Astrid Lindgren e il mondo dei Piccoli

Peter e Petra, fratellino e sorellina, sono due Piccoli (piccoli nel senso di appartenenti alla specie dei Piccoli, oltre che nel senso di bambini) e come tali un po’ sfavoriti nell’accesso ai pubblici servizi. Ciononostante sono caparbi e, desiderando andare a scuola insieme a tutti gli altri bambini, riescono a prendere parte alle lezioni e a ottenere degli attestati di merito e frequenza.

Astrid Lindgren, come di consueto, gioca nel capovolgere le norme tradizionali della letteratura per l’infanzia mettendo in rilievo il carattere indipendente e non ordinario dei suoi protagonisti: i bambini di Astrid, cominciando da Pippicalzelunghe ma passando anche da Lisa e la sua Sorellina tuttamia, sono testardi, non si meravigliano (non rompono quindi l’incanto) dinanzi alle stramberie di nessuno o del caso, capovolgono la realtà e la adattano al proprio punto di vista, sono permalosi e cocciuti, indisciplinati; novelli Pinocchio, monelli ingenuamente, o anche dolcissimi eroi, che teneramente si offrono senza filtri convenzionali ai nostri occhi beneducati.

Peter e Petra, Astrid Lindgren, Kristina Digman - Il gioco di leggere
Peter e Petra, Astrid Lindgren, Kristina Digman – Il gioco di leggere

Un lunedì alla porta della prima elementare della scuola “Gustavo Vasa” di Stoccolma bussano due minuscoli bambini, Peter e Petra; ad aprir loro è Gunnar che diverrà loro amico e compagno di banco. Tra semplici avventure, la storia dell’amicizia tra i tre si sviluppa e danza sui pattini sul lago ghiacciato del parco in cui abitano, tra le radici di un abete, i due Piccoli assieme ai propri genitori; fino a quando questi ultimi non decidono di cambiar casa.

Peter e Petra, Astrid Lindgren, Kristina Digman - Il gioco di leggere
Peter e Petra, Astrid Lindgren, Kristina Digman – Il gioco di leggere

Peter e Petra hanno gote rosse, proprio come Gunnar, e indossano soffici maglioncini colorati dalle matite di Kristina Digman. Fanno le boccacce dalla finestra. Sorridono. Peter e Petra sono reali e realistici; prendono bei voti a scuola, provano e fanno simpatia e si sforzano di esercitare la scrittura e la matematica. O forse sono immaginari; specchio della fragilità di Gunnar, bimbo alle prese con la scuola, con il senso di dovere e la voglia di gratificazione. La fantasia e la realtà si intrecciano e diventano un’unica sostanza, un’incantevole amicizia, di cui si nutrono, e grazie alla quale crescono, bambini Piccoli e Grandi.

peter-e-petra1-960x1162Titolo: Peter e Petra
Autore: Astrid Lindgren, Kristina Digman
Editore: Il gioco di leggere
Dati: 2011, 32 pp., 14,00 €

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Il battello a vapore: largo ai classici!

Per cominciare, della collana I classici del Battello a Vapore, ho scelto tre titoli. La scelta tra tante bellissime storie è stata difficile, alla fine, dunque, è stata dettata dal mio personale affetto per Carlo Collodi, Robert Louis Stevenson e Louisa Mary Alcott, rispettivamente genitori di Pinocchio, Long John Silver, Meg e Jo.

La collana apre proprio con Le avventure di Pinocchio. Tralasciando l’opera in sé, scendo nel dettaglio della struttura dell’edizione, che si applica naturalmente anche a tutti i titoli a seguire, perché coniuga egregiamente il piacere della lettura alla didattica. Ma andiamo con ordine: l’introduzione. A firma di autori di letteratura per l’infanzia è un piacere già di per sé. Assolutamente non dottrinale, nasconde spesso un raccontino a sé stante, qualche curiosità, qualche dettaglio personale. L’autore di quella a Le avventure di Pinocchio è di Roberto Denti (Teresa Buongiorno introduce Piccole donne e Roberto Piumini L’isola del tesoro), che, giustamente, parte col sottolineare come Pinocchio si legga da bambini, da ragazzi, da adulti, riservando a ciascuna età sempre nuove sorprese giacché il personaggio Pinocchio non lesina certo in avventure o trovate originali.

