Un asinello d’argento e la forza dell’innocenza

Due bambine, una infagottata nei vestiti dismessi del fratello maggiore, l’altra riccioluta e piccina, “sgualcita come un monello di strada”, fissano curiose un giovane uomo che, ai piedi di un albero ristà immobile; sembra morto ma non lo è. Si tira sulle braccia e tra le mani stringe un asinello d’argento, le guarda senza vederle, è cieco.

Siamo in Francia, in un piccolo paesino nel Nord della Francia, e l’uomo cieco è un soldato inglese in fuga dalla guerra. Le bambine, con l’aiuto del fratello Pascal, lo proteggeranno e se ne prenderanno cura come solo uno sparuto gruppo di bimbi potrebbe fare e lui li ricambierà raccontando loro delle storie il cui protagonista è sempre il più umile tra gli animali: l’asinello. Storie universali che rivelano il potere dell’innocenza e della semplicità capaci di racchiudere in sé coraggio, generosità, dolcezza.

Il soldato aprì la mano. L’oggetto che teneva nascosto nel palmo catturò la luce del mattino. Le bambine trasalirono e i loro cuori fecero una capriola. Lì, nel palmo del soldato, brillava un asinello d’argento. Era grande come un topolino, e semplicemente perfetto.

Da un incontro fortuito nascerà un legame intenso e profondo d’amicizia che regalerà alle bambine delle storie antiche e bellissime (oltre che la sensazione di essere coraggiose ed estremamente fortunate nell’aver ritrovato nel bosco un soldato ferito e nel prendersene cura) e al soldato l’occasione di sgombrare la propria mente dai rumori martellanti della guerra che incessanti lo ossessionano giorno e notte.asinello-argento1

Non a caso questo romanzo illustrato, che è anche una raccolta di racconti, si è aggiudicato il Premio Andersen (miglior libro 9/12 anni) “per l’alta, forte e calibratissima misura narrativa. Per aver dato con netta efficacia una rappresentazione intensa e dolente degli orrori della guerra. Per l’umanissimo ritratto che offre dei protagonisti e delle loro infanzie”.

Ogni singola pagina, se non ogni singolo periodo, è un momento lirico. I disegni di Laura Cardin accompagnano con eleganza la traduzione efficace, dolce e potente al contempo, di Claudia Manzolelli che rende con realismo una storia che è di vita, d’amicizia, lealtà e coraggio.

3193hs823slTitolo: L’asinello d’argento
Autore: Sonya Hartnett
Editore: Rizzoli
Dati: 2009, 216 pp., 16,00 €

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Parlare, senza parole, di coraggio, terra, futuro

Un libro senza parole, Migrando, che pur parla di coraggio, terra, futuro. Che per il suo essere aperto alle interpretazioni, senza un finale, o con un finale che è lecito capovolgere e mutare, cambiando prospettiva e verso, s’avvicina alle sensazioni e ai ricordi di chiunque abbia dovuto allontanarsi dal proprio paese e migrare.

Migrando, Mariana Chiesa Mateos - Orecchio Acerbo
Migrando, Mariana Chiesa Mateos – Orecchio Acerbo

Quando vivevo in Calabria con i miei genitori, passeggiando per i sentieri stretti delle montagne silane il mio sguardo si fermava e indugiava sulle distese di stipa delle fate che sempre, in primavera, s’adagiano morbide sulla schiena delle colline. Si muovono come farebbe il mare, in ondate costanti di profumo e verde. Se hai curiosità e t’avvicini, puoi affondare le mani in quella soffice acqua e scoprirla ruvida al tatto: tradisce il senso che aveva sussurrato agli occhi e si rivela salata.

Migrando, Mariana Chiesa Mateos - Orecchio Acerbo
Migrando, Mariana Chiesa Mateos – Orecchio Acerbo

Così il mare di questo libro che separa e unisce che accompagna o tradisce. E allora “mare”, come certi ricordi, “diventa una parola amara”, non più legame, non più ventre fecondo.

Questo libro è fatto di alberi, uccelli e persone tratteggiati nettamente, senza sfumature, piuttosto con sovrapposizioni che non confondono ma uniscono e mescolano con efficacia volti, acqua, rami, case.

Uccelli migratori dai volti umani lasciano di fretta foreste percorse dagli uomini in guerra; donne dalle lacrime consistenti di cuore partono senza avere lo spazio per portarne alcuna con sé. E allora migliaia di cuori languiscono abbandonati sul pavimento delle sale d’aspetto.

