Buon compleanno Wally!

Dov'è Wally - Martin Handford

Martin Handford definisce le avventure di Wally dei giochi di parole visivi (“I have a love of situations which contain visual puns“); in effetti l’intenzione dell’autore non si discosta affatto dal risultato: ogni pagina di Wally (e per realizzarne una Handford impiega anche otto settimane) è una fitta trama di input, effetti, sollecitazioni.

Dov'è Wally - Martin Handford

Wally viaggia molto, anche nel tempo. Difficile (ma per niente semplice! Ogni scena può avere anche 300 personaggi…) non notarlo con la sua maglietta a strisce bianche e rosse, il suo cappello, anch’esso a strisce, con pon-pon da cui spunta una zazzera di capelli bruni; un bel paio di occhiali e dei jeans.

Wally (anche noto in America come Waldo) è un personaggio senza età e proviene da un paese popolato da altri Wally esattamente come lui, sbadati e sorridenti: Wallylandia.

Wally viaggia sempre in compagnia del suo cagnolino Bau di cui però si intravede solo la coda. I libri di Wally (editi da Ippocampo Junior) sono simili tra loro per la struttura e l’impostazione (ovviamente anche per l’inconfondibile tratto di Handford) ma ciascuno differisce per ambientazione, giochi suggeriti e avventure. Anche i bambini meno disposti alla lettura passeranno bei momenti in compagnia dello strampalato viaggiatore.

La prima delle sue avventure pubblicata in Italia è Dov’è Wally. Wally va in vacanza e spedisce ai suoi lettori delle cartoline dalla spiaggia, dal campeggio, dal mare. Il gioco principale è quello di scovarlo in ogni doppia pagina e la ricerca procede con gli oggetti suoi e dei suoi amici: Bau, Wanda, Barbabianca, Wigor.

Dov'è Wally - Martin Handford

Il viaggio fantastico catapulta Wally nel paese dei Ghiotti Ghiottoni; lì fa la conoscenza del mago Barbabianca che gli affida una missione: partire alla ricerca di 12 misteriose pergamene. Dopo averle recuperate tutte potrà conoscere il segreto che vi si cela: la profonda verità su se stesso. È proprio in questa avventura che Wally scopre di provenire da Wallylandia.

Dov'è Wally - Martin Handford

Wally va anche a Hollywood (Dov’è Wally a Hollywood) e viaggia nel tempo (Wally nella macchina del tempo).

Ad agosto Wally compirà 25 anni; credo che per i bambini leggere e giocare con gli albi ad esso dedicati sia un bel modo per festeggiarlo e per divertirsi nei pomeriggi estivi.

Titolo: Dov’è Wally?
Autore: Martin Handford
Editore: Ippocampo junior
Dati: 2010, 32 pp., 9,95 €
Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Storia di un albero

storia di un albero - émilie vast

Per fare un albero ci vuole un fiore… o uno scoiattolo previdente che nasconde una bella pera sottoterra. L’albero spunta e poi cresce. È una storia che incomincia sulla prima pagina e finisce sulla seconda. Molto poetica. Ancor più poetica quella seguente. Se la prima era “cresce” ora si tratta di “incanta” e mentre un uccellino porta tra i rami dei fili d’erba per il suo nido, spuntano da un’ideale finestra, da un ritaglio tondo, due cerbiatte che, rapite, osservano con curiosa passione come le corna del cervo si facciano, grazie all’albero, rami di foglie, frutti e fiori. Questa storia potrebbe anch’essa finire qui, scopriamo, voltando pagina che invece c’è uno splendido antefatto fatto di corse e saltelli tra un albero e l’altro, tra un cespuglio e un arbusto. Adesso è la volta del cervo di affacciarsi dal ritaglio tondo in un inchino che è palese ora, volto alle cerbiatte stupefatte e curiose.

L’albero “provvede”, “accoglie”, “unisce” in una ridda di storie incrociate, indipendenti, semplici, metaforiche, tutte intense, senza sbavature o eccessi. Le pause sono poetiche, i rimandi altrettanto, le parole (le pochissime parole) come sospese in un tempo che dura e resta e al contempo s’evolve.
Il tempo di un prendere il volo, di una migrazione, e le foglie divenute gialle cadono, i rami si coprono di neve. L’albero “attende” che il caso faccia il suo gioco.

storia di un albero - émilie vast

Émilie Vast fa tutto questo con l’ausilio di soli quattro colori: il nero, il grigio, il bianco e il giallo. L’impianto delle immagini è tale che le storie nascono da destra verso sinistra, da sinistra verso destra, si sviluppano verso l’alto seguendo il moto dei rami, il librarsi verso i margini degli uccelli,o verso il basso seguendo la caduta delle foglie, gli inchini e le danze degli animali.

