Storie sotto l’albero

Il Natale, che lo si senta o meno, che lo si ammanti di spirito cristiano, che lo si investa di brio pagano, che ci induca al consumismo più sfrenato o che ci indirizzi verso un parco equilibrio, rimane un momento meraviglioso. L’aria si fa fredda, decine e decine di sbuffi ghiacciati si fanno pungenti, respirarli pizzica; l’acqua sui marciapiedi riluce delle luminarie di addobbi e vetrine, il suono meccanico di qualche nenia a tema s’appropria delle nostre labbra e le muove, senza che ci se ne renda conto, accompagnando i nostri passi.

Meravigliosi racconti di Natale,  di Josette Gontier - Einaudi ragazzi
Meravigliosi racconti di Natale, di Josette Gontier – Einaudi ragazzi

È meraviglioso di per sé, il Natale; a maggior ragione lo sono i racconti che ne parlano. Josette Gontier raccoglie e adatta per Einaudi Ragazzi quattordici leggende che ne narrano e ricostruiscono la storia, considerando la tradizione cristiana, rispolverando grandi classici, svelando curiosità e spaziando da un lato all’altro del mondo.

Per i nostri bimbi (dai 7 anni) ascoltare queste storie sarà certamente divertente e coinvolgente. Chi non si divertirebbe nell’imbattersi in dei troll ingordi e creduloni, chi non proverebbe un moto di nostalgia per quel tempo ormai lontano in cui gli animali parlavano e sulla Terra regnava la pace, chi non si commuoverebbe alla storia del piccolo ragno che, inviso da tutti, tesse una tela meravigliosa e calda per riparare il bambin Gesù dal freddo? Le illustrazioni sono di diverse mani ma tutte molto colorate e calde.

Meravigliosi racconti di Natale,  di Josette Gontier - Einaudi ragazzi
Meravigliosi racconti di Natale, di Josette Gontier – Einaudi ragazzi

Dopo averle lette assieme ai bambini, per esperienza posso dire che qualche mamma o qualche papà sbircerà tra i rami dell’abete casalingo alla ricerca del famoso ragnetto sperando di essere i fortunati a dargli asilo, e forse al dodicesimo rintocco della mezzanotte tenderà incautamente l’orecchio cercando di carpire qualche frase che gli animali si scambiano tra loro.

 

610-gpxjtgl-_sx334_bo1204203200_Titolo: Meravigliosi racconti di Natale
Autore: Josette Gontier
Editore: Einaudi Ragazzi
Dati: 2007, 84 pp., 8,50 €

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L’abete, Hans Christian Andersen

Un abete dall’attitudine contemporanea quello di cui ci narra Christian Andersen. La sua semplice storia trasmette ai bambini la dolcezza della parola narrata e al contempo il valore del rispetto per gli esseri viventi; agli adulti la struggente consapevolezza  di quella sensazione senza luogo e epoca del sentirsi legati al passato e proiettati verso il futuro, incatenati dall’incapacità di vivere il presente. L’abete è un giovane albero, frondoso e profumato, vive la sua fanciullezza nella speranza di divenire imponente come gli alberi adulti, vive nella insoddisfazione di sé anche quando è all’apice della sua bellezza e della sua esistenza, troneggiante al centro di un salone addobbato a festa, rimpiange il passato quando non può più goderne e anela a ciò che non conosce, sfuggendo il contingente.abete_andersen11

Dal 1844 centinaia di piccoli lettori si raccolgono sotto le ampie fronde dell’abete per ascoltarne la storia, ed essa è una tra le più commoventi di Andersen. La consiglio a tutti coloro che vogliano riscoprire l’intensità delle fiabe classiche.abete21

Questa edizione a cura di Interlinea è illustrata a colori da Antonio Ferrara, illustrazioni che si susseguono (forse proprio pensando allo scorrere del tempo) come si distribuirebbero delle carte da gioco e che delle carte da gioco ricordano l’aspetto. I semi, però, qui sono acquerelli e china dal tratto deciso e dai colori caldi e profondi.

