Un lavoro. New York. Uao.

Raccontano Arthur e Teddy Edelman in quella che è la prefazione a questo album da colorare, che quando chiesero ad Andy Warhol di lavorare per la loro azienda, la Fleming-Joffe Ltd, incominciò per loro una lunga collaborazione creativa che ancora oggi ricordano con emozione. L’azienda conciava in colori splendidi pelli di serpenti, lucertola, alligatore ma aveva bisogno di qualcuno capace di conferirle l’immagine di creatrice di moda, non di materia prima. Andy Warhol intervenne su tutto: dalle pubblicità, alla realizzazione di stand per le fiere, alla creazione di un album da colorare da regalare ai bambini dei clienti. Quell’album oggi, grazie a Gallucci, è alla portata di ogni bambino.

Andy Warhol - album da colorare
Andy Warhol – album da colorare

Il formato è grande (26,8 x 36,7 cm, brossura), i disegni, ça va sans dire, straordinari, ognuno con un brevissimo titolo in italiano e in inglese. Se i bambini (di tutte le età) dopo aver colorato ne avessero voglia, su suggerimento dello stesso Warhol, possono incorniciare i disegni e regalarli a chi desiderano (“Se ne hai voglia puoi incorniciare questi disegni e regalarli a chi vorrai rendere felice”).

Andy Warhol - album da colorare
Andy Warhol – album da colorare

“Un lavoro a New York” disse Warhol. “Uao”. Nel 1953 Andy Warhol non era ancora divenuto tale, ma già allora disegnava straordinarie calzature e realizzava campagne pubblicitarie. Questo album probabilmente è traccia e radice dell’artista irriverente e trasgressivo noto ai più ma contiene anche il sapore evocativo e la delicatezza delle fiabe. Dodici disegni per ventiquattro pagine da colorare: c’è il serpente, la lucertola di Calcutta, la capra barbuta e il vitellino esotico e c’è anche il tenero bimbo, ironico e dallo sguardo furbetto. Warhol sapeva dunque quali fossero le qualità dei destinatari primari del suo lavoro, ma le affrontò con intelligenza non cedendo a nessun cliché.

Magari è ancora presto per pensarci, ma credo che questo album, assieme a una scatola di colori, possa rivelarsi uno dei regali più belli e generosi che un bimbo possa ricevere a Natale.

Andy Warhol - album da colorareTitolo: Album da colorare (A Coloring Book)
Autore: Andy Warhol
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 24 pp., 16,50 €

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Lo specchio dei desideri di Jonathan Coe

Ogni libro di Jonathan Coe è portatore di una certa sperimentazione. Questa volta la sperimentazione si spinge oltre la satira, oltre lo stile e si spinge oltre il genere: Lo specchio dei desideri, da poco edito da Feltrinelli, è infatti un libro per ragazzi.

Lo specchio dei desideri - Chiara Coccorese
Lo specchio dei desideri – Chiara Coccorese

A causa di un litigio fra i genitori la piccola Claire esce di casa per raggiungere un giardino segreto un po’ sopra le righe: la discarica. Passeggiando tra i rifiuti trova un pezzo di specchio dalla vaga forma di stella e ne è fortemente attratta: è un pezzo di vetro tagliente e sporco ma ha in sé una qualità magica: ha il potere di riflettere e rimandare una visione più rosea rispetto alla realtà. E Claire ne è stregata. Cerca nello specchio una tavola armoniosa, un cielo che non sia grigio, un viso senza acne. Mano a mano che Claire cresce lo specchio diviene una sorta di chiave/compagna interpretativa della realtà. Ne rimanda una consolatoria, illusoria. Lascia il fiabesco e il magico per insinuarsi nel campo della menzogna e questo a Claire non piace. Decide di buttar via lo specchio ma scopre che un suo vecchio compagno delle medie ne possiede un pezzo simile; e come lui altri.Ogni pezzo di specchio fa parte, con le proprie, personali visioni, di un puzzle più ampio che coinvolge le speranze e i sogni di molte persone.