L’invito dell’ultima pagina “e di nuovo…” non potrebbe essere più esplicito. Le storie più poetiche nascono proprio così: ricominciando da un’altra prospettiva, da un altro verso.

storia di un albero - émilie vast copertina

Titolo: Storia di un albero
Autore: Émilie Vast
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 32 pp., 13,00 €

 

La scienza delle soluzioni immaginarie

Fiabla-bla, Fausta Orecchio, Olivier Douzou
Fiabla-bla, Fausta Orecchio, Olivier Douzou

Il bacio senza un tempo si travestì da rospo.

Una nave affondava ballerina mentre il giovane Salvo, un soldato in gamba – liberò un re – cercava una moglie d’oro.
Il principe mangiò un uovo e una gallina.

La sirena, il pesce-principessa, trasformò la sua nonna in anatroccolo. Il risveglio: la bambina cresceva e diventò un cigno con dentro nascosto un lupo; si mise in un materasso; col passare del pescatore là sotto trovò un pisello, sì!

Fiabla-bla, Fausta Orecchio, Olivier Douzou
Fiabla-bla, Fausta Orecchio, Olivier Douzou

Ho giocato, perché se c’è una cosa che mi piace fare è giocare e se c’è una cosa che mi piace fare ancora di più di giocare è giocare con le parole. Ho giocato perché oltre alle radici colte, oltre ai riferimenti classici, oltre al movimento logico e a quello illogico, oltre all’esercizio di stile (di cui comunque non mancheremo di parlare) quello che ho trovato in questo albo illustrato di Fausta Orecchio e Olivier Douzou o Fausta Oreille e Olivier Dodici (tanto a cambiare l’ordine, o la lingua, degli addendi il prodotto non cambia) è l’invito al gioco di fantasia. Impegnativo per la mia mente adulta, molto impegnativo, ma certamente leggero e strampalato, e divertente, per una mente bambina.

Fiabla-bla, Fausta Orecchio, Olivier Douzou
Fiabla-bla, Fausta Orecchio, Olivier Douzou

Fiabla-bla è il risultato del felice incontro tra 77 parole, 7 colori e 12 forme. Immaginiamo le pagine come una pista da ballo, non quelli di gruppo standardizzati e sempre uguali, uno di quei balli che basta cogliere il ritmo e poi il partner non conta, il tempo non conta, nemmeno lo spazio; uno di quei balli in cui una “principessa” non è detto che si trovi a ballare con il suo “re”, ma anche sì, in cui un “rospo” non è detto che incontri il suo “bacio”, in cui una “gamba” può finire “sotto” a un “materasso” (argh!). Le parole si incontrano, si pestano un po’ i piedi, si scostano, si rincontrano. Ballano e ridono e ridono.

Fiabla-bla, Fausta Orecchio, Olivier Douzou
Fiabla-bla, Fausta Orecchio, Olivier Douzou

L’idea della verità è la più immaginaria tra le soluzioni” è dà luogo a novità mai udite, mai lette prime, mai viste rappresentate in questo modo libero e selvaggio. La struttura si destruttura, le forme si combinano con un piglio assolutamente rigoroso per cui un pisello diviene re, diviene albero.

L’aveva già fatto Queneau, e noi amiamo il gioco delle varianti, lo amiamo in Rodari, l’abbiamo ritrovato grazie a Fabian Negrin, lo ritroviamo qui, tra le pagine di Fiabla-bla. Non è un libro (e per fortuna!) che incontrerà il gusto di tutti, del resto, come diceva un altro meraviglioso giocoliere di parole: a ognuno la sua platea.

Titolo: Fiabla-bla
Autore: Fausta Orecchio, Olivier Douzou
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 32 pp., 11,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

 

 

 

 

Si gioca con caleidoscopici pezzetti a scomporre e ricomporre

Due sono le cose che non mi hanno convinta di questo albo e preferisco partire da esse, giacché desidero che alla fine della lettura il sapore sia dolce, ne vale la pena.