Migrando, Mariana Chiesa Mateos - Orecchio Acerbo
Migrando, Mariana Chiesa Mateos – Orecchio Acerbo

Raccontare ai bambini lo strazio che si sostituisce alla speranza quando invece di essere accolti si è ingabbiati è difficile. Altrettanto difficile dire dello strazio di trovare ad attenderci sulla riva del mare non braccia amiche ma ufficiali con le sirene; sempre che il mare stesso, inconsapevole carnefice, restituisca in vita qualche migrante arrivato a bordo di noci senza gheriglio, fatte navi, fatte carro merci.
Forse la difficoltà s’attenua suggerendo il pensiero che arrivare in un luogo diverso da quello in cui siamo nati può significare rinascere e che ad ogni partenza corrisponde sempre un arrivo.

Sì, sarebbe bello se potessimo considerarci tutti figli di uno stesso mare e sì, questo libro è davvero dedicato a tutti coloro “che lasciarono il proprio luogo di nascita per re-esistere da un’altra parte”, non si fa per dire quando le fiabe implicano cuori, ali, radici.

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Autore: Mariana Chiesa Mateos
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2010, 68 pp., ill., 13,00 €

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A spasso nel bosco

Nel sottobosco ogni passo profuma di muschio; foglie secche, in autunno, scricchiolano sotto alle suole delle nostre scarpe, sussurrano suoni morbidi, in primavera e in estate. E ogni passo ha il sapore della terra, dell’aria fresca.

“Nel sottobosco tutto sembra uguale, ma tutto è differente…”, così si apre A spasso nel bosco di Sonia Goldie (illustrato da Anne Weiss), ed è vero, perché protetto dalle fronde, nella penombra riparata dal vento, ha più l’aspetto di un posto adatto a nascondersi (e molti animaletti lo usano per questo) che non a raccontare.

Invece racconta mille storie, il sottobosco; di insetti, funghi, foglie e tane. Quella nel sottobosco è un’avventura da vivere in silenzio, a piccoli passi, al limite sussurrando con stupore la bellezza di certe gocce di resina sulla corteccia degli alberi, di certe ragnatele brillanti tra i sottili rami degli arbusti.immagine1

E a piccoli passi procede anche questo albo illustrato; si parte da dove tutto ha inizio, dalla terra, dall’humus e si scopre come questa preziosissima risorsa, questa culla fertile, altro non sia se non quello che una volta erano foglie, legno secco, aghi di pino. Ospita decine di insetti, lumache, chiocciole che dovrebbero prestare molta attenzione alle piccole salamandre che s’acquattano negli angoli umidi e aspettano, o alle guizzanti lucertole!

E continua insegnandoci a riconoscere le bacche che crescono sui cespugli e sugli arbusti, e i funghi e poi i fiori.

A volte mentre si cammina nel bosco si sentono degli strani rumori, allora bisogna tendere l’orecchio e aguzzare la vista perché potremmo scorgere ai piedi di un albero uno scoiattolo che rosicchia una ghianda, o far in tempo a intravedere la coda a pon pon di una lepre, che, impaurita dalla nostra presenza, scappa a nascondersi nella sua tana. Ma se non dovessimo riuscire a vederli possiamo certo cercare le loro tracce: le illustrazioni ce le mostrano; quelle della volpe, del cervo, del daino, del cinghiale.

“Bellodasapere” davvero!

92355xTitolo: A spasso nel bosco
Autore: Sonia Goldie, illustrato da Anne Weiss
collana “Bellodasapere”
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2005, 32 pp., ill., 9,90 €

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Al Salone internazionale del libro di Torino (il 14 e il 15 maggio) la scienza si colora di ironia e di un pizzico di irriverenza: in due appuntamenti per grandi e piccini debutterà, infatti, la collana per bambini “Teste toste”, della casa editrice Editoriale Scienza. I volumi raccolgono le domande spiritose e appassionate di Federico Taddia a importanti studiosi italiani: i giovani lettori scoprono così le materie che hanno visto affermarsi sul palcoscenico internazionale delle vere “teste toste” della scienza. A firmare i primi due libri della collana sono rispettivamente, assieme allo stesso Taddia, l’evoluzionista Telmo Pievani e l’astrofisica Margherita Hack. Gli autori incontreranno il pubblico in due appuntamenti organizzati dalla casa editrice e dal Salone del libro: venerdì 14 maggio, alle 13.30 nella sala Book, Pievani presenterà il suo Perché siamo parenti delle galline? E tante altre domande sull’evoluzione, svelando a genitori e figli dove affonda le radici il loro albero genealogico; sabato 15 maggio, alle 15.30 nell’Arena bookstock, sarà poi la volta di Hack e di Taddia con Perché le stelle non ci cadono in testa? E tante altre domande sull’astronomia: l’occasione giusta per scoprire i segreti degli astri.