51j86x3uwll-_sx375_bo1204203200_Titolo: L’abete
Autore: H. Christian Andersen
Editore: Interlinea
Dati: 2001, 31 pp., 5,00 €

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Una costellazione nata da un sogno

Brillano al buio le stelle di “Un grande sogno”.
Basta spegnere le luci e il gioco è fatto: decine di stelle brillanti popoleranno la copertina e le pagine di questa storia.

Con “Un grande sogno”, Felipe Ugalde si è aggiudicato il “Premio internazionale Compostela per albi illustrati” e se ne comprende il motivo sin dalle prime battute. “Era un piccoletto con grandi sogni”; si tratta di un coccodrillo, quello appartenente alla tradizione della mitologia Maya, che simboleggia la naturale tendenza degli esseri umani a tentare di lasciare un segno su questa terra, divenire memorabili, addirittura trasformarsi in stelle.

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Un grande sogno Felipe Ugalde – Kalandraka

A volte si cerca di raggiungere questo scopo divorando tutto ciò che si incontra lungo il nostro cammino, proprio come fa il coccodrillo protagonista di questa storia, noncuranti delle conseguenze, della giustezza o meno delle nostre azioni.
Si prova, si va a tentoni; nel dubbio si ingurgita tutto quanto possibile, metaforicamente, senza sapere né verso cosa si va, né come riuscire a ottenerlo. Si cresce.

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Un grande sogno Felipe Ugalde – Kalandraka

Felipe Ugalde (Messico, 1962) con i suoi acrilici dai colori morbidi e soffusi affronta il difficile tema delle manie di grandezza con leggerezza. Un coccodrillo che non riesce a darsi dei limiti ma che, per assurdo, suscita tenerezza ed empatia. I suoi goffi tentativi di divorare il mondo sembrano destinati a fallire, e invece dopo numerose svolte e disavventure, il coccodrillo riesce nel suo intento fino a diventare esso stesso parte integrante dell’universo. Ma come ci riesce?
Le pagine tinteggiate di verde, per la terra, e di blu, per il cielo, si susseguono ritmicamente e, lievemente, quasi senza darlo a vedere, ci accompagnano attraverso tradizioni mitologiche antichissime, ci guidano con metafore elaborate e coerenti lungo una strada che, molti, specie i bambini, si ritrovano a percorrere.

“Era un piccoletto […] ansioso di crescere, di diventare grande, di essere un che… non passa inosservato”.

Albo ricchissimo di elementi simbolici contiene anche gli strumenti (delle stelle fosforescenti adesive) per giocare a creare luminose costellazioni sul soffitto di casa.

9191xhtoilTitolo: Un grande sogno
Autore: Felipe Ugalde
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2009, 40 pp., € 15,00

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Koko, il regalo nero

1976, Suriname. Una visita a un paese straniero da parte di uno scrittore olandese che vorrebbe  tramutarsi nella scelta di una vita, in casa. La scoperta crudele di quanto ancora gli abitanti di quel paese soffrano la schiavitù e siano quindi insofferenti alla presenza dell’uomo bianco, discendente proprio dagli schiavisti, che sarebbe come sale su ferite ancora scoperte nel momento in cui decidesse di stabilirsi lì.

Questo il contesto in cui prende forma l’idea e la storia di Maria, protagonista de Il regalo nero di Dolf Verroen. Quando l’autore, che ho incontrato e che si è rivelato un simpatico e pimpante ottantenne, mi racconta che il proprio editore olandese si disse convinto che Il regalo nero non fosse un libro per bambini non mi stupisco ma non ne condivido assolutamente il parere. Questo per una ragione semplice: sono convinta che se i protagonisti di una storia sono dei bambini, specie se la storia è narrata proprio dalla loro voce, allora ciò che narrano non può che essere adatto alla lettura da parte dei bambini. Anche, e soprattutto, se raccontano orrori, momenti bassi della storia dell’umanità quali possono essere la schiavitù, appunto, o l’olocausto, per esempio.

