Un Pulcinella squattrinato, un leone ammansito, una zingara magica

Henri Rousseau non si faceva abbattere dalle critiche e non si lasciava distrarre dalla naturalezza e dalla semplicità della sua esistenza. Maestro del colore, maestro soprattutto del verde, era una creatura imperfetta: non riusciva a dipingere i piedi degli uomini e delle donne che ritraeva. Per questa ragione li nascondeva sempre nell’erba. Gli altri (esseri miseri nella loro perfezione) ridevano di lui, affermavano che fosse privo di talento e tecnica. Henri Rousseau era una creatura imperfetta e, quindi, un artista straordinario.

Rousseau, Il ballo popolare

Pinin Carpi scelse i suoi quadri per illustrare una storia avventurosa in cui le invenzioni narrative del cantastorie si intersecano perfettamente con quelle pittoriche dell’artista. Pinin comincia lasciando la parola proprio a un vero cantastorie, di quelli che si esibivano in piazza, magari accompagnati da strumenti musicali e pannelli dipinti; a ben guardare lo si scorge dietro al girotondo di uomini e donne, mentre, attorniato di bambini, canta. Ha un vestito da Pulcinella, siamo a Parigi, e i berretti rossi a punta dei rivoluzionari lo dimostrano, il quadro si chiama Il ballo popolare e in atto c’è una festa, la più importante e colorata: è l’anniversario della rivoluzione.

La storia che Nello Pulci (questo è il nome del cantastorie) si appresta a raccontare, però, non si svolge in Francia. Ha luogo in posti esotici e lontani, nella giungla, nel deserto, e narra delle peripezie che due fratelli, Bantu e Zulù, devono affrontare per salvare la vita della sorella malata. Lungo il cammino che porta alla sorgente dell’acqua miracolosa che potrebbe salvare la fanciulla, i due si imbattono in leoni, tigri e pantere, ma non in serpenti, semmai in sergenti!, perché una delle bimbe del pubblico i serpenti li detesta e Nello Pulci non vuole certo impressionarla. I due rischiano la vita a causa di quelle fiere affamate ma in loro soccorso interviene una zingara capace di ammansire i leoni, solitaria, magica.

Rousseau - Zingara addormentata, (1897) Museum of Modern Art di New Y
Rousseau – Zingara addormentata, (1897) Museum of Modern Art di New York
Rousseau, Sera di Carnevale 1886

Non vi svelerò il finale di questa storia; ci tengo però a svelarvi un po’ di più in merito a Nello Pulci, perché ai cantastorie si dedica sempre poco spazio, nonostante senza di essi non avremmo le fiabe. Era Carnevale, dunque, e tra una rima e l’altra Nello Pulci racconta un po’ di sé. I suoi detti e non detti, le sue mezze parole trovano riscontro nella descrizione di Pinin: “Nello era allegro come un fringuello. Però non era che un pulcinella, e perciò era povero; difatti aveva un vestito solo, quello da pulcinella. E poi avrebbe voluto trovare una ragazza che andasse in giro con lui a cantare le sue storie. Insomma, benché fosse allegro, era triste: questo era il suo segreto, che era un segreto di pulcinella”.

Ognuno ha diritto ai sogni e spesso, se sono dolci, i sogni si realizzano; grazie allora da parte nostra a Rousseau che ci tramanda un ritratto di Nello Pulci mentre tranquillo e felice nel chiaro di luna passeggia sottobraccio a una bella Colombina.

Pinin Carpi ha un talento raro, per questo vi invito a non far mancare le sue storie ai vostri bambini: quello di dar voce proprio ai suoi lettori ideali. In questa storia, per esempio, i protagonisti sono adulti. Sono uomini e donne, animali selvaggi. Eppure è la voce curiosa e cristallina dei bimbi che ne tiene le fila e senza di essa e delle sue indicazioni probabilmente non esisterebbe, oppure non sarebbe così bella.

41npblikbl-_bo1204203200_Titolo: Rousseau. La zingara della giungla
Autore: Pinin Carpi
Editore: Piemme (collana L’arte per i bambini)
Dati: 2008, 35 pp., 12,00 €

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Un inventario straordinario che incita alla meraviglia

Lo guardiamo ogni giorno, il nostro gatto; lo osserviamo talvolta, quando è impegnato a giocare con oggettini che nessun altro essere degnerebbe d’attenzione; è di famiglia, lo conosciamo bene; eppure, quando lo incrociamo nella pagina a lui dedicata di questa magnifica enciclopedia visiva, ci sembra un essere straordinario, un animale da manuale, talmente degno d’attenzione da essere incluso in un raffinato inventario: diventa il Felis catus, classe mammiferi, cacciatore eccezionale dall’agile andatura capace di orientarsi nella penombra.

Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo
Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo

Nonostante l’altisonanza della denominazione scientifica in latino, Emmanuelle Tchoukriel lo ritrae intento a giocherellare pancia all’insù con una farfalla. Si tratta pur sempre della specie cui appartiene il nostro caro gatto…

L’albo in questione è un Inventario illustrato degli animali in cui anche i testi di Virginie Aladjidi, impressi sulla pagina come un’impronta, illustrano:  senza invadenza, forniscono elementi utili a collocare gli animali nel proprio spazio geografico, a svelarci le abitudini di ciascuna specie, aggiungendo dettagli e curiosità: non sapevamo che l’Erinaceus europaeus (il riccio) avesse addirittura 5000 aculei, così come ci impressiona che le quattro ali della libellula (trasparenti, si intravede la luce sotto di esse) siano indipendenti l’una dall’altra.

Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo
Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo

I piccoli blocchetti di testo sono una scelta che condividiamo perché informano e incuriosiscono ma allo stesso tempo lasciano spazio e aria ai ritratti (dal vero o, quando le circostanze lo richiedono, nati dal raffronto di numerose fotografie) di questi animali che si incastonano nella pagina in tutta la loro bellezza e brillano dei colori luminosi e caldi dell’acquerello, che riempiono i tratti della penna Rotring e della china.

Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo
Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo

Le storie naturali, le enciclopedie del Secolo dei lumi, sembrano trovare nel tratto e nell’idea di Emmanuelle Tchoukriel una nuova energia, addirittura a suggerire il senso del movimento e l’attitudine degli animali ritratti. L’atto di curvare leggermente il lungo collo in cui l’artista ritrae il cigno racconta tutta la cura e la premura dell’uccello nei confronti del suo pulcino accovacciato tra le piume candide. Così come l’occhio del camoscio alpino è difatto sorpreso dalla presenza umana intenta a ritrarlo e si intuisce pronto a darsi alla macchia.

Alcuni di questi animali sono molto comuni, altri rarissimi, altri addirittura estinti allo stato brado; così come gli autori ci auguriamo che i bambini raccolgano l’invito all’osservazione e si sentano incoraggiati a proteggerli e rispettarli.

inventario_degli_animali_copertina1Titolo: Inventario illustrato degli animali
Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi
Editore: Ippocampo
Dati: 2010, 80 pp., 12,00 €

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Storia di un seme zicco e spuncio

Sembra fatto di liquirizia, il signor formica, sembra liquirizia e ne possiede anche i dolci riverberi di luce, la profondità, il sapore che è più che intenso perché cocciuto e tenero.

Il signor formica è instancabile. Sin dalla prima pagina lo si capisce, quando ci si imbatte in lui alle prese con un seme di pisello enorme, cioè, enorme per lui che è una formica, che trascina sudando copiosamente. Ma val la pena, e di questo il signor formica è certo, giacché già pregusta quanto sarà piacevole mangiarlo, il senso di sazietà che quella verde delizia gli donerà.

Ora, se il signor formica assecondasse il proprio, meritato, desiderio di ristoro si sfamerebbe e noi saremmo felici per lui, d’altra parte, però, si accontenterebbe e non ci sarebbe una storia da leggere. È più dolce l’attesa del momento che il momento stesso, dicono i saggi, e il signor formica forse certi motti antichi li conosce bene. Allora ripone il seme di pisello in uno scrigno di buccia d’arancia e incomincia a pensare di doversi procurare tutti gli utensili che gli occorrono per poter mangiarlo come si confà a un simile e dolce frutto.

Il signor formica, di Romina Panero,, Simona Gambaro, Paolo Racca -Artebambini
Il signor formica, di Romina Panero,, Simona Gambaro, Paolo Racca -Artebambini

In un susseguirsi di tavole dalle tecniche diverse e accattivanti (carboncino, tempera, collage, disegno a matita) il signor formica si procura un tavolo e poi una lavatrice e poi le posate e poi un armadio e poi altre cose, tutte per certi versi utili alla cena a base di piselli ma non in quest’ordine.

