Con i colori alla scoperta della bellezza della precisione e di quella del caso

C’è anche la ruota dei colori con le lenti colorate nel libro/quaderno di Emanuela Bussolati Pittori di tutti i colori in cui si insegnano le tecniche, i trucchi, i giochi per diventare artisti. È un libro destinato ai bambini, perché ogni bambino è per natura tale, ma, come diceva San Francesco d’Assisi “chi lavora con le mani, gli occhi e il cuore è un artista”, tutto sta a rispondere a una domanda che designa l’inizio della storia di un artista: “faccio una cosa bella o un gran pasticcio?”

Ecco, se si propendesse per la “cosa bella” sarebbe utile seguire i consigli di questo quaderno: intanto è essenziale imparare a guardare e educare il proprio sguardo alla scoperta delle cose belle che ovunque ci circondano. Anche oggetti semplici se colpiti da una determinata luce possono divenire belli, anche le bucce della cipolla possono tingere di uno splendido rosa le cose grigie. Con gli occhi si scorre lievemente su quello che ci circonda e si catturano i colori generati dalla luce del sole, con la mente, poi, si sceglie ciò che sarebbe bello riprodurre e su cui fantasticare.

Occorre poi creare una postazione di lavoro ampia e semplice in cui tenere le matite, la colla, la carta, i colori. E poi scoprire tutti i segreti che i colori nascondono ma sono impazienti di rivelare. I bambini scopriranno i colori del buio, quelli del giorno; sapranno che a volte i colori imbrogliano, che altre fanno magie, che la scienza ha un ruolo di rilievo nell’arte e che conoscendone alcuni tratti si può giocare con la fantasia sentendosi anche un po’ magici.immagine

Le pagine girano sugli anelli e si legge di tutto quello che possono fare le mani (il primo degli strumenti di un artista): esse possono schiacciare, strappare, misurare. Le mani di un artista, specie di un bimbo artista, imparano persino a vedere.

Non è un caso se questo quaderno è definito “un agile manualetto utile a tutta la famiglia”; io stessa ho trovato in esso consigli e spunti preziosi, dati, peraltro, con chiarezza e simpatia. Condivido la definizione in pieno e, nonostante l’indicazione in copertina suggerisca che sia un libro adatto ai bambini dai 7 anni in su, ne consiglio l’utilizzo in ambito didattico anche alle maestre della scuola dell’infanzia.

51evsqmhprl-_sx351_bo1204203200_Titolo: Pittori di tutti i colori
Autore: Emanuela Bussolati
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 48 pp., 9,90 €

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Dell’accordo tra l’uomo e la natura resta l’immagine struggente di una casa in rovina sull’altura

La casa sull'atura di Simone Massi, Nino De vita - 2011 Orecchio acerbo
La casa sull’atura di Simone Massi, Nino De vita – 2011 Orecchio acerbo

La casa sull’altura è abbandonata. Da lontano non si direbbe. Poi, a guardar bene, ci si accorge che i campi sono ormai a saggina e gli unici frutti che potrebbero essere raccolti sono i fichi d’india.

Siamo in Sicilia? Potrebbe darsi da come sembra riluca il sole sul tratto in bianco e nero di Simone Massi. Solo certi raggi di sole sono capaci di farlo, come lo farebbero sulla striatura argentea di una lumaca.

Ma la campagna è campagna ovunque, in Sicilia come nelle Marche, in Calabria come in Sardegna, in Italia come in Russia (e non a caso il libro è già stato edito in Russia, cercato e accolto con grande passione). Non dovevo leggere la postfazione di Goffredo Fofi, non dovevo farlo perché adesso non posso fare a meno di condividere il suo punto di vista e di scoprirlo assolutamente in linea con il mio. Cita Pasolini, Silone, cita Levi e Kapuscinski e radica la sua lettura nel principio dell’accordo perduto e tradito tra uomo e natura.

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La casa sull’atura di Simone Massi, Nino De vita – 2011 Orecchio acerbo

La casa dell’altura ha un tetto di legno e di tegole, una stanza, una cucina in cui troneggia la nicchia con la Madonna, luogo del raccoglimento, dei numi tutelari, della preghiera. Il letto con la testata di ferro battuto, le sedie impagliate sistemate dallo scorrere del tempo e dalle folate di vento come se ci fosse un disegno, vicino alla finestra e alla luce. Immagino i bimbi, ginocchia sull’impagliatura, gomiti sul davanzale, occhi alla valle in attesa del ritorno dei genitori.

