La sera di Natale in casa Mellops

Il Natale non potrebbe essere altro che assurdamente patetico e tenero in casa Mellops.

Il papà ha comprato un libro sulle decorazioni natalizie e decide quindi di procurarsi un albero per poter mettere in pratica i consigli di stile; nel frattempo tutti e quattro i bambini hanno avuto la stessa idea: addobbare la casa con uno splendido abete. I conti si fan presto e nel soggiorno della famiglia Mellops ci sono 5 alberi di Natale. Cosa farne? Beh, donarli certamente a chi ne abbia bisogno. Ma anche il più bisognoso dei bisognosi un albero ce l’ha già e pure bello!

<em>La sera di Natale in casa Mellops</em>, Tomi Ungerer- Donzelli
La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer- Donzelli

Il sarcasmo vestito a festa con l’abito della generosità raggiunge il suo culmine quando i quattro, dopo esser usciti delusi dall’orfanotrofio, dall’ospedale e dalla prigione finalmente si imbattono in qualcuno di davvero disperato: una porcellina che piange affranta. E non solo lei è povera e derelitta, ma vive in una casa con quattro stanze i cui abitanti sono più tristi di lei: una nonna malata, un vecchio soldato cieco e su una sedia a rotelle, due porcellini tremanti e un porcellino in lutto.

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La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer

Bene! Ecco i posti perfetti per i quattro alberi! E pensare che stavano per buttarli nella spazzatura! La tenerezza natalizia fa capolino anche nel pedissequo nonsense e diventa bislacca manifestazione di cura: Isidor, Casimir, Ferdinand e Felix usano tutti i loro risparmi per donare a quei bisognosi un bel Natale e poi tornano a casa a gustarsi il proprio, con papà e mamma Mellops.

La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer- Donzelli
La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer- Donzelli

a97f9a05df4ea0d6cbb95b2379735bbe_w250_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: La sera di Natale in casa Mellops
Autore: Tomi Ungerer
Editore: Donzelli
Dati: 2017, 72 pp., 13,50 €

Un ricordo di Natale di Truman Capote

È la narrazione che avviene al presente che per tutto il tempo della lettura mi ha indotta a pensare di poter uscire di casa e ritrovarmi per stretti sentieri in compagnia di Buddy e Sook alla ricerca di un bell’albero di Natale. Ed è sempre il presente che si rivela magico nel sussurrare che alcuni eventi, certe persone, non passano, non cambiano, non vanno mai via: restano, si rinnovano, si ripetono in un dondolio dolce d’altalena e idealmente abbracciano e proteggono.

Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck - Donzelli
Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck – Donzelli

Buddy, sette anni, è l’alter ego di Truman Capote, Sook è sua cugina, ha settanta anni. Sono amici per la pelle e, esattamente come gli amici per la pelle condividono momenti speciali, riti che, come i tratti semplici che compongono gli arabeschi estremamente raffinati, spiccano nell’immenso panorama dei ricordi e della memoria. Ricordo di Natale è uno dei tre racconti pubblicati nel 1958 nel volume dal titolo Colazione da Tiffany – un romanzo breve e tre storie – che consacrò Capote come indiscusso talento della letteratura contemporanea.

Questo pezzo di storia personale rivive dunque nella memoria di Buddy e i piccoli accadimenti dei giorni semplici di un bambino e della sua migliore amica si svolgono dapprima dolcemente “Immaginate una mattina di fine novembre. Una di quelle mattine che preannunciano l’inverno, più di venti anni or sono”; si sente l’odore delle foglie secche crepitanti nel camino, si sente il profumo del tempo, dell’aria secca e fredda dell’inverno e si concorda con Sook che appannando con il fiato i vetri della finestra esclama: “è proprio tempo da panfrutto!”. Poi man mano, mentre i due si procurano gli ingredienti per preparare i dolci da spedire agli amici più cari (Presidente Roosevelt compreso) i ricordi si inseguono e il ritmo diviene più serrato, le frasi più brevi, quasi come se si volesse rifuggire il finale già noto al protagonista. Come se riservare ai ricordi dolorosi meno parole, meno spazio, curasse la memoria e ne addolcisse il sapore. “Questo è l’ultimo Natale che trascorriamo insieme. La vita ci separa”. Trovo queste due frasi, nella loro semplicità, intense e struggenti. La vita li separa, così come la morte che ha allontanato dal terzetto il cagnolino Queenie, vivace terrier mirabilmente ritratto nella sua vitalità da Beth Peck, sopravvissuto a due morsi di serpente a sonagli e al cimurro, che sempre li accompagnava nelle loro scorribande con la vecchia carrozzina adattata a carriola.

Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck - Donzelli
Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck – Donzelli

Le tradizioni che divengono riti sono buffe, talmente semplici da intenerire: la caparbia convinzione di Sook di non doversi alzare dal letto il tredici di ogni mese, il confezionare da sé i regali (aquiloni colorati di anno in anno sempre più belli), il preparare i dolci. Azioni cicliche, rassicuranti che contribuiscono a creare l’atmosfera, anch’essa tradizionale, del Natale. Le gote di Buddy sono sempre rosse, le gote di Sook pure: del tipico rossore dell’infanzia per un bimbo e per una donna anziana rimasta bambina. Alle loro gote rosse s’accosta lo scodinzolio del cagnolino col muso teso all’insù; tutti e tre entusiasti di un invidiabile entusiasmo.

Gli acquerelli di Beth Peck curano ogni dettaglio: dall’ombra del calzino mal arrotolato all’intreccio dell’impagliatura della carrozzina,alle rose di velluto sbiadito sul cappello di Sook.

Questa è una storia di memoria destinata a entrare nella personale tradizione dei bambini cui si avrà il gusto e la dolcezza di raccontarla.

41va1sqlo7l-_bo1204203200_Titolo: Ricordo di Natale
Autore: Truman Capote illustrazioni di Beth Peck
Traduttore: M. Bartocci
Editore: Donzelli
Dati: 2011, 62 pp., 14,00 €

Questo è un libro che è difficile da reperire. Si trova certamente però in biblioteca, vale la pena andare a cercarlo.

Adattamento televisivo con Geraldine Page (1967)

The Night Before Christmas

Di questo albo urge leggere la premessa. Dopo i risguardi riccamente decorati a grosse palle scure spruzzate di neve con un ciuffo di bacche rosse di agrifoglio posto in cima, una accanto all’altra in file regolari, come a disegnare un festone natalizio, lontane dal somigliare alle colorate e sfavillanti decorazioni alle quali le bambine e i bambini d’oggi sono abituati, ma piuttosto somiglianti a pigne del bosco, è all’esimio Professor Clement Clarke Moore che apprendiamo di dovere tutti il caro, vecchio e allegro Babbo Natale con slitta e renne. Era il 1822 quando il rispettabile professore di religione, la vigilia di Natale, seduto al suo tavolo scrisse un poemetto da regalare ai suoi figli, affinché restasse nella tradizione del Natale della sua famiglia, mentre del tutto inconsapevolmente ne cambiava l’aspetto per le generazioni di bambine e bambini a venire.

The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly - 1977, Ernest Benn Limited
The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly – 1977, Ernest Benn Limited

Il breve poema, che gioca con l’assonanza dei suoni più che su una vera e propria rima, racconta di quella sera particolare dove tutto nell’attesa rallenta, la casa si veste del riflesso della neve caduta copiosa in giardino dando agli oggetti la lucentezza del mezzogiorno. Le calze attendono morbide, poste accanto al camino, la mamma con la sua cuffietta e papà col suo berretto sono pronti per un piccolo letargo notturno mentre i bambini già dormono nei loro lettini. Sogni di zucchero, dolci e profumati fanno capolino nelle loro testoline quando a un tratto un rumore, proprio in giardino. È così che il papà in berretto, camicia da notte e una pesante vestaglia da camera aprendo la finestra e il suo scuro, vede qualcosa che gli sembra in un primo momento ronzare solo nella sua testa intorpidita dal sonno e dal tepore della casa. Invece è proprio St. Nicholas quello che si palesa dal camino, e che con una strizzatina d’occhio e l’indice su naso e bocca, intimando un silenzio carico di complicità, inizia lesto il suo lavoro per balzare poi nuovamente sulla sua slitta, impolverato da cenere e fuliggine, richiamando per nome, una per una, le sue renne e volando via verso altri luoghi, un’altra casa e altra infanzia. Non prima di aver augurato Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!

