La piccola fiammiferaia alla riscossa

Si sconsiglia la lettura alle persone troppo schizzinose – avverte Bianca Pitzorno in apertura de L’incredibile storia di Lavinia. Aggiungerei che se ne consiglia la lettura, invece, a tutti quanti abbiano voglia di ridere a crepapelle, oppure commuoversi fino alle lacrime e, poi, a tutti quanti coloro che, dotati di uno spirito dissacrante, abbiano voglia di mettere in atto (almeno figuratamente) qualche piccola rivalsa sulle persone grette e prepotenti. Perché poi, diciamocelo fuori dai denti, taluni si comportano davvero in maniera odiosa nei confronti dei più deboli, allora che quest’ultimi abbiano una possibilità e, quando ce n’è davvero bisogno, sporchino liberamente con la cacca quelli che se lo meritano è anche giusto!

L'incredibile storia di Lavinia - Bianca Pitzorno, E. Bussolati - Einaudi
L’incredibile storia di Lavinia – Bianca Pitzorno, E. Bussolati – Einaudi

Perché concorderete tutti con me, che un uomo, proprietario di un negozio di scarpe, che neghi a una bimbetta di sette anni scalza sulla neve della vigilia di Natale, intirizzita, quasi congelata dal freddo, un paio di scarponcini, un po’ di cacca la meriti; e un direttore d’albergo che, affogato nell’abbondanza, sovrastato dalla propria indifferenza, neghi a una bimbetta, sempre quella di cui sopra denutrita e lacera, un po’ di cibo, se la meriti anch’esso…

Lavinia è una bimba sola e povera, per raggranellare qualche soldo vende i fiammiferi sulle scalinate del Duomo di Milano. Non ha nessuna prospettiva dinanzi a sé, nessuna speranza, e non conta che sia Natale: la neve è fredda e i crampi della fame dolorosi. Quando per Lavinia sembra non prospettarsi altro che un’altra notte all’addiaccio ecco che da un taxi scende una scosciatissima ed eccentrica signora (che si rivelerà essere poi una fata) che le dona un oggetto magico: un anello tra i più preziosi, grazie al quale, ogni volta che Lavinia lo desidererà e semplicemente girandolo, potrà trasformare qualsiasi cosa in cacca (naturalmente la puzzolente magia è reversibile e Lavinia può riportare le cose al loro stato iniziale se lo desidera).

L'incredibile storia di Lavinia - Bianca Pitzorno, E. Bussolati - Einaudi
L’incredibile storia di Lavinia – Bianca Pitzorno, E. Bussolati – Einaudi

Lavinia è fantasiosa e spiritosa, non si perde mai d’animo e imparerà a usare l’anello magico per volgere a suo favore anche le situazioni più difficili e finalmente incominciare a vivere una vita più adatta a una bimbetta; l’unica cosa che le manca è l’affetto di un amico e sarà proprio la conquista della vera e disinteressata amicizia l’avventura più avvincente in cui ci trascinerà Lavinia.

La storia di Lavinia in formato tascabile è illustrata da Emanuela Bussolati con immagini dai tratti lineari, dai colori tenui, divertenti, nella maggior parte dei casi, e ricche di dettagli ma anche dolci e struggenti quando indugiano nella resa della condizione di povertà e solitudine della piccola Lavinia. Per fortuna c’è la cacca però! È proprio il caso di dirlo, e questa magia fumante e scura ci restituirà un divertito sorriso perché, che sia puzzolente o meno, la magia è sempre tale.

Bianca Pitzorno col suo tocco frizzante e lieve ci regala una fiaba natalizia sui generis, ideale per trascorrere un po’ di tempo assieme ai nostri bambini riflettendo e trovando una soluzione dolce e divertente all’amarezza dell’indifferenza.

97888792617221Titolo: L’incredibile storia di Lavinia
Autore: Bianca Pitzorno, E. Bussolati
Editore: Einaudi ragazzi
Dati: 2010, 112 pp., 8,00 €

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Il cavallo cavilla, una quaglia si squaglia, il vento può anche essere sventato

Prendete uno dei poeti polacchi più celebri del suo tempo, aggiungete sette prese di illustratori simili a nessuno, condite a manciate piene di una spezia tra le più rare, la prelibata traduzione, servite in un allestimento grafico accattivante e impeccabile e otterrete un albo di poesie per bambini dal gusto unico e leggero come solo le pietanze genuine sanno essere.

Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim - Orecchio Acerbo
Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim – Orecchio Acerbo

Julian Tuwim (Lódz, 1894; uno dei fondatori del gruppo sperimentale di poesia Skamander) negli anni tra le due guerre affrancò la poesia dalla funzione patriottica che l’aveva fino ad allora reclusa in una gabbia nazionalista e la tuffò, con scanzonata serietà, in un mare di giochi linguistici che nulla hanno di precostituito: neologismi, suoni, timbri.

In ciascuna delle poesie selezionate per questo albo, l’approccio al lessico, e al linguaggio, è assolutamente non convenzionale; è un’operazione letteraria talmente complessa da sembrare un gioco, una naturalezza, uno scherzetto –come la poesia che riempie una pagina ocra e affianca due zanzare poco moleste, credo traccia di un verso polacco, che suggono il sangue da una provetta piuttosto che da noi umani–. Le parole si fanno acqua, vento, gelo, si confondono con la natura; sono splendenti e ombrose, ricche e povere, sono umane, viventi.

Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim - Orecchio Acerbo
Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim – Orecchio Acerbo

E il lavoro di traduzione qui è magistrale; Marco Vanchetti ha realizzato il sogno di ogni traduttore: scomparire dalla pagina, far dimenticare a chi legge che un traduttore effettivamente c’è, che la lingua in cui è stata concepita e in cui si è realizzata quella poesia non è quella italiana. E invece la lingua madre è proprio un’altra, quella polacca. E inoltre si tratta di poesia, si tratta di condurre da un luogo a un altro e da un tempo a un altro parole radicate in una tradizione che è essa stessa “altra”, sottintesi propri a una lingua che si intrecciano ad assonanze e a suoni essi stessi “altri”; si tratta di ottenere un risultato divertente, ritmico, coinvolgente e, mi ripeto, qui il lavoro è magistrale.

Perché Tutti per tutti è un libro semplicemente complesso. Scorre lievemente, pagina dopo pagina diverte. Sospende dalla concentrazione della lettura rapita scuotendola con qualche onomatopeico “gnic e gnac”; sorprende con qualche mosca che si intrufola tra le parole, a ribadirle, scherza con i nonsense e poi nasconde dietro e fra le parole ironia e sarcasmo che, per fortuna, fanno proseliti tra i bambini.

E commuovono gli adulti, fino alle lacrime, perché è quanto mai vero ed è toccante ed è amaro che “È per il ben di tutti;/Per questo io ti dico/Tutti han da lavorare,/Mio giovane amico.” È come se l’ombra delle sillabe troncate s’allungasse a toccare le altre ancora intere e poi si stendesse sull’intera pagina , ammantando il ritmo rassicurante della filastrocca, che dà il titolo al libro, di una tenerezza amara.

Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim - Orecchio Acerbo
Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim – Orecchio Acerbo

Poche pagine a ritroso e ci si imbatte in una poesia irridente e incalzante che mette con le spalle al muro –e che soddisfazione!– la saputella Sofia tuttoio.

Sette diversi progetti grafici (di Gosia Gurowska, Monika Hanulak, Marta Ignerska, Agnieszka Kucharska-Zajkowska, Ania Niemierko, Gosia Urbanska e Justyna Wroblewska) per costruire, grazie a segni chiari e armonici, essi stessi narrativi, un unicum lineare e raffinato di poesia visiva.