Il romanzo di Coe è effettivamente ben costruito ma qualcosa non mi convince. A fine lettura permane la sensazione di una storia in sospeso in cui i protagonisti subiscono gli eventi, quelli reali così come quelli immaginari, con passività. Crescono ma non si evolvono, restano per sempre dei comprimari e fanno le spese dello specchio, potente come solo una fucina di sogni può esserlo. Nell’immaginario simbolico lo specchio, peraltro, ha sempre avuto valenze contraddittorie: oggetto fonte dell’inganno per Platone è anche fonte non solo di visione e rimando di un’immagine illusoria superando successivamente il limite del visivo per sconfinare in una conoscenza più  meditativa e meno narcisistica. “Un romanzo di trasformazione” dice la quarta di copertina, questa definizione mi piace; meno mi piace il suggerimento che sia una parabola politica per ragazzi e una fiaba contemporanea per adulti. Una parabola politica non può esserlo se non nel finale ma in maniera un po’ forzata insistendo sul concetto classico dell’unione che fa la forza. Per quanto riguarda l’universalità della lettura credo invece che in questo caso la frase logora “un romanzo per ragazzi che non dispiacerà agli adulti” non funziona per nulla. Credo sia un romanzo per ragazzi (che gli adulti potranno godibilmente leggere), impostato sui ragazzi, raccontato ai ragazzi da altri ragazzi. E lo specchio frastagliato e lucente in fondo alla storia lo conferma. Mi sono specchiata in esso e l’immagine che vi ho vista riflessa era esattamente quella che mi aspettavo: la mia.

Lo specchio dei desideri - Chiara Coccorese
Lo specchio dei desideri – Chiara Coccorese

Una trattazione a parte meritano le illustrazioni di Chiara Coccorese. Chiara Coccorese è una fotografa, ritrae dunque la realtà interpretandola ma sostanzialmente restandogli fedele. Dunque, quand’è che i suoi scatti divengono illustrazione? Io credo che il prodigio avvenga nell’istante stesso dello scatto, momento in cui l’immagine è già stata composta, il pensiero si fa concretezza e i dettagli divengono parte integrante della totalità, sostanza sine qua non. La fotografia si completa con l’allestimento scenografico e si nutre, acquisendo uno status sospeso tra visione e realtà, della postproduzione digitale. Chiara Coccorese fa un po’ quello che fa Claire: usa uno strumento per tingere la realtà e renderla altro purché resti al contempo se stessa; deformata, surreale o iperrealistica.

Titolo: Lo specchio dei desideri
Autore: Jonathan Coe
Editore: Feltrinelli
Dati: 2012, 96 pp., 12,00 €

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La guerra degli scoiattoli

In generale mi pongo nei confronti dei libri che affrontano temi quali i razzismo, l’intolleranza o la diversità con una certa diffidenza. Scivolare nella retorica è molto semplice, quasi naturale, e tenersene alla larga è piuttosto complicato. Carla Ciccioli ci prova con La guerra degli scoiattoli e lo fa rivolgendosi a un pubblico tra i più complessi ed esigenti: quello dei bimbi di otto, nove anni.
Leggo, quindi, questo libro curato in ogni dettaglio, dalla grafica calda e dalle illustrazioni accattivanti di Desideria Guicciardini, e come la storia si sviluppa ed evolve mi piace e mi piace molto.

Peccato però per la ciliegina sulla torta. Non a tutti piace e questo è un bene, spesso, però, è solo decorativa, altre volte, con la sua zuccherosa portata invade e macchia una farcitura che altrimenti sarebbe deliziosa.
Insomma, peccato per l’epilogo. Se non ci fosse stato l’epilogo La guerra degli scoiattoli sarebbe rientrato, per quanto mi riguarda, a pieno diritto tra i libri più belli dell’anno della sua categoria (e non mi stupisce affatto, infatti, che si sia aggiudicato il premio per il miglior autore “Il battello a vapore 2011”).

Ma andiamo per ordine. Nella bella e verdeggiante Inghilterra da anni si trascina una guerra senza senso: non una guerra di rivalsa, non una guerra di liberazione. Una guerra sciocca, di quelle quindi, tra le più terribili: una guerra tra scoiattoli grigi e scoiattoli rossi. Verso il limitare del 1800 ad Hyde Park (Londra) arrivarono due scoiattoli grigi, clandestini provenienti dall’America. Da quel momento nulla fu più lo stesso.