La casa sull’altura è abbandonata, i proprietari si sono trasferiti in città, ma qualcuno vi trova ancora rifugio e conforto. Gli animali, molti solo di passaggio, alcuni per tutto l’anno, come i ragni, vivono lì. Un giorno arriva di corsa, segnando l’erba del passo veloce, un bambino; e gli animali sperano che sia arrivato per restare. La loro sintonia dura due settimane, poi il bimbo, improvvisamente, così come era arrivato, torna sui suoi passi, per non fare più ritorno.

La casa sull'atura di Simone Massi, Nino De vita - 2011 Orecchio acerbo
La casa sull’atura di Simone Massi, Nino De vita – 2011 Orecchio acerbo

Le tavole si leggono assieme ma potrebbero raccontare ciascuna la propria storia. Le parole si legano alle illustrazioni e ritmicamente le cantano. Incontrare il siciliano dei versi di De Vita in chiusura, poi, è un ritorno, un ritorno proprio a quei sentimenti universali che in ogni campagna imperano.

La casa sull'atura di Simone Massi, Nino De vita - 2011 Orecchio acerbo
La casa sull’atura di Simone Massi, Nino De vita – 2011 Orecchio acerbo

Ho letto la postfazione.
Avrei dovuto abbandonarmi allo sgomento profondo che mi ha attanagliato lo stomaco dinanzi alla forza struggente della disperazione fanciulla. La disperazione di un bambino è simile solo ad altri due tipi di disperazione: quella dei vecchi e quella degli animali. Gli occhi si riempiono di cose mai o già viste; si riempiono di rimpianti e solitudine, smarrimento e senso di inadeguatezza, e parlano ma in un linguaggio a noi esseri del limbo, in cui la fanciullezza è distante e la vecchiaia altrettanto, assolutamente incomprensibile. Laddove degli animali comprendono, noi piangeremmo; laddove degli animali si entusiasmano, noi avremmo il bisogno di organizzare e dare forma alle cose e ai propositi. Laddove gli animali si lasciano andare al senso (profondo) e distruttivo della disperazione, noi cercheremmo la mediazione e di tutto questo resteremmo feriti, ripiegati su noi stessi, sradicati. Foglie accartocciate sul pavimento ormai in rovina di una vecchia casa di campagna.

31ni3yyviql-_bo1204203200_Titolo: La casa sull’altura
Autori: Nino De Vita e Simone Massi (ill.)
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 68 pp., 16,50 €

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Il cernadillo, il canodocchia e altri 4094 animali meravigliosi

Quanti animali fantastici può generare un unico libricino cartonato a spirale? Non meno di 4096, perché tante sono le combinazioni possibili dinanzi alle quali potremo meravigliarci grazie agli studi del professor Revillod, figura ancora impareggiata della scienza moderna.

Fatta eccezione per alcune pagine introduttive, che ben sottolineano il valore scientifico del testo, e per quelle conclusive, tutte le altre pagine di questo bestiario sono divise in tre parti da due tagli longitudinali grazie ai quali animali a noi noti, e dei quali non fatichiamo a immaginare le fattezze, danno vita e luogo ad altre bestie straordinarie; immaginarie si potrebbe dire, se non si parlasse di un bestiario a firma autorevole.

Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos
Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos

Il libricino diverte e ammalia sin dalla prefazione del Professor Revillod. «Attraversando terre e mari ignoti, risalendo vette sconosciute ed esplorando gli abissi più profondi, calcando strade ferrate e librandomi su palloni aerostatici, sempre ho seguito, inalterabile, una stella polare: la frase in esperanto che, orgogliosa, campeggia nell’emblema dell’Università di Bratislava, La Scienco, torco kaj grido da Homaro. Sì, la Scienza, fiaccola e guida dell’Umano genere, faro di progresso e civilizzazione, è stata il messaggio che ho bramato diffondere in quelle terre laddove abbisognava la mia missione. Possa il lettore trarre beneficio da questo lascito che dispongo per i posteri».

Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos
Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos

È la stessa premessa da cui prende le mosse Borges, il quale descrive con l’ausilio dei sensi e della memoria immaginativa animali straordinari, generando una zoologia fantastica, una scienza enciclopedica che fa uso di parole e immagini tanto più realistiche quanto più distanti da referenti reali. «L’unicorno è il primo degli animali quadrupedi. Ha il corpo di cervo, coda di bue e testa di cavallo; il corno che gli cresce in testa è fatto di carne. Non calpesta i pascoli verdi e non fa male a nessuna creatura; la sua apparizione è presagio della nascita di un virtuoso. Mille anni è il termine naturale della sua vita». (Borges, L’unicorno cinese).

