I fratelli Lumière e la straordinaria invenzione del cinema

“Spesso sono stato insignito del titolo di inventore. Forse di fatto lo sono, ma né più né meno di tutti coloro che pensano… e non restano inattivi”
Louis Lumière

Le voci di due bambini, due fratelli, ci svelano sogni entusiasti, aspettative brillanti, un brio e un’allegria che a stento nascondono un’originale inventiva. “Faremo grandi cose!” dicono senza troppa modestia, “faranno grandi cose!”, pensiamo mentre ne apprezziamo la verve. E grandi cose le faranno eccome, visto che i due fratellini in questione altri non sono che i fratelli Lumière e che ci stanno per raccontare la straordinaria invenzione del cinema.

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prima locandina Cinema Lumière

Il cinema che prima di diventare tale, di acquisire lo status di settima arte, le arti le attraversa tutte e da ciascuna trae insegnamento. Il papà di Auguste (voce narrante di questo libro illustrato) e Louis Jean, Antoine Lumière, nutre i due ragazzi di fantasia e intraprendenza. Un po’ sventato e poco accorto negli affari non si risparmia quando c’è da sperimentare. Sollecita i bambini a imparare e li fa familiarizzare con la fotografia, che era il suo mestiere. È questo il primo passo dei fratelli Lumière verso il cinema; sperimenteranno molto e saranno sempre alle prese con i più straordinari congegni del loro tempo (le lanterne magiche, per esempio) ma credo che qualcosa nel loro destino fosse già scritto, fosse già scritto nel loro nome, Lumière, che significa “luce”.

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Fratelli Lumière

Intanto, mentre seguiamo i progressi dei due geniali fratelli, Luca Novelli, autore di questa straordinaria storia, ci fornisce delle informazioni curiose e utili su ciò che accadeva nel campo della fotografia e  in generale di tutto ciò che avesse a che vedere con la riproduzione delle immagini: scopriamo quindi che, nonostante il suo iniziale successo, il tachiscopio di Ottomar Anschütz, messo addirittura in commercio dalla Siemens, non avrà molto successo; e scopriamo come fosse acre la rivalità tra i fratelli Lumière e Edison, una rivalità tra continenti, l’Europa e l’America, rappresentata dalla battaglia tra cinematografo e kinetoscopio.

Alla fine del 1800 l’idea era nell’aria. Già Reynaud con il suo teatro ottico e i suoi cartoni animati attirava centinaia (!) di spettatori; molti sono incuriositi dal kinetoscopio di Edison; I Lumière sono a un passo dal loro lampo di genio. Dopo mesi di esperimenti (e fallimenti) nell’estate del 1894, Louis comincia a girare la sua prima opera e lo fa riprendendo l’uscita delle operaie dal loro stabilimento, in cui producevano pellicola fotografica; è il primo documentario della storia. La macchina inventata da Louis sembra una macchina da cucire e funziona a manovella, ma è anche reversibile, funge da proiettore e… proietta!51kgeici9l

Così, un sabato pomeriggio e precisamente il 28 dicembre 1895, per la prima volta nella storia un pubblico pagante assisterà al crollo di un muretto, all’uscita delle operaie dalla fabbrica e alla disavventura di un giardiniere che si bagna da capo a piedi per lo scherzo tiratogli da un giovane collaboratore (L’Arroseur arrosé). È la data di nascita del cinema e questa storia si avvia alla sua conclusione; ma il libro continua con un dizionarietto e dei consigli per apprendisti cineasti.

Al libro è allegato anche un dvd (Rai Trade, Rai Edu) con la puntata di Lampi di genio dedicata ai fratelli Lumière, assaggi dei primi filmati e di ciò che è venuto prima del cinema: lanterne magiche, prassinoscopio, story board, chroma key…

lumiere-cop_g1Titolo: I fratelli Lumière. La straordinaria invenzione del cinema
Autore: Luca Novelli
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 128 pp., 19,90 € (con dvd, ed. speciale)

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Molti dalle risate piansero

Il Grande Alfredo, di Spider - Orecchio acerbo

Sfoglio l’albo di Spider (Il Grande Alfredo edito da Orecchio Acerbo) e mi pare di guardare attraverso il rotoscopio di Fleischer: gli anni trenta dell’animazione americana si muovono e prendono vita tra le mie mani. È una magia, è il clown Koko che ha acquistato colore e si muove su di un palcoscenico, sulla pedana di un circo. Mi sembra quasi di sentire gli “oh!” rapiti degli astanti. Poi il click clack dell’alternarsi delle diapositive si attenua e al bianco e nero del clown Koko si sostituiscono i colori brillanti e vivi del Grande Alfredo, la pellicola diviene pagina stampata, la visione nata dal lieto incontro tra la mia memoria e il tratto di Spider è svanita ma continuo a restare invaghita, sono ammaliata.

