Intervista a Colas Gutman e Marc Boutavant, gli autori di “Cane Puzzone”!

A di Più Libri Più Liberi 2019, la fiera della piccola e media editoria di Roma,  ho avuto l’occasione di intervistare Colas Gutman e Marc Boutavant, gli autori di Cane Puzzone, Una serie di libri per lettori dai sette anni in su, avvincente, illustrata, ricca di avventura, amicizia, coraggio e realtà. In Francia Cane Puzzone e il suo amico Spiaccigatto sono molto celebri, in Italia le loro rocambolesche avventure, edite da Terre di Mezzo, sono ricercate e molto gradite dai bambini e dalle bambine ormai a proprio agio con la lettura autonoma.

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Da qualche settimana è in libreria l’ultima avventura a tema natalizio: Buon Natale Cane Puzzone! ( di Colas Gutman e Marc Boutavant , Terre di mezzo Editore).

È la vigilia di Natale: Cane Puzzone e il suo fedele amico Spiaccigatto cercano una casa che li ospiti almeno per quella sera, anche solo per poter trascorrere in un luogo diverso dal solito bidone la sera della vigilia, e le cose sembrano andare proprio per il verso giusto. Una ragazzina, infatti, li sceglie come  regalo per il fratello. Lui, però,si rivela antipatico e cattivello, trovandoli disgustosi, li mette in vendita su bancarella di un mercatino delle pulci. Qui conoscono la piccola Cuordilana che ha perso la sua bambola, va da sé che se c’è una bambina in difficoltà Cane Puzzone non si tira mai indietro…Buon Natale Cane Puzzone_04_low

Queste le domande che ho posto a Colas Gutman, autore di Cane Puzzone

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Cosa ti piaceva leggere da bambino?

Come romanzi, leggevo essenzialmente le storie del Piccolo Nicolas, e poi tantissimi fumetti che trovavo divertenti: Asterix, Iznogoud*, Oumpah-Pah. Ero un grande fan di Goscinny e lo sono ancora. E anche di Franquin, con il suo Gaston Lagaffe e il Marsupilami. Questi libri erano le mie “bolle protettive” di tenerezza e divertimento.

Il fatto che Cane puzzone non ottenga mai un riscatto completo ma solo piccole gratifiche dal destino non è un po’ crudele? Oppure contribuisce a rafforzarne la personalità naif e intrepida?

Quando scrivo le avventure di Cane Puzzone penso spesso a François Truffaut che, nel suo “I 400 colpi”, porta il personaggio di Antoine Doisnel a vedere il mare. È un sollievo sia per lui sia per lo spettatore. In ogni storia di Cane Puzzone, dopo la scoperta della durezza del mondo, ritrova sempre il confort del suo bidone della spazzatura. È un modo per ricondurlo al suo bozzolo e dar sollievo sia a lui sia ai miei lettori. Cane Puzzone non ha bisogno di redenzione: non è lui a dover cambiare, ma è la società a doverlo accettare così com’è. A volte capita che i personaggi che compaiono nelle sue storie imparino da lui e cambino i loro comportamenti, però anche in questi casi non parlerei di redenzione ma piuttosto di educazione: al rispetto degli altri, alla difesa dei diritti degli animali e delle persone più fragili, ma sempre umoristicamente, in modo da non risultare mai troppo pesanti.

Hai un lettore ideale o invece procedi senza schemi predefiniti?

La mia prima editor a L’école des loisirs, Geneviève Brisac, mi diceva sempre che avrei dovuto scrivere il libro che mi sarebbe piaciuto leggere da bambino. Questo è un altro esercizio interessante, non per cercare il libro perfetto ma il lettore ideale. Questo lettore ideale lo immagino sempre sufficientemente aperto per poter leggere la realtà con umorismo, e saper ridere alle battute che sfuggono agli adulti. A volte ho l’impressione di essere seduto agli ultimi banchi e di scrivere come un ragazzaccio e questo mi aiuta a non avere troppe inibizioni e non dare lezioni ai miei lettori.

Cane Puzzone e il suo amico Spiaccigatto, e con loro le disavventure grottesche di cui si fanno protagonisti, fanno ridere di pancia i bambini e sorridere sornioni gli adulti che nelle tue storie trovano molta ironia. È pensando a loro, agli adulti, intendo che ne hai seminata così tanta tra le pagine?

Quando scrivo non penso mai agli adulti, ma sempre ai bambini o al bambino che continuo ad essere. Tuttavia, quello che scrivo per i ragazzi deve far ridere anche me, come adulto. Non sono mai un osservatore esterno che si dice “mah, a me fa a malapena sorridere, ma sicuramente farà ridere i ragazzi”.
I bambini imparano molto presto l’ironia, è questo risulta evidente quando li senti parlare tra di loro. Sono molto incisivi, spietati e colgono sempre nel segno. E non si tratta di una particolarità francese. Spesso invece gli adulti sono troppo protettivi e per i libri d’infanzia scelgono un umorismo troppo cauto e lontano da quello quotidiano dei ragazzi, che invece adorano l’umorismo. Io mi ricordo ancora dei dialoghi dei Fratelli Marx di quando avevo 6 o 8 anni. L’irriverenza di Groucho mi faceva già ridere più della mimica di Harpo. Non si tratta di ricerca di stile, ma di operare uno slittamento che permette di rendere la vita più divertente e sopportabile.

