Miss Comedy Queen

Talvolta mettersi a tavolino e redigere una lista aiuta. Mette ordine nei pensieri, stabilisce degli obiettivi da raggiungere passo passo, da la sensazione rasserenante di essere perlomeno a un buon punto dell’opera.
Talvolta però, e mi pare che sia il caso di Sasha e della sua lista per svicolare dal dolore, mettere nero su bianco i propri obiettivi può costringerci a fronteggiarli con più sofferenza di quanta ne proveremmo lasciando che gli eventi percorrano il proprio corso.

Sasha è una ragazza di 12 anni. Un anno prima, la madre, gravemente depressa, si è suicidata. Dal momento in cui il padre le ha telefonato per dirle quanto avvenuto, Sasha, che ha le funny bones, si impone di reagire mettendo a frutto il proprio talento naturale e dedicare tutta se stessa, trascurando anche la scuola per riuscirci, a diventare Miss Comedy Queen. Ridere è la risposta alle lacrime, ridere potrà cambiare il suo mondo. Forse.

Occhi che si riempiono di lacrime. Facendo grande attenzione, mi distendo sul pavimento, per impedire loro di uscire. Guardo il soffitto, dove l’intonaco sta cominciando a staccarsi. Non voglio sbattere le palpebre perché altrimenti le lacrime potrebbero scendere, e io mi rifiuto di piangere. E se le lacrime rimangono negli occhi senza scendere sulle guance, non è pianto. Per distrarmi penso alla lista.

Ma per farlo ha bisogno di un metodo e il suo metodo parte proprio dalla lista, una lista che ha come fondamento il capovolgere tutto quanto la leghi alla madre o al ricordo della madre, a partire dai capelli (lunghi e castani per entrambe) da tagliare, per finire con prese di posizione capaci di irrigidire la mordidezza dei ricordi, cristallizzare ancor più la sofferenza: “La mamma cercava di prendersi cura di una bambina (me). Ed è andata malissimo. 2. Evitare di prendersi cura di esseri viventi”. Che per una ragazza empatica come Sasha, nonostante il suo desiderio di nasconderlo, è diventa una imposizione crudele e limitante.

Sasha vive con il padre, attento e premuroso, sebbene egli stesso provato e sofferente, e ha dei forti rapporti d’affetto con un’amica, anch’essa attenta e piena di cure, e uno zio, buffo, chiassoso, che si fa complice, la coccola e protegge.

Nel testo, che scorre molto agilmente, si scorgono le radici della letteratura nordica contemporanea per ragazzi, permeata da un realismo che riesce a rendere avvincente il quotidiano, il contingente, un semplice pomeriggio trascorso a mangiare un dolce casalingo, una mattinata in classe, un viaggio in auto.
Apprezzo questo da sempre e sempre di più: la capacità straordinaria degli autori contemporanei di matrice nordica di rendere meraviglioso il quotidiano senza valicare mai il confine del realismo, senza che esso diventi prettamente magico, il quotidiano diviene straordinario e capace di creare un legame forte con il lettore che legge, e legge, volendo leggere ancora, e, senza sospendere la credulità, fruire di momenti incantati.

Con le proprie ossa, comunque, bisogna fare i conti: esse ci sostengono, fuor di dubbio. Se  poi sono funny, è meglio. Se sono proprio come quelle di un genitore che ci ha lasciati, che non riusciamo a perdonare, che amiamo, bisogna imparare ad amarle anch’esse, oltre che usarle per sopravvivere, come se fossero la nostra armatura.

380586a7-cbf0-407c-b163-ddbcf4a04df3.jpgTitolo: Miss Comedy Queen
Autore: Jenny Jägerfeld
Editore: De Agostini
Dati: 2019, 255 pp.,  14,90 €

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MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT

La prima sensazione è di entrare in un dipinto impressionista. Si respira aria fresca su quel prato al limitare del bosco. Il verde è dato in tutte le sue gradazioni con piccoli tocchi di colore puro, prima gli scuri e poi, mano a mano i chiari, così le foglie di quel cespuglio sembrano vibrare, quasi rabbrividire, accarezzate dalla brezza. Poi l’occhio corre sui rosa medievali del vestito della bambina, rischiarati dal bianco della maglietta contrastati dal nero del nastro del cappello di paglia.

MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak - HarperCollins Publishers, New York, 1962
MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak – HarperCollins Publishers, New York, 1962

Non è la prima volta che Maurice Sendak illustrando attinge e ambienta nell’arte. Il braccio piegato con la mano appoggiata al fianco e poco distante il coniglio pensoso, gomiti sulle ginocchia e mani abbandonate. Sì, un coniglio. Formato umano, piedi, mani umane, pensiero coniglio. Ma dell’amico immaginario le doti non si discutono, né le dimensioni, né movenze o fattezze, pertanto lui è solo e soltanto Mr. Rabbit. E grazie al cielo esiste e il regalo per il compleanno della mamma è salvo!

 MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak - HarperCollins Publishers, New York, 1962
MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak – HarperCollins Publishers, New York, 1962

Non tutti possono contare sull’aiuto incondizionato di un amico in un momento di rara emergenza come il compleanno della mamma in avvicinamento e nulla da regalarle. Desiderare con tutto il cuore di regalare qualcosa che a lei piaccia ma… idee nessuna. A volte la vita pone innanzi a questioni di difficile risoluzione che spengono i sorrisi e accendono i pensieri, in questi casi nulla di meglio di un amico coniglio! La bambina in rosa ha decisamente bisogno di aiuto. Quindi bisogna analizzare puntualmente la situazione e farsi venire delle idee. E qui comincia un gioco, chiave del racconto, che coinvolge il lettore così come i più piccoli in ascolto.

 MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak - HarperCollins Publishers, New York, 1962
MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak – HarperCollins Publishers, New York, 1962

Tutto quello che la mamma potrebbe desiderare è un bel regalo – bravo coniglio! – ma cosa? Già, cosa? Alla mamma piace il rosso, ma il rosso non si può regalare, qualcosa di rosso – sottolinea la bambina – ah già! Dell’intimo rosso ecco trovata l’idea geniale! Pensiero di coniglio. No, meglio di no. Un tetto rosso? Ma la bambina non vorrebbe regalare un tetto rosso alla mamma. Degli uccellini rossi, rosso cardinale. Ma la mamma preferisce vedere gli uccellini sugli alberi. Un’autopompa fiammante come quella dei pompieri. Alla mamma no, non piacerebbe. Ok delle mele rosse. Le mele sembrano perfette per la mamma, e i due corrono a raccoglierle da un albero riccamente adorno dei frutti rossi. Certo però ci vorrebbe anche qualcosa d’altro… cos’altro le piace? Domanda l’amico coniglio. Questa volta è il giallo che la mamma ama e qualcosa di giallo bisognerebbe trovare.

Giallo, non puoi regalarle il giallo.
Qualcosa di giallo
Oh, certo qualcosa di giallo

Cos’è giallo? Giallo è il taxi, il sole, il canarino ma la mamma ama gli uccellini sugli alberi. Ah già! Il burro, ma la mamma di burro ne ha. Ok, banane? Perfetto, le banane sono perfette. Però ci vorrebbe ancora qualcosa. Così si passa dal verde delle pere, vada per le pere, al blu della notte ma forse è meglio un grappolo di dolce e succosa uva. Il ritornello è sempre quello, così come sono sempre quelli gli uccellini che vengono proposti. Alla fine di colore primario in colore primario, di raccolto in raccolto, i due compiono un cammino verso casa.

MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak - HarperCollins Publishers, New York, 1962
MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak – HarperCollins Publishers, New York, 1962

Dal bosco usciranno a braccetto, attraverso un ponte raggiungeranno il giardino e casa, un cesto ricco di frutta verrà composto sotto il pergolato. È notte ormai e una sfumatura trasparente di blu copre l’intorno. Il prato, la siepe in fondo al giardino, le montagne sullo sfondo. Una strana luce investe il coniglio che ora sembra più un animale delle tenebre che non il simpatico amico immaginario del bosco. Ma Sendak ama confondere le cose – siamo nel 1962 e se la gonna dell’abito della bambina fosse appena più lunga potremmo dire veramente di essere in un quadro del XIX secolo – caricare di simboli – il bosco, il ponte – giocare con le espressioni, regalare sguardi ambigui – a volte i suoi bambini hanno uno sguardo profondo, adulto. Lo sguardo della bambina qui si fa perplesso, la mano che saluta la creatura incerta.

 MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak - HarperCollins Publishers, New York, 1962
MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT, di Charlotte Zolotow, Maurice Sendak – HarperCollins Publishers, New York, 1962

Ma il regalo della mamma c’è ed è qualcosa che a lei piacerà sicuramente quindi in ultima pagina, come nelle migliori tradizioni, si può scrivere la parola “Fine”.

IMG-3910Titolo: MR. RABBIT and the LOVELY PRESENT
Autore: Charlotte Zolotow, illustratore Maurice Sendak
Editore: HarperCollins Publishers, New York, 1962
Dati: 1999, lingua inglese, 40 pp., copertina flessibile, 5,20€

[Leslie’s Bridge, una rubrica curata da Marina Petruzio]

Sonata per la Signora Luna

Sonata per la signora Luna, di Philip C. Stead, Erin E. Stead - 2019, Babalibri

Una ragazza di nome Harriet Henry suona il violoncello. I genitori vorrebbero che si esibisse per quanto è brava, ma Harriet non ama suonare davanti a una platea, non ne sopporta nemmeno l’idea. Preferisce crearsi uno spazio solitario in cui suonare solo per se stessa.

