ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #13

Elisa ha compiuto 10 anni e ha maturato un gusto per la lettura tutto suo che rifugge dal mio e che si radica in una ribellione a “i libri che mi consiglia mamma”. Ha trascorso la terza elementare in compagnia esclusiva di Harry Potter  (oggi legge piccoli saggi, spin off e sceneggiature per non perdere la mano); la quarta elementare con gatti guerrieri (in merito a Warrior Cats ha scelto di scrivere un suo post) con qualche incursione nei fumetti. L’ultimo letto rispolvera la sua rubrica.

#ElisaAttraversoLoSpecchio #IlCastoro #InScena #lettureautonome #foto_recensione#recensioni #RainaTelgemeier
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*è coinvolgente
*è d’amicizia
*è accogliente e divertente

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Io sono Mare

Io sono Mare è il nuovo volume della collana Dino Buzzati, dedicata ai lettori più giovani di Canicola Edizioni. È un racconto breve a fumetti realizzato da Cristina Portolano che racconta con tenerezza la scoperta e la ricerca della propria identità sessuale.

Io sono Mare di Cristina Portolano - 2018 Canicola
Io sono Mare di Cristina Portolano – 2018 Canicola

Mare è una bambina dal nome evocativo che non sarà detto ad alta voce se non nel pieno della storia, Mare nel mare, quando con il suo amico Franky, un pesce pagliaccio antropomorfo, lo attraversa per raggiungere un anemone, che è la casa di Franky, nel quale egli possa ritrovare la libertà, il suo posto, il suo ruolo.

Io sono Mare di Cristina Portolano - 2018 Canicola
Io sono Mare di Cristina Portolano – 2018 Canicola

Franky viveva in una boccia di vetro prima di partire per il suo viaggio onirico verso casa che incomincia con una metamorfosi che dall’essere munito di pinne e branchie lo porta a diventare un bipede con braccia e capelli. Mare lo accompagna, stanca di non poter toccare, scoprire, fare da sé. Non appena si tuffa nel mare si sente libera di esprimere se stessa, si toglie tutti i vestiti e si muove nell’acqua con naturalezza, respirando, parlando come in un sogno, in un mondo nuovo in cui non ci sono regole fisiche, ma solo altri elementi con i quali confrontarsi e da superare. Meduse e anemoni urticanti, palloni gonfiati, pesci in evoluzione.

Mano a mano Mare acquisisce consapevolezza di sé, degli altri, corre qualche rischio e si sveglia felice e cresciuta ed entusiasta di andare, di tornare al mare.

copertina_sitoTitolo: Io sono mare
Autore: Cristina Portolano
Editore: Canicola
Dati: 2018, 20 pp., 16,00 €

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Lupinella, la vita di una lupa nei boschi delle Alpi

La lupinella è una pianta molto resistente, che si adatta anche a terreni aridi, bella di una bellezza selvaggia, con fiori a spiga rosa, lucenti.

Indugio sul ricordo che ho di questo fiore perché l’ho sempre avuto in mente mentre leggevo Lupinella di Giuseppe Festa, trovando tra la pianta e la lupa che ne porta il nome tanti incroci e scambi. Primo tra tutti il nodo primordiale e selvaggio di un animale fiero e coraggioso, resistente e bellissimo.

<em> Lupinella</em>, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio - 2018 Editoriale scienza
Lupinella, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio – 2018 Editoriale scienza

Lupinella è una lupa che racconta di se stessa e della sua vita nei boschi delle Alpi, dal momento in cui viene al mondo a quando compie due anni. Dal tepore della tana, che condivide coi fratellini, alla vita di branco, con le sue regole ferree, dure, fino al confine con l’età adulta, la maturità, che attraversa esitante ma al contempo decisa, guidata dall’istinto che la conduce verso una nuova famiglia, una nuova avventura.

<em> Lupinella</em>, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio - 2018 Editoriale scienza
Lupinella, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio – 2018 Editoriale scienza

La narrazione è avvincente; arricchita dalle illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio e da riquadri informativi con gli approfondimenti di una lupologa esperta del Progetto Life Wolf Alps, Francesca Marucco, che racconta con molta semplicità e immediatezza la vita dei lupi ma anche il territorio in cui abitano, i pericoli che corrono.