Un delicato tulipano per raccontare, onestamente, la morte

Un impermeabile a quadretti, le braccia spesso morbidamente dietro la schiena, un tulipano nero tra le mani. Un essere pensoso e strambo si direbbe, e invece è la Morte, almeno così come Wolf Erlbruch ha deciso di rappresentarla nel suo L’anatra, la morte e il tulipano.

Mi sono sempre chiesta, e purtroppo molto più insistentemente in questi giorni, come si possa affrontare un tema così delicato con i bambini. E il risultato è stato sempre lo stesso: il solo pensarci mi rende smarrita, inerme, misera. Non trovo le parole, sono muta.

L'anatra, la morte e il tulipano Autore: Wolf Erlbruch
L’anatra, la morte e il tulipano Autore: Wolf Erlbruch

Eppure affrontarlo è necessario. Questa storia fatta di immagini delicate e poche, semplici parole, aiuta senz’altro a farlo.

È la storia di un’anatra bianca dal collo lungo e con una spiccata passione per i tuffi nel lago che incontra la Morte e, dopo la fastidiosa sensazione iniziale del trovarsela alle spalle, impara ad accettarne la presenza, a condividere con lei le proprie gioie e le proprie paure e persino a diventarne amica.

Sembrerebbe assurdo divenire amici della Morte ma tra queste pagine essa non è minacciosa e orribile, non spaventa, non induce a fuggire. Piuttosto è tenera, e non fa altro se non seguire il corso degli eventi e del tempo. Non ha nemmeno le risposte che l’anatra vorrebbe: non sa se esiste il paradiso, non sa se ci si ritrovi assieme a star seduti sulle nuvole. Conosce e dice solo la verità che è che nessuno, proprio nessuno, la sa.

L'anatra, la morte e il tulipano Autore: Wolf Erlbruch
L’anatra, la morte e il tulipano Autore: Wolf Erlbruch

“Certe anatre dicono che si diventa angeli e si sta seduti sulle nuvole e si può guardare la terra dall’alto” – “Possibile” dice la morte e si mette seduta.

Questo è un albo per bambini certamente difficile da proporre e raccontare. Questo è un libro per adulti, altrettanto difficile da affrontare. La morte è seria, anche nel suo buffo impermeabile a quadri, e con serietà ci induce a comprendere la finitezza della vita; il suo essere ciclica, difficoltosa, bellissima.

31wqcbyft-l-_sx402_bo1204203200_Titolo: L’anatra, la morte e il tulipano
Autore: Wolf Erlbruch
Editore: E/O
Dati: 2007, 32 pp., ill., 13,00 €

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Con la testa tra le nuvole

È un albo illustrato colorato, ricco di informazioni e aneddoti, accurato e piacevole. Ma soprattutto Alberi e uccelli è un prezioso aiuto per tutti quei genitori, o nonni, che vogliano spiegare ai propri bambini (senza essere noiosi e borbottanti) quanto sia importante saper guardare, osservare, scoprire. Quanto sia entusiasmante e divertente guardare un albero e non saper dire, semplicemente: è un albero! Quanto piuttosto: è un sicomòro! Un acero, lo stesso che produce la dolcissima linfa con la quale si condiscono i pancakes! Oppure: si tratta di una quercia! Che produce uno dei frutti dall’aspetto più buffo che sia: la ghianda.immagine

Si riesce senza fatica a invogliare i bimbi a tendere l’orecchio e nel fruscio delle foglie mosse dal vento, distinguere il canto di una piccola cincia, il cinguettio dei pulcini del fringuello, il becchettare operoso della ghiandaia.alberi-e-uccelli-illustrazione1

Soprattutto, tra le pagine “belledasapere” sono poste delicatamente delle parole preziose, spesso non dette, talmente semplici da passare in secondo piano e invece portatrici di un concetto fondamentale: non è necessario acquistare, comprare oggetti colorati, belli, costosi, perché di oggetti colorati, profumati, belli ce ne sono a centinaia nei boschi, nei viali dei parchi e con essi, grazie alla fantasia, assieme, si possono creare altri tesori, ancora più preziosi, e soprattutto unici. “Piccoli tesori che non costano nulla… tre piccoli rametti, un piccolo legaccio, due piccole foglie, ed ecco un coniglio!”