Proporre il fantastico conferendogli tono e valore di realtà è il filo conduttore di tutto questo Bestiario universale: dal testo al paratesto, dall’impaginazione alle illustrazioni (incisioni che si ispirano ai manuali di zoologia sistematica del XIX secolo e dall’impronta dureriana).

Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos
Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren -Logos

Allo stesso modo (intendo con la stessa nostra meraviglia), un esploratore quale Marco Polo reagisce dinanzi alle creature straordinarie in cui si imbatte nell’odierna regione dello Yunnan, popolata al tempo da esseri meravigliosi e spaventosi al contempo. Draghi dalla testa di topo. Serpenti con zampe da leone… Gli esseri che Marco descrive sono collage di parti di animali reali, esistenti e riconoscibili, esattamente come nel bestiario del Professor Revillod. Gli elementi di realtà, quindi, prima scomposti e poi ricombinati assieme danno vita allo straordinario e all’immaginifico.

E divertono. Divertono moltissimo. L’invenzione è originale e s’aggrappa a radici classiche  dando luogo a un gioco umoristico fatto di immagini ma anche di parole, perché non solo gli animali si creano ma anche le loro definizioni “scientifiche”.

Descriverlo non basta, questo video rende l’idea. Per chi agli animali preferisse le piante un libro: illuminante come il lampo del verde licodopio.

515erv9fjcl-_sy353_bo1204203200_Titolo: Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale
Autore: Miguel Murugarren
Editore: Logos
Dati: 2010, 40 pp., 14,00 €

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Quanti animali fantastici può generare un unico libricino cartonato a spirale? Non meno di 4096, perché tante sono le combinazioni possibili dinanzi alle quali potremo meravigliarci grazie agli studi del professor Revillod, figura ancora impareggiata della scienza moderna.

Fatta eccezione per alcune pagine introduttive, che ben sottolineano il valore scientifico del testo, e per quelle conclusive, tutte le altre pagine di questo bestiario sono divise in tre parti da due tagli longitudinali grazie ai quali animali a noi noti, e dei quali non fatichiamo a immaginare le fattezze, danno vita e luogo ad altre bestie straordinarie; immaginarie si potrebbe dire, se non si parlasse di un bestiario a firma autorevole.

Il libricino diverte e ammalia sin dalla prefazione del Professor Revillod. «Attraversando terre e mari ignoti, risalendo vette sconosciute ed esplorando gli abissi più profondi, calcando strade ferrate e librandomi su palloni aerostatici, sempre ho seguito, inalterabile, una stella polare: la frase in esperanto che, orgogliosa, campeggia nell’emblema dell’Università di Bratislava, La Scienco, torco kaj grido da Homaro. Sì, la Scienza, fiaccola e guida dell’Umano genere, faro di progresso e civilizzazione, è stata il messaggio che ho bramato diffondere in quelle terre laddove abbisognava la mia missione. Possa il lettore trarre beneficio da questo lascito che dispongo per i posteri».

È la stessa premessa da cui prende le mosse Borges, il quale descrive con l’ausilio dei sensi e della memoria immaginativa animali straordinari, generando una zoologia fantastica, una scienza enciclopedica che fa uso di parole e immagini tanto più realistiche quanto più distanti da referenti reali.«L’unicorno è il primo degli animali quadrupedi. Ha il corpo di cervo, coda di bue e testa di cavallo; il corno che gli cresce in testa è fatto di carne. Non calpesta i pascoli verdi e non fa male a nessuna creatura; la sua apparizione è presagio della nascita di un virtuoso. Mille anni è il termine naturale della sua vita». (Borges, L’unicorno cinese).

Proporre il fantastico conferendogli tono e valore di realtà è il filo conduttore di tutto questo Bestiario universale: dal testo al paratesto, dall’impaginazione alle illustrazioni (incisioni che si ispirano ai manuali di zoologia sistematica del XIX secolo e dall’impronta dureriana).

