L’uovo dell’imperatore

Devo ammetterlo perché questo sarà un merito aggiuntivo per l’albo edito da Editoriale Scienza Tra i ghiacci coi pinguini: io non ho mai avuto simpatia per questi uccelli. E senza nemmeno una ragione plausibile. So che i bambini li adorano; provate a chiedere a un bimbo o una bimba quale sia il suo animale preferito, la maggior parte di loro vi risponderà: il pinguino. Ho visto tanti documentari sulla loro faticosa esistenza, nulla, non mi ispiravano simpatia… eppure, sfogliando questo libro, ho potuto realmente rendermi conto di quanta misteriosa forza ci sia in ciascun pinguino che ostinatamente sfida e vince il freddo antartico. Freddo che non lascia intendere nessuna possibilità di vita, come ci spiega Martin Jenkins, ma che i pinguini fronteggiano e col quale convivono, scegliendo anzi proprio quello più feroce, quello invernale, per riprodursi.

Un metro e trenta misura un pinguino imperatore. Non l’avrei detto che fossero così grandi e mi meraviglia la cura con cui il papà pinguino cova l’uovo che mamma pinguina ha deposto, prima di tornare per due mesi in mare, proteggendolo dal vento gelido che altrimenti lo ucciderebbe.tra_i_ghiacci_con_i_pinguini1-960x518

Le bande giallo-arancio a destra e a sinistra del capo e del becco di questi particolari uccelli nuotatori segnano di colore il manto nero e illuminano il bianco delle piume così come sembrano riflettere la luce ghiacciata e bianca della neve che predomina nelle illustrazioni di Jane Chapman quando a farlo non sono il blu e l’azzurro del mare. Questo fino a quando l’inverno non ha fine e fino a quando il guscio non si rompe e dall’uovo curato con così tanta premura da papà pinguino non nasce il pulcino. Allora l’arancio inonda le tavole illustrate e sfuma di calore il meraviglioso momento che percepiamo tenero e morbido, così come è il piccolo appena nato.

“Ogni pinguino ha un suo verso, quasi un’impronta digitale, e anche i piccoli emettono un particolare fischio” tra loro parlano in musica e versi e si riconoscono, sembrano amarsi ed essere felici quando la mamma ritorna per dare sollievo alla stanchezza del papà e sostituirlo nelle cure del cucciolo.

Un’unione forte e consolidata che conosce e non patisce il sacrificio; un esemplare esempio di serenità.

Come sempre per i libri di questa serie, alla storia, narrata con un linguaggio simpatico e chiaro, si associano informazioni a carattere scientifico, in più, in allegato un cd contente il racconto letto da Lella Costa, la canzone del pinguino, la storia in inglese e informazioni extra.

51kh1ckkajl-_sx450_bo1204203200_Titolo: Tra i ghiacci con i pinguini
Autore: Martin Jenkins, ill. da Jane Chapman
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2011, 32 pp., 16,90 €
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Animals united in una conferenza per la pace

Per quanto usino le tecnologie degli uomini, indossino vestiti e cappelli e si lascino andare a momenti di vanità prettamente umana, gli animali protagonisti di questo capolavoro della letteratura per l’infanzia, un classico del genere, sono assolutamente distanti dalle volgari attitudini di questi ultimi. Stufi delle continue guerre perpetrate dagli uomini decidono di porvi rimedio indicendo una conferenza per la pace.

Era il 1949 quando Erich Kästner scrisse La conferenza degli animali; già scrittore affermato prima della Seconda Guerra Mondiale, viveva lontano dalla Germania giacché fortemente contrario al regime nazista e, nonostante la guerra si fosse conclusa in Europa ormai 4 anni prima, continuava a temere per le sorti dei bambini di quelle parti del mondo in cui ancora l’ottusa violenza degli adulti imperversava.

