Ci si vede all’Obse

A Stoccolma nell’estate del 1981 Annika trascorre le vacanze estive più drammatiche della sua esistenza. La famiglia di Annika era sul punto di partire per la campagna quando il fratellino atteso per l’autunno nasce prematuramente. Dalla giornata in cui la madre e il fratellino arrivano in ospedale, Annika affronta da sola, a suo modo, la tragedia in cui si ritrova tutta la famiglia. Il padre e la madre la affidano alle cure di un nonno premuroso e buffo, buona forchetta e con una passione per le api e i ritornelli cantabili, ma lei preferisce la solitudine in cui inconsapevolmente anche i familiari, proteggendola dalla verità, la confinano.Ci si vede all'obse

Annika ha una caratteristica di cui va fiera: sa raccontate le bugie. Se ne inventa sempre di nuove e intricatissime e lo fa perché le bugie sono senza dubbio più intriganti e fantasiose della realtà. Anche per questa ragione non fatica a fare amicizia con un gruppo di ragazzi conosciuti per caso al parco dell’Osservatorio astronomico.  Un gruppetto di bambini e ragazzi varipinto: c’è il leader, una ragazza quattordicenne dal piglio brusco e dagli occhi verdi “da mostro”; c’è Foglia, un bambino di 9 anni, malnutrito e sudicio, c’è il ragazzo dai capelli vaporosi che ama il cucito e marina il campo scuola, c’è la ragazzina saggia e il figlio di metodisti che reagisce all’educazione ricevuta infilando un paio di bestemmie e qualche parolaccia in ogni frase che pronuncia.

E infine c’è Annika, ben lieta di tenere fede al patto che tiene unito il gruppo: non raccontarsi mai nulla della propria vita. Ciondolano nel parco e per le strade di Stoccolma giocando a obbligo o verità, ma mai nessuno propende per la verità, che tutti rifuggono anche a costo di compiere gesti pericolosi, rischiosissimi.

L’estate trascorre e Annika non riesce a ragranellare il coraggio per andare a far visita alla mamma e al fratellino. Si interroga e si mette alla prova ma non riesce a compiere il passo che la condurrebbe dritta alla realtà.

Quando l’estate è quasi finita lo è anche il romanzo e gli eventi sembrano essere sull’orlo di un precipizio. In ospedale le cose si complicano in maniera preoccupante, mentre un “obbligo” molto rischioso mette a repentaglio vita e amicizia. Con un lessico asciutto e diretto, uno stile senza fronzoli e una protagonista bugiarda, Cilla Jackert ci racconta una storia squisitamente vera che si può leggere o ascoltare, io l’ho ascoltata dalla voce di Eleonora Calamita (audiolibro disponibile in collaborazione con Il Narratore Audiolibri).

Ci si vede all'obseTitolo: Ci si vede all’ObseCi si vede all’Obse
Autore: Cilla Jackert (traduttrice Samanta K. Milton Knowles)
Editore: Camelozampa
Dati: 2018, 200 pp., 11,90 €

Premio Orbil, i 18 finalisti

Un paio di mesi fa ho preso una delle mie solite decisioni: elenco dei libri finalisti per il premio Orbil alla mano si legge e si scrive!

Perché? Perché considero l’Orbil uno dei premi più seri nel contesto della letteratura per l’infanzia in Italia e perché sono fatta così, mi imbarco subito sulla nave dei miei entusiasmi.

Qui di seguito i libri finalisti. Per ciascuno di essi la mia recensione; presto i titoli saranno tutti cliccabili.