I rossi nativi non tolleravano l’invadenza dei grigi (e soprattutto il loro appetito). Non riuscirono a convivere e incominciarono a darsi battaglia. Il piccolo scoiattolo Lenny, scoiattolo rosso dalla coda grigia (coda che i genitori adottivi, per proteggerlo, per tanto tempo riusciranno a mascherare tingendola di rosso ogni notte) si ritroverà, eroe suo malgrado, a ristabilire l’armonia: non capisce perché i suoi genitori l’abbiano abbandonato a una coppia di piccioni, non capisce il senso della guerra tra scoiattoli e cerca di trovare risposte all’una e all’altra questione fino a quando non arriverà alla soluzione dell’una e dell’altra. La prima mostrando una decisa presa di coscienza e sicurezza di sé, la seconda comprendendo come proprio quella accettazione e coscienza possano fare la differenza e rivelarsi salvifici.

E torniamo all’epilogo: le storie sono tali perché raccontano e le orecchie dei bambini sono acerbe, e per il loro essere tali tutto da sole comprendono.

Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato,
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e poter osservare il fenomeno per benino.
“Signore, – gli dissi – dunque lei ha una certa età:
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?”.
Rispose gentilmente: “Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
È un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.”
Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno sul diretto Capranica – Viterbo.
(Un uomo maturo con un orecchio acerbo. Gianni Rodari)

Titolo: La guerra degli scoiattoli
Autore: Carla Ciccoli
Editore: Piemme
Dati: 2012, 134 pp., 11,00 €

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La morale è sempre quella… ma varianti e illustrazioni cambiano

Tra tutti i miei libri per bambini, mi sono detta, di quali ho più versioni, riscritture, varianti? Al terzo posto si piazzano i fratelli Grimm, al secondo Collodi, al primo troneggia incontrastato Esopo. Ho selezionato solo albi illustrati, alcuni meritano una rispolverata (altri al contrario sono freschi freschi) e altri ancora, preziosi, li ho cercati e trovati per voi sul web da leggere gratuitamente.

Di Esopo uomo, così come di Esopo scrittore, si dice tutto e non si sa nulla. Di certo è che le storie che sapeva raccontare e che di bocca in bocca, anno in anno, luogo e luogo sono diventate antiche e intramontabili. Alcune esistevano già prima che Esopo incominciasse a raccontarle, altre ancora subirono cambiamenti in forma e fattezze, da chi acquisendo, da chi scartando, senza perdere arguzia e incanto.

Panchatantra o le storie di Kalilah e Dimnah
An illustration from a Syrian edition dated 1354. The rabbit fools the elephant king by showing him the reflection of the moon. Panchatantra o le storie di Kalilah e Dimnah

Tra tutte le versioni delle favole di Esopo in assoluto la mia preferita è quella illustrata da A. e M. Provensen (cui spesso, non a caso, attingo anche per rinnovare la testata di questo blog). Le favole proposte sono scelte da Louis Untermeyer e tradotte da Quirino Maffi per Arnoldo Mondadori editore. La versione da me posseduta è del 1971. Qui le illustrazioni infondono ironia ai racconti e si fanno portavoce di un discorso metaforico aggiungendo stile e colore a un terreno già di per sé fertile.

A. e M. Provensen - la volpe e il corvo, Esopo
A. e M. Provensen – la volpe e il corvo, Favole di Esopo
A. e M. Provensen - Il topo di campagna e il topo di città, Esopo
A. e M. Provensen – Il topo di campagna e il topo di città, Le favole di Esopo
A. e M. Provensen - Il vento e il sole, Esopo
A. e M. Provensen – Il vento e il sole, Le favole di Esopo

Tra i contemporanei è seconda solo ai Provensen Lisbeth Zwerger. Le favole di Esopo da lei illustrate sono state edite da Edizioni C’era una volta, casa editrice per la quale non ho trovato riscontri, perlomeno online; molti dei titoli della Zwerger sono ora editi da Nord-Sud, ma non questo… peccato!, i suoi acquerelli vivificano e giustappongono in una delizia di dettagli odio e saggezza, vendetta e virtù, bontà e invidia.