Maria, bimba dodicenne, ricca e bianca riceve in regalo, il giorno del suo compleanno, un dono speciale: uno schiavo nero, un bimbo anch’esso. Con spontanea leggerezza non si cura di nascondere il proprio punto di vista e le proprie attitudini e parla, racconta come non lesini le frustate se Koko non è abbastanza svelto o sollecito. La stampa tedesca ha criticato l’assenza, in questa storia, di una assunzione di responsabilità chiara, mentre in Olanda molti hanno reagito con rabbia a questo libro che narra la crudeltà degli olandesi. L’autore fa spallucce: è la verità. Come ci si può arrabbiare dinanzi alla verità?

Certo questa storia fatta di 40 pensieri, tutti di Maria, non tutti crudeli come a uno spettatore/lettore esterno potrebbero sembrare a una prima, empatica, lettura, racconta l’assurdo della normalità, normalità in cui anche le cose più ingiuste possono divenire abitudine. Lo stile è quello dell’intimo pensiero. Scorre fluido nonostante all’apparenza richieda più impegno di lettura per il suo essere assimilabile alla poesia, per la struttura che lo caratterizza, più che alla prosa.

Molto c’è dell’autore nei pensieri di questa bambina figlia della sua cultura e prigioniera dell’educazione che le è stata impartita. Dolf Verroen risponde alla domanda di una bambina del pubblico, domanda di una semplicità disarmante: Come si sia sentito scrivendo il libro. “È stato come assistere a un miracolo – risponde l’autore – giacché il libro è nato senza difficoltà, come se fosse già tutto scritto nella mia mente”; e forse è in questo tenero miracolo, in questa comunione tra i pensieri dell’autore e quelli della piccola protagonista, che s’innesta la radice di questo stile efficace ed elegante.

Le azioni di Maria inducono il lettore all’indignazione: perché agisce così crudelmente? E poi allo smarrimento: è la stessa bambina che consola la madre, che si preoccupa con sincerità, che cerca di proteggere il padre? Semplicemente Maria è una bambina e come tutti i bambini ha in sé una buona dose di dolcezza e tenerezza, così come di crudeltà.

Koko ha gli occhi persi nel vuoto,
come se guardasse qualcosa che non c’è.
Mi irrita.
Così mi sono arrabbiata.
«Che cosa guardi?»
Non ha risposto.
Mi sono arrabbiata ancora di più.
Per poco non l’ho frustato.

Koko, il regalo nero, ha una sola libertà: quella del suo sguardo. E ci commuove, la sua ostinazione di bambino nutre il nostro spirito.

 

verroencoverperstampacopiaTitolo: Il regalo nero
Autore: Dolf Verroen
Editore: Beisler
Dati: 2010,  65 pp., 10,50 €

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I fratelli Lumière e la straordinaria invenzione del cinema

“Spesso sono stato insignito del titolo di inventore. Forse di fatto lo sono, ma né più né meno di tutti coloro che pensano… e non restano inattivi”
Louis Lumière

Le voci di due bambini, due fratelli, ci svelano sogni entusiasti, aspettative brillanti, un brio e un’allegria che a stento nascondono un’originale inventiva. “Faremo grandi cose!” dicono senza troppa modestia, “faranno grandi cose!”, pensiamo mentre ne apprezziamo la verve. E grandi cose le faranno eccome, visto che i due fratellini in questione altri non sono che i fratelli Lumière e che ci stanno per raccontare la straordinaria invenzione del cinema.