Albi illustrati
Il sentiero, Marianne Dubuc, trad. Paolo Cesari, Orecchio Acerbo
Tre in tutto, Davide Calì, ill. Isabella Labate, Orecchio Acerbo
Tempestina, Lena Anderson, trad. Laura Cangemi, Lupoguido

Divulgazione
Alla scoperta delle immagini, David Hockney e Martin Gayford, ill. Rose Blake, trad. Angela Dal Gobbo, Babalibri
Lupinella. La vita di una lupa nei boschi delle Alpi, Giuseppe Festa, ill. Mariachiara Di Giorgio, Editoriale Scienza
Universi. Dai mondi greci ai multiuniversi, Guillaume Duprat, trad. Lucia Corradini, L’ippocampo

Balloon
Macaroni!, Zabous, ill. Thomas Scampi, trad. Emanuelle Caillat, Coconino Press
John Gattoni. Le indagini più famose, Yvan Pommaux, trad. Tanguy Bbled, Babalibri
Io sono mare, Cristina Portolano, Canicola

Narrativa 6/10
Katitzi, Katarina Taikon, ill. Joanna Hellgren, trad. Laura Cangemi e Samanta K. Milton Knowles, Iperborea
Il bambino dei baci, Ulf Stark, ill. Markus Majaluoma, trad. Laura Cangemi, Iperborea
Le avventure di Augusta Snorifass, Chiara Carminati, ill. Clementina Mingozzi, Mondadori

Narrativa 11/14
I figli del re, Sonya Hartnett, trad. Claudia Manzolelli, Rizzoli
Niente Paura Little Wood!, Jason Reynolds, trad. Giuseppe Iacobaci, Terre di mezzo
Ci si vede all’Obse, Cilla Jackert, trad. Samanta K. Milton Knowles, Camelozampa

Young Adult
Il pavee e la ragazza, Siobhan Dowd, ill. Emma Shoard, trad. Sante Bandirali, Uovonero
La stanza del lupo, Gabriele Cima, San Paolo
La canzone di Orfeo, David Almond, trad. Giuseppe Iacobaci e Wendell Ricketts, Salani

 

Niente paura, Little Wood!

Genie ed Ernie sono in vacanza dai nonni in campagna, in Virginia. I genitori devono partire per la Giamaica per una vacanza che li aiuti a ritrovarsi, a cercare di porre rimedio alla distanza che il tempo ha messo tra di loro (da qui il “devono”). Per i due fratelli lasciare New York per la Virginia rurale è uno strappo consistente in abitudini e contesto; per Genie non avere il wi-fi, per uno come lui che a Google pone almeno tre domande al giorno, è cosa inconcepibile, per Ernie non avere un pubblico nutrito a considerarlo fico, altrettanto fastidioso, ma tant’è. Senza fronzoli o periodi di adattamento i due fratelli si ritrovano a vivere in una campagna solitaria, con una nonna energica coltivatrice di piselli e un nonno cieco, che indossa sempre gli occhiali da sole e nasconde più di un segreto.

In quella che non tarda a diventare la routine dei due ragazzi, si inserisce una ragazza che subito fa breccia nel cuore di Ernie e che per Genie rappresenta una possibilità di rimanere connesso, di avere qualche risposta: a casa sua c’è il wi-fi. Ma anche una madre patologicamente ipocondriaca. Attorno a queste case popolate da sofferenze e misteri, boschi fitti e una natura che si conserva selvaggia e con la quale gli uomini interagiscono con ferina spontaneità (il nonno di Genie prima di diventare cieco era un cacciatore, così come a caccia, perfino di scoiattoli, va il suo migliore amico).

Genie è di natura curioso e molto empatico. Per una distrazione rompe una macchinina rossa, oggetto molto prezioso per la nonna; da questo imprevisto una scoperta amara, la morte dello zio in guerra, che sarà la maglia di aggancio tra lui e il nonno, che di quella morte non ha ancora maturato il dolore e per la quale si sente in colpa.

Un passo incerto dopo l’altro, Genie scopre che ogni adulto con il quale ha a che fare nasconde in sè molte fragilità e che esse paradossalmente possono rivelarsi terreno fertile tra l’età adulta e l’infanzia, la fanciullezza di cui lui è invece l’orgoglioso portatore. Con molta pazienza e altrettanto amore, riesce a far uscire il nonno dalla casa in cui si era recluso, riesce a darsi spazio, coraggio.

