“A” di Animato – l’ABC del libro

Alphabet Rabier, Benjamin Librairie Garnier Frères, 1900

Il libro animato nasce nel 1500 (il primo a presentare una complessa struttura a dischi in alcune illustrazioni è il Cosmographicus liber, di Petrus Apianus, 1524) per supplire a un’esigenza tridimensionale che era d’uopo nei libri di astronomia e medicina. Nella seconda metà del Settecento questa tecnica sarà largamente applicata anche ai libri destinati all’infanzia, spostando la lente su una sempre più attenta ricerca della meraviglia, dell’intrattenimento ludico.

Cosmographicus liber Petri Apiani mathematici studiose collectus
Cosmographicus liber Petri Apiani mathematici studiose collectus

L’animazione del libro è possibile mediante l’applicazione di tecniche di scomposizione tipografica; per mezzo di meccanismi cartotecnici il lettore ha la possibilità di interagire con il libro che assume, appunto, forma tridimensionale e quindi maneggiabile, osservabile, da diverse prospettive, interattiva.

Risale al 1765 la prima Harlequinade di Robert Sayer, tipografo londinese: si trattava di un foglio che si svolgeva orizzontalmente, ripiegato in quattro parti dalla cui linea centrale si alzavano verso l’alto e verso il basso delle alette che scoprivano un ulteriore disegno sottostante.

harlequinade
Harlequinade, Robert Sayer ca. 1765

Il secolo del libro animato e dei libri per bambini in generale è stato il Diciannovesimo. La produzione era floridissima e incontrava il gusto dei lettori, esattamente come avviene oggi. I libri animati (nei dettagli e nelle varie tecniche avremo modo di andare nei prossimi appuntamenti) godono di una salute e un mercato floridissimo, guai a non averne sugli scaffali, sebbene ci sia una profonda linea di demarcazione che porta i libri animati per la primissima infanzia a trionfare in fatto di gradimento e vendite e i libri animati per bambini più grandi o per adolescenti relegati al contesto poco accessibile delle “opere d’arte”. Sostanzialmente libri che affascinano ma che incutono qualche reverenziale timore, per la loro raffinatissima qualità e per il consequenziale impatto sul prezzo di copertina.

Gli autori contemporanei più celebri, la cui produzione è disponibile anche in Italia, sono Robert Sabuda, Ron Van der Meer, Chuck Murphy, David Carter, che lavorano soprattutto con i pop-up.


L’ABC del libro è un’iniziativa per celebrare il #MaggioDeiLibri. Lettera per lettera, piccoli commenti a margine del libro: com’è fatto e quanto di interessante vi sia intorno ad esso.

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #16

Silvia Vecchini, Sualzo
21 giorni alla fine del mondo
Il Castoro, 2019

#ElisaAttraversoLoSpecchio #IlCastoro #SilviaVecchini #lettureautonome #foto_recensione #recensioni #Sualzo
________
*con un colpo di scena un poco triste
*è una storia di amicizia che si trasforma in storia d’amore
*certe volte con gli amici bisogna perdonare
*i disegni sono bellissimi
*se mi stufo del basket (mai!) faccio karate

L’amore sconosciuto

Rebecca Stead ha una qualità che avevo apprezzato anche leggendo Segreti e bugie: riesce a mettersi in un angolino con il suo bagaglio di esperienza e di adulto, e osservare i ragazzi, non vista. Senza intervenire mai, senza mettere in guardia, senza porsi mai in maniera giudicante.

E queste sono qualità che si apprezzano specie quando si applicano anche alla narrazione, che è limpida, non interventista, appunto, che riesce a comunicare tutta la complessità dei rapporti tra ragazzi dodici/tredicenni, tutto l’impasto ingarbugliato di passioni, paure, sentimenti. Rebecca Stead li mette sulla pagina così come sono, o sarebbero, se li si osservasse da un angolino, non visti.

L'amore sconosciuto. Dettaglio della copertina, ill. di Marcos Chin
L’amore sconosciuto. Dettaglio della copertina, ill. di Marcos Chin

Bridge è sopravvissuta a un incidente stradale gravissimo: andava sui pattini quando è stata investita. Ricorda poco e niente di quel momento ma un’infermiera, durante la lunga degenza che l’ha tenuta lontana da scuola per un anno intero, le confida che se è sopravvissuta a quell’incidente terribile è perché la sua esistenza ha uno scopo.