Lo immagina proprio a sua misura, quello spazio, lo sogna perfettamente arredato secondo i suoi gusti, si accomoda in quell’astrazione e suona.

Sonata per la signora Luna, di Philip C. Stead, Erin E. Stead - 2019, Babalibri
Sonata per la signora Luna, di Philip C. Stead, Erin E. Stead – 2019, Babalibri

Ciononostante, sebbene, cioè, riesca a ritagliare fermamente i propri spazi, Harriet è dentro di sé cosciente della condizione effimera in cui per sua mano si pone, e la frustrazione per questa consapevolezza tocca le corde più fragile della sua anima e le suona con rabbia. Una rabbia che la porta a scagliare oggetti verso qualsiasi fonte di disturbo, anche il verso di un gufo, inconsapevole di riempire con suo verso una solitudine scelta e ricercata.

Sonata per la signora Luna, di Philip C. Stead, Erin E. Stead - 2019, Babalibri
Sonata per la signora Luna, di Philip C. Stead, Erin E. Stead – 2019, Babalibri

Harriet non aveva intenzione di colpire il gufo.
“Voglio solamente stare da sola” pensò. Si sedette per la terza volta e cercò di trasformare il rimorso in una nuova tazza di tè.
Prima che ci riuscisse, però, la casetta si riempì di fumo. In fretta e furia Harriet fece da sé un secchio, lo riempì d’acqua e lo rovesciò nel camino. Dopodiché corse fuori.

Come spesso accade nei libri della coppia Stead (Philip ed Erin), le astrazioni intime, le fantasie dei protagonisti, agiscono assieme al contingente reale; il fumo opprimente del senso di colpa va a sua volta soffocato con un secchio d’acqua, liberatorio, creato anch’esso da sé. Il sé intimo mette con le spalle al muro e poi libera, creando una via di fuga.

Sonata per la signora Luna, di Philip C. Stead, Erin E. Stead - 2019, Babalibri
Sonata per la signora Luna, di Philip C. Stead, Erin E. Stead – 2019, Babalibri

Harriet esce fuori, quindi. È questo il momento in cui avviene l’incontro con la Signora Luna. L’immaginazione, che fino a questo momento, era stata riparo e ripego diventa qui compagnia. Harriet cerca di contrastarla ma è forte, capace, accogliente. E l’atmosfera di  olio soffuso e morbido di Erin Stead le rende il compito più semplice. I colori tenui avvolgono con delicatezza Harriet e fanno da controcanto perfetto alle parole di Philip, e viceversa, perché non c’è una melodia principale e una secondaria in quest’albo, che consiglio a chiunque insegua un sogno bellissimo, a chiunque abbia timore della sua bellezza.

Sonata per la signora Luna, di Philip C. Stead, Erin E. Stead - 2019, Babalibri
Sonata per la signora Luna, di Philip C. Stead, Erin E. Stead – 2019, Babalibri

51ujpaJDHOL._SX318_BO1,204,203,200_Titolo: Sonata per la signora Luna
Autore: Philip C. Stead, Erin E. Stead (traduzione di Cristina Brambilla)
Editore: Babalibri
Dati: 2019, 40 pp., 13,00 €

Il balcone

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè

Surreale che non sia data a sé stessi la possibilità della luce, dell’aria. Surreale la sensazione che avvolge nel momento in cui si svela la presa di conscienza dell’indifferenza, del non saper guardare oltre, del non cercare l’altro e l’altrove.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Smarriscono gli ultimi versi della poesia di Atanas Dalchev, Il balcone (1928), e lo fanno con disinvolta mestizia, instillano con naturalezza una nostalgia dura a dissolversi.

Come, come è mai possibile che gli abitanti di una casa, vivi, eppur ciechi, non abbiano mai alzato il capo a guardare oltre, un po’ più in su rispetto alla propria testa? Che non si siano mai posti il perché ci fosse un balcone e ancor più non avessero desiderato accedervi, affacciarsi.

È bello, il balcone, di pietra e ferro battuto, antico. Comune, certo. Come comuni sono i  passeri che vi hanno trovato casa e ristoro, loro sì, lungimiranti.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

È vero, come ho letto ha dichiarato l’illustratrice, Kalina Muhova, che di questa poesia ha fatto un silent book, è condivisibile, che l’illustrazione sia tra le arti visive quella più vicina alla poesia, anche come forma narrativa, aggiungo io, i dettagli come il tono, la forza o la leggerezza del tratto come il timbro. Ma certe parole messe l’una di fianco all’altra, poste come per caso con l’uno o l’altro accento riescono a sfidare anche la più perfetta delle sculture, abbracciando quindi anche lo spazio attorno, che di alcune è parte d’opera, divenendo imperiture.

e in una notte piovigginosa
la gronda sua quadrata riunisce
due girovaghi che assieme riposano
dopo un tempo lungo e triste.

