I piedi per terra, la testa tra le nuvole

Sulle prime c’è un piccolo villaggio, una bimbetta dagli occhi sognanti sotto una cascata di ricci neri, la sua mamma intenta a occuparsi dell’orto e una gallinella bianca. La bimba sogna di Ballare sulle nuvole e lo fa nonostante la madre la inviti a concentrarsi su qualcosa di più utile.

Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff - Kalandraka
Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff – Kalandraka

Lo fa così intensamente da non accorgersi nemmeno che il villaggio diventa sempre più grande e sempre più popoloso. Sotto alla sua casa, per esempio, ne è sorta un’altra in cui abita un suonatore di bonghi, e poi un’altra, in cui vive una cantante e poi un’altra e un’altra ancora fino a quando sotto alla sua casetta non si costruirono così tante case da permetterle di realizzare il suo sogno: toccare il cielo e volare tra le nuvole.

Solo che dopo aver conosciuto la bellezza dei momenti trascorsi in compagnia questi solitari e silenziosi a svolazzare lievemente tra le nuvole perdono il loro fascino, e la bimba torna indietro a gioire della compagnia dei suoi variopinti vicini.

Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff - Kalandraka
Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff – Kalandraka

Le illustrazioni dell’autrice, Vanina Starkoff, sono luminose, traboccanti di colori intensi e pieni che nemmeno nell’evanescenza del cielo perdono la loro intensità. Esotiche al nostro sguardo le casette dai tetti gialli e marroni, i vestiti variopinti coi merletti, le ceste di frutta portate sul capo. Naïf il risultato dal tono familiare, cordiale. Il testo, composto con periodi brevi e descrittivi, racconta la multiculturalità e il meticciato per mezzo di una comunità sempre in crescita che si arricchisce della cultura altrui e la mescola alla propria arricchendola e arricchendosi di suoni, parole, aromi.

Sopra a tutto, sopra anche al senso profondo della gioia della multiculturalità, è il valore del sogno, del perseguire i propri, con determinazione e coraggio; e se, realizzandoli, ci riportano coi piedi per terra ancora meglio!

ballare-sulle-nuvole-it3001Titolo: Ballare sulle nuvole
Autore: Vanina Starkoff
Editore: Kalandraka
Dati: 2010, 40 pp., 16,00 €

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Se ci mettiamo a fare i conti scopriamo che

Alcuni libri coinvolgono e stregano, certi albi illustrati divertono, affascinano, fanno sorridere. Questo Quanti siamo in casa ottiene il risultato forse più ambito da un libro: la meraviglia.

Quando mi imbatto in un albo in cui così naturalmente si coniugano testo e immagini, considero sempre valido l’insegnamento di Todorov nel valutare quell’istante sospeso tra la realtà e l’immaginazione che perdura quanto più intenso è lo stupore, per giudicarne la piena efficacia. E il meravigliato istante in questo caso dura a lungo.

Quanti siamo in casa? Madalena Matoso - Topipittori
Quanti siamo in casa? Madalena Matoso – Topipittori

Entriamo in una casa in cui vivono 5 persone e un gatto; una famiglia serena che osserviamo nei momenti di pausa, lavoro o divertimento. “In casa siamo 6 teste” esordisce l’io narrante, “ciascuna pensa alle proprie cose”… e già sorrido perché la coloratissima sequenza di numeri delle pagine iniziali mi aveva solleticato. Quando poi, su un fondo bianco si stagliano una dozzina tra mani piedi e zampe (e mi si perdoni la vaghezza del conto, quantomeno fuori luogo in questo contesto) sono ormai pienamente divertita: “in tutto fanno 118 unghie che la mamma ci fa tagliare tutte le domeniche”. E così via per i nasi, le ossa, i capelli (e qui l’approssimazione a 800 000 è d’obbligo!), l’intestino, i denti.