La prefazione di Roberto Denti si accorda perfettamente alla profondità di questa storia capace di toccare le corde del rimpianto, negli adulti, e di suscitare un sentimento sano e vivo di iniziativa nei bambini che certamente si sentiranno coinvolti in questa battaglia senza doppi mezzi condotta da chi ha saputo conservare integro il proprio, naturale, desiderio di pace.anima2

Quando nessuna speranza sembra più essere in grado di risparmiare la vita di innocenti, soprattutto di bambini innocenti, straziati dalle guerre, gli animali decidono di prendere in mano la situazione e di indire una conferenza, appunto, in cui trovare una via d’uscita alla violenza insensata. Ci si riscuote, alla fine della lettura di questa storia, come se si stesse concentrati, inondati dalla luce radiosa del sole, in pensieri costruttivi e di speranza. Ci si riscuote e si rimpiange, per l’appunto, di essere membro di una società grigia, senza impeti, senza coraggio. Ma proprio in queste storie semplici, nell’accezione più nobile che a questo termine si possa dare, ristà la dolcezza capace di nutrire gli animi dei bimbi e restituire agli adulti il senso nobile della rivalsa contro gli ottusi dalla violenza.

Peccato che i delicati acquerelli di Walter Trier siano riportati a corredo della storia in bianco e nero, perché i colori tenui e intesi al contempo di questi ultimi avrebbero, se possibile, rinforzato l’efficacia della storia.

La conferenza degli animali ha ispirato il film di animazione per bambini Animals United, uscito lo scorso 21 gennaio. La Moviemax, che l’ha prodotto, in linea con i principi della storia, devolverà parte dei proventi a sostegno del progetto del WWF “20 Species for a Living Planet” per la salvaguardia degli animali a maggior rischio d’estinzione nel mondo.

Le immagini che riporto in questo articolo sono due delle tavole di Trier in mostra in Ontario all’AGO fino al 25 aprile 2011.

1758-Sovra.inddTitolo: La conferenza degli animali
Autore: Erich Kästner, ill. Walter Trier
da un’idea di Jella Lepman
Editore: Piemme
Dati: 2011, 160 pp., 13,00 €

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Per la sezione “Miglior libro mai premiato” La conferenza degli animali si è aggiudicato il Premio Andersen 2011. Questa la motivazione della giuria: “Per essere uno dei pochi libri capaci di mettere al centro della narrazione i valori e l’importanza della pace. Per la piacevolezza di una lettura briosa e ironica, fantastica ma al tempo stesso intensamente utopica e ideale”.

Il trailer del film Animals United

Cosa fa la luna di notte?

Cosa fa la luna di notte? di Anne Herbauts - Donzelli

È pallida e solitaria la luna nel cielo diurno. Bianco soffuso il suo colore, sembra consistere semplicemente degli stralci di spuma smarriti da qualche nuvola distratta. Diffonde malinconia, di giorno, e annuncia, brillando sempre più intensamente, l’avvicinarsi della notte e poi il calare delle tenebre. Brr… che paura! Ma, di fatto, si va a letto, le si lancia qualche occhiata malinconica e ci si dimentica di lei. Però, che fa la luna di notte?

Cosa fa la luna di notte? di Anne Herbauts - Donzelli
Cosa fa la luna di notte? di Anne Herbauts – Donzelli

Difficile credere che se ne stia appuntata al cielo per tutto il tempo, e infatti, sebbene di giorno effettivamente dorma, col calar del sole si alza e incomincia a disegnare con maestria centinaia e migliaia di stelle, a grandi passi percorre lande e foreste e disperde la nebbia, cerca, per quanto possibile di scacciare il rumore dalle città, semina sogni a manciate e rinchiude gli incubi negli armadi. Nonostante tutto questo impegnativo sfaccendio, civetta come solo la luna sa essere, riesce a trovare il tempo di specchiarsi nello stagno; tutto questo in compagnia di un sinuoso gatto nero.

Cosa fa la luna di notte? di Anne Herbauts - Donzelli
Cosa fa la luna di notte? di Anne Herbauts – Donzelli

Anne Herbauts, con un albo di grandi dimensioni (28×36), evoca l’intensa attività della Luna. Una Signora pallida, dal naso appuntito, le guance rubiconde. Il tratto della giovane illustratrice belga è naif sebbene riveli, con una piacevole spontaneità, una padronanza composta ed esperta. Il colore buio della notte viene dissipato e sottolineato al contempo dal brillante pallore della Luna e, e questo è amplificato dalla naturalezza delle parole in rima, dalla sua frizzante operosità e dalla sua tenera civetteria. Rivela l’intenzione di fare del proprio meglio in ogni circostanza e di godere degli istanti di serenità, di cercare di rigenerarsi in quegli stessi istanti, a voler cercare un messaggio. Ma noi non crediamo nelle storie che inviano messaggi segreti in codici da decifrare. Noi amiamo le storie che parlano con immediatezza e ci svelano cose che non immaginavamo. E questa è una di quelle.