Si chiude con la poesia cui si ispira, posta lievemente su un’illustrazione a doppia pagina in cui, finalmente, un padre e una bambina sollevano il capo e pongono lo sguardo laddove non era mai stato. Si chiude nella speranza, che dà seguito ai versi che si concludono non lasciandola.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Inizia, invece, con il simulacro di quello che era un balcone, sul quale sono due uccelli di un nero pieno, come i ghirigori del ferro battuto che fa loro da trespolo, rifugio, casa. S’abbeverano alla pioggia che disseta e nutre anche i semi sopravvissuti nei vasi incolti, di cui nessuno si cura. Su di esso si muovono l’ombra dei rami di un albero e il vento. Oltre alle zampe degli uccelli quel balcone non conosce calpestio.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Certe foglie, ostinate, tentano di entrare in casa, portate da quel vento, ma si scontrano sempre con il muro. Oltre quel muro una famiglia di animi che si intendono rigidi. E una bambina che quel rigore rompe e interrompe, facendo entrare la luce, aprendosi a ciò che non conosce, ancora, con uno strumento appuntito e forte: una penna. Che può creare varchi inattesi, inaspettatamente. Sempre.

balconeTitolo: Il balcone
Autore: Kalina Muhova, Atanas Dalchev
Editore: Tunuè
Dati: 2019, 40 pp., 15,00 €

Come in un film

Come un film davvero, di quelli in cui ci si ritrova spesso alle prese con il dubbio che possa esserci un lieto fine, che tutto possa risolversi. Perché Maite Carranza struttura la narrazione con crescendo sapienti, i quali raggiungono climax che paiono risolutivi, nel bene e nel male, per poi ripiegarsi nella normalità ormai filmica del quotidiano e far abituare il lettore a un nuovo ritmo, che a sua volta prende di nuovo inaspettatamente a crescere. E così via, fino a un finale che sì, è dolce, ma porta con sé un carico pesante di sofferenza e amarezza che, pur risolte, richiedono fermamente di decantare, negli animi come nei pensieri di chi legge.

Olivia ha tredici anni, vive con la madre, un’attrice che ha conosciuto un momento di celebrità per il ruolo da protagonista in una telenovela molto seguita, e il fratello, Tim, bambino insicuro un po’ pauroso, che, con tutta la forza e l’ingenuità dei suoi sette anni, sarà la chiave di volta di tutte le loro vicende.

Manca il papà, quello che solo Olivia ha conosciuto, un uomo che Olivia ricorda sorridente e premuroso, italiano, di nome Filippo, partito in guerra quando la madre aspettava Tim e mai più tornato, e quello che lo è stato per entrambi, Sergi, giocherellone e cuoco provetto, fino a quando per ragioni a loro incomprensibili, li aveva lasciati. Mancano i papà, dunque, ma mancano anche i nonni, i parenti, mentre c’è, forte, l’amicizia, così come la generosità di alcuni adulti sconosciuti, che si contrappone, con sollievo, all’arida indifferenza di altri.

Quando la produzione decide di eliminare Eva, il personaggio interpretato dalla mamma, la famiglia di Olivia piomba nella povertà più assoluta. Quella in cui non si ha nulla da mettere nel piatto, per intenderci, e la mamma orgogliosa e allegra svanisce sotto al peso delle preoccupazioni per far spazio a un’altra, che soffre e soffre fino ad ammalarsi di depressione.

Ci sono delle sere in cui mangiamo un pezzo di pane e basta. Lo tagliamo in tre pezzi e diamo quello più grosso a Tim. È il più piccolo e deve crescere.

So che siamo poveri, ma questa parola mi risulta molto strana e non so dirla ad alta voce.

Senza nemmeno averne piena coscienza, Olivia si fa carico di ogni cosa: di proteggere tutto soprattutto; e tutti. Una parvenza di vita normale che tenga lontani i brutti pensieri e gli assistenti sociali; il fratello, la madre. Con lo slancio e l’amore di un’adolescente, con la stessa ingenua caparbietà.

Tim ha paura, non si spiega il perché non abbiano il frigo pieno, il perché non abbiano nemmeno il frigo, l’elettricità, il riscaldamento. Fa molte domande. Le risposte avrebbero un tono e un impatto devastante, per cui Olivia s’inventa un copione, un copione scritto da ‘produttori segreti’ e la loro vita diventa un film. E loro attori in piena parte. E tutto sembra più semplice, sebbene ogni cosa si complichi.

Ciò che colpisce in questo romanzo è il realismo dell’approccio, del tono e dei fatti, che irrompono pagina dopo pagina con una naturalezza che non potrebbe essere tale se non fosse vera. Come vera è la sofferenza patita da certe famiglie nel silenzio e nell’ombra, come vera è la malattia della mamma, che soverchiata dalle difficoltà economiche e dal muro della burocrazia pare perduta, ma è solo smarrita; come vera è la dolcissima testardaggine, la cura, il coraggio di questa ragazzina come tante altre ragazzine.