Quanti siamo in casa? Madalena Matoso - Topipittori
Quanti siamo in casa? Madalena Matoso – Topipittori

La vita di questa famiglia normalmente speciale diventa esilarante grazie all’aritmetica. L’avreste mai detto? Le illustrazioni di Madalena Matoso sono chiare, tutte col loro personale rilievo su fondo colorato o bianco, caratterizzate da una linea geometrica, dall’uso dei colori primari; una logica lineare e quindi chiara, diretta. Il testo, di Isabel Minhós Martins, è altrettanto efficace.

copertina11Titolo: Quanti siamo in casa
Autore: Isabel Minhós Martins, Madalena Matoso
Editore: Topipittori
Dati: 2011, 32 pp., 14,00 €

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La mafia che spezza la vita, la verità e l’innocenza

Libri per ragazzi di questo calibro dovrebbero leggere gli adulti e non perché si fregiano di premi e riconoscimenti, non perché siano avvincenti, non perché trattino dell’ora e dell’oggi, ma perché rispettano il lettore e gli offrono una prosa elegante, ricca, mai banale. Una qualità che sempre più raramente ritroviamo nella narrativa destinata agli adulti sempre più relegati nell’angolino destinato ai superficiali, ai frettolosi, ai disattenti.

Io dentro gli spari di Silvana Gandolfi si è aggiudicato il Premio Andersen per il miglior libro per bambini che abbiano più di dodici anni oltre che per l’alta qualità della scrittura anche  “per [essere] un’opera che salda insieme impegno civile e denuncia sociale affidando però il primato alla forza e al piacere della lettura”.

Santino il padre se lo porta spesso appresso quando incontra certi amici perché la sua presenza può fargli comodo; Lucio è l’uomo di casa nonostante i suoi undici anni; vive con la madre e la sorellina, il padre è in Venezuela ma non scrive e non telefona mai. Solo Lucio ne conosce il motivo ma è il suo segreto. Lucio rema velocemente, in barca è sempre il primo; Santino corre nelle sue scarpette rosse e vince, vince correndo col cuore in gola. Due vite in fuga da un’infanzia lacerata e spezzata dalla mafia.

Tra i tanti passaggi sui quali mi sono soffermata rallentando la lettura per gustarne la forma e l’effetto, uno è quello in cui Santino attraversa una costruzione sventrata, un vecchio teatro, che ai suoi occhi sembra l’immensa mascella di un mostro. Questa fantasiosa resa dell’immaginazione del bambino gli restituisce la dimensione che gli è propria, quella dell’innocenza, mentre instilla in chi legge il terrore che stia per perderla.

Ogni immagine è resa con delicata attenzione il che rende la lettura visiva e vigile, fa che il lettore sia presente ai fatti, ne sia comprimario e testimone, tanto da sentire il peso del non detto, quando assiste a scene in cui di fatto sperimenta la frustrazione e il dolore dell’omertà. Il lettore è testimone suo malgrado così come “suo malgrado, Santino coglieva tutto con rapidissime occhiate”.

Lucio e Santino hanno nomi diversi, vivono in due luoghi diversi, un paese in provincia di Palermo e Livorno, ma le loro storie sono ugualmente vere, non solo perché sono entrambe ispirate a una vicenda reale, ma anche perché non può che essere vera, e scevra di svilenti patetismi, la resa così tangibile di vite innocenti spezzate, coinvolte, senza voce.

“Sono combattuta tra due desideri fortissimi e opposti” dice l’autrice “ il primo è che vorrei che Io dentro gli spari venisse letto dal protagonista della storia vera che l’ha ispirato. L’altro è che non lo leggesse mai, perché forse, con gli anni, sta dimenticando. Anche se sono sicura che non si possa dimenticare una vicenda del genere”.

[L’illustrazione di copertina è di Spider]

copertina-io-dentro-gli-spari1Titolo: Io dentro gli spari
Autore: Silvana Gandolfi
Editore: Salani
Dati: 2010, 222 pp., 14,00 €

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La maga buona che coltiva gli iris

Devo ammetterlo. Sono caduta anch’io nella rete del luogo comune: ho desiderato leggere il libro edito da Editoriale Scienza su Eva Mameli soprattutto perché era la madre di Italo Calvino. E per fortuna, perché nel farlo ho scoperto che donna decisa fosse, che piglio energico avesse nei confronti della propria vita, del proprio tempo, della scienza.evamameli21

Dalla Sardegna dell’infanzia e degli studi liceali e universitari, alla ricerca a Pavia e poi a Cuba, dal matrimonio alla nascita dei figli, al ritorno in Italia c’è sempre, nella vita di Eva Mameli Calvino un filo conduttore, una radice, direi meglio, che tutto tocca e collega: la passione per la botanica e la biologia vegetale. Fu una delle scienziate più importanti del primo Novecento italiano, Eva Mameli, e nel 1915 riuscì, prima donna in Italia, a conseguire la libera docenza in botanica.