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prima locandina Cinema Lumière

Il cinema che prima di diventare tale, di acquisire lo status di settima arte, le arti le attraversa tutte e da ciascuna trae insegnamento. Il papà di Auguste (voce narrante di questo libro illustrato) e Louis Jean, Antoine Lumière, nutre i due ragazzi di fantasia e intraprendenza. Un po’ sventato e poco accorto negli affari non si risparmia quando c’è da sperimentare. Sollecita i bambini a imparare e li fa familiarizzare con la fotografia, che era il suo mestiere. È questo il primo passo dei fratelli Lumière verso il cinema; sperimenteranno molto e saranno sempre alle prese con i più straordinari congegni del loro tempo (le lanterne magiche, per esempio) ma credo che qualcosa nel loro destino fosse già scritto, fosse già scritto nel loro nome, Lumière, che significa “luce”.

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Fratelli Lumière

Intanto, mentre seguiamo i progressi dei due geniali fratelli, Luca Novelli, autore di questa straordinaria storia, ci fornisce delle informazioni curiose e utili su ciò che accadeva nel campo della fotografia e  in generale di tutto ciò che avesse a che vedere con la riproduzione delle immagini: scopriamo quindi che, nonostante il suo iniziale successo, il tachiscopio di Ottomar Anschütz, messo addirittura in commercio dalla Siemens, non avrà molto successo; e scopriamo come fosse acre la rivalità tra i fratelli Lumière e Edison, una rivalità tra continenti, l’Europa e l’America, rappresentata dalla battaglia tra cinematografo e kinetoscopio.

Alla fine del 1800 l’idea era nell’aria. Già Reynaud con il suo teatro ottico e i suoi cartoni animati attirava centinaia (!) di spettatori; molti sono incuriositi dal kinetoscopio di Edison; I Lumière sono a un passo dal loro lampo di genio. Dopo mesi di esperimenti (e fallimenti) nell’estate del 1894, Louis comincia a girare la sua prima opera e lo fa riprendendo l’uscita delle operaie dal loro stabilimento, in cui producevano pellicola fotografica; è il primo documentario della storia. La macchina inventata da Louis sembra una macchina da cucire e funziona a manovella, ma è anche reversibile, funge da proiettore e… proietta!51kgeici9l

Così, un sabato pomeriggio e precisamente il 28 dicembre 1895, per la prima volta nella storia un pubblico pagante assisterà al crollo di un muretto, all’uscita delle operaie dalla fabbrica e alla disavventura di un giardiniere che si bagna da capo a piedi per lo scherzo tiratogli da un giovane collaboratore (L’Arroseur arrosé). È la data di nascita del cinema e questa storia si avvia alla sua conclusione; ma il libro continua con un dizionarietto e dei consigli per apprendisti cineasti.

Al libro è allegato anche un dvd (Rai Trade, Rai Edu) con la puntata di Lampi di genio dedicata ai fratelli Lumière, assaggi dei primi filmati e di ciò che è venuto prima del cinema: lanterne magiche, prassinoscopio, story board, chroma key…

lumiere-cop_g1Titolo: I fratelli Lumière. La straordinaria invenzione del cinema
Autore: Luca Novelli
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 128 pp., 19,90 € (con dvd, ed. speciale)

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Molti dalle risate piansero

Il Grande Alfredo, di Spider - Orecchio acerbo

Sfoglio l’albo di Spider (Il Grande Alfredo edito da Orecchio Acerbo) e mi pare di guardare attraverso il rotoscopio di Fleischer: gli anni trenta dell’animazione americana si muovono e prendono vita tra le mie mani. È una magia, è il clown Koko che ha acquistato colore e si muove su di un palcoscenico, sulla pedana di un circo. Mi sembra quasi di sentire gli “oh!” rapiti degli astanti. Poi il click clack dell’alternarsi delle diapositive si attenua e al bianco e nero del clown Koko si sostituiscono i colori brillanti e vivi del Grande Alfredo, la pellicola diviene pagina stampata, la visione nata dal lieto incontro tra la mia memoria e il tratto di Spider è svanita ma continuo a restare invaghita, sono ammaliata.