Sebbene la copertina racconti tutto questo in parte, scegliete di leggere questo libro, intenso, doloroso e brillante. Come la realtà.

71uEcCPWk0LTitolo: Come in un film
Autore: Maite Carranza (Traduzione di Francesco Ferrucci)
Editore: Il Castoro
Dati: 2019, 186 pp., 13,50 €

La Poya

La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève

La Poya in Svizzera è l’atto della salita delle mandrie all’alpeggio e il nome che definisce le opere, siano esse dipinti, illustrazioni o fotografie, che la rappresentano. Nelle comunità montane delle Alpi è un momento attesissimo non solo per il folklore della festa con le mucche, con corone di fiori tra le corna, campanacci lucidi o dipinti a smalto dai colori sgargianti, dai collari lavorati a fuoco ma anche per i bambini: un vero e proprio rito di iniziazione alla vita autonoma e solitaria del pascolo, a una vita tutta al maschile, per la prima volta lontano da casa.

La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève
La Poya, di Fanny Dreyer – 2017, La Joie de Lire, Genève

Una di quelle immagini che se sei bambino e hai vissuto sulle montagne svizzere, o ti ci recavi per le vacanze, resta impressa profondamente nel tuo immaginario. Non è raro ritrovare le montagne, gli animali, la vita dei villaggi, le tradizioni, negli albi svizzeri dedicati all’infanzia. C’è molta attenzione al loro ambiente e a che la tradizione resista anche solo come ricordo del cuore. E questo è un libro che colpisce sin dalla sua copertina per l’allegria che trasmette, per quell’aria montana che vi soffia, per quel movimento continuo, a serpentina, per quel sentimento così bambino che è gioia e nostalgia insieme. Per le mucche che placidamente si seguono, in fila indiana, per quelle genziane e stelle alpine e per quei pastorelli tra una mucca e l’altra, intenti in quel cammino. Per quelle ghirlande appoggiate una vicina all’altra che paiono il motivo dei piccoli nastri di passamaneria tirolese.La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève

Qualcosa si sta preparando. I fiori si sono fatti belli, i verdi più intensi. È ora di partire per l’alpeggio. Un bambino, con lo zuccotto blu e la tipica camicia rossa e bianca delle comunità svizzere, saluta Lise che, riconoscendolo, con quel passo che solo le mucche, pachidermi domestici, riescono a cadenzare in quel modo, gli si fa incontro. Lui è il suo pastorello da quando era piccola, sono cresciuti insieme e questo è il loro primo alpeggio. C’è molta tensione nell’aria, l’emozione che comporta la sacralità del momento e il timore che crea un gorgo nella pancia. In lontananza i ding ding dei campanacci, di chi sta già brucando l’erba primaverile fresca e dolce di linfa zuccherina. Il piccolo pastorello emozionato incorona la sua mucca: chissà se così abbigliata e bella avrà meno paura la piccola Lise!

La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève
La Poya, di Fanny Dreyer – 2017, La Joie de Lire, Genève

Ecco ora sono tutte pronte: Lise, Pâquerette, Rose e tutte le altre. sono così belle, delle regine vestite a festa! La salita comincia. Una in seguito all’altra si incamminano un attimo prima in un gruppo disordinato e poi ognuna sulla strada, seria, composta. In quel serpentone si intravedono cavalli, muli, pastori grandi che guidano con sicurezza, conoscono le parole per convincere ad accelerare il passo, a stare in fila, e poi i piccoli pastori. Il cammino è lungo, qualcuno a sera si addormenta in groppa al suo amico animale. Qualcuno intona una canzone, i bambini incoraggiano le mucche a seguitare, un passo dopo l’altro, la strada sembra non finire mai, ma siamo quasi arrivati! Qualcuno ha sonno e male ai piedi. Arriveremo presto? Oggi, domani, dopodomani. La prima volta l’alpeggio è sempre il più lontano.

Ma quando si arriva a quel pianoro verde, tutti sono contenti, anche Lise! Qualcuno ha però mal di pancia, il lavorio tutto interiore del timore della prima volta lascia spazio, ora che si è arrivati in cima, a quel dolorino sommesso e profondo che chiederebbe casa, il proprio letto, la mamma e una tazza di latte caldo. Tre mesi, quando si è occupati a conoscere i fiori, contare il bestiame, rincorrersi nei prati inseguiti dai cani pastori, imparare a fare il burro, ma soprattutto il formaggio, passano veloci e presto arriva il giorno in cui l’aria si rinfresca, le mucche verranno caricate delle provviste del loro latte e la camicia sarà un po’ più corta e stretta; il cammino riprende ora verso valle.