The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly - 1977, Ernest Benn Limited
The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly – 1977, Ernest Benn Limited

Quello che affascina è la descrizione che renderà del tutto nuovo e famigliare San Nicholas.
Un viso ampio con occhi che brillano, guance come rose e un naso rosso e tondo come una ciliegia. Accanto alla bocca piegata a arco due fossette lo rendono subito allegro e simpatico, come un vecchio parente, un tempo stato una piccola canaglia di cui mantiene lo spirito giocoso. Vestito con una pelliccia scura dalla testa ai piedi, la sua barba bianca spicca come neve, una piccola pipa tra i denti il cui fumo circonda la sua testa come una soffice ghirlanda. E poi la pancia rotonda che tremava quando rideva come una ciotola piena di gelatina.
È piccolo, paffuto e grassoccio come un vecchio elfo allegro, guida veloce una slitta trainata da sette piccole renne, colma di giocattoli di cui riempie sacchi che poi si carica sulle spalle alla maniera dei venditori ambulanti.

The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly - 1977, Ernest Benn Limited
The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly – 1977, Ernest Benn Limited

Centocinquant’anni dopo, Elisa Trimby, nell’illustrare il poema, ricrea la stessa atmosfera disegnando un Babbo Natale piccino, quasi una figurina che si muove in una casa dove tutto è grande e ricco di particolari. Ha uno zuccotto in testa molto simile alle decorazioni dei risguardi, ornato da due foglie di vischio. Un’allegra sciarpa rossa a pois che sembra ci stia ancora nevicando sopra, le frange delicatamente raccolte e fermate da una perlina bianca, se ci si pone in ascolto non è difficile sentirle tintinnare. Indossa una tuta di pelliccia scura, i polsi riccamente decorati a motivi verdi a foglia di vischio, nella parte alta una doppia fila di alamari in legno la allacciano di lato mentre una fila di bottoncini verdi, proprio là, gli permettono di fare pipì con facilità – ché St. Nick va di corsa e certo non si può spogliare tutte le volte – rendendolo così umano e famigliare da scordarsi quasi che prima ancora di essere Babbo Natale è un santo. Lo sguardo furbetto, le rughe sulla fronte accanto agli occhi decorati da folte ciglia bianche fanno il resto. Pesanti guanti a moffola, come quelli dei bambini, morbidi e gonfi e disegnati di vischio lo rendono proprio uno di casa che rientra dopo una battaglia a palle di neve o un pupazzo.

The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly - 1977, Ernest Benn Limited
The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly – 1977, Ernest Benn Limited

L’albo è, dal punto di vista visivo molto vario. Alterna pagine con illustrazioni centrali e altre poste come una cornice attorno, piccoli spaccati di una stessa narrazione; in alcuni casi l’illustratrice racchiude la scena in piccoli tondi, altre la lascia a tutta pagina, altre ancora disegna i momenti dell’attesa all’interno di sagome come piccole decorazioni per l’albero. A un interno dettagliato posto magari in un cerchio per focalizzare l’attenzione proprio lì, in quella camera, corrisponde un esterno che fa da sfondo o contorno in un’alternanza di dentro e fuori, caldo freddo, cristallizzato e immobile e fervente di attività, estremamente curato e dettagliato, caldo e famigliare funzionale a un’attesa di un qualcosa o di qualcuno che sicuramente arriverà da molto lontano. Come Babbo Natale o Santa Klaus acquisì una certa altezza, un vocione, renne e slitta proporzionati e un abito rosso fa parte di un’altra storia e forse qualcuno un giorno la racconterà.

The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly - 1977, Ernest Benn Limited
The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly – 1977, Ernest Benn Limited

Il libro è parte del patrimonio di circa 900 albi illustrati internazionali del Fondo Sergio Silva Libri Illustrati, una collezione ricchissima di grande valore storico e artistico che rappresenta la migliore produzione internazionale del libro per l’infanzia. Albi che hanno partecipato nel decennio 1973-1983 al Graphic Prize della Mostra Internazionale dell’Illustrazione della Bologna Children’s Book Fair dove Silva fu giurato, gentilmente donato dalla famiglia alla biblioteca scolastica La Baia del Re dell’Istituto comprensivo Salvo d’Acquisto di Parma dove si trova attualmente.

unnamedAutore: Clement Clarke Moore
Illustratore: Elisa Trimbly
Editore: Ernest Benn Limited, London UK
Dati: 32 pp, lingua originale inglese, 1977

Il Natale del topo che non c’era

Ci siamo quasi. Natale sarà qui tra poco più di una settimana, è necessario sedersi a tavolino e fare la lista.