Intanto il tempo passa, perché accumulare oggetti ne richiede molto e fa perdere facilmente di vista lo scopo ultimo delle azioni, e il seme di pisello marcisce. Povero signor formica! Dopo tanto faticare! Non avevano del tutto ragione gli antichi saggi. O forse sì, davvero l’attesa si è rivelata migliore del momento atteso, che disdetta!

Però per gli esserini neri di liquirizia, con buona volontà, un lieto fine è doveroso e in questo albo è succoso e garantito.

E garantito è anche un lessico non banale, non semplificato, piuttosto complesso e ricco, capace di infondere alle cose, anche a quelle ormai marce e maleodoranti, una propria identità, un proprio odore, un proprio sapore. Per questa ragione ci fa simpatia il seme di pisello “raggrinzoso zicco e spuncio” che col suo profumo “dolceverde faceva una puzza amara di vecchia ciabatta”.

Il signor formica è un albo per kamishibai a sei mani di Simona Gambaro, Romina Panero, Paolo Racca, la prima, golosa di marmellata di amarene, ama fare teatro, la seconda illustra andando per cassetti e scatoloni, frugando, strappando e incollando, il terzo è nato in una stamperia, costruisce i libri e si inebria dell’intenso piacere che ciascuna linea che corre sulla carta sa dare.

9788889705216g1Titolo: Il signor formica
Autore: Simona Gambaro, Romina Panero, Paolo Racca
Editore: Artebambini
Dati: 2009, 40 pp., 16,50 €

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La bambina di neve. Miracolo infantile

Ogni personaggio è umanamente semplice a una prima lettura di questa splendida fiaba invernale: il padre è un uomo pratico, un brav’uomo, ma estraneo a tutto quanto non abbia uno stretto legame con il contingente, con il quotidiano; la madre è quasi immobile, seduta cuce un abito per il figlio (perché sembri quanto più bello possibile agli occhi del nonno che andrà a far loro visita), ascolta e ricama su ogni frase captata, su ogni risata dei suoi bambini ma solo dopo molte sollecitazioni si alza e guarda, si alza e lascia il tepore della casa per sbirciare all’aperto; i bimbi sono due bimbi: instancabile e rubicondo il più piccino, Papavero, delicata e creativa la più grande, Violetta. Entrambi vivaci, entrambi intelligenti, entrambi, come tutti i bambini, capaci di scorgere la magia, di crearla, di scoprirla nelle cose comuni, e caparbiamente difenderla dalla cocciuta e logica cecità degli adulti.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata – Topipittori, 2007

In una bella mattina d’inverno Violetta e Papavero giocano in giardino con la neve. Decidono di farne un pupazzo e si mettono all’opera. Le loro voci cristalline danzano nell’aria come trasportate in lievi aliti di vento freddo e raggiungono la madre che nel caldo protettivo della casa gongola nel constatare quanto creativi e allegri siano i suoi due bambini. Sollecitata da questi ultimi s’affaccia alla finestra e, soddisfatta, rimira l’opera dei due fanciulli. Un pupazzo di neve splendido, tanto ben realizzato da sembrare umano.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007

In giardino intanto, come se le manine tiepide dei due bimbi avessero infuso nella neve un tepore vitale, il pupazzo ha preso vita, diventando una leggiadra bimbetta che, vestita di un abito leggero e bianco e con ai piedi delle semplici scarpette di stoffa, si muove danzando sulla neve. I due bambini non soffrono i confini dello straniamento e non si lasciano intimorire dall’improvvisa comparsa della nuova venuta: giocano assieme, come tra fratelli, ridono, si inseguono. Accettano la bimba di neve come se fosse una di famiglia, ma al contempo sono perfettamente consci del suo essere diversa, della sua magica delicatezza, del miracolo invernale di cui sono artefici e parte.

A volerli considerare con l’occhio degli adulti i due bimbi sono alla stregua degli artisti: creano qualcosa di meraviglioso e sono capaci di infondere nella loro creazione un magma vitale fatto di realtà, fatto di fantasia, fatto infine d’amore e fiducia anche in ciò che non è immediato ed evidente. Sono felici della loro creazione, consapevoli della meraviglia che quest’ultima potrebbe suscitare nei genitori e timorosi del loro ottuso pragmatismo.