7ada32cb9d7266e2bfb7f1926525e671_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: Che fa la luna di notte?
Autore: Anne Herbauts
Editore: Donzelli
Dati: 2010, 30 pp., 24,00 €

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Una fiaba dalla tradizione oscura che guarda al futuro con speranza

Non credo esistano fiabe più oscure per tema e tradizione de Il pifferaio magico di Hamelin. E non a caso, infatti, Antonella Toffolo, che ha illustrato la traduzione di Umberto Fiori e Livia Brambilla per l’edizione di Topipittori, ha scelto il nero. Il bianco e nero, dovrei dire più propriamente, anche se, di fatto, il bianco passa inosservato e si riduce agli occhi come un mezzo neutro per sottolineare la drammaticità del tratto di carbone.

Il pifferaio magico di Hamelin, Robert Browning, Antonella Toffolo - 2007, Topipittori
Il pifferaio magico di Hamelin, Robert Browning, Antonella Toffolo – 2007, Topipittori

Questa ballata di Robert Browning, poi resa in prosa dai fratelli Grimm, è una delle opere più celebri e amate della letteratura inglese per ragazzi. Come ho già avuto modo di sottolineare in un’altra occasione, inserirla nella collana delle “fiabe quasi classiche” è un’idea eccellente perché le illustrazioni così cariche di drammatica contemporaneità davvero sembrano danzare in pieno equilibrio con le parole antiche. Parole e immagini danzano con competenza di passo e al contempo come preda di una musica magica che le coinvolge e trascina. Come se fossero esse stesse ebbre della musica del pifferaio magico.

È una fiaba che, come un velo nero, si stende implacabile sui vizi umani, e sul principe dei vizi: l’ingratitudine, e punisce senza pietà. Il pifferaio libera la città di Hamelin dai ratti, li strega con la sua musica magica e li induce a tuffarsi nel fiume e annegare. La città, libera dalla piaga si rivela ingrata e ingiusta, non tiene fede alla parola data e dimentica la situazione misera da cui il pifferaio l’ha liberata. Il pifferaio da parte sua è spietato, non perdona e punisce nella maniera più terribile possibile. Riducendoli a prede con il suo flauto magico, trascina nel ventre di una montagna tutti i bimbi di Hamelin, spegnendo con un unico soffio le speranze della cittadina.

Il pifferaio magico di Hamelin, Robert Browning, Antonella Toffolo - 2007, Topipittori
Il pifferaio magico di Hamelin, Robert Browning, Antonella Toffolo – 2007, Topipittori

L’origine di questa fiaba è antichissima. I documenti degli storici raccontano che nella città tedesca nel tardo Medioevo scomparvero nel nulla centotrenta bambini. Alcuni indicano la peste come responsabile di questa scomparsa, altri fanno riferimento alla famosa “crociata dei bambini”, altri ancora, e noi ammicchiamo a questa possibilità, pensano che i bimbi siano andati a fondare una città migliore rispetto a quella dei propri, avidi, genitori, in Transilvania.

Il pifferaio magico di Hamelin, Robert Browning, Antonella Toffolo - 2007, Topipittori
Il pifferaio magico di Hamelin, Robert Browning, Antonella Toffolo – 2007, Topipittori

Browning come Goethe, come Shubert, come Brecht, ne racconta la storia, ma si devono a lui due straordinarie invenzioni narrative: per primo fece scampare alla sorte un topo e un bambino. Esperto nuotatore il primo, zoppo il secondo poterono raccontare le straordinarie visioni regalate loro dal pifferaio magico che promettevano la realizzazione dei desideri. I topi, seguendo il richiamo irresistibile dell’avidità, così simile a quella dei borghesi di Hamelin, annegarono, mentre i bambini seguendo con innocenza le tracce di un sogno di una terra nuova e bella in cui il male è sconosciuto, riuscirono a crearne una. Diversa e gioiosa come solo alcune, splendide, fiabe, sanno far immaginare.

