Un mondo matto governato dall’adynaton in cui si tocca l’allegria

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Ho riso a pensare / Che al di là del mare / Nella giungla c’è un orsaccio / Freddo e bianco come il ghiaccio / Sotto il sole tropicale / Col pennello l’animale / Nel mio quadro rifinito / Ho infilato col ruggito. (Atak)

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Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Quando mia figlia, una bimba di un anno e mezzo, di fronte all’immagine di un neonato che imbocca la mamma esclama “No! No!” segnando a dito i ruoli capovolti comprendo con molta naturalezza come questo mondo matto raccontato per immagini (e senza parole) da Atak capovolga esplicitamente e con efficacia i ruoli. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di sorpresi “oh!” e non riesco a capire se siano gli straordinari colori delle illustrazioni o le situazioni a rovescio a suscitarli.

Quando riesco a rientrare in possesso dell’albo mi incuriosisce il cammeo in apertura: ritrae una bimbetta paffuta e sorridente che capovolta diviene un uomo baffuto e sornione a chiara indicazione che nel mondo matto in cui il grande diviene piccolo e le fiere mansuete, stanno a proprio agio sia i grandi che i piccini.

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Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Quindi è la volta di un topino che insegue non uno, non due ma tre gatti! Un topino che in tutte le tavole a seguire mette su dei pantaloncini a strisce e ci guida, sorridente di un largo sorriso, nei quadri surreali. Si tratta di Atak? È il nostro fantasioso autore che si diverte a osservarci da ogni pagina trasalire di fronte alla meraviglia dell’assurdo? Beh, che il topino sia Atak o meno, la presenza dell’autore in ogni caso c’è ed è, comunque, scenica e forte.

Gli ambienti silvestri ricordano Henri Rousseau mentre i quadri appesi alle pareti teatro di eventi surreali citano Manet e Matisse. Ogni pennellata ci indica la strada verso quella che Todorov definiva la condizione necessaria a determinare delle circostanze fantastiche: il momento dell’esitazione. Quell’attimo in cui, dinanzi a una giraffa e un pappagallo assolutamente a proprio agio tra i ghiacci del Polo, il lettore trattiene il respiro e decide se ricondurre alla regola della realtà ciò che vede o se restare nell’ambito dell’immaginazione. Più lunga è questa esitazione, più il fantastico avrà modo di imperare incontrastato. E nel caso di questo mondo al rovescio dalle proprie esitazioni ci si lascia cullare a lungo.

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Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Si scompigliano le regole e gli eventi del nostro mondo così come lo conosciamo o così come l’abbiamo costruito e, d’altra parte, si cerca di ristabilire una sorta di giustizia a ciò che nella realtà è di per sé assurdo (che regola è quella che vuole il leone in gabbia? Siamo già a una situazione capovolta che non giustifica la cattività di un animale selvaggio), giustizia necessaria peraltro a far disordine nel nostro animo, e in quello ancora più dolce dei bambini, con un sistema di scomposizione e organizzazione senza vincoli e tempo.

Disordine specchio di un desiderio di libertà (e anche un po’ di infrazione) che è universale sia dal punto di vista dei sentimenti che da quello letterario e antropologico.

Accostatevi a questo poetico e colto albo con l’animo dei classici o dei trovatori che già pensavano di mescolare il fuoco con l’acqua (Teognide) o immaginavano i cervi al pascolo in aria e nudi i pesci sulla terra (Virgilio) perché “larga la foglia, stretta la via, se non è vero è una bugia”.

mondomatto_cover1Titolo: Mondo matto
Autore: Atak
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2010, 32 pp., 15,00 €

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La piccola fiammiferaia alla riscossa

Si sconsiglia la lettura alle persone troppo schizzinose – avverte Bianca Pitzorno in apertura de L’incredibile storia di Lavinia. Aggiungerei che se ne consiglia la lettura, invece, a tutti quanti abbiano voglia di ridere a crepapelle, oppure commuoversi fino alle lacrime e, poi, a tutti quanti coloro che, dotati di uno spirito dissacrante, abbiano voglia di mettere in atto (almeno figuratamente) qualche piccola rivalsa sulle persone grette e prepotenti. Perché poi, diciamocelo fuori dai denti, taluni si comportano davvero in maniera odiosa nei confronti dei più deboli, allora che quest’ultimi abbiano una possibilità e, quando ce n’è davvero bisogno, sporchino liberamente con la cacca quelli che se lo meritano è anche giusto!

L'incredibile storia di Lavinia - Bianca Pitzorno, E. Bussolati - Einaudi
L’incredibile storia di Lavinia – Bianca Pitzorno, E. Bussolati – Einaudi

Perché concorderete tutti con me, che un uomo, proprietario di un negozio di scarpe, che neghi a una bimbetta di sette anni scalza sulla neve della vigilia di Natale, intirizzita, quasi congelata dal freddo, un paio di scarponcini, un po’ di cacca la meriti; e un direttore d’albergo che, affogato nell’abbondanza, sovrastato dalla propria indifferenza, neghi a una bimbetta, sempre quella di cui sopra denutrita e lacera, un po’ di cibo, se la meriti anch’esso…

Lavinia è una bimba sola e povera, per raggranellare qualche soldo vende i fiammiferi sulle scalinate del Duomo di Milano. Non ha nessuna prospettiva dinanzi a sé, nessuna speranza, e non conta che sia Natale: la neve è fredda e i crampi della fame dolorosi. Quando per Lavinia sembra non prospettarsi altro che un’altra notte all’addiaccio ecco che da un taxi scende una scosciatissima ed eccentrica signora (che si rivelerà essere poi una fata) che le dona un oggetto magico: un anello tra i più preziosi, grazie al quale, ogni volta che Lavinia lo desidererà e semplicemente girandolo, potrà trasformare qualsiasi cosa in cacca (naturalmente la puzzolente magia è reversibile e Lavinia può riportare le cose al loro stato iniziale se lo desidera).