Il romanzo è corredato da un ricco apparato di notizie e curiosità (ricette, note storiche, curiosità sull’abbigliamento dell’epoca, usi, invenzioni del tempo così come rimandi ad altre opere e riferimenti geografici). Esse trovano spazio a destra e a sinistra delle pagine in una colonnina che spesso ospita una piccola illustrazione, non ingombrando lo spazio della lettura e non inficiandola.

Le numerose illustrazioni di Cecco Mariniello, per Pinocchio, in bianco e nero a piena pagina, citano Doré e Innocenti con un risultato suggestivo ed evocativo per niente didascalico.

A tutto questo si aggiunge il prezzo contenuto che certamente invita all’acquisto degli altri volumi che andremo considerando nei prossimi mesi per il valore che attribuiamo a questa collana che si propone ai ragazzi e ai bambini (dai 9 anni) col nostro stesso intento: riscoprire e rileggere i tesori della letteratura.

41ojdp6karl-_bo1204203200_Titolo: Le avventure di Pinocchio
Autore: Carlo Collodi

Editore: Piemme Junior
Dati: 2011, 282 pp.,10,50 €

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51vsclg7vl-_sx334_bo1204203200_Titolo: Piccole donne
Autore: Louisa Mary Alcott
Editore: Piemme Junior
Dati: 2011, 515 pp.,12,00

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41l1e5nhexl-_bo1204203200_L’isola del tesoro
Autore: Robert Louis Stevenson
Editore: Piemme Junior
Dati: 2011, 410 pp.,11,50

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L’autobus di Rosa

“C’è sempre un autobus che passa nella vita di ognuno di noi. Tu tieni gli occhi aperti, non perdere il tuo”

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L’autobus di Rosa, Fabrizio Silei, Maurizio A. C. Quarello – 2011, Orecchio acerbo

Ci sono dei libri che mettono alla prova. Mettono alla prova in diversi momenti e per svariati motivi. Saggiano il nostro coraggio, constatano la nostra pavidità, considerano la nostra attenzione e soppesano la nostra empatia. Si presentano così chiaramente da indurre (condurre, direi meglio) a imboccare vie battute, sentieri sicuri nel giudicarne il valore, quando invece la loro fortissima e pregnante bellezza non ristà in ciò che manifestamente palesano, o perlomeno non tutta.

L’autobus di Rosa si presenta qual è: un bellissimo scrigno. Siamo a Detroit, un nonno afroamericano accompagna il nipote in visita allo Henry Ford Museum. Il ragazzino è riottoso, l’idea di trascorrere la mattinata in un museo non lo esalta ma molto presto la visita si trasforma in un vero e proprio viaggio a ritroso nella storia, andando a illuminare senza alcuna pietà i suoi angoli bui durante i quali nelle scuole c’erano classi per i bianchi e classi per i neri,  le persone di colore, così come gli ispanici, non potevano entrare nei locali pubblici,  i neri potevano sedere sull’autobus solo nei posti loro riservati e solo se nessun bianco restava in piedi. I due, nonno e bambino, salgono su un vecchio autobus esposto in una grande sala e il nonno racconta; è l’autobus di Rosa, Rosa Parks, lo stesso sul quale in Alabama il primo dicembre del 1955 ella si rifiutò di cedere il proprio posto a un bianco. Questo lo scrigno; con la sua drammatica e struggente verità ci ha toccati, commossi.

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L’autobus di Rosa, Fabrizio Silei, Maurizio A. C. Quarello – 2011, Orecchio acerbo

Il tesoro, però, e quello ci ha abbagliati, l’abbiamo scoperto nelle parole del nonno, nel suo dichiarare la propria pavidità, nel suo rimpiangere la mancata occasione: “la storia mi passò a fianco ed era un autobus, mi sfiorò e io non seppi salirvi”; lo dice, ne soffre affermandolo. Ciò che racconta per lungo tempo l’ha tormentato. Sull’autobus di Rosa c’era anche lui; furono anche sue le parole, dettate dalla paura, che cercarono di distogliere la gracile donna di colore che fermamente si ostinava a rispondere di no a quanti le ordinavano di alzarsi. Sempre la paura di essere percosso, arrestato, lo indusse ad alzarsi e cedere il posto; poi la vergogna si occupò, dopo l’arresto di Rosa, di maturare il rimorso e lo spinse a non parlarne. Non parlarne nemmeno coi colleghi che a lavoro lo esortavano a unirsi al boicottaggio e a non prendere più l’autobus proprio in seguito al gesto, al rimaner ferma, di Rosa Parks.

