Il bimboleone e altri bambini

Belli questi Tantibambini, per citare Munari; sono tanti e diversi, sono vitali, imperfetti, unici, si muovono sulla pagina nel pieno delle loro peculiari identità, di una pienezza che è sfumata al contempo, che arriva e poi sfugge, che gioca in armonia con la pagina e con il lettore, che non fatica a riconoscersi in un bimbo o in quell’altro ma anche in questo qui. Proprio questo qui.

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica - 2019, Edizioni Corsare
Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Ci sono il bimboGATTO e a seguire un bimboPESCE. Non sono in relazione ma sembrano comunque connessi, così come il bimboTARTARUGA e il bimboLEPRE lo sono altrettanto per essere tra di loro esattamente opposti.

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica - 2019, Edizioni Corsare
Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Le illustrazioni di Giacomo Agnello Modica ricordano quelle di Norman Rockwell, altrettanto plastici, altrettanto scanzonati, altrettanto coloriti i suoi bambini: gote tonde e rosse, occhi dalle ciglia da cerbiatto, capelli che rubano la scena con bionde, brune, rosse cotonature, ciuffi, trecce, sbuffi.

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica - 2019, Edizioni Corsare
Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Distanti dagli adulti, che come in alcuni dei cartoni animati di Hanna e Barbera degli anni ’40, sono semplici comparse accessoriali, al massimo entrano in scena per mezzo di un paio di piedi, una figura fino all’ombelico, e compaiono nella loro interezza solo quando cambia radicalmente la prospettiva e si arriva alla domanda conclusiva, quella che tutti i bambini lettori si aspettano e alla quale tutti, tranne forse il bimboPESCE e il bimboRICCIO, non vedono l’ora di dare una risposta

E tu?
Tu, dimmi un po’…
Che bimbo sei?

Fino a questo momento la prospettiva è solo dei bambini, che ammiccano al loro se stesso animale, d’istinto, di vicinanza, di cura; attraverso il loro sguardo tutto il resto è reso genuinamente dalla matita e dagli acquerelli, e il punto di vista degli adulti non entra, oppure lo fa silenziosamente accogliendo i consigli di Gabriele Clima che sa che

Per far contento un bimbo leone devi…
lasciarlo ruggire, solo un pochino.
Poi sarà lui a farti le fusa.

60275487_2149017265389340_6105942867698515968_nTitolo: Il Bimboleone e altri bambini
Autore: Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica
Editore. Edizioni Corsare
Dati: 2019, 18,00 €, 32 pp.

Dove sono tutti?

Quando ho parlato di Remy Charlip su queste mie pagine ho sempre sottolineato come fosse meravigliosa e sorprendente la capacità di piroettare in egual misura e con egual talento tra il tratto della matita e le volute nell’aria. Parlavo di ritmo ma anche di approccio al foglio, parlavo di gestione dello spazio e di repentini cambi d’azione resi con la stessa maestria, la stessa consapevole, autorialità.

Dove sono tutti? di Remy Charlip - 2019, Orecchio acerbo
Dove sono tutti? di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo

Remy Charlip, ballerino prima che illustratore e narratore ballerino poi. Nel caso di Dove sono tutti (prima edizione 1957, Where is everybody?), invece, prima che alla danza ho pensato al teatro, perché anche il teatro entra nel bagaglio di Charlip. Sin dalle primissime pagine, che sono bianche, eccetto per il segno grafico lasciato dal testo, quattro parole e un punto, in fondo a destra.

Ecco un cielo vuoto.

Quelle quattro parole così semplici e così efficaci mi hanno chiarito sin da subito che quello che stavo per leggere mi sarebbe piaciuto, e molto.

Quel vuoto aperto e ampio mi raccontava di altre decine di pieni che l’avrebbero presto popolato. Perché non si arriva al tutto di cui mi parlava il titolo se non partendo col niente.

Dove sono tutti? di Remy Charlip - 2019, Orecchio acerbo
Dove sono tutti? di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo

E infatti, pagina dopo pagina, uno alla volta, entrano in scena, con una breve descrizione in parole della loro azione, cose, persone, animali. Incomincia un uccello, e poi il sole. Giallo. Giallo Charlip, come già avevamo visto in Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto. E sfogliando, di pagina in pagina, nuovi elementi si aggiungono alla scena, elementi che danno un margine al vuoto riempiendosene e colmandolo, con linee semplici, tratti neri a volte rinforzati dalle proprie definizioni o adornati dalla loro descrizione.