La principale maestria dell’autore, Jason Reynolds, è quella di rendere vere le voci di Genie, Ernie, del nonno; di non indugiare in ricami, di passare lievemente, invece, sulla realtà, con un tono e un timbro che induce il lettore ad addentrarsi in questi boschi, in cui i Wood, grandi e piccoli, tra intraprendenza e rischiosi riti di passaggio, fronteggiano e vincono le proprie paure.

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Autore: Jason Reynolds (traduzione Giuseppe Iacobaci)
Editore: Terre di Mezzo
Dati: 2018, 328 pp., 14,90 €

La canzone di Orfeo

La canzone di Orfeo sin dal titolo cita in maniera esplicita il mito di Orfeo ed Euridice ma non si ferma nell’intessere una narrazione che ne riprende i temi: la morte, l’amore, la disperazione, il cedere alla passione, la fragilità dell’essere vivi. Prosegue sulla strada del mito ripercorrendone i modi: chiamando in causa per poi svicolare, dando sempre l’impressione di arrivare a una soluzione, portando la tensione fino al punto di spezzarla, far intendere che si possa allentare e invece tendere sino alla rottura. E lasciare smarriti, con un monito non detto incombente, incerti sul da farsi, incerti sul destino dei protagonisti, sulla vera verità.

È un romanzo complesso che parla d’amore. Dell’amore tra Claire, che racconta la vicenda per essere l’unica sopravvissuta, ed Ella, amiche sin dall’infanzia, innamorate sin da allora l’una dell’altra di un amore che resta senza parole e si nutre di sguardi e di baci, capace di lasciar andare, capace di dirsi addio. Dell’amore tra Ella e Orpheus ammaliato dalla musica della lira, dalle parole cantate, sussurrate, che incomincia con una conversazione telefonica durante la quale Orpheus induce Ella, restata a casa per volere dei genitori mentre gli altri amici “hipster” sono in vacanza in spiaggia, a dire ad alta voce il proprio nome, mettendo in atto un vero e proprio incantesimo, costringendola a scoprirsi nella sua nuda essenza, e legandola per sempre a lui facendole recitare una formula che è fatta di musica e due parole: Ella Grey.

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È un romanzo composito che cambia spesso ritmo, assieme al tono, che alterna momenti di furia intensa, di narrazione esasperata, cruda, diretta, a momenti di quiete, in cui il contingente si ricompone a momenti quotidiani semplici, familiari, scolastici.

È un romanzo lirico, visionario, che ricorda il timbro di William Blake. «L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa.» (W. Blake)

È un continuo sognare, immaginare, vivere pienamente il sogno e l’immaginazione con naturalezza, senza tracciare un confine con la realtà o attraversandolo di continuo, senza porsi domande, anche quello tragico e drammatico tra la vita e la morte.

Mi raccontò la sua storia quel mattino, quando lo trovai che giaceva fuori dal cancello, mentre l’Ouseburn scorreva e le sbarre tintinnavano e vibravano e la luce s’intensificava su tutto il Tyneside. Non mi domandò neanche una volta se gli credessi.

Al risveglio, con la testa ancora impastata della materia dei sogni, Orpheus racconta e racconta un sogno che è vero, visionario e credibile, realtà oggettiva.

È una storia di morte, tragica e intensa; che lascia soli e accompagna, che si nutre di disperazione, assenza e ricordo. Che credo indurrà i lettori a rileggere il mito, Milton e il suo Paradiso Perduto, William Blake. Che li indurrà a chiedersi, forse a non rispondersi mai.

“Sono felice” disse. “È una cosa accettabile? È questa la cosa più assurda di tutte adesso. Sono maledettamente felice, Claire. Com’è mai possibile?”