Lisbeth Zwerger - La mungitrice e il secchio, Esopo - favole
Non dir quattro se non l’hai nel sacco
Lisbeth Zwerger – La mungitrice e il secchio, Esopo – favole
Lisbeth Zwerger - La volpe e il corvo, Esopo - favole
Non fatevi imbrogliare dagli adulatori
Lisbeth Zwerger – La volpe e il corvo, Esopo – favole

Capita anche che laddove non t’aspetteresti faccia capolino Esopo: è il caso de L’orso Pietro e altre novelle edite nel 1966 da Mondadori, in cui tra le “altre novelle” ci sono La topolina di campagna e la topolina di città Il corvo e la volpe narrate da Patsy Scarry e illustrate da Richard (Scarry).

La topolina di campagna e la topolina di città - Richard Scarry
La topolina di campagna e la topolina di città – Richard Scarry
La volpe e il corvo - Richard Scarry
La volpe e il corvo – Richard Scarry

Dall’edizione del 1940 della celebre Scala D’oro UTET, illustrata da Filiberto Mateldi e narrate da Gustavo Brigante Colonna (serie prima, volume primo – Quando re leone imperava, favole classiche) ho selezionato Il lupo prepotente e La volpe maligna. Certamente l’adattamento risente dello stile dell’epoca e la crudezza di certi dettagli non viene assolutamente edulcorata nella resa. Le illustrazioni, sagomate sul testo, d’altra parte, si risolvono nell’equilibrio tra l’essere stilizzate e didascaliche.

Filiberto Mateldi - Il lupo prepotente, scala d'oro utet 1940Filiberto Mateldi - Il lupo prepotente, scala d'oro utet 1940

Filiberto Mateldi - La Volpe Maligna, scala d'oro utet 1940Filiberto Mateldi - La Volpe Maligna, scala d'oro utet 1940

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I frutti della terra

Sono quaranta i frutti della terra illustrati e raccontati deliziosamente in questo libro edito da Gallucci. Di Florance Guiraud e Judith Nouvion I frutti della terra è enciclopedico alla maniera illuminista: sulla pagina di destra i frutti (e le verdure così come gli ortaggi) sono rappresentati così come raccolti; sollevando l’aletta scopriamo anche come sono al loro interno, grazie alla resa vivida dei dettagli e all’ampio spazio dedicato al loro ritratto ad acrilico, penna e inchiostro.I frutti della terra - Judith Nouvion

Sulla pagina di sinistra prima tutte le informazioni relative al frutto: la sua grandezza, il periodo di raccolta, il luogo in cui maggiormente si produce; poi un riquadro “per saperne di più” cui s’affianca anche una galleria di immagini delle diverse varietà e uno specchietto grazie al quale scopriamo la sua origine, e poi le curiosità: i modi di dire, le fiabe, gli aneddoti a volte umoristici a volte poetici.

Potrete chiedervi per esempio se la zucca sia più popolare grazie a Cenerentola o ad Halloween, mentre scoprite le decine di semi al suo interno riflettendo sul senso dell’avere sale in zucca. Così come scoprirete da quanto tempo si consumano i piselli e da dove essi provengano, oltre, naturalmente, a ripensare alla principessa così delicata da avvertirne la presenza sotto strati e strati di materassi.

I frutti della terra - Judith Nouvion

Florence Guiraud è nata e cresciuta in campagna, in un piccolo paesino vicono Tolosa. Tra i suoi ricordi d’infanzia ci sono il colore e il sapore dei pomodori che si coltivano in quella zona e questo si percepisce vivamente, giacché i suoi frutti della terra sembrano freschi, appena raccolti.

A proposito di pomodori, lo sapevate che il pomodoro non è una verdura bensì un frutto?

Titolo: I frutti della terra
Autore: Florence Guiraud, Judith Nouvion
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 85 pp., 22,00 €
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Jabberwocky. Il nonsense aldiquà e aldilà dello specchio

Raphael Urwiller - JabberWocky
Raphael Urwiller – JabberWocky

‎”Ahi ahi ahi! Ma questo Jabberwocky non è un libro per bambini!”
Ad avere la possibilità di utilizzare nel corpo di una recensione qualche emoticon tra le più funzionali userei quella che mima uno sguardo tra l’attonito e il perplesso. Non è un libro per bambini? Mi chiedo, mentre sosto in pensier bellici, ipercritica verso me stessa e verso l’albo illustrato che continuo a soppesare e rigirare tra le mani; e siccome una emoticon, a meno che non sia sublime e renda il mio contestuale occhidibragia, non avrebbe senso per esplicare il mio disappunto (e in generale esse non hanno mai molto senso se non uno sbrigativo) mi lancio in una immediata quanto naif difesa a spada tratta. Che poi a dover difendere Lewis Carroll mi sento inadeguata e anche un po’ ridicola. E visto che di materiale ridicolo mi ritrovo spesso circondata decido di fermarmi. Non lasciarmi invischiare e considerare la questione sollevata (sempre annosa) da un’altra prospettiva.Oltre lo specchio.