La prima è il titolo, Ti faccio a pezzetti: sebbene non riesca a immaginarne uno più adatto, davvero troppe volte ho sentito questa frase in alcuni cartoni animati e poi i bambini ripeterla in toni più o meno minacciosi e temo che vederla nobilitata e troneggiante a titolo di un libro ne incoraggi l’uso.

La seconda sono i testi: sebbene sia il testo che le illustrazioni siano opera di un’unica autrice (Chiara Armellini) non li ho trovati sempre ritmici, calzanti. In alcune occasioni, al contrario, un po’ forzati.

Dall’altra parte, sulla riva della meraviglia, ci sono invece le illustrazioni: la tecnica utilizzata, quella degli stampini, ha consentito il gioco creativo della scomposizione e della composizione (la storia della nascita di questo albo la trovate qui). Pezzetti di immagini si pongono scomposti e danzanti; i pezzetti colorati sembrano appena mescolati da una mano bambina, e questo succede sulla pagina di destra mentre sulla pagina a sinistra scorre un indovinello che con assonanze e rime suggerisce la soluzione al bambino/lettore che la scopre e riconosce come tale vedendo comparire dinanzi ai propri occhi, voltando pagina, un leone, un gallo, una zebra.

È un albo che si presta al gioco, a diversi giochi, e restituisce rivisitato il metodo di Munari: i bambini potranno anche cimentarsi nell’imitazione, ritagliare colori, comporli e ricomporli alla ricerca di nuove figure, nuove rime, nuovi animali.

Titolo: Ti faccio a pezzetti
Autore: Chiara Armellini
Editore: Topipittori
Dati: 32 pp., 11,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Buonanotte topolino

Andare a nanna… perché? Sto giocando… Non ho sonno Voglio restare un altro po’ con mamma. Tre validissimi motivi per non andare a letto. Cucù e Morsicotti sembrano creati all’uopo (e certamente lo sono): perché con divertente leggerezza ribattono a tutte e tre le obiezioni più comuni mosse dai bambini: si ascoltano dalla propria mamma o dal papà, invogliano al sonno, divertono come un gioco.

“Pepe sta per dire Buonanot… quando in fondo al letto…” – “Cucù, di chi è questa manina?”
Sarà forse del coccodrillo sorpreso che saluta? Sembrerebbe verse e squamosa… appena voltata la pagina è arancione e pelosa, di chi è questa manina? È del leone? Dell’orso? Il bimbo si divertirà a scoprire i diversi animali, a mettere la propria manina sulla manina misteriosa per verificare se per caso non sia di un altro bambino o la propria, fino al momento della buonanotte. Cucù si presta anche alle coccole, suggerendo l’intramontabile e sempre dolce gioco del solletico e, naturalmente, alla lettuna animata e ritmica.

cri-ninie morsicotti

cri-ninie morsicotti

Se Cucù non basta si può proseguire con Morsicotti: Pepe è già a letto quando il suo amico topolino arriva con idee buffe: “Adesso ti mordicchio il naso come un pezzo di formaggio!” – “Se tu mi mordicchi il naso… Prrrrr… Barrisco come un elefante”. Il topolino vuol mordicchiare l’orecchio di Pepe, la manina, la guancia e Pepe di volta in volta minaccia di tramutarsi in qualche animale impegnato a produrre il proprio verso. Un rituale tenero e croccante che porta i bimbi al sonno insegnando loro le parti del corpo e i versi degli animali.

Le illustrazioni di entrambi gli albi sono vivaci, dai contorni ben definiti e dagli accostamenti di colore raffinati. I finali, a sorpresa, sempre spiritosi e allegri.

Titolo: Cucù
Autore: cri-ninie
Editore: Zoolibri
Dati: 32 pp., 11,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Titolo: Morsicotti
Autore: cri-ninie
Editore: Zoolibri
Dati: 32 pp., 11,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

No!

No - Claudia Rueda
No – Claudia Rueda

La lotta tra la caparbia e dolce ricerca di autonomia dei bambini e la cura e il buon senso dei genitori è cosa quotidiana. “No”, “ma”, “però”, “comunque”. Credo di sentire queste quattro parole nell’ordine delle venti volte al giorno. Ci sono il mio punto di vista da genitore e il punto di vista della mia bambina, probabilmente molto più intenso e radicale del mio, almeno dalla sua prospettiva, e nel campo del gioco spericolato, del cibo o della nanna il confronto è costante. La parola dei tre anni, comunque, quella che sembra regnare sovrana tra tutte è “No!”. Per la mia bambina come per tanti altri. E per un orsetto grigio che ai bimbi rassomiglia in maniera commovente.