I personaggi adulti sono irrimediabilmente mediocri, quando non crudeli. I bambini anche, talvolta, ma più spesso complessi e sfaccettati, mai esplicitamente eroici, sempre intensamente tragici. Giochi molto con l’ambiguità rendendo complessa una narrazione che invece scorre via briosa e frizzante… insomma, questa non è una domanda, è più un complimento, ma per ottenere questo risultato così fresco scrivi di getto o sottoponi i tuoi testi a molte revisioni?

Scrivo e riscrivo moltissimo. Faccio almeno una decina di versioni per ogni libro di Cane Puzzone. Mi piace molto mettere i bambini e gli animali a confronto con la stupidità e con le norme di alcuni adulti, ma lavorare sull’idiozia umana richiede molto impegno!

Domande per Marc Boutavant, l’illustratore di Cane PuzzoneMarc_Boutavant_Pourri

Ho notato che quando vuoi mettere in risalto la puzzosità di Cane puzzone, e anche del suo amico Spiaccigatto che sebbene più lindo comunque condivide con lui un bidone della spazzatura, usi come sfondo dei bei colori lindi e pinti, soprattutto il rosa. Come gestisci l’uso del colore e cosa ti fa scegliere per l’uno o per l’altro in una illustrazione?

Cane Puzzone e Spiaccigatto navigano in acque torbide, o anche luride, ed è necessario che appaiano più “puliti” di quello che li circonda. Quindi scelgo spesso di disegnare i luoghi in cui si muovono e i personaggi con cui hanno a che fare in maniera un po’ cupa, utilizzando ad esempio dei colori scuri, per far risaltare la tenerezza dei due eroi rispetto a tutto ciò che li circonda.
In effetti questo dipende molto dalle espressioni e i colori che utilizzo… Ad esempio quando non utilizzo il rosa per la lingua di Cane Puzzone, lui sembra molto meno gioioso! Inoltre nella prima versione Cane Puzzone era molto più sporco e meno carino. L’ho fatto evolvere rapidamente perché trovavo troppo pesante che i bambini dovessero avere a che fare con un mondo così terribile (ma anche buffo e sarcastico) senza avere un personaggio accattivante a cui affezionarsi.

Quante prove hai fatto per realizzare il perfetto Cane Puzzone? L’ha sempre immaginato così?

Dal momento in cui gli esseri umani hanno iniziato ad interessarsi alla rappresentazione degli animali, ci sono stati moltissimi Cani inventati, disegnati, scolpiti o animati e durante la mia infanzia ho fatto il pieno di questi sacchi di pulci. Per Cane Puzzone ho cercato una forma che assomigliasse il più possibile a uno strofinaccio per i pavimenti. E quando l’ho trovata ero contento, avevo l’impressione di aver inventato qualcosa, di essermi rinnovato… e poi l’indomani mi sono reso conto che era lo stesso cane che disegno da quindici anni in un fumetto che si chiama Ariol, di diverso aveva solo gli occhi.

Ci sono un cane e un gatto reali cui ti sei ispirato?

Posso anche inserire Cane Puzzone in una genealogia, con il cane di Lucky Luke come genitore e il cane della Maison de Toutou e Leonard, il cane dell’île aux enfants* come parenti…

Cosa preferisci illustrare, i momenti dolci e teneri in cui il nostro manifesta appieno la sua generosità o quello grotteschi?

Mi capita spesso, e da molto tempo, di disegnare scene alquanto tenere e tranquille. Cane Puzzone mi ha dato la possibilità di lavorare anche su una certa cattiveria rozza e grottesca e su ambientazioni un po’ tristi o squallide. Non amo crogiolarmi in questo genere di temi, a meno che non siano controbilanciati da personaggi come Cane Puzzone e Spiaccigatto, che spero siano più luminosi rispetto all’oscuro mondo in cui si muovono.


*Iznogoud in Italia pubblicato da Panini con lo stesso titolo, e da cui è stata tratta la serie di cartoni “Chi la fa l’aspetti!”, andata su Canale 5 e poi su Italia 1, nella metà degli anni 90;  Oumpah-Pah, serie a fumetti umoristica che venne pubblicata anche sul Corriere dei Piccoli alla fine degli anni ’60. I tre fumetti citati sono tutti di René Goscinny
*due trasmissioni francesi per bambini, andate in onda dal 1967 al 1982, che avevano come protagonisti dei pupazzi animati

 

Christmas come to MoominValley

E se il Natale fosse qualcosa di ignoto, qualcosa da temere, un’entità che al solo pensiero del suo arrivo tutti attorno cominciano ad agitarsi, a scappare confusamente di corsa o a passo veloce, seguendo un percorso non ben lineare come se veramente scappassero da qualcuno? Se ci si svegliasse – meglio dire in questo caso, se si fosse rumorosamente svegliati – nel cuore del più caldo, sicuro, tranquillo e coccoloso letargo e si fosse piccoli troll Moomin della Valle dei Moomin, personcine magnifiche con una forma vagamente ippopotamesca, che dormono d’inverno con la pancia piena di fragranti aghi di pino in attesa del tepore del primo raggio di sole primaverile e qualcuno seccato per aver percorso così tanti passi da essere in ritardo per l’arrivo del Natale per colpa di questi dormiglioni li trascinasse giù dal letto? Ecco, cosa penserebbero queste adorabili creature di neve, freddo, bagnato e Natale?