Allo stesso modo (intendo con la stessa nostra meraviglia), un esploratore quale Marco Polo reagisce dinanzi alle creature straordinarie in cui si imbatte nell’odierna regione dello Yunnan, popolata al tempo da esseri meravigliosi e spaventosi al contempo. Draghi dalla testa di topo. Serpenti con zampe da leone… Gli esseri che Marco descrive sono collage di parti di animali reali, esistenti e riconoscibili, esattamente come nel bestiario del Professor Revillod. Gli elementi di realtà, quindi, prima scomposti e poi ricombinati assieme danno vita allo straordinario e all’imaginifico.

E divertono. Divertono moltissimo. L’invenzione è originale e s’aggrappa a radici classiche dando luogo a un gioco umoristico fatto di immagini ma anche di parole, perché non solo gli animali si creano ma anche le loro definizioni “scientifiche”.

Descriverlo non basta, questo video rende l’idea.

Storie sotto l’albero

Il Natale, che lo si senta o meno, che lo si ammanti di spirito cristiano, che lo si investa di brio pagano, che ci induca al consumismo più sfrenato o che ci indirizzi verso un parco equilibrio, rimane un momento meraviglioso. L’aria si fa fredda, decine e decine di sbuffi ghiacciati si fanno pungenti, respirarli pizzica; l’acqua sui marciapiedi riluce delle luminarie di addobbi e vetrine, il suono meccanico di qualche nenia a tema s’appropria delle nostre labbra e le muove, senza che ci se ne renda conto, accompagnando i nostri passi.

Meravigliosi racconti di Natale,  di Josette Gontier - Einaudi ragazzi
Meravigliosi racconti di Natale, di Josette Gontier – Einaudi ragazzi

È meraviglioso di per sé, il Natale; a maggior ragione lo sono i racconti che ne parlano. Josette Gontier raccoglie e adatta per Einaudi Ragazzi quattordici leggende che ne narrano e ricostruiscono la storia, considerando la tradizione cristiana, rispolverando grandi classici, svelando curiosità e spaziando da un lato all’altro del mondo.

Per i nostri bimbi (dai 7 anni) ascoltare queste storie sarà certamente divertente e coinvolgente. Chi non si divertirebbe nell’imbattersi in dei troll ingordi e creduloni, chi non proverebbe un moto di nostalgia per quel tempo ormai lontano in cui gli animali parlavano e sulla Terra regnava la pace, chi non si commuoverebbe alla storia del piccolo ragno che, inviso da tutti, tesse una tela meravigliosa e calda per riparare il bambin Gesù dal freddo? Le illustrazioni sono di diverse mani ma tutte molto colorate e calde.

Meravigliosi racconti di Natale,  di Josette Gontier - Einaudi ragazzi
Meravigliosi racconti di Natale, di Josette Gontier – Einaudi ragazzi

Dopo averle lette assieme ai bambini, per esperienza posso dire che qualche mamma o qualche papà sbircerà tra i rami dell’abete casalingo alla ricerca del famoso ragnetto sperando di essere i fortunati a dargli asilo, e forse al dodicesimo rintocco della mezzanotte tenderà incautamente l’orecchio cercando di carpire qualche frase che gli animali si scambiano tra loro.

 

610-gpxjtgl-_sx334_bo1204203200_Titolo: Meravigliosi racconti di Natale
Autore: Josette Gontier
Editore: Einaudi Ragazzi
Dati: 2007, 84 pp., 8,50 €

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L’abete, Hans Christian Andersen

Un abete dall’attitudine contemporanea quello di cui ci narra Christian Andersen. La sua semplice storia trasmette ai bambini la dolcezza della parola narrata e al contempo il valore del rispetto per gli esseri viventi; agli adulti la struggente consapevolezza  di quella sensazione senza luogo e epoca del sentirsi legati al passato e proiettati verso il futuro, incatenati dall’incapacità di vivere il presente. L’abete è un giovane albero, frondoso e profumato, vive la sua fanciullezza nella speranza di divenire imponente come gli alberi adulti, vive nella insoddisfazione di sé anche quando è all’apice della sua bellezza e della sua esistenza, troneggiante al centro di un salone addobbato a festa, rimpiange il passato quando non può più goderne e anela a ciò che non conosce, sfuggendo il contingente.abete_andersen11

Dal 1844 centinaia di piccoli lettori si raccolgono sotto le ampie fronde dell’abete per ascoltarne la storia, ed essa è una tra le più commoventi di Andersen. La consiglio a tutti coloro che vogliano riscoprire l’intensità delle fiabe classiche.abete21

Questa edizione a cura di Interlinea è illustrata a colori da Antonio Ferrara, illustrazioni che si susseguono (forse proprio pensando allo scorrere del tempo) come si distribuirebbero delle carte da gioco e che delle carte da gioco ricordano l’aspetto. I semi, però, qui sono acquerelli e china dal tratto deciso e dai colori caldi e profondi.