Lo stesso Calvino la ricorda per la sua forte personalità e per il suo rigore, entrambe condizioni necessarie per riuscire a coltivare una passione, quella per il mondo vegetale, che divenne (o forse lo era sempre stata) una professione per il senso di rigore che questo termine implica.evamameli11

Fiori in famiglia fa parte di una serie dedicata al racconto della vita di donne che hanno dato un grande contributo alla scienza; la storia di Eva Mameli scorre con la leggerezza che il figlio le rimprovera di non aver mai avuto. Elena Accati, che la racconta, non trascura nulla e, come se fosse proprio la protagonista a parlare, ne ripercorre le diverse tappe con un linguaggio fresco e un lessico molto accurato e puntuale; del resto, l’argomento scientifico e la personalità di Eva Mameli lo richiedono.

La storia è illustrata da Anna Curti con acquerelli dai colori vivissimi; in appendice una sezione di approfondimento da cui traggo queste parole usate da Italo Calvino per descrivere la madre che ho trovato molto in linea con l’idea che io stessa mi sono fatta di questa donna leggendo di lei: “Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non lo ammetteva: cioè che fosse anche passione. Perciò non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata da bougainvillea, dallo studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in doveri e ne viveva”.

copertina1Titolo: Fiori in famiglia
Autore: Elena Accati
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2011, 91 pp., € 12,00

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L’adolescenza dal punto di vista degli “invisibili”. Intervista a Neal Shusterman

“Dicono che indossa vestiti mimetici. Dicono che i suoi occhi cambiano a seconda del colore del cielo e che se lo guardi abbastanza a lungo riesci a leggerci attraverso le scritte sui muri. Dicono molte cose su Calvin Schwa ma solo una è certa: nessuno la nota, nessuno si ricorda di lui. Questa volta, però, almeno per una volta, il mondo saprà che Calvin è stato qui”.

In occasione del suo soggiorno a Roma per la Tribù dei lettori, abbiamo rivolto a Neal Shusterman, di cui abbiamo già parlato su queste pagine perchè autore di Everlost Unwind,  alcune domande sul suo ultimo romanzo pubblicato da Piemme: Calvin l’invisibile. Neal Shusterman ci racconta come questo romanzo profondo e divertente, che racconta in maniera originale l’adolescenza, sia nato, quanto di sè e di ciascuno di noi si possa ritrovare nei suoi protagonisti e anche quale sia il suo metodo creativo.


D: Incomincerei con l’ambientazione: Brooklyn, assolutamente presente, direi coprotagonista, delle pagine del romanzo, sin dalla dedica. Di quale Brooklyn si tratta? Quella della sua infanzia o quella che avrebbe desiderato fosse?
R: La Brooklyn del romanzo è il ricordo della Brooklyn in cui sono cresciuto. Anche se la storia è ambientata nella contemporaneità, volevo comunque che lo sfondo fosse la Brooklyn della mia infanzia. I personaggi, incluso lo stesso personaggio della città, assomigliano in tutto e per tutto ai ragazzini con cui sono cresciuto. Non uno in particolare, ma ciascuno di loro è una combinazione di elementi che si riferiscono a varie persone della mia infanzia.

D: Sia Everlost che Unwind, i suoi due romanzi precedentemente pubblicati in Italia, come tema centrale hanno la morte. Calvin L’invisibile con la morte, invece, non ha nulla a che vedere. Aveva bisogno di un distacco da un tema così cupo?
R: Calvin l’invisibile è stato scritto prima. Quindi è stata la volta di Everlost, una storia fantastica su dei ragazzi sospesi tra la vita e la morte, e dopo ho scritto Unwind, una storia di fantascienza dark sulla vita e sulla morte e sulla domanda “Cosa significa veramente essere vivo?” Dopo aver scritto due libri che avevano a che fare con la morte in modi differenti, ho deciso che avevo bisogno di realizzare qualcosa di allegro però poi ho pensato “Perché non scrivere un’altra storia sulla vita e la morte ma renderla la cosa più divertente che abbia mai scritto? E immediatamente mi è balzato alla mente il personaggio di Antsy da Calvin l’invisibile. Così è nato Antsy does Time (che uscirà in Italia nel 2012 col titolo provvisorio di Antsy l’invincibile) che, pur avendo a che fare con il soggetto della vita e della morte, credo sia proprio la cosa più esilarante che abbia scritto. Con tutta probabilità verrà pubblicato in Italia il prossimo anno. Almeno io lo spero vivamente.