 

Il clima natalizio arriva a casa Moomin come una doccia fredda, con quello stordimento dato dallo svegliarsi di soprassalto in una realtà imprevista quando il proprio sogno ancora sta scorrendo negli occhi assonnati. Poggiare poi le zampe morbide e calde in tutto quel bianco, freddo e bagnato, e vedere da lassù, dal tetto della loro bella casetta, tutta la Valle coperta da quel bianco tanto da non riconoscerla più e tantomeno riconoscerne i suoi abitanti: qualche amico ma anche persone mai viste, esseri sconosciuti alla primavera, come impazziti fuggire a zig zag tra gli alberi del bosco. E poi sentirli parlare di fretta, di ritardo, di ancora tante cose da fare mentre ormai Natale sta arrivando, certo non aiuta a crearsi una bella immagine di questo Natale. Così i Moomin
cominciano a temere che il Natale sia un nemico dal quale difendersi e, impreparati a questo imprevisto, cominciano a prepararsi per il suo arrivo senza capire bene a cosa serve tutto quel brulicare, tutto quel lavorio. Innanzitutto serve un abete assolutamente prima che arrivi la notte, un albero, un rifugio si chiede papà Moomin? Grande allora per poter starci dentro tutti? La faccenda si complica ma non c’è tempo da perdere Natale è alle porte.

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

Tagliato l’albero si torna verso casa dove da una minuscola creatura si apprende che l’albero va piantato nella neve fuori casa e vestito! Ma perbacco i loro vestiti non sono abbastanza per vestirlo tutto e sicuramente non grandi abbastanza. L’esserino ride. Non di vestiti no, ma di cosine carine, le più belle che si hanno. Allora l’arguto papà Moomin considera che sì, se l’albero va vestito certo non può essere un nascondiglio ma un qualcosa per sconfiggere il Natale. Ecco allora che tintinnanti conchiglie, perline e cristalli vengono a coprire i rami dell’abete e una rosa in seta rossa lo incorona: eccolo pronto a placare i misteriosi poteri dell’inverno e del Natale. Ma poteva poi essere così terribile il Natale innanzi a un albero così bello?

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

Le sorprese per i piccoli Moomin non sono ancora finite ché l’inverno è complesso da affrontare. Dopo la neve di cotone idrofilo, che si spera non abbia fatto male a nessuno a cadere così compatta, lo spauracchio di Natale alle porte, l’albero da abbattere e addobbare prima di sera, ecco che ora mancava proprio solo il cibo: bisognava preparare
cibo, per Natale sembra che tutti debbano avere del buon e abbondante cibo, così ha sentenziato la signora Fillyjonk scappando indaffarata dopo aver considerato l’albero dei
Moomin il più disordinato della Valle.

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

E dopo il cibo le luci sotto l’albero – per vedere forse il Natale avvicinarsi e avere il tempo per nascondersi? – e dopo le luci i regali e poi l’attesa, l’attesa snervante di Natale. Non passerà molto tempo in quell’attesa silenziosa prima che gli scintillii delle luci dell’albero, il tepore della stufa in casa, il buon profumo del cibo e tutti quei graziosi pacchetti sciolgano la tensione, distendano i nervi, rallegrando gli spiriti. Che sia questo il Natale? Se così fosse allora Emulo e la signora Fillyjonk e tutti gli altri devono aver frainteso…

Christmas Comes to MoominvalleyTitolo: Christmas Comes to Moominvalley
Autore: Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Illustrato da Filippa Widlund, Tove Jansson
Editore: Macmillan Children’s Books; Main Market edition (2018)

Il gatto nella mangiatoia

Ho sempre considerato privilegiata la posizione del gatto nel contesto agreste della fattoria; rispetto agli  altri animali intendo. Il suo non aver altro ruolo che acchiappare i topi (compito che peraltro lo libera dall’avere orari ben precisi, compiere grandi fatiche e dall’avere brutti pensieri in merito al futuro) gli consente di avere molto tempo libero per darsi a considerazioni, valutare cosa e chi gli sta attorno, a volte distrattamente, scuotendo un orecchio o lisciandosi i baffi con fare supponente, esprimere qualche giudizio.

Talvolta le considerazioni attengono ad accidenti quotidiani, piuttosto ordinari: l’ingombrante e un poco ottusa presenza delle mucche, la fastidiosa attitudine all’iracondia delle capre, altre invece investigano misteri e avvenimenti del tutto straordinari.