L'incredibile storia di Lavinia - Bianca Pitzorno, E. Bussolati - Einaudi
L’incredibile storia di Lavinia – Bianca Pitzorno, E. Bussolati – Einaudi

Lavinia è fantasiosa e spiritosa, non si perde mai d’animo e imparerà a usare l’anello magico per volgere a suo favore anche le situazioni più difficili e finalmente incominciare a vivere una vita più adatta a una bimbetta; l’unica cosa che le manca è l’affetto di un amico e sarà proprio la conquista della vera e disinteressata amicizia l’avventura più avvincente in cui ci trascinerà Lavinia.

La storia di Lavinia in formato tascabile è illustrata da Emanuela Bussolati con immagini dai tratti lineari, dai colori tenui, divertenti, nella maggior parte dei casi, e ricche di dettagli ma anche dolci e struggenti quando indugiano nella resa della condizione di povertà e solitudine della piccola Lavinia. Per fortuna c’è la cacca però! È proprio il caso di dirlo, e questa magia fumante e scura ci restituirà un divertito sorriso perché, che sia puzzolente o meno, la magia è sempre tale.

Bianca Pitzorno col suo tocco frizzante e lieve ci regala una fiaba natalizia sui generis, ideale per trascorrere un po’ di tempo assieme ai nostri bambini riflettendo e trovando una soluzione dolce e divertente all’amarezza dell’indifferenza.

97888792617221Titolo: L’incredibile storia di Lavinia
Autore: Bianca Pitzorno, E. Bussolati
Editore: Einaudi ragazzi
Dati: 2010, 112 pp., 8,00 €

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C’era una volta, nella savana, un leone molto egoista. Si chiamava Kandinga

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia

“C’era una volta, molti anni fa…” così incomincia la storia de Il leone Kandinga raccontata in questo albo illustrato edito da Kalandraka, e non è un incipit così scontato come sembrerebbe, giacché la storia narrata è un mito più che una fiaba, e come nella natura dei miti, in esso viene evocato un evento remoto, distante nel tempo come all’inizio del presente.

I racconti che narrano storie di animali sono fra i più antichi e, soprattutto nella terra madre di questa precisa avventura, l’Africa, sono espressione di una umanità primitiva, molto vera, a tratti feroce; sono espressione che prende vita di un pensiero magico sfogo di necessità pratiche e insistenti, semplici: la fame, la sopravvivenza, la solitudine, la forza.

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia
Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé – Kalandraka Italia

La Natura spadroneggia, gestisce e condiziona il presente e il futuro e ci sono poche possibilità di contrastarne gli elementi e le peculiarità: bisogna ingegnarsi, farsi furbi (nel senso nobile della furbizia, quella che si radica nell’intelligenza, non nell’ignoranza).

E furba si fa la lepre che incontra il leone, bestia enorme e possente abituata alla vita di branco. La lepre incontra un leone rimasto solo e ridotto alla fame perché talmente feroce e malvagio da divorare chiunque per sfamarsi, anche i propri amici: il leone Kandinga. La lepre stringe un patto con Kandinga: gli porterà molte prede con le quali potrà sfamarsi; che cosa la induca a stringere un patto del genere non è immediatamente palese. Lo diventa con lo svilupparsi della storia, giacché la lepre è portatrice di qualità preziose: la furbizia, appunto, la coerenza, la fedeltà ai patti. Il leone, d’altra parte si fa portatore di ingratitudine, egoismo, avarizia e dal loro bizzarro incontro si sviluppa la morale “se hai tanto, è giusto condividere con chi non ha niente: altrimenti, rischi di fare la fine del leone Kandinga”.

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia
Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé – Kalandraka Italia

La lepre, debole fisicamente, riesce a battere il leone vittima peraltro non tanto dell’intelligenza del piccolo animale quanto piuttosto del proprio compiacimento.

Le illustrazioni, come distese su un motivo batik color panna, raccontano con un linguaggio universale, comprensibile a tutti, gli animali della savana e la terra d’Africa e sono di Elisa Arguilé. I colori richiamano la terra e la natura: predominante il rosso dell’argilla, poi il verde, il marrone e l’ocra. La storia di Kandinga, qui rinarrata da Boniface Ofogo Nkama, camerunense, fa parte della inesauribile tradizione orale dei bantù, che vivono nella savana e nelle foreste africane che si estendono dal centro del Camerun al Sudafrica.