Il Grande Alfredo, di Spider - Orecchio acerbo
Il Grande Alfredo, di Spider – Orecchio acerbo

Il Grande Alfredo è un genio? Non lo so, di certo è unico e di certo, nonostante la sua spericolata e incauta tendenza a mettere a repentaglio la propria vita lanciandosi in spettacolari imprese, ha un dono altrettanto singolare: la capacità di reagire alle disgrazie (anche quelle cui non sembra esserci rimedio) con il sorriso. Un sorriso che non rimane allegramente confinato sulla sua larga bocca rosso ciliegio, ma che il Grande Alfredo cerca, nei modi a lui familiari, di suscitare anche negli altri, prima mescolandolo allo stupore causato dalle sue mirabolanti e acrobatiche imprese e poi, quando dopo due tremendi incidenti è paralizzato dalla testa in giù, facendo ricorso alle barzellette, perché sa che la propria felicità non potrà mai essere completa senza quella degli altri.

Il Grande Alfredo, di Spider - Orecchio acerbo
Il Grande Alfredo, di Spider – Orecchio acerbo

Il pubblico, che conosce la sua simpatia, non lo abbandona mai, ma c’è da dire che le barzellette, anche quelle più spiritose, alla lunga stancano se non ce ne sono di nuove da raccontare. Così il Grande Alfredo, a corto di idee, chiede aiuto proprio ai suoi sostenitori e chiede loro di inviargli delle barzellette. Ne riceverà moltissime e alcune talmente divertenti da scioglierlo, letteralmente, dalle risate: tutti i terribili nodi causati dalle ferite svanisco risata dopo risata, non importa quanto intricati siano.

Di Spider (Daniele Melani) sono sia le illustrazioni che il testo di questo splendido albo. L’unico suo, trascurabile, neo, specchio di una tendenza comune a molti altri, è la mancanza di un dialogo che sia profondo tra testo e illustrazione. E non nel senso cui eravamo abituati, cioè a scapito delle illustrazioni. È come se ci si trovasse ad assistere a una conversazione tra una novella sposa e la suocera: il tono è educato e misurato ma manca della profondità conferita allo scambio dalla spontaneità. Questo avviene perché Spider si fa portatore di un, a mio parere, giusto principio: il voler restituire alle illustrazioni il senso comunicativo e narrativo che effettivamente è loro proprio. Troppo spesso si guardano di sfuggita, troppo spesso si considerano un corollario al testo che riveste invece un ruolo significativo e significante. In questo tentativo di fiera rivalsa, però, si legge un certo senso di vendetta nei confronti delle parole, un sottile gusto a sottolinearne il loro essere, per questa volta, marginali. Largo quindi ai colori e ai sorrisi.

spider_grande_alfredo_copertina1Titolo: Il Grande Alfredo
Autore: Spider
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2010,  48 pp., 15,00 €

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Il Grande Alfredo sta ancora raccogliendo barzellette; se ne conoscete qualcuna e volete inviargliela, questo è il suo indirizzo: ilgrandealfredo@gmail.com, per contraccambiare vi invierà quella che l’ha fatto guarire dal ridere.

Per ogni lettera una bambina, per ogni bambina una visione

Quando il titolo di una storia o di un libro termina con un punto di domanda la risposta può essere cercata solo e soltanto nelle sue pagine. E infatti pagina dopo pagina, esattamente due per ogni lettera dell’alfabeto, Nikolaus Heidelbach risponde all’apparentemente semplice questione: “Cosa fanno le bambine?”

Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach - Donzelli
Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach – Donzelli

Un abecedario dunque, che apre delle vere e proprie finestre sul mondo affatto candito delle bimbe dalla A di Amelia alla Z di Zoe.  Heidelbach (uno degli illustratori più brillanti della scena contemporanea europea) ha dichiarato di aver imparato da Sendak, del famoso Paese dei mostri selvaggi, da Ungerer e Gorey, che nella letteratura per ragazzi non ci sono limiti di sorta: indecenza, impertinenza, brutalità sono aspetti ineliminabili. Partendo quindi da questo presupposto (per non volergli dare il tono della “lezione”, sebbene sia plausibile) struttura un alfabeto molto originale: ogni lettera corrisponde al nome di una bambina; sulla pagina a sinistra testi laconici e in apparenza piatti si limitano a dirci che cosa quella bimba stia facendo: Brigida esce, Miriam riceve visite, Flora dorme bene. Sulla pagina a destra alla linearità del testo corrisponde un’arte composita ma al contempo esplicita che non assume il tono della morale, anzi se ne discosta con decisione, e lascia libero sfogo alla fantasia, alla trasgressione, senza rischiare di essere ingabbiati in prospettive di edulcorazione che sono tipiche solo del nostro fasullo mondo di adulti e che nulla hanno a che spartire con quello dei bambini.

Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach - Donzelli
Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach – Donzelli

Le illustrazioni sono colorate e intense. Deliziose e originali tratteggiano sogni, angosce, incubi, dolci realtà, simpatiche infrazioni, buffe trovate.

La lettura di questo albo necessita di un approccio che tenga in stretta connessione il testo e le immagini: esplorare le immagini è necessario perché sono dense di piccoli elementi a volte descrittivi e altre simbolici; la lettura esplorativa di queste ultime certamente darà pieno spazio ai voli pindarici dell’interpretazione, per questo leggere le poche parole di corredo riporta alla semplice domanda iniziale, chiave di lettura e volta: Cosa fanno le bambine?

62bb6d57d62f0fd4ea2eb536747e8677_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: Cosa fanno le bambine?
Autore: Nikolaus Heidelbach
Editore: Donzelli
Dati: 2010, 60 pp., 19,50 €

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Un Pulcinella squattrinato, un leone ammansito, una zingara magica

Henri Rousseau non si faceva abbattere dalle critiche e non si lasciava distrarre dalla naturalezza e dalla semplicità della sua esistenza. Maestro del colore, maestro soprattutto del verde, era una creatura imperfetta: non riusciva a dipingere i piedi degli uomini e delle donne che ritraeva. Per questa ragione li nascondeva sempre nell’erba. Gli altri (esseri miseri nella loro perfezione) ridevano di lui, affermavano che fosse privo di talento e tecnica. Henri Rousseau era una creatura imperfetta e, quindi, un artista straordinario.

Rousseau, Il ballo popolare

Pinin Carpi scelse i suoi quadri per illustrare una storia avventurosa in cui le invenzioni narrative del cantastorie si intersecano perfettamente con quelle pittoriche dell’artista. Pinin comincia lasciando la parola proprio a un vero cantastorie, di quelli che si esibivano in piazza, magari accompagnati da strumenti musicali e pannelli dipinti; a ben guardare lo si scorge dietro al girotondo di uomini e donne, mentre, attorniato di bambini, canta. Ha un vestito da Pulcinella, siamo a Parigi, e i berretti rossi a punta dei rivoluzionari lo dimostrano, il quadro si chiama Il ballo popolare e in atto c’è una festa, la più importante e colorata: è l’anniversario della rivoluzione.

La storia che Nello Pulci (questo è il nome del cantastorie) si appresta a raccontare, però, non si svolge in Francia. Ha luogo in posti esotici e lontani, nella giungla, nel deserto, e narra delle peripezie che due fratelli, Bantu e Zulù, devono affrontare per salvare la vita della sorella malata. Lungo il cammino che porta alla sorgente dell’acqua miracolosa che potrebbe salvare la fanciulla, i due si imbattono in leoni, tigri e pantere, ma non in serpenti, semmai in sergenti!, perché una delle bimbe del pubblico i serpenti li detesta e Nello Pulci non vuole certo impressionarla. I due rischiano la vita a causa di quelle fiere affamate ma in loro soccorso interviene una zingara capace di ammansire i leoni, solitaria, magica.

Rousseau - Zingara addormentata, (1897) Museum of Modern Art di New Y
Rousseau – Zingara addormentata, (1897) Museum of Modern Art di New York
Rousseau, Sera di Carnevale 1886

Non vi svelerò il finale di questa storia; ci tengo però a svelarvi un po’ di più in merito a Nello Pulci, perché ai cantastorie si dedica sempre poco spazio, nonostante senza di essi non avremmo le fiabe. Era Carnevale, dunque, e tra una rima e l’altra Nello Pulci racconta un po’ di sé. I suoi detti e non detti, le sue mezze parole trovano riscontro nella descrizione di Pinin: “Nello era allegro come un fringuello. Però non era che un pulcinella, e perciò era povero; difatti aveva un vestito solo, quello da pulcinella. E poi avrebbe voluto trovare una ragazza che andasse in giro con lui a cantare le sue storie. Insomma, benché fosse allegro, era triste: questo era il suo segreto, che era un segreto di pulcinella”.