51FXHJ0JixL._SX331_BO1,204,203,200_Titolo: La canzone di Orfeo
Autore: David Almond
Traduzione: Giuseppe Iacobaci e Wendell Ricketts
Editore: Salani
Dati: 2018, 248 pp., 14,90 €

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Il bambino dei baci

Ah, se fossi in grado di leggere a testa in giù, con il maglione che cade fino al petto lasciando scoperto l’ombelico e i piedi scalzi e scomposti a far da puntello!

Potrei leggere Il bambino dei baci per benino, col giusto approccio. A testa in giù, vagheggiando di baci al sapore di fragola o di pasta di uova di merluzzo, di corse sfrenate coi sacchi, di gambe penzoloni sul pontile.

Il bambino dei baci è Ulf; vorrebbe tanto baciare la bambina più bella, Katarina, ma mancando di pratica decide di esercitarsi prima, per non far brutta figura, e quindi chiede aiuto a Berit, meglio e splendidamente detta Armata Rossa per i suoi capelli rossi e per la tendenza a metter tutti al tappeto, che volentieri e di rimando sbaciucchia. Tra un bacio e l’altro, Ulf scopre che Berit è una bambina simpatica e intelligente, che è uno spasso stare assieme a lei e che una volta scoperto quanto sia straordinaria, Katarina perde di colpo tutto il suo fascino. Tzè.

<em>Il bambino dei baci</em>, di Ulf Stark, Markus Majaluoma - 2018, Iperborea
Il bambino dei baci, di Ulf Stark, Markus Majaluoma – 2018, Iperborea

Che meraviglia la semplicità dei bambini che si incontrano tra queste pagine, che spiano i didietro delle signore nudiste in spiaggia, che masticano fili d’erba per mascherare l’imbarazzo, che nella stessa frase, nell astessa pagina, per ben due volte, sono capaci di essere sprezzanti e premurosi, mostrandosi esattamente per quello che sono.

“È che mi chiedevo una cosa. Com’è baciarsi?”
“Fa un pochino di solletico”, rispose lui dopo un po’. “Adesso però chiudi il becco.”
“Solo un’altra domanda”, dissi. “Di cosa sa?”
“Di gelato alla fragola”, rispose. “Ma ti avverto: ancora una parola e ti do un morso dell’asino che vedi!”

Uno stile immediato che va a braccetto col lessico e si muove con brio, danza di un ballo che immagino salterino, con ballerini dagli occhi ridenti che sono puntini, fessure, limpidi. Che schiacciano mosche e tafani prima di andare a nanna.

<em>Il bambino dei baci</em>, di Ulf Stark, Markus Majaluoma - 2018, Iperborea
Il bambino dei baci, di Ulf Stark, Markus Majaluoma – 2018, Iperborea

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Oppure danzano sulle note di uno dei consigli musicali in coda al libro. Chissà se rispondono al gusto di Ulf Stark o del suo alterego Ulf. Io per un bacio alla fragola sceglierei “Love me tender”.

20180302112732_ULF_stark_ilbambinodeibaci2-2Titolo: Il bambino dei baci
Autore: Ulf Stark, Markus Majaluoma
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 64 pp., 9 €

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Canto di Natale e altri racconti

Canto di Natale e altri racconti, adattamento di Sara Marconi, illustrato da David Pintor - 2018 Lapis

I dolori che ricordi hanno dentro, in realtà, l’eco delle cose buone; e se perdi gli uni perdi anche gli altri.

Redlaw è uno stimato professore ma ha l’aspetto trasandato e consunto di chi abbia un dolore logorante nel cuore. In passato ha subito l’abbandono della persona amata ma soprattutto il tradimento del suo migliore amico. Vive tra il conforto dei suoi domestici (il custode e i suoi onestissimi genitori) e quello dei suoi libri.