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L’autobus di Rosa, Fabrizio Silei, Maurizio A. C. Quarello – 2011, Orecchio acerbo

“la paura è il nostro primo tiranno e l’arma prediletta di tutti i tiranni […]; la paura ci isola, ci allontana da chi è colpito dall’ingiustizia e da chi all’ingiustizia tenta di ribellarsi”. Così scrive Christine Weise, Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International che ha sostenuto la pubblicazione di questo albo.autobus-di-rosa1

Quando l’eroismo di qualcuno, quando la forza di un unico individuo induce al movimento e all’unione di tanti, però, si può parlare di coraggio collettivo. Il fallimento del nonno che, coraggiosamente, non ha remore a raccontare al nipote la propria egoistica codardia, lo rende più simile a tanti fra noi di quanto non lo sia Rosa. Rosa ha messo in moto l’autobus e l’autobus s’è fatto mezzo, simbolo, strumento di ribellione. Nel 1956 grazie all’azione singola di Rosa e all’anno di boicottaggio collettivo di tutta la popolazione afroamericana, la Corte Suprema dichiarò incostituzionale la segregazione razziale sui mezzi di trasporto.

Le illustrazioni di Maurizio A. C. Quarello ricompongono il presente e il passato. Illuminano il presente della luce giallognola e pastello degli anni Cinquanta e ripropongono quegli stessi anni in virato seppia riducendo la distanza tra la memoria e il racconto.

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Autore: Fabrizio Silei, illustrazioni di Maurizio A. C. Quarello
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 40 pp., 15,00 €

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Scale segrete e topolini industriosi nelle parole e nei tratti di Jill Barklem

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Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie Jill Barklem – Einaudi El

Tutti gli otto racconti raccolti in questo volume (Le quattro stagioni di Boscodirovo e altri racconti) sono popolati di topolini che, attraverso le loro piccole avventure, ci parlano di valori, sentimenti ed emozioni universali. Sono favole fantastiche in cui è facile scorgere l’amore, l’amicizia, la curiosità e lo spirito d’avventura e scoperta come motori delle azioni dei personaggi. E in cui è altrettanto semplice ritrovare sé stessi o qualcuno dei desideri o dei piaceri tanto umani quali il dolce profumo di una marmellata appena preparata o il brivido della scoperta di un luogo antico e segreto.

Spesso accade, nella storia della letteratura, che siano gli animali ad essere protagonisti e eroi delle storie: i protagonisti di storie avvincenti e avventurose o anche semplicemente gli eroi di piccoli accidenti quotidiani. I grandi autori, come Beatrix Potter, per citarne uno cui certamente Jill Barklem si è ispirata e per l’attenzione ai dettagli e ai colori e per quell’attitudine alla narrazione densa di rimandi e precisa, fedele alla natura; o Kenneth Grahame per la scelta dei colori e la trasparente, morbida, eleganza del tratto, sono capaci di raccontarci fiabe universali catturando e rielaborando, come nei sogni, frammenti di realtà.

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Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie Jill Barklem – Einaudi El

Una realtà, quella di Boscodirovo, in cui dei topolini indossano calzoncini colorati, come noi esseri umani, mangiano in scodelle di ceramica, dialogano tra loro, ma soprattutto provano i nostri stessi sentimenti: si amano, si proteggono a vicenda, si preoccupano per il proprio futuro, commettono marachelle, si organizzano. Sono topetti spesso indaffarati ma anche capaci di divertirsi, specie in occasione di importanti ricorrenze quali la festa della primavera o il Natale.