Raphaël Urwiller - Jabberwocky
Raphael Urwiller – JabberWocky

“Inibmab rep orbil nu è non oste uq ma! Iha iha iha!”
Meraviglioso e leonardiano! Orbil, poi, credo sia divertente, ciarlestrone e brillosto.
Ora, a parte il nonsense e i sorrisi quello che c’è da considerare, e seriamente, è il pensiero che ristà dietro a un libro, il pensiero d’opera, intendo, quello che una volta messo in pratica continua la sua placida e composta esistenza ben comodo tra ciascuna pagina. I nostri bambini meritano delle opere complete, perché hanno una tendenza, naturale e innata, a considerare le cose per quello che sono e poi a rileggerle e interpretarle a proprio modo; qualità invidiabile che in pochi hanno la fortuna di nutrire e coltivare fino all’età adulta. Quindi se un bambino incontra un libro dietro al quale c’è il pensiero dell’opera dell’autore dei versi, dell’illustratore, del traduttore e del grafico e dell’editore, egli lo afferra al volo tra altri cento e mentre legge o ascolta ride e ride a crepapelle, ripete, aggiunge, attraversa il famoso specchio senza porre di mezzo cautele di nessun tipo. Fruisce e gioisce dell’arte che si trova dinanzi giacché è dotato di tutte le qualità necessarie a riconoscerla.

Un ragazzo fiero e accorto parte per sconfiggere un mostro feroce; il padre lo mette in guardia, “con fauci e denti ti rinserra”, ma il ragazzo è deciso a non tornare sui propri passi e parte all’avventura. Sembra rocambolesco e difficile da comprendere, forse qualcosa sfugge, ma è previsto che lo faccia. Le parole sono libere.

Raphaël Urwiller - Jabberwocky
Raphael Urwiller – JabberWocky

E del resto, la prima lettrice stessa lo dice: «Davvero grazioso, mi pare», disse quando ebbe terminato. «ma non ci si capisce molto». (Vedete, non voleva confessare, neanche a sé stessa, di non averci capito un accidenti). Mi sembra di avere la testa piena di idee – è solo che non capisco bene quali siano! Ad ogni modo, qualcuno ha ucciso qualcosa: questo, perlomeno, è lampante.

Le illustrazioni di Raphael Urwiller sono argute e accattivanti, si compongono della sovrapposizione e dell’incastro di due soli colori: il rosso e il turchese. Alla radice, scrittura e immagine sono una cosa sola, diceva P. Klee, e in questo albo la radice comune a testo e immagine è evidente. Così due immagini si sovrappongono o uniscono in un portmanteau*, due colori si fondono tra loro per dar vita a un neologismo, dalla radice di un segno si evolve un nonsense; un bambino con una spada, o brando vòrpido, sulla spalla, con la sua espressione e il suo passo deciso racconta in una sola immagine un intero modo di dire; il mostro feroce che in agguato attende mentre la propria lunga coda si insinua e attorciglia tra i tronchi dei rami è uno scioglilingua complesso e divertente, un’immagine capace di trasformarsi e rivivere in un altro contesto raccontando storie d’aquiloni e gioia.

Masolino d’Amico rispetta tutte le stramberie e i dettagli che rendono queste rime uniche, complicatissime e al contempo semplici da memorizzare, spiritose, argute e divertenti. Rime bambine, direi e direi bene.