E infatti le loro paure si concretizzano non appena la madre incomincia a chiedersi da dove venga quella bimba e se non sia il caso di avvisarne i genitori; il padre non ascolta le ragioni dei figli e cocciuto e arrogante trascina la bambina di neve al caldo in casa, convinto che sia quello il modo migliore di prendersene cura e inconsapevole di quanto questo gesto che nasce come una premura di fatto trascuri i suoi due bambini, di fatto lo riveli sordo alle loro suppliche, di fatto non dia alcun credito alle loro parole e alle loro spiegazioni.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007

Il finale è triste. La bambina di neve si scioglie dinanzi al camino; i due bimbi assistono inermi e frustrati a questa fine dolorosa e bislacca e alle spalle dei due genitori altro non rimane se non il riverbero di ciò che per qualche ora era stato un meraviglioso miracolo infantile.

La bambina di neve, un miracolo infantile (The Snow-Image) è una fiaba di Nathaniel Hawthorne edita da “Topipittori” (giovane case editrice che vanta un catalogo raffinato e un progetto editoriale coerente al valore dei titoli editi) inserita, a ragione, nell’ambito delle “fiabe quasi classiche” giacché della fiaba classica ha la consistenza e la struttura, mentre il sapore e il simbolismo ne fanno una fiaba del tutto moderna; giacché a pieno diritto alla fiaba classica appartiene questo racconto invernale di Hawthorne e alla dimensione contemporanea appartengono le incisioni dell’illustratrice giapponese Kiyoko Sakata. Le tavole richiamano alla mente il ricordo, soffuso di neve, di quelle di Edward Gorey, anche se al senso del macabro e all’umorismo di quest’ultimo si sovrappongono qui, con forza, la resa del movimento e il vuoto del disincanto.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007

downloadTitolo: La bambina di neve. Miracolo infantile
Autore: Nathaniel Hawthorne e Kiyoko Sakata
Editore: Topipittori
Dati: 2007, 40 pp., 16,00 € 

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Un mondo matto governato dall’adynaton in cui si tocca l’allegria

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Ho riso a pensare / Che al di là del mare / Nella giungla c’è un orsaccio / Freddo e bianco come il ghiaccio / Sotto il sole tropicale / Col pennello l’animale / Nel mio quadro rifinito / Ho infilato col ruggito. (Atak)

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Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Quando mia figlia, una bimba di un anno e mezzo, di fronte all’immagine di un neonato che imbocca la mamma esclama “No! No!” segnando a dito i ruoli capovolti comprendo con molta naturalezza come questo mondo matto raccontato per immagini (e senza parole) da Atak capovolga esplicitamente e con efficacia i ruoli. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di sorpresi “oh!” e non riesco a capire se siano gli straordinari colori delle illustrazioni o le situazioni a rovescio a suscitarli.

Quando riesco a rientrare in possesso dell’albo mi incuriosisce il cammeo in apertura: ritrae una bimbetta paffuta e sorridente che capovolta diviene un uomo baffuto e sornione a chiara indicazione che nel mondo matto in cui il grande diviene piccolo e le fiere mansuete, stanno a proprio agio sia i grandi che i piccini.

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Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Quindi è la volta di un topino che insegue non uno, non due ma tre gatti! Un topino che in tutte le tavole a seguire mette su dei pantaloncini a strisce e ci guida, sorridente di un largo sorriso, nei quadri surreali. Si tratta di Atak? È il nostro fantasioso autore che si diverte a osservarci da ogni pagina trasalire di fronte alla meraviglia dell’assurdo? Beh, che il topino sia Atak o meno, la presenza dell’autore in ogni caso c’è ed è, comunque, scenica e forte.

Gli ambienti silvestri ricordano Henri Rousseau mentre i quadri appesi alle pareti teatro di eventi surreali citano Manet e Matisse. Ogni pennellata ci indica la strada verso quella che Todorov definiva la condizione necessaria a determinare delle circostanze fantastiche: il momento dell’esitazione. Quell’attimo in cui, dinanzi a una giraffa e un pappagallo assolutamente a proprio agio tra i ghiacci del Polo, il lettore trattiene il respiro e decide se ricondurre alla regola della realtà ciò che vede o se restare nell’ambito dell’immaginazione. Più lunga è questa esitazione, più il fantastico avrà modo di imperare incontrastato. E nel caso di questo mondo al rovescio dalle proprie esitazioni ci si lascia cullare a lungo.