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Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie Jill Barklem – Einaudi El

Boscodirovo si trova sull’altra riva del ruscello, tra i campi. Se qualche bimbo munito di intraprendenza riuscisse ad arrivarci non tarderebbe a scorgere tra le radici aggrovigliate minuscoli caminetti fumanti, ripide scalette che risalgono i tronchi degli alberi, porticine di legno massiccio. Accade quindi molto di frequente che, passeggiando per questi luoghi, ci si trovi inconsapevolmente a sedersi sull’uscio di case altrui senza nemmeno averne idea. Se dopo una passeggiata sull’altra riva del ruscello, per esempio, a qualche bambino venisse voglia di leggere un po’ all’ombra di una quercia, farebbe bene a controllare che non stia schiacciando, con il suo zainetto della merenda, il carrettino con le provviste per la marmellata della signora Farinelli, o la valigia con gli attrezzi nautici di Polverino.

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Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie Jill Barklem – Einaudi El

Ogni mora, ogni fiore è reso nel più piccolo dettaglio, ogni foglia è al suo posto nella stagione giusta, ogni passetto dei topolini commisurato alle loro zampette. Cuffiette di trine, bei giochi di legno, caminetti scoppiettanti: interni ed esterni sono resi con la stessa cura e la stessa attenzione, attenzione ai dettagli che torna anche nella narrazione. Ne consegue un testo armonioso ma di non facile lettura per i bimbi molto piccoli. L’ascolto, per loro, è la scelta ideale, perché alla voce narrante assoceranno le illustrazioni e in esse ritroveranno ogni incanto, ogni dolce cura. Ideale nel suo complesso, invece, per i bambini capaci di cimentarsi in letture non sciatte giacché essi ritroveranno nelle storie di Boscodirovo, l’autenticità della narrazione che, in linea con le opere classiche, non è fine a se stessa, non si parla addosso e non si nutre di espedienti. Una lettura allegra, coinvolgente, senza dubbio arricchente.

copertina_boscodirovo1Titolo: Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie 
Autore: Jill Barklem
Editore: Edizioni EL
Dati: 2009, 248 pp., 22,50 €

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Alla ricerca dell’odore perduto

“l’odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo.” (Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto)

L’aroma della madeleine, del pezzetto di madeleine, che Marcel percepisce bevendo il tè fa in modo che immagini, persone, giardini, fiori del passato assumano consistenza e forma nella sua memoria investendo di significati profondi ed emozioni intense anche il proprio presente. Può un semplice profumo, un odore, suscitare tali emozioni? Sì, certamente può, e le parole di Proust ne sono un esempio lampante. Per cogliere gli odori, imprimere particolari profumi nella nostra memoria, includerli nel nostro personale bagaglio di ricordi è necessario, però, educare il nostro naso, affinare il nostro più indipendente senso. E iniziare da bambini.annusa_e_scopri1

Annusare e scoprire, far chiarezza nella moltitudine di odori (lievi o pungenti se si vive in campagna, forti e ingombranti se si vive in città) non è compito semplice per noi come per Susy e Giacomo, i due bambini protagonisti di questo manuale da apprendisti scienziati di Editoriale Scienza, che con l’aiuto di Gianna, una fulva volpe esperta in campo di odorato, in dieci tappe acquisiranno tutti gli elementi utili a scoprire il mondo dei profumi e, ebbene sì, anche dei cattivi odori.

Il coloratissimo albo di Pascal Desjours, illustrato da Frédéric Bénaglia, si rivolge a bambini tra i 5 e i 7 anni, appena prima che vadano a scuola o da poco scolarizzati, perché è proprio questa la fase in cui il non saper ancora leggere li induce ad attribuire a ciò che avviene loro intorno poteri magici o sovrannaturali: la rosa profuma soavemente perché la fata dei fiori è appena passata di lì e ha riposato un po’ tra i suoi petali…

Le dieci esperienze e i dieci giochi sul tema dell’odorato trovano risposte concrete alle domande dei bambini partendo dunque dalla loro capacità di sorprendersi dinanzi alle cose del quotidiano.

Ogni attività si svolge in tre parti: una brevissima avventura di Giacomo o Susy stimola il “perché?”; un’esperienza suggerita, con tanto di elenco dei materiali necessari e spiegazioni passo passo (per i bambini così come per i genitori) e, infine, il gioco, per sperimentare quanto appena scoperto.