512mys2jtl-_sx378_bo1204203200_Titolo: Il pifferaio magico di Hamelin
Autore: Robert Browning
Editore: Topipittori
Dati: 2007, 32 pp., 13,00 €

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Con i colori alla scoperta della bellezza della precisione e di quella del caso

C’è anche la ruota dei colori con le lenti colorate nel libro/quaderno di Emanuela Bussolati Pittori di tutti i colori in cui si insegnano le tecniche, i trucchi, i giochi per diventare artisti. È un libro destinato ai bambini, perché ogni bambino è per natura tale, ma, come diceva San Francesco d’Assisi “chi lavora con le mani, gli occhi e il cuore è un artista”, tutto sta a rispondere a una domanda che designa l’inizio della storia di un artista: “faccio una cosa bella o un gran pasticcio?”

Ecco, se si propendesse per la “cosa bella” sarebbe utile seguire i consigli di questo quaderno: intanto è essenziale imparare a guardare e educare il proprio sguardo alla scoperta delle cose belle che ovunque ci circondano. Anche oggetti semplici se colpiti da una determinata luce possono divenire belli, anche le bucce della cipolla possono tingere di uno splendido rosa le cose grigie. Con gli occhi si scorre lievemente su quello che ci circonda e si catturano i colori generati dalla luce del sole, con la mente, poi, si sceglie ciò che sarebbe bello riprodurre e su cui fantasticare.

Occorre poi creare una postazione di lavoro ampia e semplice in cui tenere le matite, la colla, la carta, i colori. E poi scoprire tutti i segreti che i colori nascondono ma sono impazienti di rivelare. I bambini scopriranno i colori del buio, quelli del giorno; sapranno che a volte i colori imbrogliano, che altre fanno magie, che la scienza ha un ruolo di rilievo nell’arte e che conoscendone alcuni tratti si può giocare con la fantasia sentendosi anche un po’ magici.immagine

Le pagine girano sugli anelli e si legge di tutto quello che possono fare le mani (il primo degli strumenti di un artista): esse possono schiacciare, strappare, misurare. Le mani di un artista, specie di un bimbo artista, imparano persino a vedere.

Non è un caso se questo quaderno è definito “un agile manualetto utile a tutta la famiglia”; io stessa ho trovato in esso consigli e spunti preziosi, dati, peraltro, con chiarezza e simpatia. Condivido la definizione in pieno e, nonostante l’indicazione in copertina suggerisca che sia un libro adatto ai bambini dai 7 anni in su, ne consiglio l’utilizzo in ambito didattico anche alle maestre della scuola dell’infanzia.

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Autore: Emanuela Bussolati
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 48 pp., 9,90 €

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Dell’accordo tra l’uomo e la natura resta l’immagine struggente di una casa in rovina sull’altura

La casa sull'atura di Simone Massi, Nino De vita - 2011 Orecchio acerbo
La casa sull’atura di Simone Massi, Nino De vita – 2011 Orecchio acerbo

La casa sull’altura è abbandonata. Da lontano non si direbbe. Poi, a guardar bene, ci si accorge che i campi sono ormai a saggina e gli unici frutti che potrebbero essere raccolti sono i fichi d’india.

Siamo in Sicilia? Potrebbe darsi da come sembra riluca il sole sul tratto in bianco e nero di Simone Massi. Solo certi raggi di sole sono capaci di farlo, come lo farebbero sulla striatura argentea di una lumaca.

Ma la campagna è campagna ovunque, in Sicilia come nelle Marche, in Calabria come in Sardegna, in Italia come in Russia (e non a caso il libro è già stato edito in Russia, cercato e accolto con grande passione). Non dovevo leggere la postfazione di Goffredo Fofi, non dovevo farlo perché adesso non posso fare a meno di condividere il suo punto di vista e di scoprirlo assolutamente in linea con il mio. Cita Pasolini, Silone, cita Levi e Kapuscinski e radica la sua lettura nel principio dell’accordo perduto e tradito tra uomo e natura.