Una sola cosa vorrebbe: dimenticare i torti subiti e recuperare la serenità ormai consumata dalle delusioni del passato.

 

Redlaw si muove in una Londra che è povera, fumosa; pur essendo un professore si sposta dal suo agio per svolgere il suo ruolo, pienamente, tra la gente semplice. Tra botteghe che sono anche case piene di bambini (o bocche da sfamare e stanzette in affitto per studenti squattrinati.

Il patto col fantasma è, secondo solo a Il canto di Natale, il racconto più lugubre tra i cinque natalizi scritti da Charles Dickens. Uscì la prima volta nel 1848 e racchiude nello spazio di poche pagine tutti i tratti fondamentali del romanzo sociale mescolati a un tormento interiore la cui resa è profonda e delicata.

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Il frontespizio della prima edizione de Il patto col fantasma, 1848

In questa edizione di Lapis le illustrazioni di David Pintor, coi tratti spigolosi e netti, contribuiscono ad acuire i tormenti dei protagonisti, così come le loro gioie. Capita che a guardarlo con superficialità Redlaw sembri un uomo diverso, così come è rappresentato, invece è proprio lo stesso, a renderlo diverso è la resa della sua anima, ormai consapevole che senza considerare il passato non si può ascoltare il presente. Cambia il timbro nel testo e cambia nelle illustrazioni. Nasi prominenti, braccia ossute, volti appuntiti; gote rubiconde, bustini pieni; ombre e luci sulle pareti di mattoni, sulle strade grigie. Tutto contribuisce ad alimentare la tensione e poi a scioglierla sulle note di un violino, la notte di Natale.

51vsXmfTxzL._SX342_BO1,204,203,200_Titolo: Canto di Natale e altri racconti
Autore: adattamento di Sara Marconi, illustrato da David Pintor
Editore: Lapis
Dati: 2018, 143 pp., 13,50 €

Se vivi a Roma cercalo in libreria, al Giardino Incartato, in via del Pigneto 180, se invece vivi in un paesino sperduto delle Langhe o dei monti calabri Lo trovi anche sugli scaffali virtuali di Amazon.it

Peter e Petra

Peter & Petra di Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow - 2018 Iperborea
Buonanotte, Signor Vagabondo

Di Peter e Petra ho già parlato in passato, quello che cercavo in questa raccolta di racconti di Astrid Lindgren era invece una storia di Natale. Sapevo che avrei incontrato un Natale scevro di orpelli, quelli che colpevolmente usiamo per mascherare la banalizzazione  di un momento e un significato profondi. Probabilmente lo attendevo e infatti, con l’attenzione un po’ discosta, ho letto prima della Bambola Mirabelle, poi della sorellona alle prese con il fratellino e quindi eccolo.

Peter & Petra di Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow - 2018 Iperborea
Peter & Petra di Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow – 2018 Iperborea

Inviso, consunto, il vagabondo che tanto aspettavo. Il mendicante che nessuno dovrebbe accogliere, perché quelle persone lì per essere tali talvolta sono sorridenti e gentili, altre irascibili e iraconde, altre sobrie, altre ubriache; talvolta portano i pidocchi, coloro che vivono per strada, meglio non accoglierli, dice saggiamente la mamma, uscendo di casa la mattina di Natale. Ma tanto i bambini non avevano alcuna intenzione di pensare ai vagabondi; erano troppo presi dal ritagliare cestini per l’albero di Natale e fantasticare su di esso e convenire sul fatto che i pacchetti morbidi fossero la sciagura nella categoria dei regali: significano guanti, calzini. Quando va bene berretti.

Peter & Petra di Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow - 2018 Iperborea
Peter & Petra di Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow – 2018 Iperborea

Eppure sento che in questi intrecci di ghirlande di carta, tra questi ritagli, la luce dell’accoglienza, così caratteristica nelle mattine natalizie, sta per insinuarsi. Come si insinua, solo dopo aver bussato, il vagabondo capace di ritagliare cestini minuscoli e stelle meravigliose.