Titolo: Jabberwocky
Autore: Lewis Carroll, Raphaël Urwiller
Traduttore: Masolino D’Amico
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 26 pp., 18,00 €

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La traduzione della citazione da Attraverso lo specchio è di Alessandra Spirito

*Well, “Slithy” means “lithe and slimy.” “Lithe” is the same as “active.” You see it’s like a portmanteau—there are two meanings packed up into one word (è la spiegazione di Humpty Dumpty ad Alice

“Jabberwocky”
‘Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.
“Beware the Jabberwock, my son!
The jaws that bite, the claws that catch!
Beware the Jubjub bird, and shun
The frumious Bandersnatch!”
He took his vorpal sword in hand:
Long time the manxome foe he sought—
So rested he by the Tumtum tree,
And stood awhile in thought.
And as in uffish thought he stood,
The Jabberwock, with eyes of flame,
Came whiffling through the tulgey wood,
And burbled as it came!
One, two! One, two! and through and through
The vorpal blade went snicker-snack!
He left it dead, and with its head
He went galumphing back.
“And hast thou slain the Jabberwock?
Come to my arms, my beamish boy!
O frabjous day! Callooh! Callay!”
He chortled in his joy.
‘Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.
“”
from Through the Looking-Glass, and What Alice Found There (1872).

Dal Lucca Junior 2012 illustrazioni giovani e la visione di un mondo alternativo

Antonio Boffa - Evoluzione cosmica

La giuria del Lucca Junior (arrivato ormai alla sua sesta edizione; quest’anno col tema “Mondi alternativi”) si è pronunciata: ecco l’immagine vincitrice, Evoluzione cosmica, di Antonio Boffa (Contursi Terme)

Antonio Boffa - Evoluzione cosmica

Il premio speciale è andato invece a:

Francesco Corli – Massa Fiscaglia (FE)

Francesco Corli

Noemi Gambini – Urbino (PU)

Noemi Gambini

Massimiliano Di Lauro – Trani (BT)

Massimiliano di Lauro

Menzioni anche per:

Rossana Bossù – Val della Torre (TO)

Rossana Bossù

Elisabetta Decontardi – Pizzale (PV)Elisabetta Decontardi

Fabio Buonocore – Napoli

Fabio Buonocore

Segnalazioni della giuria

Andrea Alemanno – Taranto

Andrea Alemanno

Anna Mattiuzzo – Palmanova (UD)

anna mattiuzzo

La festa dell’inizio di qualcos’altro

L'inizio - Sonja DanowskiQuando penso alla bellezza della decadenza, allo splendore dell’autunno, all’intensità della sostanza rappresentativa di ciò che è stato e più non è, immagino sempre (e mi figuro) un ramo di rosa ormai spoglio di foglie, ornato solo delle bacche (che ad annusarle ancora profumano, a toccarle non c’è nulla di più liscio). Quei frutti di rosa rappresentano il ricordo della rosa e il suo futuro. Non c’è più il fiore, ma c’è stato e tornerà ad esserci. La bacca è viva.

Per questa ragione mi ha investita un’ondata di intensità ed empatia quando aprendo L’inizio, albo narrato da Paula Carballeira e illustrato da Sonja Danowski, mi sono trovata dinanzi rami e rami di rosa d’autunno: le spine ancor più irte e pungenti, qualche foglia accartocciata, altre distese ma secche, e decine e decine di bacche che sono vive di un rosso bruno che trasuda profumo di rosa.L'inizio - Sonja Danowski

Questo albo racconta di ciò che è stato e adesso non c’è più; me ne convinco ancor prima di leggerlo; mi rassicurano però il titolo e le bacche di rosa: racconta anche della speranza di un nuovo inizio. E infatti a sfogliarlo mi ritrovo in strada, dopo una terribile guerra, e mi sento sperduta perchè mi trovo proprio lì, tra pali della luce divelti, muri crollati, a camminare tra pezzi di legno che una volta erano porte, finestre. Respiro la polvere grigia come l’aria e mi soffermo a guardare una carrozzina quasi schiacciata tra delle assi e una bicicletta dalle ruote contorte. Poi incontro una famiglia: i volti giovani e luminosi dei genitori mi rassicurano, quelli dei due piccoli celano un inconsapevole desiderio di rivalsa. Sono ombrosi, corrucciati: non hanno più casa; però hanno una macchina per dormire e in qualche modo ce la faranno. Questo lo so, perché ricordo le bacche e perché alcune di loro, a un certo punto, diventano strumento di gioco e s’aggiungono a qualche biglia colorata su di un marciapiede.L'inizio - Sonja Danowski

Le parole di Apula Carballeira sono portatrici di speranza e dicono con levità di pace e speranza. La voce narrante, non a caso, è quella di un bambino. La si percepisce impaurita e stanca ma capace di entusiasmarsi ascoltando i racconti di ricette di un vecchio cuoco o nel prendere coscienza del suo essere sopravvissuto, del non essere solo, della possibilità di giocare, di ricominciare.