La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève
La Poya, di Fanny Dreyer – 2017, La Joie de Lire, Genève

Il tempo è passato velocemente, non c’è più traccia di mal di pancia nel riabbracciare la mamma, nel tornare al villaggio, e in groppa a Lise si può riflettere assieme che quando qualcosa si starà ancora preparando, quando i fiori saranno nuovamente belli, si riprenderà il cammino…

La Poya, di Fanny Dreyer - 2017, La Joie de Lire, Genève
La Poya, di Fanny Dreyer – 2017, La Joie de Lire, Genève

Con molta delicatezza Fanny Dreyer, autrice e illustratrice, mette in scena una piccola Poya. Per farlo, il libro a fisarmonica si srotola per un metro e settanta centimetri di lunghezza davanti e dietro. Mucca dopo mucca il cammino è reso dalle fila di animali che si spostano un po’ verso destra è un po’ verso sinistra su più file. Andata e ritorno in un inizio d’autunno già piovoso.

Il testo corre come un sottotitolo al piede della pagina e mentre l’illustrazione descrive ciò che succede, anche nella realtà, le parole raccontano di come ci si sente a essere pastori bambini ad affrontare un viaggio che è un cammino è cammino di vita.

IMG-3843Titolo: La Poya
Autore: Fanny Dreyer
Editore: La Joie de Lire, Genève
Dati: 2017, leporello, lingua francese, 18,00

[Leslie’s Bridge, una rubrica curata da Marina Petruzio]

Le avventure di Pinocchio

Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi - 2018, Orecchio acerbo

Le avventure di Pinocchio: testo integrale di Carlo Collodi; illustrazioni di Luca Caimmi; personaggi dal mare, nostrum ed esotico; ambientazioni marchigiane e un formato (con cofanetto) elegante, da sera.

Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi - 2018, Orecchio acerbo
Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi – 2018, Orecchio acerbo

Nella postfazione di Faeti si scoprono dei legami incredibili tra questo Pinocchio acquatico e il Pinocchio classico così come siamo abituati a immaginarlo. Allo stesso modo le ambientazioni, dichiaratamente marchigiane, così come marchigiano è Luca Caimmi, si coniugano alla perfezione con il tono della storia. Molte le notti infernali, molta la luce, netto il contrasto tra l’uno e l’altro opposto. In entrambi i casi nelle tavole in acrilico dominano i blu, che si muovono assieme in un ritmo che ricorda quello della risacca: creano un unico racconto coerente e ritmico, ma sono ciascuna anche un quadro a sé stante, con una propria funzione e un proprio effetto, tassello di una corrente marina comune.

Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi - 2018, Orecchio acerbo
Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi – 2018, Orecchio acerbo

La sensazione prima che comunica Pinocchio/narvalo, uscito dal mare per diventare burattino, marinare la scuola, farsi infinocchiare dal Gatto e la Volpe, mettersi seduto sulle ginocchia del temibile, e sempre terrificante, Mangiafoco è che nonostante sia fuori dal suo elemento naturale, continui a muoversi in esso. In molte illustrazioni i protagonisti sembrano essere come in un acquario: contenuti tra pareti blu si muovono in quel blu, vi nuotano.

Anche in Rondinella. Storia di un pesce volante (Rondinella, di Luca Caimmi, Nuages) la protagonista abbandona il suo habitat naturale per sperimentarne un altro del tutto diverso, completamente differente. Si annullano tutte le limitazioni fisiche e queste creature fuori contesto invadono gioisamente mondi che non sono i loro vivendoli appieno, colorandoli di vitalità, di azione, di avventura.

Un libro magico che ci ricorda che tutte le storie nascono dal buio e che ogni infanzia è fatta di finzione visionaria.

Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi - 2018, Orecchio acerbo
Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi – 2018, Orecchio acerbo

E sta qui, nella finzione visonaria e nel buio, il legame fortissimo che il Pinocchio reinventato (ma con solide radici) da Caimmi costruisce con quello di Collodi. Le bugie del resto sono più semplici se non dette in piena luce.

Pinocchio, CaimmiTitolo: Le avventure di Pinocchio
Autore: Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi, postfazione Antonio Faeti
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2018, 168 pp., 28,00 €

Il mio Salinger

Il mio Salinger, di Valentina Grande ed Eva Rossetti - 2019, BeccoGiallo

Valentina Grande, insieme a Eva Rossetti, è autrice del raffinato graphic novel Il mio Salinger, che, per mezzo della voce della prima moglie del romanziere americano, Sylvia Welter, racconta del loro amore, di quanto fu difficile e intenso, controverso anche nei ricordi: all’epoca D. J. Salinger era un giovane soldato americano (di origini ebree) che risentiva di un grave disturbo post traumatico, considerato che fu tra i primi a entrare nel campo di concentramento Kaufering IV. Quello che vide lo tormentò per anni ma non gli impedì di avere la presenza per entrare nelle fila di coloro i quali avevano il compito di indagare e segnalare sui nazisti che si nascondevano tra i civili nel dopoguerra.