Bridge è inquieta, talvolta, per questo suo “scopo”, altre volte vi si aggrappa, specie quando si sfilacciano, e poi si ricuciono e poi cambiano ancora, i rapporti di fiducia e amore con le sue due amiche di sempre, Tab ed Emily, che ha ritrovato come se nulla fosse cambiato durante la sua assenza e con le quali ha stretto un patto: non litigare mai. Eppure qualcosa è successo e non è solo l’incidente, si tratta anche del naturale processo di crescita che giocoforza interviene a limare, ammorbidendo, o ad appuntire, esacerbando.

Bridge, conosce poi un ragazzo, Sherm, al quale è affidata una narrazione parallela, dal proprio punto di vista, parlata per mezzo delle lettere scritte, e mai spedite, al nonno che li ha abbandonati per cambiare vita. Con lui, amatissimo, Sherm aveva un rapporto di intimità equilibrata e bella. Ora che non c’è più, che ha lasciato dietro di sé la sua vita com’era e una scia di dolore in chi è rimasto, gli rivolge con la stessa schiettezza dell’affetto domande complesse e dal senso profondo che pone a lui, come a se stesso.

Ma la mia domanda è: lo sconosciuto è il nuovo te, o la persona che ti sei lasciato alle spalle?

C’è una ragazza che parla in seconda persona, a San Valentino, che si percepisce, che è, più matura rispetto alle altre. Il cui essere “più grande” implica un altro tono, una prospettiva diversa, con tanti substrati. E infine c’è un ragazzo, Patrick, che entra in questa complessità quotidiana e narrativa con un cellulare, un amore acerbo e delle foto intime che finiscono nella rete del pubblico, utili allo sguardo crudele e superficiale di tutti.

Un romanzo che definirei composto da veli su altri veli, come una cipolla. Si sfoglia, strato dopo strato, fino a un nucleo profumato e pungente, intensissimo.

CL252x168_12150Titolo: L’amore sconosciuto
Autore: Rebecca Stead, (Traduzione Claudia Valentini)
Editore: Terre di mezzo
Dati: 2019, 313 pp., 14,90 €

Ein Apfelbaum im Bauch – Un melo nella pancia

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes

Succede di dirlo ai bambini, con tono fermo ma intenzioni scherzose. Lo dici tu che sei grande e loro, piccini, ci credono. Resta in una parte della loro testolina e, a volte, quando diventano grandi, lo ripetono anche loro ai propri bambini, con tono fermo e intenzioni scherzose. Si dice con leggerezza “tieni la mela, ma fai attenzione a non ingoiare i semi o ti crescerà un albero nella pancia!”; oppure si dice “ecco la tua mela, mi raccomando non sprecare nulla, ché della mela si mangia tutto, tranne il picciolo, ricorda”. E, sebbene sommesse, le tue parole resteranno a imperitura memoria, perché nessuno vorrebbe mai vedersi crescere un albero nella pancia e tantomeno sperimentare di ingoiare un picciolo!

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes
Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

È questo che deve essere accaduto a Remi e Raphael. E a quel collega dell’autore, dalla cui ipocondriaca apprensione infantile di ingoiare i semi della mela prende spunto questa storia così imbevuta di infanzia e della bellezza della sua ingenuità.

Così mentre Simon Boulerice scrive, Gerard DuBois disegna. Insieme raccontano di due bambini, due compagni di scuola, di classe e di banco ma anche amici (e tanto amici!), di quelli che non vedono l’ora di poter giocare assieme. Li immaginano durante la ricreazione in giardino, che è l’ora della merenda e dei giochi: chi salta alla corda, chi gioca a mosca cieca, chi a pallavolo e chi semplicemente fa volare il suo aeroplanino di carta. Rémi attende che Raphael finisca di gustare la sua succulenta e rossa mela, quando con sgomento si accorge che l’amico ingoia i semi! Com’è possibile che sia così ingenuo, che non sappia che è pericoloso?! E più di un adulto può l’amico del cuore, si sa. Rémi non resiste, deve assolutamente mettere in guardia l’amico dai pericoli orribili che corre ad avere dei semi di mela nella pancia: attecchiranno nel suo stomaco se berrà, cresceranno rigogliosi se aprendo la bocca entrerà anche solo un po’ di luce e che ne sarà di lui se solo prenderà il sole! E, come spesso succede, per salvare un amico gli si dà danno e con un semplice Ma non puoi mangiare i semi! ha inizio la tribolazione di Raphael.