La lista dei regali, la lista dei giochi da fare dopocena, la lista per la cena, la lista degli invitati, la lista di tutto quello che potremmo fare durante le vacanze, e magari anche anticipare la lista dei buoni propositi per il nuovo anno e la lista delle liste delle cose da fare affinché Natale sia perfetto, marci su binari ben oliati, non manchi nulla, ci siano tutti. Impresa titanica che nessuno, penso, sia mai riuscito a concretizzare, perché l’immaginario del Natale è esso stesso leggenda, è complesso, è luccicante, è allegro, è inteso, morbido, perfetto.

Il Natale del topo che non c'era, di Giovanna Zoboli, Lisa D'Andrea - 2015, Topipittori
Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

Però ci si prova, ostinatamente, ogni anno. E, come tutti, ci provano anche il Gatto e il Topo (che sono gli stessi de Il topo che non c’era e Le vacanze del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli e Lisa d’Andrea, solo con un tocco d’oro in copertina che fa subito Natale). Fanno mente locale, si mettono a tavolino, due diversi tavolini, in due luoghi diversi, e compilano ciascuno la propria lista per un Natale perfetto che trascorreranno assieme (memo: scrivere in cima alla lista come sana abitudine di non compilare mai  autonomamente due liste diverse per una stessa occasione).

Il Natale del topo che non c'era, di Giovanna Zoboli, Lisa D'Andrea - 2015, Topipittori
Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

Liste magnifiche, s’intenda, entrambe, in cui non manca nulla, in una c’è persino l’idraulico, nell’altra le mollette. In comune hanno solo gli invitati (rispettivamente topi e gatti) ma se invece di indugiare su quanto fossero diverse e su quale fosse la migliore avessero considerato quanto fossero compatibili e si completassero a vicenda, avessero messo assieme, per esempio, l’abete con le decorazioni, beh, forse non si sarebbe arrivati al punto di rottura, al litigio.

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Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

Che però io metto sempre in conto, non mi sorprende, fa parte del Natale. A casa mia esso, il litigio, di solito si palesa nel tardo pomeriggio della vigilia e verte sui tempi che io desidero flessibili, mia madre fermi. Quindi il litigio era nell’aria, non lo si mette in lista perché è quasi scontato.

Il Natale del topo che non c'era, di Giovanna Zoboli, Lisa D'Andrea - 2015, Topipittori
Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

La conclusione no, quella è inattesa, di conciliazione, surreale come l’amicizia tra un topo e un gatto. Per la quale ho temuto, e molto, quando ho visto il topo andarsene schiena dritta e passo da bersagliere, spalle esposte al gatto da parte sua furioso, con le orecchie basse, appiccicate alla testa, pugni serrati e sguardo colmo d’ira. Ma l’amicizia, quella vera, è come il Natale, una bellissima festa.

copertinaTitolo: Il Natale del topo che non c’era
Autore: Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea
Editore: Topipittori
Dati: 2015, 36 pp., 20,00 €

Il pupazzo di neve

Nei paesi anglosassoni i bambini disegnano coi pastelli a cera. Mi ha sempre colpito questa scelta, lontana dalle consuetudini italiane: i pastelli a cera sono difficili da gestire,  però restituiscono un piacere che solo l’immediatezza corposa e densa del tratto può dare pienamente, allo stesso modo non permettono i dettagli. E il “non permettere i dettagli” è forse la loro qualità migliore. In Italia, a scuola, si tende a far stare i bambini nei contorni, anche in libreria mi chiedono spesso albi da colorare per bambini piccolissimi che ancora, però, non hanno imparato a gestire pienamente impugnatura e forza nell’uso del colore. Il pastello a cera è invece lo strumento del disegno libero, quello del “cosa vuoi che ti disegni?” piuttosto che del “colora questo cane”.

Ecco, questo per dire che se dovessimo rispondere al “cosa vuoi che ti disegni” di un bambino abituato all’uso dei pastelli a cera di disegnare un pupazzo di neve, il pupazzo che per primo mi immagino possa realizzare è quello celebre, rinomato, di Raymond Briggs.

Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs - 2019 Rizzoli
Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs – 2019 Rizzoli

Morbido, soffice, pieno, quasi carezzabile. Fatto di luci, di ombre, di bianco e di silenzio.

Fotogrammi che sono scene, uno dopo l’altro in sequenza. Cominciano dall’idea di pupazzo, che nasce nella mente di un bambino appena sceso dal letto, entusiasta della neve che è scesa durante la notte e si concludono con una separazione che non è amara come il sapore di un addio.