Il mio Salinger, di Valentina Grande ed Eva Rossetti - 2019, BeccoGiallo
Il mio Salinger, di Valentina Grande ed Eva Rossetti – 2019, BeccoGiallo

Da qui, probabilmente, il tarlo che cominciò a rodere la storia damore con Sylvia sin dall’inizio, giacché su di lei non si dissipò mai l’ombra che fosse collusa con in nazisti, che facesse addirittura parte della Gestapo. Il passato oscuro di Sylvia contibuì ad allontanarli ma molto contò anche l’ambizione non compiuta del giovane Salinger, quando ancora era lungi dall’essere l’acclamato autore del Il giovane Holden.

La palette di colori, che alterna il virato seppia agli azzurri e ai grigi, conferisce a tutta la narrazione un tono nostalgico, sfumato che restituisce intensità a un matrimonio breve (durò solo 8 mesi) ma vero, sofferto, certamente vissuto.

I balloon partono dalle labbra e si muovono nell’aria come fumo di sigaretta, conferendo alle parole che contengono un senso sfuggente misto tra il ricordo e l’oblio.

Come tutti i ricordi, si sfumano col passare del tempo, fissando elementi per perderne altri, rendendo più morbidi certi contorni e affilarne, appuntirne altri. Questa narrazione rende bene la frammentarietà di un passato controverso e doloroso, toccato però da un amore grande, di cui nessuno ha saputo per anni.

il-mio-salinger-cover-e1511177733115Titolo: Il mio Salinger
Autore: Valentina Grande, Eva Rossetti
Editore: BeccoGiallo
Dati: 2019, 146 pp., 19,00 €

 

 


Questa è una recensione per celebrare il #MaggioDeiLibri in seno alla traccia: Dove sei giovane Holden? A cento anni dalla nascita di J.D. Salinger.

 

Il grande libro degli uccelli

Christiaan Seep e suo figlio Jan Christian erano due naturalisti tedeschi che vivevano ad Amsterdam; assieme decisero di realizzare un volume a carattere scientifico enciclopedico. L’incontro con Cornelis Nozeman, un pastore di anime appassionato di uccelli, fu provvidenziale: in 59 anni crearono un volume costosissimo e prezioso in cui catalogavano, con un metodo che seguiva regole caotiche e bizzarre, 200 specie di uccelli con corredo di più di 250 disegni.

Il grande libro degli uccelli di Bibi Dumon Tak - 2019, Rizzoli
Il grande libro degli uccelli di Bibi Dumon Tak – 2019, Rizzoli

Il tomo originale, a causa di quelle bizzarrie di cui parlavo prima, e che aveva come unica linea quella di mettere assieme e considerare solo gli uccelli olandesi, non segue un ordine di nessun tipo: non si precede per famiglie, non si procede per ordine alfabetico, non si procede per habitat… si inserivano le nuove specie man mano che si consegnavano i materiali; si apriva però, per scelta, essendo stata la prima voce ad arrivare alla “redazione”, con la ghiandaia (era il 1770) e si chiudeva col cigno (nel 1829), per puro piacere estetico.

Il grande libro degli uccelli di Bibi Dumon Tak - 2019, Rizzoli
Il grande libro degli uccelli di Bibi Dumon Tak – 2019, Rizzoli

Bibi Dumon Tak mantiene dell’originale questa caratteristica, sebbene sia stata necessaria una cernita, affidata al caso, per cui dei 200 uccelli raccontati nell’originale ne sono rappresentati in questo libro 30.

Scopriamo quindi come la ghiandaia sia un uccello molto intelligente capace persino di riprodurre qualche suono, oltre ad avere un programma di canto molto vario, sebbene non sia un uccello noto per le sue capacità canore; che si tratta di un uccello  stanziale, si nutre di ghiande, insetti, nidiacei dei passeriformi, uova e che nidifica sugli alberi, prediligendo  rami robusti che siinnestano vicini al tronco.

La caratteristica più affascinante del cigno reale, invece, è che un uccello molto silenzioso, non emette starnazzii, cinguettii, gridi. Nel momento in cui si avesse la fortuna di incontrarne qualcuno che vola a bassa quota, si potrebbe percepire un suono simile a un fischio, che il cigno non emette però col becco:  è un suono simile a un soffio di tromba e lo emette ad ogni colpo d’ala.

Il grande libro degli uccelli di Bibi Dumon Tak - 2019, Rizzoli
Il grande libro degli uccelli di Bibi Dumon Tak

Le illustrazioni sono quelle originali e sono straordinarie; osservandole si comprende la complessità del lavoro compiuto e della fatica della sua realizzazione oltre che il perché di una gestazione così lunga: il disegnatore la base che l’incisore riportava su lastre di rame che ricoperte di inchiostro venivano impresse su carta e infine colorate dai pittori. Bibi Dumon Tak, un’autrice olandese di libri per ragazzi specializzata in opere di divulgazione, correda il risultato di questa catena d’arte con curiosità e aneddoti, usando un tono che pur rimanendo nell’ambito della scienza porta con sé ironia e umorismo .

copertinaTitolo: Il grande libro degli uccelli
Autore: Bibi Dumon Tak
Editore: Rizzoli
Dati: 2019, 80 pp., 25,00 €

Rien faire

Rien faire, di Magali Bonniol - 2003 Lutin poche de l’école des loisirs

Ogni cosa tende alla tranquillità. Il bianco della pagina che sospende tutto come in una bolla, i colori complementari mai squillanti, anzi acquosi, il luogo familiare. Una bambina, quasi un paggio medievale dai semplici panni che indossa: blu la gonna, verde la maglia. E un caschetto biondo che pare tagliato proprio con la scodella! Non c’è un suono.