“So fare anche altro”. Disse il vagabondo.
“So fare le magie.”
“Oooooh!” Fecero i bambini.
“Guardate qui adesso”.
Continuò l’uomo, e tirò fuori un toffee dall’orecchio di Inga -Stina.
“E nell’altro orecchio non ne ho?”

Il vagabondo non ha nome, i bambini si chiamano invece Inga-Stina, Sven e Anna, ma non ne ha bisogno. Per estensione si chiama “Colui che sa ritagliare”, “colui che sa fare le magie”, “che sa prontamente salvare una vita”, “che sa congedarsi senza nemmeno salutare”.

Il vagabondo sa riprendere il suo cammino, anche nella notte buia e solitaria della vigilia di Natale, senza soffrirne. Perché credo che il vagabondo sappia far tesoro di ricordi e gratitudine.

4Titolo: Peter & Petra
Autore: Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 124 pp., 12,00 €

Il mistero della magia del Natale

Il mistero della magia del Natale è un elogio della gentilezza.

In un racconto lungo di Chiara Valantina Segré, corredato dalle vivaci illustrazioni di Morena Forza, si dipanano le avventure di un gruppo di bambini dallo sguardo limpido e dal piglio deciso, che, quando si accorgono che qualcosa incrina la magia del Natale, non esitano a prendere in mano la situazione e porvi rimedio.

Il mistero della magia del Natale di Chiara V. Segrè, Morena Forza - 2016 Edizioni corsare
Il mistero della magia del Natale di Chiara V. Segrè, Morena Forza – 2016 Edizioni corsare

Un elogio della gentilezza, dicevo, perché il fatto è che i protagonisti della magia del Natale (elfi, Babbi Natale, pupazzi di neve, renne…) soffrono di tutte le brutture del nostro contemporaneo. I bambini riescono con consapevolezza ad abbandonare il proposito di risolvere le sconcezze abnormi: la guerra, la miseria. Cose orrende, inavvicinabili per i bambini, fuori dalla loro portata. I gesti gentili del quotidiano invece sì, quelli sono realizzabili, concretamente, e anche piuttosto naturali. E lì agiscono.

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Il mistero della magia del Natale di Chiara V. Segrè, Morena Forza – 2016 Edizioni corsare

Armati di entusiasmo e anche di premura, compiendo gesti di generosità e gioia, i bambini restituiranno il sorriso ai protagonisti del Natale. Seminando gentilezza riusciranno in un compito difficilissimo, anche perché gli adulti, si rivelano incapaci persino di accorgersi di ciò che agli occhi dei bambini è palese, e stupefatti della generosità dei bambini, per la quale dovrebbero invece essere d’esempio.

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Il mistero della magia del Natale di Chiara V. Segrè, Morena Forza – 2016 Edizioni corsare

Il mistero comincia quando i personaggi del calendario dell’avvento iniziano a svanire, a intristirsi. Si risolve con l’intervento di un gruppo di ragazzini e due librai molto, molto speciali.

il-mistero-magia-nataleTitolo: Il mistero della magia del Natale
Autore: Chiara V. Segrè, Morena Forza
Editore: Edizioni corsare
Dati: 2016, 32 pp., 16,00 €

Natale nel grande bosco

Nella sua fattoria ormai non vive più nessuno da cinquant’anni, ma Borbotto (il cui nome non tradisce nulla più di quanto significhi) il Tomte continua a prendersene cura ogni giorno, ripetendo i gesti tipici degli gnomi guardiani. Come prima cosa schiaccia un pisolino di prova nel letto, per verificare la morbidezza del materasso, fa un giro sul cavallo a dondolo e controlla la carica dell’orologio a pendolo.