No - Claudia Rueda
No – Claudia Rueda

“È ora di dormire, piccolo mio” – “Ma io non ho sonno, mamma.”; “Farà molto freddo.” – “Ma io non sento freddo.”. È inverno, la neve comincia a farsi intensa, per mamma orso e per il suo piccolo è giunto il momento di rifugiarsi in una grotta sicura e andare in letargo. Ma il piccolo orso, assolutamente cocciuto e fiero di sé non considera la saggezza e l’esperienza materna e si trastulla come se la neve non ci fosse, come se l’inverno non fosse ormai arrivato. Gioca felice, sgranocchia noci, fa un bel pupazzo di neve. Fino a quando la neve soffice non diviene tormenta, una pericolosa tormenta. La realtà così fredda e intransigente riporterà il piccolo orso sui suoi passi? Lo indurrà a rifugiarsi tra le zampe accoglienti e calde della mamma?

No - Claudia Rueda
No – Claudia Rueda

Claudia Rueda struttura la conversazione tra il cucciolo e la mamma in maniera vivace e realistica; dalla voce data alla mamma traspare la premura ma anche l’ansia e la preoccupazione, da quella del piccolo orso la gioia della scoperta, l’ingenua tranquillità, la tenerezza della sua età. I due orsi sembrano ritagliati dalla carta , attorno a loro lo sfondo limpido e semplice del bianco, interrotto soltanto da qualche tratto di marrone e arancio bruno cui i fiocchi di neve, prima placidi e lenti poi taglienti e veloci, conferiscono movimento e profondità. La carta su cui i due orsi si muovono è liscia e piacevole al tatto con qualche innesto lucido a sorpresa che fa risplendere la neve e mette in evidenza le due forme grigie che sono mamma orso e piccolo orso, ma potrebbero essere tutte le mamme e tutti i bambini.

Questo albo ha vinto la III edizione (2012) del Premio Nazionale “Nati per leggere

Titolo: No
Autore: Claudia Rueda
Editore: Lapis
Dati: 2011, 44 pp., 11,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

…È tutto quello che vuoi tu!

Una scatola è una scatola è una scatola è una scatola… così diceva Gertrude Stein, mi pare. Ah no! Il discorso semantico era riferito alle rose (o alle promesse?)! E infatti questa Non è una scatola; sebbene sia di cartone, quadrata, sia ben evidenziato il suo peso (250 gr) e un bel timbro rosso sul retro specifichi che non si debba capovolgerla.

Non è una scatola - Antoinette Portis

Pagina dopo pagina si apre la scatola, si va oltre l’imballaggio e una scritta rossa grande e grossa lo ribadisce: Non è una scatola.

Una voce simile alla nostra chiede a un coniglietto seduto in una scatola: “Perché ti sei seduto in una scatola?” Il coniglietto drizza le orecchie che appena voltata la pagina si piegano perché investite dal vento: “Non è una scatola”! È una macchina da corsa rossa fiammante e poi scusami, non ti sento, ho il vento tra i capelli, nelle orecchie, sembra dire il coniglietto che prosegue la sua corsa.

Non è una scatola - Antoinette Portis
Non è una scatola – Antoinette Portis

Si continua così, con la voce, sempre più simile alla nostra, che chiede “Che cosa fai su quella scatola?” E perché te la sei messa addosso, e perché ci giri intorno… Non è una scatola, è il Monte Coniglio e io sono un robot, e un addestratore d’elefanti indiani. Una variazione sul tema che non stanca mai, piuttosto incuriosisce. Se non è una scatola allora cos’è? Facciamo finta che… è questo il gioco, naturale e spontaneo, che coinvolgerà certamente anche il genitore narrante.

Grafica e layout sono essenziali e fungono da guida: il coniglietto e la scatola sono il frutto di linee nere, senza ombra, e mostrano ciò che il genitore vede. Il rosso (che già ci aveva sgridati all’inizio quando ostinati continuavamo a parlare di scatole) manifesta invece la fantasia, la libertà dirompente dell’immaginazione: è grazie alle sue linee che vediamo la mongolfiera, il razzo spaziale, la nave dei pirati.