In coda al libro alcuni giochi e attività per conoscere la natura esplorandola; schede di approfondimento sul ritorno del lupo sulle Alpi e sul progetto europeo Life Wolfalps e un bel poster con alcune illustrazioni del libro.

lupinella-cop---310-310Titolo: Lupinella
Autore: Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio
Editore: Editoriale scienza
Dati: 2018, pp. 64, 11,90 €

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Il sentiero

La Signora Tasso è molto vecchia. Ma questo non lo si direbbe né dal portamento, né dal manto, bello grigio, folto. Che sia vecchia però si deduce da tutte le cose che ha visto e di cui conserva i ricordi sugli scaffali: una foglia, un pezzo di maiolica, un sasso molto tondo…

<em>Il Sentiero</em>, di Marianne Dubuc - 2018, Orecchio Acerbo
Il Sentiero, di Marianne Dubuc – 2018, Orecchio Acerbo

La Signora Tasso ha una consuetudine: ogni domenica imbocca il sentiero che parte proprio dal suo giardino e si avvia verso la cima della montagna. Mentra avanza con passi quieti ma ben sicuri, incrocia i suoi amici di sempre. Per primo Federico, lo zigolo dalla gola bianca e poi Alessandro, per il quale strada facendo raccoglie dei bei funghi profumati.

<em>Il Sentiero</em>, di Marianne Dubuc - 2018, Orecchio Acerbo
Il Sentiero, di Marianne Dubuc – 2018, Orecchio Acerbo

La Signora Tasso si prende il suo tempo, fa ogni cosa con calma, sorridente e sempre attenta al bosco che la circonda e che conosce molto bene non solo nei suoi sentieri, ma anche nei suoi suoni, profumi, colori. E un gatto, per di più con la testa arancione, non può passare inosservato al suo occhio attento. Capita che incontri qualche amico in difficoltà, allora, con la premura che la contraddistingue, si ferma, soccorre, e riparte.

Ma oggi si sente osservata. “Ce n’è per tutti e due, se hai fame.” La Signora Tasso è così. Divide tutto, perfino la merenda.

E Lulù, che non svela subito il suo nome ma si mostra molto sincero nel dirsi impreparato, ancora piccolo, accetta la merenda e chiede, si informa, con frasi piccine, curiose, esitanti. Da come socchiude gli occhi, da come poi intreccia le zampe, da come ancora torna a incupirsi, ecco, da tutto questo sottolineare inconsapevolmente ciò che dice, traspare il fortissimo desiderio di accompagnarsi alla Signora Tasso, verso la cima del Pan di Zucchero e il timore di non esserne capace, di non essere ancora pronto.

<em>Il Sentiero</em>, di Marianne Dubuc - 2018, Orecchio Acerbo
Il Sentiero, di Marianne Dubuc – 2018, Orecchio Acerbo

E la Signora Tasso sa ascoltare tutto: quello che Lulù dice, quello che sottintende. E sa quando è il momento di lasciar fare al tempo, di non essere insistente.

Il sentiero di Marianne Dubuc è un albo delicato, che racconta con molta naturalezza la nascita e l’evolversi di un rapporto di amicizia, in cui la complicità matura letteralmente passo dopo passo; forse filosofico, forse addirittura capace di raccontare uno dei tanti sensi della vita, delle sue tante possibili direzioni.

Non è una parola che amo usare quella che invece ho scelto per definire Il sentiero, ma mi sono interrogata a lungo e ritengo sia la più adatta, se spogliata dalla banalità di cui la consuetudine la riveste. Si tratta di un libro dolce. Per la grazia delle sue parole, per la lievità delle sue illustrazioni, per quel Pan di Zucchero che è così meraviglioso raggiungere da soli, assieme.