51j86x3uwll-_sx375_bo1204203200_Titolo: L’abete
Autore: H. Christian Andersen
Editore: Interlinea
Dati: 2001, 31 pp., 5,00 €

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Una costellazione nata da un sogno

Brillano al buio le stelle di “Un grande sogno”.
Basta spegnere le luci e il gioco è fatto: decine di stelle brillanti popoleranno la copertina e le pagine di questa storia.

Con “Un grande sogno”, Felipe Ugalde si è aggiudicato il “Premio internazionale Compostela per albi illustrati” e se ne comprende il motivo sin dalle prime battute. “Era un piccoletto con grandi sogni”; si tratta di un coccodrillo, quello appartenente alla tradizione della mitologia Maya, che simboleggia la naturale tendenza degli esseri umani a tentare di lasciare un segno su questa terra, divenire memorabili, addirittura trasformarsi in stelle.

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Un grande sogno Felipe Ugalde – Kalandraka

A volte si cerca di raggiungere questo scopo divorando tutto ciò che si incontra lungo il nostro cammino, proprio come fa il coccodrillo protagonista di questa storia, noncuranti delle conseguenze, della giustezza o meno delle nostre azioni.
Si prova, si va a tentoni; nel dubbio si ingurgita tutto quanto possibile, metaforicamente, senza sapere né verso cosa si va, né come riuscire a ottenerlo. Si cresce.

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Un grande sogno Felipe Ugalde – Kalandraka

Felipe Ugalde (Messico, 1962) con i suoi acrilici dai colori morbidi e soffusi affronta il difficile tema delle manie di grandezza con leggerezza. Un coccodrillo che non riesce a darsi dei limiti ma che, per assurdo, suscita tenerezza ed empatia. I suoi goffi tentativi di divorare il mondo sembrano destinati a fallire, e invece dopo numerose svolte e disavventure, il coccodrillo riesce nel suo intento fino a diventare esso stesso parte integrante dell’universo. Ma come ci riesce?
Le pagine tinteggiate di verde, per la terra, e di blu, per il cielo, si susseguono ritmicamente e, lievemente, quasi senza darlo a vedere, ci accompagnano attraverso tradizioni mitologiche antichissime, ci guidano con metafore elaborate e coerenti lungo una strada che, molti, specie i bambini, si ritrovano a percorrere.

“Era un piccoletto […] ansioso di crescere, di diventare grande, di essere un che… non passa inosservato”.

Albo ricchissimo di elementi simbolici contiene anche gli strumenti (delle stelle fosforescenti adesive) per giocare a creare luminose costellazioni sul soffitto di casa.

9191xhtoilTitolo: Un grande sogno
Autore: Felipe Ugalde
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2009, 40 pp., € 15,00

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Koko, il regalo nero

1976, Suriname. Una visita a un paese straniero da parte di uno scrittore olandese che vorrebbe  tramutarsi nella scelta di una vita, in casa. La scoperta crudele di quanto ancora gli abitanti di quel paese soffrano la schiavitù e siano quindi insofferenti alla presenza dell’uomo bianco, discendente proprio dagli schiavisti, che sarebbe come sale su ferite ancora scoperte nel momento in cui decidesse di stabilirsi lì.

Questo il contesto in cui prende forma l’idea e la storia di Maria, protagonista de Il regalo nero di Dolf Verroen. Quando l’autore, che ho incontrato e che si è rivelato un simpatico e pimpante ottantenne, mi racconta che il proprio editore olandese si disse convinto che Il regalo nero non fosse un libro per bambini non mi stupisco ma non ne condivido assolutamente il parere. Questo per una ragione semplice: sono convinta che se i protagonisti di una storia sono dei bambini, specie se la storia è narrata proprio dalla loro voce, allora ciò che narrano non può che essere adatto alla lettura da parte dei bambini. Anche, e soprattutto, se raccontano orrori, momenti bassi della storia dell’umanità quali possono essere la schiavitù, appunto, o l’olocausto, per esempio.