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La casa sull’atura di Simone Massi, Nino De vita – 2011 Orecchio acerbo

La casa dell’altura ha un tetto di legno e di tegole, una stanza, una cucina in cui troneggia la nicchia con la Madonna, luogo del raccoglimento, dei numi tutelari, della preghiera. Il letto con la testata di ferro battuto, le sedie impagliate sistemate dallo scorrere del tempo e dalle folate di vento come se ci fosse un disegno, vicino alla finestra e alla luce. Immagino i bimbi, ginocchia sull’impagliatura, gomiti sul davanzale, occhi alla valle in attesa del ritorno dei genitori.

La casa sull’altura è abbandonata, i proprietari si sono trasferiti in città, ma qualcuno vi trova ancora rifugio e conforto. Gli animali, molti solo di passaggio, alcuni per tutto l’anno, come i ragni, vivono lì. Un giorno arriva di corsa, segnando l’erba del passo veloce, un bambino; e gli animali sperano che sia arrivato per restare. La loro sintonia dura due settimane, poi il bimbo, improvvisamente, così come era arrivato, torna sui suoi passi, per non fare più ritorno.

La casa sull'atura di Simone Massi, Nino De vita - 2011 Orecchio acerbo
La casa sull’atura di Simone Massi, Nino De vita – 2011 Orecchio acerbo

Le tavole si leggono assieme ma potrebbero raccontare ciascuna la propria storia. Le parole si legano alle illustrazioni e ritmicamente le cantano. Incontrare il siciliano dei versi di De Vita in chiusura, poi, è un ritorno, un ritorno proprio a quei sentimenti universali che in ogni campagna imperano.

La casa sull'atura di Simone Massi, Nino De vita - 2011 Orecchio acerbo
La casa sull’atura di Simone Massi, Nino De vita – 2011 Orecchio acerbo

Ho letto la postfazione.
Avrei dovuto abbandonarmi allo sgomento profondo che mi ha attanagliato lo stomaco dinanzi alla forza struggente della disperazione fanciulla. La disperazione di un bambino è simile solo ad altri due tipi di disperazione: quella dei vecchi e quella degli animali. Gli occhi si riempiono di cose mai o già viste; si riempiono di rimpianti e solitudine, smarrimento e senso di inadeguatezza, e parlano ma in un linguaggio a noi esseri del limbo, in cui la fanciullezza è distante e la vecchiaia altrettanto, assolutamente incomprensibile. Laddove degli animali comprendono, noi piangeremmo; laddove degli animali si entusiasmano, noi avremmo il bisogno di organizzare e dare forma alle cose e ai propositi. Laddove gli animali si lasciano andare al senso (profondo) e distruttivo della disperazione, noi cercheremmo la mediazione e di tutto questo resteremmo feriti, ripiegati su noi stessi, sradicati. Foglie accartocciate sul pavimento ormai in rovina di una vecchia casa di campagna.

31ni3yyviql-_bo1204203200_Titolo: La casa sull’altura
Autori: Nino De Vita e Simone Massi (ill.)
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 68 pp., 16,50 €

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Il cernadillo, il canodocchia e altri 4094 animali meravigliosi

Quanti animali fantastici può generare un unico libricino cartonato a spirale? Non meno di 4096, perché tante sono le combinazioni possibili dinanzi alle quali potremo meravigliarci grazie agli studi del professor Revillod, figura ancora impareggiata della scienza moderna.

Fatta eccezione per alcune pagine introduttive, che ben sottolineano il valore scientifico del testo, e per quelle conclusive, tutte le altre pagine di questo bestiario sono divise in tre parti da due tagli longitudinali grazie ai quali animali a noi noti, e dei quali non fatichiamo a immaginare le fattezze, danno vita e luogo ad altre bestie straordinarie; immaginarie si potrebbe dire, se non si parlasse di un bestiario a firma autorevole.

Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos
Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos

Il libricino diverte e ammalia sin dalla prefazione del Professor Revillod. «Attraversando terre e mari ignoti, risalendo vette sconosciute ed esplorando gli abissi più profondi, calcando strade ferrate e librandomi su palloni aerostatici, sempre ho seguito, inalterabile, una stella polare: la frase in esperanto che, orgogliosa, campeggia nell’emblema dell’Università di Bratislava, La Scienco, torco kaj grido da Homaro. Sì, la Scienza, fiaccola e guida dell’Umano genere, faro di progresso e civilizzazione, è stata il messaggio che ho bramato diffondere in quelle terre laddove abbisognava la mia missione. Possa il lettore trarre beneficio da questo lascito che dispongo per i posteri».

Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos
Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos

È la stessa premessa da cui prende le mosse Borges, il quale descrive con l’ausilio dei sensi e della memoria immaginativa animali straordinari, generando una zoologia fantastica, una scienza enciclopedica che fa uso di parole e immagini tanto più realistiche quanto più distanti da referenti reali. «L’unicorno è il primo degli animali quadrupedi. Ha il corpo di cervo, coda di bue e testa di cavallo; il corno che gli cresce in testa è fatto di carne. Non calpesta i pascoli verdi e non fa male a nessuna creatura; la sua apparizione è presagio della nascita di un virtuoso. Mille anni è il termine naturale della sua vita». (Borges, L’unicorno cinese).

Proporre il fantastico conferendogli tono e valore di realtà è il filo conduttore di tutto questo Bestiario universale: dal testo al paratesto, dall’impaginazione alle illustrazioni (incisioni che si ispirano ai manuali di zoologia sistematica del XIX secolo e dall’impronta dureriana).

Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos
Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos

Allo stesso modo (intendo con la stessa nostra meraviglia), un esploratore quale Marco Polo reagisce dinanzi alle creature straordinarie in cui si imbatte nell’odierna regione dello Yunnan, popolata al tempo da esseri meravigliosi e spaventosi al contempo. Draghi dalla testa di topo. Serpenti con zampe da leone… Gli esseri che Marco descrive sono collage di parti di animali reali, esistenti e riconoscibili, esattamente come nel bestiario del Professor Revillod. Gli elementi di realtà, quindi, prima scomposti e poi ricombinati assieme danno vita allo straordinario e all’immaginifico.

E divertono. Divertono moltissimo. L’invenzione è originale e s’aggrappa a radici classiche  dando luogo a un gioco umoristico fatto di immagini ma anche di parole, perché non solo gli animali si creano ma anche le loro definizioni “scientifiche”.

Descriverlo non basta, questo video rende l’idea. Per chi agli animali preferisse le piante un libro: illuminante come il lampo del verde licodopio.

515erv9fjcl-_sy353_bo1204203200_Titolo: Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale
Autore: Miguel Murugarren
Editore: Logos
Dati: 2010, 40 pp., 14,00 €

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Quanti animali fantastici può generare un unico libricino cartonato a spirale? Non meno di 4096, perché tante sono le combinazioni possibili dinanzi alle quali potremo meravigliarci grazie agli studi del professor Revillod, figura ancora impareggiata della scienza moderna.

Fatta eccezione per alcune pagine introduttive, che ben sottolineano il valore scientifico del testo, e per quelle conclusive, tutte le altre pagine di questo bestiario sono divise in tre parti da due tagli longitudinali grazie ai quali animali a noi noti, e dei quali non fatichiamo a immaginare le fattezze, danno vita e luogo ad altre bestie straordinarie; immaginarie si potrebbe dire, se non si parlasse di un bestiario a firma autorevole.

Il libricino diverte e ammalia sin dalla prefazione del Professor Revillod. «Attraversando terre e mari ignoti, risalendo vette sconosciute ed esplorando gli abissi più profondi, calcando strade ferrate e librandomi su palloni aerostatici, sempre ho seguito, inalterabile, una stella polare: la frase in esperanto che, orgogliosa, campeggia nell’emblema dell’Università di Bratislava, La Scienco, torco kaj grido da Homaro. Sì, la Scienza, fiaccola e guida dell’Umano genere, faro di progresso e civilizzazione, è stata il messaggio che ho bramato diffondere in quelle terre laddove abbisognava la mia missione. Possa il lettore trarre beneficio da questo lascito che dispongo per i posteri».