La natura ci offre tutto il necessario per imparare, per solleticare la curiosità, per crescere, per essere creativi. E questo libro ci racconta tutto quanto è necessario per imparare a riconoscere gli alberi e gli uccelli.

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Autore: Sonia Goldie, con le illustrazioni di Charlotte Bernard
Editore: Editoriale Scienza, collana “Bellodasapere”
Dati: 2004, 32 pp., ill., 9.90 €

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Al Salone internazionale del libro di Torino (il 14 e il 15 maggio) la scienza si colora di ironia e di un pizzico di irriverenza: in due appuntamenti per grandi e piccini debutterà, infatti, la collana per bambini “Teste toste”, della casa editrice Editoriale Scienza. I volumi raccolgono le domande spiritose e appassionate di Federico Taddia a importanti studiosi italiani: i giovani lettori scoprono così le materie che hanno visto affermarsi sul palcoscenico internazionale delle vere “teste toste” della scienza. A firmare i primi due libri della collana sono rispettivamente, assieme allo stesso Taddia, l’evoluzionista Telmo Pievani e l’astrofisica Margherita Hack. Gli autori incontreranno il pubblico in due appuntamenti organizzati dalla casa editrice e dal Salone del libro: venerdì 14 maggio, alle 13.30 nella sala Book, Pievani presenterà il suo Perché siamo parenti delle galline? E tante altre domande sull’evoluzione, svelando a genitori e figli dove affonda le radici il loro albero genealogico; sabato 15 maggio, alle 15.30 nell’Arena bookstock, sarà poi la volta di Hack e di Taddia con Perché le stelle non ci cadono in testa? E tante altre domande sull’astronomia: l’occasione giusta per scoprire i segreti degli astri.

“Dunque, dovete sapere che…” Goya raccontato da Pinin Carpi

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La fucina, Goya

“Goya aveva incominciato a dipingere come un pittore antico per poi diventare il primo pittore moderno”. Così scrive Pinin Carpi, raccontando la vita di questo grandissimo artista. Un pittore che trasferiva sulle sue tele tutte le proprie sensazioni riuscendo a nasconderle tra le pieghe di un’arte unica, comunicativa. Tra le pennellate perfette ed eleganti (era talmente bravo nel dipingere da essere il “primo pittore di camera del re”) riusciva a nascondere l’intelligenza del proprio sguardo e a criticare i potenti senza che nessuno di loro se ne accorgesse: guardando i ritratti del re e della regina da lui realizzati “è chiaro subito che il re è stupido, mentre la regina è furba e maliziosa”.

Una biografia intensa che Pinin Carpi rende una fiaba; e siamo solo alla post fazione de Il gioco dei giganti (L’arte per bambini, Goya).

Sì, perché è straordinario ciò che ci aspetta, ciò che Pinin Carpi regala ai bambini con queste pagine. Si racconta senza alcun intento didascalico, per mezzo di dipinti celebri, “adulti”, a volte cupi, una storia brillante, sorprendente.

La storia incomincia con la presentazione di Juan Martin, forte come un toro, simpatico come un bambino, innamorato di Maia Calía, di professione fabbro. E non si esita nemmeno un istante a credere che il ragazzo de “La fucina” di Goya, sia proprio forte come un toro e, sì, simpatico, come un bambino. E che sia Juan Martin

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Ma il colosso rimase a vegliare: voleva essere sicuro che nessun soldato se ne andasse più in giro a far del male alla gente. Seduto nella prateria si guardava intorno tranquillo. Finché alle prime luci dell’alba si distese come una montagna.

Si prosegue tra corride, donne al balcone, vecchie e vecchi sull’altalena guidati da un lessico semplice e naturale, venato e arricchito da inflessioni verbali, tensione narrativa. E anche alcuni dipinti della maturità goyana in cui la tristezza come un lenzuolo avvolge, tutto avviluppa, si accordano in armonia all’avventura.

Pinin Carpi è riuscito a inventare un nuovo tipo di comunicazione a mezza strada tra la parola e l’immagine. L’intento è quello di condurre il piccolo lettore attraverso una narrazione le cui illustrazioni siano perfettamente accordate con le parole senza che in alcun modo siano intimiditi dall’avere a che fare con dipinti così celebri, così impegnativi, con l’Arte, intesa in quanto tale.