Le pagine bianche si riempiono di elementi che appaiono in scena distribuendosi con equilibrio sul foglio, fino a creare un quadro scenico composto da un fiume, una casa, il sole, un bosco… in cui si muovono sulla riva un uomo, un bambino e un cervo, in cielo l’uccello, e nel fiume un pesce.

Dove sono tutti? di Remy Charlip - 2019, Orecchio acerbo
Dove sono tutti? di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo

Fino a quando una nuvola nera passa nel cielo. E tutti se ne accorgono, si fermano, alzano la testa verso su attraverso l’aria che va scurendosi. E tutto da bianco vira al grigio pieno e denso. Così come uno ad uno erano apparsi, allo stesso modo scompaiono: l’uccello, il cervo, il pesce… dove sono tutti?

Il tratto è dei bambini, elegante e raffinatissimo, il sentire allo stesso modo. Remy Charlip governa la semplicità in maniera disarmante e perfetta. Rileggerei della creazione di questo piccolo mondo, di questo giorno il cui sipario è una cortina di pioggia, ogni mattina, per cogliere l’ineffabile anche dal mio quotidiano e restituirgliene, sempre.

Dove sono tuttiTitolo: Dove sono tutti?
Autore: Remy Charlip
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2019, 13,00 €, 48 pp.

Voglio la Luna

Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella - 2019, Editoriale scienza

Cinquanta anni dal primo allunaggio, quasi (Apollo 11, 20 luglio 1969), e, per la gioia dei bambini e dei ragazzi appassionati di astronomia, in libreria è un fiorire di libri che ne celebrano il ricordo.  Tra i tanti quello che trovo più completo e più affascinante è Voglio la Luna, scritto a quattro mani dall’astronauta Umberto Guidoni e dal premio Andersen Andrea Valente.

Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella - 2019, Editoriale scienza
Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella – 2019, Editoriale scienza

Completo perché in maniera molto naturale attraversa il mito, la storia, l’arte, la scienza; affascinante per le stessa ragione più una: le illustrazioni. Ecco trovo il corredo iconografico splendido. E non si tratta di materia semplice, perché in questa Luna, così come è narrata per immagini, c’è la scienza e c’è l’ineffabile. Difficile era rendere il mito, la leggenda, così come lo era produrre varianti di narrazioni cinematografiche, pittoriche, musicali. Ritengo che Susy Zanella sia riuscita in un’impresa molto ardua, e l’abbia fatto senza inciampi e senza retorica.

Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella - 2019, Editoriale scienza
Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella – 2019, Editoriale scienza

La luna, quasi una fantasia*, eppure così presente, così cangiante, luminosa, vera, una fantasia, quasi.

Umberto Guidoni, primo astronauta europeo a bordo della Stazione spaziale internazionale, e Andrea Valente la narrano con un tocco che è sognante e molto ben radicato al suolo, mi vien da dire esattamente come immagino fosse, a vederlo, il primo passo sulla Luna: si tocca il suolo, si lasciano impronte tangibili e poi si sale su, verso l’alto, in altri respiri, altre dimensioni, per poi tornare a toccare la realtà, color panna, polverosa, concreta.

Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella - 2019, Editoriale scienza
Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella – 2019, Editoriale scienza

Il primo capitolo si occupa di considerare come la Luna abbia ispirirato l’uomo fin dall’antichità. Così brillante in cielo ma soprattutto affabile nel lasciarsi osservare senza ferire la vista, non solo è sempre stata oggetto di studio, ma anche indiscussa protagonista di miti, leggende, fiabe popolari, e poi romanzi, film, fumetti, dipinti e brani musicali. L’ha ritratta Van Gogh, al cinema è stata con Méliès, Kubrick, Verne l’ha raccontata per iscritto e poi celebrata da Leopardi, Beethoven…

Nel secondo capitolo il passo torna alla scienza e qui trovano risposta molte domande: Come si è formata? Davvero influisce sul mare? Cos’è un’eclissi? Sulla Luna c’è la gravità?

Quindi la storia di tutte le missioni spaziali che hanno portato l’uomo sulla Luna e, per concludere, le ipotesi e le fantasticherie in merito a tutto quanto potrebbe accadere in futuro.

In tutti e quattro i capitoli degli intramezzi narrativi ben differenziati dai diversi stili delle illustrazioni, così come da una diversa composizione sulla pagina.