In una notte d’inverno un pupazzo di neve prende vita e accetta l’invito del bambino che l’ha costruito a entrare in casa, di notte, mentre i genitori, ignari della magia che si sta compiendo attorno a loro, dormono. Assieme scoprono tutte le cose incredibili e strane che in una casa possono essere custodite, badando a stare attenti al fuoco, rinfrescandosi un po’ al freddo del frigorifero, cenando a lume di candela e non dimenticando di sparecchiare.

Il sogno si sposta poi all’aperto che è il luogo familiare invece al pupazzo. Indossa il cappello e per mano quasi trascina il bambino alzandosi in volo su un panorama sconfinato e imponente, brillante pur nel buio della notte.

Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs - 2019 Rizzoli
Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs – 2019 Rizzoli

Il pupazzo di neve è un libro che parla di amicizia, ma si muove con naturalezza nella dimensione del sogno, così come con altrettanta naturalezza ci racconta di una separazione drammatica e quindi della morte. È un libro senza parole, che ne regala tante e che raccomando come lettura natalizia, invernale, intensa.

51eINzot9pL._SX407_BO1,204,203,200_Titolo: Il pupazzo di neve
Autore: Raymond Briggs
Editore: Rizzoli
Dati: 2019, 30 pp., 15,00 €

Babbo Natale, di Raymond Briggs

Lo so, da qualche parte in questo blog ho affermato che bisogna rifuggire i libri che brillano, quelli coi lustrini. L’ho detto, sì, però… Però questo albo a fumetti del 1973, ristampato da Rizzoli nel 2013, brilla di luce propria, e i lustrini sono solo una bella cornice.

Brilla di ironia, di tenerezza, di anticonformismo, di sincerità.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

L’ironia è magistrale: in questo Babbo Natale dal naso paonazzo per il freddo, che preferirebbe di gran lunga starsene a dormire piuttosto che andarsene in giro a consegnare regali nel freddo e nel gelo della notte invernale. Mentre, striscia dopo striscia, si prende cura dei suoi polli e delle sue renne, è tutto un borbottare, un rabbrividire, un grrrrrrare.

La tenerezza è nei gesti  goffi, nella corpulenza impacciata, nelle carezze sul capo del cane e del gatto, nel partire, nonostante sogni l’estate tra i brividi, e nel mettersi al lavoro.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

L’anticonformismo e la sincerità vanno di pari passo. Questo Babbo Natale dalla divisa rossa come tutti gli altri, dalla barba folta e bianca, dal berretto rosso, esattamente come tutti gli altri, è piuttosto umano. Si lamenta se non riesce a passare dal camino, se deve consegnare i regali in mezzo al mare, ai bimbi del faro, e ha da ridire su tutto. Però gioisce genuinamente se qualche bimbo attento gli ha lasciato un bel bicchiere di vino, e lo tracanna.

Ho dimenticato di dire che questo albo di Raymond Briggs è brillante di poesia. Consiglio allora questo libro a tutte le bambine e i bambini, e anche ai loro grandi, desiderosi di un Natale che brilli di poesia.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

(Vi segnalo che Raymond Briggs è anche l’autore del celebre “The Snowman”, il cui corto animato potete vedere qui)

babbo natale cop.pngTitolo: Babbo Natale
Autore: Raymond Briggs
Editore: Rizzoli
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

Fiori di neve

Fiori di neve si apre con un accenno alla nostalgia, con un sottotitolo illustrato che racchiude in una palla di vetro ricordi di inverni passati, il freddo della neve, viaggi in mondi lontani e straordinari in cui esseri magnifici dalla testa d’uccello e le piume che sono fiori bianchi, seduti su una nuvola, contemplano.

Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini - Le rane di Interlinea
Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini – Le rane di Interlinea

Contemplazione quieta che accompagna lo sguardo della bambina protagonista di questa storia delicata e poetica, semplice come un cristallo di neve e altrettanto preziosa, unica.

Nina è in casa, il giorno prima di Natale. Guardando fuori immagina che a spargere i fiocchi di neve che scendono dal cielo, siano dei giardinieri coltivandone i fiori, giardinieri speciali per fiori speciali, fiori di neve. Nina esce a cercarne uno, per poterlo poi disegnare, e il bianco e il silenzio la conducono ai piedi di un albero meraviglioso che conosce bene, che da sempre ricorda nel suo giardino e di cui le hanno tanto raccontato, imponente, di un rosso splendente che illumina di brillio il bianco circostante. Certamente è un albero magico, perfetto per esprimere desideri. E Nina ne ha uno, prezioso.

Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini - Le rane di Interlinea
Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini – Le rane di Interlinea

Dal momento in cui lo esprime, da sola, ai piedi dell’albero il tono della narrazione cambia, e tutto quanto era stato limpido e calmo fino a quel momento, diviene un poco inquieto, il manto bianco della neve punteggiato da orme di animali che scappano, si nascondono. Fino a quando i fiori di neve tornano a cadere e la gentilezza e la generosità dei giardinieri che se ne prendono cura ristabilisce un equilibrio danzante, e, scodinzolante, riportano il sorriso sul volto della bambina. La magia e la realtà formano una collana di cristallo meravigliosa, come l’infanzia, come l’idea che ho dell’infanzia, nutrita di piccoli desideri, qualche magia delicata e tenera, generosa meraviglia e cose buone per fare merenda.

Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini - Le rane di Interlinea
Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini – Le rane di Interlinea

Questo libro, piccino nel formato, è vincitore del Premio Storia di Natale Le rane di Interlinea. Sonia Maria Luce Possentini, lo ha scritto e illustrato con grazia. Lo consiglio sia da leggere autonomamente, sia ad alta voce, assieme.

51C1s1pR7yL._SX389_BO1,204,203,200_Titolo: Fiori di neve
Autore: Sonia Maria Luce Possentini
Editore: Le rane di Interlinea
Dati: 2019, 32 pp., 8,00 €

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #18

Beatrice Masini
Casapelledoca
Pelledoca, 2019

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Ho letto anch’io questo romanzo di Beatrice Masini, attratta dalla copertina che trovo inquietante e misteriosa. Tutte le illustrazioni che accompagnano questo romanzo breve sono pervase da un senso di mistero e inquietudine, amplificato dai colori (il nero, il verde e l’ocra) che ben s’intonano alla solitudine del luogo, alla sua natura non addomesticata (in cui non si fatica a immaginare una lince), al silenzio della casa, isolata ed enorme. E intanto è Natale.

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Casapelledoca, Beatrice Masini, Lorenzo Conti – Pelledoca 2019

#ElisaAttraversoLoSpecchio #Pelledoca#BeatriceMasini #lettureautonome #foto_recensione #recensioni #LorenzoConti #mistero #Natale


* Mi sono sentita vicina a Riccardo, che è il ragazzo protagonista
* la storia non fa molta paura, è misteriosa
* le illustrazioni invece fanno molta paura, sono molto profonde
* chissà poi che succede

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Casapelledoca, Beatrice Masini, Lorenzo Conti – Pelledoca 2019

 

La pietra blu

Quando interviene la nostalgia, anche le pietre più grandi, quelle più granitiche, quelle blu, possono sgretolarsi. È infida, la nostalgia, talvolta dolce, sembra che non ci sia, che dopo un momento di intensità profonda, sia passata, si sia mescolata ad altro, magari alla rassegnazione, e invece ristà, quieta. Sedimenta e si radica. Basta un soffio di vento che sfiora il viso, basta una parola catturata per caso in mezzo al vociare, basta uno sguardo; la nostalgia riaffiora, si fa largo tra le fenditure dell’anima, tra le venature della pietra e si manifesta, prorompente, autonoma, incontrollabile.

La pietra blu giaceva serena nel profondo della foresta.

Richiama la tranquillità delle lapidi di un cimitero, questo incipit, e in questo libro la morte ricorre spesso, talvolta naturale, talvolta tragica, sin dalla dedica, parole che Jimmy Liao riserva agli amatissimi genitori. Ciò che ne segue pare sia destinato alla serenità. Fino a quando non si insinua nelle pieghe del destino l’intervento dei vivi, della natura che compie il suo ciclo certo e al contempo imprevedibile: nella foresta la pietra pensa di rimanere per sempre, ad ascoltare il canto degli uccelli a gioire del profumo dell’erba. Fino a quando un incendio non distrugge tutto attorno a lei.