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes
Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

La mamma dice di sì, ma l’amico ha ragione: la sua mamma è una parrucchiera mica come la famiglia di Rèmi che le mele le conosce bene, essendo coltivatori. Lo sgomento sale, le certezze vengono a mancare, lo spavento ha la meglio e si sa, ciò che non fa la ragione lo fa la psiche, così man mano che passano i minuti, Raphael si sentirà sempre peggio. Afflitto dalla sua fine imminente comincia a sentire germogli nascere e crescere nella sua piccola pancia, mandato in bagno a rinfrescarsi dal maestro non oserà accendere la luce e ricorderà in extremis di non bere neppure una goccia d’acqua! Alzando la maglietta vedrà il suo stomaco rigonfio e immaginerà mele mature ad occuparlo, un’intera foresta di meli…, e il petto? Sembra già di legno se lo si batte e presto anche la pelle si trasformerà in corteccia. Solo a casa le poche ciocche bionde lasciate a terra dalla sapiente forbice e dalla cura affettuosa della mamma riporteranno Raphael alla realtà: la mamma non ha potato tronchi robusti ma sottili capelli, i suoi! E non ha notato nulla di strano alzando la maglietta per controllare la sua pancia! Nessun albero di mele sta crescendo.

E comunque le mele son di ottobre e i giochi con Rémi lo attendono per tutta l’estate! La paura è passata ma… solo banane da domani per merenda!


Simon Boulerice e Gerard DuBois sembrano fatti l’uno per l’altro. In quest’albo splendidamente illustrato, le loro poetiche si incontrano e paiono restare in perfetto equilibrio. Uno con le parole, l’altro con le immagini, mescolano con abilità, tenerezza e crudeltà regalando la giusta dose di stupore, fil rouge dell’arte di DuBois.

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes
Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

La sua infanzia gode di quell’unicità che la porta fuori dal tempo e ci fa ritrovare bimbetti in pantaloncini e giacchette corte, calzetti bianche all’americana e minute scarpette nere. Si potrebbe dire di essere a volte nella Parigi degli anni 50’ di Truffaut e Doisneau o nelle Images d’Épinal dell’800, dove la texture grafica ricorda i segni e le ombreggiature dell’incisione.

indexTitolo: Ein Apfelbaum im Bauch

Titolo originale Un verger dans le ventre, 2013 Les éditions de la courte échelle, Canada
Autore: Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois
Editore: Diogenes
Dati: 2014, 44 pp., lingua tedesco, 14,49 €

[Leslie’s Bridge, una rubrica curata da Marina Petruzio]

Preistoria, altri sguardi, nuovi racconti

Parte da un’aula universitaria la decisione di Margaret di dedicare il suo lavoro di storica a restituire la funzione di soggetto alle donne, alle bambine e ai bambini. Persone di cui si trovano solo tracce marginali nei libri di Storia. Nessuno di loro compie azioni, fa, agisce. Esistono raramente e solo in funzione della storia compiuta dagli uomini, ridotte e ridotti a mero oggetto. Specie poi quando le fonti scarseggiano o sono di difficile lettura, come nel caso della Preistoria (o specie quando proprio per motivi storico/politici, le donne sono state rese invisibili su manuali e fonti).

Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo - 2018, Settenove
Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo – 2018, Settenove

Eppure le donne dovevano pur esserci.

Sfoglia tutto il libro alla ricerca di illustrazioni o notizie su persone che non fossero uomini adulti. […] Non trovai nulla!

A lezione chiesi subito spiegazioni: “Cosa facevano le donne mentre gli uomini andavano a caccia?”. La risposta mi lasciò di sasso: “Per cortesia, non faccia domande sciocche!”. Ma non mi arresi.

Non si arrese, e per fortuna. E cominciò a cercare tracce, con pazienza e pignoleria, perché si tratta di Preistoria, le fonti a disposizione sono pitture rupestri, impronte, calchi. Segni del tempo usurati dal tempo stesso e quindi difficili da interpretare.

Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo - 2018, Settenove
Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo – 2018, Settenove

Insomma, per cambiare la prospettiva è necessario assumere posizioni diverse. Questo hanno fatto storiche di oggi e di ieri allo scopo di restituire alle donne e ai bambini la giusta luce.

