C’era una volta un re senza corona, o c’erano piuttosto tante corone? O tanti cappelli?

C'era tante volte una foresta di Élisa Géhin - 2010, La Nuova Frontiera Junior

Che senso ha possedere una corona se il proprio regno è vuoto? Se non si ha nulla da governare? Si potrebbe provare a governare sé stessi, sebbene sia talvolta un’ardua impresa, oppure si potrebbe più facilmente rinunciare a questo intendimento saggio e abbandonare il proprio regno alla sua sorte e cercare altrove fortuna. A quel punto non serve nemmeno conservare la corona; si può lasciarsela alle spalle e imboccare nuove vie, avviarsi verso nuove mete.

C'era tante volte una foresta di Élisa Géhin - 2010, La Nuova Frontiera Junior
C’era tante volte una foresta di Élisa Géhin – 2010, La Nuova Frontiera Junior

Così scelse l’uccellino protagonista di C’era tante volte una foresta di Élisa Géhin e s’incamminò verso un bosco fitto di alberi che scoprì essere popolato da decine e decine di altri uccelli. Che sollievo! Ma tutti gli uccelli in quel bosco possedevano una corona e il nostro mancato re non ne aveva più con sé. Allora tutti gli altri uccelli lo guardarono di sbieco e lui ripartì verso il suo albero a cercare la corona abbandonata e con essa, come un lasciapassare, uguale tra gli uguali poteva passare inosservato e andare e venire come gli faceva più comodo. Ma esistono tante foreste, più di quante se ne possano narrare, e ciascuna ha i suoi abitanti pennuti ; alcuni di loro indossano cappelli e non tollerano gli incoronati, così come altri non sopportano di vedere qualcuno indossare un cappello. Che confusione e che assurdità star a dipendere dai copricapi!

C'era tante volte una foresta di Élisa Géhin - 2010, La Nuova Frontiera Junior
C’era tante volte una foresta di Élisa Géhin – 2010, La Nuova Frontiera Junior

L’uccellino allora torna al primo saggio intendimento, governare e affermare se stesso, senza cappello e senza corona e guarda caso gli altri lo imitano dando luogo a una splendida foresta variopinta di uccelli, alberi, cappelli e corone.

Ogni quadro è ornato da alberi, cappelli, uccelli, foglie o corone tutte variopinte e brillanti, ciascuna densa di personalità. Un racconto filosofico e minimalista che in poche pagine e nella semplice storia di un uccello riesce a comunicare con efficacia la sciocca attitudine a giudicare per l’apparenza a non saper accettare le diversità. Una semplicità che rapisce i bambini che, nella splendida loro capacità di non leggere messaggi, si divertiranno a contare gli uccelletti verdi, gialli e rossi, a canticchiare in forma di filastrocca le avventure dell’uccellino, a considerare con curiosità i suoi buffi andirivieni senza logica, giacché nessuna logica giustifica l’intolleranza e il razzismo, mentre molta è alla base della libertà.

c-era-tante-volte-una-foresta-26871331Titolo: C’era tante volte una foresta
Autore: Élisa Géhin
Editore: La Nuova Frontiera Junior
Dati: 2010, 36 pp., 14,00 €

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Mary Blair, Cinderella e la piccola casa

Cinderella Mary BlairCento anni fa nasceva Mary Blair, una delle più raffinate tra gli artisti che collaborarono con Walt Disney. Un’occasione per rispolverare qualcuna tra le sue tavole. Per una selezione più ampia vi rimando al sito a lei dedicato.

Thé Tjong-Khing e l’arte di raccontare per immagini

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Tortintavola, di Thé Tjong-Khing – Beisler

Per incominciare e per farsi un’idea di tutto quello che potremmo trovare e di tutti quelli che potremmo incontrare in questo albo illustrato di Thé Tjong-Khing (Beisler editore) consiglio di aprire il libro e stenderlo in modo che la quarta di copertina e la copertina stessa creino un primo quadro introduttivo. Il titolo: Tortintavola ci suggerisce che sia essa al cioccolato, sia essa alla frutta, sia essa ricoperta di panna o di fondant, la protagonista di questa storia è una torta (o un goloso di dolci? O più golosi? O un pasticciere?); il sottotitolo: Ma la torta dov’è? ci prepara a un’avventura, una ricerca, un mistero. Poi c’è una casetta in una radura del bosco che s’affaccia su un fiume, abitata da una coppia di cani, nel cortiletto un tavolino e due sedie e svettante sul tavolino la torta. Poi tra gli alberi c’è una coda bianca che spunta dai cespugli, una cicogna che vola, una volpe che riposa, una tartaruga con tanto di bastone per appoggiarsi, un’anatra con i suoi anatroccoli al seguito (ma attenzione! Uno non tiene il passo!). E ancora, in agguato dietro a due tronchi, dei ratti.