Non è una scatola - Antoinette Portis
Non è una scatola – Antoinette Portis

Antoinette Portis è un’autrice che non dovrebbe assolutamente mancare nella libreria dei vostri bambini, sarebbe come se mancasse Munari, se non proponeste loro mai Sendak. E Kalandraka a un prezzo equo, considerato l’allestimento complesso e raffinato, ci offre l’occasione di far loro un bel regalo. Sono certa che offrendo ai bambini prodotti di qualità, leggendoli assieme a loro, dando loro la possibilità di entrare in contatto con albi studiati, creati con intelligenza e affetto, essi avranno l’occasione di maturare un gusto personale e proprio, assolutamente distante dalla banale omologazione dai colori pacchiani, dalle linee banali e dalle parole urlate e mielose che affollano una (ahimè!) grande parte della produzione letteraria destinata ai piccoli lettori. Perché albi come questo fanno in modo che la lettura (e l’albo permette la lettura anche ai bimbi che non sanno leggere) diventi esperienza, gioco, confronto con la realtà, viaggio con l’immaginazione.

Non è una scatola - Antoinette Portis
Non è una scatola – Antoinette Portis

Infine la scelta del coniglietto piuttosto che del bambino: perché un animaletto? Perché non il bambino? Si tocca un punto fondamentale della narrazione ai bimbi: perché è un bambino? Potrebbe chiedere la bambina lettrice? Perché ha i capelli ricci questa bambina? Potrebbe chiedere la bimba coi capelli lisci; perché questo bambino è bianco? Potrebbe chiedere il bimbo nero Non sono io… non mi ci rivedo, è un altro bambino. Il coniglietto è un coniglietto è un coniglietto, è un coniglietto. E a furia di esserlo diviene ciascun bambino, simbolo di ciascuna bambina. Permette un’immedesimazione completa e perfetta.

No, questo libro non è affatto, affatto una scatola.

Titolo: Non è una scatola
Autore: Antoinette Portis
Editore: Kalandraka
Dati: 2011, 40 pp., 14,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

“Chi sono io?” – chiese la cellula X – e il Prof. Strizzaocchi rispose

Cos’è che accomuna la maggior parte degli scienziati/biologi? Beh, probabilmente la dedizione allo studio, le ore trascorse in laboratorio intenti a studiare, la passione per la scoperta e la condivisione (c’è una grande dose di generosità in chi si occupa di scienza, è una convinzione che mi accompagna sin da quando ero bambina)… Sì, tutte queste cose sì, certamente, ma soprattutto gli scienziati da laboratorio strizzano gli occhi in una certa e unica maniera che li rende inconfondibili: quella maniera che è diventata per loro abitudine a furia di osservare e ricercare al microscopio. Non c’è nulla di cui stupirsi, dunque, se lo scienziato di cui parla questa storia abbia gli occhi piccolissimi, viva tra provette e fiale, trascorra tanto tempo al microscopio alla ricerca di misteri da risolvere e casi da spiegare e di cognome faccia Strizzaocchi.

Le giornate in laboratorio scorrono abbastanza simili le une alle altre, se non fosse che in una particolare giornata il Prof. Strizzaocchi abbia avuto l’occasione, e l’abbia colta, di stringere amicizia con un essere praticamente invisibile ma altrettanto impertinente e curioso: una cellula, la cellula X.

La giovane e curiosa cellula X tempesta il Prof. Strizzaocchi di domande ottenendo, dopo qualche prima reticenza (c’è da comprenderlo, il discorrere con una cellula rientra nella lista delle cose perlomeno surreali quando non strambe) tutte le risposte cercate: la cellula X scoprirà tutto su nucleo, mitocondri, DNA, proteine, ribosomi.