In un sito in Etiopia, per esempio, sono state rinvenute le impronte dei piedi di tre bambini piccolissimi di uno, due e tre anni; dove? In un luogo deputato alla caccia. L’indagine storica racconta quindi che sin dalla primissima infanzia i bambini prendevano confidenza con attività e strumenti pericolosissimi ma utili alla loro società tutta. Così come gli utensili ritrovati di fianco agli scheletri di alcune donne ci rivelano una società primitiva molto complessa, in cui donne della Preistoria svolgevano funzioni da cacciatrici normalmente attribuite agli uomini.

Questa narrazione, che va avanti in maniera molto lineare fino al momento in cui la preistoria lascia il posto alla storia, è intramezzata e sostenuta da schemi, dati e date, rimandi, piccole note a margine che ne rafforzano il valore scientifico. Ne consiglio la lettura a bambine e bambini dai 6 anni in su e soprattutto ne consiglio l’uso in classe. Peraltro all’interno del libro ci sono numerosi Qr code link a materiale didattico e approfondimenti per insegnanti, educatori, educatrici.

Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo - 2018, Settenove
Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti, di Elisabetta Serafini, Caterina Di Paolo – 2018, Settenove

La collana Storie nella Storia curata dalla Società Italiana delle Storiche – SIS – propone alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi un racconto nuovo della storia, capace di intrecciare le vicende di donne e uomini, di valorizzare le relazioni e le differenze, e di contribuire alla costruzione di un mondo comune migliore.

61vQz+8xe2LTitolo: Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti
Autore: Elisabetta Serafini,illustrazioni di Caterina Di Paolo
Editore: Settenove
Dati: 2018, 52 pp., € 14,50

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #15

Non ho ancora avuto modo di portare a termine la lettura de “La sfida di Anton“, di Gudrun Skretting, edito da Beisler. Ho trovato fosse un po’ lento all’inizio e ha pagato con la lettura in parallelo di altro. Nonostante ciò ne ho apprezzato il timbro per cui l’ho consigliato a Elisa che, viste le stelle che gli ha dato, l’ha gradito molto. Ciò mi induce a riprenderlo in mano con entusiasmo e a consigliarne la lettura.

#ElisaAttraversoLoSpecchio #Beisler #LaSfidaDiAnton #lettureautonome #foto_recensione #recensioni #GudrunSkretting
________
*insolito
*è di crescita
*è un poco complesso ma anche divertente
*ci sono molti sogni e molte domande

Seb e la conchiglia

“Un amico immaginario, un fratello volato via, un amico partito per un posto lontano: tutto questo è, o potrebbe essere, Seb”. Così si apre la scheda che l’editore, Verbavolant, ha ideato per Seb e la conchiglia, e io concordo, ma credo anche che Seb sia un bambino (una bambina) che incontra se stesso, che dialoga con se stesso. Un sé altro da sé che è frutto di un bisogno, di un distacco, di una mancanza, di una ricerca. Che incontra con slancio, allegria, lasciando la propria ombra a tenergli il letto al calduccio ed esplorando invece luoghi meravigliosi, con posti sicuri, al riparo dagli sguardi altrui, un poco magici. Posti nei quali andare, saper andare riconoscendo la strada per arrivare esattamente lì e poi quella per ritornare, con un sorriso in più, nuove parole silenziose apprese.

Seb e la conchiglia, di Claudia Mencaroni, Luisa Montalto - 2018, Verbavolant
Seb e la conchiglia, di Claudia Mencaroni, Luisa Montalto – 2018, Verbavolant

Porta con sé un oggetto altrettanto magico, la bambina, una conchiglia, e quella conchiglia le parla di mare, di vento, di libertà che pure raschia un poco la pelle e anche il cuore. Così come il ricordo di Seb fatto di sabbia e odore di mare che al mattino resta con lei sotto al cuscino, quando il posto al riparo sotto ai noccioli rimane deputato alla lucentezza della notte.

Mi resta la sabbia tra le dita.
Seb l’annusa,
la sfrega contro una guancia.
Poi mi afferra per un polso,
mi guarda profondo.
E mi dice non ci perdiamo.
Io gli dico non ci perdiamo.

Il tono lirico e il lessico accogliente del testo di Claudia Mencaroni ben si coniugano con le illustrazioni di Luisa Montalto, realizzate con la tecnica della pittura cinese tradizionale a pennello di bambù, arte antica che induce la piena consapevolezza di sé attraverso lo strumento raffinato della delicatezza, della bellezza.