Ognuno ha diritto ai sogni e spesso, se sono dolci, i sogni si realizzano; grazie allora da parte nostra a Rousseau che ci tramanda un ritratto di Nello Pulci mentre tranquillo e felice nel chiaro di luna passeggia sottobraccio a una bella Colombina.

Pinin Carpi ha un talento raro, per questo vi invito a non far mancare le sue storie ai vostri bambini: quello di dar voce proprio ai suoi lettori ideali. In questa storia, per esempio, i protagonisti sono adulti. Sono uomini e donne, animali selvaggi. Eppure è la voce curiosa e cristallina dei bimbi che ne tiene le fila e senza di essa e delle sue indicazioni probabilmente non esisterebbe, oppure non sarebbe così bella.

41npblikbl-_bo1204203200_Titolo: Rousseau. La zingara della giungla
Autore: Pinin Carpi
Editore: Piemme (collana L’arte per i bambini)
Dati: 2008, 35 pp., 12,00 €

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Un inventario straordinario che incita alla meraviglia

Lo guardiamo ogni giorno, il nostro gatto; lo osserviamo talvolta, quando è impegnato a giocare con oggettini che nessun altro essere degnerebbe d’attenzione; è di famiglia, lo conosciamo bene; eppure, quando lo incrociamo nella pagina a lui dedicata di questa magnifica enciclopedia visiva, ci sembra un essere straordinario, un animale da manuale, talmente degno d’attenzione da essere incluso in un raffinato inventario: diventa il Felis catus, classe mammiferi, cacciatore eccezionale dall’agile andatura capace di orientarsi nella penombra.

Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo
Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo

Nonostante l’altisonanza della denominazione scientifica in latino, Emmanuelle Tchoukriel lo ritrae intento a giocherellare pancia all’insù con una farfalla. Si tratta pur sempre della specie cui appartiene il nostro caro gatto…

L’albo in questione è un Inventario illustrato degli animali in cui anche i testi di Virginie Aladjidi, impressi sulla pagina come un’impronta, illustrano:  senza invadenza, forniscono elementi utili a collocare gli animali nel proprio spazio geografico, a svelarci le abitudini di ciascuna specie, aggiungendo dettagli e curiosità: non sapevamo che l’Erinaceus europaeus (il riccio) avesse addirittura 5000 aculei, così come ci impressiona che le quattro ali della libellula (trasparenti, si intravede la luce sotto di esse) siano indipendenti l’una dall’altra.

Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo
Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo

I piccoli blocchetti di testo sono una scelta che condividiamo perché informano e incuriosiscono ma allo stesso tempo lasciano spazio e aria ai ritratti (dal vero o, quando le circostanze lo richiedono, nati dal raffronto di numerose fotografie) di questi animali che si incastonano nella pagina in tutta la loro bellezza e brillano dei colori luminosi e caldi dell’acquerello, che riempiono i tratti della penna Rotring e della china.

Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo
Titolo: Inventario illustrato degli animali Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi Editore: Ippocampo

Le storie naturali, le enciclopedie del Secolo dei lumi, sembrano trovare nel tratto e nell’idea di Emmanuelle Tchoukriel una nuova energia, addirittura a suggerire il senso del movimento e l’attitudine degli animali ritratti. L’atto di curvare leggermente il lungo collo in cui l’artista ritrae il cigno racconta tutta la cura e la premura dell’uccello nei confronti del suo pulcino accovacciato tra le piume candide. Così come l’occhio del camoscio alpino è difatto sorpreso dalla presenza umana intenta a ritrarlo e si intuisce pronto a darsi alla macchia.

Alcuni di questi animali sono molto comuni, altri rarissimi, altri addirittura estinti allo stato brado; così come gli autori ci auguriamo che i bambini raccolgano l’invito all’osservazione e si sentano incoraggiati a proteggerli e rispettarli.

inventario_degli_animali_copertina1Titolo: Inventario illustrato degli animali
Autore: Emmanuelle Tchoukriel, Virginie Aladjidi
Editore: Ippocampo
Dati: 2010, 80 pp., 12,00 €

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Storia di un seme zicco e spuncio

Sembra fatto di liquirizia, il signor formica, sembra liquirizia e ne possiede anche i dolci riverberi di luce, la profondità, il sapore che è più che intenso perché cocciuto e tenero.