Per il mio naso curioso non poteva essere che stuzzicante la questione degli odori nascosti: come mai le erbe raccolte dal nonno appena raccolte non profumavano così intensamente come quando le si usa per fare una fumante tisana? Ebbene, con l’esperienza si comprenderà come l’acqua, evaporando e disperdendosi nell’aria, porti con sé una parte del profumo delle erbe del filtro, raggiungendo le narici. Che poi è lo stesso principio per cui in certi film d’avventura per ragazzi è sempre bene mettersi sottovento per evitare che pericolosi lupi o orsi fiutino la nostra presenza…

Un libro divertente e stimolante che consiglio ai bimbi curiosi e agli adulti altrettanto curiosi di scoprire come funziona il nostro senso più indipendente; quello che è alquanto difficile, direi impossibile, imbrigliare.

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Autore: Pascal Desjours, Frédéric Bénaglia
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 72 pp., 12,90 €

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La zampa dell’ombrello

Probabilmente Maria Montessori conosceva questo passaggio dimenticato della storia quando suggeriva ai suoi bambini di correre sotto la pioggia senza l’ombrello; certamente la sua raffinata sensibilità l’aveva indotta a rispettare la nobile personalità dell’ombrello e a non scomodarlo per l’uso ormai consueto e consolidato, sebbene nella sua praticità un po’ banale, di parapioggia o parasole.

La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci - Orecchio acerbo
La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci – Orecchio acerbo

Potrebbe sembrare un discorso assurdo il mio, ma la premessa è molto valida e peraltro supportata da fatti e storia. Leggendo La zampa dell’ombrello ho infatti scoperto quanto fossi impreparata sulla storia degli ombrelli e quanto quest’ultima esulasse dalla mera diatriba sulla sua origine cinese, indiana o egiziana. Come per molta parte della storia, fuorviata da contingenze e critici superficiali, mi ritrovavo a considerare superficialmente la questione non rendendomi conto di quanto l’ombrello in effetti ricordi, per la sua morfologia, il pipistrello.

La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci - Orecchio acerbo
La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci – Orecchio acerbo

Ebbene, focalizzata la specie, o sottospecie, di appartenenza posso finalmente comprendere i corsi e ricorsi della loro storia per cui da esseri dalla voce melodiosa come un’allodola, liberi e armoniosi, gli ombrelli si sono ritrovati appesi negli armadi, imprigionati nei cilindri detti, appunto, portaombrelli, o a languire nel buio delle borse soffocati nella stretta del laccetto con bottoncino tanto pratico per evitare che essi dispieghino le ali quando non richiesto.

Erano un tempo liberi di andare per il mondo e cantavano allegramente e insieme, fino a quando gli uomini della stirpe dei Moghnai non decisero di sfruttarne il canto. Li ridussero in schiavitù annullandone con un solo gesto identità e libertà. Gli ombrelli tentarono di ribellarsi ma furono vinti e costretti a restare al servizio degli uomini che da allora come contropartita hanno perso l’opportunità di godere del loro splendido canto.

La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci - Orecchio acerbo
La zampa dell’ombrello, Alice Umana, Agostino Iacurci – Orecchio acerbo

Di solito non leggo i comunicati stampa ma considerato che questo è di Paolo Cesari e che non conoscevo i nomi degli autori di questa toccante e surreale storia (Alice Umana e Agostino Iacurci) ho ceduto alla curiosità, scoprendo che sono entrambi alla loro prima esperienza editoriale quando invece mi erano sembrati dei navigati cantastorie. Le parole misurate e spiritose conferiscono alla storia la capacità di virare all’improvviso da un registro all’altro con la destrezza dei lupi di mare, le illustrazioni curate in ogni dettaglio tradiscono la tensione emotiva e gratificante di voler restituire l’identità perduta agli ombrelli, i colori mai urlati, in cui la carta da zucchero avvolge raffinati ocra e densi amaranti, conferiscono alla storia narrata ritmo e fluidità e con essa danzano in armonia.