266 Il sentieroTitolo: Il Sentiero
Autore: Marianne Dubuc
Traduttore: Paolo Cesari
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2018, 68 pp., 17,50 €

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La canzone di Orfeo

La canzone di Orfeo sin dal titolo cita in maniera esplicita il mito di Orfeo ed Euridice ma non si ferma nell’intessere una narrazione che ne riprende i temi: la morte, l’amore, la disperazione, il cedere alla passione, la fragilità dell’essere vivi. Prosegue sulla strada del mito ripercorrendone i modi: chiamando in causa per poi svicolare, dando sempre l’impressione di arrivare a una soluzione, portando la tensione fino al punto di spezzarla, far intendere che si possa allentare e invece tendere sino alla rottura. E lasciare smarriti, con un monito non detto incombente, incerti sul da farsi, incerti sul destino dei protagonisti, sulla vera verità.

È un romanzo complesso che parla d’amore. Dell’amore tra Claire, che racconta la vicenda per essere l’unica sopravvissuta, ed Ella, amiche sin dall’infanzia, innamorate sin da allora l’una dell’altra di un amore che resta senza parole e si nutre di sguardi e di baci, capace di lasciar andare, capace di dirsi addio. Dell’amore tra Ella e Orpheus ammaliato dalla musica della lira, dalle parole cantate, sussurrate, che incomincia con una conversazione telefonica durante la quale Orpheus induce Ella, restata a casa per volere dei genitori mentre gli altri amici “hipster” sono in vacanza in spiaggia, a dire ad alta voce il proprio nome, mettendo in atto un vero e proprio incantesimo, costringendola a scoprirsi nella sua nuda essenza, e legandola per sempre a lui facendole recitare una formula che è fatta di musica e due parole: Ella Grey.

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È un romanzo composito che cambia spesso ritmo, assieme al tono, che alterna momenti di furia intensa, di narrazione esasperata, cruda, diretta, a momenti di quiete, in cui il contingente si ricompone a momenti quotidiani semplici, familiari, scolastici.

È un romanzo lirico, visionario, che ricorda il timbro di William Blake. «L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa.» (W. Blake)

È un continuo sognare, immaginare, vivere pienamente il sogno e l’immaginazione con naturalezza, senza tracciare un confine con la realtà o attraversandolo di continuo, senza porsi domande, anche quello tragico e drammatico tra la vita e la morte.

Mi raccontò la sua storia quel mattino, quando lo trovai che giaceva fuori dal cancello, mentre l’Ouseburn scorreva e le sbarre tintinnavano e vibravano e la luce s’intensificava su tutto il Tyneside. Non mi domandò neanche una volta se gli credessi.

Al risveglio, con la testa ancora impastata della materia dei sogni, Orpheus racconta e racconta un sogno che è vero, visionario e credibile, realtà oggettiva.

È una storia di morte, tragica e intensa; che lascia soli e accompagna, che si nutre di disperazione, assenza e ricordo. Che credo indurrà i lettori a rileggere il mito, Milton e il suo Paradiso Perduto, William Blake. Che li indurrà a chiedersi, forse a non rispondersi mai.

“Sono felice” disse. “È una cosa accettabile? È questa la cosa più assurda di tutte adesso. Sono maledettamente felice, Claire. Com’è mai possibile?”

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Autore: David Almond
Traduzione: Giuseppe Iacobaci e Wendell Ricketts
Editore: Salani
Dati: 2018, 248 pp., 14,90 €

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Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet

Mi sono chiesta, incominciando a leggere questo libro, se fosse stato ideato per esser letto dal principio alla fine, con una traccia narrativa, oppure se in modo che il lettore potesse procedere secondo suoi interessi specifici. Se si trattasse, insomma di una storia delle immagini (il sottotitolo, dalle caverne a internet, me lo faceva immaginare) oppure di un manuale, con elementi di scientificità, semiotica, estetica, comunicazione.

Dopo averlo letto con l’uno e con l’altro metodo, posso dire che sono entrambi validi. David Hockney e Martin Gayford, con un piglio che definirei tipico delle bottega degli umanisti (dai quali prendono in prestito il modo di intendere l’imitazione) si scambiano, in un dialogo diretto con tanto di nome e due punti, che è ancor più evidenziato da segni grafici e tipografici, informazioni, racconti, pareri. È un dialogo a due sostenuto e rafforzato da una terza voce, che è quella dell’illustratrice, Rose Blake, che può facilmente diventare a quattro, coinvolgendo il lettore, anche il più giovane e inesperto, per la naturalezza con la quale questo modo di narrare induce a mettere in campo anche le proprie conoscenze, i propri ricordi.