Il signor formica è instancabile. Sin dalla prima pagina lo si capisce, quando ci si imbatte in lui alle prese con un seme di pisello enorme, cioè, enorme per lui che è una formica, che trascina sudando copiosamente. Ma val la pena, e di questo il signor formica è certo, giacché già pregusta quanto sarà piacevole mangiarlo, il senso di sazietà che quella verde delizia gli donerà.

Ora, se il signor formica assecondasse il proprio, meritato, desiderio di ristoro si sfamerebbe e noi saremmo felici per lui, d’altra parte, però, si accontenterebbe e non ci sarebbe una storia da leggere. È più dolce l’attesa del momento che il momento stesso, dicono i saggi, e il signor formica forse certi motti antichi li conosce bene. Allora ripone il seme di pisello in uno scrigno di buccia d’arancia e incomincia a pensare di doversi procurare tutti gli utensili che gli occorrono per poter mangiarlo come si confà a un simile e dolce frutto.

Il signor formica, di Romina Panero,, Simona Gambaro, Paolo Racca -Artebambini
Il signor formica, di Romina Panero,, Simona Gambaro, Paolo Racca -Artebambini

In un susseguirsi di tavole dalle tecniche diverse e accattivanti (carboncino, tempera, collage, disegno a matita) il signor formica si procura un tavolo e poi una lavatrice e poi le posate e poi un armadio e poi altre cose, tutte per certi versi utili alla cena a base di piselli ma non in quest’ordine.

Intanto il tempo passa, perché accumulare oggetti ne richiede molto e fa perdere facilmente di vista lo scopo ultimo delle azioni, e il seme di pisello marcisce. Povero signor formica! Dopo tanto faticare! Non avevano del tutto ragione gli antichi saggi. O forse sì, davvero l’attesa si è rivelata migliore del momento atteso, che disdetta!

Però per gli esserini neri di liquirizia, con buona volontà, un lieto fine è doveroso e in questo albo è succoso e garantito.

E garantito è anche un lessico non banale, non semplificato, piuttosto complesso e ricco, capace di infondere alle cose, anche a quelle ormai marce e maleodoranti, una propria identità, un proprio odore, un proprio sapore. Per questa ragione ci fa simpatia il seme di pisello “raggrinzoso zicco e spuncio” che col suo profumo “dolceverde faceva una puzza amara di vecchia ciabatta”.

Il signor formica è un albo per kamishibai a sei mani di Simona Gambaro, Romina Panero, Paolo Racca, la prima, golosa di marmellata di amarene, ama fare teatro, la seconda illustra andando per cassetti e scatoloni, frugando, strappando e incollando, il terzo è nato in una stamperia, costruisce i libri e si inebria dell’intenso piacere che ciascuna linea che corre sulla carta sa dare.

9788889705216g1Titolo: Il signor formica
Autore: Simona Gambaro, Romina Panero, Paolo Racca
Editore: Artebambini
Dati: 2009, 40 pp., 16,50 €

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La bambina di neve. Miracolo infantile

Ogni personaggio è umanamente semplice a una prima lettura di questa splendida fiaba invernale: il padre è un uomo pratico, un brav’uomo, ma estraneo a tutto quanto non abbia uno stretto legame con il contingente, con il quotidiano; la madre è quasi immobile, seduta cuce un abito per il figlio (perché sembri quanto più bello possibile agli occhi del nonno che andrà a far loro visita), ascolta e ricama su ogni frase captata, su ogni risata dei suoi bambini ma solo dopo molte sollecitazioni si alza e guarda, si alza e lascia il tepore della casa per sbirciare all’aperto; i bimbi sono due bimbi: instancabile e rubicondo il più piccino, Papavero, delicata e creativa la più grande, Violetta. Entrambi vivaci, entrambi intelligenti, entrambi, come tutti i bambini, capaci di scorgere la magia, di crearla, di scoprirla nelle cose comuni, e caparbiamente difenderla dalla cocciuta e logica cecità degli adulti.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata – Topipittori, 2007

In una bella mattina d’inverno Violetta e Papavero giocano in giardino con la neve. Decidono di farne un pupazzo e si mettono all’opera. Le loro voci cristalline danzano nell’aria come trasportate in lievi aliti di vento freddo e raggiungono la madre che nel caldo protettivo della casa gongola nel constatare quanto creativi e allegri siano i suoi due bambini. Sollecitata da questi ultimi s’affaccia alla finestra e, soddisfatta, rimira l’opera dei due fanciulli. Un pupazzo di neve splendido, tanto ben realizzato da sembrare umano.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007

In giardino intanto, come se le manine tiepide dei due bimbi avessero infuso nella neve un tepore vitale, il pupazzo ha preso vita, diventando una leggiadra bimbetta che, vestita di un abito leggero e bianco e con ai piedi delle semplici scarpette di stoffa, si muove danzando sulla neve. I due bambini non soffrono i confini dello straniamento e non si lasciano intimorire dall’improvvisa comparsa della nuova venuta: giocano assieme, come tra fratelli, ridono, si inseguono. Accettano la bimba di neve come se fosse una di famiglia, ma al contempo sono perfettamente consci del suo essere diversa, della sua magica delicatezza, del miracolo invernale di cui sono artefici e parte.