È la stessa premessa da cui prende le mosse Borges, il quale descrive con l’ausilio dei sensi e della memoria immaginativa animali straordinari, generando una zoologia fantastica, una scienza enciclopedica che fa uso di parole e immagini tanto più realistiche quanto più distanti da referenti reali.«L’unicorno è il primo degli animali quadrupedi. Ha il corpo di cervo, coda di bue e testa di cavallo; il corno che gli cresce in testa è fatto di carne. Non calpesta i pascoli verdi e non fa male a nessuna creatura; la sua apparizione è presagio della nascita di un virtuoso. Mille anni è il termine naturale della sua vita». (Borges, L’unicorno cinese).

Proporre il fantastico conferendogli tono e valore di realtà è il filo conduttore di tutto questo Bestiario universale: dal testo al paratesto, dall’impaginazione alle illustrazioni (incisioni che si ispirano ai manuali di zoologia sistematica del XIX secolo e dall’impronta dureriana).

Allo stesso modo (intendo con la stessa nostra meraviglia), un esploratore quale Marco Polo reagisce dinanzi alle creature straordinarie in cui si imbatte nell’odierna regione dello Yunnan, popolata al tempo da esseri meravigliosi e spaventosi al contempo. Draghi dalla testa di topo. Serpenti con zampe da leone… Gli esseri che Marco descrive sono collage di parti di animali reali, esistenti e riconoscibili, esattamente come nel bestiario del Professor Revillod. Gli elementi di realtà, quindi, prima scomposti e poi ricombinati assieme danno vita allo straordinario e all’imaginifico.

E divertono. Divertono moltissimo. L’invenzione è originale e s’aggrappa a radici classiche dando luogo a un gioco umoristico fatto di immagini ma anche di parole, perché non solo gli animali si creano ma anche le loro definizioni “scientifiche”.

Descriverlo non basta, questo video rende l’idea.

Storie sotto l’albero

Il Natale, che lo si senta o meno, che lo si ammanti di spirito cristiano, che lo si investa di brio pagano, che ci induca al consumismo più sfrenato o che ci indirizzi verso un parco equilibrio, rimane un momento meraviglioso. L’aria si fa fredda, decine e decine di sbuffi ghiacciati si fanno pungenti, respirarli pizzica; l’acqua sui marciapiedi riluce delle luminarie di addobbi e vetrine, il suono meccanico di qualche nenia a tema s’appropria delle nostre labbra e le muove, senza che ci se ne renda conto, accompagnando i nostri passi.

Meravigliosi racconti di Natale,  di Josette Gontier - Einaudi ragazzi
Meravigliosi racconti di Natale, di Josette Gontier – Einaudi ragazzi

È meraviglioso di per sé, il Natale; a maggior ragione lo sono i racconti che ne parlano. Josette Gontier raccoglie e adatta per Einaudi Ragazzi quattordici leggende che ne narrano e ricostruiscono la storia, considerando la tradizione cristiana, rispolverando grandi classici, svelando curiosità e spaziando da un lato all’altro del mondo.

Per i nostri bimbi (dai 7 anni) ascoltare queste storie sarà certamente divertente e coinvolgente. Chi non si divertirebbe nell’imbattersi in dei troll ingordi e creduloni, chi non proverebbe un moto di nostalgia per quel tempo ormai lontano in cui gli animali parlavano e sulla Terra regnava la pace, chi non si commuoverebbe alla storia del piccolo ragno che, inviso da tutti, tesse una tela meravigliosa e calda per riparare il bambin Gesù dal freddo? Le illustrazioni sono di diverse mani ma tutte molto colorate e calde.

Meravigliosi racconti di Natale,  di Josette Gontier - Einaudi ragazzi
Meravigliosi racconti di Natale, di Josette Gontier – Einaudi ragazzi

Dopo averle lette assieme ai bambini, per esperienza posso dire che qualche mamma o qualche papà sbircerà tra i rami dell’abete casalingo alla ricerca del famoso ragnetto sperando di essere i fortunati a dargli asilo, e forse al dodicesimo rintocco della mezzanotte tenderà incautamente l’orecchio cercando di carpire qualche frase che gli animali si scambiano tra loro.