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Autore: Alice Umana, Agostino Iacurci
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 36 pp., 13,00 €

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L’estate è quasi finita e Garmann ha paura

Stian Hole L'estate di Garmann
L’estate di Garmann, Stian Hole- 2011 Donzelli

Mi è capitato che mi si chiedesse il perché del mio interesse (della mia passione direi meglio) per i libri per bambini. Molto spesso mi sono limitata a rispondere che nei libri per bambini ritrovo quello che c’è nei grandi classici della letteratura e offerto con raffinatezza. In realtà c’è anche più di questo; non per ultimo c’è la capacità rara di alcuni libri per bambini di porre con naturalezza quelle immense domande esistenziali così raramente espresse nel quotidiano e altrettanto artificiosamente poste nella letteratura destinata agli adulti.

Garmann è un bambino e Stian Hole riesce magistralmente nell’impresa di raccontarci le sue paure e le sue ansie non abbandonando mai l’ambito dell’introspezione, neppure quando al meditare teso del bambino, che ha paura del suo primo giorno di scuola e soprattutto di affrontare il suo primo giorno di scuola senza aver perso nemmeno un dente, si alternano le domande dirette alle tre anziane zie in visita a casa sua per l’estate o al padre violinista o alla madre capace di coltivare un giardino di impareggiabile bellezza. Poi naturalmente c’è la magia, c’è l’incanto, c’è quell’ardimentoso sfiorare il grottesco che è divertente, spassoso. C’è ancora altro. C’è la poesia di immagini così fantasiose e vere da essere ciascuna un sogno, un ricordo, una speranza, un’ansia. E ritrarre curiosità e paura non è mai facile, certamente mai universale, perché mai universalmente intese.

L'estate di Garmann, Stian Hole- Donzelli
L’estate di Garmann, Stian Hole- 2011, Donzelli

Rispondere con sincerità a una domanda di portata tale quale: “di cosa hai paura?” comporta diversi accidenti: il primo, quello più rischioso, è che la persona a noi di fronte ci ami e quindi risponda sinceramente; il secondo, meno ardito del primo ma comunque impegnativo, è che la risposta che si ottiene sia poco chiara e prolissa; il terzo, e questo è il caso delle ziette, che si ottengano delle risposte dolci come certe bacche di gelso ma vere e grevi: “Ho paura di morire”; “Ho paura di dover presto usare un deambulatore”; La paura del papà “ho paura di doverti lasciare”.

L’estate di Garmann, Stian Hole – 2011, Donzelli

La terza zietta non ricorda più le cose, ha perso la memoria per cui è al riparo delle paure e si culla nel desiderio della torta di mandorle. Garmann è un bambino e alla fine dell’estate dei suoi sei anni andrà per la prima volta a scuola e ha paura, sente il peso del confronto con gli altri bambini capaci di fare mille cose e già senza qualche dente ma si ripara nella naturalezza della speranza nel fronteggiarla.

Le illustrazioni, assolutamente originali, sono un bizzarro collage di incisioni, ritagli di vecchie carte da parati, foto, ritocchi digitali. Esse stesse specchio della vita, del suo evolversi, mutare e della natura poetica dell’animo umano.

Autore: Stian Hole
Editore: Donzelli
Dati: 2011, 44 pp., 19,90 €

Pane, amore e fantasia

Fame di pane è un libro commovente, dalla prima riga all’ultima, è un libro curato in ogni dettaglio, è un libro denso di rimandi, aneddoti, arte, parole e significati, è un libro sul pane e, in qualche maniera, è come il pane: attorno ad esso ruota tutto, anche l’amore.

Perché è certamente amore la dedizione del fornaio, perché è amore quello che chiaramente trasuda dai ricordi degli anziani che il pane lo facevano con le  proprie mani; perché “io ti amo come il pane e il sale!” dice la piccola principessa nordica al proprio padre subendone la delusione e patendo il dolore dell’esilio fino a quando le sue parole non si riveleranno l’espressione più preziosa della cura e dell’affetto filiale.fame-di-pane-21-e1477640818345-960x811