Con questo metodo (tra l’altro l’impaginazione aiuta con scelte grafiche intelligenti che all’interno del testo tingono le frasi chiave dello stesso colore delle didascalie dei quadri di riferimento) i bambini assoceranno una splendida avventura a delle immagini che torneranno certo a farsi vive più avanti e, solo allora, quando già saranno familiari, assumeranno il contorno dell’opera d’arte, del dipinto di Goya.

A buona ragione, “L’arte per bambini, Goya” di Pinin Carpi (edito 2009 nel dal Battello a Vapore) rientra nella categoria dei libri “opera”. Perché dell’opera d’arte (e qui siamo nel campo della letteratura per l’infanzia) ha tutte le armoniche qualità, soprattutto l’invenzione.

51j1gfxy94l-_sx374_bo1204203200_Titolo: Goya. Il gioco dei giganti
Autore: Carpi Pinin
Editore: Piemme (collana L’arte per i bambini)
Dati: 2009, 33 pp., ill., 14,00 €

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Bambini nel bosco

In un luogo e in un tempo che lasciano pensare a un desolato futuro post-apocalittico, vivono bambini senza famiglia, senza identità, senza ricordi.

Vivono in una sorta di surreale campo scuola, la Base, che, per gli annunci fatti per mezzo di un megafono, per le sirene che richiamano alla propria camerata, ricorda un carcere.

La sensazione che inonda le pagine è di malinconia. Si scruta nelle vite piatte e violente di questi bambini senza ricordi né sogni, che si distinguono tra loro solo per essere Dischiusi oppure Avanzi. Tutti ugualmente affamati, ugualmente soli. C’è tra gli altri un gruppo, un “grumo”, che, capeggiato da Hana, una bambina decisa e dura, ci riguarda da vicino. Come gli altri grumi, anche questo si organizza e combatte per conquistare le rare scatolette di carne che vengono distribuite, o una manciata di baccelli per potersi sfamare. Ma di questo “grumo” fa parte un bambino, Tom, che si distingue dagli altri per il suo essere pensieroso e taciturno, solitario.

Tom ha una fortuna e la custodisce gelosamente: ogni tanto nella sua mente riaffiora quello che si dice “un coccio”, un ricordo, una parola, un’immagine. Questa flebile memoria, che per mezzo di cocci colorati l’aiuta lentamente a ricostruire un prezioso e luminoso mosaico, gli dà forza, lo nutre, lo induce ad allontanarsi dalla Base, a raggiungere e poi oltrepassare il limitare del bosco. E proprio lì, nel bosco, Tom trova un libro e lo riconosce come un oggetto prezioso e raro, importante, da proteggere.

In quel libro trova delle storie, storie antiche. Scopre di saper leggere e usa questa sua capacità, che agli altri appare magica, per raccontare a tutti i bambini del suo “grumo” fiabe che parlano di fratellini abbandonati, di re coraggiosi, di animali intraprendenti.

Grazie a quel libro, alle storie, alle singole parole che nutrono le menti affamate dei bambini, Tom li convincerà a lasciare la Base per cercare qualcosa che non conosce precisamente ma che, come la parola “zucchero”, ha un sapore dolce, ha un colore tra il rosa e il bianco, è tutta da succhiare: la libertà.

Dietro alle telecamere di sorveglianza l’occhio di un partecipe “Grande Fratello” segue i bimbi passo passo in questa avventura buia e tesa, pronta a colpirti in pieno volto, come un ramo scostato, all’apparenza morbido e flessibile, può frustare di ritorno ferendo e lasciando il segno.

Non è un caso che Bambini nel bosco fosse tra i finalisti del Premio Strega. Ha tutti gli ingredienti di un libro che meriterebbe di vincerlo; e uno in più che lo distingue dagli altri: è una storia raffinata per ragazzi in cui il dolore e la speranza si fondono con rara maestria.

517tqr9gqolTitolo: Bambini nel bosco
Autore: Beatrice Masini
Editore: Fanucci
Dati: 2010, 208 pp., € 14,00

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Vento in poppa! Si salpa!