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Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim – Orecchio Acerbo

Tra tutti, complici La rapa e Il Signor Trallallini, quello che ci ha più convinto è quello di Monica Hamulak in cui sagome e figure dai margini netti stanno adagiate su fondi compatti (di grano, ciliegia, amaranto, grigio e ardesia) e simulano la staticità dell’azione. Poi prendono vita e movimento in un gioco equilibrato di vuoti e di pieni e lasciano traccia della loro fisica presenza sul foglio con ombre, pezzetti di sé. Le figure si lasciano alle spalle passi e saltelli, cadute e parole a suggerire che ogni azione, anche la più semplice, richiede energia e di questa energia, di questo sforzo, rimane sempre memoria.

tutti_per_tutti_cover1Titolo: Tutti per tutti. Poesie per bambini
Autore: Julian Tuwim, traduzione di Marco Vanchetti
Editore: Orecchio Acerbo
Dati:2010, 136 pp., 23,50 €

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Tutti i nomi di Giufà

Giufà, tipo eccentrico, in certe circostanze davvero, davvero, sciocco, altre volte sfacciatamente fortunato, altre ancora magico, sporadicamente geniale alla maniera in cui solo i più genuinamente ingenui possono esserlo. Prima arabo, poi turco e siciliano, risale tutta la penisola passando per la Calabria, arriva in Toscana e poi a Genova, si trasferisce in Germania. Gira per il mondo oppure forse c’è sempre stato, proprio in ogni parte del mondo intendo, un Giufà originale, appartenente a ciascun posto come a nessuno.

Giufà - Sinnos
Giufà – Sinnos

Scherzo, burla, divenuto prima personaggio, poi fiaba, poi tradizione letteraria, Giufà incarna e dissacra stoltezza e furbizia, non felice ma comune connubio rintracciabile in più parti del mondo e per questo, probabilmente, di così radicata fortuna;  è specchio lucente della facoltà migrante che hanno le storie, che hanno le favole. Non a caso “Giufà” di Chiara Carrer e Francesca Corrao è edito dalla Sinnos, casa editrice che da quasi vent’anni si occupa di mediazione culturale e di diffusione della lettura; ed è il nome di una deliziosa libreria caffè che qui a Roma, a San Lorenzo, riserva ampio spazio alla letteratura migrante.

Personaggio migratorio e migrante, quindi,  personaggio-ponte, per dirlo alla maniera letteraria, non ci sarebbe stato modo migliore per iniziare a raccontarne di quello scelto dalle autrici che, dopo aver selezionato sei tra le tante storie con protagonista Giufà, scelgono di cominciare con una bella immagine del bacino del Mediterraneo, mare fecondo per questo personaggio, in tutte le sue diverse sfaccettature.

È  quasi come se aneddoti, piccole fanfaronate, stramberie scaturiti dai posti più diversi e dalle fantasie popolari più eterogenee, trovassero in Giufà una loro personalità unica e riconoscibile; un tipo narrativo, un Bertoldo, un Chichibio di boccacciana memoria.

Giufà - Sinnos
Giufà – Sinnos

In Ğuhâ e la luna Chiara Carrer scompone gli spazi ricomponendoli in una prospettiva sbilenca che si fonda sui colori contrastanti dei soggetti protagonisti della storia (Giufà e la luna rispettivamente in rosso e giallo) che, appoggiandosi su spicchi di bianco e pozzanghere d’azzurro cielo, sembrano l’uno tendersi per acchiappare la luna riflessa nel pozzo e l’altra galleggiare sfrontata nell’atto divertito di gabbare il nostro ingenuo eroe.

In una delle più celebri imprese di Giufà (Giufà, tirati la porta), invece, le illustrazioni giocano con le ombre, i vuoti del bianco e i pieni del rosso e del nero che nutrono di luce colorata il candore di questa avventura sghemba.

Le storie di Giufà raccolte in questo albo sono in parte tratte da Le storie di Giufà, a cura di F. M. Corrao ed edite da Sellerio e tutte hanno la loro traduzione speculare in arabo in omaggio alle sue origini; in coda al libro incontriamo uno dei tanti Giufà che, questa volta, mangia le trenette al pesto e si chiama Togno Goffo (qui la traduzione a fronte è in genovese).