Maria, bimba dodicenne, ricca e bianca riceve in regalo, il giorno del suo compleanno, un dono speciale: uno schiavo nero, un bimbo anch’esso. Con spontanea leggerezza non si cura di nascondere il proprio punto di vista e le proprie attitudini e parla, racconta come non lesini le frustate se Koko non è abbastanza svelto o sollecito. La stampa tedesca ha criticato l’assenza, in questa storia, di una assunzione di responsabilità chiara, mentre in Olanda molti hanno reagito con rabbia a questo libro che narra la crudeltà degli olandesi. L’autore fa spallucce: è la verità. Come ci si può arrabbiare dinanzi alla verità?

Certo questa storia fatta di 40 pensieri, tutti di Maria, non tutti crudeli come a uno spettatore/lettore esterno potrebbero sembrare a una prima, empatica, lettura, racconta l’assurdo della normalità, normalità in cui anche le cose più ingiuste possono divenire abitudine. Lo stile è quello dell’intimo pensiero. Scorre fluido nonostante all’apparenza richieda più impegno di lettura per il suo essere assimilabile alla poesia, per la struttura che lo caratterizza, più che alla prosa.

Molto c’è dell’autore nei pensieri di questa bambina figlia della sua cultura e prigioniera dell’educazione che le è stata impartita. Dolf Verroen risponde alla domanda di una bambina del pubblico, domanda di una semplicità disarmante: Come si sia sentito scrivendo il libro. “È stato come assistere a un miracolo – risponde l’autore – giacché il libro è nato senza difficoltà, come se fosse già tutto scritto nella mia mente”; e forse è in questo tenero miracolo, in questa comunione tra i pensieri dell’autore e quelli della piccola protagonista, che s’innesta la radice di questo stile efficace ed elegante.

Le azioni di Maria inducono il lettore all’indignazione: perché agisce così crudelmente? E poi allo smarrimento: è la stessa bambina che consola la madre, che si preoccupa con sincerità, che cerca di proteggere il padre? Semplicemente Maria è una bambina e come tutti i bambini ha in sé una buona dose di dolcezza e tenerezza, così come di crudeltà.

Koko ha gli occhi persi nel vuoto,
come se guardasse qualcosa che non c’è.
Mi irrita.
Così mi sono arrabbiata.
«Che cosa guardi?»
Non ha risposto.
Mi sono arrabbiata ancora di più.
Per poco non l’ho frustato.

Koko, il regalo nero, ha una sola libertà: quella del suo sguardo. E ci commuove, la sua ostinazione di bambino nutre il nostro spirito.

 

verroencoverperstampacopiaTitolo: Il regalo nero
Autore: Dolf Verroen
Editore: Beisler
Dati: 2010,  65 pp., 10,50 €

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I fratelli Lumière e la straordinaria invenzione del cinema

“Spesso sono stato insignito del titolo di inventore. Forse di fatto lo sono, ma né più né meno di tutti coloro che pensano… e non restano inattivi”
Louis Lumière

Le voci di due bambini, due fratelli, ci svelano sogni entusiasti, aspettative brillanti, un brio e un’allegria che a stento nascondono un’originale inventiva. “Faremo grandi cose!” dicono senza troppa modestia, “faranno grandi cose!”, pensiamo mentre ne apprezziamo la verve. E grandi cose le faranno eccome, visto che i due fratellini in questione altri non sono che i fratelli Lumière e che ci stanno per raccontare la straordinaria invenzione del cinema.

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prima locandina Cinema Lumière

Il cinema che prima di diventare tale, di acquisire lo status di settima arte, le arti le attraversa tutte e da ciascuna trae insegnamento. Il papà di Auguste (voce narrante di questo libro illustrato) e Louis Jean, Antoine Lumière, nutre i due ragazzi di fantasia e intraprendenza. Un po’ sventato e poco accorto negli affari non si risparmia quando c’è da sperimentare. Sollecita i bambini a imparare e li fa familiarizzare con la fotografia, che era il suo mestiere. È questo il primo passo dei fratelli Lumière verso il cinema; sperimenteranno molto e saranno sempre alle prese con i più straordinari congegni del loro tempo (le lanterne magiche, per esempio) ma credo che qualcosa nel loro destino fosse già scritto, fosse già scritto nel loro nome, Lumière, che significa “luce”.