“Terra! Terraaa!!!” È questo il grido che siamo abituati ad associare alle navi e al mare; tutti noi, novelli Rodrigo de Triana, almeno una volta nella vita giocando ai pirati, sulle tracce di Long John Silver o in viaggio verso isole dai tesori nascosti, l’abbiamo urlato ai nostri compagni di gioco. Mario no.

mario-lupo-di-mare-21Quello che Mario, dalla sua finestra in città, a mille miglia dal mare, vorrebbe urlare è “Mare! Mareee!!!”. Sogna di brezze salate e fresche, di sobbalzi improvvisi, di cime guizzanti tra mani veloci. Sogna la spuma candida e morbida, i gabbiani. Sogna il mare aperto.

Ma certo non può avventurarsi da solo. Le avventure sono imprese ardue già sulla terraferma, figurarsi in mare! Mario ha bisogno di una persona che sia esperta, un vero lupo di mare, che sappia essere un buon capitano per un intrepido mozzo.

Come sempre, a furia di immaginarli e coltivarli, i bei sogni si avverano (e questo spassoso libro edito da Editoriale Scienza ne è la prova) e un bel giorno a Mario arriva una lettera che ha il sapore salato di un invito: è da parte dello zio, marinaio d’esperienza, e recita solo: “Andiamo!”
Che poi equivale a un “salpiamo”! E Mario lo sa bene.

Incomincia quindi un bel viaggio intorno al mondo durante il quale Mario apprenderà tutti i segreti della navigazione a vela.mario-lupo-di-mare-11

Un lupo di mare di mia conoscenza, ammiraglio dalla pelata scottata dal sole, durante una crociera cercava di istruirmi sui rudimenti del veleggiare. Ricordo una cosa fra le altre: il carburante delle barche a vela è il vento.
È poetico e quanto mai vero. Ed è anche ecologico.
Sono certa che quell’intransigente lupo di mare troverebbe interessante e puntuale questo libro che, per mezzo di Mario e del suo gagliardo zio, ci spiega tutti i segreti della navigazione. Ci svela il significato di parole buffe (un vero e proprio lessico, tipico di un mondo circoscritto e al contempo immenso) che assumono significati diversi dal consueto: “poggiare” non significherà più mettere delicatamente qualcosa su un piano ma allontanare la prua della barca dalla direzione del vento. E qualcuno di voi conosce il significato di “scuffia”, “orzare”, “caricabasso”, “scotta”? O sa cosa sia una gassa d’amante?

Con l’aiuto di Pietro D’Alì e Andrea Valente (campione di vela l’uno e  illustratore e narratore l’altro), con la consulenza di zio Silver e di Guido Grugnola, possiamo partire assieme a Mario, superare le colonne d’Ercole e accorgerci di essere più coraggiosi di Ulisse, continuare alla volta del Nuovo Mondo seguendo la rotta tracciata da Cristoforo Colombo, e poi ancora più giù, verso sud, fino alla Patagonia e allo stretto di Magellano. Tornati a casa avremo la pelle scottata dal sole e i capelli arsi dal sale ma saremo dei fieri lupi di mare e avremo assaporato il gusto della libertà!

untitled-1mario-lupo-di-mare-copertina1-960x1297Titolo: Mario Lupo di mare
Autori: Pietro D’Alì e Andrea Valente
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, pp. 96, ill., 10,00 €

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Le illustrazioni di Luca De Luise: luoghi reali e immaginari

D: Sfogliando un albo illustrato è difficile non immaginare le mani dell’artista al lavoro: pervase da una frenesia creativa, danzanti sul foglio bianco, lievi, o attente e caute nel perfezionare i dettagli. Ma cosa c’è dietro a questa naturale danza, come nasce un’illustrazione? Quanto conta l’ispirazione e quanto il talento?

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

Lo chiediamo a Luca De Luise, illustratore e grafico.
R: L’ispirazione per me è quel meccanismo magico e istintivo che trasforma il testo in immagini, che si aggrappa ad una o più parole per dargli forma e colore. Subito dopo interviene la capacità di ricostruire sulla carta quell’immagine che si è formata nella mente. In questa fase entra in gioco il talento, ovvero le doti e l’esperienza che ogni illustratore ha accumulato. Capita di lavorare con estremo slancio e naturalezza, così come possono presentarsi ostacoli inaspettati e limiti da valicare. Per arrivare all’immagine che si ha in mente può capitare quindi di dover ricorrere a soluzioni sorprendenti e fino ad allora mai prese in considerazione: nuovi barlumi di ispirazione che alimentano il talento in un costante circolo virtuoso. Ma esistono anche aspetti più tecnici e meno “romantici” nel lavoro dell’illustratore: la documentazione iconografica, lo studio e la coerenza dei personaggi, l’equilibrio tra immagine e testo nella pagina, l’attenzione al ritmo della narrazione che deve essere presente anche nella sequenza delle illustrazioni… Potrei continuare a lungo…