*Opera per pianoforte n° 14 in do diesis minore, Luswig van Beethoven

VOGLIO-LA-LUNA_susyzanella_editoriale_scienzacopTitolo: Voglio la LunaVoglio la Luna
Autore: Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella
Editore:  Editoriale scienza
Dati:  2019, 160 pp., 18,90 €

 

 

 


Questa è una recensione per celebrare il #MaggioDeiLibri in seno alla traccia: Guarda che luna! A cinquanta anni dall’allunaggio

“B” di Bandella – l’ABC del libro

Le bandelle, anche dette risvolti di copertina, sono le due alette che caratterizzano le copertine dei libri rilegati in brossura. Quando i libri sono dotati di una copertina rigida si rimedia all’impossibilità di piegatura con la sovracoperta, che le presenta entrambe, sia quella anteriore (seconda di copertina) che quella posteriore (terza di copertina).

Si tratta sostanzialmente di due spazi promozionali in cui riportare la trama (su quella anteriore) e la biografia, o le biografie in caso di più autori, dell’autore (su quella posteriore); biografia talvolta corredata da una foto e riferimenti a siti o blog dell’autore stesso. Le bandelle hanno rilevanza promozionale inferiore rispetto alla quarta di copertina ma sono comunque molto utili al lettore per orientarsi nella scelta. Talvolta quella anteriore cita un brano o più brani del libro. Questo, ovviamente, comporta il rischio che esse siano accattivanti più di quanto in realtà sia il libro stesso, per indurre a una preferenza e quindi all’acquisto. Per una scelta più consapevole, consiglio di leggere piuttosto il primo capitolo o di chiedere consiglio al libraio che avrà certamente letto il libro e quindi vi saprà illuminare sulla corrispondenza o meno della bandella.

Il nome deriva dai nastri di rame, di ferro o di ottone usati per incernierare le porte, gli sportelli, permettere ai cardini di muoversi e quindi aprirsi e chiudersi.

60488991_2118876378235402_5375975873952350208_n
Bandelle anteriori di Edda di Snorri, Adelphi e La bilancia dei Balek di Heinrick Böll, Orecchio Acerbo

L’ABC del libro è un’iniziativa per celebrare il #MaggioDeiLibri. Lettera per lettera, piccoli commenti a margine del libro: com’è fatto e quanto di interessante vi sia intorno ad esso.

 

“A” di Animato – l’ABC del libro

Alphabet Rabier, Benjamin Librairie Garnier Frères, 1900

Il libro animato nasce nel 1500 (il primo a presentare una complessa struttura a dischi in alcune illustrazioni è il Cosmographicus liber, di Petrus Apianus, 1524) per supplire a un’esigenza tridimensionale che era d’uopo nei libri di astronomia e medicina. Nella seconda metà del Settecento questa tecnica sarà largamente applicata anche ai libri destinati all’infanzia, spostando la lente su una sempre più attenta ricerca della meraviglia, dell’intrattenimento ludico.

Cosmographicus liber Petri Apiani mathematici studiose collectus
Cosmographicus liber Petri Apiani mathematici studiose collectus

L’animazione del libro è possibile mediante l’applicazione di tecniche di scomposizione tipografica; per mezzo di meccanismi cartotecnici il lettore ha la possibilità di interagire con il libro che assume, appunto, forma tridimensionale e quindi maneggiabile, osservabile, da diverse prospettive, interattiva.

Risale al 1765 la prima Harlequinade di Robert Sayer, tipografo londinese: si trattava di un foglio che si svolgeva orizzontalmente, ripiegato in quattro parti dalla cui linea centrale si alzavano verso l’alto e verso il basso delle alette che scoprivano un ulteriore disegno sottostante.

harlequinade
Harlequinade, Robert Sayer ca. 1765

Il secolo del libro animato e dei libri per bambini in generale è stato il Diciannovesimo. La produzione era floridissima e incontrava il gusto dei lettori, esattamente come avviene oggi. I libri animati (nei dettagli e nelle varie tecniche avremo modo di andare nei prossimi appuntamenti) godono di una salute e un mercato floridissimo, guai a non averne sugli scaffali, sebbene ci sia una profonda linea di demarcazione che porta i libri animati per la primissima infanzia a trionfare in fatto di gradimento e vendite e i libri animati per bambini più grandi o per adolescenti relegati al contesto poco accessibile delle “opere d’arte”. Sostanzialmente libri che affascinano ma che incutono qualche reverenziale timore, per la loro raffinatissima qualità e per il consequenziale impatto sul prezzo di copertina.