Il gatto nella mangiatoia, Michael Foreman – 2012, Camelozampa

Come accade al gatto, che si era ritagliato un posticino al calduccio nella mangiatoia della stalla, protagonista e voce narrante di questa storia natalizia di Michael Foreman. Il gatto nella mangiatoia stava davvero bene, da quella culla esclusiva e soffice poteva guardarsi attorno, lo dicevamo, considerare i suoi compagni, le proprie opportunità. Stava proprio valutando con soddisfazione il tepore della stalla quando la porta si era spalancata lasciando modo di entrare a una donna, un uomo, un asino e una folata di vento gelido misto a neve. Come se non bastasse l’asino con il suo carico di occhioni dolci e ingannevoli che nulla tradisce, quando ha intenzione di mollare un calcio!

<em>Il gatto nella mangiatoia</em>, Michael Foreman - 2012, Camelozampa
Il gatto nella mangiatoia, Michael Foreman – 2012, Camelozampa

Ecco, tutto questo considerato, qualcosa di meraviglioso interviene a interrompere i borbottii miagolanti: la donna, che sembrava essere molto in pena, partorisce un bambino. Il freddo è pungente, l’uomo gli prepara un giaciglio nel posto più accogliente e caldo della stalla: la mangiatoia. E ben venga il doverne essere scacciati, il dover convivere per ore assieme a gruppi fastidiosamente belanti di pecore, persino a dover dividere lo spazio con dei cammelli (nella stalla a far visita al bambino ne arrivarono ben tre!). Ben venga anche la decisione di non dar più la caccia ai topi, perché al nascere di quel bambino una serenità soffice e dolce aveva pervaso tutta la stalla, tutti i suoi abitanti; mucche, capre, topi e gatto compresi.

<em>Il gatto nella mangiatoia</em>, Michael Foreman - 2012, Camelozampa
Il gatto nella mangiatoia, Michael Foreman – 2012, Camelozampa

Gli acquerelli di Foreman sembrano nutrirsi della luce della luna che investe anche i momenti più caldi, le scene all’interno della stalla, di un azzurro brillante. Piacevole seguire lo sguardo del gatto che, attento, si poggia sugli eventi e con esso ci indica dove guardare, tutto quello che sta attorno, da prospettive diverse, sempre meravigliose.

Titolo: Il gatto nella mangiatoia
Autore: Michael Foreman
Traduttore: Sara Saorin
Editore: Camelozampa
Dati: 2015, 32 pp., 16,00 €

La sera di Natale in casa Mellops

Il Natale non potrebbe essere altro che assurdamente patetico e tenero in casa Mellops.

Il papà ha comprato un libro sulle decorazioni natalizie e decide quindi di procurarsi un albero per poter mettere in pratica i consigli di stile; nel frattempo tutti e quattro i bambini hanno avuto la stessa idea: addobbare la casa con uno splendido abete. I conti si fan presto e nel soggiorno della famiglia Mellops ci sono 5 alberi di Natale. Cosa farne? Beh, donarli certamente a chi ne abbia bisogno. Ma anche il più bisognoso dei bisognosi un albero ce l’ha già e pure bello!

<em>La sera di Natale in casa Mellops</em>, Tomi Ungerer- Donzelli
La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer- Donzelli

Il sarcasmo vestito a festa con l’abito della generosità raggiunge il suo culmine quando i quattro, dopo esser usciti delusi dall’orfanotrofio, dall’ospedale e dalla prigione finalmente si imbattono in qualcuno di davvero disperato: una porcellina che piange affranta. E non solo lei è povera e derelitta, ma vive in una casa con quattro stanze i cui abitanti sono più tristi di lei: una nonna malata, un vecchio soldato cieco e su una sedia a rotelle, due porcellini tremanti e un porcellino in lutto.

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La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer

Bene! Ecco i posti perfetti per i quattro alberi! E pensare che stavano per buttarli nella spazzatura! La tenerezza natalizia fa capolino anche nel pedissequo nonsense e diventa bislacca manifestazione di cura: Isidor, Casimir, Ferdinand e Felix usano tutti i loro risparmi per donare a quei bisognosi un bel Natale e poi tornano a casa a gustarsi il proprio, con papà e mamma Mellops.

La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer- Donzelli
La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer- Donzelli

a97f9a05df4ea0d6cbb95b2379735bbe_w250_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: La sera di Natale in casa Mellops
Autore: Tomi Ungerer
Editore: Donzelli
Dati: 2017, 72 pp., 13,50 €

Un ricordo di Natale di Truman Capote

È la narrazione che avviene al presente che per tutto il tempo della lettura mi ha indotta a pensare di poter uscire di casa e ritrovarmi per stretti sentieri in compagnia di Buddy e Sook alla ricerca di un bell’albero di Natale. Ed è sempre il presente che si rivela magico nel sussurrare che alcuni eventi, certe persone, non passano, non cambiano, non vanno mai via: restano, si rinnovano, si ripetono in un dondolio dolce d’altalena e idealmente abbracciano e proteggono.

Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck - Donzelli
Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck – Donzelli

Buddy, sette anni, è l’alter ego di Truman Capote, Sook è sua cugina, ha settanta anni. Sono amici per la pelle e, esattamente come gli amici per la pelle condividono momenti speciali, riti che, come i tratti semplici che compongono gli arabeschi estremamente raffinati, spiccano nell’immenso panorama dei ricordi e della memoria. Ricordo di Natale è uno dei tre racconti pubblicati nel 1958 nel volume dal titolo Colazione da Tiffany – un romanzo breve e tre storie – che consacrò Capote come indiscusso talento della letteratura contemporanea.