Seb e la conchiglia, di Claudia Mencaroni, Luisa Montalto - 2018, Verbavolant
Seb e la conchiglia, di Claudia Mencaroni, Luisa Montalto – 2018, Verbavolant

Il formato è quello classico della collana libri da parati che in questa occasione si presta alla narrazione alla perfezione. Ogni apertura un nuovo respiro, una pausa, un momento per sfogliare, utile a riprendere il filo o a trovarne uno nuovo da seguire, con leggerezza.

71Hp91fCtDLTitolo: Seb e la conchiglia
Autore: Claudia Mencaroni, Luisa Montalto
Editore: Verbavolant
Dati: 2018, pagina unica (libro da parati), 12 €

 

 

Il cuore e la bottiglia

I libri di Oliver Jeffers sono sempre belli.

Il cuore e la bottiglia oltre ad essere bello è anche struggente, malinconico.

Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers - 2019, Zoolibri
Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

Per raccontarlo parto, come molto spesso ho fatto negli ultimi mesi, dalle risguardie. Quelle d’apertura, di un bell’azzurro su fondo panna, raccontano del legame tra nipoti e nonni, tra i bambini e certi adulti capaci di porgere un orecchio attento (e giocoforza ancora un poco acerbo) alle domande dei piccoli: quelle esclamate per la meraviglia, quelle sussurrate, quelle del quotidiano, quelle del surreale.

C’era una volta una ragazza più o meno come tante altre

Comincia così, preludendo a molto altro, ma io ho indugiato su quel “più o meno”, che dice tanto negando tutto ma su una base comune, che scopriremo pagina dopo pagina: con gusti diversi, diverse inclinazionei, diversi interessi tutti i bambini si interrogano, interrogano; pongono domande esplicite, ad altre girano attorno. Ciò che fa la differenza è l’interlocutore che incontrano. E lo dicevano già le risguardie che oltre a svolgere la funzione loro propria, oltre quindi a proteggere il libro affinché non si sciupi, protegge anche l’orecchio di chi ascolta, affinché non maturi, una volta smarrita l’infanzia. Affinché conservi la disponibilità del cuore all’ascolto.

Il cuore e la bottiglia, Oliver Jeffers - 2019, Zoolibri
Il cuore e la bottiglia, Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

Oliver Jeffers usa con molta consapevolezza la luce e l’ombra, la densità del colore, la texture anche, in maniera sorprendente e un poco spiazzante, per mettere accenti, per cambiare tono. Sul davanzale della finestra sta un girasole che, come tutti i girasoli usano fare, investito dal pieno sole gli volta le spalle. Il sole entra dalla finestra e investe di luce un nonno e una bambina, l’uno in poltrona, composto, l’altra in piedi, con una gamba a terra e l’altra pronta a partire; e le tante domande e le tante risposte che si scambiano sono così concrete, così presenti, da far ombra anch’esse, assieme a tutto quanto abbia un corpo solido. Sullo scaffale una bottiglia con dentro un veliero.

Ogni nuova scoperta la incantava…

…finché un giorno, trovò una sedia vuota.

Il sole non splende più. La luce è quella flebile della luna. Persino il girasole pare testimone attonito di quel vuoto e della sua pesantissima ombra.

A questo punto, la ragazza decide di preservare il proprio cuore da quel dolore così potente e lo infila in una bottiglia, che appende al collo. E sta bene così, al riparo. È una scelta profonda che nasce dall’essere avventati. Forse spaventati. Chi non lo è del dolore imprevedibile, quello che investe e annienta? Chi non lo è della perdita, del distacco che è per sempre, dell’amore che non c’è più, della cura che svanisce?

E da quel giorno, col cuore in bottiglia, la ragazza non si pose più domande e scoprì di non essere più capace di dare delle risposte.

Questo è forse il momento più intenso di tutto l’albo. Lo sguardo smarrito, alla ricerca di un senso che è fatto di due soli puntini eppure racconta di una presa d’atto, di una svolta, un climax. Da qui in poi bisogna esporre il proprio cuore al vento, alle intemperie, alla gioia sferzante del mare in tempesta, alla burrasca, al refolo leggero, alla pioggerella impalpabile e fresca dell’amore, alla luce calda del sole, a quella fredda della luna.

Le risguardie di chiusura, tornano al cuore. Quello anatomico, con tanto di sezione. Semmai nel frattempo vi foste posti la domanda.