Il Grande Alfredo, di Spider - Orecchio acerbo
Il Grande Alfredo, di Spider – Orecchio acerbo

Il Grande Alfredo è un genio? Non lo so, di certo è unico e di certo, nonostante la sua spericolata e incauta tendenza a mettere a repentaglio la propria vita lanciandosi in spettacolari imprese, ha un dono altrettanto singolare: la capacità di reagire alle disgrazie (anche quelle cui non sembra esserci rimedio) con il sorriso. Un sorriso che non rimane allegramente confinato sulla sua larga bocca rosso ciliegio, ma che il Grande Alfredo cerca, nei modi a lui familiari, di suscitare anche negli altri, prima mescolandolo allo stupore causato dalle sue mirabolanti e acrobatiche imprese e poi, quando dopo due tremendi incidenti è paralizzato dalla testa in giù, facendo ricorso alle barzellette, perché sa che la propria felicità non potrà mai essere completa senza quella degli altri.

Il Grande Alfredo, di Spider - Orecchio acerbo
Il Grande Alfredo, di Spider – Orecchio acerbo

Il pubblico, che conosce la sua simpatia, non lo abbandona mai, ma c’è da dire che le barzellette, anche quelle più spiritose, alla lunga stancano se non ce ne sono di nuove da raccontare. Così il Grande Alfredo, a corto di idee, chiede aiuto proprio ai suoi sostenitori e chiede loro di inviargli delle barzellette. Ne riceverà moltissime e alcune talmente divertenti da scioglierlo, letteralmente, dalle risate: tutti i terribili nodi causati dalle ferite svanisco risata dopo risata, non importa quanto intricati siano.

Di Spider (Daniele Melani) sono sia le illustrazioni che il testo di questo splendido albo. L’unico suo, trascurabile, neo, specchio di una tendenza comune a molti altri, è la mancanza di un dialogo che sia profondo tra testo e illustrazione. E non nel senso cui eravamo abituati, cioè a scapito delle illustrazioni. È come se ci si trovasse ad assistere a una conversazione tra una novella sposa e la suocera: il tono è educato e misurato ma manca della profondità conferita allo scambio dalla spontaneità. Questo avviene perché Spider si fa portatore di un, a mio parere, giusto principio: il voler restituire alle illustrazioni il senso comunicativo e narrativo che effettivamente è loro proprio. Troppo spesso si guardano di sfuggita, troppo spesso si considerano un corollario al testo che riveste invece un ruolo significativo e significante. In questo tentativo di fiera rivalsa, però, si legge un certo senso di vendetta nei confronti delle parole, un sottile gusto a sottolinearne il loro essere, per questa volta, marginali. Largo quindi ai colori e ai sorrisi.

spider_grande_alfredo_copertina1Titolo: Il Grande Alfredo
Autore: Spider
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2010,  48 pp., 15,00 €

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Il Grande Alfredo sta ancora raccogliendo barzellette; se ne conoscete qualcuna e volete inviargliela, questo è il suo indirizzo: ilgrandealfredo@gmail.com, per contraccambiare vi invierà quella che l’ha fatto guarire dal ridere.

Per ogni lettera una bambina, per ogni bambina una visione

Quando il titolo di una storia o di un libro termina con un punto di domanda la risposta può essere cercata solo e soltanto nelle sue pagine. E infatti pagina dopo pagina, esattamente due per ogni lettera dell’alfabeto, Nikolaus Heidelbach risponde all’apparentemente semplice questione: “Cosa fanno le bambine?”

Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach - Donzelli
Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach – Donzelli