 

il-leone-kandinga-it3501Titolo: Il leone Kandinga
Autore: Boniface Ofogo Elisa Arguilé
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2010, 40 pp., 15 €

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Il meraviglioso viaggio di una piccola grande tartaruga

Una piccola grande tartaruga, Nicola Davies - Editoriale Scienza

Tra le cose più emozionanti in natura c’è la gestione equilibrata del rapporto tra l’immensità degli spazi e la piccolezza degli esseri viventi che li popolano. Questo si amplifica e, come un’onda, si propaga quando lo spazio è l’oceano, il mare. Come può un essere così piccolo come una tartaruga appena nata gestire la mole e il peso dell’oceano? Questi esserini che s’affrettano sulla spiaggia a raggiungere l’acqua per sfuggire ai predatori o ai falsi suggerimenti dell’illuminazione artificiale, trovano nella vastità del mare riparo e conforto e non ne soffrono l’imponente maestosità, piuttosto divengono tutt’uno con essa, nutrendosi dei suoi frutti, crescendo, viaggiando per migliaia di chilometri, seguendo percorsi e tracce che nessuno sarebbe in grado di riconoscere.

Una piccola grande tartaruga, Nicola Davies - Editoriale Scienza
Una piccola grande tartaruga, Nicola Davies – Editoriale Scienza

L’azzurro avvolgente del mare si vede e tocca nelle illustrazioni di Jane Chapman, nei dipinti direi; l’acqua vibra e si muove sotto i colpi delle pinne della piccola tartaruga che per anni, tre o quattro, al riparo tra mucchietti galleggianti di alghe si lascia cullare dalla morbidezza della schiuma per poi diventare coriacea, resistente e prendere il largo verso luoghi segreti, anche bui, profondi. Possono passare anche trent’anni prima che la fragile tartarughina ormai adulta, guidata dal sapore dell’acqua e dal rumore della risacca che mai ha scordato, ritorni sulla spiaggia che l’ha vista nascere e lì deponga centinaia di uova. Scava una buca profonda e poi copre di sabbia le uova tonde e bianche con cura, per proteggerle dai predatori che dal cielo o in agguato tra le dune sono sempre pronti ad approfittare della vulnerabilità delle piccole tartarughe prima che raggiungano il mare. E qui la storia ricomincia, la tartaruga “è tra le braccia dell’oceano. Lontano, lontano in alto mare, la terraferma è solo un ricordo, e il cielo immenso tocca l’acqua”.

Una piccola grande tartaruga, Nicola Davies - Editoriale Scienza
Una piccola grande tartaruga, Nicola Davies – Editoriale Scienza

Nicola Davies racconta questa storia naturale drammatizzando, come in un poema epico, gli eventi e le imprese chiave della lunga vita di un essere che saggiamente e con maestria gestisce il proprio tempo e la propria solitudine, usando un lessico e un ritmo che con naturalezza ci accompagna nelle brevi tappe e nel lungo viaggio non solo della tartaruga ma della natura ampiamente intesa: il ciclo della vita che si ripete e rassicura e rapisce. Le pause descrittive sono liriche, musicali. Non a caso all’albo s’accompagna un cd: Lella Costa legge la storia, si possono scoprire altre cose sulla vita delle tartarughe, i bambini possono provare a leggere da soli e anche cimentarsi nell’ascolto in inglese. Un albo, dunque, che offre diversi strumenti utili (tra cui regnano incontrastati testo e illustrazioni) a comprendere la grandiosità e al contempo la semplicità della vita e della natura.

tartaruga-cop-g1Titolo: Una piccola grande tartaruga
Autore: Nicola Davies
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 32 pp., 16,90 €

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Le sfumature dei piumaggi grigi

Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola - Il Gioco di Leggere

Gedeone fa parte di quella nutrita schiera di esseri viventi che, per essere comuni, anonimi o per non voler dare nell’occhio, per essere riservati o discreti, passano inosservati; nessuno se ne cura; a volte, addirittura, intralciano, infastidiscono, sono d’ostacolo per quelli sicuri di sé, appariscenti, originali e belli.

Gedeone è un piccione e vive a Milano, tra le guglie del Duomo. Probabilmente non se ne cura o più probabilmente ne soffre, ma rientra, per il suo essere nato piccione e non aquila, nel limbo degli esseri comuni. A ben guardare, però, ci si accorgerebbe che Gedeone indossa una collana naturale di piume, cangiante nell’assecondare i suggerimenti o l’inclinazione del sole; cangiante nel verde, nel rosa, nel viola.

Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola - Il Gioco di Leggere
Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola – Il Gioco di Leggere

Ci si accorgerebbe della delicata morbidezza con cui s’affretta nell’attraversare la strada, nel tubare gonfio d’orgoglio che in primavera lo rende affascinante e gettonato tra le piccioncine del parco e che in autunno lo fa sgusciare tra i piedi dei passanti alla ricerca di qualche briciola di caldarrosta.

Infine si scoprirebbe che Gedeone ha degli amici, amici creativi, artisti che coi gessetti disegnano le madonnine sul marciapiede, musicisti, bimbi, e una vecchietta che, quando il Natale s’avvicina, vende le statuine di pane per il presepe. Ciascuno di loro ha per Gedeone una parola gentile e qualche briciola sempre pronta nel taschino. E Gedeone li ringrazia gonfiando la gorgiera rilucente.

Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola - Il Gioco di Leggere
Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola – Il Gioco di Leggere

Questo Natale Gedeone non c’è; lo scopriamo in fondo a questo albo delicato come una piuma grigia e soffice. Un motociclista l’ha investito; alcuni cinici ne sono stati felici. Ma Gedeone non se ne curerebbe  perché sa che qualcuno lo ricorda e, sempre se  ben guardassimo tra le cose semplici, lo scorgeremmo sul marciapiede, nel quadro del madonnaro, nel presepe, di fianco al bue e all’asinello; oppure riconosceremmo Gedeone nel bellissimo uccello dalla gorgiera colorata che un bimbo ha disegnato per appenderlo come ricordo sul proprio lettino.

Questa di Gedeone è una storia delicata; alla dolcezza delle parole si accosta il variopinto mosaico di colori e forme che le illustra; una storia classica e semplice che, come Gedeone e gli esseri simili a lui, spero non passi inosservata.

gedeone11Titolo: Gedeone
Autore: Chiara V. Segré, Chiara Dattola
Editore: Il gioco di leggere
Dati: 2010, 32 pp., 14,90 €

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Tristano, lo suggerisce il suo nome, ha un destino cupo

Che Aurélia Fronty abbia una solida formazione nel campo dell’arte tessile si percepisce chiaramente non appena si sfoglia questo albo illustrato che racconta la storia di Tristano e Isotta, perché la sensazione è di avere tra le mani gli scampoli antichi di un prezioso arazzo di seta.  I colori ricchi, le scelte raffinate, la morbidezza delle scene si fanno sensazione tattile; prima ancora di leggere la storia amara dei due innamorati  si viene colti da malinconia.

Malinconia che subito si dissipa quando lo sguardo incrocia una prosa che ha tutto l’aspetto della poesia  e che riesce a conservarne il ritmo e la consistenza richiamando l’originale e suggerendoci  l’idea che si abbia tra le mani la variante moderna di un manoscritto illuminato.

I capolettera ricalcano le lettere abitate dei manoscritti miniati: da esse nascono e ad esse si intrecciano rami e foglie, proprio come nella tradizione, mentre a piena pagina le illustrazioni vere e proprie diventano una scena aperta sulla narrazione letteraria sottolineandone i passaggi centrali, i climax, i moti più intensi.

Tristano e Isotta di Béatrice Fontanel, Aurélia Fronty - Donzelli
Tristano e Isotta di Béatrice Fontanel, Aurélia Fronty – Donzelli

Le illustrazioni sembrano incastonate, incorniciate, nello spazio della pagina: una Isotta ritratta in un cartiglio a sfondo dorato con posa sbieca, all’egiziana, con pettinatura e ornamenti da faraone con i quali contrastano i lunghi capelli biondi, si staglia altera e al contempo commossa nel momento terribile della decisione di uccidere Tristano; per poi tornare alla ragione dell’amore e  risparmiarlo:  i colori delicati (grazie agli accostamenti in contrasto) conferiscono alla sua personalità  e all’illustrazione luce e profondità.

La leggenda di Tristano e Isotta, narrata qui da Béatrice Fontanel, conserva lo spirito avventuroso della tradizione e veste i due protagonisti di un senso inconsapevole di speranza, così diverso dalla rassegnazione che la morte dei due amanti insinua, che li conduce verso una fine eroica che sottolinea l’eternità del loro amore che è tale per aver conosciuto difficoltà e incertezza.  Due arbusti, umili, non querce, cresceranno sulle loro tombe tendendo i propri rami l’uno verso l’altro, per poi rimanere così abbracciati in eterno.

La cantastorie lo dice: forse non è questo il finale che qualcuno sperava; ma questa è una storia eterna, che non ha fine, che attraversa i secoli e si racconta e di queste narrazioni vive.

copertina-tristano-isotta1Titolo: Tristano e Isotta
Autore: Béatrice Fontanel, Aurélia Fronty
Editore: Donzelli
Dati: 2010, 36 pp., 24,00 €

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Il cavallo cavilla, una quaglia si squaglia, il vento può anche essere sventato

Prendete uno dei poeti polacchi più celebri del suo tempo, aggiungete sette prese di illustratori simili a nessuno, condite a manciate piene di una spezia tra le più rare, la prelibata traduzione, servite in un allestimento grafico accattivante e impeccabile e otterrete un albo di poesie per bambini dal gusto unico e leggero come solo le pietanze genuine sanno essere.

Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim - Orecchio Acerbo
Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim – Orecchio Acerbo

Julian Tuwim (Lódz, 1894; uno dei fondatori del gruppo sperimentale di poesia Skamander) negli anni tra le due guerre affrancò la poesia dalla funzione patriottica che l’aveva fino ad allora reclusa in una gabbia nazionalista e la tuffò, con scanzonata serietà, in un mare di giochi linguistici che nulla hanno di precostituito: neologismi, suoni, timbri.