È una storia dal finale aperto, molto lontana dal concludersi, nella quale le luci, le ombre, i segni sono significanti profondissimi che si nutrono di tecnica e nel farlo comunicano, raccontano.

Dai profili delle mani nella grotta argentina (13000-9000 a.C.), ai vasi greci, a Caravaggio, alla fotografia, il cinema a Minecraft (che è interessante non solo per il supporto digitale, quanto per essere un luogo d’immagini in cui si creano immagini) si racconta un viaggio che segue una timeline ben delineata, proposta peraltro anche in coda al libro assieme a un glossario.

Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet, di Rose Blake, David Hockney, Martin Gayford - 2018 Babalibri
Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet, di Rose Blake, David Hockney, Martin Gayford – 2018 Babalibri

Grazie a David Hockney scopro una ispirazione giapponese nel Pinocchio di Walt Disney che è un punto di incontro che ha del magico:

Quando Pinocchio e Geppetto vengono scaraventati sulla spiaggia, l’immagine delle onde che, schiumando, li gettano a riva per poi scomparire nella sabbia è davvero fantastica.

E lo scopro in maniera più immediata ed evidente mettendo a confronto le due immagini scelte per raccontare questa magia. Perché questo libro è davvero un viaggio nelle immagini per mezzo delle immagini.

Alla scoperta delle immagini 150Titolo: Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet
Autore: Rose Blake, David Hockney, Martin Gayford (Traduzione Angela Dal Gobbo)
Editore: Babalibri
Dati: 2019, pp. 130, 24,50 €

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Il bambino dei baci

Ah, se fossi in grado di leggere a testa in giù, con il maglione che cade fino al petto lasciando scoperto l’ombelico e i piedi scalzi e scomposti a far da puntello!

Potrei leggere Il bambino dei baci per benino, col giusto approccio. A testa in giù, vagheggiando di baci al sapore di fragola o di pasta di uova di merluzzo, di corse sfrenate coi sacchi, di gambe penzoloni sul pontile.

Il bambino dei baci è Ulf; vorrebbe tanto baciare la bambina più bella, Katarina, ma mancando di pratica decide di esercitarsi prima, per non far brutta figura, e quindi chiede aiuto a Berit, meglio e splendidamente detta Armata Rossa per i suoi capelli rossi e per la tendenza a metter tutti al tappeto, che volentieri e di rimando sbaciucchia. Tra un bacio e l’altro, Ulf scopre che Berit è una bambina simpatica e intelligente, che è uno spasso stare assieme a lei e che una volta scoperto quanto sia straordinaria, Katarina perde di colpo tutto il suo fascino. Tzè.

<em>Il bambino dei baci</em>, di Ulf Stark, Markus Majaluoma - 2018, Iperborea
Il bambino dei baci, di Ulf Stark, Markus Majaluoma – 2018, Iperborea

Che meraviglia la semplicità dei bambini che si incontrano tra queste pagine, che spiano i didietro delle signore nudiste in spiaggia, che masticano fili d’erba per mascherare l’imbarazzo, che nella stessa frase, nell astessa pagina, per ben due volte, sono capaci di essere sprezzanti e premurosi, mostrandosi esattamente per quello che sono.

“È che mi chiedevo una cosa. Com’è baciarsi?”
“Fa un pochino di solletico”, rispose lui dopo un po’. “Adesso però chiudi il becco.”
“Solo un’altra domanda”, dissi. “Di cosa sa?”
“Di gelato alla fragola”, rispose. “Ma ti avverto: ancora una parola e ti do un morso dell’asino che vedi!”

Uno stile immediato che va a braccetto col lessico e si muove con brio, danza di un ballo che immagino salterino, con ballerini dagli occhi ridenti che sono puntini, fessure, limpidi. Che schiacciano mosche e tafani prima di andare a nanna.