Un abecedario dunque, che apre delle vere e proprie finestre sul mondo affatto candito delle bimbe dalla A di Amelia alla Z di Zoe.  Heidelbach (uno degli illustratori più brillanti della scena contemporanea europea) ha dichiarato di aver imparato da Sendak, del famoso Paese dei mostri selvaggi, da Ungerer e Gorey, che nella letteratura per ragazzi non ci sono limiti di sorta: indecenza, impertinenza, brutalità sono aspetti ineliminabili. Partendo quindi da questo presupposto (per non volergli dare il tono della “lezione”, sebbene sia plausibile) struttura un alfabeto molto originale: ogni lettera corrisponde al nome di una bambina; sulla pagina a sinistra testi laconici e in apparenza piatti si limitano a dirci che cosa quella bimba stia facendo: Brigida esce, Miriam riceve visite, Flora dorme bene. Sulla pagina a destra alla linearità del testo corrisponde un’arte composita ma al contempo esplicita che non assume il tono della morale, anzi se ne discosta con decisione, e lascia libero sfogo alla fantasia, alla trasgressione, senza rischiare di essere ingabbiati in prospettive di edulcorazione che sono tipiche solo del nostro fasullo mondo di adulti e che nulla hanno a che spartire con quello dei bambini.

Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach - Donzelli
Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach – Donzelli

Le illustrazioni sono colorate e intense. Deliziose e originali tratteggiano sogni, angosce, incubi, dolci realtà, simpatiche infrazioni, buffe trovate.

La lettura di questo albo necessita di un approccio che tenga in stretta connessione il testo e le immagini: esplorare le immagini è necessario perché sono dense di piccoli elementi a volte descrittivi e altre simbolici; la lettura esplorativa di queste ultime certamente darà pieno spazio ai voli pindarici dell’interpretazione, per questo leggere le poche parole di corredo riporta alla semplice domanda iniziale, chiave di lettura e volta: Cosa fanno le bambine?

62bb6d57d62f0fd4ea2eb536747e8677_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: Cosa fanno le bambine?
Autore: Nikolaus Heidelbach
Editore: Donzelli
Dati: 2010, 60 pp., 19,50 €

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Un Pulcinella squattrinato, un leone ammansito, una zingara magica

Henri Rousseau non si faceva abbattere dalle critiche e non si lasciava distrarre dalla naturalezza e dalla semplicità della sua esistenza. Maestro del colore, maestro soprattutto del verde, era una creatura imperfetta: non riusciva a dipingere i piedi degli uomini e delle donne che ritraeva. Per questa ragione li nascondeva sempre nell’erba. Gli altri (esseri miseri nella loro perfezione) ridevano di lui, affermavano che fosse privo di talento e tecnica. Henri Rousseau era una creatura imperfetta e, quindi, un artista straordinario.

Rousseau, Il ballo popolare

Pinin Carpi scelse i suoi quadri per illustrare una storia avventurosa in cui le invenzioni narrative del cantastorie si intersecano perfettamente con quelle pittoriche dell’artista. Pinin comincia lasciando la parola proprio a un vero cantastorie, di quelli che si esibivano in piazza, magari accompagnati da strumenti musicali e pannelli dipinti; a ben guardare lo si scorge dietro al girotondo di uomini e donne, mentre, attorniato di bambini, canta. Ha un vestito da Pulcinella, siamo a Parigi, e i berretti rossi a punta dei rivoluzionari lo dimostrano, il quadro si chiama Il ballo popolare e in atto c’è una festa, la più importante e colorata: è l’anniversario della rivoluzione.

La storia che Nello Pulci (questo è il nome del cantastorie) si appresta a raccontare, però, non si svolge in Francia. Ha luogo in posti esotici e lontani, nella giungla, nel deserto, e narra delle peripezie che due fratelli, Bantu e Zulù, devono affrontare per salvare la vita della sorella malata. Lungo il cammino che porta alla sorgente dell’acqua miracolosa che potrebbe salvare la fanciulla, i due si imbattono in leoni, tigri e pantere, ma non in serpenti, semmai in sergenti!, perché una delle bimbe del pubblico i serpenti li detesta e Nello Pulci non vuole certo impressionarla. I due rischiano la vita a causa di quelle fiere affamate ma in loro soccorso interviene una zingara capace di ammansire i leoni, solitaria, magica.