Ah!, c’era un vascello in una bottiglia. Così come per il cuore, ci auguriamo per lui il mare aperto.

Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers - 2019, Zoolibri
Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

 

 

Il cuore e la bottiglia

Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers

Zoolibri  2019, 32 pp., 16,00 €

Racconti della giungla. Le nuove avventure di Mowgli

Lo scorso primo aprile, nella libreria Trame di Bologna, ho ascoltato Katherine Rundell raccontare dei suoi libri. C’erano tutti nella pila dinanzi a questa autrice così solare e sorridente: Capriole sotto al temporale, Sophie sui tetti di ParigiLa ragazza dei lupi, Il Natale di Teo. Ma io ero lì per uno in particolare: Racconti della giungla. Le nuove avventure di Mowgli.

Racconti della giungla di Katherine Rundell, illustrato da Kristjana S. Williams - 2019 Rizzoli
Racconti della giungla di Katherine Rundell, illustrato da Kristjana S. Williams – 2019 Rizzoli

Katherine Rundell ha trascorso la sua infanzia in Zimbabwe, la sua famiglia viaggiava molto per luoghi selvaggi e, racconta, Il libro della giungla era il collante che teneva assieme lei, i suoi fratelli e i bambini che i genitori prendevano in affido, ed era anche l’unico modo per far scendere in casa un po’ di silenzio… Da qui l’amore per questo classico e il bisogno di continuarlo, ricordando ciò che da bambina amava ascoltare, avrebbe voluto sentire, e raccontando esattamente quello.

“Raccontami una storia” disse Mowgli.
Era una giornata piovosa sulle colline di Seoni.
La pioggia tamburellava fuori dalla caverna, tramutando in fango la terra della foresta, ma dentro era caldo e asciutto.
Il tempo perfetto per raccontare storie.

Raccontare storie è sempre un momento intimo, di connessione profonda tra chi parla, legge, e chi ascolta. Il segreto di questo libro è che se ascolti ciò che gli altri dicono, se presti attenzione alle cose che ciascuno fa, quello che avrai ascoltato resterà in te e poi tornerà a sorprenderti al momento giusto.  Grazie a quanto ascoltato e raccolto nelle avventure che precedono quella di cui è protagonista, la conclusiva, Mowgli è un bambino con qualche possibilità in più, qualche nuovo strumento da poter usare nella propria.

Racconti della giungla di Katherine Rundell, illustrato da Kristjana S. Williams - 2019 Rizzoli
Racconti della giungla di Katherine Rundell, illustrato da Kristjana S. Williams – 2019 Rizzoli

“Le storie formano ciascuno di noi. Sono un’arma che ognuno può usare per risolvere situazioni difficili”

Scrivendo per bambini si ha l’opportunità di dire qualcosa ed essere ascoltati, ma si deve farlo con onestà, senza pudori, senza edulcorazioni. Nelle cinque storie che compongono questo libro corposo e denso,  Con le illustrazioni dell’artista inglese Kristjana S. Williams, di straordinaria forza e impatto visivo, c’è molta verità ed anche alcune menzogne (scopro proprio dalla voce dell’autrice che anche gli animali sono capaci di mentire per il proprio tornaconto) che della verità sono il contraltare utile e necessario per rafforzare la propria capacità di smascherarle e batterle.

4374927-9788817108522-285x367Titolo: Racconti della giungla
Autore: Katherine Rundell, illustrato da Kristjana S. Williams (traduzione di Mara Pace)
Editore: Rizzoli
Dati: 2019, 237 pp., 23,50 €

Bella e il Gorilla

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa

Dai primi di aprile la fiaba de La bella e la bestia può annoverare tra le sue fila un’altra, bellissima, variante. Le radici del cespuglio di rose i cui petali restano tra gli elementi più fermi nella memoria di ciascuno la ascolti, affondano nella storia di Amore e Psiche, cui si ispirò  Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, che nel 1740 la pubblicò per la prima volta in La jeune américaine, et les contes marins.

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa
Bella e il Gorilla, Anthony Browne – 2019, Camelozampa

Naturalmente nel momento in cui ho letto Bella e il Gorilla la prima cosa che ho notato è stato il gorilla. Il suo bel muso grigio, il nasone espressivo quasi quanto gli occhi ambrati o proprio grazie ad essi. Anthony Browne ci ha abituati alla sua umana presenza, seppure questa volta il Gorilla sia propriamente tale. Non indossa giacconi, tacchi, non si protegge con un ombrello. La storia è ambientata in uno zoo ed è vera.