Ho ritrovato un poemetto eroicomico in dialetto cosentino (Jugale di Antonio Chiappetta ) che con armoniche sestine di endecasillabi racconta anch’esso le esilaranti avventure di Giufà. Ne ho scelto e tradotto una che potete scaricare qui consapevoli che la traduzione è naif e non ha pretese altre se non quella di strapparvi qualche sorriso.

giufa_nuovaedizione_copertinaTitolo: Giufà
Autore: Francesca M. Corrao, Chiara Carrer
Editore: Sinnos
Dati: 2009, 58 pp., 15,00 €

L’Allegra storia di un cadavere devoto

Se ci fosse un limite ai caratteri di una recensione credo riproporrei semplicemente il titolo di questo splendido albo illustrato: La governante. Allegra storia di un cadavere devoto. E lo farei perché sapientemente suggerisce tutte le caratteristiche di questa surreale storia: è una storia, per iniziare, ed è allegra, pur essendo quella di una cadavere, per giunta devoto; da questo ossimoro nasce l’assurdo e il visionario di un contesto che ben calza alla collana (lampi) di cui fa parte. Infine, la governante. Si intuisce che il cadavere sia il suo, considerato il “devoto” che ancora s’aggettiva alla sua persona anche dopo la morte, e se ne deduce che fosse una buona governante. Questo, però, lo scopriremo qualche pagina più tardi e necessariamente ci servirebbero più caratteri, perché non potremmo tralasciare di dire quanto fosse buona e preziosa la sua cioccolata calda. Perché dopo essere rimasti affascinati, in copertina, dal rosso della governante e dal nero del Signor Tapinois, non potremo fare a meno di notare il giallo, che ribadisce il contesto di mistero e delitto che è l’ossatura della storia. E siamo curiosi.

 La governante. Allegra storia di un cadavere devoto, di Edouard Osmont, Sara Gavioli - 2010 Orecchio Acerbo
La governante. Allegra storia di un cadavere devoto, di Edouard Osmont, Sara Gavioli
– 2010 Orecchio Acerbo

È presto detto, perché la faccenda delittuosa interviene già nell’incipit: Il Signor Tapinois deve allenare la propria mira in vista di un duello che l’attende l’indomani e dunque pensa bene di farlo in salotto. Un proiettile dimentico della logica, colpisce e uccide l’innocente governante. Da qui in poi è un rutilante scontro tra rimorso e rimpianto, coscienza e frivolezza che s’alternano in un continuo gioco di stravagante surrealtà.

L’autore di questo piccolo capolavoro “du rire” è Edouard Osmont, ugualmente sconosciuto come Blaise Petitveau; i suoi racconti umoristici e dell’assurdo s’innestavano nel contesto francese del diciannovesimo secolo, in quel gruppo di scrittori che frequentarono il cabaret di Montmartre “Le Chat noir”.

 La governante. Allegra storia di un cadavere devoto, di Edouard Osmont, Sara Gavioli - 2010 Orecchio Acerbo
La governante. Allegra storia di un cadavere devoto, di Edouard Osmont, Sara Gavioli
– 2010 Orecchio Acerbo

Osmont incomincia a piccoli passi, simili a quelli che misurano lo spazio tra un duellante e un altro, per voler scimmiottare il Signor Tapinois, per poi immergersi sfrenato in una ridda di balzi tra ciò che è drammatico e fa tremare (un cadavere chiuso in un baule!) e ciò che è assurdo e sorprende con larghi sorrisi. La governante è devota, anche da morta, e non ci sta a lasciar solo il Signor Tapinois e così, per palesare la sua insanguinata presenza, rompe gli oggetti, specie quelli che cadendo si infrangono platealmente in mille pezzi, seminando lo sgomento e il terrore nella mente già sovraffollata di pensieri del suo assassino (…chi gli luciderà le scarpe?). L’unico oggetto fragile che non si infrange è lo specchio: legame con la realtà e tramite con la coscienza che riflette il volto di un uomo sempre più stanco.