<em>Il bambino dei baci</em>, di Ulf Stark, Markus Majaluoma - 2018, Iperborea
Il bambino dei baci, di Ulf Stark, Markus Majaluoma – 2018, Iperborea

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Oppure danzano sulle note di uno dei consigli musicali in coda al libro. Chissà se rispondono al gusto di Ulf Stark o del suo alterego Ulf. Io per un bacio alla fragola sceglierei “Love me tender”.

20180302112732_ULF_stark_ilbambinodeibaci2-2Titolo: Il bambino dei baci
Autore: Ulf Stark, Markus Majaluoma
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 64 pp., 9 €

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Alice nel paese dei diritti

Alice nel paese dei diritti  è un libro fatto da più persone, strutturato in modo che sia di piacevole lettura sia per bambini, cui per primi si rivolge, che per i genitori e gli educatori, che, mi auguro, vorranno mettersi in discussione (e alla prova, sfruttando i giochi e i laboratori proposti in coda) leggendo.

Alice nel Paese dei diritti, di Mario Lodi, Daniele Novara, Pia Valentinis - 2018, Sonda
Alice nel Paese dei diritti, di Mario Lodi, Daniele Novara, Pia Valentinis – 2018, Sonda

L’introduzione è di Daniele Novara, che chiude anche il libro con tre percorsi educativi volti a mettere le fondamenta per una cittadinanza che sia attiva. Centrale nell’introduzione e nella conclusione l’idea che i diritti (quelli dei bambini ma anche quelli degli adulti) vadano a braccetto coi doveri e su questa consapevolezza, che può essere anche giocosa e gioiosa, si possano innestare i presupposti per un cittadino conscio, accogliente e solidale.

Nella parte centrale, un testo di Jean Olivier Héron, scelto e rivisitato da Mario Lodi (con le illustrazioni di Pia Valentinis), in cui Alice esce, con piglio piuttosto entusiasta, dal Paese delle Meraviglie per compiere un viaggio altrettanto meraviglioso, con la compagnia talvolta scomoda della Regina di Cuori, attraverso la storia dei diritti dei bambini.

Alice nel Paese dei diritti, di Mario Lodi, Daniele Novara, Pia Valentinis - 2018, Sonda
Alice nel Paese dei diritti, di Mario Lodi, Daniele Novara, Pia Valentinis – 2018, Sonda

A tutt’oggi sono condivisibili le preoccupazioni di Mario Lodi che realisticamente parlava di un’infanzia negata e sfruttata, trattata con durezza da adulti indifferenti e noncuranti della dignità propria di ciascun bambino.

Ma c’è anche chi gli dedica cure, studi, attenzione: i genitori che li aiutano a crescere con il diritto a essere felici, gli educatori che sviluppano le loro potenzialità, gli amministratori che predispongono strutture e servizi per l’infanzia. Questo mondo esiste. Ed esistono quindi bambini che stanno bene al mondo, ed altri che, pur avendo difficoltà, sono aiutate a superarle. (Mario Lodi)

Una traccia di speranza dunque c’è in questa visione che abbraccia e all’abbraccio tende come metodo. L’abbraccio più protettivo è quello che racconti come si abbiano possibilità e diritti, proponendo ai bambini un libro che nero su bianco li metta in fila (riportando il testo della Convenzione dei diritti dei bambini, approvato dall’ONU) tutti e impegnandosi, da adulti, a rispettarli.

Chiudo con una citazione di Daniele Novara che mi pare perfetta per il nostro contemporaneo in cui è pressante la necessità di essere società civile attiva e consapevole.

L’accoglienza non significa voler conoscere pedissequamente la cultura del bambino straniero, quanto vivere una relazione che innesti fiducia, valorizzazione e capacità di trasformare i problemi in risorse. La varietà è ricchezza, possibilità di vedere le cose in altra luce, di essere attraversati da nuove energie.

454_pTitolo: Alice nel Paese dei diritti
Autore: Mario Lodi, Daniele Novara, Pia Valentinis (ill.)
Editore: Sonda
Dati: 2018, 176 pp., 16,00 €

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Un lupo nella neve

Un lupo e una bambina nella neve. Insieme, a sé stanti. Ciascuno smarrito nella tormenta, ciascuno impaurito e tremante, entrambi in sintonia l’uno con l’altro, diversissimi.