In ciascuna delle poesie selezionate per questo albo, l’approccio al lessico, e al linguaggio, è assolutamente non convenzionale; è un’operazione letteraria talmente complessa da sembrare un gioco, una naturalezza, uno scherzetto –come la poesia che riempie una pagina ocra e affianca due zanzare poco moleste, credo traccia di un verso polacco, che suggono il sangue da una provetta piuttosto che da noi umani–. Le parole si fanno acqua, vento, gelo, si confondono con la natura; sono splendenti e ombrose, ricche e povere, sono umane, viventi.

Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim - Orecchio Acerbo
Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim – Orecchio Acerbo

E il lavoro di traduzione qui è magistrale; Marco Vanchetti ha realizzato il sogno di ogni traduttore: scomparire dalla pagina, far dimenticare a chi legge che un traduttore effettivamente c’è, che la lingua in cui è stata concepita e in cui si è realizzata quella poesia non è quella italiana. E invece la lingua madre è proprio un’altra, quella polacca. E inoltre si tratta di poesia, si tratta di condurre da un luogo a un altro e da un tempo a un altro parole radicate in una tradizione che è essa stessa “altra”, sottintesi propri a una lingua che si intrecciano ad assonanze e a suoni essi stessi “altri”; si tratta di ottenere un risultato divertente, ritmico, coinvolgente e, mi ripeto, qui il lavoro è magistrale.

Perché Tutti per tutti è un libro semplicemente complesso. Scorre lievemente, pagina dopo pagina diverte. Sospende dalla concentrazione della lettura rapita scuotendola con qualche onomatopeico “gnic e gnac”; sorprende con qualche mosca che si intrufola tra le parole, a ribadirle, scherza con i nonsense e poi nasconde dietro e fra le parole ironia e sarcasmo che, per fortuna, fanno proseliti tra i bambini.

E commuovono gli adulti, fino alle lacrime, perché è quanto mai vero ed è toccante ed è amaro che “È per il ben di tutti;/Per questo io ti dico/Tutti han da lavorare,/Mio giovane amico.” È come se l’ombra delle sillabe troncate s’allungasse a toccare le altre ancora intere e poi si stendesse sull’intera pagina , ammantando il ritmo rassicurante della filastrocca, che dà il titolo al libro, di una tenerezza amara.

Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim - Orecchio Acerbo
Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim – Orecchio Acerbo

Poche pagine a ritroso e ci si imbatte in una poesia irridente e incalzante che mette con le spalle al muro –e che soddisfazione!– la saputella Sofia tuttoio.

Sette diversi progetti grafici (di Gosia Gurowska, Monika Hanulak, Marta Ignerska, Agnieszka Kucharska-Zajkowska, Ania Niemierko, Gosia Urbanska e Justyna Wroblewska) per costruire, grazie a segni chiari e armonici, essi stessi narrativi, un unicum lineare e raffinato di poesia visiva.

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Tutti per tutti. Poesie per bambini, di Julian Tuwim – Orecchio Acerbo

Tra tutti, complici La rapa e Il Signor Trallallini, quello che ci ha più convinto è quello di Monica Hamulak in cui sagome e figure dai margini netti stanno adagiate su fondi compatti (di grano, ciliegia, amaranto, grigio e ardesia) e simulano la staticità dell’azione. Poi prendono vita e movimento in un gioco equilibrato di vuoti e di pieni e lasciano traccia della loro fisica presenza sul foglio con ombre, pezzetti di sé. Le figure si lasciano alle spalle passi e saltelli, cadute e parole a suggerire che ogni azione, anche la più semplice, richiede energia e di questa energia, di questo sforzo, rimane sempre memoria.

tutti_per_tutti_cover1Titolo: Tutti per tutti. Poesie per bambini
Autore: Julian Tuwim, traduzione di Marco Vanchetti
Editore: Orecchio Acerbo
Dati:2010, 136 pp., 23,50 €

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Le storie, a volte, si fanno da sé e scelgono come essere raccontate

Pepe, Calì e Lalò sono amici; insieme inventano storie straordinarie e giocano in cortile. Un giorno, però, Lalò scompare e Pepe e Calì si accorgono che senza di lui giocare a inventare storie non è né facile né divertente. Si avventurano allora in una difficile ricerca trovando infine una risposta, seppur amara, alle loro domande.

uomo_nero_verde_blu_22-858x1440Forse Lalò è diventato magro magro e, come un uccello, è passato attraverso le sbarre della gabbia volando via, così ipotizzano Pepe e Calì dinanzi all’uomo verde “Becco di corvo/Tutto si perde/Questa è la casa/Dell’uomo verde”. O potrebbe essere stato rapito dall’uomo nero, come talvolta succede ai bimbi che non si trovano più; Pepe e Calì lo chiedono a lui in persona “Grigia betulla/Buoi sentiero/Questa è la tana/dell’uomo nero”. Oppure, considerato che dalla dimora dell’uomo blu passano tutte le storie del mondo, forse, anzi, per forza, dovrebbe esserci anche la storia di Lalò “Onda di mare/Salta su e giù/Questa è la nuvola/Dell’uomo blu”.

Si nutrono di storie e fiabe, le stesse che inventavano assieme, le speranze e le ricerche dei due amici che non si rassegnano alla realtà. E le fiabe si inventano meglio seduti in cerchio sotto alle fronde di un albero. Il cerchio formato dai tre amici era perfetto, il nuovo, senza Lalò, è schiacciato ma forse è comunque sufficiente a dar loro l’ispirazione per una nuova fiaba che li protegga dalla realtà amara che ha colpito il loro piccolo amico e con la quale dovranno necessariamente venire a patti.