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Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Si scompigliano le regole e gli eventi del nostro mondo così come lo conosciamo o così come l’abbiamo costruito e, d’altra parte, si cerca di ristabilire una sorta di giustizia a ciò che nella realtà è di per sé assurdo (che regola è quella che vuole il leone in gabbia? Siamo già a una situazione capovolta che non giustifica la cattività di un animale selvaggio), giustizia necessaria peraltro a far disordine nel nostro animo, e in quello ancora più dolce dei bambini, con un sistema di scomposizione e organizzazione senza vincoli e tempo.

Disordine specchio di un desiderio di libertà (e anche un po’ di infrazione) che è universale sia dal punto di vista dei sentimenti che da quello letterario e antropologico.

Accostatevi a questo poetico e colto albo con l’animo dei classici o dei trovatori che già pensavano di mescolare il fuoco con l’acqua (Teognide) o immaginavano i cervi al pascolo in aria e nudi i pesci sulla terra (Virgilio) perché “larga la foglia, stretta la via, se non è vero è una bugia”.

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Autore: Atak
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2010, 32 pp., 15,00 €

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La piccola fiammiferaia alla riscossa

Si sconsiglia la lettura alle persone troppo schizzinose – avverte Bianca Pitzorno in apertura de L’incredibile storia di Lavinia. Aggiungerei che se ne consiglia la lettura, invece, a tutti quanti abbiano voglia di ridere a crepapelle, oppure commuoversi fino alle lacrime e, poi, a tutti quanti coloro che, dotati di uno spirito dissacrante, abbiano voglia di mettere in atto (almeno figuratamente) qualche piccola rivalsa sulle persone grette e prepotenti. Perché poi, diciamocelo fuori dai denti, taluni si comportano davvero in maniera odiosa nei confronti dei più deboli, allora che quest’ultimi abbiano una possibilità e, quando ce n’è davvero bisogno, sporchino liberamente con la cacca quelli che se lo meritano è anche giusto!

L'incredibile storia di Lavinia - Bianca Pitzorno, E. Bussolati - Einaudi
L’incredibile storia di Lavinia – Bianca Pitzorno, E. Bussolati – Einaudi

Perché concorderete tutti con me, che un uomo, proprietario di un negozio di scarpe, che neghi a una bimbetta di sette anni scalza sulla neve della vigilia di Natale, intirizzita, quasi congelata dal freddo, un paio di scarponcini, un po’ di cacca la meriti; e un direttore d’albergo che, affogato nell’abbondanza, sovrastato dalla propria indifferenza, neghi a una bimbetta, sempre quella di cui sopra denutrita e lacera, un po’ di cibo, se la meriti anch’esso…

Lavinia è una bimba sola e povera, per raggranellare qualche soldo vende i fiammiferi sulle scalinate del Duomo di Milano. Non ha nessuna prospettiva dinanzi a sé, nessuna speranza, e non conta che sia Natale: la neve è fredda e i crampi della fame dolorosi. Quando per Lavinia sembra non prospettarsi altro che un’altra notte all’addiaccio ecco che da un taxi scende una scosciatissima ed eccentrica signora (che si rivelerà essere poi una fata) che le dona un oggetto magico: un anello tra i più preziosi, grazie al quale, ogni volta che Lavinia lo desidererà e semplicemente girandolo, potrà trasformare qualsiasi cosa in cacca (naturalmente la puzzolente magia è reversibile e Lavinia può riportare le cose al loro stato iniziale se lo desidera).

L'incredibile storia di Lavinia - Bianca Pitzorno, E. Bussolati - Einaudi
L’incredibile storia di Lavinia – Bianca Pitzorno, E. Bussolati – Einaudi

Lavinia è fantasiosa e spiritosa, non si perde mai d’animo e imparerà a usare l’anello magico per volgere a suo favore anche le situazioni più difficili e finalmente incominciare a vivere una vita più adatta a una bimbetta; l’unica cosa che le manca è l’affetto di un amico e sarà proprio la conquista della vera e disinteressata amicizia l’avventura più avvincente in cui ci trascinerà Lavinia.

