè Humpty Dumpty, “chi è che  comanda… ecco tutto.”

Leggendo queste pagine sorrido non solo per l’irresistibile umorismo con il quale mi trovo a dialogare ma per certe affermazioni così attuali e allo stesso tempo desuete che, accidenti! Non dovrebbero farmi sorridere: “Come ben sapete non si ottiene nulla per nulla: [i giovani] devono lavorare per guadagnarsi da vivere. E come potranno lavorare se non sanno nulla? Date retta a me, con i tempi che corrono non c’è nulla da fare per gli ignoranti!”.

E adesso chi lo racconta a Lewis Carroll che la società non va più così? Che la situazione da lui dipinta e prospettata si è ribaltata in modo ancora più surreale che in una delle sue storie? Potremmo mettergliela così: viviamo in un Paese delle meraviglie, e per fortuna o per disgrazia dobbiamo esercitare le nostre menti e riuscire a confrontarci con crudeli regine di cuori e grotteschi cappellai matti. Sia mai che un giorno ci accorgeremo, e s’accorgeranno, che non siamo più bambini e che invece, molto dolorosamente, siamo diventati adulti, coscienti di esserlo.

Alice scoppiò a ridere. “Non serve riprovarci” disse. “Non si può credere alle cose impossibili”.
“Direi che sei giù d’esercizio” disse la Regina. “Quando avevo la tua età, io ci provavo sempre una mezz’oretta al giorno. A volte riuscivo a credere anche fino a sei cose impossibili prima di colazione, al mattino. Ecco il mio scialle che vola via di nuovo!”
(Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie).

downloadTitolo: Una storia ingarbugliata
Autore: Lewis Carroll
Editore: Astrolabio
Dati: 1969, 102 pp., 9,30 €

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51v5iqtrsgl-_sx341_bo1204203200_Titolo: Il gioco della logica
Autore: Lewis Carroll
Editore: Astrolabio
Dati: 1969, 106 pp., 8,50 €

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