È la storia del tempo sospeso. Di quegli istanti in cui ci si osserva, ci si annusa, cercando di comprendere l’uno le intenzioni dell’altro. Vorrà accarezzarmi? Vorrà afferrarmi?, si chiede il lupo mentre sta nella parentesi bianca e soffice del tempo sospeso in cui tutto, davvero tutto, può avvenire, in cui nessuno sa, in cui solo ci si chiede.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

Un lupo nella neve, vincitore del prestigioso Caldecott Medal 2018 (il più prestigioso riconoscimento statunitense per la letteratura dell’infanzia), è un libro senza parole che si apre con un prologo che anticipa tutto, anche il titolo, e che ci pone in un dove e quando molto circostanziato; ci fornisce tutte le informazioni utili per muovere i nostri passi nella storia che verrà. C’è una casetta ai margini del bosco, calda, accogliente, in cui vive una piccola famigliola: papà, mamma, bambina e cane. Il tempo fuori è sereno, i campi ancora croccanti dell’erba giallognola dell’autunno, lo sguardo sullo spazio aperto e sul cane, che, in lontananza, dinanzi all’uscio di casa, saluta abbaiando. Le immagini si velano di fiocchi di neve che cadono ancora radi e ci accompagnano fino a due cammei, in uno la bambina (il cui cappotto rosso richiama la celebre Cappuccetto) spicca, solitaria, su una collina, nell’altro un branco di lupi su un’altra, si direbbe dirimpetto, annusa l’aria, ulula al cielo. Ancora separati, ancora mondi a sé stanti soggetti alle stesse intemperie.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

Capita che la neve cominci a cadere con maggiore intensità e che un cucciolo di lupo perda le tracce del proprio branco, raccontato con tratti realistici in inchiostro e acquerello, e che la bambina lo veda, senta i suoi guaiti di paura e si chini, pronta ad accoglierlo. In questo momento è il cucciolo di lupo ad annusare il tempo sospeso, a valutare se potersi fidare o meno. Una macchia rossa nella neve potrebbe rivelarsi tiepida o bollente. Bisogna ben considerare e poi decidere se lasciar spazio alla paura o all’istinto e fidarsi.

Nelle illustrazioni seguenti il lupacchiotto è avvoltolato nella mantellina rossa, tiepida. La bambina, coraggiosa e intraprendente, segue gli ululati per restituirlo al branco. Nel momento in cui bambina infagottata e lupi dal manto ispido e selvatico si incontrano, i tempi sospesi sono due: quello della lupa che non sa se l’umana voglia far del male o meno al proprio cucciolo e quello della bambina che non sa se l’animale reagirà in maniera aggressiva, spaventato.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

E invece a prevalere è la riconoscenza che non si ferma al semplice agire in maniera temperata, ma che lascia una scia di consapevolezza e intelligenza che è una traccia ben chiara nella neve in tempesta e che permetterà alla famiglia della bambina in rosso, presente sulla scena grazie alla luce delle torce che fende l’aria, di trarla in salvo dal bosco in cui si era smarrita.

Ululare e abbaiare, talvolta, hanno lo stesso timbro, quello della generosità, dell’amicizia, pur essendo lingue diverse.

imageItem.jpgTitolo: Un lupo nella neve
Autore: Matthew Cordell
Editore: Clichy
Dati: 2018, 32 pp., € 19,00