Questo pezzo di storia personale rivive dunque nella memoria di Buddy e i piccoli accadimenti dei giorni semplici di un bambino e della sua migliore amica si svolgono dapprima dolcemente “Immaginate una mattina di fine novembre. Una di quelle mattine che preannunciano l’inverno, più di venti anni or sono”; si sente l’odore delle foglie secche crepitanti nel camino, si sente il profumo del tempo, dell’aria secca e fredda dell’inverno e si concorda con Sook che appannando con il fiato i vetri della finestra esclama: “è proprio tempo da panfrutto!”. Poi man mano, mentre i due si procurano gli ingredienti per preparare i dolci da spedire agli amici più cari (Presidente Roosevelt compreso) i ricordi si inseguono e il ritmo diviene più serrato, le frasi più brevi, quasi come se si volesse rifuggire il finale già noto al protagonista. Come se riservare ai ricordi dolorosi meno parole, meno spazio, curasse la memoria e ne addolcisse il sapore. “Questo è l’ultimo Natale che trascorriamo insieme. La vita ci separa”. Trovo queste due frasi, nella loro semplicità, intense e struggenti. La vita li separa, così come la morte che ha allontanato dal terzetto il cagnolino Queenie, vivace terrier mirabilmente ritratto nella sua vitalità da Beth Peck, sopravvissuto a due morsi di serpente a sonagli e al cimurro, che sempre li accompagnava nelle loro scorribande con la vecchia carrozzina adattata a carriola.

Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck - Donzelli
Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck – Donzelli

Le tradizioni che divengono riti sono buffe, talmente semplici da intenerire: la caparbia convinzione di Sook di non doversi alzare dal letto il tredici di ogni mese, il confezionare da sé i regali (aquiloni colorati di anno in anno sempre più belli), il preparare i dolci. Azioni cicliche, rassicuranti che contribuiscono a creare l’atmosfera, anch’essa tradizionale, del Natale. Le gote di Buddy sono sempre rosse, le gote di Sook pure: del tipico rossore dell’infanzia per un bimbo e per una donna anziana rimasta bambina. Alle loro gote rosse s’accosta lo scodinzolio del cagnolino col muso teso all’insù; tutti e tre entusiasti di un invidiabile entusiasmo.

Gli acquerelli di Beth Peck curano ogni dettaglio: dall’ombra del calzino mal arrotolato all’intreccio dell’impagliatura della carrozzina,alle rose di velluto sbiadito sul cappello di Sook.

Questa è una storia di memoria destinata a entrare nella personale tradizione dei bambini cui si avrà il gusto e la dolcezza di raccontarla.

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Autore: Truman Capote illustrazioni di Beth Peck
Traduttore: M. Bartocci
Editore: Donzelli
Dati: 2011, 62 pp., 14,00 €

Questo è un libro che è difficile da reperire. Si trova certamente però in biblioteca, vale la pena andare a cercarlo.

Adattamento televisivo con Geraldine Page (1967)

The Night Before Christmas

Di questo albo urge leggere la premessa. Dopo i risguardi riccamente decorati a grosse palle scure spruzzate di neve con un ciuffo di bacche rosse di agrifoglio posto in cima, una accanto all’altra in file regolari, come a disegnare un festone natalizio, lontane dal somigliare alle colorate e sfavillanti decorazioni alle quali le bambine e i bambini d’oggi sono abituati, ma piuttosto somiglianti a pigne del bosco, è all’esimio Professor Clement Clarke Moore che apprendiamo di dovere tutti il caro, vecchio e allegro Babbo Natale con slitta e renne. Era il 1822 quando il rispettabile professore di religione, la vigilia di Natale, seduto al suo tavolo scrisse un poemetto da regalare ai suoi figli, affinché restasse nella tradizione del Natale della sua famiglia, mentre del tutto inconsapevolmente ne cambiava l’aspetto per le generazioni di bambine e bambini a venire.

The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly - 1977, Ernest Benn Limited
The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly – 1977, Ernest Benn Limited

Il breve poema, che gioca con l’assonanza dei suoni più che su una vera e propria rima, racconta di quella sera particolare dove tutto nell’attesa rallenta, la casa si veste del riflesso della neve caduta copiosa in giardino dando agli oggetti la lucentezza del mezzogiorno. Le calze attendono morbide, poste accanto al camino, la mamma con la sua cuffietta e papà col suo berretto sono pronti per un piccolo letargo notturno mentre i bambini già dormono nei loro lettini. Sogni di zucchero, dolci e profumati fanno capolino nelle loro testoline quando a un tratto un rumore, proprio in giardino. È così che il papà in berretto, camicia da notte e una pesante vestaglia da camera aprendo la finestra e il suo scuro, vede qualcosa che gli sembra in un primo momento ronzare solo nella sua testa intorpidita dal sonno e dal tepore della casa. Invece è proprio St. Nicholas quello che si palesa dal camino, e che con una strizzatina d’occhio e l’indice su naso e bocca, intimando un silenzio carico di complicità, inizia lesto il suo lavoro per balzare poi nuovamente sulla sua slitta, impolverato da cenere e fuliggine, richiamando per nome, una per una, le sue renne e volando via verso altri luoghi, un’altra casa e altra infanzia. Non prima di aver augurato Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!