img_neal1D: All’inizio la sensazione che ho avuto, leggendo le prime pagine, prima che Lo Schwa e Antsy incomincino coi loro esperimenti per intenderci, è che lo Schwa altro non fosse se non una proiezione di Antsy stesso, delle sue paure, dei suoi problemi. In effetti i due ragazzi hanno in comune il“passare inosservati” così esasperato per lo Schwa…
R: Antsy è estroverso, chiassoso e molto molto visibile, ma quando è a casa tra i suoi familiari si sente come se fosse invisibile. Volevo far notare che non importa quanto una persona possa essere visibile o vistosa, ognuno di noi – gli adolescenti in particolare – ha paura di non essere notato e ignorato. Mostrando come Antsy possa essere associato a Calvin mostro come in ciascuno ci sia almeno un po’ di Calvin.

D: Come nascono i suoi romanzi e come è nato Calvin l’invisibile?
R: I miei romanzi sono scritti a mano. Io scrivo un capitolo lo batto al computer, lo ricontrollo e poi passo al capitolo seguente. Insomma ogni capitolo passa per tre stadi successivi e poi anche il manoscritto completo ne attraversa altri tre. A quel punto mando la prima bozza al mio editore. E in genere insieme a lui ne faccio altre due. Calvin l’invisibile è nato in una scuola. Ero a un incontro con degli studenti e un’insegnante ha dovuto farmi notare che c’era un ragazzo in fondo alla stanza che aveva la mano alzata per fare una domanda da un po’ e io non lo avevo notato. E questo perché indossava una maglietta dello stesso colore della parete che aveva alle spalle e mi appariva come un’immagine sfocata. Ho iniziato allora a pensare come dovrebbe sentirsi qualcuno che non viene notato mai… Deve essere come essere invisibile. Ciò che interessava a me, però, non era tanto l’aspetto dell’invisibilità ma l’autentica e reale sensazione di non essere notato. Cosa sarebbe successo se avessi preso il sentimento reale e lo avessi esagerato a tal punto da farlo sembrare quasi soprannaturale? È così che è cominciata la storia.

D: Ci sono decine di suoni schwa, il loro indebolimento, il loro non essere pronunciati, il loro non essere uditi potrebbe far pensare a una loro sostanziale inutilità. La traccia filologica lasciata dallo schwa nei vari lemmi è al contempo utile in altrettanti modi e circostanze. La similitudine con  alcuni ragazzi è palese, potrebbe esplicitarla?
R: Non è soltanto una metafora per gli adolescenti ma una metafora per chiunque si senta invisibile… bambini, ragazzi e adulti. Il linguaggio non potrebbe esistere senza il suono schwa, è uno dei suoni più frequenti in ogni lingua, e il mondo non sarebbe intero se non ci fossero tutti i membri della società. Non conta quanto poco importante tu ti possa sentire, tu lo sei, come le paper clips che tengono insieme i più importanti documenti del mondo, un’altra metafora della storia. C’è uno schwa anche in italiano anche se non è chiamato così: è la “e” alla fine di molte parole italiane, quello è il suono dello schwa.

D: L’invisibilità di Calvin, così come rimarcata nel titolo, sembrerebbe essere un elemento sovrannaturale, una capacità magica. Quanto c’è di magico, se del magico c’è, in questo romanzo?
R: Volevo sfidare il lettore creando questo potere quasi ma non proprio soprannaturale. È strano, è bizzarro, è un aspetto buffo della realtà ma è davvero soprannaturale? Forse sì, forse no. Io lo vedo piuttosto come uno scherzo del cosmo a noi, perché credo che Dio abbia un grande senso dell’umorismo. Altrimenti come si potrebbero spiegare i canguri o Lindsey Lohan?

D: Lei è uno scrittore di successo, come è arrivato a esserlo? Che consigli darebbe a chi volesse provare a scrivere storie?
R: Ho imparato che sono cinque gli elementi per diventare uno scrittore di successo

  1. Devi scrivere, scrivere e ancora scrivere. E quando hai finito di scrivere, ricomincia.
  2. Devi riscrivere perché l’aspetto più importante e più difficile del processo di scrittura è la revisione.
  3. Devi leggere molto, non soltanto un genere, ma ogni genere di testo per imparare come gli altri scrittori vedono il mondo e trasformano in storie la loro visione.
  4. Devi essere perseverante e determinato. Spesso, quando ci troviamo di fronte a dei successi inattesi non si tratta proprio di una botta di fortuna. In genere quella persona ha fatto grandi sforzi e sacrifici e ha dovuto sopportare molti fallimenti prima che il successo arrivasse.
  5. Non rinunciare mai a un’opportunità perché non sai mai quale possa cambiarti la vita.