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Che differenza c’è tra il raccontare con parole e il raccontare per immagini? Spesso scrivendo si cerca di suggerire proprio delle immagini, si prova a fare in modo che il lettore “veda” ciò che si racconta. Illustrando avviene il processo inverso?
R: A mio parere l’illustratore ha una grandissima responsabilità, perché è come se avesse il compito di “vedere per gli altri”. Quello che sceglie di rappresentare si fisserà inevitabilmente nella mente del lettore come rimando visivo del testo. Delle belle illustrazioni sicuramente rendono più piacevole un testo, ma si rischia anche di rovinare un buon testo con delle brutte immagini. Quel che a me piace fare è utilizzare l’illustrazione come un trampolino per la fantasia del lettore, lasciando spazio alla creatività di ognuno per completare l’immagine che ha davanti agli occhi. Non cerco quindi di rappresentare il testo in maniera esaustiva e pedissequa ma piuttosto di selezionare alcuni elementi, stilizzare e suggerire un percorso aperto all’interno dell’illustrazione stessa.

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Il mio Kenya racconta di un viaggio immaginario in un luogo splendido e complesso per natura, cultura e contraddizioni. Quanto conta per un artista il viaggio, l’incontro e lo scambio culturale?
R: L’incontro con ciò che è diverso da noi e lo scambio culturale contano moltissimo nella vita di ogni essere umano. Chi ha una capacità artistica ovviamente non può far a meno di trasformare e fissare tutta quella quantità incredibile di stimoli e novità che sono caratteristiche della dimensione del viaggio. Quando ho iniziato a lavorare a Il mio Kenya sono andato a riaprire il quaderno con gli schizzi che avevo fatto durante un viaggio in Africa per recuperare l’immediatezza e l’urgenza di raccontare per immagini che sentivo in quelle settimane. Inevitabilmente nelle illustrazioni del libro ci sono idee e soluzioni che non sarebbero nate se non avessi potuto attingere a quell’esperienza personale.

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Tra le storie che hai illustrato ci sono dei classici della letteratura italiana (Fanta-Ghirò), classici dell’opera (Il Barbiere di Siviglia), storie tradizionali (La Bella formichella); C’è una tecnica che associ a dei temi? Ci sono degli artisti cui ti ispiri?
R: Come dicevo prima, ogni testo può suggerirti delle idee e metterti davanti a delle nuove sfide, tra cui quella della tecnica da utilizzare. Per i tre libri che hai citato ho utilizzato più o meno la stessa tecnica, un misto di acrilico, tempera e matita. È la tecnica che ho appreso da uno dei miei maestri, Svjetlan Junakovic. Con Il mio Kenya ho iniziato un percorso di sperimentazione su cui intendo proseguire. Si tratta di collage di disegni fatti con le matite colorate su carta colorata o riciclata. È una tecnica che sicuramente si avvicina a quella di alcuni artisti che mi piacciono moltissimo, come Chiara Carrer, Guido Scarabottolo e Wolf Erlbruch.

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Fantasia, candore, ingenuità e stupore. Sono queste le parole che mi vengono in mente pensando ai bambini. Che ruolo ha la lettura, che ruolo hanno le fiabe, le storie, i colori nella crescita di un bambino e quanto possono contribuire (se possono) allo sviluppo di una coscienza propria?
R: Sicuramente le letture dell’infanzia hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita e sopravvivono in qualche modo negli adulti che diventiamo. Personalmente posso dirti che ancora oggi, quando disegno, attingo in maniera quasi inconscia alle immagini dei libri che ho sfogliato da bambino. Pur non avendoli fisicamente con me, sento di aver fatto intimamente miei quei libri. Le emozioni che provavo nel leggerli allora sono probabilmente quelle che tento di rivivere e restituire oggi con il mio lavoro di illustratore. In questo mi riconosco perfettamente in quello che poche settimane fa a Londra ho sentito dire al noto illustratore Oliver Jeffers: “Quando disegno un libro per bambini, il primo bambino che voglio sia entusiasta del mio lavoro sono io!”