“Ho una domanda per te. Che cosa sono io?”, così incomincia il dialogo/storia tra la cellula e il Professore, un dialogo in cui alle spiegazioni rigorosamente scientifiche s’alternano momenti buffi e divertenti. Un modo delizioso e semplice per avere risposta a una macroscopica domanda esistenziale. Il racconto è vivace, la piccola cellula non ha tempo da perdere, nel suo mondo i pericoli sono molti e la strada per la salvezza rocambolesca. Il Golgi, il grande e quieto porto sottomarino, non è affatto semplice da raggiungere e, soprattutto, il sottomarino cellulare col quale arrivarci va costruito interamente all’occorrenza.  Alla fine di ogni capitolo una piccola sezione propriamente scientifica con la storia degli strizzaocchi e degli inventori ideatori di strumenti, tecniche e teorie fondamentali per il progresso scientifico. Per i piccoli aspiranti scienziati, infine, ci sono tutte le istruzioni utili a costruire una cellula con oggetti facilmente reperibili.

Una sorpresa veramente piacevole (ma, caso strano per essere una sorpresa, abbastanza frequente coi libri di Editoriale scienza) sono le illustrazioni di Agnese Baruzzi: affascinanti, mai asettiche, piuttosto vive, in movimento.

Titolo: Lo strano caso della cellula X
Autore: Lorenzo Monaco, Matteo Pompili
Editore: Editoriale scienza
Dati: 2012, 96 pp., 10,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Un giardino incartato

“Mamma ti dico un segreto: al Giardino incartato c’è la sedia, grande, di papà orso, quello di Riccioli d’oro, c’è la poltrona, media, di mamma orsa e c’è la seggiolina di piccolo orso”. Questa l’osservazione della mia bambina di ritorno da un pomeriggio laborioso e creativo al quale, proprio lì, aveva preso parte.

È vero, lo spazio del Giardino incartato, desacralizzato come ci ha raccontato Cecilia, una delle libraie, è uno spazio di fiaba, un luogo in cui trovare e ritrovarsi. Quando ancora non frequentavo questa libreria per bambini, mi era capitato di riflettere sulla scelta del nome: ho sempre pensato che il giardino e i libri avessero moltissimi punti in comune. Entrambi sono dei luoghi con confini netti e ben delimitati, entrambi luoghi ideali, luoghi dell’immaginazione, luoghi di crescita grazie ai quali i bambini imparano il valore della cura, della premura e facilmente scoprono il valore dell’autonomia e dei sogni.

Il nome è dunque perfetto e l’incanto che diventa incarto delizioso. Accompagno dunque la mia bambina ad ascoltare una fiaba: la poltrona di mamma orsa è quella in cui si accomoda una intensa narratrice, il tappeto accoglie i piccoli che a gambe incrociate, in ginocchio ascoltano rapiti. Io mi guardo intorno: i libri in vendita sono scelti con cura, adagiati (spesso di piatto, non solo di dorso) in modo da invogliare il piccolo lettore a coltivare la propria curiosità, a prendere, sfogliare, chiedere, ascoltare. I bimbi possono gustarsi in libertà i libri prima di scegliere il proprio preferito, portarli con sé nella casetta di legno (altro ideale giardino nel giardino), o sfogliarli comodamente seduti a tavolino.

I libri in questo luogo non sono solo oggetti da comprare, il messaggio per gli adulti è chiaro, e i bambini lo percepiscono altrettanto chiaramente: sono piuttosto adatti ad essere gustati col tatto, con gli occhi, a meravigliare, a suggerire immaginifiche idee o soluzioni felici.

I libri che abitano il Giardino incartato sono quelli delle piccole case editrici (alcune sconosciute alla grande distribuzione); titoli deliziosi, raffinati, intelligenti, mai banali. Largo alle storie e gli albi illustrati d’autore, no invece alle storie urlate, o peggio ridotte, variegate ai canditi e zuccherose, ai colori invadenti, ai libri sonori e parlanti.

Alcuni pomeriggi a settimana il Giardino incartato offre anche dei laboratori adatti a bambini dai 2 ai 10 anni. Se vi trovate a passare dal Pigneto (quartiere di Roma caleidoscopico e in continuo mutamento) non perdete l’occasione di entrare in questo giardino incartato.

Tra gli scaffali de Il giardino incartato ho visto:

Un leone a Parigi di Beatrice Alemagna
Hansel e Gretel di Jacob e Wilhelm Grimm con le illustrazioni di Lorenzo Mattotti
Adelaide di Tomi Ungerer
Piccolo cerchio e gran quadrato di Anne Bertier
Tico e le ali d’oro Leo Lionni
Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak
Sorellina Tuttamia di Astrid Lindgren

via del Pigneto, 180 – 00176 Roma
06 96045437 – mail – ilgiardinoincartato.com