D: C’è tra i suoi personaggi uno che ha amato di più e perché?
R: Antsy è uno dei miei preferiti, perché è così divertente e così realistico. Mary Hightower di Everlost è il mio personaggio preferito perché è un gran bel cattivo e spiega come talvolta il più grande male del mondo possa essere prodotto da persone che credono di perseguire il bene, e sono così convinte della giustezza del proprio punto di vista da diventare miopi e non essere in grado di vedere le conseguenze reali delle loro azioni. Talon ne Il Popolo degli oscuri è un personaggio che mi piace molto perché ha vissuto una vita innocente e al sicuro in una civiltà segreta nascosta tra le strade di New York e la sua avventura per diventare un eroe, il doversi scontrare con un mondo esterno che è strano e gli dà spavento, è un percorso davvero nobile.

8965-Bro.inddTitolo: Calvin l’invisibile
Autore: Neal Shusterman
Editore: Piemme
Dati: 2010, 337 pp., 8 €

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Disegni, collage, parole e versi da sognare

Genova regina, Emanuele LuzzatiAlice nel paese delle meraviglie, Emanuele LuzzatiDulcis in fundo, Emanuele Luzzati

Nella Galleria Davico (a Torino in galleria Subalpina 30, tel. 011 5629152) trovano spazio 45 quadri realizzati da Emanuele Luzzati e Tonino Conte, fondatori del Teatro della tosse. «Sogni da guardare. Emanuele Luzzati e Tonino Conte: disegni, collage, parole e versi» la mostra resterà aperta fino al al 2 luglio.

Se fortuna travaglia un nobil core, raro è che alfine non gli dia favore

Sfortunatamente la prima lettura delle rocambolesche avventure di Ned così come ideate dal suo creatore, Remy Charlip, mi ha lasciata un po’ perplessa per il suo sfiorare, una pagina sì e una no, con un certo gusto sornione morti sanguinose e truculente. Fortunatamente, però, è sempre necessaria una seconda lettura, specie per chi un libro deve recensirlo, ed è proprio questa seconda lettura che mi ha concesso la gioia di scoprire che tutto sta nel leggere ad alta voce e nel declamare il “fortunatamente” e il conseguente “sfortunatamente” con la giusta intonazione.

Perché la bellezza di questo albo illustrato (anche le illustrazioni sono di Remy Charlip) risiede proprio nella sorpresa/sollievo dell’intervento della fortuna e nella disdetta/preoccupazione dell’intervento della sfortuna.

Fortunatamente, di Remy Charlip - Orecchio acerbo
Fortunatamente, di Remy Charlip – Orecchio acerbo

Leggo sul web (e nel farlo scopro un bel blog) che il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1962 come Fortunately per poi divenire nel 1969 What Good Luck! What Bad Luck! con conseguente cambio di testo e struttura ritmica per tornare poi al Fortunatamente della prima edizione. Questa modifica nel titolo, e, di conseguenza nel testo, conferma l’importanza della lettura ad alta voce: «Fortunatamente [e la sapiente impaginazione qui suggerisce una pausa con lieve punto esclamativo] un giorno Ned ricevette una lettera che diceva “Sei invitato a una festa a sorpresa.”/ Ma sfortunatamente la festa era in Florida e lui era a New York / Fortunatamente un amico gli prestò un aeroplano / Sfortunatamente esplose il motore…»

Fortunatamente, di Remy Charlip - Orecchio acerbo
Fortunatamente, di Remy Charlip – Orecchio acerbo

La fortuna di Ned s’accompagna ai colori delle illustrazioni, alla sfortuna, invece, Charlip riserva il bianco e nero e un’anticipazione di questa scelta sta proprio nelle pagine iniziali di questo albo che apre con due nuvole nere che lì per lì non fanno molta impressione, considerato che due nuvolette per quanto nere non sono certo foriere di temporali, fortunatamente nelle due pagine seguenti, su un letto d’arancione e giallo, risplende un sole sorridente epperò il colophon trova spazio in un cielo grigio e pesto giacché le nuvole hanno, sfortunatamente, raggiunto e quasi del tutto coperto il sole che, inerme, non può che subirne il buio.