A volerli considerare con l’occhio degli adulti i due bimbi sono alla stregua degli artisti: creano qualcosa di meraviglioso e sono capaci di infondere nella loro creazione un magma vitale fatto di realtà, fatto di fantasia, fatto infine d’amore e fiducia anche in ciò che non è immediato ed evidente. Sono felici della loro creazione, consapevoli della meraviglia che quest’ultima potrebbe suscitare nei genitori e timorosi del loro ottuso pragmatismo.

E infatti le loro paure si concretizzano non appena la madre incomincia a chiedersi da dove venga quella bimba e se non sia il caso di avvisarne i genitori; il padre non ascolta le ragioni dei figli e cocciuto e arrogante trascina la bambina di neve al caldo in casa, convinto che sia quello il modo migliore di prendersene cura e inconsapevole di quanto questo gesto che nasce come una premura di fatto trascuri i suoi due bambini, di fatto lo riveli sordo alle loro suppliche, di fatto non dia alcun credito alle loro parole e alle loro spiegazioni.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007

Il finale è triste. La bambina di neve si scioglie dinanzi al camino; i due bimbi assistono inermi e frustrati a questa fine dolorosa e bislacca e alle spalle dei due genitori altro non rimane se non il riverbero di ciò che per qualche ora era stato un meraviglioso miracolo infantile.

La bambina di neve, un miracolo infantile (The Snow-Image) è una fiaba di Nathaniel Hawthorne edita da “Topipittori” (giovane case editrice che vanta un catalogo raffinato e un progetto editoriale coerente al valore dei titoli editi) inserita, a ragione, nell’ambito delle “fiabe quasi classiche” giacché della fiaba classica ha la consistenza e la struttura, mentre il sapore e il simbolismo ne fanno una fiaba del tutto moderna; giacché a pieno diritto alla fiaba classica appartiene questo racconto invernale di Hawthorne e alla dimensione contemporanea appartengono le incisioni dell’illustratrice giapponese Kiyoko Sakata. Le tavole richiamano alla mente il ricordo, soffuso di neve, di quelle di Edward Gorey, anche se al senso del macabro e all’umorismo di quest’ultimo si sovrappongono qui, con forza, la resa del movimento e il vuoto del disincanto.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007

downloadTitolo: La bambina di neve. Miracolo infantile
Autore: Nathaniel Hawthorne e Kiyoko Sakata
Editore: Topipittori
Dati: 2007, 40 pp., 16,00 € 

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Un mondo matto governato dall’adynaton in cui si tocca l’allegria

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Ho riso a pensare / Che al di là del mare / Nella giungla c’è un orsaccio / Freddo e bianco come il ghiaccio / Sotto il sole tropicale / Col pennello l’animale / Nel mio quadro rifinito / Ho infilato col ruggito. (Atak)

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Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Quando mia figlia, una bimba di un anno e mezzo, di fronte all’immagine di un neonato che imbocca la mamma esclama “No! No!” segnando a dito i ruoli capovolti comprendo con molta naturalezza come questo mondo matto raccontato per immagini (e senza parole) da Atak capovolga esplicitamente e con efficacia i ruoli. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di sorpresi “oh!” e non riesco a capire se siano gli straordinari colori delle illustrazioni o le situazioni a rovescio a suscitarli.

Quando riesco a rientrare in possesso dell’albo mi incuriosisce il cammeo in apertura: ritrae una bimbetta paffuta e sorridente che capovolta diviene un uomo baffuto e sornione a chiara indicazione che nel mondo matto in cui il grande diviene piccolo e le fiere mansuete, stanno a proprio agio sia i grandi che i piccini.

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Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Quindi è la volta di un topino che insegue non uno, non due ma tre gatti! Un topino che in tutte le tavole a seguire mette su dei pantaloncini a strisce e ci guida, sorridente di un largo sorriso, nei quadri surreali. Si tratta di Atak? È il nostro fantasioso autore che si diverte a osservarci da ogni pagina trasalire di fronte alla meraviglia dell’assurdo? Beh, che il topino sia Atak o meno, la presenza dell’autore in ogni caso c’è ed è, comunque, scenica e forte.