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Tortintavola, di Thé Tjong-Khing – Beisler

C’è altro in questa copertina e c’è molto altro in questo libro, altre code, altre zampe. Quello che non c’è sono altre parole. Perché Tortinatavola, Ma la torta dov’è? è un albo che racconta per sole illustrazioni. E ogni illustrazione racconta una storia diversa a seconda di ciò che il lettore scorge, di ciò che il suo sguardo preferisce. Tutte le altre piccole storie si svolgono parallele a quella principale: due ratti furfanti che rubano la torta della famiglia dei cani; e ognuna si svolge e conclude compiutamente in un insieme di piccole cose e piccoli elementi che assieme creano un complesso impianto narrativo e visivo.

Le illustrazioni di Thé, grazie alla penna a inchiostro e all’acquerello, coniugano la ricchezza dei dettagli alla dolcezza delle tinte alla maniera classica della grande tradizione dell’illustrazione per i libri per l’infanzia innovandole con una visuale contemporanea che le vivacizza e arricchisce. Sono immagini non statiche che si sviluppano nel corso della pagina e pagina dopo pagina in un movimento continuo e a catena che segue sentieri nel sottobosco, ripide stradine di montagna, il corso del fiume, il cielo e le fronde degli alberi.

Perché il coniglietto piange disperato? Di che cosa chiacchiera la famiglia dei porcellini assieme al gatto? Cosa ruberanno le scimmie e soprattutto, ma la torta, dov’è? Un albo illustrato da pochi giorni in libreria che consiglio a genitori che amino la lettura, per bambini che ne sono curiosi, o anche ad adulti che vogliano uno strumento davvero efficace per far sì che i propri bambini (specie quelli ancora non capaci di leggere) trovino spazio da concedere alla propria fantasia.

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Autore: Thé Tiong-Khing
Editore: Beisler
Dati: 2011, 26 pp., 14,50 €

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#Top10: i migliori film d’animazione per bambini

top10-kidsmovies_home1La paternità/maternità è una cosa meravigliosa, lo sappiamo; ma sappiamo anche che i bambini impongono simpaticamente e prepotentemente la loro ingombrante presenza in ogni angolo e in ogni momento della vostra esistenza, nel bene e nel male. Quindi se da un lato sono lì a ricordarvi costantemente del miracolo della vita, allo stesso tempo non esitano a stravolgere la vostra, di vita. Il vostro mondo diventa inesorabilmente pupocentrico, fatevene una ragione. Se ad esempio siete irriducibili cinefili o semplicemente amate vedervi un buon film di tanto in tanto, il problema di cosa vedere, come, dove e quando vederlo si pone presto e drammaticamente: mettiamo che siate degli estimatori del genere thriller o, peggio ancora, horror potete solo sperare che il pupo si addormenti presto per poi vedere il vostro film sul tardi, di nascosto e a volume bassissimo. Se invece vi piacciono film un po’ più impegnativi tenete conto che le vostre energie fisiche e mentali saranno in ottima parte assorbite dal pargoletto e nei momenti di calma che vi rimarranno la vostra soglia di attenzione e le vostre capacità di elaborazione saranno paragonabili a quelle dei saraghi che si trovano al banco del pesce (morti). E non parliamo poi delle commedie brillanti in cui parolacce e battute a doppio senso possono mettervi in seria e imbarazzante difficoltà con la vostra prole.

In definitiva la soluzione è quella più ovvia: la resa. Arrendetevi e cedete senza condizioni al fatto che il marmocchio regna sovrano  e cercate di tirar fuori il meglio possibile dal cinema di intrattenimento per bambini. E il rovescio della medaglia è che non rimarrete affatto delusi perché posso affermare senza timori che tre o quattro dei migliori autori della storia della settima arte si siano dedicati all’animazione per bambini creando dei capolavori assoluti che sarete entusiasti di godervi insieme ai vostri piccoli, volta dopo volta dopo volta dopo volta… Sì, perché i bambini non si accontentano di vedere un film, vogliono vederlo ancora e ancora e ancora, tutti i giorni, più volte al giorno. Vogliono che gli ri-raccontiate la storia la sera prima di dormire, che ne canticchiate le canzoni, che compriate i pupazzetti e ci giochiate il pomeriggio. Insomma una vero e proprio contagio. E se dovete essere contagiati anche voi, fatevi contagiare da gente come Walt Disney, Hayao Miyazaki e John Lasseter, non da robaccia da quattro soldi tipo il film dei Puffi o la roba Disney degli ultimi 20/30 anni tipo l’ennesimo scadente film di Winnie the Pooh (NB: il primo film di Winnie the Pooh del 1977 è carino, anche io un tempo avevo dei pregiudizi mastodontici a riguardo, ma è davvero molto carino).