The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly - 1977, Ernest Benn Limited
The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly – 1977, Ernest Benn Limited

Quello che affascina è la descrizione che renderà del tutto nuovo e famigliare San Nicholas.
Un viso ampio con occhi che brillano, guance come rose e un naso rosso e tondo come una ciliegia. Accanto alla bocca piegata a arco due fossette lo rendono subito allegro e simpatico, come un vecchio parente, un tempo stato una piccola canaglia di cui mantiene lo spirito giocoso. Vestito con una pelliccia scura dalla testa ai piedi, la sua barba bianca spicca come neve, una piccola pipa tra i denti il cui fumo circonda la sua testa come una soffice ghirlanda. E poi la pancia rotonda che tremava quando rideva come una ciotola piena di gelatina.
È piccolo, paffuto e grassoccio come un vecchio elfo allegro, guida veloce una slitta trainata da sette piccole renne, colma di giocattoli di cui riempie sacchi che poi si carica sulle spalle alla maniera dei venditori ambulanti.

The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly - 1977, Ernest Benn Limited
The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly – 1977, Ernest Benn Limited

Centocinquant’anni dopo, Elisa Trimby, nell’illustrare il poema, ricrea la stessa atmosfera disegnando un Babbo Natale piccino, quasi una figurina che si muove in una casa dove tutto è grande e ricco di particolari. Ha uno zuccotto in testa molto simile alle decorazioni dei risguardi, ornato da due foglie di vischio. Un’allegra sciarpa rossa a pois che sembra ci stia ancora nevicando sopra, le frange delicatamente raccolte e fermate da una perlina bianca, se ci si pone in ascolto non è difficile sentirle tintinnare. Indossa una tuta di pelliccia scura, i polsi riccamente decorati a motivi verdi a foglia di vischio, nella parte alta una doppia fila di alamari in legno la allacciano di lato mentre una fila di bottoncini verdi, proprio là, gli permettono di fare pipì con facilità – ché St. Nick va di corsa e certo non si può spogliare tutte le volte – rendendolo così umano e famigliare da scordarsi quasi che prima ancora di essere Babbo Natale è un santo. Lo sguardo furbetto, le rughe sulla fronte accanto agli occhi decorati da folte ciglia bianche fanno il resto. Pesanti guanti a moffola, come quelli dei bambini, morbidi e gonfi e disegnati di vischio lo rendono proprio uno di casa che rientra dopo una battaglia a palle di neve o un pupazzo.

The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly - 1977, Ernest Benn Limited
The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly – 1977, Ernest Benn Limited

L’albo è, dal punto di vista visivo molto vario. Alterna pagine con illustrazioni centrali e altre poste come una cornice attorno, piccoli spaccati di una stessa narrazione; in alcuni casi l’illustratrice racchiude la scena in piccoli tondi, altre la lascia a tutta pagina, altre ancora disegna i momenti dell’attesa all’interno di sagome come piccole decorazioni per l’albero. A un interno dettagliato posto magari in un cerchio per focalizzare l’attenzione proprio lì, in quella camera, corrisponde un esterno che fa da sfondo o contorno in un’alternanza di dentro e fuori, caldo freddo, cristallizzato e immobile e fervente di attività, estremamente curato e dettagliato, caldo e famigliare funzionale a un’attesa di un qualcosa o di qualcuno che sicuramente arriverà da molto lontano. Come Babbo Natale o Santa Klaus acquisì una certa altezza, un vocione, renne e slitta proporzionati e un abito rosso fa parte di un’altra storia e forse qualcuno un giorno la racconterà.

The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly - 1977, Ernest Benn Limited
The Night Before Christmas, di Clement Clarke Moore, Elisa Trimbly – 1977, Ernest Benn Limited

Il libro è parte del patrimonio di circa 900 albi illustrati internazionali del Fondo Sergio Silva Libri Illustrati, una collezione ricchissima di grande valore storico e artistico che rappresenta la migliore produzione internazionale del libro per l’infanzia. Albi che hanno partecipato nel decennio 1973-1983 al Graphic Prize della Mostra Internazionale dell’Illustrazione della Bologna Children’s Book Fair dove Silva fu giurato, gentilmente donato dalla famiglia alla biblioteca scolastica La Baia del Re dell’Istituto comprensivo Salvo d’Acquisto di Parma dove si trova attualmente.

unnamedAutore: Clement Clarke Moore
Illustratore: Elisa Trimbly
Editore: Ernest Benn Limited, London UK
Dati: 32 pp, lingua originale inglese, 1977

Il Natale del topo che non c’era

Ci siamo quasi. Natale sarà qui tra poco più di una settimana, è necessario sedersi a tavolino e fare la lista.