Gli autori contemporanei più celebri, la cui produzione è disponibile anche in Italia, sono Robert Sabuda, Ron Van der Meer, Chuck Murphy, David Carter, che lavorano soprattutto con i pop-up.


L’ABC del libro è un’iniziativa per celebrare il #MaggioDeiLibri. Lettera per lettera, piccoli commenti a margine del libro: com’è fatto e quanto di interessante vi sia intorno ad esso.

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #16

Silvia Vecchini, Sualzo
21 giorni alla fine del mondo
Il Castoro, 2019

#ElisaAttraversoLoSpecchio #IlCastoro #SilviaVecchini #lettureautonome #foto_recensione #recensioni #Sualzo
________
*con un colpo di scena un poco triste
*è una storia di amicizia che si trasforma in storia d’amore
*certe volte con gli amici bisogna perdonare
*i disegni sono bellissimi
*se mi stufo del basket (mai!) faccio karate

L’amore sconosciuto

Rebecca Stead ha una qualità che avevo apprezzato anche leggendo Segreti e bugie: riesce a mettersi in un angolino con il suo bagaglio di esperienza e di adulto, e osservare i ragazzi, non vista. Senza intervenire mai, senza mettere in guardia, senza porsi mai in maniera giudicante.

E queste sono qualità che si apprezzano specie quando si applicano anche alla narrazione, che è limpida, non interventista, appunto, che riesce a comunicare tutta la complessità dei rapporti tra ragazzi dodici/tredicenni, tutto l’impasto ingarbugliato di passioni, paure, sentimenti. Rebecca Stead li mette sulla pagina così come sono, o sarebbero, se li si osservasse da un angolino, non visti.

L'amore sconosciuto. Dettaglio della copertina, ill. di Marcos Chin
L’amore sconosciuto. Dettaglio della copertina, ill. di Marcos Chin

Bridge è sopravvissuta a un incidente stradale gravissimo: andava sui pattini quando è stata investita. Ricorda poco e niente di quel momento ma un’infermiera, durante la lunga degenza che l’ha tenuta lontana da scuola per un anno intero, le confida che se è sopravvissuta a quell’incidente terribile è perché la sua esistenza ha uno scopo.

Bridge è inquieta, talvolta, per questo suo “scopo”, altre volte vi si aggrappa, specie quando si sfilacciano, e poi si ricuciono e poi cambiano ancora, i rapporti di fiducia e amore con le sue due amiche di sempre, Tab ed Emily, che ha ritrovato come se nulla fosse cambiato durante la sua assenza e con le quali ha stretto un patto: non litigare mai. Eppure qualcosa è successo e non è solo l’incidente, si tratta anche del naturale processo di crescita che giocoforza interviene a limare, ammorbidendo, o ad appuntire, esacerbando.

Bridge, conosce poi un ragazzo, Sherm, al quale è affidata una narrazione parallela, dal proprio punto di vista, parlata per mezzo delle lettere scritte, e mai spedite, al nonno che li ha abbandonati per cambiare vita. Con lui, amatissimo, Sherm aveva un rapporto di intimità equilibrata e bella. Ora che non c’è più, che ha lasciato dietro di sé la sua vita com’era e una scia di dolore in chi è rimasto, gli rivolge con la stessa schiettezza dell’affetto domande complesse e dal senso profondo che pone a lui, come a se stesso.

Ma la mia domanda è: lo sconosciuto è il nuovo te, o la persona che ti sei lasciato alle spalle?

C’è una ragazza che parla in seconda persona, a San Valentino, che si percepisce, che è, più matura rispetto alle altre. Il cui essere “più grande” implica un altro tono, una prospettiva diversa, con tanti substrati. E infine c’è un ragazzo, Patrick, che entra in questa complessità quotidiana e narrativa con un cellulare, un amore acerbo e delle foto intime che finiscono nella rete del pubblico, utili allo sguardo crudele e superficiale di tutti.

Un romanzo che definirei composto da veli su altri veli, come una cipolla. Si sfoglia, strato dopo strato, fino a un nucleo profumato e pungente, intensissimo.