Gli ambienti silvestri ricordano Henri Rousseau mentre i quadri appesi alle pareti teatro di eventi surreali citano Manet e Matisse. Ogni pennellata ci indica la strada verso quella che Todorov definiva la condizione necessaria a determinare delle circostanze fantastiche: il momento dell’esitazione. Quell’attimo in cui, dinanzi a una giraffa e un pappagallo assolutamente a proprio agio tra i ghiacci del Polo, il lettore trattiene il respiro e decide se ricondurre alla regola della realtà ciò che vede o se restare nell’ambito dell’immaginazione. Più lunga è questa esitazione, più il fantastico avrà modo di imperare incontrastato. E nel caso di questo mondo al rovescio dalle proprie esitazioni ci si lascia cullare a lungo.

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Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Si scompigliano le regole e gli eventi del nostro mondo così come lo conosciamo o così come l’abbiamo costruito e, d’altra parte, si cerca di ristabilire una sorta di giustizia a ciò che nella realtà è di per sé assurdo (che regola è quella che vuole il leone in gabbia? Siamo già a una situazione capovolta che non giustifica la cattività di un animale selvaggio), giustizia necessaria peraltro a far disordine nel nostro animo, e in quello ancora più dolce dei bambini, con un sistema di scomposizione e organizzazione senza vincoli e tempo.

Disordine specchio di un desiderio di libertà (e anche un po’ di infrazione) che è universale sia dal punto di vista dei sentimenti che da quello letterario e antropologico.

Accostatevi a questo poetico e colto albo con l’animo dei classici o dei trovatori che già pensavano di mescolare il fuoco con l’acqua (Teognide) o immaginavano i cervi al pascolo in aria e nudi i pesci sulla terra (Virgilio) perché “larga la foglia, stretta la via, se non è vero è una bugia”.

mondomatto_cover1Titolo: Mondo matto
Autore: Atak
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2010, 32 pp., 15,00 €

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La piccola fiammiferaia alla riscossa

Si sconsiglia la lettura alle persone troppo schizzinose – avverte Bianca Pitzorno in apertura de L’incredibile storia di Lavinia. Aggiungerei che se ne consiglia la lettura, invece, a tutti quanti abbiano voglia di ridere a crepapelle, oppure commuoversi fino alle lacrime e, poi, a tutti quanti coloro che, dotati di uno spirito dissacrante, abbiano voglia di mettere in atto (almeno figuratamente) qualche piccola rivalsa sulle persone grette e prepotenti. Perché poi, diciamocelo fuori dai denti, taluni si comportano davvero in maniera odiosa nei confronti dei più deboli, allora che quest’ultimi abbiano una possibilità e, quando ce n’è davvero bisogno, sporchino liberamente con la cacca quelli che se lo meritano è anche giusto!

L'incredibile storia di Lavinia - Bianca Pitzorno, E. Bussolati - Einaudi
L’incredibile storia di Lavinia – Bianca Pitzorno, E. Bussolati – Einaudi

Perché concorderete tutti con me, che un uomo, proprietario di un negozio di scarpe, che neghi a una bimbetta di sette anni scalza sulla neve della vigilia di Natale, intirizzita, quasi congelata dal freddo, un paio di scarponcini, un po’ di cacca la meriti; e un direttore d’albergo che, affogato nell’abbondanza, sovrastato dalla propria indifferenza, neghi a una bimbetta, sempre quella di cui sopra denutrita e lacera, un po’ di cibo, se la meriti anch’esso…

Lavinia è una bimba sola e povera, per raggranellare qualche soldo vende i fiammiferi sulle scalinate del Duomo di Milano. Non ha nessuna prospettiva dinanzi a sé, nessuna speranza, e non conta che sia Natale: la neve è fredda e i crampi della fame dolorosi. Quando per Lavinia sembra non prospettarsi altro che un’altra notte all’addiaccio ecco che da un taxi scende una scosciatissima ed eccentrica signora (che si rivelerà essere poi una fata) che le dona un oggetto magico: un anello tra i più preziosi, grazie al quale, ogni volta che Lavinia lo desidererà e semplicemente girandolo, potrà trasformare qualsiasi cosa in cacca (naturalmente la puzzolente magia è reversibile e Lavinia può riportare le cose al loro stato iniziale se lo desidera).