<em>Natale nel Grande Bosco</em>, di Ulf Stark ed Eva Ericksson - 2018, Il gioco di Leggere
Natale nel Grande Bosco, di Ulf Stark ed Eva Ericksson – 2018, Il gioco di Leggere

Che il tempo continui a scorrere senza intoppi è importante. E questo nuovo tempo del Tomte Borbotto inizia qui, nell’oggi che è il primo dicembre, nel momento in cui dà la carica all’orologio, come ogni giorno della sua esistenza. Perché, mentre è in piedi sulla scala, percepisce un ronzio, che è un grido d’aiuto. Ora, sebbene anche le richieste d’aiuto siano secondarie a certi impegni improrogabili, Borbotto accorre e brontolando libera un bombo dalla ragnatela in cui era finito imprigionato.

– E così dovrò occuparmi pure di te, non posso mica lasciarti qui a morire di freddo a Natale – brontola Borbotto. Poi dà un’occhiata all’orologio.
– E come se non bastasse mi fai pure arrivare in ritardo!
– In ritardo per cosa?
– Per accendere la candela, no?

La prima candela dell’avvento si accende sempre il primo giorno di dicembre, qualsiasi giorno della settimana sia e anche se un bombo entusiasta e allegro si intromette nelle faccende quotidiane di un Tomte abitudinario.

<em>Natale nel Grande Bosco</em>, di Ulf Stark ed Eva Ericksson - 2018, Il gioco di Leggere
Natale nel Grande Bosco, di Ulf Stark ed Eva Ericksson – 2018, Il gioco di Leggere

Un incontro inatteso è il primo passo verso un Natale diverso dal solito. Il secondo è un colpo di vento. Un colpo di vento che si porta via nel bosco il cappello rosso e i guanti che Borbotto aveva steso ad asciugare. Volano via e si adagiano tra le foglie, ai piedi degli alberi, giusto nei pressi della tana dei conigli, nel tronco cavo della quercia. Conni e Nillo, due vispi coniglietti, stanno giocando da quelle parti e li ritrovano. Assieme all’insegna che un tempo recitava: Fattoria con Tomte -In affitto per il periodo natalizio. L’insegna era sbiadita e rosicchiata e ora si leggeva soltanto: Tomte in A per il periodo natalizio. Un vero rebus per i conigli.

Questi tre oggetti sono il punto di contatto tra due storie parallele, quella del Tomte e quella della famiglia dei conigli. Due storie parallele che si svolgono a pochi metri di distanza l’una dall’altra ma in contesti del tutto differenti. Mai il Tomte potrebbe tollerare gli schiamazzi e le frivolezze dei conigli! E che noia sarebbe la calma silenziosa delle stanze del Tomte.

<em>Natale nel Grande Bosco</em>, di Ulf Stark ed Eva Ericksson - 2018, Il gioco di Leggere
Natale nel Grande Bosco, di Ulf Stark ed Eva Ericksson – 2018, Il gioco di Leggere

Sebbene ci sia dell’altro che accomuna queste due semplici storie quotidiane: l’atmosfera calda e morbida che nonostante il freddo si respira tra le pagine e l’attesa. Calma e rituale per il Tomte e il bombo, briosa e saltellante per la famiglia di conigli. Un’attesa dolce, un mistero, quello della scritta sul cartello, da risolvere, un testo che è una danza profumata di cannella, semplice e diretto.

Il testo di Ulf Stark (1944-2017), uno dei più importanti scrittori svedesi per l’infanzia, è molto corposo, si presta a letture lente. Le illustrazioni di Eva Eriksson, di matite e acquerelli, calde e confortanti si prendono cura delle parole con leggerezza e allegria.

Composto da 25 quadri narrativi è la lettura perfetta per aspettare il Natale.

1Titolo: Natale nel Grande Bosco
Autori: Ulf Stark ed Eva Eriksson
Traduttore: Camilla Storskog
Editore: Il Gioco di Leggere
Dati: 2018, 100 pp., 19,90

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