E ora veniamo a noi. Premetto che mia figlia non ha ancora 3 anni, quindi è probabile che il mio punto di vista sia incentrato su quell’età, ma posso dire senza timore che questi 10 titoli che mi appresto ad elencare siano eccellenti per qualsiasi età a partire dai 18 mesi (prima i bambini si limitano a godere delle immagini e dei colori, non fatevi ingannare). E ovviamente potrei non aver ancora visto qualche gemma (nel qual caso vi prego, segnalatemela!). E andiamo a cominciare!


10. Kirikù e la strega Karabà (Michel Ocelot, 1998)

Allora, diciamoci la verità, forse questo film è un po’ alto in questa classifica ma non volevo che la stessa fosse eccessivamente monopolizzata da classici Disney, Pixar e studio Ghibli. Si tratta di un film molto ben costruito, esordio alla regia di Michel Ocelot, che mette insieme un po’ di leggende africane per costruire una storia universale e molto semplice e ben raccontata. A fare la differenza (quantomeno per noi grandi) sono le atmosfere e le suggestioni africane che traspaiono dalla storia, dai bellissimi disegni e dalla colonna sonora di Youssou N’Dour.KIRIKÙ E LA STREGA KARABÀ

Unico rischio è che vostro figlio si identifichi troppo con il piccolo e intraprendente protagonista, Kirikù, che appena nato vuole fare sempre e solo di testa sua, fa cose pericolosissime e vuole sfidare la strega cattiva tutto solo e a mani nude in barba agli adulti che sono degli incapaci. Non esattamente quello che noi poveri genitori cerchiamo quotidianamente di inculcare ai pargoletti, anzi, l’esatto contrario.

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9. Alla ricerca di Nemo (Andrew Stanton – Pixar, 2003)

Ed ecco entrare in scena la Pixar! Se parliamo di animazione digitale non ce n’è per nessuno (capito, Dreamworks?): la casa diretta da John Lasseter e portata in auge da Mr. Steve Jobs, non solo è da sempre un passo avanti a tutti dal punto di vista della qualità dell’animazione, ma soprattutto ha degli autori veri che volta dopo volta scrivono dei veri e propri classici.9-nemo1-960x720

Per la nona posizione di questa Top10 ho scelto Nemo perché ho assistito a mocciosi andare letteralmente in visibilio di fronte alle disavventure del piccolo pesce pagliaccio, il suo apprensivo padre e la pasticciona Dori, ma la scelta sarebbe potuta cadere su molti altri titoli come Ratatouille, Monsters & Co. (e devo dire che i miei preferiti sono Wall-E e suprattutto UP, capolavoro assoluto, che però si rivolgono a un pubblico con qualche anno in più). Semplice, divertente, commovente, educativo: a Nemo non manca nessuno degli ingredienti per la gloria imperitura e, detto tra noi, probabilmente meriterebbe un piazzamento più alto in questa lista.

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8. Alla ricerca della Valle Incantata (Don Bluth – Amblin, 1988)

Chi scrive non ama i film della Dreamworks e devo dire che anche i bambini non mi pare che stravedano (attendo amare  smentite e appassionate invettive nei commenti), di cui questo film prodotto da Spielberg e Lucas è il precursore. A dire la verità anche questo film non mi fa strappare le viscere dall’entusiasmo ma è una settimana che mia figlia non vuole vedere altro (anche due volte al giorno sebbene con pause varie).8-valleincantata1

E del resto non posso certo dire che non sia un film ben costruito: dinosauri (e solo il Signore sa perché i bambini li amino così incondizionatamente), qualche battuta divertente, animazioni oneste, una trama semplice ma sempre valida e dei ritmi scorrevoli senza diventare pericolosamente adrenalinici. Il rischio è uno: si tratta di una saga di dodici (12!) episodi e se come temo il migliore è il primo (che ho già visto una decina di volte), credo che imparerò a odiare tutti i dinosauri e in particolare Piedino, il brontosauro “collo lungo” protagonista.

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7. La carica dei 101 (Wolfgang Reitherman – Disney, 1961)

Enters Disney. Ci sono 2 stagioni di classici Disney: i classici classici, quelli degli anni ’30 e ’40 che volano alti nel firmamento della storia del Cinema, e quelli degli anni ’50 e ’60 che, pur senza raggiungere le vette degli esordi, hanno scritto una pagina indimenticabile della storia dell’intrattenimento per l’infanzia e sono entrati nei cuori di generazioni e genrazioni di bambini. Anche in questo caso ho scelto La carica dei 101 ma avrei potuto optare per uno tra Peter Pan, Gli Aristogatti, La spada nella roccia…7-carica1011

Non penso di dovervi raccontare io quanto sia squisito, divertente e coinvolgente questo film che come pochi altri ha contribuito alla cultura pop contemporanea grazie agli inconfondibili cani dalmata e ad uno dei villain più celebri della storia del cinema: Crudelia Demon.