CL252x168_12150Titolo: L’amore sconosciuto
Autore: Rebecca Stead, (Traduzione Claudia Valentini)
Editore: Terre di mezzo
Dati: 2019, 313 pp., 14,90 €

Ein Apfelbaum im Bauch – Un melo nella pancia

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes

Succede di dirlo ai bambini, con tono fermo ma intenzioni scherzose. Lo dici tu che sei grande e loro, piccini, ci credono. Resta in una parte della loro testolina e, a volte, quando diventano grandi, lo ripetono anche loro ai propri bambini, con tono fermo e intenzioni scherzose. Si dice con leggerezza “tieni la mela, ma fai attenzione a non ingoiare i semi o ti crescerà un albero nella pancia!”; oppure si dice “ecco la tua mela, mi raccomando non sprecare nulla, ché della mela si mangia tutto, tranne il picciolo, ricorda”. E, sebbene sommesse, le tue parole resteranno a imperitura memoria, perché nessuno vorrebbe mai vedersi crescere un albero nella pancia e tantomeno sperimentare di ingoiare un picciolo!

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes
Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

È questo che deve essere accaduto a Remi e Raphael. E a quel collega dell’autore, dalla cui ipocondriaca apprensione infantile di ingoiare i semi della mela prende spunto questa storia così imbevuta di infanzia e della bellezza della sua ingenuità.

Così mentre Simon Boulerice scrive, Gerard DuBois disegna. Insieme raccontano di due bambini, due compagni di scuola, di classe e di banco ma anche amici (e tanto amici!), di quelli che non vedono l’ora di poter giocare assieme. Li immaginano durante la ricreazione in giardino, che è l’ora della merenda e dei giochi: chi salta alla corda, chi gioca a mosca cieca, chi a pallavolo e chi semplicemente fa volare il suo aeroplanino di carta. Rémi attende che Raphael finisca di gustare la sua succulenta e rossa mela, quando con sgomento si accorge che l’amico ingoia i semi! Com’è possibile che sia così ingenuo, che non sappia che è pericoloso?! E più di un adulto può l’amico del cuore, si sa. Rémi non resiste, deve assolutamente mettere in guardia l’amico dai pericoli orribili che corre ad avere dei semi di mela nella pancia: attecchiranno nel suo stomaco se berrà, cresceranno rigogliosi se aprendo la bocca entrerà anche solo un po’ di luce e che ne sarà di lui se solo prenderà il sole! E, come spesso succede, per salvare un amico gli si dà danno e con un semplice Ma non puoi mangiare i semi! ha inizio la tribolazione di Raphael.

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes
Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

La mamma dice di sì, ma l’amico ha ragione: la sua mamma è una parrucchiera mica come la famiglia di Rèmi che le mele le conosce bene, essendo coltivatori. Lo sgomento sale, le certezze vengono a mancare, lo spavento ha la meglio e si sa, ciò che non fa la ragione lo fa la psiche, così man mano che passano i minuti, Raphael si sentirà sempre peggio. Afflitto dalla sua fine imminente comincia a sentire germogli nascere e crescere nella sua piccola pancia, mandato in bagno a rinfrescarsi dal maestro non oserà accendere la luce e ricorderà in extremis di non bere neppure una goccia d’acqua! Alzando la maglietta vedrà il suo stomaco rigonfio e immaginerà mele mature ad occuparlo, un’intera foresta di meli…, e il petto? Sembra già di legno se lo si batte e presto anche la pelle si trasformerà in corteccia. Solo a casa le poche ciocche bionde lasciate a terra dalla sapiente forbice e dalla cura affettuosa della mamma riporteranno Raphael alla realtà: la mamma non ha potato tronchi robusti ma sottili capelli, i suoi! E non ha notato nulla di strano alzando la maglietta per controllare la sua pancia! Nessun albero di mele sta crescendo.

E comunque le mele son di ottobre e i giochi con Rémi lo attendono per tutta l’estate! La paura è passata ma… solo banane da domani per merenda!


Simon Boulerice e Gerard DuBois sembrano fatti l’uno per l’altro. In quest’albo splendidamente illustrato, le loro poetiche si incontrano e paiono restare in perfetto equilibrio. Uno con le parole, l’altro con le immagini, mescolano con abilità, tenerezza e crudeltà regalando la giusta dose di stupore, fil rouge dell’arte di DuBois.