Questo di Giusi Quarenghi e Alessandra Mastrangelo è un albo destinato ai piccoli lettori e rientra nella collana per mangiarti meglio di Slow Food Editore ma qui non si tratta di lupi famelici, né di cappuccetti rossi sperduti nei boschi. Per mangiarti meglio s’intende avere la coscienza, conoscere, di ciò che si mangia: perché non è per niente salutare buttar giù il primo boccone che passa e peraltro il cibo acquisisce un sapore assolutamente migliore quando si può parlare di esso, raccontarne le mirabolanti imprese, la storia, i viaggi. La lingua, la religione.tavola11

 

E il pane si presta benissimo a questo compito, direi che lo affronta con consapevole spavalderia, visti i risultati: la lettura di questo libro è infatti oltremodo piacevole e appassionante, c’è un’attenzione ai dettagli che ne rivela un’altra ben più preziosa: l’attenzione al lettore, che si palesa nel non cadere mai in banali sfilze di aneddoti accattivanti, o nel riproporre storie trite. Tra le pagine c’è il pane leggenda, c’è il pane storia; ci sono le storie di chi il pane lo fa per mestiere, ci sono quelle di chi lo faceva assieme ad altre donne per nutrire la propria famiglia. C’è la storia, ed è quella che ho riletto più volte, della lingua parlata dal pane, della radice comune indoeuropea pa- che vuol dire nutrire, della compagnia che nasce dal latino cum panis.

Le illustrazioni sono vivaci e suggeriscono il movimento e la vitalità di ciò che illustrano. Alla fine, i lettori più curiosi potranno anche cimentarsi nei diversi giochi proposti in appendice. Si tratta di leggere e assaporare perché di sapere, così come di pane, si ha sempre fame.

Da una finestra d’estate di una cucina nel mondo, tempo fa: Ho fame/Mangia il pane/Pane e cosa?/Pane e fame/Buonissimo!

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Autore: Giusi Quarenghi, Alessandra Mastrangelo
Editore: Slow Food Editore
Dati: 2009, 72 pp., 14,00 €

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I piedi per terra, la testa tra le nuvole

Sulle prime c’è un piccolo villaggio, una bimbetta dagli occhi sognanti sotto una cascata di ricci neri, la sua mamma intenta a occuparsi dell’orto e una gallinella bianca. La bimba sogna di Ballare sulle nuvole e lo fa nonostante la madre la inviti a concentrarsi su qualcosa di più utile.

Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff - Kalandraka
Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff – Kalandraka

Lo fa così intensamente da non accorgersi nemmeno che il villaggio diventa sempre più grande e sempre più popoloso. Sotto alla sua casa, per esempio, ne è sorta un’altra in cui abita un suonatore di bonghi, e poi un’altra, in cui vive una cantante e poi un’altra e un’altra ancora fino a quando sotto alla sua casetta non si costruirono così tante case da permetterle di realizzare il suo sogno: toccare il cielo e volare tra le nuvole.

Solo che dopo aver conosciuto la bellezza dei momenti trascorsi in compagnia questi solitari e silenziosi a svolazzare lievemente tra le nuvole perdono il loro fascino, e la bimba torna indietro a gioire della compagnia dei suoi variopinti vicini.

Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff - Kalandraka
Ballare sulle nuvole, Vanina Starkoff – Kalandraka

Le illustrazioni dell’autrice, Vanina Starkoff, sono luminose, traboccanti di colori intensi e pieni che nemmeno nell’evanescenza del cielo perdono la loro intensità. Esotiche al nostro sguardo le casette dai tetti gialli e marroni, i vestiti variopinti coi merletti, le ceste di frutta portate sul capo. Naïf il risultato dal tono familiare, cordiale. Il testo, composto con periodi brevi e descrittivi, racconta la multiculturalità e il meticciato per mezzo di una comunità sempre in crescita che si arricchisce della cultura altrui e la mescola alla propria arricchendola e arricchendosi di suoni, parole, aromi.

Sopra a tutto, sopra anche al senso profondo della gioia della multiculturalità, è il valore del sogno, del perseguire i propri, con determinazione e coraggio; e se, realizzandoli, ci riportano coi piedi per terra ancora meglio!

ballare-sulle-nuvole-it3001Titolo: Ballare sulle nuvole
Autore: Vanina Starkoff
Editore: Kalandraka
Dati: 2010, 40 pp., 16,00 €

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