La storia di Lavinia in formato tascabile è illustrata da Emanuela Bussolati con immagini dai tratti lineari, dai colori tenui, divertenti, nella maggior parte dei casi, e ricche di dettagli ma anche dolci e struggenti quando indugiano nella resa della condizione di povertà e solitudine della piccola Lavinia. Per fortuna c’è la cacca però! È proprio il caso di dirlo, e questa magia fumante e scura ci restituirà un divertito sorriso perché, che sia puzzolente o meno, la magia è sempre tale.

Bianca Pitzorno col suo tocco frizzante e lieve ci regala una fiaba natalizia sui generis, ideale per trascorrere un po’ di tempo assieme ai nostri bambini riflettendo e trovando una soluzione dolce e divertente all’amarezza dell’indifferenza.

97888792617221Titolo: L’incredibile storia di Lavinia
Autore: Bianca Pitzorno, E. Bussolati
Editore: Einaudi ragazzi
Dati: 2010, 112 pp., 8,00 €

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C’era una volta, nella savana, un leone molto egoista. Si chiamava Kandinga

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia

“C’era una volta, molti anni fa…” così incomincia la storia de Il leone Kandinga raccontata in questo albo illustrato edito da Kalandraka, e non è un incipit così scontato come sembrerebbe, giacché la storia narrata è un mito più che una fiaba, e come nella natura dei miti, in esso viene evocato un evento remoto, distante nel tempo come all’inizio del presente.

I racconti che narrano storie di animali sono fra i più antichi e, soprattutto nella terra madre di questa precisa avventura, l’Africa, sono espressione di una umanità primitiva, molto vera, a tratti feroce; sono espressione che prende vita di un pensiero magico sfogo di necessità pratiche e insistenti, semplici: la fame, la sopravvivenza, la solitudine, la forza.

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia
Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé – Kalandraka Italia

La Natura spadroneggia, gestisce e condiziona il presente e il futuro e ci sono poche possibilità di contrastarne gli elementi e le peculiarità: bisogna ingegnarsi, farsi furbi (nel senso nobile della furbizia, quella che si radica nell’intelligenza, non nell’ignoranza).

E furba si fa la lepre che incontra il leone, bestia enorme e possente abituata alla vita di branco. La lepre incontra un leone rimasto solo e ridotto alla fame perché talmente feroce e malvagio da divorare chiunque per sfamarsi, anche i propri amici: il leone Kandinga. La lepre stringe un patto con Kandinga: gli porterà molte prede con le quali potrà sfamarsi; che cosa la induca a stringere un patto del genere non è immediatamente palese. Lo diventa con lo svilupparsi della storia, giacché la lepre è portatrice di qualità preziose: la furbizia, appunto, la coerenza, la fedeltà ai patti. Il leone, d’altra parte si fa portatore di ingratitudine, egoismo, avarizia e dal loro bizzarro incontro si sviluppa la morale “se hai tanto, è giusto condividere con chi non ha niente: altrimenti, rischi di fare la fine del leone Kandinga”.

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia
Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé – Kalandraka Italia

La lepre, debole fisicamente, riesce a battere il leone vittima peraltro non tanto dell’intelligenza del piccolo animale quanto piuttosto del proprio compiacimento.

Le illustrazioni, come distese su un motivo batik color panna, raccontano con un linguaggio universale, comprensibile a tutti, gli animali della savana e la terra d’Africa e sono di Elisa Arguilé. I colori richiamano la terra e la natura: predominante il rosso dell’argilla, poi il verde, il marrone e l’ocra. La storia di Kandinga, qui rinarrata da Boniface Ofogo Nkama, camerunense, fa parte della inesauribile tradizione orale dei bantù, che vivono nella savana e nelle foreste africane che si estendono dal centro del Camerun al Sudafrica.

 

il-leone-kandinga-it3501Titolo: Il leone Kandinga
Autore: Boniface Ofogo Elisa Arguilé
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2010, 40 pp., 15 €

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Il meraviglioso viaggio di una piccola grande tartaruga

Una piccola grande tartaruga, Nicola Davies - Editoriale Scienza

Tra le cose più emozionanti in natura c’è la gestione equilibrata del rapporto tra l’immensità degli spazi e la piccolezza degli esseri viventi che li popolano. Questo si amplifica e, come un’onda, si propaga quando lo spazio è l’oceano, il mare. Come può un essere così piccolo come una tartaruga appena nata gestire la mole e il peso dell’oceano? Questi esserini che s’affrettano sulla spiaggia a raggiungere l’acqua per sfuggire ai predatori o ai falsi suggerimenti dell’illuminazione artificiale, trovano nella vastità del mare riparo e conforto e non ne soffrono l’imponente maestosità, piuttosto divengono tutt’uno con essa, nutrendosi dei suoi frutti, crescendo, viaggiando per migliaia di chilometri, seguendo percorsi e tracce che nessuno sarebbe in grado di riconoscere.