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6. Ponyo sulla scogliera (Hayao Miyazaki – Ghibli, 2008)

Ed ecco il formidabile Studio Ghibli e il leggendario Hayao Miyazaki, il più grande autore che la terra del sol levante abbia mia regalato al cinema di animazione, nonché uno dei migliori autori di cinema tout court oggi in attività. Già lo so che molti di voi non riterranno Ponyo sulla scogliera degno di questa posizione in classifica e sarete pronti a elencare tanti film che ho dimenticato, ma non può importarmene di meno: my pages, my list, my rules.6-ponyo1

Credo che vi sia ormai chiaro poi che questa classifica è pesantemente influenzata dai gusti di mia figlia duenne e la verità è che abbiamo visto questo film infinite volte e la magia è che ogni singola volta riesce a emozionare sia me che la marmocchia su scene talmente semplici che mi vergognerei quasi a raccontarvele. Non che la trama sia banale, ricca di suggestioni e di magia, e non sono banali affatto sono neanche i personaggi, a partire dalla protagonista Ponyo, figlia del mare, e del suo piccolo amico umano Sosuke. Ad essere squisitamente quotidiane sono le situazioni che si continuamente si inseriscono fra eventi sempre più fantasmagorici. La più incredibile dote di questo film (come di tutto il cinema di Miyazaki, probabilmente) sta proprio in questa magica fusione di ordinario e straordinario, di quotidiano e di fantastico che riesce a rendere ogni parola, ogni gesto, ogni inquadratura, ogni dettaglio di un’intensità pazzesca.

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5. Toy Story 1/2/3 (John Lasseter, Lee Unkrich – Pixar, 1995/1999/2010)

Come ho già detto il mio film Pixar preferito è UP, a mani basse, ma la saga di Toy Story rimane un qualcosa di meraviglioso. Woody, Buzz Lightyear, Mr. Potato, Slinky il cane a molla: questi personaggi/giocattoli, frutto di puro genio, sono amabili come fossero i tuoi stessi vecchi giocattoli e riescono persino nel miracolo di farti digerire Fabrizio Frizzi.

5-toystory1Ma la cosa più entusiasmante sono le situazioni disperate in cui si ritrovano: gli episodi di Toy Story sono dei veri e propri film d’azione, l’equivalente di Mission: Impossible per l’infanzia, e per noi adulti come per i bambini sono come un fantastico giro sull’ottovolante senza però passare il limite dell’adrenalina (che con i bambini è male, molto male) con in più il fatto che, come sempre accada nei grandi film, la catarsi finale ti commuove e ti rimette in pace con l’universo. E poi sono tre! Thank you, mr. Lasseter!

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4. Biancaneve e i sette nani (Walt Disney, David Hand – Disney, 1937)

Subito sotto il podio, il film da cui tutto è cominciato, nel 1937. Non fatevi intimorire dai primi 5 minuti e dalla colonna sonora, diciamo così, un po’ datata, a parte quello il film non è semplicemente attuale: è all’avanguardia.4-snow_white1

Dubito di dovervi raccontare qualcosa o spiegare di cosa si tratti: favola di Perrault, l’orrida matrigna/strega cattiva (il più grande e pop villain di sempre), i nani (il pupo amerà Cucciolo, voi amerete Brontolo), la mela, le canzoncine immortali (Impara a fischiettar), gli animali che vogliono aiutare Biancaneve, le scene musicali, il tema della morte messo lì senza edulcorarlo più di tanto. Ok è vero, Walt Disney era filo-nazista e i suoi film sono smaccatamente maschilisti, ma non si può in onestà parlare male di film come questo. Incredibile, fantastico, immortale. Capolavoro. PS: onorable mentions, naturalmente, per Cenerentola che a questa posizione era la rivale più agguerrita ed è fuori classifica solo per ragioni politiche.

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3. Dumbo (Ben Sharpsteen – Disney, 1941)

Ed eccoci al podio: qui non si scherza, avete bisogno di un film con il quale il vostro pupo si sente in perfetta sintonia, a casa, protetto? Volete vederlo commuoversi e poi esaltarsi e poi addolcirsi e poi ancora emozionarsi e diventare tutto coccoloso e sereno.