Ha vinto il Premio Andersen questo albo per essere stato giudicato il miglior libro dai 6 ai 9 anni, per il progetto grafico e le illustrazioni, tra le altre cose;  illustrazioni che, semplici e chiare, nel loro alternare colore e grigio, nella loro variazione prospettica, nelle “inquadrature”, negli zoom, si nutrono di fantasia e alimentano il pathos.

fortunatamente1Titolo: Fortunatamente
Autore: Remy Charlip
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 50 pp., 14,00 €

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Ullallà

È un pavone molto elegante con un frontino coi pennacchi traforati quello che innaffia (con un annaffiatoio per sua natura traforato) un bellissimo fiore rosso, un papavero credo, il cui semino, dal prato in fondo alla strada, è arrivato a trovar casa nel giardino di questo vanesio uccello che tra un pavoneggiamento e l’altro se ne prende dolcemente cura.

oh oh - Sophie Fatus - Emme Edizioni 2011
oh oh – Sophie Fatus – Emme Edizioni 2011

O forse la storia è un’altra, del tutto diversa. Probabilmente, direi certamente, ogni bimbo che avrà la fortuna di sfogliare Oh oh di Sophie Fatus (vincitrice del premio Andersen 2011 per il miglio libro 0/6 anni) vi leggerà una storia diversa, perché l’arte di questo albo illustrato e cartonato non è solo quella che risiede nell’eleganza delle illustrazioni, nel tratto raffinato, ma anche quella delle idee. Non mi riferisco all’idea di costruire un libro capace di raccontare una o più storie senza usare le parole, io stessa ne ho avuti per le mani diversi quest’anno, quanto piuttosto alla varietà di possibilità d’invenzione che l’accostamento di vuoto e pieno conferisce alla singola pagina: c’è una coccinella, per esempio che svolazza attorno a un maialino. La coccinella ha due buchi al posto di due dei suoi pois, i buchi degli Oh oh di copertina, e il maialino ha un otto traforato sul naso.

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oh oh – Sophie Fatus – Emme Edizioni 2011

Ora forse la coccinella ha smarrito i suoi pois e sta chiedendo al porcellino tutto rosa se, per puro caso, li abbia visti; lui di rimando ci pensa su un po’ prima di rispondere e intanto annusa a piene narici un paio di fiorellini rossi e tondi che regge con le tozze zampette. Ma le fustelle cambiano ad ogni movimento del bambino che legge, attraverso i buchi si modificano nel colore, nella forma. I vuoti diventano addirittura strumento utile a girar meglio la pagina, a prendere confidenza con la consistenza del libro, che ha una sua morbidezza, un suo spessore. Un po’ come succedeva (e succede, giacché La Coccinella ha rinnovato la collana) con i famosi “libri coi buchi” in cui al divertimento dell’ascolto s’associa la curiosità del tatto. Oh oh è il terzo albo cartonato di “Ullalà” nuova collana ideata da Emme edizioni per la primissima infanzia.

In conclusione faccio mie le parole della giuria che ha assegnato a Oh oh il premio Andersen: “Per un albo senza parole dove tutto è affidato all’incanto delle immagini e alle piccole narrazioni a cui danno vita. Per un’opera briosa e vivace connotata da un ritmo brillante e intenso all’insegna del sorriso”. E il tutto, non trascurabile, a un prezzo davvero contenuto.

copertine Ullala 1-3.inddTitolo: Oh Oh
Autore: Sophie Fatus
Editore: Emme edizioni
Dati: 2011, pp. 24, 10,00 €

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Fiabe tutte diverse illustrate da tanti illustratori tutti diversi, per i bambini e le bambine tutti diversi

Fossimo negli anni Settanta e precisamente nel marzo del 1972 potremmo trovare in libreria freschi di stampa i primi quattro numeri di Tantibambini, collana edita da Einaudi, il cui direttore, Bruno Munari, scriveva presentandola: “fiabe e storie semplici, senza fate e senza streghe, senza castelli lussuosissimi e principi bellissimi, senza maghi misteriosi, per una nuova generazione di individui senza inibizioni, senza sottomissioni, liberi e coscienti delle loro forze”.