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes
Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

La sua infanzia gode di quell’unicità che la porta fuori dal tempo e ci fa ritrovare bimbetti in pantaloncini e giacchette corte, calzetti bianche all’americana e minute scarpette nere. Si potrebbe dire di essere a volte nella Parigi degli anni 50’ di Truffaut e Doisneau o nelle Images d’Épinal dell’800, dove la texture grafica ricorda i segni e le ombreggiature dell’incisione.

indexTitolo: Ein Apfelbaum im Bauch

Titolo originale Un verger dans le ventre, 2013 Les éditions de la courte échelle, Canada
Autore: Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois
Editore: Diogenes
Dati: 2014, 44 pp., lingua tedesco, 14,49 €

[Leslie’s Bridge, una rubrica curata da Marina Petruzio]

Preistoria, altri sguardi, nuovi racconti

Parte da un’aula universitaria la decisione di Margaret di dedicare il suo lavoro di storica a restituire la funzione di soggetto alle donne, alle bambine e ai bambini. Persone di cui si trovano solo tracce marginali nei libri di Storia. Nessuno di loro compie azioni, fa, agisce. Esistono raramente e solo in funzione della storia compiuta dagli uomini, ridotte e ridotti a mero oggetto. Specie poi quando le fonti scarseggiano o sono di difficile lettura, come nel caso della Preistoria (o specie quando proprio per motivi storico/politici, le donne sono state rese invisibili su manuali e fonti).

Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo - 2018, Settenove
Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo – 2018, Settenove

Eppure le donne dovevano pur esserci.

Sfoglia tutto il libro alla ricerca di illustrazioni o notizie su persone che non fossero uomini adulti. […] Non trovai nulla!

A lezione chiesi subito spiegazioni: “Cosa facevano le donne mentre gli uomini andavano a caccia?”. La risposta mi lasciò di sasso: “Per cortesia, non faccia domande sciocche!”. Ma non mi arresi.

Non si arrese, e per fortuna. E cominciò a cercare tracce, con pazienza e pignoleria, perché si tratta di Preistoria, le fonti a disposizione sono pitture rupestri, impronte, calchi. Segni del tempo usurati dal tempo stesso e quindi difficili da interpretare.

Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo - 2018, Settenove
Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo – 2018, Settenove

Insomma, per cambiare la prospettiva è necessario assumere posizioni diverse. Questo hanno fatto storiche di oggi e di ieri allo scopo di restituire alle donne e ai bambini la giusta luce.

In un sito in Etiopia, per esempio, sono state rinvenute le impronte dei piedi di tre bambini piccolissimi di uno, due e tre anni; dove? In un luogo deputato alla caccia. L’indagine storica racconta quindi che sin dalla primissima infanzia i bambini prendevano confidenza con attività e strumenti pericolosissimi ma utili alla loro società tutta. Così come gli utensili ritrovati di fianco agli scheletri di alcune donne ci rivelano una società primitiva molto complessa, in cui donne della Preistoria svolgevano funzioni da cacciatrici normalmente attribuite agli uomini.

Questa narrazione, che va avanti in maniera molto lineare fino al momento in cui la preistoria lascia il posto alla storia, è intramezzata e sostenuta da schemi, dati e date, rimandi, piccole note a margine che ne rafforzano il valore scientifico. Ne consiglio la lettura a bambine e bambini dai 6 anni in su e soprattutto ne consiglio l’uso in classe. Peraltro all’interno del libro ci sono numerosi Qr code link a materiale didattico e approfondimenti per insegnanti, educatori, educatrici.

Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo - 2018, Settenove
Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo – 2018, Settenove

La collana Storie nella Storia curata dalla Società Italiana delle Storiche – SIS – propone alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi un racconto nuovo della storia, capace di intrecciare le vicende di donne e uomini, di valorizzare le relazioni e le differenze, e di contribuire alla costruzione di un mondo comune migliore.

61vQz+8xe2LTitolo: Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti
Autore: Elisabetta Serafini,illustrazioni di Caterina Di Paolo
Editore: Settenove
Dati: 2018, 52 pp., € 14,50

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #15

Non ho ancora avuto modo di portare a termine la lettura de “La sfida di Anton“, di Gudrun Skretting, edito da Beisler. Ho trovato fosse un po’ lento all’inizio e ha pagato con la lettura in parallelo di altro. Nonostante ciò ne ho apprezzato il timbro per cui l’ho consigliato a Elisa che, viste le stelle che gli ha dato, l’ha gradito molto. Ciò mi induce a riprenderlo in mano con entusiasmo e a consigliarne la lettura.

#ElisaAttraversoLoSpecchio #Beisler #LaSfidaDiAnton #lettureautonome #foto_recensione #recensioni #GudrunSkretting
________
*insolito
*è di crescita
*è un poco complesso ma anche divertente
*ci sono molti sogni e molte domande