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Fratelli Lumière

Intanto, mentre seguiamo i progressi dei due geniali fratelli, Luca Novelli, autore di questa straordinaria storia, ci fornisce delle informazioni curiose e utili su ciò che accadeva nel campo della fotografia e  in generale di tutto ciò che avesse a che vedere con la riproduzione delle immagini: scopriamo quindi che, nonostante il suo iniziale successo, il tachiscopio di Ottomar Anschütz, messo addirittura in commercio dalla Siemens, non avrà molto successo; e scopriamo come fosse acre la rivalità tra i fratelli Lumière e Edison, una rivalità tra continenti, l’Europa e l’America, rappresentata dalla battaglia tra cinematografo e kinetoscopio.

Alla fine del 1800 l’idea era nell’aria. Già Reynaud con il suo teatro ottico e i suoi cartoni animati attirava centinaia (!) di spettatori; molti sono incuriositi dal kinetoscopio di Edison; I Lumière sono a un passo dal loro lampo di genio. Dopo mesi di esperimenti (e fallimenti) nell’estate del 1894, Louis comincia a girare la sua prima opera e lo fa riprendendo l’uscita delle operaie dal loro stabilimento, in cui producevano pellicola fotografica; è il primo documentario della storia. La macchina inventata da Louis sembra una macchina da cucire e funziona a manovella, ma è anche reversibile, funge da proiettore e… proietta!51kgeici9l

Così, un sabato pomeriggio e precisamente il 28 dicembre 1895, per la prima volta nella storia un pubblico pagante assisterà al crollo di un muretto, all’uscita delle operaie dalla fabbrica e alla disavventura di un giardiniere che si bagna da capo a piedi per lo scherzo tiratogli da un giovane collaboratore (L’Arroseur arrosé). È la data di nascita del cinema e questa storia si avvia alla sua conclusione; ma il libro continua con un dizionarietto e dei consigli per apprendisti cineasti.

Al libro è allegato anche un dvd (Rai Trade, Rai Edu) con la puntata di Lampi di genio dedicata ai fratelli Lumière, assaggi dei primi filmati e di ciò che è venuto prima del cinema: lanterne magiche, prassinoscopio, story board, chroma key…

lumiere-cop_g1Titolo: I fratelli Lumière. La straordinaria invenzione del cinema
Autore: Luca Novelli
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 128 pp., 19,90 € (con dvd, ed. speciale)

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Molti dalle risate piansero

Il Grande Alfredo, di Spider - Orecchio acerbo

Sfoglio l’albo di Spider (Il Grande Alfredo edito da Orecchio Acerbo) e mi pare di guardare attraverso il rotoscopio di Fleischer: gli anni trenta dell’animazione americana si muovono e prendono vita tra le mie mani. È una magia, è il clown Koko che ha acquistato colore e si muove su di un palcoscenico, sulla pedana di un circo. Mi sembra quasi di sentire gli “oh!” rapiti degli astanti. Poi il click clack dell’alternarsi delle diapositive si attenua e al bianco e nero del clown Koko si sostituiscono i colori brillanti e vivi del Grande Alfredo, la pellicola diviene pagina stampata, la visione nata dal lieto incontro tra la mia memoria e il tratto di Spider è svanita ma continuo a restare invaghita, sono ammaliata.

Il Grande Alfredo, di Spider - Orecchio acerbo
Il Grande Alfredo, di Spider – Orecchio acerbo

Il Grande Alfredo è un genio? Non lo so, di certo è unico e di certo, nonostante la sua spericolata e incauta tendenza a mettere a repentaglio la propria vita lanciandosi in spettacolari imprese, ha un dono altrettanto singolare: la capacità di reagire alle disgrazie (anche quelle cui non sembra esserci rimedio) con il sorriso. Un sorriso che non rimane allegramente confinato sulla sua larga bocca rosso ciliegio, ma che il Grande Alfredo cerca, nei modi a lui familiari, di suscitare anche negli altri, prima mescolandolo allo stupore causato dalle sue mirabolanti e acrobatiche imprese e poi, quando dopo due tremendi incidenti è paralizzato dalla testa in giù, facendo ricorso alle barzellette, perché sa che la propria felicità non potrà mai essere completa senza quella degli altri.

Il Grande Alfredo, di Spider - Orecchio acerbo
Il Grande Alfredo, di Spider – Orecchio acerbo

Il pubblico, che conosce la sua simpatia, non lo abbandona mai, ma c’è da dire che le barzellette, anche quelle più spiritose, alla lunga stancano se non ce ne sono di nuove da raccontare. Così il Grande Alfredo, a corto di idee, chiede aiuto proprio ai suoi sostenitori e chiede loro di inviargli delle barzellette. Ne riceverà moltissime e alcune talmente divertenti da scioglierlo, letteralmente, dalle risate: tutti i terribili nodi causati dalle ferite svanisco risata dopo risata, non importa quanto intricati siano.