Come sempre raccontare la morte ai bambini è difficile e altrettanto difficile è prendere atto che alcuni, come gli autori di questo libro, sono capaci di farlo senza scadere in pietosi abbellimenti e banali rifugi linguistici e narrativi. La vena narrativa è dolce e al contempo diretta, disperata la ricerca dei due bambini, dolorose le scoperte ma leggeri gli animi e morbida la sensazione che segue la coraggiosa ricerca. Peccato solo che l’uomo nero, verde e blu non possano mostrarsi ai nostri occhi nei loro colori. Le delicate illustrazioni di Giulia Rivolta sono, purtroppo, riportate in bianco e nero e, seppur in minima parte, sminuiscono l’intensità del testo.

Colore che invece non manca al gusto di una succulenta frittata che, solo a immaginarla, fa venire l’acquolina in bocca. La frittata è la prima di tre storie da mangiare che Anna Vivarelli (sempre assieme a Guido Quarzo come nella storia precedente e con le illustrazioni di Andrea Astuto) ci racconta con una scrittura leggera e gustosa: tutta da assaporare!

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vivarelli1Anna Vivarelli si è aggiudicata il premio Andersen 2010 com migliore scrittrice “per una produzione narrativa dai risultati quanto mai convincenti e qualificati. Per essere una delle firme più interessanti degli ultimi anni, dimostrando di sapersi efficacemente e brillantemente confrontare con temi e moduli narrativi diversi”, come peraltro ci racconta in questa intervista.

D: La Sua scrittura ha già di per sé il sapore dolce e morbido delle fiabe. È grazie a questo talento che preferisce scrivere storie per bambini e ragazzi?
R: La ringrazio per questo giudizio, che mi fa molto piacere. Credo sia calzante soprattutto per alcuni miei libri, mentre per altri la cifra è completamente diversa, molto più realistica e “cattiva”: penso a Il vero nome di Lupo Solitario o al più recente Preferirei chiamarmi Mario. Invece, in Uomo nero, verde blu e in altri miei, il tono magico e fiabesco è predominante. Questi due modi di raccontare mi appartengono entrambi: quando mi viene in mente una storia, è la storia stessa che chiede di essere raccontata con maggiore poeticità e leggerezza, o invece con realismo e ruvidezza.

D: Alcune Sue storie sono scritte a quattro mani. Entrambi i libri che consigliamo, per esempio (Uomo nero, verde, blu; Storie da mangiare). È difficile o naturale lavorare assieme a qualcun altro?
R: Io ho iniziato a scrivere per ragazzi proprio a quattro mani, e in modo quasi casuale. Provengo dalla scrittura teatrale e radiofonica, e mi sono gettata nell’avventura dei racconti per bambini pensando che si trattasse solo di una parentesi. Sono passati quindici anni, ed è diventata la mia vita… Con Guido Quarzo, l’autore con cui ho scritto i due libri che lei consiglia, sono unita da un’amicizia trentennale. Con Anna Lavatelli, l’altro autore con cui collaboro spesso, l’amicizia è più recente – si fa per dire: dodici anni non sono uno scherzo! – e anche con lei ho un grande feeling. Sia Guido che Anna sono dei perfezionisti, maniacali quasi quanto me nel cercare la precisione sia nella scrittura che nell’intreccio, ed è per questo che riesco a lavorare bene con loro. Condivido con entrambi una stessa idea di letteratura per ragazzi: avventurosa,  per nulla didascalica, che nasce per divertire e appassionare, e non per ammaestrare. Lavorare con loro quindi, è piacevole e stimolante.

D: Pensiamo che scrivere per i bambini in qualche modo sia anche scrivere ai bambini. È d’accordo con noi? E, se sì, ne sente la responsabilità?
R: Uno scrittore deve sentirsi sempre responsabile di ciò che pubblica. E non tanto perché le storie trasmettono dei “messaggi”, quanto perché un buon libro può contribuire a formare un lettore, mentre un brutto libro può allontanarlo per sempre dal piacere della lettura. A volte penso che quel mio libro particolare potrebbe essere il primo libro preso in mano volontariamente da un lettore, il primo libro scelto autonomamente in libreria o in biblioteca: se non riesco a catturare il mio lettore, il rischio è che potrebbe anche essere l’ultimo.
Se invece per responsabilità si intende un compito morale, allora no, non mi sento responsabile di come sono. Racconto storie di amicizie, parlo di infelicità o di gioia, narro di bambini che si rapportano a fatica con i coetanei o con i genitori, e conduco la storia dove i personaggi mi portano, e dove mi portano le mie esperienze, il mio modo di essere, il mio sguardo sul mondo. Talvolta è un lieto fine, altre volte no. Non insegno a vivere, non intendo farlo: non è compito mio. Credo che la lettura sia un piacere infinito, che sia un privilegio poterlo esercitare, ma la formazione di un bambino non può avvenire solo attraverso i libri, anche se i libri possono contribuirvi.