Tantibambini, collana edita da Einaudi - diretta da Bruno Munari
Tantibambini, collana edita da Einaudi – diretta da Bruno Munari

Parlava di me, parlava di noi, bambini in quegli anni. A noi questi volumetti quasi perfettamente quadrati (23×24) si indirizzavano e infatti io stessa ne posseggo qualcuno e così alcuni dei miei amici; Le storie e le fiabe sono assolutamente rispondenti al controcorrente proposito di Munari, geniale nell’ideazione; amara la consapevolezza che quella nuova generazione cui anelava e cui si rivolgeva, oggi sia la più inibita, sottomessa, imprigionata nei gangli meccanici di una società soffocante, stremata e mortificata.

 

Il 3 gennaio 1976 arrivava in libreria I mostri di Vittorio Bini con le illustrazioni dell’autore. Così incomincia e, come tutti gli altri volumi, lo fa esponendosi in copertina, una copertina resa prima pagina e quindi parte integrante di tutto il volume e della storia; “Molto tempo fa, quando il nonno del nonno del nonno del nonno non era ancora nato, dove noi oggi viviamo c’erano i mostri. I mostri antidiluviani. Erano bestioni senza cervello, grandi come case, che mangiavano e distruggevano tutto quello che incontravano.

Tantibambini, collana edita da Einaudi - diretta da Bruno Munari
Tantibambini, collana edita da Einaudi – diretta da Bruno Munari

Non durarono molto, perché l’ambiente un giorno li rifiutò e tutti morirono, uno dopo l’altro. Ma erano fortissimi, giganteschi, potenti. Anche adesso ci sono i mostri, ma la loro grandezza è invisibile, la loro potenza nascosta, la loro forza travestita da dolcezza. Il loro pensiero invece è nero: sono bestioni senza cervello”. Si prospetta una storia fedele alla linea editoriale, e infatti lo è. Finisce dopo quattordici pagine investendo gli sguardi dei lettori di verità crudeli e colori foschi e tetri. Spaventa, è un po’ mostruosa e, come tutte le altre storie di Tantibambini, continua nella quarta di copertina, in cui c’è spazio, sempre, per i sorrisi, giacché gli autori di queste storie sono artisti veri, dotati di quella straordinaria e rara qualità che consiste nel non prendersi sul serio. Le biografie sono storie a sé stanti e meritano una lettura divertita.

Tantibambini, collana edita da Einaudi - diretta da Bruno Munari
Tantibambini, collana edita da Einaudi – diretta da Bruno Munari

Prendiamone una a caso, omaggiamo Munari stesso: “Bruno Munari, lo sapete già, è quello di Cappuccetto Verde e Cappuccetto Giallo. È anche quello dell’Alfabetiere e delle Rose nell’insalata. Tanti anni fa ha inventato le macchine inutili e adesso sta inventando degli impermeabili assorbenti e delle spugne impermeabili. Sta anche preparando degli strumenti musicali quasi muti. Ha scritto un libro di nebbia e un altro di sassi e ne ha perfino scritto uno con le parole”. L’esempio dei grandi, per esempio, uscito il 3 aprile del 1976, in cui è chiaro come sia ora che i grandi prendano esempio dai bambini. Con le illustrazioni di Florenzio Corona a tecnica mista (disegno e collage con foto a ritaglio) s’illumina la consapevolezza di quanto le creature semplici della natura siano generose e fragili e quindi comprensibili a quanti (o piuttosto solo a quanti) condividano queste caratteristiche.

O a tutti gli entusiasti, a quanti s’innamorano di un’idea e la perseguono fino a realizzarla magari dimenticando qualcosa di essenziale per la sua riuscita e poi di colpo, come sempre accade con le idee amate sinceramente, trovando la soluzione perfetta. Vogliamo un tram, dicono i bambini di Casalvico e fanno di tutto per ottenerlo, riuscendoci, ce lo racconta Roberto Denti (“dice che la sua libreria per ragazzi è stata la prima, dice che prima non c’erano librerie per ragazzi, dice che i ragazzi non sapevano dove andare a comperare i loro libri, dice che adesso lo sanno tutti”) mettendo l’accento sull’amicizia, la testardaggine (quella buona, quella costruttiva), la libertà di pensiero e i valori civili. L’avventura dei bimbi di Casalvico e del loro tram è illustrata da Emilio Massaro con dipinti colorati, lineari e allegri.