 

610-gpxjtgl-_sx334_bo1204203200_Titolo: Meravigliosi racconti di Natale
Autore: Josette Gontier
Editore: Einaudi Ragazzi
Dati: 2007, 84 pp., 8,50 €

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L’abete, Hans Christian Andersen

Un abete dall’attitudine contemporanea quello di cui ci narra Christian Andersen. La sua semplice storia trasmette ai bambini la dolcezza della parola narrata e al contempo il valore del rispetto per gli esseri viventi; agli adulti la struggente consapevolezza  di quella sensazione senza luogo e epoca del sentirsi legati al passato e proiettati verso il futuro, incatenati dall’incapacità di vivere il presente. L’abete è un giovane albero, frondoso e profumato, vive la sua fanciullezza nella speranza di divenire imponente come gli alberi adulti, vive nella insoddisfazione di sé anche quando è all’apice della sua bellezza e della sua esistenza, troneggiante al centro di un salone addobbato a festa, rimpiange il passato quando non può più goderne e anela a ciò che non conosce, sfuggendo il contingente.abete_andersen11

Dal 1844 centinaia di piccoli lettori si raccolgono sotto le ampie fronde dell’abete per ascoltarne la storia, ed essa è una tra le più commoventi di Andersen. La consiglio a tutti coloro che vogliano riscoprire l’intensità delle fiabe classiche.abete21

Questa edizione a cura di Interlinea è illustrata a colori da Antonio Ferrara, illustrazioni che si susseguono (forse proprio pensando allo scorrere del tempo) come si distribuirebbero delle carte da gioco e che delle carte da gioco ricordano l’aspetto. I semi, però, qui sono acquerelli e china dal tratto deciso e dai colori caldi e profondi.

51j86x3uwll-_sx375_bo1204203200_Titolo: L’abete
Autore: H. Christian Andersen
Editore: Interlinea
Dati: 2001, 31 pp., 5,00 €

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Una costellazione nata da un sogno

Brillano al buio le stelle di “Un grande sogno”.
Basta spegnere le luci e il gioco è fatto: decine di stelle brillanti popoleranno la copertina e le pagine di questa storia.

Con “Un grande sogno”, Felipe Ugalde si è aggiudicato il “Premio internazionale Compostela per albi illustrati” e se ne comprende il motivo sin dalle prime battute. “Era un piccoletto con grandi sogni”; si tratta di un coccodrillo, quello appartenente alla tradizione della mitologia Maya, che simboleggia la naturale tendenza degli esseri umani a tentare di lasciare un segno su questa terra, divenire memorabili, addirittura trasformarsi in stelle.

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Un grande sogno Felipe Ugalde – Kalandraka

A volte si cerca di raggiungere questo scopo divorando tutto ciò che si incontra lungo il nostro cammino, proprio come fa il coccodrillo protagonista di questa storia, noncuranti delle conseguenze, della giustezza o meno delle nostre azioni.
Si prova, si va a tentoni; nel dubbio si ingurgita tutto quanto possibile, metaforicamente, senza sapere né verso cosa si va, né come riuscire a ottenerlo. Si cresce.

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Un grande sogno Felipe Ugalde – Kalandraka

Felipe Ugalde (Messico, 1962) con i suoi acrilici dai colori morbidi e soffusi affronta il difficile tema delle manie di grandezza con leggerezza. Un coccodrillo che non riesce a darsi dei limiti ma che, per assurdo, suscita tenerezza ed empatia. I suoi goffi tentativi di divorare il mondo sembrano destinati a fallire, e invece dopo numerose svolte e disavventure, il coccodrillo riesce nel suo intento fino a diventare esso stesso parte integrante dell’universo. Ma come ci riesce?
Le pagine tinteggiate di verde, per la terra, e di blu, per il cielo, si susseguono ritmicamente e, lievemente, quasi senza darlo a vedere, ci accompagnano attraverso tradizioni mitologiche antichissime, ci guidano con metafore elaborate e coerenti lungo una strada che, molti, specie i bambini, si ritrovano a percorrere.

“Era un piccoletto […] ansioso di crescere, di diventare grande, di essere un che… non passa inosservato”.

Albo ricchissimo di elementi simbolici contiene anche gli strumenti (delle stelle fosforescenti adesive) per giocare a creare luminose costellazioni sul soffitto di casa.

9191xhtoilTitolo: Un grande sogno
Autore: Felipe Ugalde
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2009, 40 pp., € 15,00

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