3-dumbo1Questo film è il miracolo: nella mia esperienza ancora non c’è stato bambino che non senta immediatamente un prodigioso legame empatico con il piccolo Dumbo (e poi ogni elefante del mondo sarà Dumbo) e si sia visto tutto il film con gli oacchi sgranati e senza dire una parola, salvo commuoversi o agitarsi le prime volte sulle scene più toccanti. L’elefantino con le orecchie che sembreno due vele è un neonato che non parla, si muove goffamente e ha bisogno della sua mamma, proprio come il vostro mocciosetto: è facile che Dumbo sarà il suo primo amore cinematografico e voi lo vedrete con lui con estremo piacere. E poi, i rosafanti…

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2. Il mio vicino Totoro (Hayao Miyazaki – Ghibli, 1988)

Se non avete mai visto Il mio vicino Totoro vi invidio. Io lo avevo già visto in lingua originale prima della nascita della mia pargoletta e non potete capire la gioia quando ho saputo che era in uscita la versione doppiata in italiano, perché altrimenti mia figlia si sarebbe dovuta sorbire il film in giapponese e temo che per lei la visione ne avrebbe risentito. E invece in italiano è stato e, naturalmente, lo ha amato, lo ama e lo amerà per sempre. E come sarebbe possibile altrimenti?2-totoro1

Questo film, esordio dello Studio Ghibli nel 1988, è il capolavoro per l’infanzia di Miyazaki che come Ponyo mescola in modo incredibile ordinario e strordinario raggiungendo vette inusitate di intensità e coinvolgimento per spettatori di tutte le età. E come post scriptum vi dico che ho caricato questo film sullo smartphone e ha salvato molte molte serate della mia famiglia, semplicemente la bimba non ne avrà mai abbastanza di Totoro.

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1 . Pinocchio (Hamlton Luske, Ben Sharpsteen – Disney, 1940)

Ok, c’è bisogno che scriva qualcosa su Pinocchio? La riduzione Disney ovviamente non è il libro di Collodi, è semplicemente un’altra cosa, e anche il personaggio di Pinocchio è molto diverso così come lo sono il grillo, la fata, il Gatto, la Volpe e tutto il cucuzzaro.1-pinocchio1

Ma ragazzi, che capolavoro! Trovate geniali una dopo l’altra, suggestioni visive, musicali, emotive, molteplici livelli di lettura, divertimento, commozione, coinvolgimento: il tutto perfettamente dipinto su uno sfondo educativo che in quanto genitori vi farà comodo in più di una situazione. La prova del nove, come sempre, è la reazione dei marmocchi e non esagero se dico se dopo aver visto il film Pinocchio è diventato un’ossessione per mia figlia: libri, pupazzi, favole della buona notte, paesi dei balocchi ovunque e genuino timore che il naso cresca dopo aver detto una bugia (per un po’ potevamo dire quando ne diceva una perché si toccava il naso per controllarlo). Cosa sarebbe il mondo senza Pinocchio?

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[Questa lista è stata redatta da Massimo Basile, esperto in storia e critica del cinema]

Cento anni per Peter e Wendy

copertina prima edizione Peter e Wendy“Tutti i bambini, tranne uno, crescono”. I bambini, tranne uno, crescono, passano gli anni e le prime edizioni diventano centenarie, si intrecciano le varianti, cambiano i media e cambiano i gusti e le tendenze.

Nel festeggiare i cento anni dalla prima edizione di Peter e Wendy stentiamo a trovare nella letteratura perl’infanzia contemporanea nuove Neverland, ma meglio di noi lo dice Maria Tatar sul New York Times.

Sono quel che sono

No, io sono quel che sono e chi mira
ai miei errori, colpisce solo i propri;
potrei esser io sincero e loro non dire il vero,

non venga il mio agir pesato dal loro pensar corrotto;
a men che non sostengano questo mal comune –
l’umanità é malvagia e nel suo mal trionfa.

[William Shakespeare, sonetto 121]

La dolcezza incantata di un orso che annusa l’aria autunnale e, mentre foglie brune sfiorano il suo naso morbido, decide che è l’ora di trovare un cantuccio in una caverna in cui svernare, bruscamente si incrina in un crepitio di macchine e voci concitate che misurano, spalano, scavano e profanano la collinetta sotto cui l’orso dorme, ignaro di tutto. L’incrinatura mette in allarme il lettore mentre l’orso placidamente riposa e s’intuisce che il suo mondo fatto d’istinto, di cicli stagionali rassicuranti sta per essere definitivamente violato, interrotto.

l'orso che non lo era, Frank Tashlin - Donzelli
l’orso che non lo era, Frank Tashlin – Donzelli

In inverno sulla caverna dell’orso sorge una fabbrica e stride e lavora senza sosta. In primavera l’orso si sveglia, sbadiglia, torna alla sua foresta, ai suoi fiori, alla sua vita. Ma la foresta non c’è, gli alberi nemmeno. Al loro posto le macchine in moto, la macchina in moto della fabbrica in cui ogni uomo è ingranaggio. E l’orso si ritrova prigioniero. Il caporeparto lo scorge, gli intima di tornare al lavoro.