D: Quali sono gli scrittori che preferisce? Ce n’è qualcuno cui si ispira?
R: Nel campo degli scrittori per bambini e ragazzi, amo molto Roald Dahl, Eva Ibbottson, Philip Pullman, Jerry Spinelli. Come vede, autori molto diversi tra loro e anche molto diversi da me. Ma tutti sono grandi narratori: hanno intrecci appassionanti, e la loro è una scrittura di qualità.
Fra gli italiani leggo ogni libro di Guido Quarzo e di Anna Lavatelli: non solo perché ci lega una grande amicizia, ma anche perché ho stima assoluta di entrambi e, nonostante li conosca così bene, ogni volta riescono a sorprendermi.

D: Lei ha lavorato per la radio: trova che ci sia un’affinità tra la comunicazione orale della radio e le fiabe?
R: Forse sì. La mia formazione teatrale e radiofonica mi ha permesso di acquisire una certa facilità nella stesura dei dialoghi, che sono importantissimi nelle mie storie. Io a volte confesso ai bambini che incontro nelle scuole che mentre scrivo “sento le voci”, ed è proprio così: è come se i personaggi parlassero nella mia testa, e io mi limitassi a trascrivere ciò che mi dicono. Forse per questo spesso preferisco il racconto in prima persona.

D: C’è una tra le sue storie che ama particolarmente? Ci fa fare la sua conoscenza?

R: Fra le storie che ho pubblicato, amo molto Mimì che nome è? perché dopo oltre dieci anni di vita riesce sempre a catturare l’interesse dei bambini. Ma sono affezionata anche a Per caso e per naso, che è un libro pieno di rime e offre grandi possibilità di lettura collettiva. E da ultimo, Senza nulla in cambio, scritto con Anna Lavatelli: è un libro per grandi, ed è una storia di amori e passioni nell’Italia del 1821. Ci siamo divertite moltissimo a scriverlo e, anche se siamo sempre pronte ad autocriticarci, stavolta ci siamo dette che il risultato non era male…

uomo_nero1Titolo: Uomo nero, verde, blu
Autori: Quarzo Guido, Vivarelli Anna
Editore: Interlinea
Dati: 2009, 64 pp., ill., 10,00 €

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storie-da-mangiare_cover1-873x1440Titolo: Storie da mangiare
Autori: Quarzo Guido, Vivarelli Anna
Editore: Interlinea
Dati: 2001, 47 pp., ill., 7,75 €

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Per fare dei calzoni ci vuole un fiore. Per fare tutto ci vuole un fiore!

Quando ho preso tra le mani questo albo illustrato (La piccola talpa coi calzoni blu di Zdenĕk Miler e Eduard Petiška) ho avuto subito l’impressione che si trattasse di un testo di valore e non per il senso nostalgico che mi induce spesso a mistificare i prodotti del passato, quanto piuttosto per l’esempio di raffinata semplicità con cui stavo per rapportarmi.

“Il Gioco di Leggere” inserisce questo titolo nella collana dei classici moderni per bambini, che raccoglie libri, nati nella seconda metà del ‘900, che per il valore delle storie e dei disegni, per la popolarità dei personaggi, rientrano a pieno titolo in quell’empireo dorato in cui albergano i Classici.

Classico in questo albo è il formato (un A4 cartonato con illustrazioni a colori), classica la traduzione (di Gianni Rodari), classica l’impostazione.

Purtroppo però al classico non corrisponde necessariamente il familiare (qui non si tratta di Winnie Pooh o di Pimpi, personaggi classici celebri e celebrati), e la piccola talpa dal nasino rosso dovrà far ricorso a tutte le sue qualità per attrarre l’attenzione dei bambini.

La piccola talpa ama raccogliere oggetti persi o buttati via (da riutilizzare), per questo necessita di un bel paio di tasche capienti in cui riporre le cose che trova. Decide quindi di fabbricarsi un paio di calzoni. Dopo qualche iniziale disavventura, la nostra semplice eroina riesce a trovare negli animali, nelle piante e negli insetti del bosco degli aiutanti generosi che realizzeranno con lei dei bellissimi calzoni blu.

La talpa reagisce con pazienza ai contrattempi, li affronta con serenità, apprezza i piccoli piaceri che il tempo trascorso all’aria aperta o in compagnia possa offrire, non è schiacciata dal desiderio di portare a compimento l’impresa, né, dietro alla sua semplice avventura si celano significati altri se non quello che lavorare di concerto è ricreativo quando non utile.

La piccola talpa è simpatica, tutto il bosco interviene in suo aiuto, ognuno svolge un compito: il ragno tesse il lino che il riccio ha cardato e che il tenero fiore stesso ha generosamente fornito, il gambero dello stagno taglia la stoffa, la cannaiola, esperta nel cucito, confeziona il capo tanto desiderato.

La traduzione di Rodari è divertita e divertente, in alcuni passi ritmici il concatenarsi degli eventi e delle azioni ricorda la dolce consequenzialità della sua celebre filastrocca Ci vuole un fiore. “Amici miei, ragnettini cari, ve ne prego con tutto il cuore, filatemi un bel filo con questo lino. Mi occorre per la tela, e la tela mi occorre per i pantaloni, e i pantaloni, si sa, mi occorrono con le tasche”.