La pietra blu, di Jimmy Liao - 2019 Camelozampa
La pietra blu, di Jimmy Liao – 2019 Camelozampa

La pietra si ritrova sola, in un luogo desolato e arido. Poi la pioggia e il tempo fanno il proprio mestiere e tutt’attorno riaffiorano i colori e la pietra blu si convince con gioia che tutto tornerà come prima e per sempre; e invece no. La pietra viene divisa in due parti e una portata via, catturata in una enorme rete, destinata ad altro e altrove.

Da questo momento si instilla nella metà trascinata via la nostalgia e, prima dolore, poi fastidio, poi rassegnazione, ristà, quieta. Fino a quando una bambina, nella grande sala in cui è esposta scolpita a forma d’elefante, le si mette dinanzi e le chiede dove sia la sua casa. La bambina è vestita di blu, tiene in mano un palloncino blu.

A mezzanotte, un palloncino blu le vola davanti e la pietra comincia a pensare all’altra metà rimasta nella foresta. Sopraffatta da un’intensa nostalgia, in un instante va in frantumi.

La pietra blu, di Jimmy Liao - 2019 Camelozampa
La pietra blu, di Jimmy Liao – 2019 Camelozampa

Da questo momento in avanti, la pietra si frantumerà sempre e sempre, ogni volta sarà scolpita in forme diverse e ogni volta, all’insorgere della nostalgia, si frantumerà, in una struggente andatura ritmica che passa attraverso le stagioni, gli anni, i decenni, le sofferenze degli uomini e la propria, imperitura.

La pietra blu, di Jimmy Liao - 2019 Camelozampa
La pietra blu, di Jimmy Liao – 2019 Camelozampa

Un albo illustrato che lascia moltissimo spazio alle immagini che come sempre, sono accompagnate da brevissimi testi, altrettanto incisivi e intensi.

Sara Saorin, editrice di Camelozampa cui dobbiamo l’edizione italiana di questo libro nella traduzione di Silvia Torchio, ha detto, durante un incontro nella mia libreria, che la pietra blu esisteva già nelle intenzioni di Jimmy e ha svelato che altre volte era stata disegnata, piccola o grande, ad anticipare sotto altra forma, la sua storia. L’ho cercata, la pietra blu; la cercavo piccola, tonda, la immaginavo tra i ciottoli di un viale, o su di una spiaggia. L’ho trovata enorme, sulla doppia pagina di un albo che è anch’esso una storia d’amore “Incontri disincontri”, continuerò a cercarla anche altrove.

51C-NTmcCtL._SX411_BO1,204,203,200_.jpgTitolo: La pietra blu
Autore: Jimmy Liao, traduzione di Silvia Torchio
Editore: Camelozampa
Dati: 2019, 148 pp., 22,00 €

IL BAMBINO CHE PARTÌ PER IL NORD ALLA RICERCA DI BABBO NATALE

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea

Lo scrittore danese Kim Leine è a Più libri più liberi (la fiera della piccola e media editoria indipendente di Roma), ho colto l’occasione per rivolgergli alcune domande su Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, il suo primo libro per bambini dopo diversi romanzi per adulti tradotti in tutto il mondo.

Speravo in una storia che fosse così, esattamente così come l’ho incontrata, in cui la neve, il bianco, il silenzio di una casa solitaria nell’inverno del Nord, aprissero la mia percezione al Natale. Si tratta di una storia di Natale, infatti, ma anche di una fiaba senza tempo in cui l’ambientazione (la lunga notte polare in un villaggio groenlandese) conta tanto quanto il timbro, limpido e diretto, quanto il tono, realista e sfrontato, quieto.

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen – 2019, Iperborea

Un bambino si confronta con il papà. Ama il Natale, tutti lo amano, ma il papà no, e questo suona stridente con quello che sente, in cui, fortemente, crede, e con tutto quello che sta loro attorno, che non fa altro che sottolinearlo. Crede soprattutto in Babbo Natale. Allora convince il papà a partire per un viaggio assieme, verso il Nord (ancora più a Nord!), per incontrarlo giacché è lì che, come noto, vive. Andreas ci crede e questo è quello che conta e che lo sostiene e incita tra la neve e il buio fitto di una notte lunghissima, attraverso una terra in cui non crescono alberi. La natura delle latitudini subpolari è semplice ed estrema, affascinante, bellissima. Apre allo stupore, alla meraviglia, anche dei papà più ostinati.

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen – 2019, Iperborea

La carta di tutto questo libro è porosa, calda; accoglie le illustrazioni di Peter Bay Alexandersen dai bellissimi blu, dai bianchi intensi e morbidi.