“Io non lavoro qui. Io sono un orso”. Troppo tardi, il nostro assonnato protagonista è solo un babbeo con un cappotto trasandato e barba e capelli da tagliare. È un uomo ingranaggio, un orso ingranaggio. Deve lavorare per non essere maltrattato, deriso. Deve scegliere di adattarsi. E lo fa per mesi. Era un martedì quando annusava l’aria d’autunno. In attesa di un martedì simile, aspettiamo che l’orso abbia la sua rivalsa perché è anche la nostra. Perché ogni lavoratore ha diritto alla propria identità e a non perderla a causa dello sfruttamento e perché così come il nostro eroe protagonista non è un babbeo, e nel suo intimo sa di non esserlo, anche noi non siamo tali.

l'orso che non lo era, Frank Tashlin - Donzelli
l’orso che non lo era, Frank Tashlin – Donzelli

Non è ripetendoci allo sfinimento ciò che siamo, o non siamo, che taluni si arrogano e conquistano il diritto di imporci il proprio punto di vista. Siamo quel che siamo e abbiamo il dovere di perseguire il nostro istinto e la nostra natura. E se il nonsense de L’orso che non lo era può aiutarci a metabolizzare questo punto fermo allora questo tassello s’incastra come un cammeo nell’insieme splendido di illustrazioni e testo che rendono questo piccolo libro edito da Donzelli uno strumento di crescita, un piacere allo sguardo, un libro per bambini tenero e ardito, un libro per adulti satirico e complesso.

Frank Tashlin è un grande regista, un maestro dell’animazione americano oltre che un raffinato illustratore. Non a caso L’orso che non lo era del 1946 (parte di una serie di Tashlin di cui fanno parte “The Possum that Didn’t” e “The World That Isn’t”) nel 1961 è diventato anche un cartoon diretto da Chuck Jones.

41l9jaung5l-_bo1204203200_Titolo: L’orso che non lo era
Autore: Frank Tashlin
Editore: Donzelli
Dati: 2011, 58 pp., 12,50 €

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http://www.dailymotion.com/embed/video/x4mta9
The Bear That Wasn’t di bluebird1111

Gli ottanta anni di Tomi Ungerer

Tomi Ungerer - Senza titolo, ca. 1975-79Il grande illustratore francese compie ottanta anni. A Strasburgo è il protagonista dell’apertura di un nuovo museo interamente dedicato alla sua opera.

Tomi Ungerer - Teamarbeit mit Pütz ist allen Kunden nütz, ca. 1979

La mostra Tomi Ungerer and the Masters. Inspiration and Dialogue apre il 18 novembre e chiude a febbraio 2012

L’articolo e tante bellissime immagini qui

Il museo a Strasbourg

Tutti, nessuno, qualcuno

È ben giusto che questo albo illustrato faccia parte della collana “1, 2, 3 raccontami una storia” di Editoriale Scienza, perché è una storia e anche di quelle ben costruite: protagonisti animali, precisamente gatti, avventure metropolitane, ingiustizie contro cui combattere, piccole, ma gustose, rivalse e lieto fine.

Un quartiere della città, tra i tanti, poteva vantare un primato: tutti i gatti che lo abitano sono di colore nero.

E tutta la meraviglia dei felini di liquirizia viene illuminata dai loro occhi gialli, risplendenti nel buio “che ingoiava tutto il resto del suo stesso colore”. I gatti neri erano orgogliosi di questo primato tanto da renderlo manifesto in un cartello all’entrata del quartiere su cui si leggeva: “Tutti i gatti del quartiere sono neri”. Regna l’armonia tra i gatti tutti neri, fino a quando una scritta di vernice gialla non interviene a insinuare il dubbio: non è vero! Recita, campeggiando sotto al programmatico proclama.gatti-neri-gatti-bianchi-annalaura-cantone1-960x489

Ed è esattamente a questo punto che le code dei gatti (per il momento tutte nere) si intrecciano a un ricordo di qualche tempo fa e scodinzolano dinanzi alla The Humpty Dumpty Position, così come al Gioco della logica di Lewis Carrol. In apertura di quel libricino, Carrol, nello spiegare ai lettori, adulti, le regole del suo gioco logico, o del gioco della logica, chiamava in causa un’osservazione che ben calza con la struttura di questo albo per bambini e che ne sottolinea l’efficacia e l’immediatezza, giacché come giustamente detto dall’autrice, Anna Cerasoli, “nel linguaggio scientifico tutte le parole sono importanti, ma alcune sono fondamentali; infatti dal loro giusto uso dipende la correttezza del ragionamento”.