Luca De Luise: è nato nel 1974 a Tricase, in Salento, ed è cresciuto a Massafra, in provincia di Taranto, in una casa di campagna, tra ulivi e pini. Ha iniziato a scarabocchiare e a colorare molto presto ma, nonostante questa passione spiccata e prematura, ha seguito un percorso piuttosto inconsueto prima di capire che il disegno sarebbe diventato il suo lavoro… [lucadeluise.com]

il libro: scritto da Carolina D’Angelo è inserito nella collana Intercultura della Sinnos editrice. La vendita del libro sostiene l’attività della onlus “Giacomogiacomo” nella costruzione di una scuola a Ongata Rongai in Kenya.

ilmiokenya_copertina1-960x960Titolo: Il mio Kenya
Autore: Carolina D’Angelo
Illustratore: Luca De Luise
Editore: Sinnos
Dati: 2009, 48 pp., ill., € 12,00

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Bimbi solitari che parlano agli animali

E l’eternità cominciava a mezzogiorno, nel caldo che luccicava, quando ce ne stavamo l’una accanto all’altro e io gli spiegavo sottovoce le parole che avevo imparato a scuola la mattina. Tu sei un gatto impertinente, gli sussurrai una volta, e io una bambina impertinente, e la verità è che siamo stregati, noi due, e vivremo settantasette vite.

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Jutta Richter

Ho incontrato Jutta Richter (tra le più note autrici tedesche per l’infanzia degli ultimi dieci anni) in occasione dell’uscita de Il Gatto Venerdì (Beisler editore). In quella circostanza ha risposto per me ad alcune domande.

D: Quando la storia de Il Gatto Venerdì ancora muove i suoi primi passi ci si trova posti di fronte ad una delle più oscure verità della nostra esistenza: “Essere vittima vuol dire farsi del male”. È un concetto complesso che Lei riporta quasi con leggerezza. Chiaramente sono scelte consapevoli: come si accosta a temi di questa profondità e qual è il processo che riesce a semplificarli e renderli così diretti e naturali?
R: Questo processo è molto semplice: cerco di mettermi nei panni di un bambino e di ricordare come mi sentivo e come pensavo io stessa da bambina.
Quando scrivo mi infilo nella protagonista e immagino di pungermi con una spilla. Sono solo gli esempi che riescono, in un bambino, a far intuire che la sofferenza che non ha senso fa di lui una vittima. Un’affermazione del genere è difficile/problematica solo per gli adulti.
Il dono più grande che io ho come autrice è quello di ricordare benissimo la mia infanzia e posso trattare questi argomenti potendo godere della mia intuizione infantile. Non ricorro al pensiero filosofico o analitico, perché sono convinta che le cose profonde, cosi dette “complicate” sono invece semplicissime.

D: I protagonisti dei suoi libri sono spesso soli o isolati o ancora, e forse meglio, indipendenti da un gruppo, ma stringono indissolubili e profondi legami d’amicizia con gli animali. Animali che sono essi stessi capaci di spiegare, risolvere, tremare, amare. Qual è il suo personale rapporto con gli animali e cosa La induce a sceglierli come effettivi protagonisti delle sue storie?
R: Io vivo con gli animali e sono cresciuta con gli animali. Hanno un ruolo importante nella mia vita. Perlopiù il genere della Fiaba mi permette di usare animali parlanti per semplificare la storia che altrimenti potrebbe risultare veramente complicata.

D: La bambina protagonista immagina di ritrovare in un gatto spelacchiato e randagio il supporto e l’appoggio che in casa le mancano. È una via d’uscita cui molti bambini solitari ricorrono ed una splendida scelta narrativa: come nascono le Sue storie?
R: Mi interessano i bambini solitari ed emarginati perché ciò riflette il mio carattere da bambina solitaria. Anch’io parlavo con gli animali. E del resto non so esattamente neanche io come nascono le mie storie. È un dono oppure l’intuizione di cui parlavo prima: all’improvviso trovo nella mia testa una frase e mi accorgo che era sempre stata lì: “Nella nostra strada c’era un gatto, un vecchio gatto bianco.” È la prima frase, il filo rosso, che guida e determina tutta la storia.
Sono convinta che un autore non possa interpretare le sue storie, ma le storie buone permettono infinite interpretazioni.

D: Sta lavorando ad un nuovo progetto?
R: Non parlo mai dei miei progetti, perché una storia che è stata raccontata troppe volte non può essere più scritta.

31zx-gz1wllTitolo: Il gatto venerdì
Autore: Jutta Richter
Illustratore: Susanne Berner Rotrau
Dati: 2006, 50 pp., ill., € 8,90

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