Rousseau - Zingara addormentata, (1897) Museum of Modern Art di New Y
Rousseau – Zingara addormentata, (1897) Museum of Modern Art di New York
Rousseau, Sera di Carnevale 1886

Non vi svelerò il finale di questa storia; ci tengo però a svelarvi un po’ di più in merito a Nello Pulci, perché ai cantastorie si dedica sempre poco spazio, nonostante senza di essi non avremmo le fiabe. Era Carnevale, dunque, e tra una rima e l’altra Nello Pulci racconta un po’ di sé. I suoi detti e non detti, le sue mezze parole trovano riscontro nella descrizione di Pinin: “Nello era allegro come un fringuello. Però non era che un pulcinella, e perciò era povero; difatti aveva un vestito solo, quello da pulcinella. E poi avrebbe voluto trovare una ragazza che andasse in giro con lui a cantare le sue storie. Insomma, benché fosse allegro, era triste: questo era il suo segreto, che era un segreto di pulcinella”.

Ognuno ha diritto ai sogni e spesso, se sono dolci, i sogni si realizzano; grazie allora da parte nostra a Rousseau che ci tramanda un ritratto di Nello Pulci mentre tranquillo e felice nel chiaro di luna passeggia sottobraccio a una bella Colombina.

Pinin Carpi ha un talento raro, per questo vi invito a non far mancare le sue storie ai vostri bambini: quello di dar voce proprio ai suoi lettori ideali. In questa storia, per esempio, i protagonisti sono adulti. Sono uomini e donne, animali selvaggi. Eppure è la voce curiosa e cristallina dei bimbi che ne tiene le fila e senza di essa e delle sue indicazioni probabilmente non esisterebbe, oppure non sarebbe così bella.

41npblikbl-_bo1204203200_Titolo: Rousseau. La zingara della giungla
Autore: Pinin Carpi
Editore: Piemme (collana L’arte per i bambini)
Dati: 2008, 35 pp., 12,00 €

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Un inventario straordinario che incita alla meraviglia

Lo guardiamo ogni giorno, il nostro gatto; lo osserviamo talvolta, quando è impegnato a giocare con oggettini che nessun altro essere degnerebbe d’attenzione; è di famiglia, lo conosciamo bene; eppure, quando lo incrociamo nella pagina a lui dedicata di questa magnifica enciclopedia visiva, ci sembra un essere straordinario, un animale da manuale, talmente degno d’attenzione da essere incluso in un raffinato inventario: diventa il Felis catus, classe mammiferi, cacciatore eccezionale dall’agile andatura capace di orientarsi nella penombra.

Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo
Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo

Nonostante l’altisonanza della denominazione scientifica in latino, Emmanuelle Tchoukriel lo ritrae intento a giocherellare pancia all’insù con una farfalla. Si tratta pur sempre della specie cui appartiene il nostro caro gatto…

L’albo in questione è un Inventario illustrato degli animali in cui anche i testi di Virginie Aladjidi, impressi sulla pagina come un’impronta, illustrano:  senza invadenza, forniscono elementi utili a collocare gli animali nel proprio spazio geografico, a svelarci le abitudini di ciascuna specie, aggiungendo dettagli e curiosità: non sapevamo che l’Erinaceus europaeus (il riccio) avesse addirittura 5000 aculei, così come ci impressiona che le quattro ali della libellula (trasparenti, si intravede la luce sotto di esse) siano indipendenti l’una dall’altra.

Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo
Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo

I piccoli blocchetti di testo sono una scelta che condividiamo perché informano e incuriosiscono ma allo stesso tempo lasciano spazio e aria ai ritratti (dal vero o, quando le circostanze lo richiedono, nati dal raffronto di numerose fotografie) di questi animali che si incastonano nella pagina in tutta la loro bellezza e brillano dei colori luminosi e caldi dell’acquerello, che riempiono i tratti della penna Rotring e della china.

Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo
Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo

Le storie naturali, le enciclopedie del Secolo dei lumi, sembrano trovare nel tratto e nell’idea di Emmanuelle Tchoukriel una nuova energia, addirittura a suggerire il senso del movimento e l’attitudine degli animali ritratti. L’atto di curvare leggermente il lungo collo in cui l’artista ritrae il cigno racconta tutta la cura e la premura dell’uccello nei confronti del suo pulcino accovacciato tra le piume candide. Così come l’occhio del camoscio alpino è difatto sorpreso dalla presenza umana intenta a ritrarlo e si intuisce pronto a darsi alla macchia.

Alcuni di questi animali sono molto comuni, altri rarissimi, altri addirittura estinti allo stato brado; così come gli autori ci auguriamo che i bambini raccolgano l’invito all’osservazione e si sentano incoraggiati a proteggerli e rispettarli.

inventario_degli_animali_copertina1Titolo: Inventario illustrato degli animali
Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi
Editore: Ippocampo
Dati: 2010, 80 pp., 12,00 €

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Storia di un seme zicco e spuncio

Sembra fatto di liquirizia, il signor formica, sembra liquirizia e ne possiede anche i dolci riverberi di luce, la profondità, il sapore che è più che intenso perché cocciuto e tenero.

Il signor formica è instancabile. Sin dalla prima pagina lo si capisce, quando ci si imbatte in lui alle prese con un seme di pisello enorme, cioè, enorme per lui che è una formica, che trascina sudando copiosamente. Ma val la pena, e di questo il signor formica è certo, giacché già pregusta quanto sarà piacevole mangiarlo, il senso di sazietà che quella verde delizia gli donerà.

Ora, se il signor formica assecondasse il proprio, meritato, desiderio di ristoro si sfamerebbe e noi saremmo felici per lui, d’altra parte, però, si accontenterebbe e non ci sarebbe una storia da leggere. È più dolce l’attesa del momento che il momento stesso, dicono i saggi, e il signor formica forse certi motti antichi li conosce bene. Allora ripone il seme di pisello in uno scrigno di buccia d’arancia e incomincia a pensare di doversi procurare tutti gli utensili che gli occorrono per poter mangiarlo come si confà a un simile e dolce frutto.

Il signor formica, di Romina Panero,, Simona Gambaro, Paolo Racca -Artebambini
Il signor formica, di Romina Panero,, Simona Gambaro, Paolo Racca -Artebambini

In un susseguirsi di tavole dalle tecniche diverse e accattivanti (carboncino, tempera, collage, disegno a matita) il signor formica si procura un tavolo e poi una lavatrice e poi le posate e poi un armadio e poi altre cose, tutte per certi versi utili alla cena a base di piselli ma non in quest’ordine.

Intanto il tempo passa, perché accumulare oggetti ne richiede molto e fa perdere facilmente di vista lo scopo ultimo delle azioni, e il seme di pisello marcisce. Povero signor formica! Dopo tanto faticare! Non avevano del tutto ragione gli antichi saggi. O forse sì, davvero l’attesa si è rivelata migliore del momento atteso, che disdetta!

Però per gli esserini neri di liquirizia, con buona volontà, un lieto fine è doveroso e in questo albo è succoso e garantito.

E garantito è anche un lessico non banale, non semplificato, piuttosto complesso e ricco, capace di infondere alle cose, anche a quelle ormai marce e maleodoranti, una propria identità, un proprio odore, un proprio sapore. Per questa ragione ci fa simpatia il seme di pisello “raggrinzoso zicco e spuncio” che col suo profumo “dolceverde faceva una puzza amara di vecchia ciabatta”.

Il signor formica è un albo per kamishibai a sei mani di Simona Gambaro, Romina Panero, Paolo Racca, la prima, golosa di marmellata di amarene, ama fare teatro, la seconda illustra andando per cassetti e scatoloni, frugando, strappando e incollando, il terzo è nato in una stamperia, costruisce i libri e si inebria dell’intenso piacere che ciascuna linea che corre sulla carta sa dare.

9788889705216g1Titolo: Il signor formica
Autore: Simona Gambaro, Romina Panero, Paolo Racca
Editore: Artebambini
Dati: 2009, 40 pp., 16,50 €

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