Ho trovato le illustrazioni iperrealiste di Sonja Danowski di una vitalità struggente: curate in ogni dettaglio si dischiudono in un istante, come certi sorrisi; pochi colori, peraltro tenui, e molto grigio danno luogo e tempo a distruzione, smarrimento, rinascita e coinvolgono, raccontando meravigliosamente.

Titolo: L’inizio
Autore: Paula Carballeira, Sonja Danowski
Editore: Kalandraka
Dati: 2012, 36 pp., 14,00 €

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Una notte magica di sogni, colore e altruismo

Il rapporto tra testo e immagini in una narrazione è molto delicato. Può dirsi davvero riuscito quando il dialogo delle une con l’altro è talmente forte da dar luogo a una danza che musica la storia tutta; senza che nessun tratto prevarichi su alcuna parola e senza che nessuna parola metta in ombra alcun colore. Questo rapporto si complica ancor più quando si tratta di storia a fumetti (o graphic novel che dir si voglia).

La notte dei giocattoli - Dacia Maraini, Gud

Si complica perché, sebbene sia in una nuvoletta soffice e dai contorni morbidi (qui addirittura sfumati), il testo sembra avere un proprio ben definito spazio; la difficoltà sta nell’intarsiarlo nelle illustrazioni. Inserire le parole esattamente laddove esse albergano, nel punto giusto, nell’esatto attimo in cui esse sono proferite; come un intarsio, appunto: ché a mettere una gemma nell’alloggiamento sbagliato finisce che traballa, perde luce, non ne restituisce, a volte perde la presa e si smarrisce.

Però gli autori, quelli veri, queste complicazioni sanno evitarle; evitarle è il loro mestiere che si fa arte. Non succede spesso che l’armonia sia completa e di conseguenza la lettura appassionata e coinvolta, ma La notte dei giocattoli, raccontata da Dacia Maraini e disegnata da GUD, è il caso.

Giulia è una bimbetta dai capelli scompigliati e dagli occhi vispi (sempre sorpresi) dietro a un paio di occhialoni che ne amplificano la vivace curiosità. Non ha voglia di andare a letto, di restare sola al buio; ha paura. Col buio però avviene nella stanza di Giulia quella magia che tutti i bambini, prima o poi, avrebbero voluto (e vorrebbero) si verificasse nella propria: i giocattoli prendono vita e interagiscono fra loro e con Giulia stessa. Tra i giocattoli, però, non regna affatto l’armonia: ciascuno di essi è portatore, cocciuto, di un carattere ben definito, spigoloso, nel bene e nel male.

La notte dei giocattoli - Dacia Maraini, GUD

C’è la bambola di pezza dal carattere forte, il soldatino di legno ligio al suo ruolo, portato all’umiltà e all’obbedienza; c’è il pupazzo capitalista e dittatore che non conosce gratitudine o pentimento. Tutti insieme danno vita a una storia che non si cura (e questo ci piace molto) di ammorbidirne “l’umanità”; una storia che non ha paura o esitazione di affrontare i punti di svolta senza pietismi o patetismi. Una storia anch’essa con un proprio carattere che si gusta fino in fondo senza mai scadere nella trappola della banalità. Una favola lieve e complessa suddivisa alla maniere classica in capitoli (otto) alla fine della quale sarà naturale riflettere sul valore dell’eroismo, dell’altruismo e dell’uguaglianza.

Se siete curiosi di come i pastelli ad olio che hanno donato tanta profondità e intensità a Giulia e ai suoi compagni d’avventura giocattoli si coniughino con diverse tecniche digitali guardate qui, proprio sul sito di GUD, come è nata la copertina. Vi piacerebbe leggere un’anteprima de La notte dei giocattoli? Tunué, che pubblica questa storia a fumetti nella ricca collana Tipitondi, ve ne offre la possibilità qui.

La notte dei giocattoli - Dacia Maraini, GUDTitolo: La notte dei giocattoli
Autore: Dacia Maraini, GUD
Editore: Tunué (Tipitondi)
Dati: 2012, 96 pp., 14,90 €

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