D: Il titolo è molto lungo, di per sé molto narrativo e anticipa il tema centrale della storia. Come mai questa scelta?
R: Ho scelto un titolo molto lungo perché volevo restituire quell’atmosfera da fiaba che è tipica dei racconti popolari della tradizione norvegese raccolti e pubblicati da Asbjørnsen e Moe. Sono cresciuto in Norvegia e queste favole sono state le favole della mia infanzia.

D: Sono numerosi i tratti realistici, tutto radica alla realtà, e per tanto tempo sembra che ogni elemento supporti la teoria del padre, eppure allo stesso tempo la percezione è che sia tutto magico, così come vorrebbe il bambino. Tu da che parte stai?
R: Bé, essendo una storia pensata per i più piccoli, ovviamente sto dalla parte del bambino. La testarda razionalità del padre finisce per sembrare stupidità e ci rendiamo conto che deve avere a che fare con la sua paura del Natale, forse col timore di dover affrontare il dolore di non aver mai celebrato il Natale quand’era bambino. Perciò l’orso polare rappresenta una sorta di catarsi che gli permette di schierarsi dalla stessa parte del figlio e di credere in Babbo Natale e accettare il Natale stesso: solo allora riceve le pantofole dell’orso, come ricompensa per la sua conversione.

D: Pensi che una storia come questa sortisca più fascino in noi lettori del Mediterraneo? Basterebbero anche solo le cene natalizie a base di carne di foca per renderla straordinaria ai nostri occhi. La fascinazione secondo te è in egual misura per lettori abituati all’atmosfera e ai luoghi che racconti? Quanto conta l’ambientazione nella buona riuscita di una storia per bambini?
R: Quando devo scrivere un libro per bambini, oltre alle favole della tradizione norvegese ci sono altre due importantissime fonti di ispirazione, cioè i libri di Astrid Lindgren e di Laura Ingalls Wilder. Queste due scrittrici usano sempre il mondo fisico con tutti i suoi rimedi come parte fondamentale delle proprie storie. Quando scrivo racconti ambientati in un villaggio della Groenlandia cerco di sfruttare la collocazione spaziale in maniera naturalistica, per poi mescolarla con il realismo magico dell’azione. In ogni caso i danesi non hanno grande familiarità con la vita di tutti i giorni della Groenlandia come si potrebbe pensare. Alle loro orecchie suona strana ed esotica quanto a quelle di un lettore italiano.

D: Sia il lessico che il timbro da te usati sono diretti e senza fronzoli. Un poco appuntiti, come il ghiaccio ma non altrettanto freddi. Come trovi un equilibrio così efficace tra narrazione accudente e narrazione franca, esplicita?
R: Penso sia molto importante essere leali e solidali col punto di vista del bambino quando si scrive un libro per bambini, ed è fondamentale essere totalmente onesti. L’ironia non appartiene alla letteratura per l’infanzia, se mai ce n’è stata, perché è un maniera fredda e falsa di comunicare, motivo per cui appartiene al solo mondo degli adulti! Credo che sia questa solidarietà col bambino a dare l’impressione di calore nella scrittura.

D: Hai scritto libri destinati a un pubblico adulto. Cosa ti ha portato alla letteratura per l’infanzia?
R: L’illustratore, Peter Bay Alexandersen, mi contattò e mi chiese se fossi interessato a scrivere narrativa per l’infanzia. Io per primo ho quattro figli, due già grandi e due bimbi di sette e dieci anni, e ho sempre letto per loro una storia della buonanotte tutti i giorni sin da quando erano piccoli. Perciò è stato naturale, per me, accettare la proposta. Ad oggi abbiamo pubblicato tre libri insieme, due storie brevi, come «The boy» e una lunga. Il prossimo anno dovrebbero vedere la luce altri due nostri libri, uno sempre nella serie delle storie brevi e uno di più ampio respiro. Uno dei motivi per cui amo scrivere racconti per bambini è che mi ritrovo costretto a trovare una storia pura e bella, e mi è concesso di usare del vero pathos e intensità e grandi emozioni. La letteratura per l’infanzia è, in qualche modo, più pulita di quella per adulti, e mi piace questo concetto di purezza e onestà.

A1UulrtlIdL.jpgTitolo: Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale
Autore: Kim Leine, Peter Bay Alexandersen (traduzione I. Basso)
Editore: Iperborea
Dati: 2019, 60 pp., 13,00 €