L'incredibile storia di Lavinia - Bianca Pitzorno, E. Bussolati - Einaudi
L’incredibile storia di Lavinia – Bianca Pitzorno, E. Bussolati – Einaudi

Lavinia è fantasiosa e spiritosa, non si perde mai d’animo e imparerà a usare l’anello magico per volgere a suo favore anche le situazioni più difficili e finalmente incominciare a vivere una vita più adatta a una bimbetta; l’unica cosa che le manca è l’affetto di un amico e sarà proprio la conquista della vera e disinteressata amicizia l’avventura più avvincente in cui ci trascinerà Lavinia.

La storia di Lavinia in formato tascabile è illustrata da Emanuela Bussolati con immagini dai tratti lineari, dai colori tenui, divertenti, nella maggior parte dei casi, e ricche di dettagli ma anche dolci e struggenti quando indugiano nella resa della condizione di povertà e solitudine della piccola Lavinia. Per fortuna c’è la cacca però! È proprio il caso di dirlo, e questa magia fumante e scura ci restituirà un divertito sorriso perché, che sia puzzolente o meno, la magia è sempre tale.

Bianca Pitzorno col suo tocco frizzante e lieve ci regala una fiaba natalizia sui generis, ideale per trascorrere un po’ di tempo assieme ai nostri bambini riflettendo e trovando una soluzione dolce e divertente all’amarezza dell’indifferenza.

97888792617221Titolo: L’incredibile storia di Lavinia
Autore: Bianca Pitzorno, E. Bussolati
Editore: Einaudi ragazzi
Dati: 2010, 112 pp., 8,00 €

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C’era una volta, nella savana, un leone molto egoista. Si chiamava Kandinga

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia

“C’era una volta, molti anni fa…” così incomincia la storia de Il leone Kandinga raccontata in questo albo illustrato edito da Kalandraka, e non è un incipit così scontato come sembrerebbe, giacché la storia narrata è un mito più che una fiaba, e come nella natura dei miti, in esso viene evocato un evento remoto, distante nel tempo come all’inizio del presente.

I racconti che narrano storie di animali sono fra i più antichi e, soprattutto nella terra madre di questa precisa avventura, l’Africa, sono espressione di una umanità primitiva, molto vera, a tratti feroce; sono espressione che prende vita di un pensiero magico sfogo di necessità pratiche e insistenti, semplici: la fame, la sopravvivenza, la solitudine, la forza.

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia
Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé – Kalandraka Italia

La Natura spadroneggia, gestisce e condiziona il presente e il futuro e ci sono poche possibilità di contrastarne gli elementi e le peculiarità: bisogna ingegnarsi, farsi furbi (nel senso nobile della furbizia, quella che si radica nell’intelligenza, non nell’ignoranza).

E furba si fa la lepre che incontra il leone, bestia enorme e possente abituata alla vita di branco. La lepre incontra un leone rimasto solo e ridotto alla fame perché talmente feroce e malvagio da divorare chiunque per sfamarsi, anche i propri amici: il leone Kandinga. La lepre stringe un patto con Kandinga: gli porterà molte prede con le quali potrà sfamarsi; che cosa la induca a stringere un patto del genere non è immediatamente palese. Lo diventa con lo svilupparsi della storia, giacché la lepre è portatrice di qualità preziose: la furbizia, appunto, la coerenza, la fedeltà ai patti. Il leone, d’altra parte si fa portatore di ingratitudine, egoismo, avarizia e dal loro bizzarro incontro si sviluppa la morale “se hai tanto, è giusto condividere con chi non ha niente: altrimenti, rischi di fare la fine del leone Kandinga”.

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia
Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé – Kalandraka Italia

La lepre, debole fisicamente, riesce a battere il leone vittima peraltro non tanto dell’intelligenza del piccolo animale quanto piuttosto del proprio compiacimento.

Le illustrazioni, come distese su un motivo batik color panna, raccontano con un linguaggio universale, comprensibile a tutti, gli animali della savana e la terra d’Africa e sono di Elisa Arguilé. I colori richiamano la terra e la natura: predominante il rosso dell’argilla, poi il verde, il marrone e l’ocra. La storia di Kandinga, qui rinarrata da Boniface Ofogo Nkama, camerunense, fa parte della inesauribile tradizione orale dei bantù, che vivono nella savana e nelle foreste africane che si estendono dal centro del Camerun al Sudafrica.

 

il-leone-kandinga-it3501Titolo: Il leone Kandinga
Autore: Boniface Ofogo Elisa Arguilé
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2010, 40 pp., 15 €

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