Una piccola grande tartaruga, Nicola Davies - Editoriale Scienza
Una piccola grande tartaruga, Nicola Davies – Editoriale Scienza

L’azzurro avvolgente del mare si vede e tocca nelle illustrazioni di Jane Chapman, nei dipinti direi; l’acqua vibra e si muove sotto i colpi delle pinne della piccola tartaruga che per anni, tre o quattro, al riparo tra mucchietti galleggianti di alghe si lascia cullare dalla morbidezza della schiuma per poi diventare coriacea, resistente e prendere il largo verso luoghi segreti, anche bui, profondi. Possono passare anche trent’anni prima che la fragile tartarughina ormai adulta, guidata dal sapore dell’acqua e dal rumore della risacca che mai ha scordato, ritorni sulla spiaggia che l’ha vista nascere e lì deponga centinaia di uova. Scava una buca profonda e poi copre di sabbia le uova tonde e bianche con cura, per proteggerle dai predatori che dal cielo o in agguato tra le dune sono sempre pronti ad approfittare della vulnerabilità delle piccole tartarughe prima che raggiungano il mare. E qui la storia ricomincia, la tartaruga “è tra le braccia dell’oceano. Lontano, lontano in alto mare, la terraferma è solo un ricordo, e il cielo immenso tocca l’acqua”.

Una piccola grande tartaruga, Nicola Davies - Editoriale Scienza
Una piccola grande tartaruga, Nicola Davies – Editoriale Scienza

Nicola Davies racconta questa storia naturale drammatizzando, come in un poema epico, gli eventi e le imprese chiave della lunga vita di un essere che saggiamente e con maestria gestisce il proprio tempo e la propria solitudine, usando un lessico e un ritmo che con naturalezza ci accompagna nelle brevi tappe e nel lungo viaggio non solo della tartaruga ma della natura ampiamente intesa: il ciclo della vita che si ripete e rassicura e rapisce. Le pause descrittive sono liriche, musicali. Non a caso all’albo s’accompagna un cd: Lella Costa legge la storia, si possono scoprire altre cose sulla vita delle tartarughe, i bambini possono provare a leggere da soli e anche cimentarsi nell’ascolto in inglese. Un albo, dunque, che offre diversi strumenti utili (tra cui regnano incontrastati testo e illustrazioni) a comprendere la grandiosità e al contempo la semplicità della vita e della natura.

tartaruga-cop-g1Titolo: Una piccola grande tartaruga
Autore: Nicola Davies
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 32 pp., 16,90 €

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Le sfumature dei piumaggi grigi

Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola - Il Gioco di Leggere

Gedeone fa parte di quella nutrita schiera di esseri viventi che, per essere comuni, anonimi o per non voler dare nell’occhio, per essere riservati o discreti, passano inosservati; nessuno se ne cura; a volte, addirittura, intralciano, infastidiscono, sono d’ostacolo per quelli sicuri di sé, appariscenti, originali e belli.

Gedeone è un piccione e vive a Milano, tra le guglie del Duomo. Probabilmente non se ne cura o più probabilmente ne soffre, ma rientra, per il suo essere nato piccione e non aquila, nel limbo degli esseri comuni. A ben guardare, però, ci si accorgerebbe che Gedeone indossa una collana naturale di piume, cangiante nell’assecondare i suggerimenti o l’inclinazione del sole; cangiante nel verde, nel rosa, nel viola.

Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola - Il Gioco di Leggere
Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola – Il Gioco di Leggere

Ci si accorgerebbe della delicata morbidezza con cui s’affretta nell’attraversare la strada, nel tubare gonfio d’orgoglio che in primavera lo rende affascinante e gettonato tra le piccioncine del parco e che in autunno lo fa sgusciare tra i piedi dei passanti alla ricerca di qualche briciola di caldarrosta.