Così “tutte le torte fresche sono dolci” di Carrol, diviene qui “ Tutti i gatti del quartiere sono neri”; “ alcune torte fresche sono dolci” diventa “non tutti i gatti del quartiere sono neri”; infine “nessuna torta fresca è dolce” diviene “tutti i gatti del quartiere sono bianchi”, o no? E poi, che succede se dalla campagna arrivano anche dei gatti rossi? Mi sono persa nei garbugli logici fatti di rimandi e varianti lessicali. Il mondo è pieno zeppo di cose, di oggetti, di uomini, di gatti e ognuna di queste cose contiene un attributo, infatti alcuni gatti sono neri, altri bianchi, altri magri e altri grassi, specie se sono ipernutriti di croccantini. Sarà bene che io ritorni alla lettura di Gatti neri gatti bianchi, scioglierò qualche garbuglio in merito. Questo è certo!

copertina-gatti-neri-gatti-bianchi1Titolo: Gatti neri gatti bianchi
Autore: Anna Cerasoli, AnnaLaura Cantone
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2011, 48 pp., 12,90 €

Della guizzante sardina e dell’arancione intenso e profumato dell’arancia

Inventario illustrato del mare, Emmanuelle Tchoukriel e Virginie Aladjidi -Ippocampo
Inventario illustrato del mare, Emmanuelle Tchoukriel e Virginie Aladjidi -Ippocampo

Ne avevamo già parlato di Emmanuelle Tchoukriel, della sua penna Rotring e dei suoi acquerelli, ma non possiamo fare a meno di riproporvi altri due suoi magnifici albi, inventari, per la precisione. E se l’inventario degli animali ci aveva incantato, quello del mare e quello dei frutti e degli ortaggi ci convincono del tutto: si dovrebbero regalare tutti ai nostri bambini, specie quelli in età scolare, perché insieme acquisiscono la valenza enciclopedica che tanto cara fu alle storie naturali del Secolo dei Lumi.

Inventario illustrato del mare, Emmanuelle Tchoukriel e Virginie Aladjidi -Ippocampo
Inventario illustrato del mare, Emmanuelle Tchoukriel e Virginie Aladjidi -Ippocampo

Nell’inventario illustrato del mare non si punta tanto al censimento completo delle specie marine (animali e vegetali). Come sarebbe possibile, del resto, se le specie catalogate dal Census of marine life sono 250 000, e ancor più, come sarebbe possibile visto che sarebbero ancora ben 75 000 le specie sconosciute ancora da censire? Quel che conta in questo inventario è sottolineare la biodiversità di un mare a noi noto e familiare (e spesso molto trascurato) qual è il Mediterraneo. Da sub dilettante, Emmanuelle Tchoukriel, specializzata nel disegno scientifico, si è immersa nelle sue acque e ha osservato 100 delle specie che lo popolano tra pesci, crostacei, molluschi, coralli, alghe e meduse.

Leggendo e guardando scopro che la posidonia non è un’alga, bensì una pianta, giacché possiede radici, fusto, foglie e fiori. E frutti! Sono i frutti della posidonia quelle bacche verdi simili a olive che talvolta si vedono galleggiare leggere tra le onde. Così come scopro che l’autrice è riuscita a ritrarre perfettamente lo sguardo intenso del polpo, e la sua intelligenza mi incanta.

Ogni ritratto è accompagnato da una descrizione di Virginie Aladjidi che riesce a coniugare alla perfezione i dati scientifici con le curiosità dando un tono narrativo e leggero a informazioni interessanti.ff37b15207970d1

L’inventario dei frutti e degli ortaggi, invece, si concentra su un suggerimento e un’intenzione: spingere chi legge alla curiosità del gusto e dell’assaggio. Per questa ragione si è voluto privilegiare la resa tattile e cromatica dei frutti senza rispettare la loro grandezza naturale.