Quindi la prima cosa è stato il gorilla. Ma Bella e la Bestia erano sempre tra le pieghe della lettura di questa che invece, dicevo, è una storia vera. Quasi del tutto vera. È il racconto di un’amicizia nata tra un gorilla in grado di parlare la lingua dei segni e una gattina. Grazie alla sua capacità di parlare con gli uomini e di farsi comprendere, il Gorilla poteva avere tutto, qualsiasi cosa desiderasse. Una cosa gli mancava: un amico. Allora, così come nella storia vera di Koko, la gorilla che amava i gatti, lo chiede ai suoi custodi e loro gli portano Bella.

“Non mangiartela!”

Ma il Gorilla non aveva nessuna intenzione di mangiarla, le voleva bene.icarus

Anthony Browne ci ha abituati a citazioni, rimandi. In questa occasione ne dedica uno esplicito a Landscape with the Fall of Icarus, attribuito a Pieter Bruegel il vecchio (ca. 1555), il quadro racconta della caduta di Icaro, che troppo aveva osato avvicinarsi al sole. William Carlos Williams lo descrive così

Non lontano
dalla costa
c’era
un tuffo del tutto ignorato
era
Icaro che annegava.
(da “Immagini da Bruegel e altre poesie”, 1962)

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa
Bella e il Gorilla, Anthony Browne – 2019, Camelozampa

Anthony Brown lo appende alla carta da parati del soggiorno mentre il Gorilla, con Bella sulle spalle, sta volando appeso a un lampadario. Pensando a Icaro, temo una  hýbris che però non colgo nella specifica scena: penso piuttosto a un richiamo alle abitudini selvagge del gorilla, a una memoria mai sopita del suo istinto e delle sue capacità animali. Volteggiando tra quelle selve intricate e fiorite di carta da parati temo che il contatto con Icaro stia nella caduta, nell’aver corso un rischio troppo grande, di aver sopravvalutato le proprie capacità. Ho paura, quindi, che cadano, che Bella possa farsi male.

Ma no, non accade. Anzi,

furono felici per moltissimo tempo.

Anthony Browne, Bella e il Gorilla - 2019, Camelozampa
in merito a questa immagine Anthony Brown ha detto: In Little Beauty, I was so pleased with the expressiveness I had achieved in the dummy drawing of the gorilla carrying Beauty that I was reluctant to recreate it in a more thorough, less spontaneous, less joyous form. I have drawn hundreds of gorillas in my lifetime, and, although it was produced without any visual reference or attention to detail, this was one of the most gorilla-like gorillas I had ever drawn. I had simply concentrated on what it was I was trying to communicate; not whether the drawing was any good or not. Concerns about the quality of a picture can detract from the clarity of its communicative attributes, and in the absence of these concerns I had produced an image that said everything I needed to say. Moreover, the flowing quality of the drawing effectively illustrated the first real instance of movement in the book. Even the emotion of the characters seemed to be enhanced .Photograph: Walker Books https://www.theguardian.com/ Anthony Browne, Bella e il Gorilla – 2019, Camelozampa

Poi una sera come tante, e qui si ritorna alla fiaba, il Gorilla guarda la scena di un film alla tv e ciò che vede lo scuote, lo agita. Non riesce a sopportare l’idea che un gorilla, come ciò che lui stesso è, possa mettere in pericolo un essere amatissimo, nonostante l’unica cosa che desideri su tutto sia di proteggerlo. E allora cede all’istinto “da bestia” e rompe la tv. E Bella, che gli vuole altrettanto bene e non desidera altro che proteggerlo, lo fa con grazia e mostrando i muscoli che non ha.

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa
Bella e il Gorilla, Anthony Browne – 2019, Camelozampa

La storia si apre con una rosa bianca, e poi con una rosa rosa. A ciascuna di loro una pagina distinta, entrambe appena sotto i loro nomi, Bella e il Gorilla. E poi si chiude con due rose, quella del gorilla e quella di Bella, finalmente, per sempre, assieme.

Bella-e-il-gorilla-cover-web-1-600x701.jpgTitolo: Bella e il Gorilla
Autore: Anthony Browne (traduzione Sara Saorin)
Editore: Camelozampa
Dati: 2019, 36 pp., 13,00 €