Infine si scoprirebbe che Gedeone ha degli amici, amici creativi, artisti che coi gessetti disegnano le madonnine sul marciapiede, musicisti, bimbi, e una vecchietta che, quando il Natale s’avvicina, vende le statuine di pane per il presepe. Ciascuno di loro ha per Gedeone una parola gentile e qualche briciola sempre pronta nel taschino. E Gedeone li ringrazia gonfiando la gorgiera rilucente.

Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola - Il Gioco di Leggere
Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola – Il Gioco di Leggere

Questo Natale Gedeone non c’è; lo scopriamo in fondo a questo albo delicato come una piuma grigia e soffice. Un motociclista l’ha investito; alcuni cinici ne sono stati felici. Ma Gedeone non se ne curerebbe  perché sa che qualcuno lo ricorda e, sempre se  ben guardassimo tra le cose semplici, lo scorgeremmo sul marciapiede, nel quadro del madonnaro, nel presepe, di fianco al bue e all’asinello; oppure riconosceremmo Gedeone nel bellissimo uccello dalla gorgiera colorata che un bimbo ha disegnato per appenderlo come ricordo sul proprio lettino.

Questa di Gedeone è una storia delicata; alla dolcezza delle parole si accosta il variopinto mosaico di colori e forme che le illustra; una storia classica e semplice che, come Gedeone e gli esseri simili a lui, spero non passi inosservata.

gedeone11Titolo: Gedeone
Autore: Chiara V. Segré, Chiara Dattola
Editore: Il gioco di leggere
Dati: 2010, 32 pp., 14,90 €

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Tristano, lo suggerisce il suo nome, ha un destino cupo

Che Aurélia Fronty abbia una solida formazione nel campo dell’arte tessile si percepisce chiaramente non appena si sfoglia questo albo illustrato che racconta la storia di Tristano e Isotta, perché la sensazione è di avere tra le mani gli scampoli antichi di un prezioso arazzo di seta.  I colori ricchi, le scelte raffinate, la morbidezza delle scene si fanno sensazione tattile; prima ancora di leggere la storia amara dei due innamorati  si viene colti da malinconia.

Malinconia che subito si dissipa quando lo sguardo incrocia una prosa che ha tutto l’aspetto della poesia  e che riesce a conservarne il ritmo e la consistenza richiamando l’originale e suggerendoci  l’idea che si abbia tra le mani la variante moderna di un manoscritto illuminato.

I capolettera ricalcano le lettere abitate dei manoscritti miniati: da esse nascono e ad esse si intrecciano rami e foglie, proprio come nella tradizione, mentre a piena pagina le illustrazioni vere e proprie diventano una scena aperta sulla narrazione letteraria sottolineandone i passaggi centrali, i climax, i moti più intensi.

Tristano e Isotta di Béatrice Fontanel, Aurélia Fronty - Donzelli
Tristano e Isotta di Béatrice Fontanel, Aurélia Fronty – Donzelli

Le illustrazioni sembrano incastonate, incorniciate, nello spazio della pagina: una Isotta ritratta in un cartiglio a sfondo dorato con posa sbieca, all’egiziana, con pettinatura e ornamenti da faraone con i quali contrastano i lunghi capelli biondi, si staglia altera e al contempo commossa nel momento terribile della decisione di uccidere Tristano; per poi tornare alla ragione dell’amore e  risparmiarlo:  i colori delicati (grazie agli accostamenti in contrasto) conferiscono alla sua personalità  e all’illustrazione luce e profondità.

La leggenda di Tristano e Isotta, narrata qui da Béatrice Fontanel, conserva lo spirito avventuroso della tradizione e veste i due protagonisti di un senso inconsapevole di speranza, così diverso dalla rassegnazione che la morte dei due amanti insinua, che li conduce verso una fine eroica che sottolinea l’eternità del loro amore che è tale per aver conosciuto difficoltà e incertezza.  Due arbusti, umili, non querce, cresceranno sulle loro tombe tendendo i propri rami l’uno verso l’altro, per poi rimanere così abbracciati in eterno.

La cantastorie lo dice: forse non è questo il finale che qualcuno sperava; ma questa è una storia eterna, che non ha fine, che attraversa i secoli e si racconta e di queste narrazioni vive.

copertina-tristano-isotta1Titolo: Tristano e Isotta
Autore: Béatrice Fontanel, Aurélia Fronty
Editore: Donzelli
Dati: 2010, 36 pp., 24,00 €

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