 La governante. Allegra storia di un cadavere devoto, di Edouard Osmont, Sara Gavioli - 2010 Orecchio Acerbo
La governante. Allegra storia di un cadavere devoto, di Edouard Osmont, Sara Gavioli
– 2010 Orecchio Acerbo

Le illustrazioni di Sara Gavioli, intrise di un raffinato gusto retro, rendono brillantemente il contesto e abbracciano la storia con greve levità. La sensazione è quella trasmessa da alcune affiches di Toulouse-Lautrec, tutte incentrate sulla notte, sugli animi lacerati, eppure così luminose da suggerire spazi brillanti. Il bianco che nasce dal nero scalzato, di forza, da un taglierino, la prospettiva sbilenca, la resa dei dettagli (originalissime le carte da gioco) contribuiscono a rendere questo albo estraneo alle convenzioni, assolutamente unico.

governante_copertina1-960x1299Titolo: La governante. Allegra storia di un cadavere devoto
Autore: Edouard Osmont, illustrazioni di Sara Gavioli
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2010, 32 pp., 15,00 €

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La vera storia del principe azzurro

Il verbo “leggere” non prevede l’imperativo; è una massima di Gianni Rodari che Roberto Denti ricorda a chiusura di un’intervista al Sole 24 Ore di un anno fa. In effetti, lo sostiene Denti stesso e noi siamo concordi, imporre a un bambino un particolare libro perché noi un tempo l’abbiamo amato, perché c’è tra le righe un intento didattico che riteniamo necessario, perché le illustrazioni sono splendide o per altre decine di motivi, è assolutamente controproducente: un libro deve essere scelto da chi lo leggerà, o, in caso contrario, selezionato in linea coi gusti del bambino e non degli adulti.

La vera storia del principe azzurro
La vera storia del principe azzurro

In ogni caso, leggere di fiabe arricchisce il linguaggio in maniera naturale, stimola il pensiero e le facoltà d’associazione, aiuta il bambino a orientarsi nella realtà partendo da presupposti che con quest’ultima non hanno nulla a che vedere. Potrebbe rivelarsi utile, al fine di stimolare l’interesse per i libri e la lettura, che questo processo sia inteso come un mezzo, familiare e inconsueto al tempo stesso, per comunicare, verbalmente e affettivamente, tra genitori e figli. Nutrirsi a vicenda di fantasia, dolcezza, umorismo, avventura, sempre rispettando i gusti del destinatario principale: il bambino.

Difficile fare i conti con le scarpe con le zeppe e gli atteggiamenti frivoli di qualche novella eroina contemporanea se il nostro termine di paragone è il Capitano Nemo ma tant’è. I gusti cambiano e, purtroppo, lo fanno in linea coi tempi.

Questa storia, però, potrebbe accontentare i gusti di grandi e piccini. Piacerebbe agli adulti alla ricerca di una fiaba strutturata in maniera classica, riletta e rinarrata con un linguaggio semplice ma ricco al contempo, e dotata di quello humour e di quell’estro narrativo tanto bistrattati nelle storie usa e getta cui sono abituati i nostri bambini. Allo stesso modo potrebbe incontrare i gusti dei bambini alla ricerca di un tocco di irriverenza nei confronti di certi mostri sacri dell’immaginario di mamma e papà.

Il principe azzurro, ad esempio. Diciamocela tutta, si può credere al “…e vissero felici e contenti” una volta, ci si vuole e deve credere, ma le altre? Con chi visse felice e contento il Principe Azzurro? Con Biancaneve? Con Cenerentola? Con la Bella Addormentata nel bosco? Ebbene, da quello che si legge ne La vera storia del Principe Azzurro pare con nessuna di queste tre e, in verità, con nessun’altra, perché un po’ per il suo essere un ragazzo dai sentimenti un po’ effimeri, un po’ perché sottoposto allo stress dell’etichetta reale, un po’ per, evidentemente, non essere fatto per il matrimonio, preferì dedicarsi, da solo, a fare il mestiere del re che, specie nei regni di fiaba, non è certo semplice.

Tra le colorate illustrazioni di AntonGionata Ferrari i bimbi potranno assistere divertiti ai continui cambiamenti di rotta (amorosa) del Principe Azzurro e dopo il suo balletto tra le varie principesse (da lui comunque salvate, questo glielo dobbiamo) assaporare il gusto agrodolce e buffo del finale.

Roberto Denti è autore di molti libri per ragazzi e adulti e dal 1972 gestisce, insieme alla moglie Gianna, la Libreria dei Ragazzi a Milano.