Di Spider (Daniele Melani) sono sia le illustrazioni che il testo di questo splendido albo. L’unico suo, trascurabile, neo, specchio di una tendenza comune a molti altri, è la mancanza di un dialogo che sia profondo tra testo e illustrazione. E non nel senso cui eravamo abituati, cioè a scapito delle illustrazioni. È come se ci si trovasse ad assistere a una conversazione tra una novella sposa e la suocera: il tono è educato e misurato ma manca della profondità conferita allo scambio dalla spontaneità. Questo avviene perché Spider si fa portatore di un, a mio parere, giusto principio: il voler restituire alle illustrazioni il senso comunicativo e narrativo che effettivamente è loro proprio. Troppo spesso si guardano di sfuggita, troppo spesso si considerano un corollario al testo che riveste invece un ruolo significativo e significante. In questo tentativo di fiera rivalsa, però, si legge un certo senso di vendetta nei confronti delle parole, un sottile gusto a sottolinearne il loro essere, per questa volta, marginali. Largo quindi ai colori e ai sorrisi.

spider_grande_alfredo_copertina1Titolo: Il Grande Alfredo
Autore: Spider
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2010,  48 pp., 15,00 €

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Il Grande Alfredo sta ancora raccogliendo barzellette; se ne conoscete qualcuna e volete inviargliela, questo è il suo indirizzo: ilgrandealfredo@gmail.com, per contraccambiare vi invierà quella che l’ha fatto guarire dal ridere.

Per ogni lettera una bambina, per ogni bambina una visione

Quando il titolo di una storia o di un libro termina con un punto di domanda la risposta può essere cercata solo e soltanto nelle sue pagine. E infatti pagina dopo pagina, esattamente due per ogni lettera dell’alfabeto, Nikolaus Heidelbach risponde all’apparentemente semplice questione: “Cosa fanno le bambine?”

Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach - Donzelli
Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach – Donzelli

Un abecedario dunque, che apre delle vere e proprie finestre sul mondo affatto candito delle bimbe dalla A di Amelia alla Z di Zoe.  Heidelbach (uno degli illustratori più brillanti della scena contemporanea europea) ha dichiarato di aver imparato da Sendak, del famoso Paese dei mostri selvaggi, da Ungerer e Gorey, che nella letteratura per ragazzi non ci sono limiti di sorta: indecenza, impertinenza, brutalità sono aspetti ineliminabili. Partendo quindi da questo presupposto (per non volergli dare il tono della “lezione”, sebbene sia plausibile) struttura un alfabeto molto originale: ogni lettera corrisponde al nome di una bambina; sulla pagina a sinistra testi laconici e in apparenza piatti si limitano a dirci che cosa quella bimba stia facendo: Brigida esce, Miriam riceve visite, Flora dorme bene. Sulla pagina a destra alla linearità del testo corrisponde un’arte composita ma al contempo esplicita che non assume il tono della morale, anzi se ne discosta con decisione, e lascia libero sfogo alla fantasia, alla trasgressione, senza rischiare di essere ingabbiati in prospettive di edulcorazione che sono tipiche solo del nostro fasullo mondo di adulti e che nulla hanno a che spartire con quello dei bambini.

Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach - Donzelli
Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach – Donzelli

Le illustrazioni sono colorate e intense. Deliziose e originali tratteggiano sogni, angosce, incubi, dolci realtà, simpatiche infrazioni, buffe trovate.

La lettura di questo albo necessita di un approccio che tenga in stretta connessione il testo e le immagini: esplorare le immagini è necessario perché sono dense di piccoli elementi a volte descrittivi e altre simbolici; la lettura esplorativa di queste ultime certamente darà pieno spazio ai voli pindarici dell’interpretazione, per questo leggere le poche parole di corredo riporta alla semplice domanda iniziale, chiave di lettura e volta: Cosa fanno le bambine?

62bb6d57d62f0fd4ea2eb536747e8677_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: Cosa fanno le bambine?
Autore: Nikolaus Heidelbach
Editore: Donzelli
Dati: 2010, 60 pp., 19,50 €

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