Inventario illustrato deifrutti e degli ortaggi, Emmanuelle Tchoukriel e Virginie Aladjidi -Ippocampo
Inventario illustrato deifrutti e degli ortaggi, Emmanuelle Tchoukriel e Virginie Aladjidi -Ippocampo

Per dare al giovane lettore un’idea dell’habitat in cui vivono le varie specie rappresentate, questi inventario classifica i frutti e gli ortaggi per aree di colore. Si incomincia con l’arancione di carote, zucche e arance, per passare al rosso, in cui ci imbattiamo in un merlo che incrocia i nostri occhi soddisfatto della ciliegia appena raccolta che tiene stretta nel becco; e poi al viola, al verde in cui a tener compagnia alla Actinidia deliziosa, ricchissima di vitamina C (meglio conosciuta come Kiwi) c’è l’uccello simbolo della nuova Zelanda che proprio con quel frutto ha in comune forma, consistenza e colore del piumaggio, il Kiwi appunto.Si passa poi ai frutti e agli ortaggi gialli, poi a quelli bianchi e infine al marrone.Di questi frutti si sente quasi il profumo, si legge nell’introduzione, cosa aspettate ad assaggiarli?

inventariofrutti1Titolo: Inventario illustrato dei frutti e degli ortaggi
Autore: Emmanuelle Tchoukriel e Virginie Aladjidi
Editore: Ippocampo Junior
Dati: 2011, 80 pp., 12,00 €

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inventariomare1Titolo: Inventario illustrato del mare
Autore: Emmanuelle Tchoukriel e Virginie Aladjidi
Editore: Ippocampo Junior
Dati: 2011, 80 pp., 12,00 €

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Storie innamorate dell’amore

Le certezze che animano caparbie i giorni dei bambini s’indeboliscono nel divenire adulti. Le buffe convinzioni che nessuno potrebbe scardinare, le verità inquiete che nessuno potrebbe (o osa) mettere in discussione perché proprio vere, persino i sentimenti si radicano al cuore e alla mente dei bambini e molto di rado virano verso altre direzioni da quella originariamente presa. Soprattutto l’amore. Da adulti così spaventoso giacché denso e zeppo di una meraviglia e un tumulto disabituati a gestire, da bambini meraviglioso incanto di cui nutrire, di cui nutrirsi.

Nove storie sull'amore (più una), Giovanna Zoboli, Ana Ventura - Topipittori
Nove storie sull’amore (più una), Giovanna Zoboli, Ana Ventura – Topipittori

Difficile il compito di scrivere da adulta ben Nove storie sull’amore (più una) destinate ai bambini con l’intento di spiegarlo, ardimentosa impresa!, come sentimento vivo, mai scontato, soprattutto da condividere. Ci riesce (e chissà quanto a lungo ha provato prima di farlo così bene!) Giovanna Zoboli e lo fa con una voce il cui pregio principale è l’incanto. Difficili da dimenticare “quel silenzio tutto azzurro e l’odore dell’aria gelida [dell’inverno]” o il gesto di un’erba matta che trattiene un uomo “in mezzo al chiaro del mondo, quando nel buio dei fatti tuoi saresti finito nel gran deserto del chissà dove”.

Le illustrazioni di Ana Ventura, tutte digitali, sono così lievi da sembrare non esserlo e, per me che non stravedo per questa tecnica, sembra che per infondere tanta tenera vitalità e tanto calore in illustrazioni di questo tipo oltre al talento sia necessario senza dubbio l’amore. E l’amore vibra nei tenui colori della terra, nell’opposizione tra vuoto e pieno che si fa contorno netto e conferisce profondità e danzante movimento.

Nove storie sull'amore (più una), Giovanna Zoboli, Ana Ventura - Topipittori
Nove storie sull’amore (più una), Giovanna Zoboli, Ana Ventura – Topipittori

I piedi si fanno radici, i pensieri rami e l’uomo diviene pianta radicandosi saldamente e con grazia alla terra, al suo humus nutriente, al cielo, alla sua limpida aria vivificante. E l’amore si fa seme, con la consapevolezza di poter attecchire o di non riuscire a farlo, si germogliare o di rimanere dormiente per lungo tempo, per sempre.

Nove storie sull'amore (più una), Giovanna Zoboli, Ana Ventura - Topipittori
Nove storie sull’amore (più una), Giovanna Zoboli, Ana Ventura – Topipittori

Ogni storia ha un proprio carattere e un proprio colore: c’è il rosso tondo di una bambina che aveva trovato un uccello, c’è l’azzurro tutto grazie del signore che si sentiva pieno di pioggia. E in ciascuna c’è l’ardimentoso intento di comunicare senza filtro alcuno se non quello della poesia che si fa prosa illuminando lacrime, sorrisi, testardaggini e saltelli d’amore fino a rendere chiaro e manifesto come amare sia necessario e come farlo ci renda capaci anche di ridere con le mani. “Ho le mani che ridono”, pensò una volta un uomo grazie al sogno dell’amore, ed era un pensiero che non aveva mai avuto prima.

9storie1Titolo: Nove storie sull’amore (più una)
Autore: Giovanna Zoboli, Ana Ventura
Editore: Topipittori
Dati: 2011, 32 pp., 14,00 €

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