Nel 1956 proprio questa storia divenne il primo episodio di una fortunata serie televisiva di cui la nostra piccola talpa è la protagonista (che, per quanto ne so, non è mai stata trasmessa in Italia). Ogni episodio era portatore di un messaggio;  e in effetti la storia di come la talpa trovò i suoi calzoni blu suggerisce che ogni piccola cosa ha un suo valore, anche quando esso non sia evidente, e che ciascuno di noi può contribuire con le proprie competenze alla realizzazione di qualcosa che, pur nella sua semplicità, può essere importante e necessario a qualcun altro.

97888610300221Titolo: La piccola talpa con i calzoni blu
Autore: Zdenĕk Miler e Eduard Petiška, tradotto da Gianni Rodari
Editore: Il gioco di leggere
Dati: 2006, 66 pp., ill., 12,90 €

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Cosa ci raccontano le stelle? Intervista a Margherita Hack

Tra le tante domande poste a Margherita Hack da Federico Taddia forse quella che dà il titolo al libro è la più buffa e la più strampalata: “Perché le stelle non ci cadono in testa?”; è una domanda assurda, sì, la stessa Margherita Hack a Mantova (durante il Festival della Letteratura) l’ha riproposta come esempio di stramberia da parte del suo intervistatore (nonché ideatore di  “Teste toste”, la prima rassegna di lezioni universitarie per un pubblico di “under 12”) Federico Taddia; però, in effetti, ha ragione Federico: ma perché le stelle se ne stanno appuntate nel cielo e, nonostante siano così grandi, così potenti, così calde e così pesanti, non cadono giù? Da  bambina me lo sono chiesta anch’io in diverse occasioni (specie durante la notte di San Lorenzo…), e oggi la ragione saprei spiegarla ma solo per sommi capi, per questo sorridendo (e dissimulando dinanzi ai bambini che, libro alla mano, sapevano già la risposta e gongolavano) all’affermazione divertita della scienziata ho teso le orecchie in attesa della risposta, che è arrivata chiara e semplice, breve, diretta, simpatica e scientifica.stelle_hack11

Tutte queste qualità assieme si ritrovano nel libro e si alternano a domande buffe, irriverenti, svelando misteri all’apparenza incomprensibili, curiosità da sgranar gli occhi; suggerendo un’attitudine, quella alla curiosità, che tutto tiene assieme e tutto nutre.

Ci sono altre forme di vita intelligenti nell’universo? E, se sì, perché non andiamo a cercarle? Margherita Hack risponde che certamente ce ne sono ma si fa tanta fatica a trovare forme di vita intelligenti sulla terra, perché sprecare le nostre energie a cercarle altrove?

La simpatia della scienziata si mescola in maniera armonica con quella del giornalista e il risultato è un libro divertente e ironico da leggere tutto d’un fiato nell’ordine proposto o da spulciare alla ricerca delle domande che avremmo sempre voluto fare e alle quali pochi potevano dare delle risposte. Troviamo che la più poetica sia: “Che cosa raccontano di bello le stelle?”, lascio a voi il piacere di scoprirlo.

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Intanto ecco le domande che abbiamo rivolto noi a Margherita Hack:

D: Lei ha scritto un libro di scienza destinato a piccoli lettori. Ci racconta quali fossero le sue letture da bambina? Ha mai ascoltato qualche fiaba sulle stelle o “scientifica”?
R: Da bambina leggevo Pinocchio, che è il libro su cui ho imparato a leggere, poi parecchi libri di novelle  e  una serie di racconti su avventure di animali, che amavo (e amo) molto, e quando ero un po’ più grande ero appassionata di libri di avventure, dopo Tarzan, quelli di Salgari, Verne e molti altri generalmente ambientati  fra selvaggi antropofagi.
D: Professoressa Hack, Lei ha una bella età e trasmette molta felicità e molto brio; qual è il consiglio che si sentirebbe di dare a un bambino se Le chiedesse la ricetta per essere felici?
R: Non lo so, dipenderà dal  mio DNA; son di carattere ottimista, forse dipenderà dall’avere avuto un’infanzia felice e libera, un compagno con cui ci siamo sempre capiti bene (ormai da più di 67 anni) dal non desiderare quello che sai che è impossibile avere, dall’avere ideali di libertà e giustizia.
D: Nell’ultimo secolo la fisica ha scoperto e spiegato cose inimmaginabili. È possibile che un giorno si venga a conoscenza di un nesso che metta in contatto i due campi finora inconciliabili della scienza e della spiritualità?
R: Non credo che siano inconciliabili. Tutti gli esseri umani sono fatti di ragione e sentimenti.  La scienza si basa sugli esperimenti e sulle osservazioni da cui cerca di trarre le leggi generali che regolano il mondo; la spiritualità, per uno come me che non crede a Dio, all’anima, all’ al di là,  sta nella capacità  di amare e comprendere gli altri- uomini e animali- “di  non fare agli altri  quello che non vorresti  fosse fatto a te”.

hack_tt_cop_300dpi1Titolo: Perché le stelle non ci cadono in testa? E tante altre domande sull’astronomia
Autore: Margherita Hack, Federico Taddia
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 96 pp., 11.90 €

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