Rien faire, di Magali Bonniol - 2003 Lutin poche de l’école des loisirs
Rien faire, di Magali Bonniol – 2003 Lutin poche de l’école des loisirs

Nours – l’orso amico – sta seduto sui gradini di un fuori che lambisce un giardino, il sole splende e il suo muso è dritto come a voler cogliere dell’arietta fresca sul naso. Che farà Nours lì? Nulla, non fa niente, sogna. Eppure al sole, in una giornata in cui le nubi corrono, ci sarebbero molte, moltissime cose da fare! Mostrare le dita dei piedi al sole, per esempio, e liberarle dal buio delle calze e da quel luogo costretto che sono le scarpe. Mostrarle al sole e a Nours. Che lui di dita non ne ha. Muoverle veloci, allargarle tutte e farvi passare attraverso l’aria. Immergerle nell’erba fresca del prato e afferrarne i verdissimi fili! Strapparli proprio lì dove c’è un piccolo fiore. E mostrarlo a Nours, che lui proprio non lo può fare. E giocare con le mani, dar vita a un coniglio piegando e nascondendo le dita e… giocare a far le ombre!

Rien faire, di Magali Bonniol - 2003 Lutin poche de l’école des loisirs
Rien faire, di Magali Bonniol – 2003 Lutin poche de l’école des loisirs

Passare alla bocca facendo grandi palloni di saliva. Giocare con tutto ciò che si ha a disposizione, seduti lì fuori a piedi nudi accanto a un orso amico che, per quanto si sforzi – e si sforza tanto! -, non ha dita nelle sue zampe per giocare o per strappare l’erba, né bocca adatta a fare bolle. Si possono fare davvero molti giochi senza bisogno di nulla se non di sé stessi, senza bisogno di allontanarsi da casa, senza bisogno di altri. Certo, se non di Nours, che ora se ne sta lì tutto imbronciato. Lì seduto sul gradino di pietra dove prima, senza fare niente, prendeva l’arietta al naso. Ma Nours muove le orecchie come nessuno sa fare: come muove lui le orecchie neppure un tecnico delle orecchie in un film d’animazione! Nessuno può competere! Ecco cosa sa fare Nours.

Rien faire, di Magali Bonniol - 2003 Lutin poche de l’école des loisirs
Rien faire, di Magali Bonniol – 2003 Lutin poche de l’école des loisirs

Su quella terrazza al limitare del prato è la lentezza che dà il ritmo alla giornata, ai giochi e ai pensieri. Non c’è nulla da fare, in una mattina di sole, in una casa con un prato, il proprio orso e il tempo che rallenta, il ritmo che cambia. Se è così allora si può rivolgere maggiore attenzione alle cose che ci circondano: ai fili d’erba, a un piccolo fiore, alle nubi che corrono veloci spinte dal vento. Starle a guardare. Alle proprie dita, a Nours che non le ha, si tratta qui di osservazione scientifica. Si può stare in un piccolo spazio, quello che serve per stare seduti su sé stessi, ci si può stirare, tendere, alzare. Abbassarsi e risedersi, raccogliendo bene le gambe;, girarsi e appoggiare i piedi sulla pietra, e ascoltare. Vivere in modo saggio e rallentare.

Rien faire, di Magali Bonniol - 2003 Lutin poche de l’école des loisirs
Rien faire, di Magali Bonniol – 2003 Lutin poche de l’école des loisirs

Anche i bambini hanno bisogno di un tempo lento, di aspettare nulla e nessuno, semplicemente stare lì in attesa. Indugiare per sognare. Assaporare ogni istante e riconoscere in quell’amico dalle orecchie semovibili proprio quell’amico lì. Quale? Quello che sdraiandoti sulla pietra del terrazzo, chiudendo gli occhi al sole cerchi con la mano per accomodarlo sulla tua pancia e con lui stare sdraiato dondolando un piede, braccia raccolte sotto la nuca. Perché comunque a fare niente son bravi bambini e orsi allo stesso modo. E comunque c’è già molto da fare nel non fare nulla!

IMG-3716Titolo Rien faire
Autore: di e illustrato da Magali Bonniol
Editore: Lutin poche de l’école des loisirs, collana Les lutins
Dati: 2003, 31 pp, lingua francese, 5 €

[Leslie’s Bridge, una rubrica curata da Marina Petruzio]