419qhuwwwbl-_bo1204203200_Titolo: La vera storia del Principe Azzurro
Autore: Roberto Denti
Editore: Piemme Junior
Dati: 2010, 48 pp., ill., 7,50 €

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Un sms da favola!

Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.

Questo diceva Rodari in occasione della consegna del Premio Andersen, e ben si adatta a ciò che afferma Fabian Negrin quando dice che

Con la loro estrema malleabilità e capacità di trasformazione, le fiabe trasportano da una generazione all’altra, dall’adulto al bambino, un nucleo narrativo immortale la cui origine si perde nella notte dei tempi, fino a confondersi con l’origine dell’uomo.

Non è un caso che due narratori di fiabe, l’uno, Rodari – ormai faro, leggenda – l’altro, Negrin, giovane alle prese con la sperimentazione, alla scoperta di strade nuove ma con un bagaglio di radici classiche ben calibrato, si incontrino nel comune rispetto per la fiaba intesa come veicolo per comunicare in maniera semplice e diretta sentimenti universali.

Favole al telefonino, Fabian Negrin - 2010, Orecchio Acerbo
Favole al telefonino, Fabian Negrin – 2010, Orecchio Acerbo

Le Favole al telefonino di Fabian Negrin certo richiamano le Favole al telefono di Gianni Rodari. Mentre il papà viaggiatore di commercio aveva lo spazio, seppur breve, di una telefonata alla sua bambina per raccontarle una fiaba, qui lo spazio narrativo si riduce ai 160 caratteri che un sms concede alla comunicazione testuale e al vecchio telefono a rotella si sostituisce la tastiera del telefonino.

Un esercizio narrativo, a tratti surrealista, ben riuscito e assolutamente fedele al proposito di giocare con le fiabe e aiutare i bambini nel loro percorso tutto proiettato verso il futuro.

Favole al telefonino, Fabian Negrin - 2010, Orecchio Acerbo
Favole al telefonino, Fabian Negrin – 2010, Orecchio Acerbo

Ogni favola sembra nascere per una casualità: lo scontro di due parole simili, lo scambio di qualche lettera, il capovolgimento ardito di prospettiva di fiabe antiche (impensabile avrei detto, nello spazio di un sms, e invece realizzato con naturalezza) magari per dare ai buoni una chance in più o per sorprendere i cattivi con qualche nonsense, qualche evento strampalato.

E il concetto che sembra tornare a ogni pagina (stigmatizzato nell’ultima) è ancora quello suggerito da Rodari: si possono creare fiabe da piccole invenzioni, da giochi verbali, dagli errori di ortografia. Chiunque potrebbe farlo, tutti dovremmo cimentarci. Basta sentirne il desiderio e tra queste pagine ce n’è di profondo.

Le illustrazioni ricordano quelle in negativo di Arthur Rackham per Cenerentola o La Bella addormentata nel bosco: il nero delle figure centrali si stacca con linee dolci e nette su sfondi arricchiti di colori densi; il giallo ocra, il bruno, gli azzurri e i verdi conferiscono profondità e incorniciano di magia.

Favole al telefonino, Fabian Negrin - 2010, Orecchio Acerbo
Favole al telefonino, Fabian Negrin – 2010, Orecchio Acerbo

Proviamo a seguire l’esortazione e ad assecondare la richiesta che, in chiusura del libro, Fabian Negrin e Orecchio Acerbo ci fanno: inventare una fiaba di 160 caratteri. Noi ci proviamo qui, voi tutti potrete farlo inviando il vostro sms fiabesco al numero della redazione; in cambio avrete la quattordicesima favola di “Favole al telefonino”.

“Della fiaba non trovo l’attacco, volevo narrare del gatto nel sacco. Ci penso e ripenso, l’inizio mi manca. Il gatto si stanca d’aspettare e torna a ronfare”.

51ki5hfq9sl-_sx376_bo1204203200_Titolo: Favole al telefonino
Autore: Fabian Negrin
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: giugno 2010, pp. 28, ill., 13,50 €

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