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La voce delle ombre

A prescindere dalla impeccabile struttura narrativa, intrecciata da fili perfettamente in armonia gli uni con gli altri cui Frances Hardinge ci ha abituati, La voce delle ombre ha qualcosa di altrettanto complesso ed è una complessità che non ristà solo nella maestria autoriale, quanto anche in un’empatia nei confronti dei personaggi protagonisti che valica la premura autore/creazione, per spostarsi sul sentiero accidentato della narrazione con luogo nella mente umana, con le sue contraddizioni, forza, paure, istinti e coraggio. E del rimorso, dell’incertezza di un passato in cui si radica e fonda il presente.
Makepeace è una ragazzina abituata a fronteggiare se stessa e un drappello sempre nuovo, mutevole e minaccioso, di spiriti che tentano di insinuarsi nella sua mente, allo scopo non solo di cercare di manipolare i suoi pensieri, ma soprattutto di trovare un alloggio e un involucro giovane e sicuro per restare attaccati quanto più possibile alla vita terrena.
In un processo che sembra avere tutte le caratteristiche della persecuzione, distante dall’immagine ideale di cura materna e per questo disturbante, la madre di Makepeace la sottopone a lunghe notti nei cimiteri per rafforzare la propria capacità di resistenza a quegli spiriti ‘insinuanti’. Una madre che pare carnefice, sorda alle suppliche della ragazza, indifferente al suo terrore, incrollabile, crudele addestratrice di una figlia che soffre senza la consolazione di una luce in prospettiva, per il tormento cui è destinata e per l’intransigenza della madre in più larga misura.

Poi accade che nell’Inghilterra del Seicento, Londra sia in tumulto, come le contee attorno ad essa, confuse, anch’esse piene di spiriti in contrasto fra loro; la città un ventre puzzolente e pericoloso che dà nutrimento e vita e allo stesso tempo si mostra ostile e indomabile, contro il re, contro i ribelli, contro tutti assieme. Accade che Makepeace e sua madre siano stritolate dalla folla che lotta, da quella confusa, da quella violenta, da quella che si difende, e che la madre si perda ancora una volta, smarrisca il suo essere madre e poi muoia, restando aleggiante sulla coscienza della figlia, inerme, sola, alle prese con decine di spiriti in agguato. Più uno.

Non si è mai certi della direzione che prenderanno gli eventi, ma così procedendo, anche in un contingente che è di per sé straordinario, essi non perdono mai in efficacia nel sorprendere. Giungono inattesi come potrebbe essere la zampata di un orso nel sorprendere un viandante nella calma del bosco. Stanno in agguato tra le pagine, in ogni pagina di questo romanzo corposo e denso, pronte a sbucare dalle tane più impensabili, dagli anfratti più nascosti della selva o della mente umana.

Nel corso della narrazione Makepeace cambia molte volte nome ma mai voce. È sempre salda nella sua irrequietezza, coi suoi artigli da orso si aggrappa ostinatamente ai suoi affetti, al futuro, a se stessa. Ha in comune con gli animali che tanto ama un istinto che conserva ferino, primordiale; quell’istinto la porta a tentare di salvare un orso, a scagliarsi contro i suoi carnefici, a dimenticare la paura. Quell’orso sarà il suo compagno, fedelissimo, brutale, dolcissimo nella sua ingenuità. L’accompagnerà sempre, invisibile solo agli stolti. Presente agli occhi che a pieno diritto potrebbero leggerlo protagonista.

Oltre a tutto questo, che è veramente poco e frutto di una sola voce, la mia, ci sono poi l’eccellente traduzione di Giuseppe Iacobaci e attenzioni grafiche molto efficaci ed eleganti. Tra molto pensare ho scelto di citare un passo di congedo che, sono certa, anche a una seconda rilettura sarà per me sempre il più bello.

[…] Era un tasso, che gironzolava tranquillo per i fatti suoi, come se non ci fossero guerre da combattere. Makepeace lo guardò affascinata. Si ricordò tutto quel che aveva appreso sui tassi nel bestiario a Grizehayes. Il tasso, le cui zampe erano più lunghe su un lato, per facilitargli il movimento sul terreno scosceso…
… e invece no. Lo vide distintamente che zampettava tranquillo sotto una macchia di luce: tutte le zampette erano delle stesse, modeste, tozze dimensioni.
Forse nessuna delle antiche verità era più vera. Questo poteva essere un mondo interamente nuovo, con regole tutte diverse. Un mondo nel quale i tassi non erano sghembi […]

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Titolo: La voce delle ombre
Autore: Frances Hardinge
Traduzione: Giuseppe Iacobaci
Editore: Mondadori
Dati: 2018, 429 pp., 17,00 €

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