Tantibambini, collana edita da Einaudi - diretta da Bruno Munari
Tantibambini, collana edita da Einaudi – diretta da Bruno Munari

E il colore non manca nelle splendide illustrazioni di Franca Capalbi che pur essendo artista dei tessuti stampati decise di immergere la Pantera nera di E. Poi (pseudonimo di Munari stesso) in fiori e farfalle coloratissime di rosa, rosso, giallo; prima di conoscere i fiori la pantera nera aveva in sé un solo colore: il giallo dei suoi occhi, dopo avere scoperto i colori  invece essi “sono anche dentro di lei. Una pantera nera tutta nera molto nera di fuori, e tutta a colori, tanti colori dentro”.

Stili diversi, approcci diversi, toni scanzonati a volte cupi per un risultato anticonformista che proprio nel suo anticonformismo forse, e purtroppo, vide il suo fallimento.

Tantibambini, collana edita da Einaudi - diretta da Bruno Munari
Franca Capalbi; Tantibambini, collana edita da Einaudi – diretta da Bruno Munari

Durò pochi anni Tantibambini sebbene sia difficile riscontrare in essa il motivo di questa breve esistenza (l’ultimo numero uscì nel 1978); riprenderne in mano le storie è certamente atto nostalgico ma anche desiderio di ritrovare in fiabe semplici l’intelligenza genuina e schietta della fantasia.

Spegni le luci, accenderai la notte

Quando un mio amico mi ha suggerito di leggere Accendi la notte ho curiosato in rete alla ricerca di notizie su questo albo; mi sono quindi imbattuta nell’edizione illustrata da Leo Dillon (e sua moglie Diane) di questa storia di Ray Bradbury, il titolo originale era Switch on the Night, e due sono state le cose che ho pensato sfogliandone virtualmente quel poco disponibile in rete: la prima era quanto fosse sorprendente uno scritto per bambini nato dalla penna del fantascientifico Bradbury, la seconda è come alcune tavole citassero così propriamente le gabbie prospettiche esheriane. Nel momento in cui ricevo da Gallucci, nella traduzione di Carlo Fruttero e con i disegni di AntonGionata Ferrari, Accendi la notte, quindi, la mia curiosità e le mie aspettative sono molto alte.

Switch on the night, Dillon
Switch on the night, Dillon

 

Un bimbo è terrorizzato dal buio, in compenso adora lampade, torce, raggi e lanterne, e, a causa di questa paura, si perde tutto quello che la notte offre (inclusi i giochi nei bei prati notturni alla luce flebile dei lampioni) fino a quando non gli si palesa una bimba di nome Buia (con capelli bui, occhi e vestiti bui) che, senza troppi preamboli, gli fa notare quanto questa paura lo renda solo. Il bimbo si lascia convincere da Buia a scoprire la notte: basta un click, per spegnere stavolta e non per illuminare, affinché finalmente la notte si accenda e riveli decine di meraviglie.

Accendere la notte significa avere la possibilità di accendere i grilli, i ranocchi, le stelle, la luna tanto che il bimbo che aveva paura della notte scopre invece di adorarla.accendi_la_notte_ferrari11

La storia di Bradbury è quindi di stampo classico: un bambino che affronta le sue paure e lo fa in compagnia e con l’aiuto di un amico immaginario, trovando quindi le risorse per affrontarla in sé stesso e nella propria fantasia; l’approccio invece è originale e pieno; pieno di ritmo e di magia soprattutto; ci si precipita giù per le scale assieme al bimbo per correre incontro alla notte e a tutte le meraviglie in essa nascoste, ci affascinano le rane e le stelle, ne sentiamo il gracidare e ne ammiriamo i colori. Proprio nella tavola in cui i due bimbi corrono giù per le scale si rileva la citazione delle illustrazioni dell’edizione originale ma mentre le prime, bellissime, comunicavano un certo senso d’angoscia, queste, altrettanto belle, sembrano indirizzare verso la “luminosa scoperta” passo dopo passo, suggerendo l’alleggerirsi dello spirito del bimbo, il suo liberarsi da una paura per trasformarla in occasione di crescita.

Ray Bradbury scrisse questa storia (la sua unica storia destinata ai bambini) nel 1955; due anni dopo il suo celebre Fahrenheit 451. Difficile ravvisare una continuità tra i due lavori, anche il secondo, però, penso possa essere definito a pieno titolo un classico della letteratura del suo genere.

accendi_la_notte_cop_atlantidezine11Titolo: Accendi la notte
Autore: Ray Bradbury, AntonGionata Ferrari
Editore: Gallucci
Dati: 2011, 36 pp., 14,50 €

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