La lista dei regali, la lista dei giochi da fare dopocena, la lista per la cena, la lista degli invitati, la lista di tutto quello che potremmo fare durante le vacanze, e magari anche anticipare la lista dei buoni propositi per il nuovo anno e la lista delle liste delle cose da fare affinché Natale sia perfetto, marci su binari ben oliati, non manchi nulla, ci siano tutti. Impresa titanica che nessuno, penso, sia mai riuscito a concretizzare, perché l’immaginario del Natale è esso stesso leggenda, è complesso, è luccicante, è allegro, è inteso, morbido, perfetto.

Il Natale del topo che non c'era, di Giovanna Zoboli, Lisa D'Andrea - 2015, Topipittori
Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

Però ci si prova, ostinatamente, ogni anno. E, come tutti, ci provano anche il Gatto e il Topo (che sono gli stessi de Il topo che non c’era e Le vacanze del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli e Lisa d’Andrea, solo con un tocco d’oro in copertina che fa subito Natale). Fanno mente locale, si mettono a tavolino, due diversi tavolini, in due luoghi diversi, e compilano ciascuno la propria lista per un Natale perfetto che trascorreranno assieme (memo: scrivere in cima alla lista come sana abitudine di non compilare mai  autonomamente due liste diverse per una stessa occasione).

Il Natale del topo che non c'era, di Giovanna Zoboli, Lisa D'Andrea - 2015, Topipittori
Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

Liste magnifiche, s’intenda, entrambe, in cui non manca nulla, in una c’è persino l’idraulico, nell’altra le mollette. In comune hanno solo gli invitati (rispettivamente topi e gatti) ma se invece di indugiare su quanto fossero diverse e su quale fosse la migliore avessero considerato quanto fossero compatibili e si completassero a vicenda, avessero messo assieme, per esempio, l’abete con le decorazioni, beh, forse non si sarebbe arrivati al punto di rottura, al litigio.

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Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

Che però io metto sempre in conto, non mi sorprende, fa parte del Natale. A casa mia esso, il litigio, di solito si palesa nel tardo pomeriggio della vigilia e verte sui tempi che io desidero flessibili, mia madre fermi. Quindi il litigio era nell’aria, non lo si mette in lista perché è quasi scontato.

Il Natale del topo che non c'era, di Giovanna Zoboli, Lisa D'Andrea - 2015, Topipittori
Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

La conclusione no, quella è inattesa, di conciliazione, surreale come l’amicizia tra un topo e un gatto. Per la quale ho temuto, e molto, quando ho visto il topo andarsene schiena dritta e passo da bersagliere, spalle esposte al gatto da parte sua furioso, con le orecchie basse, appiccicate alla testa, pugni serrati e sguardo colmo d’ira. Ma l’amicizia, quella vera, è come il Natale, una bellissima festa.

copertinaTitolo: Il Natale del topo che non c’era
Autore: Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea
Editore: Topipittori
Dati: 2015, 36 pp., 20,00 €

Il pupazzo di neve

Nei paesi anglosassoni i bambini disegnano coi pastelli a cera. Mi ha sempre colpito questa scelta, lontana dalle consuetudini italiane: i pastelli a cera sono difficili da gestire,  però restituiscono un piacere che solo l’immediatezza corposa e densa del tratto può dare pienamente, allo stesso modo non permettono i dettagli. E il “non permettere i dettagli” è forse la loro qualità migliore. In Italia, a scuola, si tende a far stare i bambini nei contorni, anche in libreria mi chiedono spesso albi da colorare per bambini piccolissimi che ancora, però, non hanno imparato a gestire pienamente impugnatura e forza nell’uso del colore. Il pastello a cera è invece lo strumento del disegno libero, quello del “cosa vuoi che ti disegni?” piuttosto che del “colora questo cane”.

Ecco, questo per dire che se dovessimo rispondere al “cosa vuoi che ti disegni” di un bambino abituato all’uso dei pastelli a cera di disegnare un pupazzo di neve, il pupazzo che per primo mi immagino possa realizzare è quello celebre, rinomato, di Raymond Briggs.

Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs - 2019 Rizzoli
Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs – 2019 Rizzoli

Morbido, soffice, pieno, quasi carezzabile. Fatto di luci, di ombre, di bianco e di silenzio.

Fotogrammi che sono scene, uno dopo l’altro in sequenza. Cominciano dall’idea di pupazzo, che nasce nella mente di un bambino appena sceso dal letto, entusiasta della neve che è scesa durante la notte e si concludono con una separazione che non è amara come il sapore di un addio.

In una notte d’inverno un pupazzo di neve prende vita e accetta l’invito del bambino che l’ha costruito a entrare in casa, di notte, mentre i genitori, ignari della magia che si sta compiendo attorno a loro, dormono. Assieme scoprono tutte le cose incredibili e strane che in una casa possono essere custodite, badando a stare attenti al fuoco, rinfrescandosi un po’ al freddo del frigorifero, cenando a lume di candela e non dimenticando di sparecchiare.

Il sogno si sposta poi all’aperto che è il luogo familiare invece al pupazzo. Indossa il cappello e per mano quasi trascina il bambino alzandosi in volo su un panorama sconfinato e imponente, brillante pur nel buio della notte.

Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs - 2019 Rizzoli
Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs – 2019 Rizzoli

Il pupazzo di neve è un libro che parla di amicizia, ma si muove con naturalezza nella dimensione del sogno, così come con altrettanta naturalezza ci racconta di una separazione drammatica e quindi della morte. È un libro senza parole, che ne regala tante e che raccomando come lettura natalizia, invernale, intensa.

51eINzot9pL._SX407_BO1,204,203,200_Titolo: Il pupazzo di neve
Autore: Raymond Briggs
Editore: Rizzoli
Dati: 2019, 30 pp., 15,00 €

Babbo Natale, di Raymond Briggs

Lo so, da qualche parte in questo blog ho affermato che bisogna rifuggire i libri che brillano, quelli coi lustrini. L’ho detto, sì, però… Però questo albo a fumetti del 1973, ristampato da Rizzoli nel 2013, brilla di luce propria, e i lustrini sono solo una bella cornice.

Brilla di ironia, di tenerezza, di anticonformismo, di sincerità.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

L’ironia è magistrale: in questo Babbo Natale dal naso paonazzo per il freddo, che preferirebbe di gran lunga starsene a dormire piuttosto che andarsene in giro a consegnare regali nel freddo e nel gelo della notte invernale. Mentre, striscia dopo striscia, si prende cura dei suoi polli e delle sue renne, è tutto un borbottare, un rabbrividire, un grrrrrrare.

La tenerezza è nei gesti  goffi, nella corpulenza impacciata, nelle carezze sul capo del cane e del gatto, nel partire, nonostante sogni l’estate tra i brividi, e nel mettersi al lavoro.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

L’anticonformismo e la sincerità vanno di pari passo. Questo Babbo Natale dalla divisa rossa come tutti gli altri, dalla barba folta e bianca, dal berretto rosso, esattamente come tutti gli altri, è piuttosto umano. Si lamenta se non riesce a passare dal camino, se deve consegnare i regali in mezzo al mare, ai bimbi del faro, e ha da ridire su tutto. Però gioisce genuinamente se qualche bimbo attento gli ha lasciato un bel bicchiere di vino, e lo tracanna.

Ho dimenticato di dire che questo albo di Raymond Briggs è brillante di poesia. Consiglio allora questo libro a tutte le bambine e i bambini, e anche ai loro grandi, desiderosi di un Natale che brilli di poesia.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

(Vi segnalo che Raymond Briggs è anche l’autore del celebre “The Snowman”, il cui corto animato potete vedere qui)

babbo natale cop.pngTitolo: Babbo Natale
Autore: Raymond Briggs
Editore: Rizzoli
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

Fiori di neve

Fiori di neve si apre con un accenno alla nostalgia, con un sottotitolo illustrato che racchiude in una palla di vetro ricordi di inverni passati, il freddo della neve, viaggi in mondi lontani e straordinari in cui esseri magnifici dalla testa d’uccello e le piume che sono fiori bianchi, seduti su una nuvola, contemplano.

Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini - Le rane di Interlinea
Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini – Le rane di Interlinea

Contemplazione quieta che accompagna lo sguardo della bambina protagonista di questa storia delicata e poetica, semplice come un cristallo di neve e altrettanto preziosa, unica.

Nina è in casa, il giorno prima di Natale. Guardando fuori immagina che a spargere i fiocchi di neve che scendono dal cielo, siano dei giardinieri coltivandone i fiori, giardinieri speciali per fiori speciali, fiori di neve. Nina esce a cercarne uno, per poterlo poi disegnare, e il bianco e il silenzio la conducono ai piedi di un albero meraviglioso che conosce bene, che da sempre ricorda nel suo giardino e di cui le hanno tanto raccontato, imponente, di un rosso splendente che illumina di brillio il bianco circostante. Certamente è un albero magico, perfetto per esprimere desideri. E Nina ne ha uno, prezioso.

Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini - Le rane di Interlinea
Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini – Le rane di Interlinea

Dal momento in cui lo esprime, da sola, ai piedi dell’albero il tono della narrazione cambia, e tutto quanto era stato limpido e calmo fino a quel momento, diviene un poco inquieto, il manto bianco della neve punteggiato da orme di animali che scappano, si nascondono. Fino a quando i fiori di neve tornano a cadere e la gentilezza e la generosità dei giardinieri che se ne prendono cura ristabilisce un equilibrio danzante, e, scodinzolante, riportano il sorriso sul volto della bambina. La magia e la realtà formano una collana di cristallo meravigliosa, come l’infanzia, come l’idea che ho dell’infanzia, nutrita di piccoli desideri, qualche magia delicata e tenera, generosa meraviglia e cose buone per fare merenda.

Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini - Le rane di Interlinea
Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini – Le rane di Interlinea

Questo libro, piccino nel formato, è vincitore del Premio Storia di Natale Le rane di Interlinea. Sonia Maria Luce Possentini, lo ha scritto e illustrato con grazia. Lo consiglio sia da leggere autonomamente, sia ad alta voce, assieme.

51C1s1pR7yL._SX389_BO1,204,203,200_Titolo: Fiori di neve
Autore: Sonia Maria Luce Possentini
Editore: Le rane di Interlinea
Dati: 2019, 32 pp., 8,00 €